<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><?xml-stylesheet href="https://feeds.captivate.fm/style.xsl" type="text/xsl"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:podcast="https://podcastindex.org/namespace/1.0"><channel><atom:link href="https://feeds.captivate.fm/winehub/" rel="self" type="application/rss+xml"/><title><![CDATA[Wine Hub]]></title><podcast:guid>064f3f92-837e-5be1-b2c8-027987584427</podcast:guid><lastBuildDate>Fri, 13 Dec 2024 23:01:23 +0000</lastBuildDate><generator>Captivate.fm</generator><language><![CDATA[it]]></language><copyright><![CDATA[Copyright 2024 Wine Hub]]></copyright><managingEditor>Wine Hub</managingEditor><itunes:summary><![CDATA[Il podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana su come nuove emergenze e innovazione cambiano il business e il lavoro nel vino.]]></itunes:summary><image><url>https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg</url><title>Wine Hub</title><link><![CDATA[HTTPS://winehubpodcast.it]]></link></image><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><itunes:owner><itunes:name>Wine Hub</itunes:name></itunes:owner><itunes:author>Wine Hub</itunes:author><description>Il podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana su come nuove emergenze e innovazione cambiano il business e il lavoro nel vino.</description><link>HTTPS://winehubpodcast.it</link><atom:link href="https://pubsubhubbub.appspot.com" rel="hub"/><itunes:subtitle><![CDATA[Come cambia il mondo del vino]]></itunes:subtitle><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:type>episodic</itunes:type><itunes:category text="Business"></itunes:category><itunes:category text="Business"><itunes:category text="Careers"/></itunes:category><itunes:category text="Education"></itunes:category><itunes:new-feed-url>https://feeds.captivate.fm/winehub/</itunes:new-feed-url><podcast:locked>no</podcast:locked><podcast:medium>podcast</podcast:medium><item><title>Una buona etichetta - con Federica Cecchi</title><itunes:title>Una buona etichetta - con Federica Cecchi</itunes:title><description><![CDATA[<p>Quanto è importante l'etichetta per un vino? È possibile che un'etichetta sia sostenibile? Quali sono gli errori frequenti e le cose importanti da considerare quando si disegna un'etichetta per una bottiglia di vino?</p><p>Nell'ultima puntata di Wine Hub prima della pausa estiva, parliamo con Federica Cecchi, architetto e wine-designer con venticinque anni di esperienza nel settore.</p><p>Cecchi sottolinea l'importanza dell'etichetta per catturare l'attenzione del consumatore ma anche la responsabilità di suggerire una esperienza aggiuntiva a quella della degustazione. </p><p>Raccomanda coerenza, sincerità e osserva che spesso esiste un problema di gerarchia visiva tra le diverse etichette di un'azienda con conseguenze sulla capacità di un consumatore di distinguere i vini di fascia più alta da quelli base.</p><p>E mentre esistono architetti che vogliono lasciare il proprio segno forte, su un luogo e su un edificio così come su una etichetta, Cecchi sostiene che il buon designer è quello che si mette al servizio e non sposta l'attenzione su elementi non significativi per il brand e il vino.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Quanto è importante l'etichetta per un vino? È possibile che un'etichetta sia sostenibile? Quali sono gli errori frequenti e le cose importanti da considerare quando si disegna un'etichetta per una bottiglia di vino?</p><p>Nell'ultima puntata di Wine Hub prima della pausa estiva, parliamo con Federica Cecchi, architetto e wine-designer con venticinque anni di esperienza nel settore.</p><p>Cecchi sottolinea l'importanza dell'etichetta per catturare l'attenzione del consumatore ma anche la responsabilità di suggerire una esperienza aggiuntiva a quella della degustazione. </p><p>Raccomanda coerenza, sincerità e osserva che spesso esiste un problema di gerarchia visiva tra le diverse etichette di un'azienda con conseguenze sulla capacità di un consumatore di distinguere i vini di fascia più alta da quelli base.</p><p>E mentre esistono architetti che vogliono lasciare il proprio segno forte, su un luogo e su un edificio così come su una etichetta, Cecchi sostiene che il buon designer è quello che si mette al servizio e non sposta l'attenzione su elementi non significativi per il brand e il vino.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/una-buona-etichetta-con-federica-cecchi]]></link><guid isPermaLink="false">c7770873-6ad8-47f3-aac6-99842f4a063c</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 12 Jul 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/0ebbea82-b104-42a3-86cf-816077e3345f/WH-Cecchi-ok.mp3" length="17904622" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>18:39</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>72</itunes:episode><podcast:episode>72</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Il parroco che salvò una vigna nel Monferrato - con Luca Ferraris</title><itunes:title>Il parroco che salvò una vigna nel Monferrato - con Luca Ferraris</itunes:title><description><![CDATA[<p>La Vigna del Parroco è la vigna da cui è partita la rinascita del Ruchè di Castagnole Monferrato, DOCG piemontese riconosciuta nel 2010. </p><p>Attraverso quella vigna, e attraverso il vino Ruchè, possiamo raccontare non solo lo sviluppo di una denominazione ma il passato recente, il presente e le sfide di un gruppo di produttori e di una comunità locale, di un paese.</p><p>Oggi a Wine Hub c’è Luca Ferraris che è titolare, con la moglie Chiara, di Ferraris Agricola, marchio di riferimento del Ruchè.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>La Vigna del Parroco è la vigna da cui è partita la rinascita del Ruchè di Castagnole Monferrato, DOCG piemontese riconosciuta nel 2010. </p><p>Attraverso quella vigna, e attraverso il vino Ruchè, possiamo raccontare non solo lo sviluppo di una denominazione ma il passato recente, il presente e le sfide di un gruppo di produttori e di una comunità locale, di un paese.</p><p>Oggi a Wine Hub c’è Luca Ferraris che è titolare, con la moglie Chiara, di Ferraris Agricola, marchio di riferimento del Ruchè.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/il-parroco-che-salvo-una-vigna-nel-monferrato-con-luca-ferraris]]></link><guid isPermaLink="false">e100d525-2db3-4819-8675-82859d7f15bf</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 04 Jul 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/d2e2f85c-2faa-4d11-959c-404029fe5e21/WH-Luca-Ferraris-V2.mp3" length="45119003" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>31:20</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>71</itunes:episode><podcast:episode>71</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Il romanzo del vino - con Roberto Cipresso - seconda parte</title><itunes:title>Il romanzo del vino - con Roberto Cipresso - seconda parte</itunes:title><description><![CDATA[<p>Continua la conversazione con Roberto Cipresso inaugurata nel precedente episodio.</p><p>Ripartendo dalla esplorazione delle vigne montane e remote in Argentina, il wine maker spiega la sua visione sulla viticoltura in zone difficili, anche in Italia, e il futuro del vino tra innovazione e tradizione. </p><p>Cipresso parla di contraddizioni e limiti nei vini naturali, biologici e biodinamici e nell'uso dell'anfora nella vinificazione fuori dalle terre di origine, esprimendo opinioni ferme sul ruolo dell'uomo nel processo vitivinicolo e la necessità di un approccio consapevole che eviti al tempo stesso l'omologazione e la perdita di identità.</p><p>Ci soffermiamo infine sul concetto di "vino d'autore" e sulla ricerca lungo il 43° parallelo Nord.</p><p>Cipresso si augura infine che le cantine possano diventare posti aperti e democratici per la comunità, dove il vino e gli uomini si incontrano nel segno dell'autenticità, della cultura e della condivisione, fuori dalle mode e dal marketing, dalle fake news e dalla mediazione virtuale.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Continua la conversazione con Roberto Cipresso inaugurata nel precedente episodio.</p><p>Ripartendo dalla esplorazione delle vigne montane e remote in Argentina, il wine maker spiega la sua visione sulla viticoltura in zone difficili, anche in Italia, e il futuro del vino tra innovazione e tradizione. </p><p>Cipresso parla di contraddizioni e limiti nei vini naturali, biologici e biodinamici e nell'uso dell'anfora nella vinificazione fuori dalle terre di origine, esprimendo opinioni ferme sul ruolo dell'uomo nel processo vitivinicolo e la necessità di un approccio consapevole che eviti al tempo stesso l'omologazione e la perdita di identità.</p><p>Ci soffermiamo infine sul concetto di "vino d'autore" e sulla ricerca lungo il 43° parallelo Nord.</p><p>Cipresso si augura infine che le cantine possano diventare posti aperti e democratici per la comunità, dove il vino e gli uomini si incontrano nel segno dell'autenticità, della cultura e della condivisione, fuori dalle mode e dal marketing, dalle fake news e dalla mediazione virtuale.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/il-romanzo-del-vino-con-roberto-cipresso-seconda-parte]]></link><guid isPermaLink="false">c1a0d6a3-35d7-4504-a98b-5c15ac6007c1</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 27 Jun 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/c9590a4c-fc19-4e9e-b342-46a756c2e4cd/Roberto-Cipresso-mp3-V3-seconda-parte.mp3" length="27381037" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>19:01</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>70</itunes:episode><podcast:episode>70</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Il romanzo del vino - con Roberto Cipresso</title><itunes:title>Il romanzo del vino - con Roberto Cipresso</itunes:title><description><![CDATA[<p>“Romanzo del Vino” è un libro scritto da Roberto Cipresso, con Giovanni Negri e Stefano Milioni, nel 2006, editore Piemme.</p><p>Ripartire da quel libro culto, quasi vent’anni dopo la sua uscita, è il miglior modo per parlare con il wine maker di fama internazionale e voce unica del vino italiano.&nbsp;</p><p>Ma Roberto Cipresso è più di un wine maker. Gianni Mura&nbsp;lo definirà poi anche un marinaio di terra, uno scalatore, un rabdomante.&nbsp; Le sue storie del vino sanno parlare a tutti perché sono piene di vita, avventura, scienza, tecnica e poesia.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>“Romanzo del Vino” è un libro scritto da Roberto Cipresso, con Giovanni Negri e Stefano Milioni, nel 2006, editore Piemme.</p><p>Ripartire da quel libro culto, quasi vent’anni dopo la sua uscita, è il miglior modo per parlare con il wine maker di fama internazionale e voce unica del vino italiano.&nbsp;</p><p>Ma Roberto Cipresso è più di un wine maker. Gianni Mura&nbsp;lo definirà poi anche un marinaio di terra, uno scalatore, un rabdomante.&nbsp; Le sue storie del vino sanno parlare a tutti perché sono piene di vita, avventura, scienza, tecnica e poesia.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/il-romanzo-del-vino-con-roberto-cipresso]]></link><guid isPermaLink="false">3a2e5a99-2753-46c0-b3f6-1bd0753d0de6</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 20 Jun 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/ada7ce3f-805f-453c-8b53-7f22ebcc9043/Wine-Hub-Roberto-Cipresso-V1.mp3" length="29941989" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>20:47</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>69</itunes:episode><podcast:episode>69</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Bugie e tabù del marketing del vino - con Michele Fino</title><itunes:title>Bugie e tabù del marketing del vino - con Michele Fino</itunes:title><description><![CDATA[<p>Oggi parliamo di miti, bugie e tabù che caratterizzano il marketing del vino e che influenzano i comportamenti dei consumatori.  Lo facciamo con Michele Fino, professore associato di Fondamenti del diritto europeo all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che si occupa di qualità alimentare legata ai temi della legislazione e ha scritto per Mondadori il libro "Non me la bevo". </p><p>Nell'episodio del podcast, vengono esposte alcune narrazioni, come l'idea che tutto ciò che è "naturale" sia necessariamente migliore e il mito di un'antica tradizione vitivinicola inalterata nel tempo. Tra i tabù discussi, si evidenzia la resistenza nel riconoscere apertamente gli effetti dell'alcol sulla salute. Ma è tutta colpa del marketing se nel settore del vino continuano a circolare tante leggende? Forse no.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Oggi parliamo di miti, bugie e tabù che caratterizzano il marketing del vino e che influenzano i comportamenti dei consumatori.  Lo facciamo con Michele Fino, professore associato di Fondamenti del diritto europeo all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che si occupa di qualità alimentare legata ai temi della legislazione e ha scritto per Mondadori il libro "Non me la bevo". </p><p>Nell'episodio del podcast, vengono esposte alcune narrazioni, come l'idea che tutto ciò che è "naturale" sia necessariamente migliore e il mito di un'antica tradizione vitivinicola inalterata nel tempo. Tra i tabù discussi, si evidenzia la resistenza nel riconoscere apertamente gli effetti dell'alcol sulla salute. Ma è tutta colpa del marketing se nel settore del vino continuano a circolare tante leggende? Forse no.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/il-marketing-tra-miti-tabu-e-fake-news-con-michele-fino]]></link><guid isPermaLink="false">8e2f14a4-ea2b-4858-8051-d84d2c91e413</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 13 Jun 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/40918c52-f1b6-4848-b748-e36ea84a85a7/Wine-Hub-Michele-Fino-V1.mp3" length="34195173" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>23:45</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>68</itunes:episode><podcast:episode>68</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Contro la contraffazione del vino - con Carlo Carminati</title><itunes:title>Contro la contraffazione del vino - con Carlo Carminati</itunes:title><description><![CDATA[<p>In questo episodio, parliamo con Carlo Carminati, direttore Commerciale di SAIT, tech company che ha sede in Franciacorta e ha sviluppato la soluzione Wineability.&nbsp;</p><p>Discutiamo dell'importanza della tracciabilità e della lotta alla contraffazione nel settore vitivinicolo, esaminando l'uso di tecnologie avanzate come QR code, blockchain e NFT. Carminati spiega come queste tecnologie, che purtroppo non sono così conosciute e adottate, aiutano i produttori a monitorare la distribuzione delle loro bottiglie e a proteggersi dalla contraffazione, ma anche a migliorare la relazione con i consumatori, per esempio all'interno di un Wine Club, e la sicurezza del brand.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>In questo episodio, parliamo con Carlo Carminati, direttore Commerciale di SAIT, tech company che ha sede in Franciacorta e ha sviluppato la soluzione Wineability.&nbsp;</p><p>Discutiamo dell'importanza della tracciabilità e della lotta alla contraffazione nel settore vitivinicolo, esaminando l'uso di tecnologie avanzate come QR code, blockchain e NFT. Carminati spiega come queste tecnologie, che purtroppo non sono così conosciute e adottate, aiutano i produttori a monitorare la distribuzione delle loro bottiglie e a proteggersi dalla contraffazione, ma anche a migliorare la relazione con i consumatori, per esempio all'interno di un Wine Club, e la sicurezza del brand.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/contro-la-contraffazione-del-vino-con-carlo-carminati]]></link><guid isPermaLink="false">11041378-1dfc-4996-a20d-fdcd1a00bd10</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 06 Jun 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/b6d4f094-f18a-4ef9-bab9-61ecdbe48def/Wine-Hub-Carlo-Carminati-V1.mp3" length="30655077" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>21:17</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>67</itunes:episode><podcast:episode>67</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Mostrarsi autentici e vulnerabili - con Laura Donadoni</title><itunes:title>Mostrarsi autentici e vulnerabili - con Laura Donadoni</itunes:title><description><![CDATA[<p>Continuiamo la conversazione con Laura Donadoni, imprenditrice e autrice di libri, nota online come "The Italian Wine Girl". Nel precedente episodio, abbiamo esplorato la sua carriera e la transizione da giornalista a comunicatrice del vino italiano in America. Oggi ci concentriamo sulla comunicazione nel settore del vino e su aspetti cruciali come il racconto della propria storia personale e la vulnerabilità.</p><p>Laura spiega l'importanza di narrare la propria storia personale con coraggio e autenticità. Anche per raccontare un vino è utile svelare l'elemento personale che c'è dietro. Mostrarsi vulnerabili, anche online attraverso i canali social, è diventato parte integrante nella costruzione di fiducia e relazioni significative con le persone a cui ci vogliamo rivolgere. Laura condivide apertamente alcuni momenti difficili che hanno profondamente influenzato il suo approccio alla comunicazione.</p><p>-</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Continuiamo la conversazione con Laura Donadoni, imprenditrice e autrice di libri, nota online come "The Italian Wine Girl". Nel precedente episodio, abbiamo esplorato la sua carriera e la transizione da giornalista a comunicatrice del vino italiano in America. Oggi ci concentriamo sulla comunicazione nel settore del vino e su aspetti cruciali come il racconto della propria storia personale e la vulnerabilità.</p><p>Laura spiega l'importanza di narrare la propria storia personale con coraggio e autenticità. Anche per raccontare un vino è utile svelare l'elemento personale che c'è dietro. Mostrarsi vulnerabili, anche online attraverso i canali social, è diventato parte integrante nella costruzione di fiducia e relazioni significative con le persone a cui ci vogliamo rivolgere. Laura condivide apertamente alcuni momenti difficili che hanno profondamente influenzato il suo approccio alla comunicazione.</p><p>-</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/mostrarsi-autentici-e-vulnerabili-con-laura-donadoni]]></link><guid isPermaLink="false">068f5c29-809d-4915-9b61-f50342f27d64</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 30 May 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/023594c5-bdff-413d-b2a6-6f8c2e989f5e/Wine-Hub-Laura-Donadoni-PT2-V1.mp3" length="33422757" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>23:12</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>66</itunes:episode><podcast:episode>66</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Vino e gender gap - con Laura Donadoni</title><itunes:title>Vino e gender gap - con Laura Donadoni</itunes:title><description><![CDATA[<p>Oggi parliamo con Laura Donadoni, alias <em>The Italian Wine Girl</em>.</p><p>La storia personale di Laura, che si svolge tra Bergamo e California, racconta l'avventurosa e tenace transizione di una giornalista a voce influente del vino italiano, autrice di libri, educatrice, imprenditrice.</p><p>Parliamo soprattutto di <em>gender gap</em> e discriminazioni di genere nel settore del vino. Dopo essere stata vittima di episodi di sessismo e violenza, Laura Donadoni ha raccolto diverse storie e testimonianze di donne che hanno tra l'altro ispirato il suo ultimo lavoro, "Intrepide".</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Oggi parliamo con Laura Donadoni, alias <em>The Italian Wine Girl</em>.</p><p>La storia personale di Laura, che si svolge tra Bergamo e California, racconta l'avventurosa e tenace transizione di una giornalista a voce influente del vino italiano, autrice di libri, educatrice, imprenditrice.</p><p>Parliamo soprattutto di <em>gender gap</em> e discriminazioni di genere nel settore del vino. Dopo essere stata vittima di episodi di sessismo e violenza, Laura Donadoni ha raccolto diverse storie e testimonianze di donne che hanno tra l'altro ispirato il suo ultimo lavoro, "Intrepide".</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/il-gender-gap-nel-mondo-del-vino-con-laura-donadoni]]></link><guid isPermaLink="false">ce58d035-327e-48dd-9a0b-90c21bb3d85a</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 23 May 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/3994ab22-c267-4ce6-98ef-1dca357b57f8/Wine-Hub-Laura-Donadoni-V1.mp3" length="34658277" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>24:04</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>65</itunes:episode><podcast:episode>65</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Tre storie in Langa - con Eugenio Palumbo</title><itunes:title>Tre storie in Langa - con Eugenio Palumbo</itunes:title><description><![CDATA[<p>Eugenio Palumbo è il wine maker di Vietti, una delle cantine più rinomate delle Langhe e del Barolo. Nella sua storia ci sono tre storie del vino che cambia.</p><p>Negli ultimi venti, venticinque anni, Eugenio ha visto infatti crescere, e cambiare, non solo se stesso, ma anche l'azienda e il territorio circostante. </p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Eugenio Palumbo è il wine maker di Vietti, una delle cantine più rinomate delle Langhe e del Barolo. Nella sua storia ci sono tre storie del vino che cambia.</p><p>Negli ultimi venti, venticinque anni, Eugenio ha visto infatti crescere, e cambiare, non solo se stesso, ma anche l'azienda e il territorio circostante. </p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/tre-storie-in-langa-con-eugenio-palumbo]]></link><guid isPermaLink="false">a0b690a5-08db-4115-b896-da1b9a2b44a4</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 16 May 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/2eccb9c7-c854-4d32-bfe7-ca1035c54498/WH-Eugenio-Palumbo-V3.mp3" length="21743586" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>22:39</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>64</itunes:episode><podcast:episode>64</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Il suolo è vita, ma lo stiamo perdendo - con Luisella Celi</title><itunes:title>Il suolo è vita, ma lo stiamo perdendo - con Luisella Celi</itunes:title><description><![CDATA[<p>"Il suolo è tutto per un vigneto e per la qualità del vino".</p><p>Parliamo di suolo perché è una risorsa per la vite e più in generale per la vita di ogni pianta, animale e persona. Spesso lo diamo per scontato e invece dovremmo starci più attenti perché si tratta di una risorsa cruciale e non rinnovabile.</p><p>Anche per via del nuovo clima, nei vigneti stiamo assistendo a un impoverimento del suolo con una serie di conseguenze che mettono in discussione alcune logiche e pratiche tradizionali nel mondo del vino. Anche più grave è il fatto che, come comunità tutta, stiamo perdendo il suolo, che viene sempre più usato per altre destinazioni: case, strade e fabbricati. </p><p>A Wine Hub Stefano Labate parla con Luisella Celi, professore ordinario di biogeochimica del suolo all'università di Torino.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>"Il suolo è tutto per un vigneto e per la qualità del vino".</p><p>Parliamo di suolo perché è una risorsa per la vite e più in generale per la vita di ogni pianta, animale e persona. Spesso lo diamo per scontato e invece dovremmo starci più attenti perché si tratta di una risorsa cruciale e non rinnovabile.</p><p>Anche per via del nuovo clima, nei vigneti stiamo assistendo a un impoverimento del suolo con una serie di conseguenze che mettono in discussione alcune logiche e pratiche tradizionali nel mondo del vino. Anche più grave è il fatto che, come comunità tutta, stiamo perdendo il suolo, che viene sempre più usato per altre destinazioni: case, strade e fabbricati. </p><p>A Wine Hub Stefano Labate parla con Luisella Celi, professore ordinario di biogeochimica del suolo all'università di Torino.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/il-suolo-e-vita-ma-lo-stiamo-perdendo-con-luisella-celi]]></link><guid isPermaLink="false">88f59c5e-00e7-4113-979a-40db7641832a</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 09 May 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/b986bf86-e172-423f-92a9-07137ce4fa66/Wine-Hub-Luisella-Celi-V1.mp3" length="35432997" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>24:36</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>63</itunes:episode><podcast:episode>63</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Quando la vite non sta bene, che cosa sta succedendo - con Paola Battilani</title><itunes:title>Quando la vite non sta bene, che cosa sta succedendo - con Paola Battilani</itunes:title><description><![CDATA[<p>Lo sapevate che la vite parla con i funghi che la attaccano?</p><p>Nell'episodio di oggi parliamo di malattie della vite. Vogliamo fare un breve ripassino ma soprattutto aggiornarci rispetto a quello che di nuovo sta succedendo nelle vigne sotto quest aspetto. </p><p>La nostra ospite è Paola Battilani, professoressa ordinaria e docente di Patologia vegetale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Lo sapevate che la vite parla con i funghi che la attaccano?</p><p>Nell'episodio di oggi parliamo di malattie della vite. Vogliamo fare un breve ripassino ma soprattutto aggiornarci rispetto a quello che di nuovo sta succedendo nelle vigne sotto quest aspetto. </p><p>La nostra ospite è Paola Battilani, professoressa ordinaria e docente di Patologia vegetale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/la-vite-e-le-sue-malattie-che-cosa-sta-succedendo-con-paola-battilani]]></link><guid isPermaLink="false">20ab4d3c-f59f-418e-9883-a6a6fdda819d</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 25 Apr 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/0b414fa6-cd65-470e-b022-12d925eb9dbe/Paola-Battilani-ok-1.mp3" length="18227045" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>18:59</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>62</itunes:episode><podcast:episode>62</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author><podcast:chapters url="https://transcripts.captivate.fm/chapter-0b414fa6-cd65-470e-b022-12d925eb9dbe.json" type="application/json+chapters"/></item><item><title>L&apos;agricoltura 4.0 per il mondo del vino - con Gianmarco Ciccotti</title><itunes:title>L&apos;agricoltura 4.0 per il mondo del vino - con Gianmarco Ciccotti</itunes:title><description><![CDATA[<p>Una rivoluzione è in corso nelle vigne. La rivoluzione della tecnologia. Oggi esploriamo il mondo della digitalizzazione e dell'agricoltura di precisione, dell'agricoltura 4.0, concentrandoci sulla trasformazione che la tecnologia porta al settore vitivinicolo.</p><p>Parliamo con Gianmarco Ciccotti, di X-Farm, una nota app e Tech Company che in pochi anni è diventata un riferimento per la tecnologia in agricoltura. </p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Una rivoluzione è in corso nelle vigne. La rivoluzione della tecnologia. Oggi esploriamo il mondo della digitalizzazione e dell'agricoltura di precisione, dell'agricoltura 4.0, concentrandoci sulla trasformazione che la tecnologia porta al settore vitivinicolo.</p><p>Parliamo con Gianmarco Ciccotti, di X-Farm, una nota app e Tech Company che in pochi anni è diventata un riferimento per la tecnologia in agricoltura. </p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a>&nbsp;è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter:&nbsp;<a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a></p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin:&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/agricoltura-4-0-per-il-mondo-del-vino-con-gianmarco-ciccotti]]></link><guid isPermaLink="false">934a596a-18cd-4783-ae2f-c3a012c66c60</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 18 Apr 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/4cf8f2d5-2e4f-4c84-8fef-3df8203e06bc/Wine-Hub-Giacomo-Ciccotti-V1-converted.mp3" length="25099059" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>17:27</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>61</itunes:episode><podcast:episode>61</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Clima, errori da evitare e cose da sapere - con Claudio Cassardo</title><itunes:title>Clima, errori da evitare e cose da sapere - con Claudio Cassardo</itunes:title><description><![CDATA[<p>Nell'episodio di Wine Hub parliamo del cambiamento climatico e dei suoi effetti sui territori e sulla viticoltura. Parliamo soprattutto di dati e del perché l'Italia e il nord Italia in particolare hanno registrato aumenti di temperature superiori alla media globale.</p><p>Lo facciamo con Claudio Cassardo che è docente universitario a Torino, insegna fisica, meteorologia e clima in vari contesti, discute </p><p>Cassardo parla del tipico errore che facciamo quando parliamo di cambiamento climatico, della coesistenza di siccità e piogge intense all'interno di una stessa stagione vegetativa della vite, dell'aumento delle temperature che abbiamo registrato e della sua conseguenza sulle piante, delle variazioni nelle precipitazioni e delle previsioni per il futuro.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a> è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter: <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a> </p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin: <a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Nell'episodio di Wine Hub parliamo del cambiamento climatico e dei suoi effetti sui territori e sulla viticoltura. Parliamo soprattutto di dati e del perché l'Italia e il nord Italia in particolare hanno registrato aumenti di temperature superiori alla media globale.</p><p>Lo facciamo con Claudio Cassardo che è docente universitario a Torino, insegna fisica, meteorologia e clima in vari contesti, discute </p><p>Cassardo parla del tipico errore che facciamo quando parliamo di cambiamento climatico, della coesistenza di siccità e piogge intense all'interno di una stessa stagione vegetativa della vite, dell'aumento delle temperature che abbiamo registrato e della sua conseguenza sulle piante, delle variazioni nelle precipitazioni e delle previsioni per il futuro.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a> è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter: <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a> </p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin: <a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/vino-cambiamento-climatico-pioggia-siccita-eventiestremi-claudio-cassardo]]></link><guid isPermaLink="false">9870640f-b9db-4dbc-abf8-f1450752405b</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 11 Apr 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/c064abc8-adcc-44fb-bdbf-bf222fc351a2/Wine-Hub-Claudio-Cassardo-V1.mp3" length="30043941" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>20:52</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>60</itunes:episode><podcast:episode>60</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Vino e sostenibilità, leggiamo un&apos;etichetta - con Lucrezia Lamastra</title><itunes:title>Vino e sostenibilità, leggiamo un&apos;etichetta - con Lucrezia Lamastra</itunes:title><description><![CDATA[<p>Prendo una bottiglia di vino e noto un logo di sostenibilità. Mi chiedo che cosa significhi veramente, come funziona la certificazione in Italia e quali sono i tipi di bollini che posso trovare come consumatore. Oppure, come produttore, che cosa posso mettere su un'etichetta.</p><p>A Wine Hub ci immergiamo nuovamente in un tema che spesso è citato, ma altrettanto spesso snobbato o travisato nel mondo del vino. Un argomento complesso, nuovo e forse più evocato che compreso nelle sue diverse implicazioni. Per aiutarci abbiamo con noi Lucrezia Lamastra, dell'università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Agraria, esperta di indicatori di sostenibilità e membro del comitato scientifico di due dei più importanti programmi di certificazione in questo senso del vino italiano, VIVA e SOStain.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a> è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter: <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a> </p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin: <a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Prendo una bottiglia di vino e noto un logo di sostenibilità. Mi chiedo che cosa significhi veramente, come funziona la certificazione in Italia e quali sono i tipi di bollini che posso trovare come consumatore. Oppure, come produttore, che cosa posso mettere su un'etichetta.</p><p>A Wine Hub ci immergiamo nuovamente in un tema che spesso è citato, ma altrettanto spesso snobbato o travisato nel mondo del vino. Un argomento complesso, nuovo e forse più evocato che compreso nelle sue diverse implicazioni. Per aiutarci abbiamo con noi Lucrezia Lamastra, dell'università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Agraria, esperta di indicatori di sostenibilità e membro del comitato scientifico di due dei più importanti programmi di certificazione in questo senso del vino italiano, VIVA e SOStain.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a> è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter: <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a> </p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin: <a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/vino-sostenibilita-leggiamo-etichetta-con-lucrezia-lamastra]]></link><guid isPermaLink="false">8652e4aa-9a47-4f3b-91d7-4c8c21c74c3a</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 04 Apr 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/f914acb9-155a-430d-9a1e-4ca47122262a/Wine-Hub-Lucrezia-Lamastra-V2.mp3" length="20827841" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>21:42</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>59</itunes:episode><podcast:episode>59</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Le api per la biodiversità - con Tommaso Tedeschi</title><itunes:title>Le api per la biodiversità - con Tommaso Tedeschi</itunes:title><description><![CDATA[<p>Le api svolgono un ruolo fondamentale nella salvaguardia della biodiversità, minacciata dai cambiamenti climatici e dalle attività umane, incluse quelle del settore agroalimentare e del vino.</p><p>Il tema riguarda la responsabilità delle aziende verso gli ecosistemi sui territori, ma non solo. Occuparsi di api significa preservare l'habitat delle vigne e delle aziende agricole, garantire la resa e la qualità delle uve, adottare pratiche rigenerative e sostenibili, rispondere alle nuove sensibilità del mercato.</p><p>Esistono diversi argomenti che legano le api al settore del vino e le nuove tecnologie stanno offrendo soluzioni sorprendenti. Ne parliamo con Tommaso Tedeschi di 3Bee, una "nature-tech company" che utilizza tecnologie innovative per la tutela della biodiversità, concentrando l'attenzione sugli impollinatori e le api.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a> è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter: <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a> </p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin: <a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Le api svolgono un ruolo fondamentale nella salvaguardia della biodiversità, minacciata dai cambiamenti climatici e dalle attività umane, incluse quelle del settore agroalimentare e del vino.</p><p>Il tema riguarda la responsabilità delle aziende verso gli ecosistemi sui territori, ma non solo. Occuparsi di api significa preservare l'habitat delle vigne e delle aziende agricole, garantire la resa e la qualità delle uve, adottare pratiche rigenerative e sostenibili, rispondere alle nuove sensibilità del mercato.</p><p>Esistono diversi argomenti che legano le api al settore del vino e le nuove tecnologie stanno offrendo soluzioni sorprendenti. Ne parliamo con Tommaso Tedeschi di 3Bee, una "nature-tech company" che utilizza tecnologie innovative per la tutela della biodiversità, concentrando l'attenzione sugli impollinatori e le api.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a> è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter: <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a> </p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin: <a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/le-api-per-la-biodiversita-con-tommaso-tedeschi]]></link><guid isPermaLink="false">13344a98-e46b-46f0-9474-d68a7c71ee85</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 28 Mar 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/5afc8852-06c1-4429-9c84-c507cf4aa59e/Wine-Hub-Tommaso-Tedeschi-V1-converted.mp3" length="28115124" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>19:33</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>58</itunes:episode><podcast:episode>58</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Per non sprecare l&apos;acqua - con Luca Stevanato</title><itunes:title>Per non sprecare l&apos;acqua - con Luca Stevanato</itunes:title><description><![CDATA[<p>Salvare l'acqua è una delle più grandi sfide che abbiamo davanti. L'acqua viene impiegata per la maggior parte nell'agricoltura e per fare il vino dobbiamo imparare a non sprecarla, gestirla al meglio, non solo in cantina ma soprattutto in vigna. </p><p>Si tratta di preservare una risorsa chiave per l'ambiente e la società, di contenere i costi e di non perdere raccolto, di perseguire la qualità delle uve. </p><p>Luca Stevanato, fisico nucleare e CEO di Finapp, spiega a Wine Hub che le nuove tecnologie possono darci una mano a non sprecare l'acqua e gestirla meglio in vigna. Per esempio, possiamo usare i raggi cosmici.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a> è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter: <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a> </p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin: <a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Salvare l'acqua è una delle più grandi sfide che abbiamo davanti. L'acqua viene impiegata per la maggior parte nell'agricoltura e per fare il vino dobbiamo imparare a non sprecarla, gestirla al meglio, non solo in cantina ma soprattutto in vigna. </p><p>Si tratta di preservare una risorsa chiave per l'ambiente e la società, di contenere i costi e di non perdere raccolto, di perseguire la qualità delle uve. </p><p>Luca Stevanato, fisico nucleare e CEO di Finapp, spiega a Wine Hub che le nuove tecnologie possono darci una mano a non sprecare l'acqua e gestirla meglio in vigna. Per esempio, possiamo usare i raggi cosmici.</p><p>Il podcast:</p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a> è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p>Vuoi di più?</p><p>Iscriviti a WineLetter: <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a> </p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin: <a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/salvare-lacqua-per-fare-il-vino-con-luca-stevanato]]></link><guid isPermaLink="false">6e839658-7f05-4d77-a5e7-4dae8bdfaa96</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 21 Mar 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/2d3a9ca4-3b3a-4690-abdb-cc71c0860264/Wine-Hub-Luca-Stevanato-mp3-rieditato-1.mp3" length="20187954" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>21:02</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>57</itunes:episode><podcast:episode>57</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>La paura della genetica in viticoltura - con Deborah Piovan</title><itunes:title>La paura della genetica in viticoltura - con Deborah Piovan</itunes:title><description><![CDATA[<p>Quali sono le paure legate all’utilizzo della genetica in agricoltura e viticoltura? Che cosa ci piace dell’aggettivo naturale che usiamo per un vino? Come dobbiamo scegliere le pratiche da usare o da vietare nelle vigne?&nbsp;</p><p>Per approfondire alcuni tra i più controversi temi di cui discute il settore del vino parliamo con Deborah Piovan, imprenditrice agricola, dirigente di Confagricoltura e divulgatrice scientifica.</p><p><strong>Il podcast:</strong></p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a> è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p><strong>Vuoi di più?</strong></p><p>Iscriviti a WineLetter: <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a> </p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin: <a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Quali sono le paure legate all’utilizzo della genetica in agricoltura e viticoltura? Che cosa ci piace dell’aggettivo naturale che usiamo per un vino? Come dobbiamo scegliere le pratiche da usare o da vietare nelle vigne?&nbsp;</p><p>Per approfondire alcuni tra i più controversi temi di cui discute il settore del vino parliamo con Deborah Piovan, imprenditrice agricola, dirigente di Confagricoltura e divulgatrice scientifica.</p><p><strong>Il podcast:</strong></p><p><a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Hub</a> è un podcast di Stefano Labate con una intervista a settimana sul vino che cambia. La produzione è di <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a>.</p><p><strong>Vuoi di più?</strong></p><p>Iscriviti a WineLetter: <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.wineletter.it/</a> </p><p>Segui Stefano Labate su Linkedin: <a href="https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.linkedin.com/in/stefanolabate/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/il-vino-naturale-e-la-paura-della-genetica-in-viticoltura-con-deborah-piovan]]></link><guid isPermaLink="false">9a3473d0-8742-40a4-8a95-32a933a84f53</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 14 Mar 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/98dbdfab-53de-46df-8007-80a04b6ea84e/Wine-Hub-Deborah-Piovan-V1.mp3" length="33205605" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>23:03</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>56</itunes:episode><podcast:episode>56</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Un problema italiano - con Denis Pantini</title><itunes:title>Un problema italiano - con Denis Pantini</itunes:title><description><![CDATA[<p>Abbiamo un problema con la sostenibilità del vino in Italia? Ma poi è davvero importante la sostenibilità nel settore? Che cosa dice l'Unione Europea e che cosa dicono i mercati? C'è qualcuno che può stare a guardare o è una questione che riguarda tutti? E infine, le aziende più piccole, che in Italia sono moltissime, sono pronte? Ne parliamo con Denis Pantini, Responsabile&nbsp;Agrifood&nbsp;e Wine Monitor&nbsp;presso&nbsp;Nomisma.</p><p>Wine Hub è un podcast di Stefano Labate sul vino che cambia, una intervista a settimana.</p><p>Ricevi gli aggiornamenti e i contenuti aggiuntivi e i link iscrivendoti alla newsletter. <a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://winehubpodcast.it/</a></p><p>Per contatti e segnalazioni scrivere a <a href="mailto:info@wineletter.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank">info@wineletter.it</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo un problema con la sostenibilità del vino in Italia? Ma poi è davvero importante la sostenibilità nel settore? Che cosa dice l'Unione Europea e che cosa dicono i mercati? C'è qualcuno che può stare a guardare o è una questione che riguarda tutti? E infine, le aziende più piccole, che in Italia sono moltissime, sono pronte? Ne parliamo con Denis Pantini, Responsabile&nbsp;Agrifood&nbsp;e Wine Monitor&nbsp;presso&nbsp;Nomisma.</p><p>Wine Hub è un podcast di Stefano Labate sul vino che cambia, una intervista a settimana.</p><p>Ricevi gli aggiornamenti e i contenuti aggiuntivi e i link iscrivendoti alla newsletter. <a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://winehubpodcast.it/</a></p><p>Per contatti e segnalazioni scrivere a <a href="mailto:info@wineletter.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank">info@wineletter.it</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/il-problema-che-abbiamo-in-italia-con-la-sostenibilita-del-vino-con-denis-pantini]]></link><guid isPermaLink="false">698d327f-1286-4749-8578-b191088cc5e9</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 07 Mar 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/10b12127-f150-4494-8378-6654e685c9e4/Wine-Hub-Denis-Pantini-V2.mp3" length="26076453" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>18:06</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>55</itunes:episode><podcast:episode>55</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Sostenibilità, dubbi e decisioni difficili - con Vincenzo Gerbi</title><itunes:title>Sostenibilità, dubbi e decisioni difficili - con Vincenzo Gerbi</itunes:title><description><![CDATA[<p>La sostenibilità attraversa come un filo rosso il settore del vino. Stefano Labate ne parla con Vincenzo Gerbi, professore ordinario dell'università di Torino, un riferimento per la ricerca enologica in Piemonte e non solo.&nbsp; Una puntata extra-large apre la nuova stagione di Wine Hub.</p><p>Wine Hub è un podcast di <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a> con una intervista a settimana sul vino che cambia.</p><p>Ricevi gli aggiornamenti, i contenuti aggiuntivi e i link <a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">iscrivendoti alla newsletter</a>. </p><p>Per contatti e segnalazioni scrivere a infowineletter@gmail.com</p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>La sostenibilità attraversa come un filo rosso il settore del vino. Stefano Labate ne parla con Vincenzo Gerbi, professore ordinario dell'università di Torino, un riferimento per la ricerca enologica in Piemonte e non solo.&nbsp; Una puntata extra-large apre la nuova stagione di Wine Hub.</p><p>Wine Hub è un podcast di <a href="https://www.wineletter.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineLetter</a> con una intervista a settimana sul vino che cambia.</p><p>Ricevi gli aggiornamenti, i contenuti aggiuntivi e i link <a href="https://winehubpodcast.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">iscrivendoti alla newsletter</a>. </p><p>Per contatti e segnalazioni scrivere a infowineletter@gmail.com</p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/sostenibilita-del-vino-dubbi-e-decisioni-difficili-con-vincenzo-gerbi]]></link><guid isPermaLink="false">8715b24c-5831-46c9-915b-37c29b54db3a</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 29 Feb 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/06d48f1a-e0f4-41c0-9c1e-ca37efb97ad5/Wine-Hub-Vincenzo-Gerbi-V3-2.mp3" length="45004965" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>31:15</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>54</itunes:episode><podcast:episode>54</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Trailer Wine Hub</title><itunes:title>Trailer Wine Hub</itunes:title><description><![CDATA[<p>A Wine Hub cerchiamo di capire come l'innovazione e le nuove emergenze stanno cambiando il mondo del vino. Crisi climatica ed energetica, tecnologia digitale, sviluppo sostenibile Che cosa è successo e che cosa succede ora? Quali sono le sfide, le soluzioni, le cose che dobbiamo capire?  Io sono Stefano Labate e faccio domande ai nostri ospiti, così restiamo al passo con i rapidi cambiamenti del settore.</p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>A Wine Hub cerchiamo di capire come l'innovazione e le nuove emergenze stanno cambiando il mondo del vino. Crisi climatica ed energetica, tecnologia digitale, sviluppo sostenibile Che cosa è successo e che cosa succede ora? Quali sono le sfide, le soluzioni, le cose che dobbiamo capire?  Io sono Stefano Labate e faccio domande ai nostri ospiti, così restiamo al passo con i rapidi cambiamenti del settore.</p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/trailer-wine-hub]]></link><guid isPermaLink="false">bd1e288a-a00f-4e77-a0e1-660d630a3a1b</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/9bb1cd88-4646-4e80-b0cb-5982867266ff/vKv47QCrZrD03uaHE3UCqZAk.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 15 Feb 2024 12:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/2d055f53-16e3-4824-8f48-54a8c615a771/Wine-Hub-Trailer2024.mp3" length="1895343" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>01:19</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>trailer</itunes:episodeType><itunes:episode>53</itunes:episode><podcast:episode>53</podcast:episode><itunes:author>Wine Hub</itunes:author><podcast:transcript url="https://transcripts.captivate.fm/transcript/4bd2fe47-b149-4628-954d-7952aa903fd7/index.html" type="text/html"/></item><item><title>Mode buone e mode deleterie in vigna – con Maurizio Gily</title><itunes:title>Mode buone e mode deleterie in vigna – con Maurizio Gily</itunes:title><description><![CDATA[<p>Che cosa sta cambiando in vigna? E perché? Quali nuove pratiche ci sono nel presente e nel prossimo futuro a proposito di sostenibilità, biologico, cambiamento climatico? </p><p>L’innovazione e la ricerca, lo storytelling, le terre dei contadini e dei nuovi proprietari, i luoghi comuni e i problemi aperti.</p><p><br></p><p>A Win Hub, ospitiamo una conversazione a tutto campo sulla vigna con Maurizio Gily, agronomo, docente di tecniche dell’agricoltura, giornalista.</p><p><br></p><p>“Secondo un proverbio, chi lascia la via vecchia per la via nuova sa quel che lascia e non sa quel che trova. In realtà, non sempre si sa quello che si lascia. Si abbracciano delle tecniche nuove e si seppelliscono quelle vecchie senza aver ben capito perché. Anche in vigna abbiamo le mode. Alcune sono deleterie, alcune sono positive. Bisogna riflettere bene sull’opportunità di certe innovazioni. Cambiare è lecito e spesso doveroso. Ma bisogna farlo a ragion veduta. Perché si può anche fare peggio”.</p><p><br></p><p><a href="http://www.gily.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Maurizio Gily</a></p><p><br></p><p>Su <a href="https://www.linkedin.com/in/maurizio-gily-1383a29" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Linkedin</a></p><p><br></p><p>Su <a href="https://www.facebook.com/MaurizioGily" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Facebook</a></p><p><br></p><p>Su <a href="https://twitter.com/mauriziogily" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Twitter</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa sta cambiando in vigna? E perché? Quali nuove pratiche ci sono nel presente e nel prossimo futuro a proposito di sostenibilità, biologico, cambiamento climatico? </p><p>L’innovazione e la ricerca, lo storytelling, le terre dei contadini e dei nuovi proprietari, i luoghi comuni e i problemi aperti.</p><p><br></p><p>A Win Hub, ospitiamo una conversazione a tutto campo sulla vigna con Maurizio Gily, agronomo, docente di tecniche dell’agricoltura, giornalista.</p><p><br></p><p>“Secondo un proverbio, chi lascia la via vecchia per la via nuova sa quel che lascia e non sa quel che trova. In realtà, non sempre si sa quello che si lascia. Si abbracciano delle tecniche nuove e si seppelliscono quelle vecchie senza aver ben capito perché. Anche in vigna abbiamo le mode. Alcune sono deleterie, alcune sono positive. Bisogna riflettere bene sull’opportunità di certe innovazioni. Cambiare è lecito e spesso doveroso. Ma bisogna farlo a ragion veduta. Perché si può anche fare peggio”.</p><p><br></p><p><a href="http://www.gily.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Maurizio Gily</a></p><p><br></p><p>Su <a href="https://www.linkedin.com/in/maurizio-gily-1383a29" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Linkedin</a></p><p><br></p><p>Su <a href="https://www.facebook.com/MaurizioGily" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Facebook</a></p><p><br></p><p>Su <a href="https://twitter.com/mauriziogily" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Twitter</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/mode-buone-e-mode-deleterie-in-vigna-con-maurizio-gily]]></link><guid isPermaLink="false">https://wineinternetmarketing.it/?p=2653</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/1d6fa188-a8fe-4d5b-aed0-9f05a6f0b1e8/VFi5AeZGGSKj9KmUyLlJPkKP.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 02 Oct 2020 11:42:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/a834f7bf-2601-42f5-9a3c-734d7d81f3a8/wim-gily.mp3" length="46785141" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>32:27</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>52</itunes:episode><podcast:episode>52</podcast:episode><itunes:summary>Che cosa sta cambiando in vigna? E perché? Quali nuove pratiche ci sono nel presente e nel prossimo futuro a proposito di sostenibilità, biologico, cambiamento climatico? 



L&amp;#8217;innovazione e la ricerca, lo storytelling, le t﻿https://www.cialisweb.tw/ (犀利士)
erre dei contadini e dei nuovi proprietari, i luoghi comuni e i problemi aperti. 



A Win Hub, ospitiamo una conversazione a tutto campo sulla vigna con Maurizio Gily, agronomo, docente di tecniche dell’agricoltura, giornalista.



&amp;#8220;Secondo un proverbio, chi lascia la via vecchia per la via nuova sa quel che lascia e non sa quel che trova. In realtà, non sempre si sa quello che si lascia. Si abbracciano delle tecniche nuove e si seppelliscono quelle vecchie senza aver ben capit﻿https://www.cialisweb.tw/ (犀利士)
o perché. Anche in vigna abbiamo le mode. Alcune sono deleterie, alcune sono positive. Bisogna riflettere bene sull’opportunità di certe innovazioni. Cambiare è lecito e spesso doveroso. Ma bisogna farlo a ragion veduta. Perché si può anche fare peggio&amp;#8221;.



http://www.gily.it/ (Maurizio Gily)



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A Wine Hub, il podcast di Wine Internet Marketing, cerchiamo di capire come l’innovazione e le nuove emergenze stanno cambiando il mondo del vino.  In questa stagione, ci concentriamo sull’impatto del Covid e, con l’aiuto dei nostri ospiti, cerchiamo di stare al passo con i rapidi mutamenti.



Oggi, parliamo con Camilla Lunelli, direttore della comunicazione e delle relazioni esterne del Gruppo Lunelli di cui fanno parte Ferrari, Surgiva, Segnana, Bisol e le Tenute Lunelli in Trentino, Toscana e Umbria. 



https://www.linkedin.com/in/camilla-lunelli-7881251b/ (Camilla Lunelli)



http://www.tenutelunelli.it/it/gruppo.php (Gruppo Lunelli)



https://www.ferraritrento.com/it/ ( Ferrari)</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Lezione Covid per il vino: la relazione diretta produttore/consumatore – con Antonio Capaldo</title><itunes:title>Lezione Covid per il vino: la relazione diretta produttore/consumatore – con Antonio Capaldo</itunes:title><description><![CDATA[<p>Come esce il vino dal Covid? Qual è l’impatto su una azienda? Che cosa i produttori dovranno fare meglio in futuro?</p><p>Nel quinto episodio della nuova stagione di Wine Hub, Stefano Labate intervista in podcast Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio, una delle realtà più significative e dinamiche dell’enologia italiana.</p><p>Capaldo sottolinea i valori del vino che escono rafforzati da questa stagione e parla di prospettive per ospitalità e sostenibilità, di vino e arte, di senso di comunità all’interno delle aziende del vino. </p><p><br></p><p>Capaldo vede la relazione diretta tra produttore e consumatore come uno dei temi destinati a restare oltre l’emergenza.</p><p><br></p><blockquote>“Il vino, lo ha dimostrato il Covid, è quasi un bene di prima necessità per molte persone. Per questo, abdicare dalla relazione diretta tra produttore e consumatore è un errore. Non si tratta di vendere qualche bottiglia in più online. Nel rispetto della ristorazione e della filiera, una azienda del vino deve parlare direttamente ai suoi consumatori, esprimere i suoi valori, essere più coinvolta. Altrimenti, avrà perso una opportunità.”</blockquote><p><br></p><p>Secondo Capaldo, i produttori di vino sono chiamati a nuovi ragionamenti commerciali sul valore della relazione con il consumatore. Si tratta di un investimento, con una visione di lungo periodo, per 10 anni o più, come se si trattasse di un investimento su una vigna o sulla cantina. </p><p><br></p><p><a href="https://www.linkedin.com/in/antonio-capaldo-ba51477b" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Antonio Capaldo</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.feudi.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Feudi di San Gregorio</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Come esce il vino dal Covid? Qual è l’impatto su una azienda? Che cosa i produttori dovranno fare meglio in futuro?</p><p>Nel quinto episodio della nuova stagione di Wine Hub, Stefano Labate intervista in podcast Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio, una delle realtà più significative e dinamiche dell’enologia italiana.</p><p>Capaldo sottolinea i valori del vino che escono rafforzati da questa stagione e parla di prospettive per ospitalità e sostenibilità, di vino e arte, di senso di comunità all’interno delle aziende del vino. </p><p><br></p><p>Capaldo vede la relazione diretta tra produttore e consumatore come uno dei temi destinati a restare oltre l’emergenza.</p><p><br></p><blockquote>“Il vino, lo ha dimostrato il Covid, è quasi un bene di prima necessità per molte persone. Per questo, abdicare dalla relazione diretta tra produttore e consumatore è un errore. Non si tratta di vendere qualche bottiglia in più online. Nel rispetto della ristorazione e della filiera, una azienda del vino deve parlare direttamente ai suoi consumatori, esprimere i suoi valori, essere più coinvolta. Altrimenti, avrà perso una opportunità.”</blockquote><p><br></p><p>Secondo Capaldo, i produttori di vino sono chiamati a nuovi ragionamenti commerciali sul valore della relazione con il consumatore. Si tratta di un investimento, con una visione di lungo periodo, per 10 anni o più, come se si trattasse di un investimento su una vigna o sulla cantina. </p><p><br></p><p><a href="https://www.linkedin.com/in/antonio-capaldo-ba51477b" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Antonio Capaldo</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.feudi.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Feudi di San Gregorio</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/lezione-covid-per-il-vino-la-relazione-diretta-produttore-consumatore-con-antonio-capaldo]]></link><guid isPermaLink="false">https://wineinternetmarketing.it/?p=2574</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/10d00df4-6f32-4d76-b41e-fb513a72ef49/rw6aiKBwMSUsAG0Qo_pYrAfV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Wed, 29 Jul 2020 16:27:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/d25892a4-5c2d-481d-b8c3-37d13df05727/wim-capaldo.mp3" length="21796958" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>25:57</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>50</itunes:episode><podcast:episode>50</podcast:episode><itunes:summary>Come esce il vino dal Covid? Qual è l’impatto su una azienda? Che cosa i produttori dovranno fare meglio in futuro?



Nel quinto episodio della nuova stagione di Wine Hub, Stefano Labate intervista in podcast Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio, una delle realtà più significative e dinamiche dell&amp;#8217;enologia italiana.



Capaldo sottolinea i valori del vino che escono rafforzati da questa stagione e parla di prospettive per ospitalità e sostenibilità, di vino e arte, di senso di comunità all&amp;#8217;interno delle aziende del vino. 



Capaldo vede la relazione diretta tra produttore e consumatore come uno dei temi destinati a restare oltre l&amp;#8217;emergenza.



&amp;#8220;Il vino, lo ha dimostrato il Covid, è quasi un bene di prima necessità per molte persone. Per questo, abdicare dalla relazione diretta tra produttore e consumatore è un errore. Non si tratta di vendere qualche bottiglia in più online. Nel rispetto della ristorazione e della filiera, una azienda del vino deve parlare direttamente ai suoi consumatori, esprimere i suoi valori, essere più coinvolta. Altrimenti, avrà perso una opportunità.&amp;#8221;



Secondo Capaldo, i produttori di vino sono chiamati a nuovi ragionamenti commerciali sul valore della relazione con il consumatore. Si tratta di un investimento, con una visione di lungo periodo, per 10 anni o più, come se si trattasse di un investimento su una vigna o sulla cantina. 



https://www.linkedin.com/in/antonio-capaldo-ba51477b (Antonio Capaldo)



https://www.feudi.it/ (Feudi di San Gregorio)</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Sensori, WiFi e dati nelle vigne: tecnologia per la sostenibilità – con Daniele Trinchero</title><itunes:title>Sensori, WiFi e dati nelle vigne: tecnologia per la sostenibilità – con Daniele Trinchero</itunes:title><description><![CDATA[<p>Perché la tecnologia nelle vigne sta diventando così importante per i produttori di vino? Quali cose si fanno? Come si superano i problemi di rete e di usabilità? E quanto costa, quali sono i consumi?</p><p>Nel nuovo episodio del podcast Wine Hub, ne parliamo con Daniele Trinchero, fondatore e direttore del laboratorio iXem del Politecnico di Torino e della piattaforma iXem Wine.</p><p>Daniele è una delle personalità più autorevoli in fatto di nuove tecnologie WiFI per applicazioni di monitoraggio ambientale e sviluppo sociale.</p><p><br></p><p>Ci spiega come sensori, trasmissioni di dati e diverse applicazioni fanno oggi della tecnologia nelle vigne – è sempre più nel dopo COVID-19 – una delle leve della sostenibilità per la aziende del vino.</p><p><br></p><p><br></p><p><a href="http://www.det.polito.it/it/personale/scheda/%28nominativo%29/daniele.trinchero" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Daniele Trinchero al Politecnico</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.ixem.polito.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">iXem</a></p><p><br></p><p><a href="https://twitter.com/dtrinchero" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Daniele su twitter</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.facebook.com/daniele.trinchero.14" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Daniele su facebook</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Perché la tecnologia nelle vigne sta diventando così importante per i produttori di vino? Quali cose si fanno? Come si superano i problemi di rete e di usabilità? E quanto costa, quali sono i consumi?</p><p>Nel nuovo episodio del podcast Wine Hub, ne parliamo con Daniele Trinchero, fondatore e direttore del laboratorio iXem del Politecnico di Torino e della piattaforma iXem Wine.</p><p>Daniele è una delle personalità più autorevoli in fatto di nuove tecnologie WiFI per applicazioni di monitoraggio ambientale e sviluppo sociale.</p><p><br></p><p>Ci spiega come sensori, trasmissioni di dati e diverse applicazioni fanno oggi della tecnologia nelle vigne – è sempre più nel dopo COVID-19 – una delle leve della sostenibilità per la aziende del vino.</p><p><br></p><p><br></p><p><a href="http://www.det.polito.it/it/personale/scheda/%28nominativo%29/daniele.trinchero" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Daniele Trinchero al Politecnico</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.ixem.polito.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">iXem</a></p><p><br></p><p><a href="https://twitter.com/dtrinchero" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Daniele su twitter</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.facebook.com/daniele.trinchero.14" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Daniele su facebook</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/sensori-wifi-e-dati-nelle-vigne-tecnologia-per-la-sostenibilita-con-daniele-trinchero]]></link><guid isPermaLink="false">https://wineinternetmarketing.it/?p=2557</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/09e01758-d5f7-4636-96f2-986eed3517e6/gVgXBhBicup2k1pm03BJRITv.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Wed, 22 Jul 2020 10:23:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/a1781888-6ba2-4685-95cb-a349bb6611ab/wim-trinchero-ok.mp3" length="20463938" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>24:22</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>49</itunes:episode><podcast:episode>49</podcast:episode><itunes:summary>Perché la tecnologia nelle vigne sta diventando così importante per i produttori di vino? Quali cose si fanno? Come si superano i problemi di rete e di usabilità? E quanto costa, quali sono i consumi?



Nel nuovo episodio del podcast Wine Hub, ne parliamo con Daniele Trinchero, fondatore e direttore del laboratorio iXem del Politecnico di Torino e della piattaforma iXem Wine.



Daniele è una delle personalità più autorevoli in fatto di nuove tecnologie WiFI per applicazioni di monitoraggio ambientale e sviluppo sociale.



Ci spiega come sensori, trasmissioni di dati e diverse applicazioni fanno oggi della tecnologia nelle vigne &amp;#8211; è sempre più nel dopo COVID-19 &amp;#8211; una delle leve della sostenibilità per la aziende del vino.



http://www.det.polito.it/it/personale/scheda/%28nominativo%29/daniele.trinchero (Daniele Trinchero al Politecnico)



https://www.ixem.polito.it/ (iXem)



https://twitter.com/dtrinchero (Daniele su twitter)



https://www.facebook.com/daniele.trinchero.14 (Daniele su facebook)</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Così il Covid ha cambiato i consumi del vino in Italia – con Pierpaolo Penco</title><itunes:title>Così il Covid ha cambiato i consumi del vino in Italia – con Pierpaolo Penco</itunes:title><description><![CDATA[<p>Per mesi siamo stati chiusi in casa. Con bar, ristoranti e alberghi chiusi, il mercato del vino si è quasi fermato. Abbiamo comprato qualche bottiglia online, lo sappiamo, ma che altro è successo?&nbsp;</p><p>Quali sono stati gli effetti del Covid-19 sui consumatori? Come hanno reagito e quali vini hanno premiato? Che cosa faranno adesso?</p><p>Oggi, parliamo con Pierpaolo Penco, Italy Country Manager di Wine Intelligence, che si occupa di ricerca e insight sul business del settore. Pierpaolo fa il punto sull’impatto dell’emergenza sanitaria e del lockdown sul mercato del vino in Italia concentrandosi su alcuni comportamenti, trend e valori emersi.</p><p><br></p><p><a href="https://www.wineintelligence.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Intelligence</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.linkedin.com/in/pierpaolopenco/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Pierpaolo Penco su Linkedin</a>.</p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Per mesi siamo stati chiusi in casa. Con bar, ristoranti e alberghi chiusi, il mercato del vino si è quasi fermato. Abbiamo comprato qualche bottiglia online, lo sappiamo, ma che altro è successo?&nbsp;</p><p>Quali sono stati gli effetti del Covid-19 sui consumatori? Come hanno reagito e quali vini hanno premiato? Che cosa faranno adesso?</p><p>Oggi, parliamo con Pierpaolo Penco, Italy Country Manager di Wine Intelligence, che si occupa di ricerca e insight sul business del settore. Pierpaolo fa il punto sull’impatto dell’emergenza sanitaria e del lockdown sul mercato del vino in Italia concentrandosi su alcuni comportamenti, trend e valori emersi.</p><p><br></p><p><a href="https://www.wineintelligence.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Intelligence</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.linkedin.com/in/pierpaolopenco/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Pierpaolo Penco su Linkedin</a>.</p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/cosi-il-covid-ha-cambiato-i-consumi-del-vino-in-italia-con-pierpaolo-penco]]></link><guid isPermaLink="false">https://wineinternetmarketing.it/?p=2554</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/698fe267-97c3-4585-af43-41a61d04edb8/_gMsshJwyKmMRaKNapQwTCqN.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Wed, 15 Jul 2020 09:54:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/5ea2444c-5a26-440d-b075-362c7d1f5925/wim-penco-1.mp3" length="17854185" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>21:15</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>48</itunes:episode><podcast:episode>48</podcast:episode><itunes:summary>Per mesi siamo stati chiusi in casa. Con bar, ristoranti e alberghi chiusi, il mercato del vino si è quasi fermato. Abbiamo comprato qualche bottiglia online, lo sappiamo, ma che altro è successo? 



Quali sono stati gli effetti del Covid-19 sui consumatori? Come hanno reagito e quali vini hanno premiato? Che cosa faranno adesso?



Oggi, parliamo con Pierpaolo Penco, Italy Country Manager di Wine Intelligence, che si occupa di ricerca e insight sul business del settore. Pierpaolo fa il punto sull’impatto dell’emergenza sanitaria e del lockdown sul mercato del vino in Italia concentrandosi su alcuni comportamenti, trend e valori emersi.



https://www.wineintelligence.com/ (Wine Intelligence)



https://www.linkedin.com/in/pierpaolopenco/ (Pierpaolo Penco su Linkedin)</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>E-commerce del vino anche dopo il lockdown? Sì, per l’Horeca – con Corrado Mapelli</title><itunes:title>E-commerce del vino anche dopo il lockdown? Sì, per l’Horeca – con Corrado Mapelli</itunes:title><description><![CDATA[<p>Durante il Covid, con bar, ristoranti ed enoteche chiuse, l’e-commerce è stato uno pochi canali attraverso cui il vino è arrivato nelle case dei consumatori.&nbsp; </p><p>Ma che dire dell’e-commerce nel canale Horeca? Che cosa sta succedendo alla distribuzione nel settore?​ E che fine fanno gli agenti?​</p><p><br></p><p>A Wine Hub, Stefano Labate intervista&nbsp;Corrado Mapelli, che&nbsp;fa parte del Board del Gruppo Meregalli, leader in Italia nella distribuzione&nbsp;di&nbsp;vini&nbsp;e spirits.&nbsp;</p><p><br></p><p>Mapelli spiega che certamente l’effetto del lockdown è stato quello di mettere in luce alcuni bisogni ed accelerare le opportunità legate all’e-commerce ma che il grosso di questo impatto è destinato ad esserci non tanto nel e-commerce della cantina verso i consumatori ma nel canale tradizionale dell’Horeca in cui risiede la quasi totalità del mercato.</p><p><br></p><p>Il Covid avrebbe accelerato una rivoluzione già in atto del canale, della vendita e dei ruoli stessi degli attori coinvolti.​</p><p><br></p><p><a href="https://www.meregalli.com/it" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Gruppo Meregalli</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.meregalli.com/it/contatti" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.meregalli.com/it/contatti</a></p><p><br></p><p><br></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Durante il Covid, con bar, ristoranti ed enoteche chiuse, l’e-commerce è stato uno pochi canali attraverso cui il vino è arrivato nelle case dei consumatori.&nbsp; </p><p>Ma che dire dell’e-commerce nel canale Horeca? Che cosa sta succedendo alla distribuzione nel settore?​ E che fine fanno gli agenti?​</p><p><br></p><p>A Wine Hub, Stefano Labate intervista&nbsp;Corrado Mapelli, che&nbsp;fa parte del Board del Gruppo Meregalli, leader in Italia nella distribuzione&nbsp;di&nbsp;vini&nbsp;e spirits.&nbsp;</p><p><br></p><p>Mapelli spiega che certamente l’effetto del lockdown è stato quello di mettere in luce alcuni bisogni ed accelerare le opportunità legate all’e-commerce ma che il grosso di questo impatto è destinato ad esserci non tanto nel e-commerce della cantina verso i consumatori ma nel canale tradizionale dell’Horeca in cui risiede la quasi totalità del mercato.</p><p><br></p><p>Il Covid avrebbe accelerato una rivoluzione già in atto del canale, della vendita e dei ruoli stessi degli attori coinvolti.​</p><p><br></p><p><a href="https://www.meregalli.com/it" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Gruppo Meregalli</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.meregalli.com/it/contatti" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.meregalli.com/it/contatti</a></p><p><br></p><p><br></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/e-commerce-del-vino-anche-dopo-il-lockdown-si-per-lhoreca-con-corrado-mapelli]]></link><guid isPermaLink="false">https://wineinternetmarketing.it/?p=2507</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Wed, 08 Jul 2020 07:21:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/2a4b64d1-a150-41af-b43c-a73c9326354b/wim-mapelli-ok.mp3" length="32606294" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>22:36</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>47</itunes:episode><podcast:episode>47</podcast:episode><itunes:summary>
Durante il Covid, con bar, ristoranti ed enoteche chiuse, l’e-commerce è stato uno pochi canali attraverso cui il vino è arrivato nelle case dei consumatori.  



Ma che dire dell&amp;#8217;e-commerce nel canale Horeca? Che cosa sta succedendo alla distribuzione nel settore?​ E che fine fanno gli agenti?​



A Wine Hub, Stefano Labate intervista Corrado Mapelli, che fa parte del Board del Gruppo Meregalli, leader in Italia nella distribuzione di vini e spirits. 



Mapelli spiega che certamente l’effetto del lockdown è stato quello di mettere in luce alcuni bisogni ed accelerare le opportunità legate all&amp;#8217;e-commerce ma che il grosso di questo impatto è destinato ad esserci non tanto nel e-commerce della cantina verso i consumatori ma nel canale tradizionale dell’Horeca in cui risiede la quasi totalità del mercato.



Il Covid avrebbe accelerato una rivoluzione già in atto del canale, della vendita e dei ruoli stessi degli attori coinvolti.​



https://www.meregalli.com/it (Gruppo Meregalli)



https://www.meregalli.com/it/contatti (https://www.meregalli.com/it/contatti)



TrascrizioneLa trascrizione che segue è generata automaticamente con strumenti di intelligenza artificiale. Ci scusiamo per eventuali refusi ed errori di punteggiatura.

</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Cambiamento climatico e vino, quello che abbiamo imparato – con Gaia Gaja</title><itunes:title>Cambiamento climatico e vino, quello che abbiamo imparato – con Gaia Gaja</itunes:title><description><![CDATA[<p>Come il cambiamento climatico sta cambiando il vino. Che cosa sta succedendo nelle vigne? Che cosa si può fare?</p><p>A Wine Hub, ne parliamo con Gaia Gaja toccando temi come biodiversità, chimica, sostenibilità.</p><p>Gaia è figlia di Angelo, e rappresenta, con Rossana e Giovanni, la quinta generazione di un nome che continua ad essere un riferimento per il Barbaresco e per il vino italiano a livello internazionale. Per tutta la sua famiglia, la ricerca e le nuove pratiche in vigna sono, da tempi lontani rispetto a qualunque recente trend biodinamico-organico-naturale, al centro del modo di essere e produrre vino.&nbsp;</p><p><br></p><blockquote>Non si tratta per forza di acquistare macchinari e tecnologia costosa. Certamente la sostenibilità deve essere economica. Consideriamo che un vigneto sano, che si rigenera da solo e non ha bisogno di fertilizzanti chimici, in equilibrio e con meno vigore è un vigneto che ci darà anche meno costi. Meno concimi chimici, meno benzina, meno trattamenti ripetuti con i trattori. Una maggiore attenzione alla biodiversità, stando attenti a non trasformare le nostre vigne in orti troppo vigorosi, che possono dare altri problemi, è una attitudine che può nel lungo termine portare a risultati economicamente sostenibili. </blockquote><blockquote>Gaia Gaja</blockquote><p><br></p><p>La conversazione con Gaia Gaja, realizzata nei giorni dell’ultimo Wine 2 Wine a Verona, apre la nuova stagione di Wine Hub, il&nbsp;podcast di Wine Internet Marketing, che si occupa di come l’innovazione e le nuove emergenze stanno cambiando il mondo del vino.</p><p><br></p><h4>Questo articolo è stato pubblicato su Millevigne.</h4><p><br></p><p>“Prima parlavamo di cantina, di legni, di macerazioni e di lieviti, oggi abbiamo spostato l’attenzione sul cambiamento climatico. Le difficoltà che da qualche anno abbiamo registrato in vigna ci hanno fatto capire, una volta di più, che il vino si fa prima di tutto in vigna.”</p><p><br></p><p>Gaia Gaja riflette su una questione sempre più centrale nel mondo del vino. Gaia è figlia di Angelo, e rappresenta, con Rossana e Giovanni, la quinta generazione di un nome che continua a posizionare il Barbaresco a livello internazionale. Per tutta la sua famiglia, la ricerca e le nuove pratiche in vigna sono, da tempi lontani rispetto a qualunque recente trend biodinamico-organico-naturale, al centro del modo di essere e produrre vino.</p><p><br></p><p>Gaia Gaja, che cosa sta succedendo nelle vigne?</p><p><br></p><p>Notiamo l’innalzamento delle temperature in ogni parte dell’anno. La cosa è buona ma solo entro un certo limite. Può dare vini più strutturati, meno verdi e più morbidi e bevibili ma le temperature alte in tutte le stagioni sono un problema. In inverno non consentono alla vigna di ripulirsi dalle malattie e dai funghi. In primavera favoriscono il proliferare degli insetti, in estate e in autunno portano le piante ad aumentare la fotosintesi e quindi più zucchero e minori acidità a vini che rischiano di non avere l’eleganza e la delicatezza di una volta. Con un agosto e un settembre molto caldo la sfida è riuscire a rallentare l’accumulo di troppo zucchero, che porterà poi alcol eccessivo, ma consentire comunque la maturità fenolica del frutto.</p><p><br></p><p>Che  cosa si osserva?</p><p><br></p><p>Mi ha colpito un fatto. La tignola, un insetto che dobbiamo combattere in vigna perché attenta alla sanità dei grappoli, in Piemonte, di solito, è presente con sole due generazioni ogni anno, mentre in Puglia si riproduce quattro volte. Ecco: adesso la tignola in Piemonte si comporta esattamente come se fosse in Puglia, si riproduce con la stessa frequenza. Per non parlare di altre problematiche, nuove o sempre più aggressive: il moscerino suzukii, i funghi che portano il mal dell’esca, la flavescenza dorata.</p><p><br></p><p>Ricordo Angelo Gaja parlare di clima già molti anni fa.</p><p><br></p><p>Abbiamo cominciato a parlarne in casa verso la metà degli anni Novanta. La prima...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Come il cambiamento climatico sta cambiando il vino. Che cosa sta succedendo nelle vigne? Che cosa si può fare?</p><p>A Wine Hub, ne parliamo con Gaia Gaja toccando temi come biodiversità, chimica, sostenibilità.</p><p>Gaia è figlia di Angelo, e rappresenta, con Rossana e Giovanni, la quinta generazione di un nome che continua ad essere un riferimento per il Barbaresco e per il vino italiano a livello internazionale. Per tutta la sua famiglia, la ricerca e le nuove pratiche in vigna sono, da tempi lontani rispetto a qualunque recente trend biodinamico-organico-naturale, al centro del modo di essere e produrre vino.&nbsp;</p><p><br></p><blockquote>Non si tratta per forza di acquistare macchinari e tecnologia costosa. Certamente la sostenibilità deve essere economica. Consideriamo che un vigneto sano, che si rigenera da solo e non ha bisogno di fertilizzanti chimici, in equilibrio e con meno vigore è un vigneto che ci darà anche meno costi. Meno concimi chimici, meno benzina, meno trattamenti ripetuti con i trattori. Una maggiore attenzione alla biodiversità, stando attenti a non trasformare le nostre vigne in orti troppo vigorosi, che possono dare altri problemi, è una attitudine che può nel lungo termine portare a risultati economicamente sostenibili. </blockquote><blockquote>Gaia Gaja</blockquote><p><br></p><p>La conversazione con Gaia Gaja, realizzata nei giorni dell’ultimo Wine 2 Wine a Verona, apre la nuova stagione di Wine Hub, il&nbsp;podcast di Wine Internet Marketing, che si occupa di come l’innovazione e le nuove emergenze stanno cambiando il mondo del vino.</p><p><br></p><h4>Questo articolo è stato pubblicato su Millevigne.</h4><p><br></p><p>“Prima parlavamo di cantina, di legni, di macerazioni e di lieviti, oggi abbiamo spostato l’attenzione sul cambiamento climatico. Le difficoltà che da qualche anno abbiamo registrato in vigna ci hanno fatto capire, una volta di più, che il vino si fa prima di tutto in vigna.”</p><p><br></p><p>Gaia Gaja riflette su una questione sempre più centrale nel mondo del vino. Gaia è figlia di Angelo, e rappresenta, con Rossana e Giovanni, la quinta generazione di un nome che continua a posizionare il Barbaresco a livello internazionale. Per tutta la sua famiglia, la ricerca e le nuove pratiche in vigna sono, da tempi lontani rispetto a qualunque recente trend biodinamico-organico-naturale, al centro del modo di essere e produrre vino.</p><p><br></p><p>Gaia Gaja, che cosa sta succedendo nelle vigne?</p><p><br></p><p>Notiamo l’innalzamento delle temperature in ogni parte dell’anno. La cosa è buona ma solo entro un certo limite. Può dare vini più strutturati, meno verdi e più morbidi e bevibili ma le temperature alte in tutte le stagioni sono un problema. In inverno non consentono alla vigna di ripulirsi dalle malattie e dai funghi. In primavera favoriscono il proliferare degli insetti, in estate e in autunno portano le piante ad aumentare la fotosintesi e quindi più zucchero e minori acidità a vini che rischiano di non avere l’eleganza e la delicatezza di una volta. Con un agosto e un settembre molto caldo la sfida è riuscire a rallentare l’accumulo di troppo zucchero, che porterà poi alcol eccessivo, ma consentire comunque la maturità fenolica del frutto.</p><p><br></p><p>Che  cosa si osserva?</p><p><br></p><p>Mi ha colpito un fatto. La tignola, un insetto che dobbiamo combattere in vigna perché attenta alla sanità dei grappoli, in Piemonte, di solito, è presente con sole due generazioni ogni anno, mentre in Puglia si riproduce quattro volte. Ecco: adesso la tignola in Piemonte si comporta esattamente come se fosse in Puglia, si riproduce con la stessa frequenza. Per non parlare di altre problematiche, nuove o sempre più aggressive: il moscerino suzukii, i funghi che portano il mal dell’esca, la flavescenza dorata.</p><p><br></p><p>Ricordo Angelo Gaja parlare di clima già molti anni fa.</p><p><br></p><p>Abbiamo cominciato a parlarne in casa verso la metà degli anni Novanta. La prima annata calda è stata quella del 1997 e da lì sono cominciati tanti piccoli accorgimenti. La prima modifica fatta è stata alla parete fogliare. In Langa siamo abituati a un Nebbiolo che ha bisogno di molto tempo per maturare e quindi di una parete molto alta di foglie. Ebbene l’abbiamo abbassata, spettinata, con una gestione diversa e grappoli più protetti dal sole, cimando meno e accapannando di più per non stimolare la pianta a fare nuove foglie con un aumento di zuccheri ulteriore.</p><p><br></p><p>In che modo oggi guardate alla vigna?</p><p><br></p><p>Bisogna stare attenti alla densità troppo alta dei vigneti o alla produzione di uva per pianta troppo bassa che va a concentrare ulteriormente l’accumulo di zuccheri e la pesantezza di un vino. Oggi quando si ripensano i vigneti bisogna pensare non solo all’esposizione ma anche alle altitudini, al tipo di varietà dell’uva e dell’impianto.</p><p><br></p><p>Barbaresco, Bolgheri e Montalcino, Etna. Dal Piemonte alla Toscana e fino alla Sicilia, Gaja ha allargato il suo parco di vigneti in diverse aree in Italia. Con quale idea?</p><p><br></p><p>Il clima è diventato importante. Ci siamo recentemente appassionati all’Etna anche perché è una zona in cui è possibile salire. Abbiamo comprato a 800-1000,1200 metri di altezza. E si può ancora salire. Lo stesso pensiero lo abbiamo fatto fuori da Barbaresco, in Alta Langa. A Barbaresco siamo a 270 metri. In Alta Langa, a 700 metri di altezza, abbiamo acquistato un noccioleto e fatto esperimenti in quattro ettari con Chardonnay e Sauvignon Blanc, sperando di mitigare il problema dell’alcol elevato e conservare acidità. Nella zona di Bolgheri non è invece possibile salire, come nel Bordeaux: abbiamo preferito varietà tardive, il Cabernet Sauvignon e il Cabernet Franc, e abbiamo cominciato a piantare vitigni del sud, come il Fiano, abituati al caldo ma che possono oggi attecchire anche più a nord.</p><p><br></p><p>Il cambiamento del clima si manifesta non solo con più alcol e meno acidità ma anche con fenomeni atmosferici sempre più violenti e repentini.</p><p><br></p><p>Questo è davvero il problema principale. Immaginati lo stress di una vite nel 2017: ha subito una grandinata e una gelata primaverile mai vista prima e poi un’estate molto lunga e molto secca, con 36-40° senza sosta e senza pioggia per ottanta giorni. Come fa quel terreno a mantenere umidità e tonicità? Oppure pensa alla troppa umidità. Nel 2018, in primavera, per 45 giorni abbiamo avuto ventiquattro giorni di pioggia con temperature sempre a 25-26°. Una evaporazione immensa, un ambiente quasi tropicale in cui peronospera e oidio hanno fatto festa ed era impossibile per i contadini entrare in vigna a lavorare.</p><p><br></p><p>Come si risponde a tutto questo?</p><p><br></p><p>Anni fa si parlava di ‘viticoltura di precisione’ con risposte e correttivi mirati alle singole emergenze. Oggi l’obbiettivo non è più avere una viticoltura di precisione ma avere viti e suoli resilienti, che sanno reagire a caldi e pioggia estremi, alle bombe d’acqua e alle erosioni. Non è più inusuale che 100 millimetri di acqua scendano non in una settimana ma in 15 minuti: non c’è possibilità di assorbire tutta quell’acqua e intervenire.</p><p><br></p><p>Botanici, entomologi, professori. Avete creato una vera squadra.</p><p><br></p><p>Come dicevo, alla fine degli anni Novanta abbiamo ritenuto di imparare di più. Quindi alla squadra che abbiamo in vigneto – oggi sono settanta persone – abbiamo aggiunto una squadra di professori universitari, botanici, entomologi, esperti di api e di vespe. Anche l’università di Torino ci aiuta a monitorare la biodiversità di un vigneto.</p><p><br></p><p>E’ una parola sempre più usata, “biodiversità”. Quanto è importante per voi?</p><p><br></p><p>Un terreno pieno di vita e complessità organizzata è la condizione per cui è in grado di rispondere alle emergenze del clima. Immagina un vigneto pieno di materia organica, un insieme vegetale e animale che si decompone, che è il vero collegamento tra la vita e il terreno. Un terreno del genere diventa una spugna, in grado di assorbire molta più acqua, fino a otto volte quella del suo peso. E quando arriveranno ottanta giorni di siccità e calore forse riuscirà a mantenere più umidità di un terreno povero.</p><p><br></p><p>La biodiversità dunque come risposta al cambiamento climatico?</p><p><br></p><p>Non solo. La biodiversità è anche una risposta all’erosione. Con le radici il terreno resiste meglio a una bomba d’acqua, e se ha erbe diverse sarà meno alla mercé di erbe infestanti e di erbe che consumano molta acqua, come la gramigna. Con gli entomologi abbiamo visto che la biodiversità di un vigneto ricco di erbe e materia organica è quattro volte superiore, per esempio per specie di insetti, a quello coltivato convenzionalmente. E infine la biodiversità può essere anche rimedio verso malattie serie. Dalle nostre trappole in vigna abbiamo rilevato che il portatore della flavescenza dorata, è sempre meno presente: non sappiamo ancora spiegare perché ma evidentemente ha trovato degli antagonisti.</p><p><br></p><p>E’ possibile fare a meno della chimica?</p><p><br></p><p>Purtroppo il cambiamento climatico abbassa la biodiversità e certi ambienti, come quello delle Langhe di monocultura, pongono problemi alla biodiversità.</p><p><br></p><p>E’ però possibile allontanarsi dai prodotti chimici e avere alternative a rame e zolfo. Contro l’oidio, esca e la tignola si possono impiegare efficacemente degli antagonisti.</p><p><br></p><p>In Toscana, a Bolgheri, abbiamo scoperto che rilasciare due insetti a maggio e giugno ha risolto il problema delle cocciniglie, molto meglio che un prodotto chimico. Un vigneto ricco e biodiverso ci aiuterà sempre più a fare a meno anche di questi interventi.</p><p><br></p><p>Cambiamento climatico, sostenibilità e biodiversità sono anche parole chiave dello storytelling dei produttori per intercettare consumatori che sembrano sempre più sensibili a questi messaggi.</p><p><br></p><p>Non so davvero quanto questi temi guidino le scelte di consumo. Di certo siamo tutti più attenti alla nostra salute e a quella della natura. Bisogna però anche registrare che i prodotti chimici di oggi evolvono. Inoltre, anche inserire insetti su un terreno per non ricorrere ai pesticidi introduce un’alterazione di quell’habitat. Un vigneto non sarà mai un ambiente naturale. In natura non troverai mai, per caso, seimila viti piantate insieme nello spazio di un ettaro. L’uomo è il trait d’union tra la vite e il territorio che lo circonda.</p><p><br></p><p>C’è però anche un problema di sostenibilità economica per la filiera delle aziende del vino italiano. Ricordo, per esempio, l’attenzione di Angelo Gaja alla questione della redditività delle terre. Possiamo dire che, mentre altri problemi restano aperti, si aggiungono ora queste nuove sfide sul cambiamento climatico che in vigna richiedono studio ed esperimenti, diverse competenze, tecnologia. Nuovi costi. Da dove si comincia?</p><p><br></p><p>Da un’attitudine intanto. Sappiamo che dobbiamo essere più sostenibili e avere una attenzione al cambiamento climatico. Non si tratta per forza di acquistare macchinari e tecnologia costosa. Certamente la sostenibilità deve essere economica. Consideriamo che un vigneto sano, che si rigenera da solo e non ha bisogno di fertilizzanti chimici, in equilibrio e con meno vigore – parliamo sempre di vini di qualità, doc e docg – è un vigneto che ci darà anche meno costi. Meno concimi chimici, meno benzina, meno trattamenti ripetuti con i trattori. Una maggiore attenzione alla biodiversità, stando attenti a non trasformare le nostre vigne in orti troppo vigorosi, che possono dare altri problemi, è una attitudine che può nel lungo termine portare a risultati economicamente sostenibili.</p><p><br></p><p>L'articolo <a href="https://wineinternetmarketing.it/cambiamento-climatico-e-vino-quello-che-abbiamo-imparato-con-gaia-gaja/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Cambiamento climatico e vino, quello che abbiamo imparato – con Gaia Gaja</a> sembra essere il primo su <a href="https://wineinternetmarketing.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineInternetMarketing.it</a>.</p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/cambiamento-climatico-e-vino-quello-che-abbiamo-imparato-con-gaia-gaja]]></link><guid isPermaLink="false">https://wineinternetmarketing.it/?p=2489</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/19bf9ee7-f6bb-4328-b109-4b9e561a25e6/HJtD8bMGXCor09UKWWAmS6V7.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Wed, 01 Jul 2020 11:59:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/8064d09f-fe39-4b1b-8e35-2c8e1f7233d5/wim-gaja.mp3" length="41440488" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>28:44</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>46</itunes:episode><podcast:episode>46</podcast:episode><itunes:summary>Come il cambiamento climatico sta cambiando il vino? Che cosa sta succedendo nelle vigne? Che cosa si può fare?

La conversazione di Stefano Labate con Gaia Gaja, realizzata nei giorni dell’ultimo Wine2Wine a Verona, apre la nuova stagione di Wine Hub, il podcast di Wine Internet Marketing che si occupa di come l’innovazione e le nuove emergenze stanno cambiando il mondo del vino.

Gaia è figlia di Angelo, e rappresenta, con Rossana e Giovanni, la quinta generazione di un nome che continua ad essere un riferimento per il Barbaresco e per il vino italiano a livello internazionale. Per tutta la sua famiglia, la ricerca e le nuove pratiche in vigna sono, da tempi lontani rispetto a qualunque recente trend biodinamico-organico-naturale, al centro del modo di &quot;essere&quot; e produrre vino. 

Gaia Gaja parla di impatto del clima sul vino, resilienza della vigna, biodiversità, sostenibilità.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Cose da fare (e da evitare) con l’enoturismo in cantina – con Per Karlsson</title><itunes:title>Cose da fare (e da evitare) con l’enoturismo in cantina – con Per Karlsson</itunes:title><description><![CDATA[<p>Perché e come considerare l’enoturismo in cantina? Come può un produttore di vino valutare il successo di queste attività? E’ una buona idea fare un wine club?</p><p>Ne parliamo con Per Karlsson, giornalista con una lunga esperienza nel marketing della tecnologia e co-fondatore di BKwine Magazine che ha intervistato alcune cantine sul tema e ha una esperienza diretta in diversi Paesi.</p><p><br></p><p>Vi propongo la conversazione avuta nei mesi scorsi a margine di un suo intervento al “Wine2Wine” di Verona, la due giorni spin-off del Vinitaly tutta dedicata a business e comunicazione del vino.</p><p><br></p><p>Ecco alcuni link citati nella puntata.</p><p><br></p><p>Per Karlsson</p><p><br></p><p><a href="https://www.bkwine.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.bkwine.com/</a></p><p>Baigorri</p><p><br></p><p><a href="http://www.bodegasbaigorri.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">http://www.bodegasbaigorri.com/</a></p><p>Chateau Bordeaux</p><p><br></p><p><a href="https://www.phelansegur.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.phelansegur.com/</a></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Perché e come considerare l’enoturismo in cantina? Come può un produttore di vino valutare il successo di queste attività? E’ una buona idea fare un wine club?</p><p>Ne parliamo con Per Karlsson, giornalista con una lunga esperienza nel marketing della tecnologia e co-fondatore di BKwine Magazine che ha intervistato alcune cantine sul tema e ha una esperienza diretta in diversi Paesi.</p><p><br></p><p>Vi propongo la conversazione avuta nei mesi scorsi a margine di un suo intervento al “Wine2Wine” di Verona, la due giorni spin-off del Vinitaly tutta dedicata a business e comunicazione del vino.</p><p><br></p><p>Ecco alcuni link citati nella puntata.</p><p><br></p><p>Per Karlsson</p><p><br></p><p><a href="https://www.bkwine.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.bkwine.com/</a></p><p>Baigorri</p><p><br></p><p><a href="http://www.bodegasbaigorri.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">http://www.bodegasbaigorri.com/</a></p><p>Chateau Bordeaux</p><p><br></p><p><a href="https://www.phelansegur.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">https://www.phelansegur.com/</a></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/cose-da-fare-e-da-evitare-con-lenoturismo-in-cantina-con-per-karlsson]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1983</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 22 Feb 2018 00:34:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/3fa0e4f1-0d47-456b-8e03-6d5f92bef28b/wineinternet-47karlsonn-ok-ok-mixdown.mp3" length="26199179" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>18:11</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>45</itunes:episode><podcast:episode>45</podcast:episode><itunes:summary>Perché e come considerare l&amp;#8217;enoturismo in cantina? Come può un produttore di vino valutare il successo di queste attività? E&amp;#8217; una buona idea fare un wine club?
Ne parliamo con Per Karlsson, giornalista con una lunga esperienza nel marketing della tecnologia e co-fondatore di BKwine Magazine che ha intervistato alcune cantine sul tema e ha una esperienza diretta in diversi Paesi.
Vi propongo la conversazione avuta nei mesi scorsi a margine di un suo intervento al &amp;#8220;Wine2Wine&amp;#8221; di Verona, la due giorni spin-off del Vinitaly tutta dedicata a business e comunicazione del vino.
Ecco alcuni link citati nella puntata.
Per Karlsson
https://www.bkwine.com/ (https://www.bkwine.com/)
Baigorri
http://www.bodegasbaigorri.com/ (http://www.bodegasbaigorri.com/)
Chateau Bordeaux
https://www.phelansegur.com/ (https://www.phelansegur.com/)</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Testo Unico del Vino, ecco cosa cambia – con Gianluigi Biestro di Vignaioli Piemontesi</title><itunes:title>Testo Unico del Vino, ecco cosa cambia – con Gianluigi Biestro di Vignaioli Piemontesi</itunes:title><description><![CDATA[<p>Testo Unico del Vino. Dopo due anni e mezzo di lavori l’Italia da fine novembre si è dotata di un ambizioso quadro normativo per tutto il settore. Novanta articoli che mandano in pensione, riassumendoli per lo più, diversi altri testi tra i quali quello sulle disposizioni sanzionatorie, la legge Collavini del 2006 n.82 sull’OCM, la legge 2010 n. 61 sulle denominazioni di origine.</p><p>Chi sottolinea le debolezze del dispositivo spiega che, nei dettagli, molto è rimandato ai 20 decreti attuativi attesi entro l’anno.</p><p><br></p><p>Chi ne commenta la rilevanza fa riferimento al tentativo di semplificare e alla sintesi delle posizioni, al fatto che la legge nasce da un tavolo comune a cui si sono seduti il controllore centrale, i produttori tutti (i big dell’industria e i piccoli e medi che fanno l’80% del vino italiano), le organizzazioni commerciali e interprofessionali.</p><p><br></p><p>Ma cosa cambia davvero per con il nuovo testo unico del vino?</p><p><br></p><p>Gianluigi Biestro, direttore di Vignaioli Piemontesi, la più grande Associazione di produttori vitivinicoli d’Italia, passa in rassegna vari aspetti toccati dal testo unico del vino: vigneti, fascette ed etichette, trasparenza, registro digitale, molto altro. &nbsp;Parla anche del nuovo “ravvedimento operoso” appena introdotto anche nel vino e che sta facendo discutere il settore.</p><blockquote>Per i controlli per esempio si sta cercando di passare da un sistema sanzionatorio puro ad un sistema in cui si avvisa il produttore. ‘Ravvedimento operoso’ in sostanza vuol dire che se mi accorgo di aver fatto un errore posso io stesso segnalarlo. Se lo faccio ho una sanzione ridotta di cinque volte.</blockquote><p><br></p><p><em>Note alla puntata:</em></p><p><br></p><p><a href="http://www.vignaioli.it/press/gianluigi-biestro-nominato-nel-comitato-nazionale-vini/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Gianluigi Biestro, direttore di Vignaioli Piemontesi</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.vinix.com/myDocDetail.php?ID=8630" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Testo Unico del vino, il documento sul sito del Ministero</a></p><p><br></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Benvenuto, Biestro.</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: Buongiorno a tutti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Allora, Gianluigi Biestro, albese, editore di Vignaioli Piemontesi, che è la più grande associazione di produttori vitivinicoli in Italia – ci sono oltre 400 soci, mi corregga se sbaglio, in 48 cantine cooperative – dentro, oltre 6000 aziende vitivinicole, con 382 aziende individuali, di fatto. Poi, fa parte del Comitato Nazionale Vini DOP e IGP, Presidente Unavini, insomma, anche altri incarichi negli organismi di tutela e valorizzazione del vino italiano. Quindi, ecco, Biestro, la sentiamo molto volentieri oggi perché così ci aiuta a capire… lei che è così da sempre in contatto con le esigenze e la vita dei nostri produttori, ci aiuta a capire l’impatto che può avere questo Testo Unico del vino. Dunque, giusto per introdurre la questione: da fine novembre abbiamo questo nuovo Testo Unico, il Ministro Martina dice che c’è un taglio alla burocrazia, per un settore che vale oltre i 14 miliardi di euro – qualcuno ha stimato novanta articoli che di fatto mandano in pensione 4000 pagine di altre leggi e provvedimenti, un lungo iter dalla primavera del 2014… insomma, un tentativo ambizioso di semplificare e che segna l’Italia un po’ come il primo paese in Europa che fa questo tipo di accorpamento in un unico strumento legislativo per un intero settore. Ecco quindi, adesso chiedo a Lei di aiutarci ad introdurre il Testo Unico, partendo, direi, dalle cose che non valgono più. Il Testo Unico manda in pensione un po’ di cose, non è così?</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: Sì. Intanto, mette insieme il titolo. Noi lo semplifichiamo in testo unico, in realtà...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Testo Unico del Vino. Dopo due anni e mezzo di lavori l’Italia da fine novembre si è dotata di un ambizioso quadro normativo per tutto il settore. Novanta articoli che mandano in pensione, riassumendoli per lo più, diversi altri testi tra i quali quello sulle disposizioni sanzionatorie, la legge Collavini del 2006 n.82 sull’OCM, la legge 2010 n. 61 sulle denominazioni di origine.</p><p>Chi sottolinea le debolezze del dispositivo spiega che, nei dettagli, molto è rimandato ai 20 decreti attuativi attesi entro l’anno.</p><p><br></p><p>Chi ne commenta la rilevanza fa riferimento al tentativo di semplificare e alla sintesi delle posizioni, al fatto che la legge nasce da un tavolo comune a cui si sono seduti il controllore centrale, i produttori tutti (i big dell’industria e i piccoli e medi che fanno l’80% del vino italiano), le organizzazioni commerciali e interprofessionali.</p><p><br></p><p>Ma cosa cambia davvero per con il nuovo testo unico del vino?</p><p><br></p><p>Gianluigi Biestro, direttore di Vignaioli Piemontesi, la più grande Associazione di produttori vitivinicoli d’Italia, passa in rassegna vari aspetti toccati dal testo unico del vino: vigneti, fascette ed etichette, trasparenza, registro digitale, molto altro. &nbsp;Parla anche del nuovo “ravvedimento operoso” appena introdotto anche nel vino e che sta facendo discutere il settore.</p><blockquote>Per i controlli per esempio si sta cercando di passare da un sistema sanzionatorio puro ad un sistema in cui si avvisa il produttore. ‘Ravvedimento operoso’ in sostanza vuol dire che se mi accorgo di aver fatto un errore posso io stesso segnalarlo. Se lo faccio ho una sanzione ridotta di cinque volte.</blockquote><p><br></p><p><em>Note alla puntata:</em></p><p><br></p><p><a href="http://www.vignaioli.it/press/gianluigi-biestro-nominato-nel-comitato-nazionale-vini/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Gianluigi Biestro, direttore di Vignaioli Piemontesi</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.vinix.com/myDocDetail.php?ID=8630" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Testo Unico del vino, il documento sul sito del Ministero</a></p><p><br></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Benvenuto, Biestro.</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: Buongiorno a tutti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Allora, Gianluigi Biestro, albese, editore di Vignaioli Piemontesi, che è la più grande associazione di produttori vitivinicoli in Italia – ci sono oltre 400 soci, mi corregga se sbaglio, in 48 cantine cooperative – dentro, oltre 6000 aziende vitivinicole, con 382 aziende individuali, di fatto. Poi, fa parte del Comitato Nazionale Vini DOP e IGP, Presidente Unavini, insomma, anche altri incarichi negli organismi di tutela e valorizzazione del vino italiano. Quindi, ecco, Biestro, la sentiamo molto volentieri oggi perché così ci aiuta a capire… lei che è così da sempre in contatto con le esigenze e la vita dei nostri produttori, ci aiuta a capire l’impatto che può avere questo Testo Unico del vino. Dunque, giusto per introdurre la questione: da fine novembre abbiamo questo nuovo Testo Unico, il Ministro Martina dice che c’è un taglio alla burocrazia, per un settore che vale oltre i 14 miliardi di euro – qualcuno ha stimato novanta articoli che di fatto mandano in pensione 4000 pagine di altre leggi e provvedimenti, un lungo iter dalla primavera del 2014… insomma, un tentativo ambizioso di semplificare e che segna l’Italia un po’ come il primo paese in Europa che fa questo tipo di accorpamento in un unico strumento legislativo per un intero settore. Ecco quindi, adesso chiedo a Lei di aiutarci ad introdurre il Testo Unico, partendo, direi, dalle cose che non valgono più. Il Testo Unico manda in pensione un po’ di cose, non è così?</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: Sì. Intanto, mette insieme il titolo. Noi lo semplifichiamo in testo unico, in realtà non è così lineare, nel senso che il titolo è “Disciplina organica della coltivazione della vite, della produzione e del commercio del vino”. In sostanza, si è divenuti a una semplificazione, e si sono messe insieme, abrogando 4-5 decreti legislativi – principalmente quello delle disposizioni sanzionatorie, del 10 agosto 2000, il 260; la Legge Collavini e il decreto sostanzialmente delle DOC: il Decreto Legislativo n.61 del 2010. Quindi in grosso, il Testo Unico del Vino vuole sostanzialmente essere un approccio più chiaro e semplificato a tutta la materia legislativa del vino, che parte dal vigneto e arriva non solo alla cantina, arriva proprio anche alla commercializzazione con i controlli e tutto quanto ne consegue.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo, quindi una legge che impatta tutto il settore, come si diceva, perché poi noi sappiamo che parlare del settore del vino vuole anche parlare di un settore in fatto omogeneo. Questa materia rinvia, per altro, come tutti i testi unici, ad una serie di decreti attuativi che verranno, giusto? Ci sono venti decreti, che dovrebbero entrare in funzione entro un anno dal testo unico: ci spiega meglio questo passaggio?</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: Sì, questo è un po’ una debolezza per certi versi, ma ha la possibilità di mettere a punto le misure con maggior calma. In buona sostanza, c’erano posizioni non uniformi della filiera su alcune posizioni e da allora, per poter chiudere un decreto, e dare un’opportunità a livello legislativo di messa a punto complessiva, si è scelto di fare questo testo, di dare alla luce il Testo Unico del Vino con l’impegno di andare a rivedere, a livello di documento – nel tempo e, per la precisione, come ha detto giustamente Lei, nell’arco di un anno – nei particolari, per andare a decretare su ogni singolo argomento che si ritiene di dover affrontare andando ad un rimando a dei decreti attuativi. E praticamente sono disseminati su tutto il Testo Unico: si parte dall’Art. 4, dove ci sono le disposizioni generali, e si arriva a tutti i decreti attuativi per le sanzioni… Sì, in sostanza si sono date delle linee di principio, non è che si sia… però le linee di principio devono essere rese pratiche con questi decreti attuativi, sostanzialmente.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senta, allora ci aiuti a capire con degli esempi quello che invece già cambia, insomma. Io l’ho ascoltata qualche giorno fa proprio presso la sede dei Vignaioli Piemontesi, fare un excursus selezionando alcuni punti e spunti, muovendo proprio dagli articoli del Testo Unico che impattano fin da oggi con la vita dei produttori. Rifacciamo questa ricognizione al volo: per esempio, i vigneti eroici e storici – si occupa anche di questo, anche, il Testo Unico, no?</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: Sì, e anche qui, l’Art. 7 rimanda proprio ai criteri di individuazione dei vigneti eroici. Sostanzialmente, il Testo Unico del Vino specifica e dà un’attenzione ai vigneti situati in aree soggette a rischio idrogeologico o avente particolare pregio paesaggistico/storico/ambientale, però non delimita e determina quali sono esattamente. Qui probabilmente un decreto andrà a identificare la pendenza, le caratteristiche che devono avere certi vigneti per essere definiti “eroici”, e chiaramente il Testo Unico non prevede nessun tipo di finanziamento o impegno finanziario: quando si entrerà in merito, probabilmente bisognerà prevedere anche qualche aspetto che riguardi anche la parte finanziaria, di eventuali finanziamento a determinati vigneti, a determinate condizioni. Poi, sempre per quel che riguarda il vigneto, all’Art. 35 c’è tutta la parte che riguarda il supero e che consente, per le denominazioni di origine… In passato finora, per le denominazioni di origine, potevano essere riclassificate a DOC o a IGT solo loro, sostanzialmente. D’ora in avanti, ammesso anche l’utilizzo dei superi di una DOP per andare ad un’altra DOC.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Facciamo un esempio.</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: Ecco, per essere molto chiari: noi potevamo fare la scelta da Barolo a Langhe e Nebbiolo, da Barolo a comunque a una denominazione di origine Barolo, che è un DOCG, a una denominazione di origine controllata. In futuro potremo partire da una denominazione di origine controllata – tipo ad esempio il Barbera d’Alba, che non è ancora DOCG , è DOC – e dal Barbera d’Alba si potrà scendere a Langhe e Nebbiolo utilizzando i superi del Barbera d’Alba. Questa, cosa che non era attualmente ammessa. C’è ancora un passaggio fondamentale, che è quello che la DOP, quella che noi definiamo “di irritabilità”, quella che sta di sotto e che deve essere di più ampia estensione – per cui parliamo di Barolo, andiamo a Langhe, al limite si va in Piemonte, tanto per dare un esempio della limitazione territoriale: quella ricaduta, però, deve – è prevista in una recente circolare ministeriale, ed è stato ufficializzato anche nel Testo Unico, che quella ricaduta deve essere interpellata. Mentre, l’IGT, cosa che noi in Piemonte non abbiamo, la ricaduta per IGT è sempre consentita.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Quindi, in caso di IGT non servirà più nessun altro provvedimento, mentre negli altri casi i disciplinari dovranno prevedere sostanzialmente anche questa possibilità.</p><p><br></p><p>Biestro: I disciplinari, dove si va a ricadere, dovranno prevederla. Dovrà essere previsto esplicitamente nel disciplinare.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Bene. L’ho poi sentita parlare di sanzioni: su questo che novità abbiamo?</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: In sostanza, più che altro si sta cercando, per quel che è possibile, di passare da un sistema sanzionatorio puro ad un sistema dove viene sostanzialmente avvisato il produttore, e quindi dandogli delle indicazioni. Innanzitutto, prima di arrivare a sanzionare ti avviso, nel senso che in una qualche forma a livello di passaggio ci saranno delle segnalazioni e delle indicazioni. E poi, la grande novità che è stata inserita sulla certificazione sui controlli è stato il ravvedimento operoso. Il ravvedimento operoso in sostanza vuol dire che mi accorgo di aver fatto un errore, di aver sbagliato un qualcosa, e da questo punto posso evidenziarlo, posso io stesso segnalare che mi sono accorto di aver commesso quell’errore. Questo consente, a chi lo fa, avere una sanzione ridotta di cinque volte; solo un quinto della sanzione viene pagato, rispetto al fatto che se invece viene individuato da un organismo di controllo – per esempio, se l’onere è di 1000 euro, me ne faccio un ravvedimento operoso e ne pago 200.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ma funzionerà per gli istituti? Immagino arrivi dall’Agenzia delle Entrate, immagino che sia stato mutuato da quello. Quindi, il ravvedimento operoso presuppone una scoperta, un’iniziativa del percorso da parte del produttore stesso.</p><p><br></p><p>Biestro: Esatto. E anche qui non lo abbiamo ancora chiarissimo, ma ci sarà una formulazione, ci saranno dei tempi determinati per cui se io lo segnalo, rientro in questa casistica e pago ridotto, ecco, questo è il succo.</p><p><br></p><p>Stefano: Quindi ci sarà un tempo in cui il produttore potrà magari accorgersi di non aver rispettato delle cose, e in cui potrà accedere a questo tipo di istituto. Il Testo Unico definisce anche un periodo vendemmiale, uno per tutti, giusto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: Il periodo vendemmiale, sostanzialmente, finora era fissato ogni anno dalle singole regioni, e ogni regione aveva un po’ a modo suo il tempo e le procedure. Poi passavano per le regioni e le regioni definivano il periodo vendemmiale, con alcuni problemi, perché poi magari qualcuno intendeva vendemmiare prima e magari si fissava il 1° settembre, e qualcuno già a fine agosto – magari vini-base da spumante in Piemonte – voleva già vendemmiare. Oppure si chiudeva il 30 novembre, magari c’erano dei principi di fermentazione ancora per determinate tipologie di prodotto… per cui, adesso, sostanzialmente, si è definito che il periodo vendemmiale è definito a livello nazionale, ed è già fin d’ora fissato per tutta Italia dal 1° agosto al 31 dicembre…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Beh, un periodo molto ampio in cui c’è dentro tutto.</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: Certo, si può far fermentare in cantina totalmente, durante tutti questi cinque mesi, quindi dal 1° di agosto, settembre, ottobre, novembre e dicembre: cinque mesi praticamente complessivi. In più, c’è la possibilità in cui viene consentita la fermentazione e la rifermentazione anche fuori da questo periodo, se è previsto nel disciplinare di produzione. E lì potrebbe essere prevista nel caso nostro, a livello piemontese, ad esempio per alcuni Passiti: si mettono in alcune cassette e si lasciano appassire all’interno delle cassette e magari, anziché farlo fermentare assolutamente entro dicembre, magari lo si può fare anche a gennaio-febbraio. Questo deve essere previsto dal disciplinare, e comunque poi bisognerà fare una richiesta specifica.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Un’altra questione importante è sempre quella delle etichette: l’etichettatura, un tema importante per gli aspetti di trasparenza, ma anche tra l’altro di marketing e posizionamento del nostro vino… noi sappiamo che ogni tanto ci sono delle questioni relative a quello che si può scrivere o non si può scrivere in etichetta, su questo il Testo Unico ha detto qualcosa?</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: Sui vini, sostanzialmente, è stato fissato se si possono inserire o meno i nomi dei vitigni, e qui sarà stabilito come si potrà fare e quali possono essere le forme di informazione e comunicazione al consumatore per comunicare quali sono i vitigni contenuti all’interno dei singoli vini a denominazione di origine protetta o limitazione geografica. L’altra grande novità, oltre a questo, è che nel Testo Unico del Vino si è inserita la possibilità di utilizzare dei nomi geografici più ampi rispetto alla DOP o all’IGP che collochino territorialmente l’azienda. Noi abbiamo avuto esempi, in passato, in cui molti avevano fatto delle multe perché uno aveva scritto ad esempio che Gavi era in Piemonte. Anche perché molti, ad esempio, Gavi lo conoscevano in Liguria; e loro hanno detto “No, siamo in Piemonte”. E gli hanno fatto la multa perché il Piemonte è una Denominazione di Origine e non poteva essere utilizzata. Faccio questo prodotto e mi trovo nelle Langhe: chiaramente, se uno è a Monforte o a Barolo e dice che è nelle Langhe, non c’è nessuno che possa contestarglielo questo. Anche se le Langhe non sono amministrativamente delimitate, ma geograficamente indubbiamente lo sono, quindi uno sa dove ci si trova. E se uno dice che è in Piemonte, lì abbiamo anche addirittura una delimitazione amministrativa chiarissima: o ci sei o non ci sei, quindi se dico che sono in Piemonte e lo posso comprovare, posso chiaramente scriverlo. Mi sembra che sia una cosa legittima, che si possa fare. E questo è stato ufficializzato dal Testo Unico.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Parliamo di registri, e magari anche di contraffazione. Su questo ci sono delle novità che arrivano dalla Legge?</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: Sui registri c’è in pista tutta una novità enorme, nel senso che si arriverà all’informatizzazione generalizzata di tutti i registri di cantina. Cioè, sostanzialmente, ci si potrà collegare alla Banca Dati del SIAN, e i registri di cantina – che oggi venivano gestiti individualmente, ognuno con il proprio registro, a mano o in modo informatico, ma con il proprio programma – saranno tutti sotto un grande, mega-programma e questo, praticamente (la legge lo prevede), partirà dal 1° gennaio 2017: questa è una grandissima novità, e andremo a vedere che cosa succederà.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ci aggiorni su questo, nel senso che noi abbiamo già intervistato dei responsabili del Ministero che ci hanno raccontato di questo passaggio, che come lei ricorderà, aveva già avuto una precedente scadenza, adesso è gennaio 2017. I produttori ci stanno arrivando? Ci sono? Ci saranno?</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: Ma no… detto proprio apertamente e “fuori dai denti”: noi abbiamo fatto delle prove in nome e per conto dei nostri associati e per alcuni nostri produttori. Qualche difetto e qualche buco c’è nel programma, c’è a livello centrale e nel SIAN: abbiamo visto che alcune operazioni non sono così lineari, non è così semplice, ci sono dei problemi; però, tutto sommato, se questa scadenza va avanti, secondo me deve esserci chiaramente una comprensione reciproca tra noi, il mondo della produzione e chi controlla, per cercare di interpretare capendo dove ci sono dei problemi e cercando di risolverli. Per cui, tanto da un giorno bisognava pur iniziare, e secondo me va bene che sia mantenuto il 1° gennaio 2017 con il fatto di vedere insieme perché ci sono delle cose che chiaramente non sono ancora perfettamente a punto, ecco, per essere molto chiari. Io credo che nel giro di sei mesi però si possa e ci si debba dare a regime, e sono convinto del fatto che si possa partire con questa operazione lavorando seriamente…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Uno slittamento dell’obbligo, sostanzialmente.</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: Secondo me bisogna mantenere l’obbligo impostando, almeno nei primi sei mesi, non un regime sanzionatorio ma un regime di indicazioni: insieme capire, perché qui assolutamente non c’è mancanza di volontà né da una parte né dall’altra, ma magari ci sono dei problemi a livello informatico che non sono ancora totalmente risolti, tutto lì.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ma al momento esistono delle sanzioni per chi non riesce a fare questo passaggio?</p><p><br></p><p><br></p><p>Biestro: No, non c’è una sanzione. Chiaramente le sanzioni sono poi legate alla tenuta dei registri, però, per capirci: il produttore ha oggi un programma informatico di una qualsiasi società, che deve colloquiare con un programma informatico a livello nazionale. Chiaramente mi insegna Lei che quando cambi un programma e passi da un programma gestionale a un altro ci sono problemi: normalmente tagli un’azienda quando fai quel singolo passaggio lì. Immaginiamoci qui con le migliaia di aziende che vanno ad impattare su un programma nazionale come gestione di decine, se non centinaia, di programmi informatici diversi, gestibili da società diverse, che devono colloquiare con un sistema centrale, ecco. Non so se ho reso l’idea di qual è la problematica.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo, questa digitalizzazione di un settore non poi è così semplice, almeno i fatti ci stanno raccontando questo. Però, scusi, abbiamo introdotto questo elemento dei registri digitali; sui registri cosa dice questo Testo Unico? Dice qualcosa di nuovo?</p><p><br></p><p>Biestro: No. Sostanzialmente dice che quelli dotati di sistemi informatici aziendali devono collegarsi alla Banca Dati del SIAN, assolvendo in quel modo gli obblighi e i termini di registrazione dei propri dati, ecco. In pratica dice: “Adeguatevi a quello che è il decreto ministeriale del marzo 2015”.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Quindi adeguatevi, sapendo che peraltro non c’è una sanzione, che poi ci sono dei problemi come mi stava Lei raccontando, per cui poi alla fine bisognerà accompagnare un attimo questo passaggio, che si dimostra complesso evidentemente sia parte ai produttori, sia parte centrale. Un altro tema: a proposito di semplificazione, che credo sia fosse anche uno degli obiettivi del Testo Unico e anche un po’ di tutte le leggi quadro che in Italia si dicono di voler prendere per eliminare o togliere un po’ di burocrazia. Lei lo sa molto meglio di me che quando si parla con un produttore, uno dei suoi principali crucci è il tempo che passa sulle carte piuttosto che magari in cantina, in vigna o da qualche parte del mondo a vendere il suo vino. Ecco, sulla semplificazione, c’è qualche passaggio su...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/testo-unico-del-vino-ecco-cosa-cambia-con-gianluigi-biestro-di-vignaioli-piemontesi]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1846</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Wed, 11 Jan 2017 09:37:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/9d8079d5-88c8-4af0-9951-5c3711fe82d1/wineinternet-45-biestro-mixdown.mp3" length="54953948" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>37:57</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>44</itunes:episode><podcast:episode>44</podcast:episode><itunes:summary>Testo Unico del Vino. Dopo due anni e mezzo di lavori l&amp;#8217;Italia da fine novembre si è dotata di un ambizioso quadro normativo per tutto il settore. Novanta articoli che mandano in pensione, riassumendoli per lo più, diversi altri testi tra i quali quello sulle disposizioni sanzionatorie, la legge Collavini del 2006 n.82 sull’OCM, la legge 2010 n. 61 sulle denominazioni di origine.
Chi sottolinea le debolezze del dispositivo spiega che, nei dettagli, molto è rimandato ai 20 decreti attuativi attesi entro l’anno.
Chi ne commenta la rilevanza fa riferimento al tentativo di semplificare e alla sintesi delle posizioni, al fatto che la legge nasce da un tavolo comune a cui si sono seduti il controllore centrale, i produttori tutti (i big dell’industria e i piccoli e medi che fanno l’80% del vino italiano), le organizzazioni commerciali e interprofessionali.
Ma cosa cambia davvero per con il nuovo testo unico del vino?
Gianluigi Biestro, direttore di Vignaioli Piemontesi, la più grande Associazione di produttori vitivinicoli d’Italia, passa in rassegna vari aspetti toccati dal testo unico del vino: vigneti, fascette ed etichette, trasparenza, registro digitale, molto altro.  Parla anche del nuovo &amp;#8220;ravvedimento operoso&amp;#8221; appena int﻿https://www.cialisweb.tw/ (犀利士)
rodotto anche nel vino e che sta facendo discutere il settore.
Per i controlli per esempio si sta cercando di passare da un sistema sanzionatorio puro ad un sistema in cui si avvisa il produttore. &amp;#8216;Ravvedimento operoso&amp;#8217; in sostanza vuol dire che se mi accorgo di aver fatto un errore posso io stesso segnalarlo. Se lo faccio ho una sanzione ridotta di cinque volte.
Note alla puntata:
http://www.vignaioli.it/press/gianluigi-biestro-nominato-nel-comitato-nazionale-vini/ (Gianluigi Biestro, direttore di Vignaioli Piemontesi)
Testo Unico del vino, il documento sul sito del Ministero

Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

Stefano: Benvenuto, Biestro.
Biestro: Buongiorno a tutti.
Stefano: Allora, Gianluigi Biestro, albese, editore di Vignaioli Piemontesi, che è la più grande associazione di produttori vitivinicoli in Italia – ci sono oltre 400 soci, mi corregga se sbaglio, in 48 cantine cooperative – dentro, oltre 6000 aziende vitivinicole, con 382 aziende individuali, di fatto. Poi, fa parte del Comitato Nazionale Vini DOP e IGP, Presidente Unavini, insomma, anche altri incarichi negli organismi di tutela e valorizzazione del vino italiano. Quindi, ecco, Biestro, la sentiamo molto volentieri oggi perché così ci aiuta a capire… lei che è così da sempre in contatto con le esigenze e la vita dei nostri produttori, ci aiuta a capire l’impatto che può avere questo Testo Unico del vino. Dunque, giusto per introdurre la questione: da fine novembre abbiamo questo nuovo Testo Unico, il Ministro Martina dice che c’è un taglio alla burocrazia, per un settore che vale oltre i 14 miliardi di euro – qualcuno ha stimato novanta articoli che di fatto mandano in pensione 4000 pagine di altre leggi e provvedimenti, un lungo iter dalla primavera del 2014… insomma, un tentativo ambizioso di semplificare e che segna l’Italia un po’ come il primo paese in Europa che fa questo tipo di accorpamento in un unico strumento legislativo per un intero settore. Ecco quindi, adesso chiedo a Lei di aiutarci ad introdurre il Testo Unico, partendo, direi, dalle cose che non valgono più. Il Testo Unico manda in pensione un po’ di cose, non è così?
Biestro: Sì. Intanto, mette insieme il titolo. Noi lo semplifichiamo in testo unico, in realtà non è così lineare, nel senso che il titolo è “Disciplina organica della coltivazione della vite,</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>L’inglese per vendere il vino: questione di small talk – con Michela Colasante</title><itunes:title>L’inglese per vendere il vino: questione di small talk – con Michela Colasante</itunes:title><description><![CDATA[<p>Come migliorare il nostro inglese per vendere il vino? Quali cose sottovalutiamo? Quali altre dovremmo superare?</p><p>Ne parliamo con Michela Colasante, trainer, interprete e traduttrice freelance, titolare di Beecome che da anni lavora nel settore del vino.</p><p><br></p><blockquote>E’ decisivo lo “small-talk”: la conversazione di contorno per costruire la relazione. Quando non stiamo ancora parlando di affari, non stiamo trattando e nemmeno raccontando il nostro vino. Ci serve saper intrattenere e accogliere il nostro cliente: quando lo andiamo a prendere all’aeroporto, quando siamo a cena, quando parliamo di calcio. Saperci esprimere in modo agevole in quei momenti diventa più importante che conoscere esattamente tutti i termini tecnici del vino.</blockquote><p><br></p><p><em>Note alla puntata:</em></p><p><br></p><p><a href="http://www.beecome.biz/profilo/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Michela Colasante di Beecome – link</a></p><p><br></p><p><a href="https://it.linkedin.com/in/mikycola" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Michela su Linkedin – link</a></p><p><br></p><p><a href="https://it-it.facebook.com/michela.colasante.7" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Michela su Facebook – link</a></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>02:40 Gli italiani e l’inglese: questione di relazione</p><p><br></p><p>05:15 L’inglese prima e dopo gli affari</p><p><br></p><p>06:50 Lo small- talk in inglese per vendere il vino</p><p><br></p><p>10:20 Non solo l’inglese: il cinese, il russo, …</p><p><br></p><p>11:35 Intermedio, autonomo, avanzato. La differenza tra cavarsela e capire le necessità di chi abbiamo davanti</p><p><br></p><p>13:45 Gli errori che facciamo come italiani quando parliamo in inglese</p><p><br></p><p>14:45 Ma la lingua inglese non è il primo problema</p><p><br></p><p>17:50 L’inglese scritto: le email che mandiamo</p><p><br></p><p>22:15 Chi sta facendo le traduzioni per il nostro vino?</p><p><br></p><p>24:45 La prima che possiamo fare: gli strumenti online, i video, i ted talks, gli articoli e le pagine da cui trarre spunti</p><p><br></p><p>29:00 Parla, parla e ancora parla con qualcuno, via skype o al telefono: buttati, con un amico o con un cliente.</p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Benvenuta Michela!</p><p><br></p><p><br></p><p>Michela: Grazie Stefano, buongiorno!</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Allora, Michela Colasante, vicentina di Schio, se non sbaglio. Trainer, interprete, traduttrice freelance in inglese, italiano e spagnolo, e ha un background economico-commerciale: lavora da tempo con export manager nelle piccole e medie imprese, ha un’azienda che si chiama Beecom e accompagna persone e aziende, e prodotti, nel processo di internazionalizzazione del Made in Italy, insomma. La cosa che mi piace davvero e per cui Michela è qui, è che il suo approccio rispetto alle lingue è molto orientato alla comunicazione e al marketing, e che la sua esperienza è particolare anche nel mondo del vino. E quindi sei perfetta, insomma, per Wine Internet Marketing. Senti Michela, partirei dal problema – se c’è un problema, ce lo confermerai tu – il problema con l’inglese: si dice che noi italiani ce la caviamo sempre, che alla fine ci facciamo capire e che in qualche modo sopperiamo, forse, a delle carenze con la nostra capacità di comunicazione. Ma questo è vero? Ed è vero in che misura?</p><p><br></p><p><br></p><p>Michela: È vero nel senso che la capacità è un po’ uno stereotipo, però effettivamente lo scontro nell’esperienza concreta e quotidiana che l’italiano, attraverso la gestualità e la sua capacità comunque comunicativa di entrare in empatia con il cliente o con un business partner internazionale, di qualunque cultura e provenienza sia, questa capacità dell’italiano è nota. Però effettivamente, conoscere la lingua, conoscere delle sfumature, conoscere in...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Come migliorare il nostro inglese per vendere il vino? Quali cose sottovalutiamo? Quali altre dovremmo superare?</p><p>Ne parliamo con Michela Colasante, trainer, interprete e traduttrice freelance, titolare di Beecome che da anni lavora nel settore del vino.</p><p><br></p><blockquote>E’ decisivo lo “small-talk”: la conversazione di contorno per costruire la relazione. Quando non stiamo ancora parlando di affari, non stiamo trattando e nemmeno raccontando il nostro vino. Ci serve saper intrattenere e accogliere il nostro cliente: quando lo andiamo a prendere all’aeroporto, quando siamo a cena, quando parliamo di calcio. Saperci esprimere in modo agevole in quei momenti diventa più importante che conoscere esattamente tutti i termini tecnici del vino.</blockquote><p><br></p><p><em>Note alla puntata:</em></p><p><br></p><p><a href="http://www.beecome.biz/profilo/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Michela Colasante di Beecome – link</a></p><p><br></p><p><a href="https://it.linkedin.com/in/mikycola" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Michela su Linkedin – link</a></p><p><br></p><p><a href="https://it-it.facebook.com/michela.colasante.7" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Michela su Facebook – link</a></p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>02:40 Gli italiani e l’inglese: questione di relazione</p><p><br></p><p>05:15 L’inglese prima e dopo gli affari</p><p><br></p><p>06:50 Lo small- talk in inglese per vendere il vino</p><p><br></p><p>10:20 Non solo l’inglese: il cinese, il russo, …</p><p><br></p><p>11:35 Intermedio, autonomo, avanzato. La differenza tra cavarsela e capire le necessità di chi abbiamo davanti</p><p><br></p><p>13:45 Gli errori che facciamo come italiani quando parliamo in inglese</p><p><br></p><p>14:45 Ma la lingua inglese non è il primo problema</p><p><br></p><p>17:50 L’inglese scritto: le email che mandiamo</p><p><br></p><p>22:15 Chi sta facendo le traduzioni per il nostro vino?</p><p><br></p><p>24:45 La prima che possiamo fare: gli strumenti online, i video, i ted talks, gli articoli e le pagine da cui trarre spunti</p><p><br></p><p>29:00 Parla, parla e ancora parla con qualcuno, via skype o al telefono: buttati, con un amico o con un cliente.</p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Benvenuta Michela!</p><p><br></p><p><br></p><p>Michela: Grazie Stefano, buongiorno!</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Allora, Michela Colasante, vicentina di Schio, se non sbaglio. Trainer, interprete, traduttrice freelance in inglese, italiano e spagnolo, e ha un background economico-commerciale: lavora da tempo con export manager nelle piccole e medie imprese, ha un’azienda che si chiama Beecom e accompagna persone e aziende, e prodotti, nel processo di internazionalizzazione del Made in Italy, insomma. La cosa che mi piace davvero e per cui Michela è qui, è che il suo approccio rispetto alle lingue è molto orientato alla comunicazione e al marketing, e che la sua esperienza è particolare anche nel mondo del vino. E quindi sei perfetta, insomma, per Wine Internet Marketing. Senti Michela, partirei dal problema – se c’è un problema, ce lo confermerai tu – il problema con l’inglese: si dice che noi italiani ce la caviamo sempre, che alla fine ci facciamo capire e che in qualche modo sopperiamo, forse, a delle carenze con la nostra capacità di comunicazione. Ma questo è vero? Ed è vero in che misura?</p><p><br></p><p><br></p><p>Michela: È vero nel senso che la capacità è un po’ uno stereotipo, però effettivamente lo scontro nell’esperienza concreta e quotidiana che l’italiano, attraverso la gestualità e la sua capacità comunque comunicativa di entrare in empatia con il cliente o con un business partner internazionale, di qualunque cultura e provenienza sia, questa capacità dell’italiano è nota. Però effettivamente, conoscere la lingua, conoscere delle sfumature, conoscere in particolare la cultura del cliente o della persona con cui ci si interfaccia, fa la differenza. Nel senso che è importante che passi il messaggio, è importante creare la relazione, soprattutto se si vuole fare business nel lungo termine. Però, diciamo, sì, riuscire ad accogliere un cliente o comunque porsi nel modo giusto quando si va a visitare il suo paese e quando si entra in relazione con lui, è fondamentale: quindi non basta solo riuscire ad essere simpatici o comunque accoglienti, riuscire a comunicare nel modo giusto, ma effettivamente conoscerne la cultura e la lingua e soprattutto le differenze culturali, può fare la differenza, per non perdere opportunità di business e per calarsi un po’ nella realtà del cliente e capire cosa è effettivamente importante per lui, quindi non solo un discorso linguistico, ma anche un approccio multiculturale, e interculturale direi più che altro…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi hai già introdotto un paio di questioni, che vanno un po’ al di là della questione tecnica che forse, credo, sia superata, nel senso che ciascuno sa raccontare sé stesso, il proprio prodotto, l’azienda, magari le sfumature tecniche. Ciò che forse, ci stai dicendo, in cui siamo più deboli è nel creare questa relazione con una capacità linguistica che sappia non soltanto accogliere, ma creare la fiducia e quella naturalezza che forse richiedono le relazioni prima umane e poi commerciali.</p><p><br></p><p><br></p><p>Michela: Certo. Infatti la relazione, soprattutto in un settore dove effettivamente il cliente, o comunque il partner – possa essere un buyer, un importatore, un distributore o anche un agente – quello che ricerca è l’“Italian lifestyle”, quello che noi chiamiamo “Italian mood”: tutto quello che ruota attorno al vino in sé o a una piacevole serata in compagnia, e quindi tutto quello che riguarda la socialità e lo stare assieme e quindi la convivialità, cioè tutti questi aspetti – in questo settore in particolare – contano molto di più che non magari la conoscenza specifica di alcuni dettagli tecnici. Quindi, creare una relazione di lungo termine, e questo si fa una volta che si acquisisce una competenza linguistica che ci permette di essere sciolti e di avere anche una sorta di autostima e sicurezza quando ci si interfaccia con il partner straniero in lingua, ma anche la conoscenza culturale che ci permetta di far stare a proprio agio il nostro interlocutore proprio in queste situazioni conviviali: quindi, non solo ad una fiera o ad un evento, ma anche ad una cena… perché sappiamo, appunto, che gli affari soprattutto in questo settore si fanno a cena, si fanno davanti ad un bicchiere di vino e si fanno in una situazione anche magari informale, dove però si deve creare una piacevole atmosfera.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi saper parlare del tempo, del calcio, di quello che sta succedendo magari all’aeroporto, a cena, ad una situazione di incontro, diventa importante.</p><p><br></p><p>Michela: Certo, è tutto quello che è lo “small-talk”: tutta questa conversazione di contorno, che però non è più contorno, ma che diventa parte integrante della conversazione quando non parliamo in dettaglio di affari, di una trattativa o di una negoziazione o del nostro prodotto a livello più tecnico, ma sapere intrattenere l’interlocutore, come dicevi tu, quando lo andiamo a prendere all’aeroporto, quando siamo a cena… essere informati su quello che succede a livello internazionale, perché avere degli argomenti o comunque una conoscenza concreta dell’attualità, e quindi dei temi principali, e anche quello che avviene all’interno del suo paese perché effettivamente, se ci pensiamo, è importante – che ne so, se andiamo in Germania – sapere che sono in atto le elezioni o che c’è qualche tema che a loro sta particolarmente caro, anche se poi sappiamo che ci sono dei temi “sensitive”, un po’ sensibili o rischiosi, su cui è meglio non avventurarsi, come la politica, la religione o qualche altro tema un po’ più ostico. Però, saper parlare del tempo, saper parlare dell’attualità o dell’andamento generale del business o comunque di temi poco pesanti…</p><p><br></p><p>Stefano: Cioè, se parliamo adesso con un americano di USA, è meglio non parlare di Trump e Hilary…</p><p><br></p><p><br></p><p>Michela: Meglio non parlare di Trump e Hilary perché non sappiamo chi abbiamo di fronte, quindi non sappiamo effettivamente da che parte si schiera, però è indispensabile sapere che sono in corso le elezioni e che quindi una grossa fetta del pubblico è un po’ coinvolta da questa cosa, quindi segue i dibattiti, segue i confronti (scontri-confronti!), e quindi essere informati su questo chiaramente fa la differenza: può starci la battuta, magari sempre un po’ con leggerezza, senza addentrarsi troppo nel dettaglio e soprattutto se si tratta del primo incontro﻿<a href="https://www.cialisweb.tw/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">犀利士</a></p><p><br></p><p>. Poi, è chiaro che a mano a mano che conosciamo il nostro interlocutore, e mano a mano che troviamo del terreno in comune – perché alla fine è quello l’obiettivo, trovare delle cose che abbiamo in comune, degli interessi, che possono essere un’attività sportiva, qualcosa che riguarda la famiglia… anche se, anche la famiglia, al primo approccio, può essere un argomento un po’ ostico – però poi a mano a mano che si acquisisce confidenza, sono tutti elementi che arricchiscono la relazione e che rendono anche bello il business. Del resto, noi facciamo business con le persone, non con i prodotti e né con le aziende, quindi trovare cose in comune con il nostro interlocutore-cliente è la cosa più bella per questo scambio anche a livello personale, e non solo commerciale e professionale.</p><p><br></p><p>Stefano: Ma la domanda è: quindi fare questa cosa è piuttosto complicata, nel senso che prevede, al di là di un’attenzione al nostro interlocutore – che riguarda anche la sua cultura e il suo modo di rapportarsi a noi, di percepirci, i suoi gusti – prevede anche una conoscenza linguistica forse un po’ più approfondita o diversa da quella che abbiamo squisitamente tecnica del nostro settore… come si fa? Da dove si parte?</p><p><br></p><p><br></p><p>Michela: La conoscenza di base della lingua – e qui stiamo parlando dell’inglese, anche se poi potremmo aprire delle parentesi, nel senso che ci rendiamo sempre più conto che l’inglese ormai non è più sufficiente: stiamo parlando dell’inglese come lingua franca internazionale, come lingua degli scambi, lingua commerciale, però vedo sempre più aziende, soprattutto in questo settore, che investono sul cinese, investono sul russo, quindi fanno della formazione specifica, hanno dei contatti, o addirittura assumono del personale che ha queste competenze linguistiche che vanno anche oltre la lingua inglese… perché ormai diciamocelo, l’inglese non è più sufficiente se si vuole effettivamente approfondire, internazionalizzare su mercati diversi, su mercati anche emergenti o in forte sviluppo e quindi, tornando all’inglese, la conoscenza intermedia non è più sufficiente…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: “Intermedia”, quindi il livello di riferimento che tu prendi è l’intermedio.</p><p><br></p><p>Michela: Diciamo che un livello intermedio è anche difficile da definire, nel senso che, senza entrare nel dettaglio di quelli che sono i livelli ufficiali della conoscenza di una lingua straniera…</p><p><br></p><p>Stefano: Puoi aiutarci a farci capire?</p><p><br></p><p><br></p><p>Michela: Per un livello intermedio, diciamo, il Quadro di Riferimento Europeo identifica la conoscenza di una lingua come utente autonomo, utente avanzato: queste sigle che vanno in B1-B2… un C1-C2 già arriva alla conoscenza molto avanzata della lingua, fino ad arrivare ad un C2 che è un madrelingua. Diciamo che un classico B1 identifica una persona che se la sa cavare in alcune situazioni può essere sufficiente fino ad un certo punto, nel senso che comunque le sfumature e i dettagli per raccontare un prodotto, ma anche per avere un’attenzione superiore al cliente, quindi creare questa relazione e mettersi anche nei panni del cliente, capire quali sono le sue necessità – che è quello, lo scopo principale della relazione commerciale – può richiedere un livello, una conoscenza della lingua più avanzato. Quindi io direi che un B2 potrebbe farci stare tranquilli dal punto di vista linguistico. Poi però, quello che a me piace dire ed è ciò su cui punto molto quando parlo con gli imprenditori o con le aziende, è la conoscenza commerciale e l’approccio giusto al cliente che va oltre un aspetto meramente linguistico, e quindi proprio cercare di entrare in empatia con il cliente, cercare di capire quali sono le sue esigenze, e cercare di capire qual è il motivo per cui lui entra in affare, in relazione con noi.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Perché poi pensavo – prima leggevo il tuo profilo – tu ti rapporti spesso alle piccole e medie imprese, che peraltro è un profilo abbastanza tipico del nostro vino. Nella piccola o media impresa, come si sa, si fa tutto: il proprietario, soprattutto, è chiamato a diverse occasioni di relazione, che sono il telefono, la fiera, la relazione vis-a-vis, magari in cantina o in un altro contesto. Ecco, cosa succede in una fiera, per esempio? Partiamo da questa situazione abbastanza tipica: rispetto alla lingua, tu che cosa osservi? Quali sono gli errori che noti?</p><p><br></p><p><br></p><p>Michela: Allora, al di là degli errori in sé, diciamo che a livello tecnico-linguistico l’errore tipico dell’italiano è che si dimentica le s del plurale o si dimentica la s alla terza persona, pensa in italiano e quindi cerca di tradurre la sintassi italiana e la costruzione italiana in inglese, il che non funziona, perché come sappiamo l’inglese ha un approccio completamente diverso, e quindi ha una struttura che richiede un approccio diverso rispetto alla sintassi italiana. Ma al di là di questo, l’errore principale secondo me consiste nel non saper quantificare a priori quelli che sono magari i propri punti di forza o i punti chiave, quelli che vorremmo rimanessero impressi nella mente dell’interlocutore, cioè come vorremmo poter attirare la sua attenzione, come vorremmo lui ci ricordasse, o le caratteristiche della nostra storia e del nostro prodotto che noi vorremmo lui si ricordasse… del non averli chiari ben chiari in testa fin da subito, e quindi di non riuscire a rendere in poco tempo, e in maniera abbastanza coincisa, i punti focali: questo avviene soprattutto quando nelle fiere, mock-around tasting, quindi dove ci sono degli eventi di degustazione, e dove il cliente stesso ha occasione di incontrare molti potenziali fornitori, quindi molti potenziali partner, diventa essenziale riuscire ad attirare la sua attenzione con un qualcosa di particolare, con un elemento che ci contraddistingua con la nostra identità. Questo, in italiano come in inglese, è una delle carenze che, secondo me, noi notiamo agli eventi o che comunque adesso si sta un po’ colmando, che però finora è stato un po’ il punto critico, perché sì la conoscenza del vino, certo la conoscenza tecnica, però anche la conoscenza del mercato e la conoscenza dell’approccio più idoneo a livello comunicativo del nostro cliente – che può essere cinese, giapponese, americano, quindi con un approccio totalmente diverso, non solo al business, ma anche alla vita – questo può fare la differenza: nel senso che se noi riusciamo a identificare in pochi secondi quello che effettivamente vogliamo che lui ricordi di noi, questo lo dovremmo saper fare non soltanto in inglese ma anche in italiano.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi ci stai dicendo: occhio, che qualche volta la questione non è l’inglese, ma è una questione a monte di aver identificato bene qual è il messaggio che vogliamo lasciare, forse i punti di forza che abbiamo, laddove vogliamo e possiamo distinguerci rispetto a un mercato che ha concorrenza e che è magari disattento nell’ascoltarci, che ci concede poco tempo in varie occasioni, come ad una fiera. Senti, ma con questo inglese, noi come siamo piazzati rispetto agli altri, rispetto alla lingua? Cioè, è possibile dire che noi italiani, soprattutto nel mondo del vino, siamo più o meglio di altri paesi con ﻿<a href="https://www.cialisweb.tw/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">犀利士</a></p><p><br></p><p>cui facciamo la gara nel vino?</p><p><br></p><p>Michela: Mah, allora. È risaputo che l’italiano medio non ha un’ottima conoscenza della lingua, non è molto famoso per sapersi destreggiare con le lingue straniere, e qui poi c’è chi dà la colpa al sistema scolastico…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: C’è qualcuno messo peggio di noi, oppure noi siamo i peggiori?</p><p><br></p><p><br></p><p>Michela: Guarda, possiamo dire che a livello europeo, messi peggio di noi, o comunque simili a noi, possono essere i francesi o gli spagnoli… anche loro con le lingue straniere non se la cavano molto, dobbiamo dire la verità. Poi chiaro, gli inglesi oe gli americani non hanno nessun tipo di problema, perché loro hanno questa cosa del passepartout, quindi loro con l’inglese vanno dappertutto e ritengono che non sia importante per loro imparare nessun’altra lingua straniera. Però stiamo parlando un po’ per stereotipi. È chiaro, io ho conosciuto molti wine export manager, comunque persone giovani e meno giovani che hanno investito nella formazione linguistica, italiani che magari hanno studiato all’estero, che hanno una formazione completa, sia commerciale che di marketing, e quindi si possono proporre anche come figure per le cantine e per queste aziende che si vogliono internazionalizzare, quindi è difficile fare una considerazione generale, anche se effettivamente c’è un gap abbastanza significativo tra l’italiano e il tedesco o i nord-europei, che effettivamente hanno una conoscenza linguistica decisamente superiore alla nostra, e che quindi possono avere un vantaggio competitivo da questo punto di vista. Però, ripeto, ci sono dei giovani o anche comunque degli imprenditori non più giovanissimi che stanno investendo molto nella formazione linguistica, che hanno capito molto l’importanza dell’apprendimento della lingua, ma anche di una formazione più completa a livello comunicativo e a livello di approcci interculturali, e quindi stanno investendo non solo nell’inglese, ma anche – come dicevamo prima – in lingue emergenti: nel cinese, nel russo, e in altre lingue che permettano loro di avere proprio un approccio diretto con il cliente senza l’uso di intermediari…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Perché invece spesso, c’è magari l’intermediario, in altre forme di interazione. Non so, pensavo per esempio a quando si scrive via email: via email passa di tutto, passano questioni organizzative, logistiche, commerciali, quindi lì dentro ci sono poi anche linguaggi tecnici differenti… Cosa osservi? Cosa succede, in questo caso, nelle aziende, tipicamente?</p><p><br></p><p>Michela: Ci sono ancora aziende – magari le più piccole o le meno strutturate, o chi non ha effettivamente del personale specifico che li supporti nel back office, e quindi poi nella gestione della comunicazione commerciale anche al telefono o via email – che utilizzano Google Translate e tutti questi strumenti che effettivamente permettono comunque di comunicare in qualche modo…</p><p><br></p><p>Stefano: Di farsi capire.</p><p><br></p><p><br></p><p>Michela: Ecco, però è da prendere con le pinze: sappiamo che ci sono, oltre a Google Translate, anche altri strumenti online che per carità, se proprio uno deve capire un documento, magari qualche aiuto ce lo possono dare, però è molto rischioso affidarsi a questo genere di strumenti per comunicare. Poi, l’efficacia e l’efficienza della comunicazione scritta richiedono delle competenze diverse, non solo linguistiche appunto, ma anche proprio di analisi o di comunicazione: anche solo la traduzione di un sito internet o comunque i post sui social…...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/linglese-per-vendere-il-vino-questione-di-small-talk-con-michela-colasante]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1804</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Tue, 08 Nov 2016 08:01:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/41094270-2394-4c8e-b2b0-33e1844c0169/wineinternet-44-colasante-mixdown.mp3" length="44946566" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>31:01</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>43</itunes:episode><podcast:episode>43</podcast:episode><itunes:summary>Come migliorare il nostro inglese per vendere il vino? Quali cose sottovalutiamo? Quali altre dovremmo superare?
Ne parliamo con Michela Colasante, trainer, interprete e traduttrice freelance, titolare di Beecome che da anni lavora nel settore del vino.
E&amp;#8217; decisivo lo “small-talk”: la conversazione di contorno per costruire la relazione. Quando non stiamo ancora parlando di affari, non stiamo trattando e nemmeno raccontando il nostro vino. Ci serve saper intrattenere e accogliere il nostro cliente: quando lo andiamo a prendere all’aeroporto, quando siamo a cena, quando parliamo di calcio. Saperci esprimere in modo agevole in quei momenti diventa più importante che conoscere esattamente tutti i termini tecnici del vino.
Note alla puntata:
Michela Colasante di Beecome &amp;#8211; link
Michela su Linkedin &amp;#8211; link
Michela su Facebook &amp;#8211; link

02:40 Gli italiani e l&amp;#8217;inglese: questione di relazione
05:15 L&amp;#8217;inglese prima e dopo gli affari
06:50 Lo small- talk in inglese per vendere il vino
10:20 Non solo l&amp;#8217;inglese: il cinese, il russo, &amp;#8230;
11:35 Intermedio, autonomo, avanzato. La differenza tra cavarsela e capire le necessità di chi abbiamo davanti
13:45 Gli errori che facciamo come italiani quando parliamo in inglese
14:45 Ma la lingua inglese non è il primo problema
17:50 L&amp;#8217;inglese scritto: le email che mandiamo
22:15 Chi sta facendo le traduzioni per il nostro vino?
24:45 La prima che possiamo fare: gli strumenti online, i video, i ted talks, gli articoli e le pagine da cui trarre spunti
29:00 Parla, parla e ancora parla con qualcuno, via skype o al telefono: buttati, con un amico o con un cliente.
Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

Stefano: Benvenuta Michela!
Michela: Grazie Stefano, buongiorno!
Stefano: Allora, Michela Colasante, vicentina di Schio, se non sbaglio. Trainer, interprete, traduttrice freelance in inglese, italiano e spagnolo, e ha un background economico-commerciale: lavora da tempo con export manager nelle piccole e medie imprese, ha un’azienda che si chiama Beecom e accompagna persone e aziende, e prodotti, nel processo di internazionalizzazione del Made in Italy, insomma. La cosa che mi piace davvero e per cui Michela è qui, è che il suo approccio rispetto alle lingue è molto orientato alla comunicazione e al marketing, e che la sua esperienza è particolare anche nel mondo del vino. E quindi sei perfetta, insomma, per Wine Internet Marketing. Senti Michela, partirei dal problema – se c’è un problema, ce lo confermerai tu – il problema con l’inglese: si dice che noi italiani ce la caviamo sempre, che alla fine ci facciamo capire e che in qualche modo sopperiamo, forse, a delle carenze con la nostra capacità di comunicazione. Ma questo è vero? Ed è vero in che misura?
Michela: È vero nel senso che la capacità è un po’ uno stereotipo, però effettivamente lo scontro nell’esperienza concreta e quotidiana che l’italiano, attraverso la gestualità e la sua capacità comunque comunicativa di entrare in empatia con il cliente o con un business partner internazionale, di qualunque cultura e provenienza sia, questa capacità dell’italiano è nota. Però effettivamente, conoscere la lingua, conoscere delle sfumature, conoscere in particolare la cultura del cliente o della persona con cui ci si interfaccia, fa la differenza. Nel senso che è importante che passi il messaggio, è importante creare la relazione, soprattutto se si vuole fare business nel lungo termine. Però, diciamo,</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Gusti, mercati e trend: come vendere vino negli Stati Uniti – con Laura Donadoni</title><itunes:title>Gusti, mercati e trend: come vendere vino negli Stati Uniti – con Laura Donadoni</itunes:title><description><![CDATA[<p>Come vendere vino negli Sati Uniti. Che cosa bisogna considerare?</p><p>Quando sono stato a San Francisco e in Napa Valley una delle cose che più mi hanno colpito è la difficoltà che avevano alcuni produttori che incontravo a inquadrare il vino italiano, anche i più noti. “Ne avete così tanti e noi siamo così attratti da questa varietà ma per noi non è semplice capire – mi ha detto durante una visita una autorevole produttrice di Sonoma. Facciamo già fatica anche a capire da dove arriva, dove si trova in Italia il posto di cui ci state parlando”.</p><p><br></p><p>In questa puntata ci occupiamo anche di questo con Laura Donadoni, giornalista, blogger e wine ambassador che vive a San Diego, in California. Laura conferma:</p><p><br></p><blockquote>Durante una wine conference, qui in California, un produttore italiano ci ha fatto degustare un Teroldego. Tra i blogger e i giornalisti presenti al tavolo nessuno sapeva che cosa fosse il Teroldego. Che avesse una qualche idea di che razza di vino fossse.</blockquote><p><br></p><p>Ci sono dunque alcune cose che diamo per scontate ma che scontate non sono per il vino italiano negli Stati Uniti.</p><p><br></p><p>Non solo la conoscenza ma i mercati, le leggi, gli stili di vita e di consumo, i trend.</p><p><em>Note alla puntata:</em></p><p><br></p><p>01:45&nbsp;<a href="https://laurawines.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Laura Donadoni</a> ovvero “Laura Wines” – link</p><p><br></p><p>05:00 Come sta il vino italiano negli Stati Uniti</p><p><br></p><p>06:00 La crescita in valore</p><p><br></p><p>07:45 I vini italiani che tirano</p><p><br></p><p>08:30 Il vino hipster</p><p><br></p><p>10:20 Trovami l’importatore</p><p><br></p><p>13:30 Le valutazioni da fare prima di entrare nel mercato degli Stati Uniti</p><p><br></p><p>14;45 I vitigni italiani coltivati negli Stati Uniti</p><p><br></p><p>17:30 Il prosecco e il moscato di Canelli</p><p><br></p><p>19:00 Il palato degli americani</p><p><br></p><p>20:45 Pregiudizi buoni e cattivi (valori e divalori) con gli italiani</p><p><br></p><p>24:30 I millennials, i soldi in tasca e gli stili di vita</p><p><br></p><p>28;00 Le app e&nbsp;Wine Searcher</p><p><br></p><p>30:00 I punti di Parker &amp; Co. e i prezzi dei vini</p><p><br></p><p>33:15 Di che cosa&nbsp;ha un bisogno un piccolo e medio produttore italiano</p><p><br></p><p>34:45 I consorzi e i fondi OCM</p><p><br></p><p>36:30 Che cosa davvero ne sanno i blogger e i giornalisti del vino italiano</p><p><strong><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></strong></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Benvenuta, Laura.</p><p><br></p><p>Laura: Grazie, ciao a tutti!</p><p><br></p><p>Stefano: Allora, Laura è originaria di Bergamo, ha 34 anni, è giornalista professionista, lo è stata per la radio e per la carta stampata, insomma, ci racconterà poi… E vive a San Diego, in California, da quasi tre anni, e si occupa di Comunicazione e Marketing per le cantine e i consorzi vinicoli italiani sul mercato USA. È sommelier certificata – ci racconterà anche di questo – e si occupa anche di educazione, di Wine Ambassador, è anche Social Media Manager, gestisce eventi, ed è consulente per il posizionamento sul mercato americano. Collabora con magazine di settore, in Italia e in America: io per esempio l’ho scoperta leggendola proprio su Gambero Rosso e su Wine Meridian. Laura, sei giornalista. Prima del vino, quindi, che cosa facevi?</p><p><br></p><p>Laura: In realtà, come appunto stavi raccontando tu, io nasco come giornalista quindi la mia strada, fino a che non si è incrociata con il vino, è stata soprattutto di cronaca, di politica, di attualità, sia per la carta stampata sia per la radio, come appunto già raccontavi. Poi a un certo punto cos’è successo? La faccio breve per non raccontare la storia della mia vita in cinque minuti, che sarebbe penso noiosissima; a un certo punto è successo che nei miei vari viaggi in giro]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Come vendere vino negli Sati Uniti. Che cosa bisogna considerare?</p><p>Quando sono stato a San Francisco e in Napa Valley una delle cose che più mi hanno colpito è la difficoltà che avevano alcuni produttori che incontravo a inquadrare il vino italiano, anche i più noti. “Ne avete così tanti e noi siamo così attratti da questa varietà ma per noi non è semplice capire – mi ha detto durante una visita una autorevole produttrice di Sonoma. Facciamo già fatica anche a capire da dove arriva, dove si trova in Italia il posto di cui ci state parlando”.</p><p><br></p><p>In questa puntata ci occupiamo anche di questo con Laura Donadoni, giornalista, blogger e wine ambassador che vive a San Diego, in California. Laura conferma:</p><p><br></p><blockquote>Durante una wine conference, qui in California, un produttore italiano ci ha fatto degustare un Teroldego. Tra i blogger e i giornalisti presenti al tavolo nessuno sapeva che cosa fosse il Teroldego. Che avesse una qualche idea di che razza di vino fossse.</blockquote><p><br></p><p>Ci sono dunque alcune cose che diamo per scontate ma che scontate non sono per il vino italiano negli Stati Uniti.</p><p><br></p><p>Non solo la conoscenza ma i mercati, le leggi, gli stili di vita e di consumo, i trend.</p><p><em>Note alla puntata:</em></p><p><br></p><p>01:45&nbsp;<a href="https://laurawines.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Laura Donadoni</a> ovvero “Laura Wines” – link</p><p><br></p><p>05:00 Come sta il vino italiano negli Stati Uniti</p><p><br></p><p>06:00 La crescita in valore</p><p><br></p><p>07:45 I vini italiani che tirano</p><p><br></p><p>08:30 Il vino hipster</p><p><br></p><p>10:20 Trovami l’importatore</p><p><br></p><p>13:30 Le valutazioni da fare prima di entrare nel mercato degli Stati Uniti</p><p><br></p><p>14;45 I vitigni italiani coltivati negli Stati Uniti</p><p><br></p><p>17:30 Il prosecco e il moscato di Canelli</p><p><br></p><p>19:00 Il palato degli americani</p><p><br></p><p>20:45 Pregiudizi buoni e cattivi (valori e divalori) con gli italiani</p><p><br></p><p>24:30 I millennials, i soldi in tasca e gli stili di vita</p><p><br></p><p>28;00 Le app e&nbsp;Wine Searcher</p><p><br></p><p>30:00 I punti di Parker &amp; Co. e i prezzi dei vini</p><p><br></p><p>33:15 Di che cosa&nbsp;ha un bisogno un piccolo e medio produttore italiano</p><p><br></p><p>34:45 I consorzi e i fondi OCM</p><p><br></p><p>36:30 Che cosa davvero ne sanno i blogger e i giornalisti del vino italiano</p><p><strong><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></strong></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Benvenuta, Laura.</p><p><br></p><p>Laura: Grazie, ciao a tutti!</p><p><br></p><p>Stefano: Allora, Laura è originaria di Bergamo, ha 34 anni, è giornalista professionista, lo è stata per la radio e per la carta stampata, insomma, ci racconterà poi… E vive a San Diego, in California, da quasi tre anni, e si occupa di Comunicazione e Marketing per le cantine e i consorzi vinicoli italiani sul mercato USA. È sommelier certificata – ci racconterà anche di questo – e si occupa anche di educazione, di Wine Ambassador, è anche Social Media Manager, gestisce eventi, ed è consulente per il posizionamento sul mercato americano. Collabora con magazine di settore, in Italia e in America: io per esempio l’ho scoperta leggendola proprio su Gambero Rosso e su Wine Meridian. Laura, sei giornalista. Prima del vino, quindi, che cosa facevi?</p><p><br></p><p>Laura: In realtà, come appunto stavi raccontando tu, io nasco come giornalista quindi la mia strada, fino a che non si è incrociata con il vino, è stata soprattutto di cronaca, di politica, di attualità, sia per la carta stampata sia per la radio, come appunto già raccontavi. Poi a un certo punto cos’è successo? La faccio breve per non raccontare la storia della mia vita in cinque minuti, che sarebbe penso noiosissima; a un certo punto è successo che nei miei vari viaggi in giro per il mondo ho deciso di raccontare qualcosa di positivo, e il vino e il cibo sono sempre stati qualcosa che mi hanno emozionato e, come poche cose al mondo, riescono a trasmettere emozioni in modo trasversale, con tutti i sensi: con la vista, con l’olfatto, con il palato… e quindi trasformare in parole queste emozioni, e quindi veicolare un messaggio di chi produce vino – o di chi cucina, nel caso del cibo – è qualcosa che mi ha sempre affascinato, ed allora ho deciso di dedicarmi a questo settore, di prendermi un po’ di certificazioni come quella da sommelier eccetera, quindi di diventare un po’ più esperta, e di scrivere appunto di cibo e vino.</p><p><br></p><p>Stefano: Ho capito. E così arrivi a San Diego?</p><p><br></p><p>Laura: Arrivo a San Diego, sì. In realtà, questa cosa del vino e del cibo nasce prima, arrivo a San Diego per altri motivi personali, perché mio marito si trasferisce qui e quindi niente, decidiamo di trasferire tutta la famiglia – siamo noi due – e quindi ci siamo trasferiti in California, e in California qui è un regno. Nel senso, gli Stati Uniti è lo stato migliore per parlare di cibo e vino perché c’è una sensibilità maggiore, perché la California è lo stato dove si produce praticamente tutto il vino negli Stati Uniti (la maggior parte) e quindi ho trovato terreno fertile. In più gli Stati Uniti – come ben sai, e lo saprà anche chi sta ascoltando – sono il primo importatore per i vini italiani. Quindi mi si sono aperte una serie di opportunità in questo settore, per poter mettere a servizio le mie caratteristiche, la comunicazione, il saper parlare e scrivere sui vini italiani in tantissimi ambiti.</p><p><br></p><p>Stefano: E così diventi Laura Wines, ti si trova così in rete!</p><p><br></p><p>Laura: Esatto, mi trovate come Laura Wines, che è il mio blog.</p><p><br></p><p>Stefano: Senti, partiamo su questo: come sta il vino italiano in USA?</p><p><br></p><p>Laura: Allora, il vino italiano in USA sta molto molto bene, nel senso che le percentuali di importazione continuano ad accrescere di anno in anno. Anche gli ultimi dati del 2015 ci danno un +5,3%, mi sembra, nelle importazioni di vino italiano, e quindi è un periodo magico ed è tra l’altro un mercato costante, cosa che non è da sottovalutare, perché sappiamo benissimo che abbiamo avuto exploit come la Russia – parlo per i nostri produttori che esportano all’estero – dove c’è stato un exploit che poi si è rivelato un po’ una bolla di sapone. C’è il mercato della Cina, che è fiorente ma chissà fino a quando proseguirà. Diciamo che gli Stati Uniti ci stanno dando soddisfazioni da decenni.</p><p><br></p><p>Stefano: Come si dice, un mercato maturo ma che ha ancora degli spazi. Senti, ci dicevi di una crescita sulla produzione, è anche una crescita in valore?</p><p><br></p><p>Laura: È una crescita anche in valore, perché il consumatore negli Stati Uniti sta diventando più consapevole, quindi innanzitutto dobbiamo capire che stiamo parlando di un continente: gli Stati Uniti non sono una nazione ma sono un continente, quindi abbiamo a che fare con abitudini, stili di vita, modi di intendere il vino completamente diversi se parliamo della California o se parliamo della East Coast, per esempio. E quindi, dicevo, c’è più consapevolezza: pian piano, gli americani stanno imparando ad apprezzare il vino come bevanda quotidiana. Sembrerà una banalità, ma noi italiani siamo cresciuti con l’idea del bicchiere di vino a tavola, quindi dell’abbinamento cibo-vino. Il vino è sempre stato parte della nostra vita sin da piccoli, con i nostri genitori e i nostri nonni. Qui negli Stati Uniti non succede questo, quindi adesso abbiamo le nuove generazioni che pian pianino si stanno sempre più avvicinando al vino e stanno consumando il vino in modo più consapevole, in che senso? Andando a scegliere, andando a conoscere i vitigni, andando a prendere informazioni sulle cantine e sulla qualità del vino eccetera, cosa che in passato non si faceva. Questo è sempre stato un paese dove si beveva la birra, punto. E invece ora, pian pianino, i “millennials” – come li chiamano, le nuove generazioni – stanno dimostrando un’attenzione maggiore al consumo consapevole di vino. Quindi la crescita non è solo in termini di numeri ma anche in tipologie di consumo diverse.</p><p><br></p><p>Stefano: Certo, quindi c’è una differenziazione che va alla ricerca della qualità e della diversità. Senti, per aiutarci un po’ a chiudere questa veloce overview: quali sono i vini che tirano? E quali sono i nuovi trend rispetto, ovviamente, agli italiani sul mercato americano?</p><p><br></p><p>Laura: Allora, ovviamente qua il re degli ultimi anni è il Prosecco, e continua ad essere il Prosecco. In generale, gli sparkling wines – gli spumanti, i vini frizzanti – stanno vivendo un periodo magico, e il Prosecco è in cima alla lista dei vini più esportati. Poi abbiamo i classici, quindi il Pinot grigio, che è anche uno dei vini che gli americani amano di più; abbiamo i nostri classici – però cominciamo a parlare di qualità in quel caso, quindi abbiamo gli Amaroni, abbiamo i Baroli, perché ovviamente sono vini di alta qualità riconosciuti a livello internazionale – e poi abbiamo adesso, negli ultimi anni, una nuova tendenza che qui viene chiamata “tendenza hipster”, con questo termine che praticamente significa “qualcuno che va alla ricerca di qualcosa di diverso, di qualcosa di originale, unico”…</p><p><br></p><p>Stefano: Al vino hipster non ci avevo ancora pensato! Interessante!</p><p><br></p><p>Laura: Esatto, vedi? Possiamo già fondare una nuova moda! Comunque, dicevo, questa tendenza hipster porta appunto gli amatori e gli appassionati di vino a cercare quei vitigni autoctoni e indigeni, anche per quanto riguarda l’Italia, un po’ meno conosciuti, che quindi non avevano un grande mercato prima. Pensiamo all’exploit dell’Etna: i vini dell’Etna, nell’ultimo anno, hanno avuto un exploit pazzesco di vendite, e chi sapeva che cos’era il Carricante… cioè, io sfido che magari in Italia qualcuno non sa cosa sia il Carricante, o che vitigno sia, da che parte venga, e quindi abbiamo questa duplice faccia del mercato americano: da un lato “commercialone” – scusa per la parola terra-terra, però è per farmi capire – proprio tutto un discorso di consumo abbastanza medio e senza tante pretese, e dall’altro lato invece va a cercare proprio le particolarità.</p><p><br></p><p>Stefano: Senti, anche prima di questa intervista, mi raccontavi un po’ l’approccio che molto spesso hanno gli italiani e i produttori italiani quando hanno l’idea di entrare nel mercato americano, e allora qualcuno si rivolge a te… si dice che uno dei primi approcci è “trovami l’importatore”, no?</p><p><br></p><p>Laura: Eh sì.</p><p><br></p><p>Stefano: La questione non è solo legata all’importatore, o trovare l’importatore: già ci dicevi prima che pensare agli USA come un mercato, ma in realtà è un continente perché dentro ci sono così tanti mercati locali che è impossibile equipararli. Ecco, quali sono le altre cose che non si considerano?</p><p><br></p><p>Laura: Spesso e volentieri mi viene chiesto “Trovami l’importatore”, nel senso che tantissimi produttori in Italia capiscono che gli Stati Uniti sono un’opportunità, e quindi giustamente vogliono entrare su questo mercato. Non è facile, entrare su questo mercato. Come ti parlavo quando abbiamo avuto questa conversazione prima di decidere di fare questa intervista, spesso la gente mi scrive e mi dice “Guarda, ti mando i campioni, così li assaggi, e poi mi trovi qualcuno che li vende”. Innanzitutto, negli Stati Uniti il vino è considerato droga: cioè, è gestito dalla Federal and Drug Administration e ci sono tipo le warning, gli avvisi, sul fatto che può far male alla salute</p><p><br></p><p>Stefano: Anche quando andiamo sui siti delle winery americane bisogna sempre cliccare di essere maggiorenni.</p><p><br></p><p>Laura: Come viene trattato a livello burocratico e di regole… per cui, ad esempio, io non posso ricevere campioni dall’estero, a meno che non passino tramite un distributore importatore, che la cosa è assurda, sembra un controsenso. Ma come? Io sto cercando un importatore, e devo passare da un importatore per farti avere i campioni? Sì, funziona così.</p><p><br></p><p>Stefano: Funziona ancora così, perché io, in un’altra intervista che si può trovare online e che avevamo fatto con Gabriele D’Errico di Winebow che ci raccontava di questa cosa della distribuzione… ce la vuoi ricordare com’è?</p><p><br></p><p>Laura: Esatto. Funziona che, praticamente, qualsiasi vino che entra negli Stati Uniti, qualsiasi bottiglia, anche se si tratta di un campione o di un sample, deve passare attraverso l’approvazione della Federal and Drug Administration. Quindi il produttore deve prendere l’etichetta del proprio vino, scrivere i warning in inglese sul retro etichetta, scrivere il nome dell’importatore che riceverà il vino, perché lo possono solo ricevere gli importatori distributori, inviare tutta questa documentazione alla Federal and Drug Administration, ottenere l’autorizzazione a fare entrare questi campioni di vino negli Stati Uniti, e poi li puoi spedire. Tutto questo, ovviamente, richiede qualcuno qui che gestisca la cosa, l’importatore disponibile a ricevere i campioni, e tempo, perché comunque l’approvazione richiede tempo.</p><p><br></p><p>Stefano: Insomma, in Italia i produttori si lamentano tanto della burocrazia, dicono “Passiamo più tempo a…”, almeno alcuni piccoli, che una buona parte del nostro tempo troppo grosso è ad occuparci di quello, ma anche da voi, almeno su questi passaggi insomma…</p><p><br></p><p>Laura: Esatto. Su questo non si scherza. Poi, per tutta una serie di altre ragioni a livello imprenditoriale, è tutto molto più snello, molto più veloce una volta che stai qua. Ma molto protezionisti rispetto al loro mercato, quindi qualsiasi cosa che arriva dall’estero deve andare sotto queste regole. Una volta che io ricevo i campioni, cosa faccio? Comincio a valutare e a decidere su quali stati questo vino potrebbe essere inserito, in quali mercati.</p><p><br></p><p>Stefano: Quali sono queste valutazioni che fai?</p><p><br></p><p>Laura: Le valutazioni in base al prodotto, quindi si cerca di capire innanzitutto la tipologia di prodotto e i competitors già presenti sul mercato, quindi: è un vitigno autoctono poco conosciuto? Bene, a quali altri vitigni conosciuti lo possiamo assimilare? Quali sono i competitors che dobbiamo considerare? In quale fascia di prezzo si va ad inserire? È un vino che si può vendere al bicchiere, nella carta dei vini nei ristoranti negli Stati Uniti, perché qua calcolate che la vendita di vino al bicchiere è molto, molto diffusa: in Italia poche persone non ordinano una bottiglia mentre qua, siccome non la finiscono la bottiglia a pasto, ordinano spesso vino al bicchiere, quindi questa è una considerazione da fare. E quindi, mettendo insieme questo più i dati di vendita, più ovviamente gli importatori che hanno spazio nei loro listini perché attenzione: per esempio, in California, c’è un numero limitato di persone che ha l’autorizzazione a distribuire e a importare, e se tutte queste persone hanno un listino che ha già, non so per esempio, in carta tre Vermentini e tu devi inserire un Vermentino, sai sicuramente che non troverai spazio qui.</p><p><br></p><p>Stefano: Senti, ci dicevi prima che c’è una certa curiosità per i vitigni italiani, per la diversità, e mi sembra anche che ci sia una tendenza negli Stati Uniti a piantare vitigni italiani, no?</p><p><br></p><p>Laura: Spesso di questo mi sto occupando parecchio con il mio blog, perché appunto vado a cercare tutti i produttori negli Stati Uniti che hanno scelto di piantare vitigni italiani perché mi piace andare a vedere come si comportano i nostri vitigni in condizioni climatiche di terreno e di terroir completamente diverse dall’originale, quindi mi incuriosisce tantissimo questa cosa, e ho assaggiato e sto assaggiando – ho in programma la prossima settimana altre escursioni di questo tipo – tantissimi esempi. Cosa succede? Qual è il misunderstanding di fondo? L’equivoco? È questo: praticamente concepiscono il vino per vitigni. Noi concepiamo il vino per luoghi, perché ovviamente non possiamo chiamare il Sangiovese solo Sangiovese, ma noi lo chiamiamo Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano: noi leghiamo il vino al territorio, cioè al terroir. L’unicità non è tanto il vitigno, cioè, a volte è anche il vitigno perché certi vitigni vengono coltivati soltanto lì, ma è il terroir, quindi il Barolo perché è il Nebbiolo coltivato a Barolo. Invece loro qui mettono enfasi sul vitigno, quindi per loro il vitigno è innanzitutto Cabernet, Chardonnay, Sangiovese, eccetera. E poi, quando gli vai a chiedere “Ma dove viene prodotto?”, spesso stanno bevendo e neanche lo sanno.</p><p><br></p><p>Stefano: Quindi questo allarga un po’ il giro della concorrenza, nel senso che se non è ben chiaro qual è il territorio che sta alle spalle, ecco, va bene un vitigno coltivato in Italia, ma anche lo stesso in USA.</p><p><br></p><p>Laura: Esatto. Sì, hanno delle regole molto più larghe per quanto riguarda le appellazioni e le denominazioni. Si sta costruendo adesso il sistema delle denominazioni qui. Adesso cominciamo a leggere sulle etichette appunto “Napa Valley” e la denominazione… non so, Rutherford piuttosto che deve contenere almeno il 75% del vitigno prodotto in quell’area, ma altrimenti non c’è. E quindi questo apre praticamente il campo a “tutti possono coltivare tutto” per cui potenzialmente, io, in tutto il territorio degli Stati Uniti dove si coltiva vino, posso piantare il Sangiovese, posso piantare il Vermentino, posso piantare il Pinot grigio…</p><p><br></p><p>Stefano: Il Barbera? Io sono di Asti.</p><p><br></p><p>Laura: Esatto! Posso piantare tutto.</p><p><br></p><p>Stefano: Anche il Moscato di Canelli mi sembra che ci sia in California.</p><p><br></p><p>Laura: Il Moscato di Canelli c’è… qual è il problema del Moscato, se vuoi parlare del Moscato? È che il Moscato è un vitigno. Se il Prosecco è il vitigno glera coltivato in quell’area determinata che si può chiamare Prosecco, il Moscato – che sull’etichetta c’è scritto “Moscato” – è il vitigno, quindi qua negli Stati Uniti viene coltivato e sull’etichetta scrivono “Moscato”.</p><p><br></p><p>Stefano: Perché ci sono storie più recenti che già sapevano come andava il mercato e che appunto valeva la pena di differenziarsi con un nome che individuasse non soltanto il vitigno ma anche un luogo, ecco.</p><p><br></p><p>Laura: Comunque, per fartela breve, questi esperimenti che stanno facendo qui, sono vini completamente diversi, non sono vini che si possono paragonare ai risultati che abbiamo in Italia su quel vino. Poi calcola che il mio palato è viziato dal fatto che se io assaggio un Nebbiolo, la mia prima lampadina che si accende quando assaggio un Nebbiolo sono i Nebbioli del Piemonte, quindi io mi aspetto quello da un Nebbiolo. Quando ne assaggio un altro coltivato qui, con 40°, sole 300 giorni all’anno ed escursione termica pari a 0, ovviamente il risultato è diverso. E quindi, per il mio gusto italiano non funziona.</p><p><br></p><p>Stefano: Ecco, “per il tuo gusto italiano”. Ma questo gusto italiano non è il gusto americano. La questione del palato non è secondaria.</p><p><br></p><p>Laura: Esatto. Assolutamente non è secondaria. E quello a cui loro sono abituati è totalmente diverso da quello a cui siamo abituati noi in Europa: al di là del fatto, come ti dicevo prima, dell’abitudine e di essere cresciuti in un ambiente in cui il vino comunque faceva parte della tavola ed era parte della nostra vita, ma proprio a livello di sapori e di gusto, che passano dall’enogastronomia quindi dalla cucina fino al vino, qui le persone al 90% dei casi iniziano a bere vino da adulti, dopo che hanno trascorso la vita a mangiare in un determinato modo, che è totalmente diverso da quello a cui siamo abituati noi in Italia. Quindi i...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/gusti-mercati-e-trend-come-vendere-vino-negli-stati-uniti-con-laura-donadoni]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1771</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Wed, 12 Oct 2016 12:35:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/ce830900-cf3b-46fd-9e5a-5e4e4ca5af28/wineinternet-43-donadoni-mixdown.mp3" length="57392729" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>39:40</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>42</itunes:episode><podcast:episode>42</podcast:episode><itunes:summary>Come vendere vino negli Sati Uniti. Che cosa bisogna considerare?
Quando sono stato a San Francisco e in Napa Valley una delle cose che più mi hanno colpito è la difficoltà che avevano alcuni produttori che incontravo a inquadrare il vino italiano, anche i più noti. &amp;#8220;Ne avete così tanti e noi siamo così attratti da questa varietà ma per noi non è semplice capire &amp;#8211; mi ha detto durante una visita una autorevole produttrice di Sonoma. Facciamo già fatica anche a capire da dove arriva, dove si trova in Italia il posto di cui ci state parlando&amp;#8221;.
In questa puntata ci occupiamo anche di questo con Laura Donadoni, giornalista, blogger e wine ambassador che vive a San Diego, in California. Laura conferma:
Durante una wine conference, qui in California, un produttore italiano ci ha fatto degustare un Teroldego. Tra i blogger e i giornalisti presenti al tavolo nessuno sapeva che cosa fosse il Teroldego. Che avesse una qualche idea di che razza di vino fossse.
Ci sono dunque alcune cose che diamo per scontate ma che scontate non sono per il vino italiano negli Stati Uniti.
Non solo la conoscenza ma i mercati, le leggi, gli stili di vita e di consumo, i trend.
Note alla puntata:
01:45 https://laurawines.com/ (Laura Donadoni) ovvero &amp;#8220;Laura Wines&amp;#8221; &amp;#8211; link
05:00 Come sta il vino italiano negli Stati Uniti
06:00 La crescita in valore
07:45 I vini italiani che tirano
08:30 Il vino hipster
10:20 Trovami l&amp;#8217;importatore
13:30 Le valutazioni da fare prima di entrare nel mercato degli Stati Uniti
14;45 I vitigni italiani coltivati negli Stati Uniti
17:30 Il prosecco e il moscato di Canelli
19:00 Il palato degli americani
20:45 Pregiudizi buoni e cattivi (valori e divalori) con gli italiani
24:30 I millennials, i soldi in tasca e gli stili di vita
28;00 Le app e Wine Searcher
30:00 I punti di Parker and Co. e i prezzi dei vini
33:15 Di che cosa ha un bisogno un piccolo e medio produttore italiano
34:45 I consorzi e i fondi OCM
36:30 Che cosa davvero ne sanno i blogger e i giornalisti del vino italiano
Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

Stefano: Benvenuta, Laura.
Laura: Grazie, ciao a tutti!
Stefano: Allora, Laura è originaria di Bergamo, ha 34 anni, è giornalista professionista, lo è stata per la radio e per la carta stampata, insomma, ci racconterà poi… E vive a San Diego, in California, da quasi tre anni, e si occupa di Comunicazione e Marketing per le cantine e i consorzi vinicoli italiani sul mercato USA. È sommelier certificata – ci racconterà anche di questo – e si occupa anche di educazione, di Wine Ambassador, è anche Social Media Manager, gestisce eventi, ed è consulente per il posizionamento sul mercato americano. Collabora con magazine di settore, in Italia e in America: io per esempio l’ho scoperta leggendola proprio su Gambero Rosso e su Wine Meridian. Laura, sei giornalista. Prima del vino, quindi, che cosa facevi?
Laura: In realtà, come appunto stavi raccontando tu, io nasco come giornalista quindi la mia strada, fino a che non si è incrociata con il vino, è stata soprattutto di cronaca, di politica, di attualità, sia per la carta stampata sia per la radio, come appunto già raccontavi. Poi a un certo punto cos’è successo? La faccio breve per non raccontare la storia della mia vita in cinque minuti, che sarebbe penso noiosissima; a un certo punto è successo che nei miei vari viaggi in giro per il mondo ho deciso di raccontare qualcosa di positivo, e il vino e il cibo sono sempre stati qualcosa che mi hanno emozionato e, come poche cose al mondo, riescono a trasmettere emozioni in modo trasversale, con tutti i sensi: con la vista, con l’olfatto, con il palato… e quindi trasformare in parole queste emozioni,...</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>La prima cosa da fare negli Usa, in Cina o in qualsiasi altro posto per il tuo vino – con Dario Pennino</title><itunes:title>La prima cosa da fare negli Usa, in Cina o in qualsiasi altro posto per il tuo vino – con Dario Pennino</itunes:title><description><![CDATA[<p>Marketing del vino italiano all’estero. In questa puntata Dario Pennino ci parla di come raccontare e vendere i vini italiani nel mondo. Pennino, che è stato amministratore delegato delle vendite di Mastroberardino ed oggi è libero professionista, si concentra sulle condizioni culturali e di contesto nei mercati internazionali che spesso vengono ignorate ma che diventano decisive in regime di grande concorrenza e di livellamento qualitativo dei prodotti quale quello odierno.</p><blockquote>Noi italiani siamo bravissimi a raccontare le nostre belle storie e ad autogratificarci. Ma poi scopriamo che bravi e belli sono anche gli altri. E allora conta quello che riusciamo a comunicare. Conta intanto conoscere bene chi hai davanti, capire la persona e la cultura di quel Paese.</blockquote><p><br></p><p><a href="https://www.facebook.com/dario.pennino.58" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Dario Pennino</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.mastroberardino.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Mastroberardino</a></p><p><br></p><p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Marketing_mix" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Le 4 P funzionano nel vino?</a></p><p><br></p><p>Il vino a Los Angeles</p><p><br></p><p>Raccontare il vino in Cina</p><p><br></p><p>La prima cosa da fare</p><p><br></p><p>Riposizionare un vino: <a href="http://www.cantinadelmorellino.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">I Vignaioli del Morellino</a> di Scansano</p><p><br></p><p>Il vino biologico e <a href="http://www.sessantapassi.it/la-storia/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Ladogana di Orta Nova</a></p><p><br></p><p>I precursori del vino</p><p><em>Note alla puntata:</em></p><p><br></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ciao Dario! Come stai?</p><p><br></p><p>Dario: Ciao Stefano, sì, molto bene. Tu?</p><p><br></p><p>Stefano: Molto bene, grazie.</p><p><br></p><p>Dario: Vacanze?</p><p><br></p><p>Stefano: No, non ancora. E tu?</p><p><br></p><p>Dario: No, neanche per sogno!</p><p><br></p><p>Stefano: Ma dove sei adesso? A casa?</p><p><br></p><p>Dario: Sì sì, adesso sono a casa.</p><p><br></p><p>Stefano: E quindi dove? A?</p><p><br></p><p>Dario: Napoli.</p><p><br></p><p>Stefano: Beh, ho visto anche sulla tua pagina Facebook che hai una foto con Hamsik. Hamsik ha firmato, cinque anni, siamo tranquilli.</p><p><br></p><p>Dario: Tocchiamo subito un tasto molto sensibile, nel senso buono, perché io sono un grande supporter del Napoli e abbiamo vissuto questa vicenda Higuain, che in parte ha tenuto banco…</p><p><br></p><p>Stefano: Che vi ha appassionato e continua ad appassionarvi.</p><p><br></p><p>Dario: Voglio dire, ormai è routine. Hamsik, grande bandiera della Slovacchia, che ha creduto nel progetto sin dall’inizio, un’ottima persona, almeno negli occasionali incontri avuti con lui, un giovane ben motivato.</p><p><br></p><p>Stefano: Quindi adesso siamo tranquilli, possiamo parlare di vino, di marketing del vino, via! Allora, abbiamo scherzato, ma mi fa molto piacere, oggi, parlare con Dario Pennino, perché Dario è un campano DOC non solo perché ama Napoli come molti altri, ma perché ha una bella storia da raccontare, una storia di ambasciatore del vino campano – e non soltanto del vino campano, adesso ci racconterà anche le sue più recenti esperienze – però partirei dalla tua storia nel vino, perché tu sei stato per più di 12 anni amministratore delegato delle vendite di Mastroberardino, che credo sia stato un po’ il tuo ingresso, un ingresso in grande stile nel mondo del vino… vuoi raccontarci questa cosa? Quali sono stati i tuoi studi e come sei entrato nel vino.</p><p><br></p><p>Dario: Ma guarda Stefano, devo dirti che l’ingresso nel vino è stato davvero, per me, un’occasione in cui neanche credevo, mi riferisco sia all’ingresso in un settore che non conoscevo, devo essere sincero, sia...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Marketing del vino italiano all’estero. In questa puntata Dario Pennino ci parla di come raccontare e vendere i vini italiani nel mondo. Pennino, che è stato amministratore delegato delle vendite di Mastroberardino ed oggi è libero professionista, si concentra sulle condizioni culturali e di contesto nei mercati internazionali che spesso vengono ignorate ma che diventano decisive in regime di grande concorrenza e di livellamento qualitativo dei prodotti quale quello odierno.</p><blockquote>Noi italiani siamo bravissimi a raccontare le nostre belle storie e ad autogratificarci. Ma poi scopriamo che bravi e belli sono anche gli altri. E allora conta quello che riusciamo a comunicare. Conta intanto conoscere bene chi hai davanti, capire la persona e la cultura di quel Paese.</blockquote><p><br></p><p><a href="https://www.facebook.com/dario.pennino.58" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Dario Pennino</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.mastroberardino.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Mastroberardino</a></p><p><br></p><p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Marketing_mix" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Le 4 P funzionano nel vino?</a></p><p><br></p><p>Il vino a Los Angeles</p><p><br></p><p>Raccontare il vino in Cina</p><p><br></p><p>La prima cosa da fare</p><p><br></p><p>Riposizionare un vino: <a href="http://www.cantinadelmorellino.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">I Vignaioli del Morellino</a> di Scansano</p><p><br></p><p>Il vino biologico e <a href="http://www.sessantapassi.it/la-storia/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Ladogana di Orta Nova</a></p><p><br></p><p>I precursori del vino</p><p><em>Note alla puntata:</em></p><p><br></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ciao Dario! Come stai?</p><p><br></p><p>Dario: Ciao Stefano, sì, molto bene. Tu?</p><p><br></p><p>Stefano: Molto bene, grazie.</p><p><br></p><p>Dario: Vacanze?</p><p><br></p><p>Stefano: No, non ancora. E tu?</p><p><br></p><p>Dario: No, neanche per sogno!</p><p><br></p><p>Stefano: Ma dove sei adesso? A casa?</p><p><br></p><p>Dario: Sì sì, adesso sono a casa.</p><p><br></p><p>Stefano: E quindi dove? A?</p><p><br></p><p>Dario: Napoli.</p><p><br></p><p>Stefano: Beh, ho visto anche sulla tua pagina Facebook che hai una foto con Hamsik. Hamsik ha firmato, cinque anni, siamo tranquilli.</p><p><br></p><p>Dario: Tocchiamo subito un tasto molto sensibile, nel senso buono, perché io sono un grande supporter del Napoli e abbiamo vissuto questa vicenda Higuain, che in parte ha tenuto banco…</p><p><br></p><p>Stefano: Che vi ha appassionato e continua ad appassionarvi.</p><p><br></p><p>Dario: Voglio dire, ormai è routine. Hamsik, grande bandiera della Slovacchia, che ha creduto nel progetto sin dall’inizio, un’ottima persona, almeno negli occasionali incontri avuti con lui, un giovane ben motivato.</p><p><br></p><p>Stefano: Quindi adesso siamo tranquilli, possiamo parlare di vino, di marketing del vino, via! Allora, abbiamo scherzato, ma mi fa molto piacere, oggi, parlare con Dario Pennino, perché Dario è un campano DOC non solo perché ama Napoli come molti altri, ma perché ha una bella storia da raccontare, una storia di ambasciatore del vino campano – e non soltanto del vino campano, adesso ci racconterà anche le sue più recenti esperienze – però partirei dalla tua storia nel vino, perché tu sei stato per più di 12 anni amministratore delegato delle vendite di Mastroberardino, che credo sia stato un po’ il tuo ingresso, un ingresso in grande stile nel mondo del vino… vuoi raccontarci questa cosa? Quali sono stati i tuoi studi e come sei entrato nel vino.</p><p><br></p><p>Dario: Ma guarda Stefano, devo dirti che l’ingresso nel vino è stato davvero, per me, un’occasione in cui neanche credevo, mi riferisco sia all’ingresso in un settore che non conoscevo, devo essere sincero, sia all’ingresso in una grande azienda, in una grande famiglia come quella di Mastroberardino, dove, come tu hai appena accennato, ho avuto una lunga storia, anche con incarichi diversi, nel senso che il mio incarico maggiore è stato quello di cui tu accennavi prima, di amministratore delegato. Ma prima ancora io ho iniziato come export manager, quindi il mio start nel mondo del vino è stato quello classico, se vogliamo, di una figura giovane o junior che dir si voglia, di export manager: all’epoca, quindi parliamo nel 2003… epoca potremmo dire “sembra ieri”, e in effetti è molto molto altro ieri, per quanto il mondo, ma non solo quello del vino, sia cambiato. Erano scenari diversi, in cui all’epoca le cantine come appunto Mastroberardino avevano dei progetti di sviluppo, soprattutto di presenza e di distribuzione sui mercati internazionali, quindi questo fu il mio primo compito. E provenivo da esperienze diverse dal punto di vista professionale, nel senso che nel mio dopo-laurea – io sono laureato in Economia e Commercio, con una grandissima passione sin dai miei 19-20 anni per il marketing… il marketing, soprattutto il commercio internazionale, mi ha sempre appassionato – ho cercato anche esperienze di vario tipo, esperienze che mi hanno portato prima a piccole, varie esperienze, poi c’è stato l’approdo al Denaro. Il Denaro è un giornale economico-finanziario in Campania, dove io nel 1999 proposi al direttore di aprire e progettare un sito web per il giornale: per noi oggi sembra normalissimo parlare di un sito web, di un giornale, di un editore, ma nel ’99 era un’innovazione.</p><p><br></p><p>Stefano: Nel ’99 era una grossa innovazione. E quindi ti porti, insomma, questa passione per il marketing, già anche un po’ per la rete… così, arrivi a Mastroberardino, il tuo compito è portare i vini nel mondo, farli conoscere?</p><p><br></p><p>Dario: Sì, nel mondo, perché la mia personalità è legata all’esplorazione, alla voglia di capire, di conoscere, di riformulare magari, se possibile, delle formule esistenti in un mondo così dinamico, che cambia da un momento all’altro. Quindi io mi ritengo, da un punto di vista caratteriale, un curioso, un esploratore, per cui per me viaggiare e girare il mondo ha rappresentato senza dubbio una grande occasione professionale o umana.</p><p><br></p><p>Stefano: E questo mondo l’hai girato poi davvero e tanto con il vino… raccontami qualcosa di questa esperienza.</p><p><br></p><p>Dario: Ma guarda, il mondo del vino si identifica con tutto il mondo, nel senso che tutti bevono il vino, se poi vogliamo escludere aree culturali e geografiche particolarissime dove appunto alcune religioni non consentono l’uso dell’alcool o il bere vino, ma al di là di questa parte del mondo, tutti bevono il vino, e il vino si associa con la ristorazione, quindi si associa con il viaggiare, quindi lo scoprire, gli alberghi: è un mondo molto vasto, diciamo.</p><p><br></p><p>Stefano: E tu dove sei stato? Un po’ ovunque.</p><p><br></p><p>Dario: Dappertutto! Dappertutto vuol dire che avevo una piccola scheda su foglio Excel – poi non l’ho neanche più aggiornato – in cui a un certo punto contavo 54-55 paesi… tanti paesi. Poi alcuni, chiaramente, anche in maniera multipla: Stati Uniti, Giappone… paesi consolidati nel vino, Inghilterra, ho visitato poi tantissime volte gli Stati Uniti, che per me è stato un mercato in cui ho appunto applicato dei progetti a più riprese con più importatori, quindi insomma, c’è sempre stato tanto, tanto da fare.</p><p><br></p><p>Stefano: Ma senti, sono curioso: un ragazzo giovane, che quindi ha cominciato presto la tua esperienza, che arrivava da Economia e Commercio, mi sembra… tu arrivi lì con la passione per il marketing, magari le quattro P – prodotto, prezzo, posizionamento, promozione – che tipo di impatto c’è stato invece nel settore? Sei riuscito ad applicare le cose che avevi studiato? Insomma, com’è andata?</p><p><br></p><p>Dario: Bella domanda. Direi questo, Stefano: credo, anche se molto dipende all’interno del nostro paese tra sud, nord, quindi i giovani – in questo momento mi sto riferendo alla loro cultura – è cambiato tantissimo rispetto alla mia generazione, perché credo che nella mia generazione si era molto più curiosi di tutto, si era più affamati, si aveva più fame di scoprire, di fare, di costruire, e oggi credo che ci sia un taglio culturale molto diverso. Io generalizzo, ovviamente, eh.</p><p><br></p><p>Stefano: Dici “mia generazione”, cosa vuoi dire tu? Quanti anni hai?</p><p><br></p><p>Dario: Eh, io ho 48 anni, sono nato nel ’68, per cui è una generazione diversa rispetto, oggi, a un neolaureato che ne dovrebbe contare 25-26, per intenderci. Oggi – ma non vorrei, ci mancherebbe, andare nel sociale o nel culturale – un giovane si laurea e pensa di avere dei parametri di riferimento che, banalizzo, sono Facebook, WhatsApp, il messaggino, la fidanzatina, mamma o papà: e questo per lui rappresenta il suo mondo, il suo universo, che lo protegge, fondamentalmente. All’epoca tutto questo non c’era, nel senso che i nostri stessi genitori ci invitavano a fare qualcosa, ad andare fuori, a scoprire. Io ricordo mio padre, che sempre mi diceva “Tu devi viaggiare il mondo”, sì papà, io lo farò! Oggi un genitore dice “No, tu devi stare con me perché viaggiare il mondo è rischioso, ci sono le guerre e ci sono gli attentati”. Cambiano assolutamente i riferimenti, anche se sto un attimino banalizzando.</p><p><br></p><p>Stefano: Sì, sì, ho capito. Quindi intanto c’è questo atteggiamento di esplorazione che ti ha aiutato.</p><p><br></p><p>Dario: Assolutamente sì.</p><p><br></p><p>Stefano: E che quindi è un requisito. Senti, però un’altra questione è… appunto, tu sei stato in tanti paesi, oggi la questione di posizionare un vino in paesi nuovi è un tema per tanti: un’epoca in cui calano i consumi interni, anche la concorrenza si fa più agguerrita in alcuni mercati tradizionali, o magari calano anche i consumi in alcuni mercati tradizionali, e si cercano insomma nuovi mercati e nuove vie. Però, andare in Cina è cosa diversa da andare nei paesi scandinavi o in altri luoghi. Vuoi parlarmi un po’ di questo?</p><p><br></p><p>Dario: Ma guarda, è una domanda molto interessante perché si collega con una domanda che tu hai fatto prima a cui penso di non aver risposto, quando tu mi hai detto “Ma cosa ti sei portato dietro…”</p><p><br></p><p>Stefano: Sì, rispondi adesso.</p><p><br></p><p>Dario: Io direi questo: rispetto ai miei studi, e questa è la domanda a cui forse non ho risposto, gli studi sono fondamentali nella vita di una persona. Sono fondamentali perché ci danno la cultura di base, ci danno una sensibilità, ci danno degli spunti che noi possiamo cogliere, e ora parliamo di studi economici, commerciali… diversamente per un medico, ovviamente, dei suoi studi di medicina, gli danno quell’input. Nel nostro caso – studi commerciali di marketing – dobbiamo considerarli se vogliamo, ed è un consiglio ai giovani, una base, un presupposto necessario ma non affatto sufficiente per poter immettersi nel mondo del lavoro o, anche meglio, per fare bene nel mondo del lavoro. Cosa ci vuole oggi, per fare bene nel mondo del lavoro? Oggi, io credo che rispetto al marketing dei 10 o dei 15 anni fa, il marketing che abbiamo studiato a scuola, che secondo me ancora funziona nei suoi elementi basilari, oggi, in un mondo così variegato, in un sistema multiculturale: se noi parliamo di mondo, parliamo di vino, che è effettivamente distribuito in così tanti paesi, la base, il punto cruciale direi è che è un sistema di relazioni che tu vai a creare nei paesi, e nei mercati, di conseguenza. Con gli attori, ovviamente, che partecipano al mercato, che sono poi i tuoi attori con quali tu entri appunto in relazione. Perché mi sentirei di stressare questo punto? Perché, nel mio excursus professionale, posso dire che fino a, ti direi incredibilmente fino a 7-8 anni fa, però diciamo che fino a 10-15 anni fa delle strategie o dei meccanismi di funzionamento erano abbastanza standardizzati: potevano valere, non dico sempre ma in moltissime occasioni. Adesso no. Adesso ogni sistema, ogni area, microarea, microsistema, microcommunity ha bisogno di una sua interpretazione. Per cui l’uomo cosa fa? Il manager, il senior piuttosto che il junior? Lui capisce, lui cerca di capire. Cerca di interpretare e fermo restando i valori personali, dell’azienda, del posizionamento dei suoi prodotti, lui cerca… chiamiamola un’intesa, che poi nel commercio vuole essere una negoziazione, che poi nel commercio vuole essere “ok, sediamoci ad un tavolo e troviamo un sistema di marketing che funzioni per tutti”, però c’è bisogno di capire le persone, perché le persone provengono da esperienze diverse, e persone e paesi e mercati differenti provengono da vissuti così talmente variegati che tu necessariamente hai bisogno di darne un’interpretazione. Interpretazione che non vuol dire che tu perdi il tuo valore di base o la tua capacità di negoziare, ma quantomeno oggi ascoltare, dare quell’ascolto per il tuo interlocutore è fondamentale, perché lui deve anche capire se tu sei affidabile nel tempo, e se lui può dedicare tempo e denaro per te e con te. E tu sei aperto nei suoi confronti a supportarlo concretamente, nel suo sistema culturale o nel suo sistema di mercato. Sono riuscito un po’ a trasmettere il valore, il senso…</p><p><br></p><p>Stefano: Certo. Questo mi sembra molto interessante, forse proprio perché questo aspetto sta diventando più critico, come ci dici tu, e sta diventando anche critica, sempre di più, la questione dell’educazione al vino, ai valori: nel senso che mi sembra che sempre di più, prima della vendita, ci sia la necessità di far comprendere le differenze del prodotto, le specificità in un panorama sempre più complesso in cui anche le differenze qualitative si assottigliano e la competizione aumenta. Credo che sia stato anche parte del lavoro che hai fatto, ti sembra questo dell’educazione un tema cruciale?</p><p><br></p><p>Dario: Eh beh sì, lo è perché bisogna trasmettere non solo… guarda Stefano, ti dico la verità: io non ho mai fatto dei corsi di sommelier, perché il corso – ma nulla togliere alla professionalità dei sommelier stessi – tutto ciò che è un corso tende un po’ a catalogarti, o comunque a darti dei parametri di riferimento. Ma quelli sono sempre la base, poi sei tu appunto, con la tua sensibilità e la tua cultura a carpire delle differenze o a fare la differenza. Allora girare, viaggiare, ascoltare, parlare, confrontarsi in maniera ripetuta, perché se tu vai in un posto, qualsiasi città del mondo, e fai un seminario di educazione al tuo vino, in quel caso cosa succede? Hai un’attenzione massima di trenta minuti da parte di quella forza-vendita di… ad esempio, Los Angeles, se vogliamo parlare di uno delle migliaia di seminari che possiamo fare in migliaia di città del mondo: trenta minuti sono occhi, orecchie e cuore per te, poi tu te ne vai, dopo mezz’ora ne passa un altro, e loro fanno lo stesso con altri. Poi scopri – ho citato un nome, a questo punto, che era Los Angeles – che Los Angeles ha 17 milioni di abitanti, è una città vastissima e dove la cultura del vino è comunque piccola perché dominano gli spirits… cos’è l’educazione al vino? Due cose, secondo me: uno, devi trasmettere, di base, i valori del tuo vino, della tua cantina e del tuo territorio, perché tu devi far capire loro dove sei, perché lo fai, e perché lo fai lì e non lo fai altrove, perché il tuo vino non è indifferenziato. Nella massa numerosissima di ottimi vini che esistono in Italia, in Europa, nel mondo eccetera, e soprattutto – e qui, un messaggio un po’ più rivolto al nuovo marketing – ti servono quelle parole-chiavi, ti servono quei concetti assolutamente chiavi, che tu devi dare loro e loro devono almeno ricordare dei 12 concetti chiave 3-2 quando tu sei andato via: questo è educazione, nel suo significato più completo. Quindi sì, vai là, racconti la storia, la famiglia, il vino… poi noi italiani siamo bravissimi a raccontare le nostre storie perché ci auto-gratifichiamo, quanto siamo bravi e siamo belli, e poi scopriamo che bravi e belli sono anche gli altri, e allora non puoi tu andare a dire “Io sono più bravo e bello degli altri”, perché se in Italia questo approccio può funzionare perché nella nostra cultura noi lo diciamo, ahimè… io dico: “Ah, ma lui non è buono, io sono più buono dell’altro, io sono più bravo dell’altro, tu non sei nessuno, io sono…”. Ma nelle altre culture, per esempio quella americana, è proibito assolutamente fare nomi di altri, parlare male di altri. Quindi – cerco di chiudere un po’ i cerchi di cui sopra – ecco perché è importante interpretare e capire la cultura di quel paese, perché tu devi capire come devi tu funzionare in quel paese, e non come funziona il paese e basta, o come funzioni tu e basta. Ma come tu puoi funzionare nel paese…?</p><p><br></p><p>Stefano: Bella questione.</p><p><br></p><p>Dario: È una bella sfida!</p><p><br></p><p>Stefano: Senti, hai citato la questione del territorio, perché adesso sempre più si dice che uno dei valori materiali che è stato reso dalle bottiglie e che le differenziano è anche il territorio, oltre alla storia o un brand che possono essere grandi come nel caso di Mastroberardino oppure no, però dietro c’è sempre questo valore… ma che poi il rischio sia o di fare tutti la stessa cosa oppure di fermarsi a una dichiarazione di principio: ti sembra un tema, questo?</p><p><br></p><p>Dario: Sì, molto interessante, molto sensibile, perché poi ho visto negli anni che le storie che si raccontano sono sempre molto belle, ma qualche volta un po’ statiche perché, ripeto, non si confrontano con i meccanismi mentali e culturali di quel posto. Quindi bisogna, secondo me, su questo punto, riflettere tanto: cercare di capire come cambiare un po’ le storie, perché la storia della cantina è bella, è sempre bella, però il mondo è troppo veloce, l’attenzione dura venti minuti, la focalizzazione purtroppo talvolta manca, e allora bisogna fare cose diverse in mercati diversi. Tu prima citavi, tra le varie cose, la Cina, credo che tu facessi questo: io mi sognerei di andare in Cina e fare la stessa presentazione che faccio a New York… non posso farlo, perché non lo capiscono. Questo non vuol dire che io mi adeguo a un sistema che non è mio, se cerco di fare le cose come a loro piace, ma è l’unico modo per poter esprimere la mia professionalità cioè, cercare dei punti comuni, parlare un po’ la loro lingua. Guarda che la Cina, il cinese, delle storie, della geografia, non ne vuole sapere niente: non gli interessa, perché loro hanno saltato a piè pari tutta la storia del mondo e tutta la storia dell’Europa fino a venti anni fa, quindi è giusto. Per cui, loro non sono pronti a sentir raccontare. Loro vogliono sapere… sai cosa mi chiedono, Stefano? “Ce l’hai l’app, che mi scarico i documenti? Sei su WeChat, che mi mandi la foto?”. “Io non ce l’ho quest’app”, “E come faccio a scaricare le schede di ogni vino?”, “Te le mando per e-mail”. E-mail, questo sconosciuto in Cina! Tutto per app, tutto per WeChat.</p><p><br></p><p>Stefano: Quindi anche la rete ha cambiato tanto, ha un peso grosso negli stili di vita, nella cultura, e quindi in chi abbiamo davanti.</p><p><br></p><p>Dario: Ma guarda, la rete oggi ancora di più, parlerei di tecnologia in senso largo ma addirittura di smartphone. Gli smartphone, in senso stretto, sono proprio loro che dominano la vita quotidiana di molti popoli: nel mondo asiatico, guarda che lo smartphone la fa da padrona, e se tu non ti confronti con quel sistema, c’è poco da fare o comunque devi cercare un punto, una via di mezzo.</p><p><br></p><p>Stefano: Cioè, spesso tra te e il tuo interlocutore c’è di mezzo uno smartphone, in qualche modo…</p><p><br></p><p>Dario: Con quei popoli sì. Io ti dico una cosa, che forse non ti ho ancora detto: nelle mie esperienze professionali, attuali intendo, io distribuisco con una mia società l’acqua Lete in Cina,...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/la-prima-cosa-da-fare-negli-usa-in-cina-o-in-qualsiasi-altro-posto-per-il-tuo-vino-con-dario-pennino]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1744</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Wed, 17 Aug 2016 09:16:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/b8e68309-cd4b-4ffa-a22c-35dbb0592b1a/wineinternet-42-pennino-mixdown.mp3" length="60219021" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>41:39</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>41</itunes:episode><podcast:episode>41</podcast:episode><itunes:summary>Marketing del vino italiano all&amp;#8217;estero. In questa puntata Dario Pennino ci parla di come raccontare e vendere i vini italiani nel mondo. Pennino, che è stato amministratore delegato delle vendite di Mastroberardino ed oggi è libero professionista, si concentra sulle condizioni culturali e di contesto nei mercati internazionali che spesso vengono ignorate ma che diventano decisive in regime di grande concorrenza e di livellamento qualitativo dei prodotti quale quello odierno.
Noi italiani siamo bravissimi a raccontare le nostre belle storie e ad autogratificarci. Ma poi scopriamo che bravi e belli sono anche gli altri. E allora conta quello che riusciamo a comunicare. Conta intanto conoscere bene chi hai davanti, capire la persona e la cultura di quel Paese.
https://www.facebook.com/dario.pennino.58 (Dario Pennino)
http://www.mastroberardino.com/ (Mastroberardino)
https://it.wikipedia.org/wiki/Marketing_mix (Le 4 P funzionano nel vino?)
Il vino a Los Angeles
Raccontare il vino in Cina
La prima cosa da fare
Riposizionare un vino: http://www.cantinadelmorellino.it/ (I Vignaioli del Morellino) di Scansano
Il vino biologico e http://www.sessantapassi.it/la-storia/ (Ladogana di Orta Nova)
I precursori del vino
Note alla puntata:
Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

Stefano: Ciao Dario! Come stai?
Dario: Ciao Stefano, sì, molto bene. Tu?
Stefano: Molto bene, grazie.
Dario: Vacanze?
Stefano: No, non ancora. E tu?
Dario: No, neanche per sogno!
Stefano: Ma dove sei adesso? A casa?
Dario: Sì sì, adesso sono a casa.
Stefano: E quindi dove? A?
Dario: Napoli.
Stefano: Beh, ho visto anche sulla tua pagina Facebook che hai una foto con Hamsik. Hamsik ha firmato, cinque anni, siamo tranquilli.
Dario: Tocchiamo subito un tasto molto sensibile, nel senso buono, perché io sono un grande supporter del Napoli e abbiamo vissuto questa vicenda Higuain, che in parte ha tenuto banco…
Stefano: Che vi ha appassionato e continua ad appassionarvi.
Dario: Voglio dire, ormai è routine. Hamsik, grande bandiera della Slovacchia, che ha creduto nel progetto sin dall’inizio, un’ottima persona, almeno negli occasionali incontri avuti con lui, un giovane ben motivato.
Stefano: Quindi adesso siamo tranquilli, possiamo parlare di vino, di marketing del vino, via! Allora, abbiamo scherzato, ma mi fa molto piacere, oggi, parlare con Dario Pennino, perché Dario è un campano DOC non solo perché ama Napoli come molti altri, ma perché ha una bella storia da raccontare, una storia di ambasciatore del vino campano – e non soltanto del vino campano, adesso ci racconterà anche le sue più recenti esperienze – però partirei dalla tua storia nel vino, perché tu sei stato per più di 12 anni amministratore delegato delle vendite di Mastroberardino, che credo sia stato un po’ il tuo ingresso, un ingresso in grande stile nel mondo del vino… vuoi raccontarci questa cosa? Quali sono stati i tuoi studi e come sei entrato nel vino.
Dario: Ma guarda Stefano, devo dirti che l’ingresso nel vino è stato davvero, per me, un’occasione in cui neanche credevo, mi riferisco sia all’ingresso in un settore che non conoscevo, devo essere sincero, sia all’ingresso in una grande azienda, in una grande famiglia come quella di Mastroberardino, dove, come tu hai appena accennato, ho avuto una lunga storia, anche con incarichi diversi, nel senso che il mio incarico maggiore è stato quello di cui tu accennavi prima, di amministratore delegato.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come far scappare le persone davanti a un vino – con Tinto di Decanter Radio2</title><itunes:title>Come far scappare le persone davanti a un vino – con Tinto di Decanter Radio2</itunes:title><description><![CDATA[<p>Chiamiamolo storytelling del vino o come ci pare. Le parole arrivano quasi sempre prima di tutto: e possono far avvicinare o far scappare chi sta ascoltando.&nbsp;Ne parliamo con <strong>Nicola Prudente, in arte Tinto</strong>, quello di Decanter su Radiodue, conduttore e autore radiofonico e televisivo.</p><p>Per Tinto le parole hanno un potere unico ma a volte con l’enogastronomia e il vino si commette&nbsp;l’errore di essere autoreferenziali. Sì dà per scontato che chi è dall’altra parte abbia le tue stesse competenze. Ma non è così.</p><blockquote>Tu potresti avere davanti più persone possibili ma poi queste persone scappano perché non riescono a comprenderti, quindi il problema sei tu che non sei capace di comunicare: allora lì devi fare uno sforzo.</blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote>Prendi Sgarbi: lo senti parlare di Michelangelo o di un altro grande interprete dell’arte italiana e ti innamori. Prendi&nbsp;invece il classico professore che non è brillante, non ha ritmo e magari te lo descrive in modo noioso. Ma come pretendi che chi sta davanti si appassioni? La&nbsp;stessa cosa vale per l’enogastronomia e il vino.</blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote>E’ una peculiarità tutta&nbsp;italiana questo modo di vivere la cultura. Pensa all’ambito accademico, al cattedratico, al “barone” che magari all’università non vedevi mai o alla cerimonia di apertura con gli ermellini e le toghe. È sempre tutto molto barocco da noi. E&nbsp;anche nel vino, purtroppo, a noi piace un po’ questo club per pochi, in cui più si parla difficile più le persone non capiscono.</blockquote><p><em>Note alla puntata:</em></p><p><br></p><p><a href="http://www.decanter.rai.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Decanter</em></a></p><p><br></p><p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Premiolino" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Premiolino</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/il-gastronauta" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Nicola “Tinto” Prudente</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/il-gastronauta" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Il Gastronauta su Radio24</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/page/Page-52aa8396-21f8-4772-9d26-ef228084c9b0.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Un pesce di nome Tinto</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.frigo.rai.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Frigo</em></a></p><p><br></p><p><em>Obbiettivo educazione</em></p><p><br></p><p><em>Non solo video, instagram, snapchat: meglio la radio e le parole che la tv</em></p><p><br></p><p><em>La leggerezza e l’educazione</em></p><p><br></p><p><a href="http://www.bottegavini.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>La bottega del vino a Verona</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://Armin Ko" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Armin Kobler</em></a></p><p><br></p><p><em>Twitter e Belen Rodriguez</em></p><p><br></p><p><em>Non ci si può opporre al cambiamento</em></p><p><br></p><p><em> Ma se ti portano un piatto al ristorante non perderti la spiegazione perché devi fare la foto</em></p><p><br></p><p><em>L’originalità della storia</em></p><p><br></p><p><em> L’educazione enogastronomica per la salute e per la dimensione sociale</em></p><p><br></p><p><em> </em><a href="http://www.decanter.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-cfbb06b8-bc66-443e-9b88-0a886cc3f8fc.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Decanter Sommelier</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.bibenda.it/bibenda7/singolo-articolo.php?id=3125" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Sommelier ma non troppo – corretto abbinamento tra cibo e vino</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.bibenda.it/" rel="noopener noreferrer"...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Chiamiamolo storytelling del vino o come ci pare. Le parole arrivano quasi sempre prima di tutto: e possono far avvicinare o far scappare chi sta ascoltando.&nbsp;Ne parliamo con <strong>Nicola Prudente, in arte Tinto</strong>, quello di Decanter su Radiodue, conduttore e autore radiofonico e televisivo.</p><p>Per Tinto le parole hanno un potere unico ma a volte con l’enogastronomia e il vino si commette&nbsp;l’errore di essere autoreferenziali. Sì dà per scontato che chi è dall’altra parte abbia le tue stesse competenze. Ma non è così.</p><blockquote>Tu potresti avere davanti più persone possibili ma poi queste persone scappano perché non riescono a comprenderti, quindi il problema sei tu che non sei capace di comunicare: allora lì devi fare uno sforzo.</blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote>Prendi Sgarbi: lo senti parlare di Michelangelo o di un altro grande interprete dell’arte italiana e ti innamori. Prendi&nbsp;invece il classico professore che non è brillante, non ha ritmo e magari te lo descrive in modo noioso. Ma come pretendi che chi sta davanti si appassioni? La&nbsp;stessa cosa vale per l’enogastronomia e il vino.</blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote>E’ una peculiarità tutta&nbsp;italiana questo modo di vivere la cultura. Pensa all’ambito accademico, al cattedratico, al “barone” che magari all’università non vedevi mai o alla cerimonia di apertura con gli ermellini e le toghe. È sempre tutto molto barocco da noi. E&nbsp;anche nel vino, purtroppo, a noi piace un po’ questo club per pochi, in cui più si parla difficile più le persone non capiscono.</blockquote><p><em>Note alla puntata:</em></p><p><br></p><p><a href="http://www.decanter.rai.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Decanter</em></a></p><p><br></p><p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Premiolino" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Premiolino</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/il-gastronauta" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Nicola “Tinto” Prudente</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/il-gastronauta" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Il Gastronauta su Radio24</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/page/Page-52aa8396-21f8-4772-9d26-ef228084c9b0.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Un pesce di nome Tinto</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.frigo.rai.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Frigo</em></a></p><p><br></p><p><em>Obbiettivo educazione</em></p><p><br></p><p><em>Non solo video, instagram, snapchat: meglio la radio e le parole che la tv</em></p><p><br></p><p><em>La leggerezza e l’educazione</em></p><p><br></p><p><a href="http://www.bottegavini.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>La bottega del vino a Verona</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://Armin Ko" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Armin Kobler</em></a></p><p><br></p><p><em>Twitter e Belen Rodriguez</em></p><p><br></p><p><em>Non ci si può opporre al cambiamento</em></p><p><br></p><p><em> Ma se ti portano un piatto al ristorante non perderti la spiegazione perché devi fare la foto</em></p><p><br></p><p><em>L’originalità della storia</em></p><p><br></p><p><em> L’educazione enogastronomica per la salute e per la dimensione sociale</em></p><p><br></p><p><em> </em><a href="http://www.decanter.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-cfbb06b8-bc66-443e-9b88-0a886cc3f8fc.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Decanter Sommelier</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.bibenda.it/bibenda7/singolo-articolo.php?id=3125" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Sommelier ma non troppo – corretto abbinamento tra cibo e vino</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.bibenda.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Vinocult</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.bibenda.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Federazione Italiana Sommelier Roma</em></a><em>&nbsp;– Bibenda</em></p><p><br></p><p><a href="http://www.laprovadelcuoco.rai.it/dl/portali/site/page/Page-ffb545b4-9e72-41e5-866f-a465588c43fa.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>La prova del cuoco</em></a></p><p><br></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Tinto: Ciao Stefano!</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ciao Tinto. È un grande piacere averti qui, a Wine Internet Marketing, perché ci occupiamo di comunicazione del vino: abbiamo parlato con direttori di testate, con giornalisti autorevoli in tv, ma come si fa a occuparsi di comunicazione del vino senza aver parlato con Nicola Prudente, in arte Tinto? Perché – lo sanno tutti, le persone che ci ascoltano – siete molto popolari, vi rivolgete a così tante persone, e quindi ecco, ti ringraziamo per la tua disponibilità.</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Tinto: No, anzi, io ringrazio voi, tutti quelli che ci stanno ascoltando e il piacere è tutto mio.</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Bene, grazie. Senti, allora, come ti dicevo prima di questa intervista, io parto citando alcune cose della fonte Wikipedia, se sono sbagliate me lo dirai. Nel 2016 tu e Fede avete ricevuto anche un premio per la diffusione della cultura enogastronomica, il Premiolino, no? Un premio importante.</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Tinto: E non si sono sbagliati, perché quando ce l’hanno comunicato, che vincevamo il Premiolino, premiazione a Palazzo Marino, ho detto: vabbè, adesso vedrai che è un errore, una bufala. Poi normalmente noi siamo i primi a fare gli scherzi, questa volta lo scherzo ce l’hanno fatto. Invece per ora pare che sia tutto vero: siamo stati a Milano, l’abbiamo ritirato ma quando ho letto chi l’aveva ricevuto in passato, “Sì, ma Fede&amp;Tinto che c’entrano” …un enorme piacere ci ha fatto.</p><p><br></p><p>Stefano: Certo, immagino. Tra l’altro – sempre Wikipedia – secondo una ricerca, la vostra popolarità è scontata, però qualcuno dice che addirittura siete davanti a Linea Verde e Masterchef su Sky. Insomma, al di là di questo, al di là poi delle classifiche che lasciano alle volte il tempo che trovano, ma quello che mi interessava: una bella soddisfazione immagino, ma anche una bella responsabilità rispetto a quello che si fa…</p><p><br></p><p><br></p><p>Tinto: Mah, allora. Vista adesso, è facile e semplice. Però, io lo dico a te Stefano, ma lo dico anche a chi ci sta ascoltando: la cosa andrebbe vista tredici anni fa. Tredici anni fa, ricordiamoci che la bolla enogastronomica ancora non era esplosa, d’altra parte noi adesso stiamo chiacchierando su un mezzo e stiamo chiacchierando di enogastronomia. Tantissimi anni fa questa cosa qua era impensabile, tantissimi anni fa i quotidiani non avevano la pagina dedicata all’enogastronomia. Slow Food non era così organizzato e così importante come oggi. Il Salone del Gusto, la prima edizione è stata nel 2006, quindi voglio dire, non c’erano così tanti programmi, così tanti talent. Sicuramente uno come Massimo Bottura, che da pochi giorni ha vinto come miglior chef del mondo, lo deve anche a questa grande bolla, questa panna che è montata negli anni, che vede l’enogastronomia italiana protagonista. D’altra parte c’è stato anche Expo che ha contribuito, e quindi sai, Decanter un conto è vederlo oggi, perché noi siamo stati i primi e siamo, ad oggi, gli unici in radio che parlano di enogastronomia quotidianamente. Non ci sono tante altre trasmissioni. Siamo anche molto amici di Davide Paolini, Il Gastronauta su Radio24, però noi siamo quotidiani: è stata una bella scommessa, però diciamo che la sfida possiamo dire che è vinta. Ci vuole un po’ di lungimiranza e un po’ di fortuna.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo. E infatti trovo molto interessante questa cosa. Qua ci interessano spesso le storie personali, no? E quindi allora proviamo ad andare indietro, per capire la tua prospettiva: tu, allora, conduttore radiofonico, televisivo ovviamente, autore di programmi… come si è sviluppata questa cosa nel vino? Cioè, tu dici “È stata una scommessa” ma, per te, come sei arrivato a giocarti questa carta?</p><p><br></p><p><br></p><p>Tinto: Guarda, allora, il mio percorso di studi è stato legato comunque sempre al mondo della comunicazione, perché mi sono laureato in Scienze della Comunicazione a Milano. Poi ho fatto un master a Roma, però diciamo sempre in ambito di marketing e comunicazione. Ma io, uscito dall’università, facevo dell’altro: ho lavorato come Junior Accounting in una società di eventi, poi ho lavorato come responsabile nel settore operativo di un importante tour operator. Poi, proprio in quell’occasione, questo tour operator fece un accordo con Radio2 per trasmettere dai propri villaggi, e quindi quello è stato poi il gancio, il passe-partout che mi ha permesso di proporre una trasmissione – io e Fede poi abbiamo da sempre lavorato insieme – e quindi ci è andata bene. Ma ti assicuro che il fatto di poter parlare di enogastronomia è arrivato dopo, perché all’inizio quello che facevamo noi era una trasmissione turistica, dal titolo “Il Tropico del Cammello”, troppo forti della nostra esperienza in ambito turistico, e quello era l’argomento. Poi dopo, casualmente, è nata una trasmissione radiofonica il cui argomento era l’enogastronomia, ma ti assicuro che all’inizio…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: È stata una scelta editoriale a monte, una passione anche vostra?</p><p><br></p><p><br></p><p>Tinto: È stata una serie di fattori, una serie di combinazioni, perché ci avevano chiesto un’idea per l’inverno dopo aver fatto due stagioni di estate con questo programma su Radio2 che si chiamava “Tropico del Cammello”, ma il turismo non può reggere tutto l’anno: è un programma che aveva l’obiettivo proprio di promuovere le località di vacanza. Infatti noi andavamo di estate, andavamo solo nel periodo di Pasqua e poi andavamo nel periodo natalizio: eravamo un palinsesto in sostituto dei Conigli, per cui una fascia anche prestigiosa. Poi, l’allora direttore di Radio2 disse: “Perché non ci proponete un’idea per l’inverno?”. Noi all’inizio volevamo fare un talk-show politico, che poi con gli anni è arrivato – c’è infatti su Radio2 con Un giorno da pecora – però la nostra idea era quella di parlare di temi legati alla politica mettendo in contrapposizione l’uomo della strada al grande politico, per cui sdrammatizzare un poco la politica. Magari ad oggi, se ci fosse andata bene quella, oggi erano nelle condizioni di chiudere La Pecora, ma chi può dirlo. Alla fine ci è andata bene anche così.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Avreste bevuto molto peggio, però. E mangiato molto peggio.</p><p><br></p><p><br></p><p>Tinto: Avremmo sicuramente mangiato molto peggio, e credo che il mondo enogastronomico sia molto più affascinante. Poi da lì sono arrivati anche altri programmi, quindi altre esperienze che magari con la politica, come tema portante, non sarebbero arrivate. E quindi abbiamo fatto negli anni “Linea Verde Orizzonti” su Rai 1, un programma dedicato al turismo però si parlava anche di enogastronomia, che era “Magica Italia”, sempre su Rai 1. Poi siamo passati a La7, dove abbiamo fatto un programma dal titolo “Fuori di Gusto”, una visione un po’ rock un po’ pop del mondo enogastronomico. Poi quest’anno “La Prova del Cuoco”, sempre su Rai 1. Poi io su Rai 2 ho fatto prima “Un Pesce di Nome Tinto”, un programma dedicato al consumo responsabile del mare, del pesce, tutta la filiera. E poi quest’anno “Frigo”, che poi riprenderà nel nuovo anno…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ah, questa è una buona notizia! Riprenderà.</p><p><br></p><p><br></p><p>Tinto: Sì, sì. Riprenderà. Proprio in questi giorni ci sono le prime riunioni produttive, ed è proprio il programma la cui mission è l’educazione alimentare. Quindi insomma, alla fine, poi, aver cavalcato questo tema ci ha portato lontano e ci porterà magari ancora più lontano, ecco.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Siete stati bravi. Senti, prova a raccontarci: il discorso Decanter, e poi Decanter Sommelier. Quando avete cominciato questa cosa, qual è stato l’obiettivo che vi eravate dati nel fare Decanter Sommelier?</p><p><br></p><p><br></p><p>Tinto: Allora, il nostro è sempre un obiettivo di educazione. Come ti dicevo prima, con Frigo, è l’educazione alimentare giovanile. Con Decanter l’educazione alimentare è, diciamo, per tutti. Con “Sommelier ma non troppo” siamo partiti dalla radio facendo appunto un corso gratuito scaricabile in podcast per chi fosse appassionato, ma anche per chi magari ha solo la curiosità, magari parte dall’ascolto di un corso e si iscrive a un corso vero. Noi non lo diciamo che questo corso vuole sostituire gli altri. È chiaro che un conto è una cosa, sentirla alla radio, un conto è un qualcosa di rapido che fai con i docenti. Però, sai, la curiosità la puoi attivare anche con le parole. Da lì, il corso è andato così bene, era in classifica ai primi posti di iTunes per quanto riguarda il numero di podcast scaricati, e Rai Eri ci ha chiesto di fare un libro, e adesso siamo usciti col secondo libro: il primo è “Sommelier ma non troppo”, il secondo è “Sommelier ma non troppo: il corretto abbinamento fra cibo e vino”, quindi ci siamo concentrati soprattutto sull’abbinamento, sulle tecniche di abbinamento. Ma in modo pop, in modo rock, cioè come lo facciamo noi, dove comunque se capita la battuta, ci sta. Con quel tema leggero, non da grande gourmet. E quella è un po’ la nostra forza, specificità: noi non ci sostituiamo ai sommelier o ai cuochi o ai gourmet, noi stiamo in mezzo, facciamo parlare gli altri e cerchiamo di avvicinare il grande pubblico ai temi dell’enogastronomia.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ecco. Quindi è un posizionamento ben preciso che è appunto molto interessante. Allora, io ho attraversato un po’ tutte le cose che avete fatto. Quando preparavo l’esame da sommelier mi ascoltavo i vostri podcast correndo, soprattutto quelli dedicati al vino: quegli approfondimenti che avevate chiamato un po’ master, sulle varie zone, territori in Italia o anche all’estero. Poi ho comprato il libro che ovviamente, come dicevi tu, non ha la pretesa di sostituirsi a un manuale, ma appunto, per quel target, per quel tipo di persona che, dicevi tu, magari vuole approfondire un po’, capire qualcosa in più, è molto interessante e copre benissimo quella posizione che ci hai appena raccontato. Senti, con tutte queste persone con cui state quotidianamente in contatto, che cosa avete capito di queste persone? Chi sono, cosa fanno, cosa vogliono…? C’è questo aspetto di educazione che a voi preme molto, il trasmettere dei valori. Ma avete capito qualcosa, anche di più, insomma? Che cosa avete imparato in questi anni, da questo?</p><p><br></p><p><br></p><p>Tinto: Allora, diciamo, chi lavora nel mondo dell’enogastronomia a volte commette l’errore di essere troppo autoreferenziale, quindi dai per scontato che ci stia dall’altra parte abbia delle competenze, ma non è così. Come nel caso del vino: il sommelier che riesce a ritrovare nel bicchiere determinati sentori, retrogusti… a parte le informazioni tecniche di base, perché tu, cos’è il metodo classico lo devi sapere a priori, però poi quando fai l’analisi sensoriale c’è anche molto esercizio: anche gli stessi sommelier con cui abbiamo collaborato sia per il libro sia per il corso alla radio “Sommelier Ma Non Troppo”, magari vent’anni fa avevano meno esperienza, erano meno bravi. Con gli anni e con l’esperienza hanno affinato i loro cervelli, quindi le loro competenze: è un lavoro molto pratico, però io dico sempre che quando ci sono delle distrazioni e c’è il sommelier che tira fuori dei sentori particolari, io dico sempre: voi buttatevi, sentite quello che dice, e poi cercate di riprovarli anche voi. Perché se lui dice “glicine”, magari lui lo riconosce da prima, ma voi, provando a concentrarvi, il sentore cioè quel tipo di aroma dentro il file della memoria del glicine voi ce l’avete, perché siete già entrati in contatto con il glicine. Ma magari non è così immediato come per un sommelier. Ognuno nel proprio lavoro ha delle specificità. La differenza è che rispetto ad altri settori, tu non puoi non mangiare e non bere. Oddio, puoi essere astemio, però non mangiare è impossibile, quindi… che ne so, se uno è un medico, saprà tutto ovviamente sulla medicina, ma di altri campi ne sa un po’ meno, e può non occuparsene. Per dire: è medico, non gli piace il pallone, può non essere esperto in pallone, e può anche continuare a vivere senza esserlo. Mentre, di enogastronomia, ok, puoi essere astemio, non bere, ma comunque senza gastronomia è una vita triste. Quindi bene o male qualche nozione di base la devi avere, oltretutto hai anche dei risvolti sulla salute, che non vanno mai tralasciati.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo. Quindi per voi parlare di gastronomia è stato il modo più semplice o forse diretto, per ripartire dall’esperienza comune delle persone e poi arrivare a parlare di vino ma appunto ingaggiandole sull’enogastronomia. E’ il vostro storytelling del vino?</p><p><br></p><p><br></p><p>Tinto: Sì, sì. Assolutamente. Poi cibo e vino vanno sempre a braccetto.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Beh, del resto… sommelier si è per questo. Senti, guarda, ti farei insistere su questo punto che hai citato prima, sulla questione di questa che tu chiami “leggerezza”, la questione del linguaggio, del tono di voce, perché spesso ancora tu dicevi anche di fare educazione. Molto spesso sembra che sia impossibile fare educazione, e che educazione e leggerezza sembrano siano due cose che non stiano insieme, no? Anch’io sono un giornalista, ma penso che chiunque, in qualche modo, anche i produttori che devono raccontare il proprio vino, l’importanza di quello che fanno, la complessità di quello che fanno… molto spesso veniamo presi dall’importanza di quello che vogliamo dire, ci sembra tutto importante, aggiungiamo particolari, informazioni, schiacciamo al massimo tutto quello che dobbiamo dire in una conversazione, in una comunicazione o presentazione. Ma poi non necessariamente funziona così, che tanta roba, tanta profondità, tanta complessità ci faccia tenere attiva l’attenzione delle persone a cui ci vogliamo rivolgere. Qual è il segreto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Tinto: Mah, dipende sempre da chi hai di fronte, però, ripeto, è un peccato, perché alla fine quando tu potresti avere davanti più persone possibili, poi queste persone scappano perché non riescono a comprenderti, quindi il problema magari è che sei tu non a non essere capace di comunicare, allora lì devi fare uno sforzo. Prendi per esempio Sgarbi: tu senti parlare Sgarbi di Michelangelo o un altro grande interprete dell’arte italiana, tu ti innamori di quel quadro o di quel dipinto perché Sgarbi ha una capacità comunicativa unica. Se tu invece magari prendi il classico professore universitario o non, un po’ agée, che non è brillante, non ha ritmo, e magari te lo descrive in modo noioso: ma come pretendi che questo che ti sta davanti ti appassioni a quel tema? E quindi la stessa cosa vale per l’enogastronomia. Ma è anche una peculiarità nostra italiana, cioè, d’altra parte pensa anche all’ambito accademico: cioè, io faccio l’università e c’era il professore, l’accademico, il cattedratico, il titolare, che magari non vedevi mai, non veniva, il “barone”. Anche solo la cerimonia di apertura degli anni accademici c’erano tutti i professori con l’ermellino, la toga. È sempre molto barocco, ma è un modo nostro di vivere forse i vari ambiti della cultura. Se tu già vai negli Stati Uniti, non è così.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Un po’ più rilassato. Un po’ più easy.</p><p><br></p><p><br></p><p>Tinto: È rock, un po’ più easy, ma...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-far-scappare-le-persone-davanti-a-un-vino-con-tinto-di-decanter-radio2]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1698</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Tue, 12 Jul 2016 09:36:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/1f759226-b264-48fe-8f85-7094d2dae897/wineinternet-41-tinto-mixdown.mp3" length="54350435" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>37:35</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>40</itunes:episode><podcast:episode>40</podcast:episode><itunes:summary>Chiamiamolo storytelling del vino o come ci pare. Le parole arrivano quasi sempre prima di tutto: e possono far avvicinare o far scappare chi sta ascoltando. Ne parliamo con Nicola Prudente, in arte Tinto, quello di Decanter su Radiodue, conduttore e autore radiofonico e televisivo.
Per Tinto le parole hanno un potere unico ma a volte con l’enogastronomia e il vino si commette l’errore di essere autoreferenziali. Sì dà per scontato che chi è dall’altra parte abbia le tue stesse competenze. Ma non è così.
Tu potresti avere davanti più persone possibili ma poi queste persone scappano perché non riescono a comprenderti, quindi il problema sei tu che non sei capace di comunicare: allora lì devi fare uno sforzo.
Prendi Sgarbi: lo senti parlare di Michelangelo o di un altro grande interprete dell’arte italiana e ti innamori. Prendi invece il classico professore che non è brillante, non ha ritmo e magari te lo descrive in modo noioso. Ma come pretendi che chi sta davanti si appassioni? La stessa cosa vale per l’enogastronomia e il vino.
E&amp;#8217; una peculiarità tutta italiana questo modo di vivere la cultura. Pensa all’ambito accademico, al cattedratico, al &amp;#8220;barone&amp;#8221; che magari all&amp;#8217;università non vedevi mai o alla cerimonia di apertura con gli ermellini e le toghe. È sempre tutto molto barocco da noi. E anche nel vino, purtroppo, a noi piace un po’ questo club per pochi, in cui più si parla difficile più le persone non capiscono.
Note alla puntata:
Decanter
Premiolino
Nicola “Tinto” Prudente
Il Gastronauta su Radio24
Un pesce di nome Tinto
Frigo
Obbiettivo educazione
Non solo video, instagram, snapchat: meglio la radio e le parole che la tv
La leggerezza e l&amp;#8217;educazione
La bottega del vino a Verona
Armin Kobler
Twitter e Belen Rodriguez
Non ci si può opporre al cambiamento
 Ma se ti portano un piatto al ristorante non perderti la spiegazione perché devi fare la foto
L&amp;#8217;originalità della storia
 L&amp;#8217;educazione enogastronomica per la salute e per la dimensione sociale
 Decanter Sommelier
Sommelier ma non troppo &amp;#8211; corretto abbinamento tra cibo e vino
Vinocult
Federazione Italiana Sommelier Roma &amp;#8211; Bibenda
http://www.laprovadelcuoco.rai.it/dl/portali/site/page/Page-ffb545b4-9e72-41e5-866f-a465588c43fa.html (La prova del cuoco)
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Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Perché non nascondere nulla di come lavori in vigna e in cantina – con Armin Kobler</title><itunes:title>Perché non nascondere nulla di come lavori in vigna e in cantina – con Armin Kobler</itunes:title><description><![CDATA[<p>Armin Kobler è un enologo, viticoltore e produttore altoatesino che piazza webcam nella sua vigna, condivide video e tiene un blog in due lingue mostrando quello che fa.</p><blockquote>Spesso mi sono arrabbiato della diffusa falsità della comunicazione del vino. Anche sulle riviste rinomate si vedono vedute molto parziali del nostro lavoro e alcune vengono negate perché “non vanno bene nella comunicazione” o “non sono romantiche”. Certe cantine per esempio non dicono che usano i lieviti selezionati. Io da enologo ricercatore non solo non nego questa cosa ma la faccio espressamente vedere: faccio vedere quello che faccio, anche i trattamenti. La rete ti dà la possibilità di essere autentico. E’ un’operazione di trasparenza, per me è importante.</blockquote><p><br></p><p><em>Note alla puntata: </em></p><p><br></p><p><em>02:00&nbsp;</em><a href="http://www.kobler-margreid.com/italiano/italiano.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Armin Kobler</em></a></p><p><br></p><p><em> 05:00 i ivini, i vitigni internazionali ma tradizionali</em></p><p><br></p><p><em> 06:45 </em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Macintosh_LC" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Macintosh LC</em></a></p><p><br></p><p><em>07:30 i</em><a href="https://vimeo.com/109340805" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>l video della vigna</em></a></p><p><br></p><p><em> 10:00 mostrare il lavoro in vigna</em></p><p><br></p><p><em> 12:50 operazione trasparenza</em></p><p><br></p><p><em> 13:25&nbsp;</em><a href="http://www.kobler-margreid.com/blog/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>due articoli al mese sul blog</em></a></p><p><br></p><p><em> 15:00 </em><a href="https://www.facebook.com/armin.kobler?fref=ts" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Armin su facebook</em></a></p><p><br></p><p><em> 16:50 la differenza tra il web e&nbsp;i canali tradizionali</em></p><p><br></p><p><em> 18:30 3 su 4 mi trovano prima su internet</em></p><p><br></p><p><em> 19:30 la sfida della comunicazione e il calo dei consumi</em></p><p><br></p><p><em> 20:50 il mercato dei turisti per i vini</em></p><p><br></p><p><em> 22:00 la relazione con le persone, la traduzione dei commenti</em></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Benvenuto, Armin.</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Buongiorno anche a te!</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Buongiorno. Dunque, siamo in Alto Adige, nella Bassa Atesina, ma addossati alla montagna, a Magré – correggimi se sbaglio – Armin è viticoltore, con Monika, ha una piccola azienda… dicci da quando sei nel vino.</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Sono nel vino a partire dall’anno 1992, quando dopo la laurea ho cominciato un tirocinio in una cantina qui vicino, però a fare il vino siamo dal 2006, ecco, che facciamo noi stessi il vino…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Tu prima ti occupavi…?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: In famiglia abbiamo sempre prodotto dell’uva, ed eravamo conferitori al 100% di una cantina sociale, e prima di fare il mio vino, ho fatto per 18 anni il ricercatore enologico.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Armin, ci hai detto che prima conferivate le uve, dal 2006 vinificate: quali sono stati i passaggi più belli e più difficili di questo cambiamento?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Diciamo che ci sono stati moltissimi – e ci sono tutt’ora – dei bellissimi momenti facendo noi stessi il vino, soprattutto perché è un’attività a 360°, vivi al cento per cento la viticoltura, investi tantissimo tempo, anche mezzi finanziari, in un progetto. Vedi come crescono le cose, poi le trasformi, il vino continua a sorprenderti, cioè, ogni anno viene diverso anche se pensi o speri di averlo capito finalmente, poi alla fine fa lo stesso quello che vuole lui, e poi anche la commercializzazione, la presentazione e la comunicazione sono cose molto interessanti, e devo dire]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Armin Kobler è un enologo, viticoltore e produttore altoatesino che piazza webcam nella sua vigna, condivide video e tiene un blog in due lingue mostrando quello che fa.</p><blockquote>Spesso mi sono arrabbiato della diffusa falsità della comunicazione del vino. Anche sulle riviste rinomate si vedono vedute molto parziali del nostro lavoro e alcune vengono negate perché “non vanno bene nella comunicazione” o “non sono romantiche”. Certe cantine per esempio non dicono che usano i lieviti selezionati. Io da enologo ricercatore non solo non nego questa cosa ma la faccio espressamente vedere: faccio vedere quello che faccio, anche i trattamenti. La rete ti dà la possibilità di essere autentico. E’ un’operazione di trasparenza, per me è importante.</blockquote><p><br></p><p><em>Note alla puntata: </em></p><p><br></p><p><em>02:00&nbsp;</em><a href="http://www.kobler-margreid.com/italiano/italiano.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Armin Kobler</em></a></p><p><br></p><p><em> 05:00 i ivini, i vitigni internazionali ma tradizionali</em></p><p><br></p><p><em> 06:45 </em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Macintosh_LC" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Macintosh LC</em></a></p><p><br></p><p><em>07:30 i</em><a href="https://vimeo.com/109340805" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>l video della vigna</em></a></p><p><br></p><p><em> 10:00 mostrare il lavoro in vigna</em></p><p><br></p><p><em> 12:50 operazione trasparenza</em></p><p><br></p><p><em> 13:25&nbsp;</em><a href="http://www.kobler-margreid.com/blog/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>due articoli al mese sul blog</em></a></p><p><br></p><p><em> 15:00 </em><a href="https://www.facebook.com/armin.kobler?fref=ts" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Armin su facebook</em></a></p><p><br></p><p><em> 16:50 la differenza tra il web e&nbsp;i canali tradizionali</em></p><p><br></p><p><em> 18:30 3 su 4 mi trovano prima su internet</em></p><p><br></p><p><em> 19:30 la sfida della comunicazione e il calo dei consumi</em></p><p><br></p><p><em> 20:50 il mercato dei turisti per i vini</em></p><p><br></p><p><em> 22:00 la relazione con le persone, la traduzione dei commenti</em></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Benvenuto, Armin.</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Buongiorno anche a te!</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Buongiorno. Dunque, siamo in Alto Adige, nella Bassa Atesina, ma addossati alla montagna, a Magré – correggimi se sbaglio – Armin è viticoltore, con Monika, ha una piccola azienda… dicci da quando sei nel vino.</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Sono nel vino a partire dall’anno 1992, quando dopo la laurea ho cominciato un tirocinio in una cantina qui vicino, però a fare il vino siamo dal 2006, ecco, che facciamo noi stessi il vino…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Tu prima ti occupavi…?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: In famiglia abbiamo sempre prodotto dell’uva, ed eravamo conferitori al 100% di una cantina sociale, e prima di fare il mio vino, ho fatto per 18 anni il ricercatore enologico.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Armin, ci hai detto che prima conferivate le uve, dal 2006 vinificate: quali sono stati i passaggi più belli e più difficili di questo cambiamento?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Diciamo che ci sono stati moltissimi – e ci sono tutt’ora – dei bellissimi momenti facendo noi stessi il vino, soprattutto perché è un’attività a 360°, vivi al cento per cento la viticoltura, investi tantissimo tempo, anche mezzi finanziari, in un progetto. Vedi come crescono le cose, poi le trasformi, il vino continua a sorprenderti, cioè, ogni anno viene diverso anche se pensi o speri di averlo capito finalmente, poi alla fine fa lo stesso quello che vuole lui, e poi anche la commercializzazione, la presentazione e la comunicazione sono cose molto interessanti, e devo dire che ho incontrato tantissime persone che amano fare il vino, non le avrei mai conosciute queste persone, per cui per me è stato veramente un momento di crescita molto importante, però devo anche dire che, ovviamente, c’erano e ci sono anche tante preoccupazioni insomma: non è scontato che ogni anno venga bene il vino, e sia i vini anche in cantina e poi anche la vendita, non è che va in automatico, tutt’altro. Per cui, diciamo che è un periodo molto movimentato, appunto.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Ecco, quindi ci dicevi, hai cominciato a produrre vino, quindi i vostri vini sono Chardonnay, Merlot, Gewürztraminer, giusto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Sì.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Che altro?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Beh, Chardonnay, Pinot Grigio, Gewürztraminer tra i bianchi, e poi dei rossi abbiamo il Merlot, di cui facciamo una versione rosata e una tipo di riserva. Poi abbiamo anche un Cabernet franc.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi un bel tuffo nell’Alto Adige, insomma.</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Sì. Anche se qualcuno, devo dire, sentendo questi nomi penserà: “Ah, fa solo internazionali”, ma devo dire che le varietà autoctone, o quelle che si pensano che siano autoctone, come la Schiava o il Lagrein, nel mio paese non hanno mai avuto grande diffusione, e i cosiddetti internazionali ce li teniamo qui almeno da 150 anni: non in azienda, ma nel paese.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi sono tradizionali gli internazionali.</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Tradizionali, quello direi di sì.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Ecco, tra le cose che dicevi, di come è cambiata la tua, la vostra vita da quando producete il vino, c’è anche questa necessità di commercializzare e quindi di comunicare i vini e di farsi conoscere. È per questo che hai anche pensato al web?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Sì, certo. Poi, tutti i social media hanno dato la possibilità, semplice, di piccolo vignaiolo insignificante, di parlare al mondo se trova qualcuno che lo vuole ascoltare. Però c’è la possibilità, prima dipendevi da comunicatori esterni come giornalisti e così via, adesso, ovviamente, questo aspetto viene completato dal proprio lavoro che puoi fare in rete: diciamo che la comunicazione si è molto democratizzata attraverso internet, e ho pensatodi approfittarne, appunto, di questo cambiamento, ecco.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ma avevi già una passione pregressa per una dimestichezza, almeno, con il web, con la tecnologia…?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Con il web no, ma con il computer sì. Dal ’92, appena ritornato a casa dagli studi, ho acquistato, con i primi guadagni, un Macintosh LC – quella scatola di pizza, com’era soprannominata anche – che mi è sempre piaciuto, e poi mi sono sempre interessato, nel mio lavoro di ricerca della statistica analitica, per cui lì il computer era necessario e allora una certa dimestichezza ce l’avevo. E poi, quando ho cominciato ad occuparmi di web, non era difficile compiere anche quel passo, tant’è che il sito, anche se adesso sarebbe da rifare, me lo sono fatto in casa, da me.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Armin, io mi sono imbattuto in te grazie a Giuliano, che è un ascoltatore molto fedele: è carino che mi segnala sempre cose interessanti. Lui mi ha mandato un link di un tuo video che avevi caricato su Vimeo – si chiama Vitis live – e insomma, c’è un timelapse della vigna dove ci sono queste immagini montate in rapida sequenza, che fanno vedere praticamente un anno di vigna, in cui assistiamo proprio alla nascita dell’uva, alla maturazione, poi alla fine, dopo la vendemmia, c’è l’autunno, l’inverno, la vite che si spoglia. È un vero e proprio racconto, fatto attraverso queste webcam che tu hai piazzato sulle pergole, se ho capito bene, sui tuoi vitigni, no?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Sì, esattamente.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ecco, perché hai messo le webcam? Cosa volevi fare?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: A me hanno sempre affascinato questi video accelerati, appunto, questi timelapse, e in rete se ne trovano tantissimi. Qualcuno mi dice che io sono innovativo: non credo che lo sia veramente, io sto copiando tantissimo, adeguando un po’ alle mie situazioni, quindi io non ho inventato niente di nuovo. Se si guarda in internet, questi filmini si trovano: spesso dei fiori che sbocciano, diciamo la natura. Poi ho pensato: “Perché non far vedere un po’ come si sviluppano le viti durante il corso dell’anno?”. Ci ho messo due anni, il primo ci ho provato e il secondo è venuto fuori un po’ meglio. Si può dire che ci vuole un po’ di tempo per fare queste cose, non sono robe giornaliere, e allora ho cominciato acquistando una webcam per uso esterno ma a bassissimo costo, tant’è che bisogna dire che le immagini non sono di altissima risoluzione, di altissima qualità, però rendono lo stesso l’idea. E l’ho montata nel vigneto. Adesso che il progetto è finito, bisogna dire che dovevo scendere ogni due giorni a scaricare le immagini, a ricaricare le pile, insomma, per un anno intero era un po’ un’occupazione, ecco. Era un po’ un impegno, però alla fine sono molto contento, e devo dire che c’era anche abbastanza riscontro da parte del pubblico.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo. Tra l’altro, appunto, era un racconto molto particolare, in cui in un minuto e mezzo si rende qualcosa che sarebbe impossibile rendere con qualsiasi altro mezzo, e anche con un’emozione, direi… mi sembra che sotto c’è un jazz, no? C’è Five, no? Uno standard.</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Sì! Ho cercato di mettere sotto anche un po’ di musica.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi sei riuscito a comunicare questa dimensione… anche poetica della natura.</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Non era una cosa del tutto nuova. L’ho copiata, io, ecco.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, però c’è un’altra dimensione molto interessante, mi sembra, di quello che stai facendo sul web: non soltanto tu fai vedere la vigna, la natura in qualche modo, ma tu fai vedere proprio il lavoro che fai tu, no? E quindi il tuo blog, i tuoi canali video… adesso parlavamo dei video, ma ci sono anche molti iscritti, fai vedere il lavoro nella vigna, mentre sistemi un tralcio, oppure mentre passi col trattore sotto la pergola… e allora quindi Armin, io direi: intanto aiutami a pronunciare meglio il nome del tuo sito, così non ci sbagliamo. E poi dimmi, perché mostri questo lavoro? Perché hai deciso di mostrare proprio il lavoro che fai tu?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Perché da uno che lavora da quasi sempre in vigna e in cantina, spesso mi sono arrabbiato un po’ della diffusa falsità della comunicazione del vino: sfogliando un po’ le riviste rinomate, si vedevano sempre e solo delle vedute molto, molto parziali del nostro lavoro, e certe cose vengono anche negate perché non vanno bene nella comunicazione, non stanno bene, non sono romantiche, e così via. Insomma, infrangono un po’ quella che è l’immagine anche elitaria del vino, e questa cosa non mi è mai piaciuta. E la rete ti dà la possibilità di una certa autenticità, si dice, anche se non maggiormente richiesta, e io ho detto che so che certe cantine nella comunicazione evitano di dire che utilizzano i famigerati lieviti selezionati, perché ormai non vanno più bene per l’immagine del vino, sembrano cose artificiose, e così via. Io, da ricercatore che ero prima, non posso condividere questa cosa che sia veramente il diavolo: io li utilizzo anche, e anche per provocazione, faccio vedere come li utilizzo. Ma non è che non lo nego soltanto, ma anzi, faccio vedere come si utilizzano, in modo tale da togliere forse anche un po’ di paura. Per cui ci sono anche dentro riprese dove faccio trattamenti, altre che dicono “Sì, i trattamenti li facciamo ma solo se sono stati domandati, se qualcuno ha fatto la domanda”, ecco, e penso di cercare di trasmettere un’immagine un attimo più completa degli altri.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: È un’operazione anche di trasparenza?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Per me la trasparenza sulla produzione del vino è importante. Io lavoro in modo abbastanza semplice, sia in cantina che in vigneto. Però, quel poco che faccio, lo faccio anche vedere, senza problemi.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, tu scrivi anche molto sul tuo blog… tra l’altro in due lingue, ovviamente, tedesco e italiano…</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Sì. Io cerco di fare due post ogni mese, ecco, questa è la media che io voglio fare, sì.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Due post ogni mese, il video, con tutto quello che richiede prima, e magari i montaggi: come gestisci questa cosa, insomma? Dove trovi il tempo per fare questa cosa qui?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Sì. Beh, un po’ di tempo ci vuole sicuramente. Siamo mia moglie, io, e poi abbiamo due persone stagionali – certe volte due e mezzo – che ci aiutano da inizio maggio fino a metà-fine ottobre, insomma, fin quando si conclude la vendemmia, ecco. Sono 5 ettari che coltiviamo, e vinifichiamo 2 e mezzo, per cui diciamo che questo numero di persone nella nostra realtà aziendale ci vuole, ecco.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: E quindi questo diventa un vero e proprio lavoro. Quindi c’è della passione ma c’è anche, immagino, dell’economia: nel senso, fai questo soltanto per passione, no?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: No, no. C’è l’impegno, prima di tutto per guadagnarsi anche la pagnotta, però poi, appunto, come ho detto, è un lavoro che mi piace perché ogni giorno faccio un’altra cosa – come quest’intervista per esempio – e diciamo che il lavoro di comunicazione lo si fa soprattutto di sera o se no quando, come adesso in queste giornate, piove e non puoi uscire in vigneto, e allora fai burocrazia, fai ufficio, fai anche un servizio in più. Sul blog pubblico le cose che io vorrei che rimangano anche nel tempo, che mi sono particolarmente preziose: perché il blog rimane mio mentre, se domani Zuckerberg decide di spegnere Facebook, allora tutto il resto se n’è andato.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ah! Queste parole sono cose rare! Perché in effetti su questo, qualche volta mi sono anche trovato a ragionare… in effetti, molto spesso, vedo anche operazioni di comunicazione non soltanto nel mondo del vino, affidate molto ai social network: i social network sono una cosa straordinaria ma sono un punto di relazione, che sono affidati alle mani di altri, quindi è cosa buona costruirsi una propria identità in un canale proprietario, ecco.</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: E poi su Facebook invece pubblico cose che mi vengono in mente durante la giornata: brevi, così, di un intervallo di circa 5-10 minuti… insomma, non impiega tanto tempo.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi hai il telefono con te, in vigna, e lo fai da lì?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Sì, sì, ho l’iPhone, ma insomma, anche dal telefono. C’è chi telefona ancora, con l’iPhone! Ce l’ho sempre con me e faccio le immagini, e poi ogni tanto bisogna dire che facciamo in campagna anche lavori, sai, che non sono molto impegnativi dal punto di vista intellettuale, e in quegli attimi lì penso sopra a quale frase potrei mettere, ci faccio subito anche la traduzione, perché come si sente facilmente dall’accento crautiano, sono di madrelingua tedesca, per cui ragiono anche in tedesco e poi cerco di tradurre nella lingua. Ecco, alla fine quello che viene fuori, viene fuori.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ecco, però ci dicevi che tutto questo tempo che investi è però un tempo che poi in qualche modo ti viene ripagato: tu ti sei accorto che avere questo tipo di presenza sul web ti ha dato dei risultati, ti ha aiutato?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Sì, però devo dire, devo un po’ sfatare il mito, che lavorando molto online e così via, diciamo che ti salva l’azienda o che sia tanto importante: devo dire che l’affinità con quello che faccio in rete differisce molto di utenza in utenza. Vuol dire che io ho notato negli anni che più è importante il cliente che ho – voglio dire, un importatore, un grossista di vino, cioè quelli che mi fanno veramente i numeri – meno è l’affinità col web. Mentre col web riesco a contattare soprattutto i clienti privati, importantissimo anche quello, non voglio sminuirlo, però voglio dire che ci vogliono tanti clienti privati che vengono in azienda da me di cui sono anche contento se vengono, ma i numeri di equivalere un importatore nuovo, per esempio. E diciamo, più grande è la realtà, meno è l’affinità col web. Per cui, dal punto di vista dei privati ma anche dei ristoratori giovani, con la comunicazione su internet riesci a fare cose importanti anche dal punto di vista poi commerciale. Invece, con altri clienti è quasi inutile fare qualcosa con internet.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: E quindi è uno degli strumenti che usi, ma non l’unico ovviamente.</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: No, no. Perché rimangono sempre attuali le presentazioni classiche: la gente, giustamente, vuole anche conoscere di persona il produttore…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi le fiere e quant’altro.</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Sì, le fiere, le presentazioni, e tutto ciò va a completare, e devo dire però che per esempio, al Vinitaly, ormai tre quarti delle persone che si avvicinano allo stand, la prima volta dicono: “Ti ho conosciuto in internet”. E questo fa piacere.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Questo, insomma, conferma quello che ci dicono diversi studi, che insomma spesso il primo contatto avviene online, e quindi è comunque interessante nel processo di acquisto, perché nel processo di acquisto, che è una persona rispetto a qualsiasi prodotto di conoscenza, perché appunto il modo con cui si ingaggia quella persona può fare la differenza rispetto alla sua voglia di venire a conoscerti oppure no, quindi spesso diventa un primo biglietto da visita. Senti, Armin, ti direi, visto che hai questa visione che mi sembra molto interessante e particolare, della comunicazione del vino… ci hai detto che ti arrabbi anche così come fanno tanti produttori rispetto ad alcune cose sulla disinformazione, che non rispecchiano bene il lavoro dei produttori: qual è la tua sfida nella comunicazione del vino?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Allora, io penso che in futuro sarà sempre più importante che noi non ci limitiamo a comunicare il vino nel senso che “venite a casa mia, bevete il mio vino, perché il mio vino è buono, perché il mio vino è sostenibile”, ma forse dovremmo cercare di rendere ancora più interessante il consumo generale del vino presso la gente, perché quello che mi fa veramente paura è il calo del consumo di vino. Vuol dire che ci sarà, tra poco, una lotta tra i poveri, perché se i consumi continueranno a diminuire, la torta da spartire sarà sempre più piccola, per cui penso che più che comunicare la propria azienda e le proprie linee, sarà interessante e sarà nostro dovere cercare di limitare il calo dei consumi del vino, cioè, di rendere sempre più interessante bere un buon calice di vino a casa, in ristorante, al bar. Ecco, questo secondo me: far più gruppo e tenere alto il consumo consapevole, ma sempre consapevole, ecco, non voglio parlarne in lati negativi, del consumo di alcool. Ma il consumo consapevole, cercare di mantenere quello, secondo me è un grande compito.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: A chi dice che sta cercando di rispondere col calo del consumo, magari interno, adesso parliamo magari dell’Italia o di altri paesi che abbiamo in mente in Europa: con altri mercati, tu cosa dici? Nel tuo caso, dov’è il tuo mercato?</p><p><br></p><p><br></p><p>Armin: Beh, il mio mercato principale è qui in provincia stessa, ma non da parte della popolazione autoctona, ma sono soprattutto i turisti italiani e germanici soprattutto, che passano le vacanze da noi ed ecco, loro sono i maggiori clienti dei miei vini. Poi...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/perche-non-nascondere-nulla-di-come-lavori-in-vigna-e-in-cantina-con-armin-kobler]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1673</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Tue, 07 Jun 2016 09:27:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/960895af-02a8-492e-9026-08c7706b8d76/wineinternet-40-armin-kobler-ok-mixdown.mp3" length="35892891" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>24:48</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>39</itunes:episode><podcast:episode>39</podcast:episode><itunes:summary>Armin Kobler è un enologo, viticoltore e produttore altoatesino che piazza webcam nella sua vigna, condivide video e tiene un blog in due lingue mostrando quello che fa.
Spesso mi sono arrabbiato della diffusa falsità della comunicazione del vino. Anche sulle riviste rinomate si vedono vedute molto parziali del nostro lavoro e alcune vengono negate perché “non vanno bene nella comunicazione” o &amp;#8220;non sono romantiche&amp;#8221;. Certe cantine per esempio non dicono che usano i lieviti selezionati. Io da enologo ricercatore non solo non nego questa cosa ma la faccio espressamente vedere: faccio vedere quello che faccio, anche i trattamenti. La rete ti dà la possibilità di essere autentico. E’ un’operazione di trasparenza, per me è importante.
Note alla puntata: 
02:00 http://www.kobler-margreid.com/italiano/italiano.html (Armin Kobler)
 05:00 i ivini, i vitigni internazionali ma tradizionali
 06:45 Macintosh LC
07:30 ihttps://vimeo.com/109340805 (l video della vigna)
 10:00 mostrare il lavoro in vigna
 12:50 operazione trasparenza
 13:25 http://www.kobler-margreid.com/blog/ (due articoli al mese sul blog)
 15:00 https://www.facebook.com/armin.kobler?fref=ts (Armin su facebook)
 16:50 la differenza tra il web e i canali tradizionali
 18:30 3 su 4 mi trovano prima su internet
 19:30 la sfida della comunicazione e il calo dei consumi
 20:50 il mercato dei turisti per i vini
 22:00 la relazione con le persone, la traduzione dei commenti
Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

Stefano: Benvenuto, Armin.
Armin: Buongiorno anche a te!
Stefano: Buongiorno. Dunque, siamo in Alto Adige, nella Bassa Atesina, ma addossati alla montagna, a Magré – correggimi se sbaglio – Armin è viticoltore, con Monika, ha una piccola azienda… dicci da quando sei nel vino.
Armin: Sono nel vino a partire dall’anno 1992, quando dopo la laurea ho cominciato un tirocinio in una cantina qui vicino, però a fare il vino siamo dal 2006, ecco, che facciamo noi stessi il vino…
Stefano: Tu prima ti occupavi…?
Armin: In famiglia abbiamo sempre prodotto dell’uva, ed eravamo conferitori al 100% di una cantina sociale, e prima di fare il mio vino, ho fatto per 18 anni il ricercatore enologico.
Stefano: Armin, ci hai detto che prima conferivate le uve, dal 2006 vinificate: quali sono stati i passaggi più belli e più difficili di questo cambiamento?
Armin: Diciamo che ci sono stati moltissimi – e ci sono tutt’ora – dei bellissimi momenti facendo noi stessi il vino, soprattutto perché è un’attività a 360°, vivi al cento per cento la viticoltura, investi tantissimo tempo, anche mezzi finanziari, in un progetto. Vedi come crescono le cose, poi le trasformi, il vino continua a sorprenderti, cioè, ogni anno viene diverso anche se pensi o speri di averlo capito finalmente, poi alla fine fa lo stesso quello che vuole lui, e poi anche la commercializzazione, la presentazione e la comunicazione sono cose molto interessanti, e devo dire che ho incontrato tantissime persone che amano fare il vino, non le avrei mai conosciute queste persone, per cui per me è stato veramente un momento di crescita molto importante, però devo anche dire che, ovviamente, c’erano e ci sono anche tante preoccupazioni insomma: non è scontato che ogni anno venga bene il vino, e sia i vini anche in cantina e poi anche la vendita, non è che va in automatico, tutt’altro. Per cui, diciamo che è un periodo molto movimentato, appunto.
Stefano: Ok.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Stop alla carta: come funzionano i registri vitivinicoli digitali sul sito del ministero – con Gianluca Fregolent del Mipaaf</title><itunes:title>Stop alla carta: come funzionano i registri vitivinicoli digitali sul sito del ministero – con Gianluca Fregolent del Mipaaf</itunes:title><description><![CDATA[<p>Dematerializzazione dei registri vitivinicoli ovvero <strong>abbandono dei registri di carta e passaggio ai registri vitivinicoli digitali</strong>.</p><p>Basta carta dunque. Anche nel settore del vino le ambizioni della pubblica amministrazione di innovare la tenuta dei documenti con vantaggi in termini di risparmio, di trasparenza, di snellimento nei rapporti con gli operatori economici si trasformano in primi passi concreti.</p><p>Largo dunque alla dematerializzzazione dei registri vitivinicoli. L’obbligatorietà, per <strong>gli oltre 50 mila operatori che tengono i registri</strong>, sarebbe dovuta scattare dal 1 luglio ma proprio nei giorni scorsi il ministro Martina ha firmato una proroga dello switch. Produttori e soggetti&nbsp;del settore hanno tempo fino a dicembre per andare sul sito del ministero e impratichirsi col nuovo sistema. Si chiama Registrovino 2.0 e unifica tutti i registri di cantina (registro di vinificazione, conti speciali, registri di imbottigliamento e di commercializzazione ecc.) in un unico “sistema di registrazione”.</p><p><br></p><p><strong>Come funziona questa nuova tenuta dei registri vitivinicoli?</strong> Quali sono le scadenze? Quali sono i problemi in questo passaggio?</p><p><br></p><p>Ne parliamo con Gianluca Fregolent, dirigente&nbsp;al Ministero delle politiche agricole a capo&nbsp;dell’intero progetto.</p><blockquote>Oggi abbiamo due generi di problemi per la migrazione dei registri dalla carta al digitale. Uno riguarda le aziende più strutturate e il consolidamento di pratiche informatiche ormai ventennali nei sistemi gestionali che adesso vanno armonizzati con il sistema unitario. Un altro problema riguarda i piccoli produttori che sono spaventati dall’uso dei nuovi strumenti. Certo l’adeguamento richiede un piccolo sforzo&nbsp;ma vogliamo rassicurare tutti. Basta un pomeriggio per sfogliare dei documenti sul sito del ministero e provare il sistema che porterà vantaggi a tutti.</blockquote><p><br></p><p><em>Note alla puntata:</em></p><p><br></p><p><a href="https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7511" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Gianluca Fregolent</em></a></p><p><br></p><p><em>02:00 </em><a href="https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/10120" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Proroga del ministro Martina</em></a></p><p><br></p><p><em>03:00&nbsp;</em><a href="http://www.sian.it/portale-mipaaf/dettaglioNotizia.jsp?iid=859&amp;categoria=N" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>La presentazione del Registrovino 2.0</em></a></p><p><br></p><p><em>09:30 Vantaggi del nuovo sistema per chi deve controllare e per chi deve tenere registri</em></p><p><br></p><p><em>07:05 I due metodi di registrazione sul sistema: online e web service</em></p><p><br></p><p><em>10:50 La creazione di un database del ministero del sistema vitivinicolo nazionale</em></p><p><br></p><p><em>12:20 La tracciabilità informatica del prodotto dal grappolo d’uva al vino nel bicchiere di un ristorante nel mondo</em></p><p><br></p><p><em>17:15 La documentazione tecnica per le software house dei gestionali</em></p><p><br></p><p><em>19:00 La procedura chi usa il metodo web: faq, assistenza e registri</em></p><p><br></p><p><em>29:40 I servizi delle organizzazioni di categoria</em></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Basta carta, si passa al digitale. Anche nel settore del vino le ambizioni della pubblica amministrazione di innovare la tenuta dei documenti con vantaggi in termini di risparmio, di trasparenza, di snellimento nei rapporti con gli operatori economici si trasformano in primi passi concreti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Per “dematerializzazione” l’Agenzia per l’Italia Digitale intende appunto il progressivo incremento della gestione documentale informatizzata – all’interno delle strutture...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Dematerializzazione dei registri vitivinicoli ovvero <strong>abbandono dei registri di carta e passaggio ai registri vitivinicoli digitali</strong>.</p><p>Basta carta dunque. Anche nel settore del vino le ambizioni della pubblica amministrazione di innovare la tenuta dei documenti con vantaggi in termini di risparmio, di trasparenza, di snellimento nei rapporti con gli operatori economici si trasformano in primi passi concreti.</p><p>Largo dunque alla dematerializzzazione dei registri vitivinicoli. L’obbligatorietà, per <strong>gli oltre 50 mila operatori che tengono i registri</strong>, sarebbe dovuta scattare dal 1 luglio ma proprio nei giorni scorsi il ministro Martina ha firmato una proroga dello switch. Produttori e soggetti&nbsp;del settore hanno tempo fino a dicembre per andare sul sito del ministero e impratichirsi col nuovo sistema. Si chiama Registrovino 2.0 e unifica tutti i registri di cantina (registro di vinificazione, conti speciali, registri di imbottigliamento e di commercializzazione ecc.) in un unico “sistema di registrazione”.</p><p><br></p><p><strong>Come funziona questa nuova tenuta dei registri vitivinicoli?</strong> Quali sono le scadenze? Quali sono i problemi in questo passaggio?</p><p><br></p><p>Ne parliamo con Gianluca Fregolent, dirigente&nbsp;al Ministero delle politiche agricole a capo&nbsp;dell’intero progetto.</p><blockquote>Oggi abbiamo due generi di problemi per la migrazione dei registri dalla carta al digitale. Uno riguarda le aziende più strutturate e il consolidamento di pratiche informatiche ormai ventennali nei sistemi gestionali che adesso vanno armonizzati con il sistema unitario. Un altro problema riguarda i piccoli produttori che sono spaventati dall’uso dei nuovi strumenti. Certo l’adeguamento richiede un piccolo sforzo&nbsp;ma vogliamo rassicurare tutti. Basta un pomeriggio per sfogliare dei documenti sul sito del ministero e provare il sistema che porterà vantaggi a tutti.</blockquote><p><br></p><p><em>Note alla puntata:</em></p><p><br></p><p><a href="https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7511" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Gianluca Fregolent</em></a></p><p><br></p><p><em>02:00 </em><a href="https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/10120" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Proroga del ministro Martina</em></a></p><p><br></p><p><em>03:00&nbsp;</em><a href="http://www.sian.it/portale-mipaaf/dettaglioNotizia.jsp?iid=859&amp;categoria=N" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>La presentazione del Registrovino 2.0</em></a></p><p><br></p><p><em>09:30 Vantaggi del nuovo sistema per chi deve controllare e per chi deve tenere registri</em></p><p><br></p><p><em>07:05 I due metodi di registrazione sul sistema: online e web service</em></p><p><br></p><p><em>10:50 La creazione di un database del ministero del sistema vitivinicolo nazionale</em></p><p><br></p><p><em>12:20 La tracciabilità informatica del prodotto dal grappolo d’uva al vino nel bicchiere di un ristorante nel mondo</em></p><p><br></p><p><em>17:15 La documentazione tecnica per le software house dei gestionali</em></p><p><br></p><p><em>19:00 La procedura chi usa il metodo web: faq, assistenza e registri</em></p><p><br></p><p><em>29:40 I servizi delle organizzazioni di categoria</em></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Basta carta, si passa al digitale. Anche nel settore del vino le ambizioni della pubblica amministrazione di innovare la tenuta dei documenti con vantaggi in termini di risparmio, di trasparenza, di snellimento nei rapporti con gli operatori economici si trasformano in primi passi concreti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Per “dematerializzazione” l’Agenzia per l’Italia Digitale intende appunto il progressivo incremento della gestione documentale informatizzata – all’interno delle strutture amministrative pubbliche e private – e la conseguente sostituzione dei supporti tradizionali della documentazione amministrativa in favore del documento informatico.</p><p><br></p><p><br></p><p>Qui a Wine Internet Marketing ci occupiamo in questa puntata della dematerializzzazione dei registri vitivinicoli.</p><p><br></p><p><br></p><p>Un Registrovino 2.0 che unifica tutti i registri di cantina (registro di vinificazione, conti speciali, registri di imbottigliamento e di commercializzazione ecc.) in un unico “sistema di registrazione”. E’unico registro che va tenuto per il settore vitivinicolo e, spiega il ministero, deve essere attivato un distinto registro telematico per ogni stabilimento/deposito, che possiede un proprio codice rilasciato dall’Ispettorato Repressione Frodi competente per territorio.</p><p><br></p><p><br></p><p>C’ un DL 91/2014 e ci sono degli aggiornamenti rintracciabili in rete. Ma cosa è questa nuova tenuta dei registri vitivinicoli. Come funziona? Quali sono le scadenze? A chi ci si può rivolgere?</p><p><br></p><p><br></p><p>Buongiorno Gianluca!</p><p><br></p><p><br></p><p>Gianluca cominciamo da questi giorni. Il ministro Martina ha appena firmato la proroga al 31 dicembre 2016 del tempo che hanno gli operatori per passare alla tenuta in forma digitale dei registri nel settore vitivinicolo. Basta carta dunque e si passa al digitale. L’obbligo di adeguamento doveva scattare già a luglio, ma il periodo di sperimentazione prosegue fino alla fine dell’anno. L’obbligatorietà scatta dal 1 gennaio 2017. Quando al Vinuitaly ad aprile nel padiglione del ministero ho visto si parlava di questa scadenza estiva ho pensato che il tempo previsto per l’adeguamento era . Cosa è successo?</p><p><br></p><p>Gianluca: Niente in particolare, c’è la giusta attenzione che il Ministero, dal decreto legislativo Campo Libero, dal decreto legge, ha voluto dare più al gruppo di lavoro che non con le aziende l’attenzione sul raggiungimento dell’obiettivo, perché questo, visto anche proprio come la richiamava Vinitaly, è stato impostato su quello che è tutto quello che si muove nell’ambito web, è una scommessa che il Ministero e il Governo ha nel suo portafoglio e che vuole provare a raggiungere. Poi, tutto il settore, perché noi abbiamo fatto delle considerazioni dicendo: questo periodo è di sperimentazione, è necessario il suo prolungamento perché la presentazione di Vinitaly, l’avvio a raggiungere 50mila aziende e più, non è così immediato come si possa ipotizzare, anche attraverso lo strumento informatico.</p><p><br></p><p>Stefano: È chiaro, è chiaro. Non è così semplice. Senta, allora facciamo un passo indietro, cioè partiamo dall’inizio: di che cosa si tratta? Cos’è la tenuta in forma dematerializzata dei registri del settore vitinicolo, a questo punto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Gianluca: Allora, il progetto prevede, come primo step, la dematerializzazione dei registri cartacei, quindi di quei registri dove sia che l’azienda abbia un sistema informatizzato, sia che non lo abbia, deve adempiere, secondo quello che è il Regolamento 436, a registrare i movimenti delle operazioni di cantina, con poi l’obiettivo di andare anche a dematerializzare tutta la documentazione che viene chiamata nella proposta del testo unico: l’obiettivo è quello di andare a rendere disponibile, attraverso il web, tutte le procedure, tutte le notifiche che devono essere inviate o all’autorità competente per il territorio, per i controlli, o agli organismi di certificazione. Tutto per velocizzare, semplificare e rendere più snelle le pratiche e le procedure.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Quindi tutti i registri che si tenevano prima passano nella nuova forma?</p><p><br></p><p><br></p><p>Gianluca: Sì. Questa è stata una scelta del Ministero, che ci vuole anche differenziare per dare, visti gli ottimi risultati degli ultimi cinque anni nell’esportazione del prodotto, ancora più credibilità al sistema vitivinicolo nazionale.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ecco, ci diceva, sono 50mila?</p><p><br></p><p><br></p><p>Gianluca: La stima è da 50mila a 60mila, vedremo solo quando avremo tutte le log-in quante sono effettivamente le aziende che detengono un registro in azienda.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senta, nel decreto si fa riferimento, di fatto, a due modalità telematiche, che possono interessare in qualche modo i viticoltori: l’online e il web service. Ce li vuole spiegare meglio?</p><p><br></p><p><br></p><p>Gianluca: Allora, la filosofia è quella di, proprio, nell’ambito della dematerializzazione, di aggiungere una cosa, ma di andare a snellire. Pertanto, consapevoli che le aziende più strutturate del settore viticolo nazionale sono già dotate di software gestionali con i quali gestiscono e adempiono anche alle prescrizioni sulle registrazioni, noi, condividendo con la filiera, abbiamo sviluppato un sistema di invio dei dati tramite web service, in modo tale che l’azienda non dovesse andare a sostituire i propri applicativi, ma invia solo un upgrade perché le aziende si devono connettere con il sistema informativo agricolo nazionale. Mentre, per tutte quelle aziende che non sono dotate di software evoluti ed effettuano le registrazioni su carta, abbiamo reso disponibile una procedura online che è funzionale, però, solo all’adempimento della compilazione dei registri. Quindi il nostro applicativo non è un gestionale, non fa fatture, non fa altri adempimenti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok, molto chiaro. Senta, già ci ha accennato del perché si fa questa riforma, e del resto sappiamo che l’informatizzazione della pubblica amministrazione, dei suoi rapporti con, in genere, i cittadini e un po’ con tutto poi il mondo che è produttivo, economico, è uno degli obiettivi importanti che si stanno inseguendo in questi anni. Avete calcolato quale tipo di vantaggio reale porti per l’amministrazione, per gli agricoltori, per i consumatori? Cioè, possiamo fare degli esempi?</p><p><br></p><p><br></p><p>Gianluca: Allora, il vantaggio reale per l’amministrazione è che domani disporremo delle informazioni nello stesso tempo in cui l’azienda le inserisce nel database, e quindi, al massimo con un ritardo di trenta giorni dall’operazione, noi avremo il dato. Questo per quanto riguarda i registri. Valutato che abbiamo intenzione di rendere disponibile in maniera informatizzata, e quindi con la generazione di un database, anche l’MVV elettronico – il documento con cui si movimentano i prodotti fatti e prodotti sfusi – che avviene al momento dell’emissione del documento, di informazioni: questo per quanto riguarda la nostra parte, come pubblici organizzatori, come produttori. Per contro, gli operatori vengono sollevati da tutti quegli adempimenti legati alla legittimazione e alla certificazione, sempre da parte dell’ufficio competente per il territorio, della tenuta dei registri.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok, quindi questa cosa riguarda il rapporto tra amministrazione e agricoltori, oppure ha un qualche rilievo anche per il consumatore finale? Non so, anche una trasparenza…?</p><p><br></p><p><br></p><p>Gianluca: Allora, nei momenti in cui noi avremo i dati, e il passaggio epocale è quello che da un lato è scritto su un pezzo di carta o comunque su un documento, solo nell’ambito aziendale è la creazione di un database disponibile al ministero di tutto quello che è il sistema viticolo nazionale, per cui non è funzionale solo all’attività di controllo, ma ritengo che l’aspetto più importante per il futuro sarà che noi avremo delle informazioni funzionali alla programmazione e al rafforzamento di determinate situazioni, disponendo di dati oggettivi sulla reale consistenza del prodotto e, soprattutto, con al massimo trenta giorni dalla loro realizzazione, quando oggi invece, forse chi dispone del dato più aggiornato è l’organizzazione sindacale che con la sua ristrutturazione riesce a presentare dei dati in alcuni casi più strutturati di quelli che dispone il Ministero.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok, ecco, quindi l’analisi dei dati vi darà delle informazioni, vi consentirà di prendere decisioni o fare delle cose o anche forse di erogare dei servizi diversi. Dicevo, per i consumatori, diciamo, per un utente terzo rispetto al rapporto amministrazione-agricoltori…?</p><p><br></p><p>Gianluca: L’obiettivo più importante e ambizioso di questo progetto non è di fermarci alla dematerializzazione del registro, ma è degenerare quella che è sostanzialmente la tracciabilità informatica di un prodotto, dal grappolo d’uva alla bottiglia servita nel grande ristorante del mondo. E in quel modo, l’azienda o, insomma, il consumatore, avrà la possibilità, attraverso o il numero di lotto o il numero della fascetta applicata nella bottiglia, di ottenere un set di informazioni molto dettagliate e spesso e volentieri, per i prodotti DOP e OGP, già certificate da un soggetto terzo.</p><p><br></p><p>Stefano: E questo, naturalmente, è molto interessante, per il discorso trasparenza, per i diritti dei consumatori, ma anche per tutto il valore che sappiamo ha il Made In Italy, e per il problema, invece, che riscontra il Made In Italy riguardo a contraffazioni e altre questioni legate a questo, no?</p><p><br></p><p><br></p><p>Gianluca: Io credo anche per valorizzare il sistema dei controlli italiano. Perché in questo momento, essendo basato molto su documenti cartacei, non riusciamo a dimostrarlo al consumatore finale solo con dichiarazioni, con certificazioni che devono essere sempre attivate dall’azienda, mentre domani ci sarà un dato che potrà essere verificato all’interno di un portale dello stato italiano, quindi del Ministero delle Politiche Agricole, e il consumatore potrà avere la certezza dell’informazione che accompagna quel prodotto, e avere quelle informazioni aggiuntive che valorizzeranno ulteriormente gli sforzi che deve fare l’agricoltore medio italiano per etichettare in quel modo la bottiglia.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo, insomma, a quel punto, quando il dato ci sarà, si apriranno molte possibilità di valorizzare quel dato e tutto quello che verrà sarà da scrivere. Ci ha accennato che questa gestione va avanti su due binari, cioè si rivolge sia a chi ovviamente aveva un gestionale già suo, e che quindi in questo caso immagino dovrà farsi aiutare per rispondere a delle specifiche che consentano al suo gestionale di parlare al sistema nuovo… è così?</p><p><br></p><p><br></p><p>Gianluca: Sì. Diciamo che per chi ha già un applicativo strutturato – le maggiori società italiane con cui abbiamo collaborato a Luglio dell’anno scorso per condividere lo sviluppo del sistema di interconnessione dei dati – sostanzialmente ha già a disposizione l’upgrade per andare a rendere, a interfacciare l’applicativo dell’azienda con lo strumento informatico aziendale, con il database del Ministero delle Politiche Agricole. Chiaramente, anche in questo ci sono degli aggiornamenti, degli adeguamenti, perché noi abbiamo rifatto le decodifiche di quelli che sono i prodotti, quindi c’è stata una discussione, ma credo che per questa tipologia di aziende, lo sforzo maggiore sarà quello di ripensare il processo di registrazione che avviene all’interno dell’azienda. Ma quello che dovrebbe avere impatto zero è l’aspetto relativo allo strumento, dove l’addetto, il dipendente che svolge la registrazione dovrebbe provare la stessa interfaccia grafica e pertanto dovrebbe trovare anche le stesse regole operative, e quindi non dovrebbe avere nessuna difficoltà. Perché tutto ciò che è nuovo viene eseguito automaticamente dall’applicazione.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senta, su questo abbiamo già diversi mesi di sperimentazione del sistema. Voi che tipi di feedback avete avuto? Quali sono alcuni nodi, su cos’è che il viticoltore fa difficoltà, lui, o insomma le persone che si occupano?</p><p><br></p><p><br></p><p>Gianluca: Abbiamo due ordini di problemi. Il primo ordine di problemi che riguarda le aziende strutturate è che vent’anni di gestione informatica hanno determinato delle prassi, che in alcune situazioni dovranno essere adeguate a quello che è invece un progetto unitario e unificante a livello nazionale, della gestione delle registrazioni informatiche e quindi anche dei documenti dei software. Invece, nella parte dei piccoli produttori, c’è più una fase di repulsione perché, come ci insegnano tutti i corsi manageriali per gestire bene il cambiamento, siamo proprio in quella fase dove uno cerca di sfruttare il cambiamento perché dice “Sì, vogliamo la semplificazione, ma lo strumento nuovo, innovativo che ci state proponendo ci spaventa di più di quello che bene o male conoscevamo ieri”. Sì, noi, proprio per andare a rassicurare i viticoltori che erano abituati ad effettuare le registrazioni su carta, che hanno in questo momento una fase di repulsione all’informatica, stiamo facendo degli interventi – venerdì ero a Napoli, domani sarò in Toscana nel Chianti Classico – per informare, come gruppo di lavoro, come Ministero, gli operatori e rassicurarli al fatto che abbiamo dato i tempi, abbiamo previsto tutte quante le facilitazioni di avvio con la manualistica, con quello che è poi tutto il supporto attraverso anche la disponibilità di formare dei quesiti, pubblicando la documentazione, di provare a cominciare a utilizzare lo strumento: stiamo dicendo a tutti di utilizzare anche questa sua struttura per dire tutta la documentazione per iniziare a utilizzare correttamente il sistema informatico per la tenuta dei registri – si trova nel sito mipaaf.sian.it: all’interno dell’area agricoltura è disponibile tutta la documentazione e tutta la procedura per loggarsi e, eventualmente, per gestire le deleghe. Quello che io sto dicendo, e che in questa fase non trova grande riscontro perché c’è un po’ di refrattarietà, è il fatto di dire che il sistema è stato sviluppato in modo tale che come venivano fatte le registrazioni ieri, si possono eseguire anche domani. Questo è l’approccio che è stato dato. Come tutte le cose nuove, bisogna però, almeno un pomeriggio, sfogliare dei documenti e, eventualmente, porre dei quesiti a cui noi già, come gruppo di lavoro, stiamo rispondendo, sia per gli aspetti informatici sia per aspetti tecnici.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ecco, noi sappiamo che infatti, come ricordava anche Lei, insomma, ogni passaggio, ogni cambiamento porta già in sé una difficoltà e insieme una resistenza invece a continuare a fare quello che si faceva e in più, quando c’è di mezzo la tecnologia, non è sempre facile per tutti approcciarsi e comprendere gli strumenti nuovi. Ha detto che voi avete previsto anche una qualche forma di supporto… che cosa vuol dire?</p><p><br></p><p><br></p><p>Gianluca: Sì, noi abbiamo reso disponibile innanzitutto tutta la documentazione tecnica per le software house che volessero prendere confidenza o sviluppare questo applicativo, quindi tutti sono messi nelle condizioni di poter costruire, sviluppare uno strumento che risponda ai requisiti normativi nazionali. Secondo aspetto, per invece tutti quelli che utilizzeranno l’applicativo online: abbiamo predisposto i tre manuali, uno che riguarda la modalità con cui ci si deve loggare, e quindi ottenere l’ID e la password perché il nostro applicativo è disponibile in un ambiente web e serve la password e l’ID per accedervi. Poi abbiamo definito un manualetto per come definire la delega, perché il registro può essere aggiornato anche da un soggetto delegato. E terzo, il manuale d’uso dell’applicazione, in cui abbiamo scelto una via molto pratica, quindi con esempi semplici, con molte foto e immagini che richiamano le schermate che visualizzerà l’operatore per facilitare l’apprendimento iniziale che necessita.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi, diciamo, c’è questa parte di manualistica: è prevista anche una qualche forma, invece, di assistenza, che ne so, diversa: telefonica, o risposta a domande, via...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/stop-alla-carta-come-funzionano-i-registri-vitivinicoli-digitali-sul-sito-del-ministero-con-gianluca-fregolent-del-mipaaf]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1639</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 27 May 2016 14:16:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/9d414700-03c7-43bc-9d4b-ad75e002b3cc/39-fregolent-ministero-okey-mixdown.mp3" length="47140943" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>32:37</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>38</itunes:episode><podcast:episode>38</podcast:episode><itunes:summary>Dematerializzazione dei registri vitivinicoli ovvero abbandono dei registri di carta e passaggio ai registri vitivinicoli digitali.
Basta carta dunque. Anche nel settore del vino le ambizioni della pubblica amministrazione di innovare la tenuta dei documenti con vantaggi in termini di risparmio, di trasparenza, di snellimento nei rapporti con gli operatori economici si trasformano in primi passi concreti.
Largo dunque alla dematerializzzazione dei registri vitivinicoli. L&amp;#8217;obbligatorietà, per gli oltre 50 mila operatori che tengono i registri, sarebbe dovuta scattare dal 1 luglio ma proprio nei giorni scorsi il ministro Martina ha firmato una proroga dello switch. Produttori e soggetti del settore hanno tempo fino a dicembre per andare sul sito del ministero e impratichirsi col nuovo sistema. Si chiama Registrovino 2.0 e unifica tutti i registri di cantina (registro di vinificazione, conti speciali, registri di imbottigliamento e di commercializzazione ecc.) in un unico &amp;#8220;sistema di registrazione”.
Come funziona questa nuova tenuta dei registri vitivinicoli? Quali sono le scadenze? Quali sono i problemi in questo passaggio?
Ne parliamo con Gianluca Fregolent, dirigente al Ministero delle politiche agricole a capo dell&amp;#8217;intero progetto.
Oggi abbiamo due generi di problemi per la migrazione dei registri dalla carta al digitale. Uno riguarda le aziende più strutturate e il consolidamento di pratiche informatiche ormai ventennali nei sistemi gestionali che adesso vanno armonizzati con il sistema unitario. Un altro problema riguarda i piccoli produttori che sono spaventati dall&amp;#8217;uso dei nuovi strumenti. Certo l&amp;#8217;adeguamento richiede un piccolo sforzo ma vogliamo rassicurare tutti. Basta un pomeriggio per sfogliare dei documenti sul sito del ministero e provare il sistema che porterà vantaggi a tutti.
Note alla puntata:
Gianluca Fregolent
02:00 Proroga del ministro Martina
03:00 La presentazione del Registrovino 2.0
03:00</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come hanno trasportato il tuo vino? – con Antonio Catapano di Wenda</title><itunes:title>Come hanno trasportato il tuo vino? – con Antonio Catapano di Wenda</itunes:title><description><![CDATA[<p>Trasportare il vino non è uno scherzo. Sappiamo che&nbsp;tutti gli sforzi talvolta di anni e la sapienza del produttore&nbsp;potrebbero essere stati vanificati durante un viaggio magari intercontinentale in cui la bottiglia di vino è stata sballottata, sottoposta a vibrazioni, temperature elevate, inclinata in modo non corretto… Orrore. Insomma meglio non pensarci:&nbsp;speriamo che sia andato tutto bene e stappiamo questa bottiglia. Occhio non vede e cuore non duole.&nbsp;Certo sarebbe bello sapere invece che questa bottiglia è stata conservata nelle condizioni giuste e che quello che stiamo per assaggiare è il vino del produttore al 100%.</p><p>Ecco l’argomento di cui parliamo in questa puntata&nbsp;a Wine Internet Marketing con&nbsp;Antonio Catapano di Wenda.</p><p><br></p><blockquote>Di solito non esiste un riscontro oggettivo su come è stato trasportato il vino. L’unica cosa che sappiamo è che&nbsp;quando il consumatore assaggia il vino e dice “non mi piace” difficilmente può sapere&nbsp;se quel vino ha avuto un problema di conservazione.</blockquote><p><br></p><p><em>Note alla puntata:</em></p><p><br></p><p><a href="https://it.linkedin.com/in/acatapano" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Antonio Catapano</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.systechteam.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Systech</em></a></p><p><br></p><p><em>10:00 </em><a href="http://www.wenda-it.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Wenda</em></a></p><p><br></p><p><em>12:50 </em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Near_Field_Communication" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Tecnologia NFC</em></a></p><p><br></p><p><em>18:00 </em><a href="http://tech.fanpage.it/smartphone-cinesi-clone-iphone-6-video-recensione/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>la clonazi</em></a>o<em>ne di un iphone6</em></p><p><br></p><p><em>20:00 </em><a href="http://www.lastampa.it/2015/11/06/edizioni/asti/sequestrati-mila-litri-di-vino-contraffatto-nu0DIanTjvTzcu8rfHIB7I/pagina.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>la contraffazione del vino made in italy</em></a></p><p><br></p><p><em>23:40 </em><a href="http://www.iso.org/iso/home.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>ISO</em></a></p><p><br></p><p><em>26:00 </em><a href="https://www.eventbrite.it/e/biglietti-linnovazione-nella-filiera-vitivinicola-ponte-tra-ricerca-e-impresa-24479653302?aff=ebrowse--" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>13/5 a Bologna convegno Innovazione nella filiera vitivinicola</em></a><em>&nbsp;</em></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Buongiorno Antonio, come stai?</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Tutto bene, grazie! Spero che anche tu stia bene.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Sì, sì, bene, grazie. Vinitaly… com’è andata? Che impressioni hai avuto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Eh, è andata abbastanza bene. Ho avuto contatti interessanti, anche se quest’anno eravamo un po’ come visitatori, perché comunque Vinitaly è un momento in cui gli operatori sono concentrati sulle loro attività insomma, e quindi quest’anno abbiamo deciso di stare un po’ più in disparte, però abbiamo avuto dei buoni…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: È stato interessante?</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Sì, incontri che avevamo programmato a priori, da cui nascono sempre spunti interessanti. Quest’anno l’ho visto, anche se sempre caotico, però abbastanza… forse un po’ meno degli altri anni, forse per le nuove politiche che stanno utilizzando.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Concordo, concordo. Ci siamo incontrati con Antonio… forse il giorno finale, cos’era? Mercoledì?</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Esatto.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Ho faticato un giorno con l’auto, ho fatto l’errore, il lunedì, il giorno dei ristoratori di restare e di...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Trasportare il vino non è uno scherzo. Sappiamo che&nbsp;tutti gli sforzi talvolta di anni e la sapienza del produttore&nbsp;potrebbero essere stati vanificati durante un viaggio magari intercontinentale in cui la bottiglia di vino è stata sballottata, sottoposta a vibrazioni, temperature elevate, inclinata in modo non corretto… Orrore. Insomma meglio non pensarci:&nbsp;speriamo che sia andato tutto bene e stappiamo questa bottiglia. Occhio non vede e cuore non duole.&nbsp;Certo sarebbe bello sapere invece che questa bottiglia è stata conservata nelle condizioni giuste e che quello che stiamo per assaggiare è il vino del produttore al 100%.</p><p>Ecco l’argomento di cui parliamo in questa puntata&nbsp;a Wine Internet Marketing con&nbsp;Antonio Catapano di Wenda.</p><p><br></p><blockquote>Di solito non esiste un riscontro oggettivo su come è stato trasportato il vino. L’unica cosa che sappiamo è che&nbsp;quando il consumatore assaggia il vino e dice “non mi piace” difficilmente può sapere&nbsp;se quel vino ha avuto un problema di conservazione.</blockquote><p><br></p><p><em>Note alla puntata:</em></p><p><br></p><p><a href="https://it.linkedin.com/in/acatapano" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Antonio Catapano</em></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.systechteam.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Systech</em></a></p><p><br></p><p><em>10:00 </em><a href="http://www.wenda-it.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Wenda</em></a></p><p><br></p><p><em>12:50 </em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Near_Field_Communication" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Tecnologia NFC</em></a></p><p><br></p><p><em>18:00 </em><a href="http://tech.fanpage.it/smartphone-cinesi-clone-iphone-6-video-recensione/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>la clonazi</em></a>o<em>ne di un iphone6</em></p><p><br></p><p><em>20:00 </em><a href="http://www.lastampa.it/2015/11/06/edizioni/asti/sequestrati-mila-litri-di-vino-contraffatto-nu0DIanTjvTzcu8rfHIB7I/pagina.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>la contraffazione del vino made in italy</em></a></p><p><br></p><p><em>23:40 </em><a href="http://www.iso.org/iso/home.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>ISO</em></a></p><p><br></p><p><em>26:00 </em><a href="https://www.eventbrite.it/e/biglietti-linnovazione-nella-filiera-vitivinicola-ponte-tra-ricerca-e-impresa-24479653302?aff=ebrowse--" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>13/5 a Bologna convegno Innovazione nella filiera vitivinicola</em></a><em>&nbsp;</em></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Buongiorno Antonio, come stai?</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Tutto bene, grazie! Spero che anche tu stia bene.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Sì, sì, bene, grazie. Vinitaly… com’è andata? Che impressioni hai avuto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Eh, è andata abbastanza bene. Ho avuto contatti interessanti, anche se quest’anno eravamo un po’ come visitatori, perché comunque Vinitaly è un momento in cui gli operatori sono concentrati sulle loro attività insomma, e quindi quest’anno abbiamo deciso di stare un po’ più in disparte, però abbiamo avuto dei buoni…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: È stato interessante?</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Sì, incontri che avevamo programmato a priori, da cui nascono sempre spunti interessanti. Quest’anno l’ho visto, anche se sempre caotico, però abbastanza… forse un po’ meno degli altri anni, forse per le nuove politiche che stanno utilizzando.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Concordo, concordo. Ci siamo incontrati con Antonio… forse il giorno finale, cos’era? Mercoledì?</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Esatto.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Ho faticato un giorno con l’auto, ho fatto l’errore, il lunedì, il giorno dei ristoratori di restare e di uscire proprio alla fine della giornata, e quindi sono rimasto in un parcheggio un po’ a lungo, ma insomma… e va bene, un’ingenuità. Sono rimasto incagliato in una degustazione. Allora, senti Antonio, veniamo alle cose di cui dobbiamo parlare. Allora, dico due cose su di te, tu mi correggerai: Antonio Catapano, foggiano d’istanza a Bologna da una vita direi, sei ingegnere elettronico e amministratore di Wenda e di Systech, se non sbaglio, che è la società che ha fondato Wenda. Dunque, con te, come accennavo prima, parleremo di bottiglie di vino e di tracciabilità e di conservazione, perché sappiamo che la conservazione è cruciale per l’evoluzione e la qualità del vino, quindi di una bottiglia. Allora, non dirò quello che succedeva nella mia cucina fino a qualche anno fa, e come conservavo le bottiglie… se no l’AIS mi richiama e mi sbatte fuori dall’associazione. Ma a parte quello che succede nelle case di qualche privato poco accorto come me, fino a qualche tempo fa il tema della conservazione di una bottiglia, da quando viene prodotta, custodita, trasportata e poi ancora conservata, fino alla sua apertura, è un tema che impatta molto, e che riguarda l’esperienza di un po’ tutta la filiera. Qual è la tua esperienza, insomma, su questo?</p><p><br></p><p>Antonio: Allora, un secondo solo per dire che, appunto, essendo responsabile di Systech, mi sono occupato sempre di problemi di integrazione, quindi ho visto tanti mercati diversi, dal pubblico, al privato, mercati industriali come la grande distribuzione, e poi, nell’ultimo anno, diciamo da neofita, sono stato coinvolto in un progetto che, appunto, aveva come necessità lo studio di ciò che succedeva alle bottiglie di vino quando queste girano… diciamo, escono dalla cantina, e quindi il problema della conservazione ma non solo, perché tocca anche altri aspetti, soprattutto le bottiglie cosiddette Made In Italy, rappresentative del Made In Italy, tutto ciò che riguarda la contraffazione, la falsificazione, eccetera. Per ciò che riguarda la conservazione, ci siamo imbattuti in una richiesta che è venuta dal mercato a tutti gli effetti, appunto, la richiesta era: Come faccio a seguire e conoscere in tempo, diciamo quasi reale, tutto ciò che è avvenuto quando un produttore lascia che le bottiglie escano dalla propria cantina e vanno in giro per il mondo. Loro sanno, e fanno tutti gli sforzi in campo e quindi in vigna, con tutte le tecnologie, in cantina, con altrettante tecnologie, dopodichè sono convinti anche che il vino che arriva sulla tavola di un consumatore molto spesso non è quello che è stato prodotto. E tipicamente, il consumatore – tranne i più esperti – dà un giudizio… ma anche il consumatore che beve delle buone bottiglie di vino, dà un giudizio che è “Quello mi piace, quello non mi piace”, senza poter distinguere se quello è davvero frutto di un trasporto, di una conservazione errata, o se è proprio un vino che non è tanto buono.</p><p><br></p><p>Stefano: Certo, la qualità quindi percepita da un consumatore, ma magari anche da un cliente, non è necessariamente quella che è uscita dal produttore, perché sappiamo, insomma, fattori che possono interferire principalmente e pericolosamente con la qualità di un vino, sono per esempio la temperatura, l’inclinazione, le vibrazioni, la luce, i rumori anche. Le temperature, per esempio, anche in certe spedizioni magari molto lunghe, possono influire su questi aspetti.</p><p><br></p><p>Antonio: Il problema più grande che io vedo è che o la filiera non funziona per bene, e quindi ogni attore della filiera dice di fidarsi di uno dell’altro, per cui il risultato non sarà altro che, diciamo, un prodotto buono, perché se c’è la fiducia, se tutti concorrono nel giusto contributo, alla fine non posso che aspettarmi un risultato buono. Se invece, come succede spessissimo ai produttori che spediscono, ai loro distributori in giro per il mondo, affidano a trasportatori il loro carico che, pagando anche a volte delle assicurazioni, ma non hanno di fatto, se non in casi un po’ rari, cioè con grosse spedizioni aeree eccetera, non hanno un riscontro oggettivo di quello che è successo: si fidano di quello che gli dice chi gli ha trasportato il vino. L’unico riscontro oggettivo è quando qualcuno beve il vino, può dire “non mi piace”, ma non è in grado di dire di chi è stato il trasporto. Allora, l’idea di avere un termometro – che era questa, la richiesta che avevamo dal mercato – che seguisse questa spedizione, era stata praticamente il primo approccio a questo mondo che cercava invece, di fatto, interrogandolo, visitandolo eccetera, un sistema, delle soluzioni che hanno sì l’inizio in un parametro che potrebbe essere la temperatura, ma che fondamentalmente ha la necessità di comunicare questi dati, di condividerli, di fare in modo che siano trasmessi. E quindi, tutte le soluzioni che hanno a che fare con le nuove tecnologie basate sul web, sugli apparati di mobilità eccetera, potevano dare una risposta a questa richiesta.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ecco, quindi, c’è l’esigenza di tracciare, che è molto forte. E oggi la tecnologia, come accennavi, ci viene in soccorso: in qualche modo è l’internet delle cose di cui si parla in tanti settori, le cose, gli oggetti, oggi sono in grado di trasmettere informazioni in ogni momento della loro vita, e di connettersi e di restituirci informazioni attraverso il web e poi arrivando fino ai nostri cellulari, insomma, a raggiungerci nella nostra vita attraverso i dispositivi anche mobili, e quindi sono connessi gli elettrodomestici, sono connesse le nostre auto e milioni di altri oggetti, e perché no, anche le bottiglie, se c’è questa opportunità. Ecco, quindi cosa vi siete inventati voi, che cosa fate a Wenda, su questo aspetto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Allora, Wenda è nata come una nuova startup, proprio dedicata al mondo del vino perché la nostra risposta a questa richiesta nel mercato, che poi abbiamo approfondito con un’analisi di mercato in congiunzione con l’università della facoltà di Agraria di Bologna, coi quali collaboriamo da un po’ di tempo, anche come Systech, ovviamente, abbiamo risposto a questa esigenza con la progettazione e la creazione di un dispositivo elettronico che è un piccolo oggetto che viene attaccato sul collo di una bottiglia. E che cosa comprende? Comprende sensori fondamentali come quello di temperatura, quello della luce, l’inclinazione, un sensore anche di contatto, che permette di monitorare quando il dispositivo è a contatto con la bottiglia o meno. Questo potrebbe essere soltanto un nuovo prodotto sul mercato: di fatto, per rispondere alle esigenze, abbiamo creato delle soluzioni – quindi due versioni dello stesso prodotto, due modelli, se vogliamo – che possono avere la risposta a tutte le problematiche della spedizione, dei colli, dei pallet, anche delle singole bottiglie, o tutte le problematiche relative alla certificazione della originalità e della garanzia di una bottiglia di vino: questa è rivolta alle bottiglie importanti di vino.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: E certo, e lì apriamo un altro tema. Facciamo un esempio: quindi, un produttore decide di applicare, di usare Wenda, questo dispositivo, lo mette su un lotto di bottiglie o su una bottiglia… da quel momento cosa succede?</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: In quel momento, quando lui lo mette sul lotto di una bottiglia, registra sulla piattaforma che gli viene data come accesso, proprio perché lui ha acquistato Wenda, ha utilizzato Wenda, gli viene dato un accesso in cui registra la sua spedizione, dicendo che su quella spedizione ha un dispositivo che è associato a quel lotto di bottiglie. Da quel momento in poi, il dispositivo registra – secondo un periodo che può essere programmato, si va dai dieci minuti a un’ora – tutti i parametri che sono necessari al monitoraggio della spedizione, e li tiene nella sua memoria. Quindi, la prima volta che arriva a destinazione, ad esempio, questi sono progetti che abbiamo già fatto, alcuni… arriva, tanto per fare un esempio, in Giappone: il distributore giapponese che cosa fa? Con il suo smartphone dotato di tecnologia, come dicevi prima tu RFID – in particolare NFC, quella dei micropagamenti, quella che sta di fatto diventando lo standard di fabbrica del mercato – lui leggerà con il suo smartphone il dispositivo, in una nostra app, e contemporaneamente avrai il risultato di tutti i parametri, di una sintesi di come è stato il trasporto, e al tempo stesso questi dati vengono trasferiti sul web, dove saranno disponibili anche al produttore stesso che aveva inviato quel pallet. Quindi, in quel momento sono disponibili a questa filiera, sia a chi ha spedito sia a chi ha ricevuto, per monitorare oggettivamente come era stato trasportato il vino, e quando è stato letto di fatto quel pallet viene geolocalizzato nel momento della lettura, perché si può dire dove viene fatta la lettura.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok, molto chiaro. Ecco, quindi c’è un applicativo al collo della bottiglia, c’è una piattaforma web anche con una possibilità di consultare per telefonino, e c’è anche, se ho capito bene, la possibilità di, invece di usare… Wenda, cioè, è un applicativo per un collo della bottiglia ma è anche un dispositivo che può invece essere applicato a un pallet?</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Sì, perché di fatto, all’interno del pallet, in un cartone, si può mettere questo dispositivo, o sempre applicato sulla bottiglia, o addirittura attaccato a una delle pareti: in questo modo qui, è un dispositivo che di fatto non deve essere, lasciami dire, neanche bello da vedere… se è un dispositivo tecnologico, invece – ci siamo posti tanti, e ce li stiamo continuando a porre…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Questione estetica?</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Assolutamente. Perché le bottiglie di vino, le etichette insegnano che…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quando si va ad applicare questo aggeggio…</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Bisogna farlo molto in punta di piedi. E quindi, diciamo, siamo andati su due strade che possono essere diverse.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, tanto per farci capire, soluzioni di questo tipo, che tipi di costi hanno? Nel senso che è chiaro, soprattutto per le bottiglie ad alto valore, questo è molto interessante. Ma, appunto, quali sono i produttori… anzi, parliamo del valore della bottiglia: vi siete fatti un’idea di valore della bottiglia per cui questo tipo di dispositivo si può giustificare nei costi di un’azienda?</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Guarda, questo ce lo siamo fatti, e lo stiamo anche scoprendo come produttori con cui pian piano stiamo parlando, perché, per terminare il discorso sulla spedizione, è ovvio che un pallet che in media può essere composto tra 400-500 bottiglie, mettere anche un dispositivo – anche due, ma direi anche tre – insomma simbolo di questo pallet, è un costo che incide sulla spedizione, però incide minimamente sul numero di bottiglie, perché basterebbe anche soltanto un device, un dispositivo che conta di questi parametri.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ci dai un’idea, un ordine di costo dei valori assoluti? Così, quanto costa installare una cosa del genere?</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Il dispositivo costa dai 13 euro ai 18 nella configurazione più completa con i tre sensori. Di fatto, è questo il dispositivo che è, diciamo, basic, che noi mettiamo lì all’interno del pallet per seguire la spedizione. Quindi, insomma, diciamo che non è tanto questo, anche perché c’è anche la possibilità di optare, e molto più ci stiamo interessando, perché tutti i servizi web sono diciamo veicolati come software as a service, dei canoni mensili per cui di fatto, il costo del dispositivo è trattato come un noleggio, per cui non ci sono dei grossi investimenti da fare. Dal punto di vista, invece, della bottiglia, quando si entra nell’ottica, e abbiamo avuto qui degli interessanti incontri con produttori di marchi molto importanti in Italia, di bottiglie che vengono vendute all’estero, che fanno il nome dell’Italia, di fatto il problema è che accanto al monitoraggio dello stato di conservazione del vino è molto importante tutto ciò che ha a che fare con i fenomeni della contraffazione.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ecco, infatti, questo era un altro punto che ci tenevo…</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Se tu pensi che… allora, se l’analisi è legata solo al fatto quanto costa la singola bottiglia, è un po’ diciamo limitativa, considerando che quando invece una bottiglia è contraffatta, o quando di bottiglie prodotte ce ne sono diecimila, e sul mercato se ne trovano o il doppio o il triplo, c’è qualcuno che ci sta perdendo un sacco di soldi, quindi da questo punto di vista, con il danno d’immagine che ne viene fuori, eccetera. Quindi, da questo punto di vista abbiamo visto che lo stato attuale di un dispositivo normale che si trovava sul mercato, che era soltanto un dispositivo per monitorare la temperatura era di 25 euro, noi il nostro dispositivo lo stiamo proponendo intorno a quella cifra, insomma, adesso lì dipende molto anche dalla progettualità, dalla qualità, dal numero di bottiglie…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: No, no, è chiaro. Adesso non volevo entrare troppo nel dettaglio dei listini, competitor, però è interessante secondo me far capire di che tipi di valore stiamo parlando e, come dici tu, c’è questo aspetto poi anche della contraffazione, quindi in qualche modo ci stai dicendo che al di là del costo che si sostiene, c’è la possibilità di fare qualcosa che prima non si poteva fare, cioè di dare una garanzia, magari a un cliente, di un certo tipo di trattamento della bottiglia.</p><p><br></p><p><br></p><p>Antonio: Io mi sono occupato un po’ di contraffazione anche in Systech stesso, con l’enotecnologia di identificazione automatica, l’RFID, nel mondo del lusso, siano essi gioielli, abbigliamento, borse, insomma, tutte quelle che in Italia siamo capaci a costruire e di fatto, la gestione dei mercati, i mercati grigi, i mercati paralleli, l’univocità, la certezza che quel prodotto sia originale, di fatto, se tu pensi che hanno clonato benissimo un iPhone 6, è quasi difficile dire che esista: io non sostengo questa posizione, io ti assicuro al 100% che non verrà mai clonato… questo assolutismo anche nella tecnologia, è un po’, diciamo, un palliativo per chi ci può credere. Di fatto io sostengo che tutte le soluzioni devono innalzare la difficoltà di clonare il livello di protezione, ma la difficoltà di clonarlo poi. Quindi, se prima il mercato diceva: io metto un QR code, poi metto un QR code con dei segni grafici, e poi metto un ologramma, e poi metto un NFC… è sicuramente qualcosa che se io metto una bottiglia parallela, uguale, con lo stesso strumento, non fa niente che vada… cioè, io l’ho già replicata. Il problema è, per esempio, far uscire una bottiglia che abbia sullo stesso dispositivo Wenda. Quindi, è certo che è una bella sfida, però è come dire “devo clonare qualcosa che non è soltanto un pezzo di carta”, con un codice scritto su. E quindi questo innalza… e che cosa fa poi il dispositivo? Protegge, perché monitora se qualcuno lo tocca da quel collo della bottiglia. Monitora se qualcuno cerca di entrare con fenomeni di re-filling dal cap, perché ha un’altra specie di cap che protegge il tappo ed è sotto un sensore elettronico. Quindi, tutti questi aggeggi, che sono abbastanza semplici, tutti questi sensori semplici, montati in modo semplice, fanno sì però che l’acquisizione dei dati mi può dare maggior sicurezza quando la mia bottiglia viaggia, e dei controlli quando ho in mano il mio dispositivo da poter leggere.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Chiaro. Quindi voi proteggete… la tecnologia oggi consente di proteggere, accompagnare e anche raccontare quello che è successo a una bottiglia, la storia di una bottiglia. Di trasportare il vino monitorandone le condizioni. In...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-hanno-trasportato-il-tuo-vino-con-antonio-catapano-di-wenda]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1610</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 28 Apr 2016 16:17:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/3617dcc3-0193-44ff-80fc-759cb2495a8e/wineinternet-38-antoniocatapano-wenda-mixdown.mp3" length="39070343" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>27:02</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>37</itunes:episode><podcast:episode>37</podcast:episode><itunes:summary>Trasportare il vino non è uno scherzo. Sappiamo che tutti gli sforzi talvolta di anni e la sapienza del produttore potrebbero essere stati vanificati durante un viaggio magari intercontinentale in cui la bottiglia di vino è stata sballottata, sottoposta a vibrazioni, temperature elevate, inclinata in modo non corretto&amp;#8230; Orrore. Insomma meglio non pensarci: speriamo che sia andato tutto bene e stappiamo questa bottiglia. Occhio non vede e cuore non duole. Certo sarebbe bello sapere invece che questa bottiglia è stata conservata nelle condizioni giuste e che quello che stiamo per assaggiare è il vino del produttore al 100%.
Ecco l&amp;#8217;argomento di cui parliamo in questa puntata a Wine Internet Marketing con Antonio Catapano di Wenda.
Di solito non esiste un riscontro oggettivo su come è stato trasportato il vino. L’unica cosa che sappiamo è che quando il consumatore assaggia il vino e dice &amp;#8220;non mi piace&amp;#8221; difficilmente può sapere se quel vino ha avuto un problema di conservazione.
Note alla puntata:
https://it.linkedin.com/in/acatapano (Antonio Catapano)
http://www.systechteam.it/ (Systech)
10:00 http://www.wenda-it.com/ (Wenda)
12:50 https://it.wikipedia.org/wiki/Near_Field_Communication (Tecnologia NFC)
18:00 http://tech.fanpage.it/smartphone-cinesi-clone-iphone-6-video-recensione/ (la clonazio﻿犀利士)
ne di un iphone6
20:00 http://www.lastampa.it/2015/11/06/edizioni/asti/sequestrati-mila-litri-di-vino-contraffatto-nu0DIanTjvTzcu8rfHIB7I/pagina.html (la contraffazione del vino made in italy)
23:40 http://www.iso.org/iso/home.html (ISO)
26:00 https://www.eventbrite.it/e/biglietti-linnovazione-nella-filiera-vitivinicola-ponte-tra-ricerca-e-impresa-24479653302?aff=ebrowse-- (13/5 a Bologna convegno Innovazione nella filiera vitivinicola) 
Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

Stefano: Buongiorno Antonio, come stai?
Antonio: Tutto bene, grazie! Spero che anche tu stia bene.
Stefano: Sì, sì, bene, grazie. Vinitaly… com’è andata? Che impressioni hai avuto?
Antonio: Eh, è andata abbastanza bene. Ho avuto contatti interessanti, anche se quest’anno eravamo un po’ come visitatori, perché comunque Vinitaly è un momento in cui gli operatori sono concentrati sulle loro attività insomma, e quindi quest’anno abbiamo deciso di stare un po’ più in disparte, però abbiamo avuto dei buoni…
Stefano: È stato interessante?
Antonio: Sì, incontri che avevamo programmato a priori, da cui nascono sempre spunti interessanti. Quest’anno l’ho visto, anche se sempre caotico, però abbastanza… forse un po’ meno degli altri anni, forse per le nuove politiche che stanno utilizzando.
Stefano: Concordo, concordo. Ci siamo incontrati con Antonio… forse il giorno finale, cos’era? Mercoledì?
Antonio: Esatto.
Stefano: Ok. Ho faticato un giorno con l’auto, ho fatto l’errore, il lunedì, il giorno dei ristoratori di restare e di uscire proprio alla fine della giornata, e quindi sono rimasto in un parcheggio un po’ a lungo, ma insomma… e va bene, un’ingenuità. Sono rimasto incagliato in una degustazione. Allora, senti Antonio, veniamo alle cose di cui dobbiamo parlare. Allora, dico due cose su di te, tu mi correggerai: Antonio Catapano, foggiano d’istanza a Bologna da una vita direi, sei ingegnere elettronico e amministratore di Wenda e di Systech, se non sbaglio,</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Dalla passione alla leadership: come comunicare il vino – II – con Alessandro Torcoli di Civiltà del Bere</title><itunes:title>Dalla passione alla leadership: come comunicare il vino – II – con Alessandro Torcoli di Civiltà del Bere</itunes:title><description><![CDATA[<p>Questo è il seguito della conversazione con Alessandro Torcoli, direttore della rivista Civiltà del Bere, in cui parliamo di come comunicare il vino e del ruolo degli eventi nel mondo del vino. Passando per ProWein e Vinitaly. Puoi trovare la prima parte.</p><blockquote>Il ruolo degli eventi oggi? Non ci sono solo ProWein, Vinitaly e gli altri internazionali. Oggi c’è una grande inflazione di eventi nelle grandi città, quindi le persone sono anche un po’ disorientate e hanno meno voglia. E soprattutto gli operatori, che non possono stare tutto il giorno e tutti i giorni in giro per degustazioni, devono lavorare, vendere il vino, hanno ristoranti, enoteche…</blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote>La modalità dell’esperienza di assaggio è importante. Se partecipi ad una mega-degustazione, dove devi fare a pugni per poter assaggiare un bicchiere di vino e c’è un rumore folle&nbsp;per cui non si riesce a&nbsp;parlare&nbsp;a un metro di distanza, quello diventa molto stressante. Va bene per i curiosi, che magari per la prima volta assaggiano un vino famoso, ma per i professionisti è frustrante. Se c’è ancora un segno dell’evento vinicolo è quello di vedere in una volta sola tante persone.</blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote>Il consiglio più prezioso che credo di poter dare a chi vuole imparare a scrivere di vino&nbsp;è di conoscere bene la materia e di studiarla bene, perché basta una scivolata o un’ingenuità parlando di un produttore o di una zona viticola e rischi di compromettere la tua credibilità. E poi riconquistarla è dura.</blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote>Ci dev’essere un qualcosa che distingue chi scrive di vino per professione e chi lo fa per passione. Secondo me è la competenza nella&nbsp;materia vinicola ma anche nella materia scrittura: devi essere un buono scrittore, altrimenti&nbsp;non sei un giornalista del vino.</blockquote><p><a href="https://it.linkedin.com/in/alessandro-torcoli-6740316" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Alessandro Torcoli</a></p><p><a href="http://www.civiltadelbere.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Civiltà del Bere</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.prowein.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">ProWein</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.vinitaly.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Vinitaly</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.civiltadelbere.com/a-milano-un-vino-per-lestate-2015-hotel-manin/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Un vino per l’estate</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.civiltadelbere.com/le-cinque-giornate-di-milano-per-degustare-vini-dautore/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Le cinque giornate di Milano</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.grandicruditalia.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Comitato Grandi Cru</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.laprovadelcuoco.rai.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">La prova del cuoco</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.vinovipcortina.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Vino Vip Cortina</a></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, Alessandro, mi piacerebbe, perché siamo a pochi giorni dal ProWein, e tu sei appena rientrato, ne avevamo parlato anche prima di questa intervista… mi piacerebbe molto, considerato anche il tipo di atteggiamento che ci hai raccontato, che hai tu verso il vino, che ci provassi a raccontare alcune tue valutazioni a caldo, alcuni spunti che hai voluto cogliere, appunto, nei giorni di Düsseldorf.</p><p><br></p><p><br></p><p>Alessandro: Sì, nei giorni di Düsseldorf. Purtroppo ProWein dura poco, dal mio punto di vista. Sì, beh, anch’io poi non ho potuto vivere tutti e tre i giorni, ho dovuto limitare a due, e non ho potuto fare...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Questo è il seguito della conversazione con Alessandro Torcoli, direttore della rivista Civiltà del Bere, in cui parliamo di come comunicare il vino e del ruolo degli eventi nel mondo del vino. Passando per ProWein e Vinitaly. Puoi trovare la prima parte.</p><blockquote>Il ruolo degli eventi oggi? Non ci sono solo ProWein, Vinitaly e gli altri internazionali. Oggi c’è una grande inflazione di eventi nelle grandi città, quindi le persone sono anche un po’ disorientate e hanno meno voglia. E soprattutto gli operatori, che non possono stare tutto il giorno e tutti i giorni in giro per degustazioni, devono lavorare, vendere il vino, hanno ristoranti, enoteche…</blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote>La modalità dell’esperienza di assaggio è importante. Se partecipi ad una mega-degustazione, dove devi fare a pugni per poter assaggiare un bicchiere di vino e c’è un rumore folle&nbsp;per cui non si riesce a&nbsp;parlare&nbsp;a un metro di distanza, quello diventa molto stressante. Va bene per i curiosi, che magari per la prima volta assaggiano un vino famoso, ma per i professionisti è frustrante. Se c’è ancora un segno dell’evento vinicolo è quello di vedere in una volta sola tante persone.</blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote>Il consiglio più prezioso che credo di poter dare a chi vuole imparare a scrivere di vino&nbsp;è di conoscere bene la materia e di studiarla bene, perché basta una scivolata o un’ingenuità parlando di un produttore o di una zona viticola e rischi di compromettere la tua credibilità. E poi riconquistarla è dura.</blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote><br></blockquote><blockquote>Ci dev’essere un qualcosa che distingue chi scrive di vino per professione e chi lo fa per passione. Secondo me è la competenza nella&nbsp;materia vinicola ma anche nella materia scrittura: devi essere un buono scrittore, altrimenti&nbsp;non sei un giornalista del vino.</blockquote><p><a href="https://it.linkedin.com/in/alessandro-torcoli-6740316" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Alessandro Torcoli</a></p><p><a href="http://www.civiltadelbere.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Civiltà del Bere</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.prowein.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">ProWein</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.vinitaly.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Vinitaly</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.civiltadelbere.com/a-milano-un-vino-per-lestate-2015-hotel-manin/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Un vino per l’estate</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.civiltadelbere.com/le-cinque-giornate-di-milano-per-degustare-vini-dautore/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Le cinque giornate di Milano</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.grandicruditalia.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Comitato Grandi Cru</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.laprovadelcuoco.rai.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">La prova del cuoco</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.vinovipcortina.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Vino Vip Cortina</a></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, Alessandro, mi piacerebbe, perché siamo a pochi giorni dal ProWein, e tu sei appena rientrato, ne avevamo parlato anche prima di questa intervista… mi piacerebbe molto, considerato anche il tipo di atteggiamento che ci hai raccontato, che hai tu verso il vino, che ci provassi a raccontare alcune tue valutazioni a caldo, alcuni spunti che hai voluto cogliere, appunto, nei giorni di Düsseldorf.</p><p><br></p><p><br></p><p>Alessandro: Sì, nei giorni di Düsseldorf. Purtroppo ProWein dura poco, dal mio punto di vista. Sì, beh, anch’io poi non ho potuto vivere tutti e tre i giorni, ho dovuto limitare a due, e non ho potuto fare tutto quello che avrei voluto. Diciamo che, poi io quando partecipo a una fiera di quel genere, internazionale, mi muovo su due binari: quello nazionale, quello del nostro vino, un po’ per guardare, osservare come si comporta l’Italia, come emerge, come comunica eccetera, e quindi passo del tempo con i nostri produttori. Dall’altro canto, come studente Master of Wine è curioso, poi voglio girare per tutti gli altri padiglioni ad assaggiare i vini di tutto il mondo, e quello è veramente un ambiente in cui trovi tutto il mondo. La fiera più internazionale che esista, anche le minori produzioni della Macedonia, Bulgaria… c’erano tutti i paesi dell’Est, erano tutti lì schierati, ma così anche l’Africa e non solo il Sudafrica, c’era il Sudamerica… davvero, non ricordo a memoria quanti paesi siano rappresentati, ma direi che tutti i paesi produttori di vino ambiscono ad avere almeno un piccolo spazio a quella fiera, perché è una fiera nata come fiera per il mercato tedesco, ma che poi negli anni è diventata un punto di riferimento anche per buyers di tanti paesi, il cinese piuttosto che l’americano, avendo magari il portafoglio e vini di tanti paesi diversi, trovano in quella fiera un’occasione molto utile per vedere diversi fornitori. E quindi, insomma, lì si trova il mondo. E che dire, impressioni? Beh, dal punto di vista del pubblico, è un pubblico molto diverso da quello a cui noi italiani siamo abituati attraverso le nostre fiere, soprattutto Vinitaly, che è una grande festa oltre che essere una grande fiera di business: è anche una festa partecipata da tante persone, molte delle quali sono appassionati, e il clima è completamente diverso. Provare in una fiera, se vogliamo, da questo punto di vista un po’ freddina, cioè una fiera business dove i numeri sono molto inferiori rispetto a quelli di Vinitaly e però sono, direi, quasi totalmente, salvo qualche imbucato che forse c’è anche lì, ma comunque sono quasi totalmente buyers, professionisti, eccetera. Gli umori che abbiamo raccolto sono stati molto positivi da parte dei produttori, anche i nostri italiani, i quali poi ti raccontano che una fiera del genere, capita che se trovi, nell’arco dei tre giorni, anche solo due o tre distributori sul mercato in cui sei scoperto o hai contatto per sviluppare, una relazione, hai già ripagato lo spazio e la partecipazione. Il resto è tutto omaggio. E quindi, insomma, devo dire che i commenti sono stati, come sempre negli ultimi anni, positivi. Poi sapete che l’esportazione dei nostri vini, quelle sono occasioni preziose. Come poi è prezioso Vinitaly, ma nel senso che il mondo – perché sono tantissimi gli stranieri che partecipano alla fiera – si ritrova a Verona per approfondire le occasioni relative alla fiera del vino italiano. Quindi chi è specializzato, chi ha nel portafoglio una grande preponderanza di etichette italiane, naturalmente non manca mai a Vinitaly e ritrova tutti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo. Senti, cosa hai visto? Ci vuoi fare qualche nome, qualcosa che davvero hai osservato in questo tuo personale percorso dentro la manifestazione?</p><p><br></p><p><br></p><p>Alessandro: Guarda, naturalmente tra tanti italiani ho osservato il campionario tipico di ProWein, che gli addetti ai lavori conoscono, magari io lo ripeto per i tuoi ascoltatori che non vivono queste fiere… è una fiera divisa in due, dal punto di vista del tipo di approccio: c’è chi partecipa con il proprio importatore tedesco, e quindi va all’interno dei grandi stand organizzati dagli importatori, dagli agenti d’importazione per quei mercati, e chi invece la vive come una fiera sua, con un proprio stand per incontrare i suoi clienti, ma anche del resto del mondo. Ecco, nel tempo la fiera si è trasformata in questo senso, cioè da una fiera per i distributori tedeschi che presentavano ai loro clienti cioè ai ristoratori tedeschi, buyer tedeschi i propri portafogli, il proprio vino, adesso è anche una tradizione dello stand dei produttori che si presentano a tutto il mondo, a chiunque passi di lì. Però ancora convivono queste due anime. La cosa più divertente, cioè che fa sorridere di una ProWein, è che i produttori più importanti saltano come delle cavallette il personale, poi hanno anche la partecipazione all’interno dello stand del proprio importatore, magari hanno anche due o tre importatori-distributori. E quindi passano mezz’ora qua, un’ora là saltando da una parte all’altra, che mi rendo conto che per un produttore non è proprio a cosa più comoda del mondo; ancora la fiera è così, ha queste due facce, e quindi loro devono anche accontentare i loro importatori tedeschi, devono esserci, poi tornare al proprio stand dove vedono magari indonesiani, cinesi e sudamericani, ecco. È un po’ quella insomma, è una fiera molto importante da quel punto di vista lì…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, a proposito di questo: tu sei anche un organizzatore di eventi, alla Biennale dell’Enologia a VinoVip Cortina, Un Vino per l’Estate a Milano. E poi, appunto, sei un grande frequentatore di questi eventi anche internazionali. Cosa stai osservando? Come si sta modificando il ruolo delle fiere, o comunque, degli eventi nel mondo del vino? Sia nel racconto del vino ma anche nel comunicare il vino, nel business del vino, come stavi dicendo tu…</p><p><br></p><p><br></p><p>Alessandro: Certo. Dicevo, dove valgono questi eventi del vino, non posso dirlo, non lo so: so solo che oggi c’è una grande inflazione nelle grandi città, quindi le persone sono anche un po’ disorientate e hanno meno voglia. E soprattutto gli operatori, che non possono stare tutto il giorno e tutti i giorni in giro per degustazioni, devono lavorare, vendere il vino, hanno ristoranti, enoteche, eccetera eccetera. Quindi la nostra ricetta, la nostra proposta da sempre è stata quella di presentare dei temi, per incuriosire anche l’esperto attorno a qualcosa di meno scontato, quindi non solo delle reunion di grandi produttori, ma dei grandi produttori, se possibile gente che sa fare bene il vino, attorno a un tema: questo rende un pochino più curioso l’avvenimento. Come le nostre Cinque Giornate di Milano, che abbiamo organizzato quest’anno, tutte tematiche: la prima sui vini più premiati quest’anno, dove per partecipare bisognava rispondere a certi requisiti; la seconda, dedicata ai vitigni autoctoni italiani, si intitolava “La mappa degli autoctoni”. Poi avremo il Vintage, dedicato ai grandi vini, e in autunno, la presentazione della nostra prima guida dedicata ai viaggiatori del vino, che si chiamerà “Into the Wine” e si terrà il 15 ottobre. E poi, per finire, ne faremo uno dedicato a grandi spumanti del mondo dove compariranno stili e territori. Quindi tutte cose, appunto, che inquadrano l’eccellenza del vino attorno a dei temi che spesso sono importanti per il pubblico. Io credo quindi, appunto, che sia importante proporre qualcosa per cui valga la pena che si muovano persone che sono un po’ viziate da questo punto di vista. Un altro punto importante è ….</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: È molto importante, scusa…?</p><p><br></p><p><br></p><p>Alessandro: La modalità di assaggio, come vivi questi eventi: se tu partecipi ad una mega-degustazione, dove devi fare a pugni per poter assaggiare un bicchiere di vino, è c’è un rumore&nbsp;folle per cui non si riesce a parlarsi a un metro di distanza, quello diventa molto stressante. Va bene per i curiosi, che magari per la prima volta assaggiano un vino famoso, ma per i professionisti è frustrante, perché se c’è ancora un segno dell’evento vinicolo è quello di vedere in una volta sola tante persone, che sono poi i fornitori, che sono produttori che tu apprezzi e ami, e poter scambiare due parole con tutti in una sola serata, senza dover girare l’Italia in lungo e in largo, perché magari da una parte sei andato ma da altre tre no, e quindi, come hai detto tu, c’è quella dimensione di incontro e di confronto perché devi spendere, devi perdere una serata o una giornata di lavoro per fare questa cosa.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo. Senti, Alessandro, io intanto ti ringrazio moltissimo per questo tuo contributo. Ti chiederei ancora una cosa sempre restando su questo tema della comunicazione: abbiamo parlato del ruolo degli eventi, però mi interessa anche che tu dia uno spunto ai comunicatori, agli scrittori di vino, ce ne sono sempre di più, proliferano in rete, nei blog e in vari formati, ecco. Tu sei direttore di Civiltà del bere, ma hai alle spalle un percorso di giornalista e sommelier che ha collaborato con varie testate, dal giornale Il Sole 24 Ore, hai partecipato come giurato in trasmissioni come La Prova del Cuoco, insomma, sei stato in tv… sei stato Miglior Giornalista italiano, soprattutto, per l’associazione Grand Cru d’Italia, ecco: dai un consiglio tu a chi vuole comunicare il vino, chi vuole scrivere di vino.</p><p><br></p><p><br></p><p>Alessandro: È un tema che mi appassiona molto, e ogni tanto mi chiamano a tenere delle lezioni universitarie.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Allora abbiamo un’altra trasmissione su questo!</p><p><br></p><p><br></p><p>Alessandro: Facciamo un altro podcast su questo. In breve posso dire che il consiglio più prezioso che credo di poter dare a chi vuole imparare il mestiere è di conoscere bene la materia e di studiarla bene, perché basta una scivolata, un’ingenuità parlando di un produttore, di una zona viticola e rischi di compromettere la tua credibilità, e poi riconquistarla è dura. La seconda riguarda proprio il linguaggio, la comunicazione: evitare i luoghi comuni. Se ti muovi su questa linea e cerchi di, se anche nella modalità di scrittura, eviti per esempio di scrivere “nella splendida cornice di…”, quelle frasi fatte che annoiano e non dicono più nulla…</p><p><br></p><p>Stefano: Un po’ barocche.</p><p><br></p><p>Alessandro: Allora non solo potrai avere successo come scrittore di vino, ma semplicemente potrai avere una credibilità come scrittore-giornalista, perché altrimenti se non affini un tuo stile, un linguaggio di qualità, tutto il tuo lavoro verrà vanificato, se vorrai essere veramente un professionista del vino, uno scrittore del vino. Se invece, semplicemente, hai una passione per fare il tuo blog, il milionesimo blog-vino per raccontare una gita, come ti pare, per fare sapere ai tuoi amici che sei stato lì, quella è tutta un’altra cosa, ma non siamo nell’ambito professionale dello scrivere di vino. Ci dev’essere un qualcosa che distingue chi fa questa cosa di scrivere di vino per professione da chi ce l’ha per passione, e secondo me questa cosa è la competenza sia della materia vinicola, sia della materia scrittura: devi essere un buono scrittore, se no non sei un giornalista del vino.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok, allora grazie tante Alessandro, per questa tua testimonianza su comunicare il vino.</p><p><br></p><p><br></p><p>Alessandro: Andate a Civiltadelbere.com, volevo ricordarlo.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Sì. Grazie Alessandro. Alla prossima.</p><p><br></p><p><br></p><p>Alessandro: Grazie a te Stefano, a tutti i tuoi ascoltatori.</p><p><br></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/dalla-passione-alla-leadership-come-comunicare-il-vino-ii-con-alessandro-torcoli-di-civilta-del-bere]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1597</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Sun, 10 Apr 2016 22:25:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/9310db71-66e4-4da5-a1b4-936128b4cd41/wineinternet-37-alessandrotorcoli-civilitadelbere-mixdown.mp3" length="22766757" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>15:43</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>36</itunes:episode><podcast:episode>36</podcast:episode><itunes:summary>Questo è il seguito della conversazione con Alessandro Torcoli, direttore della rivista Civiltà del Bere, in cui parliamo di come comunicare il vino e del ruolo degli eventi nel mondo del vino. Passando per ProWein e Vinitaly. Puoi trovare la prima parte http://wineinternetmarketing.it/dalla-passione-alla-leadership-comunicare-vino-alessandro-torcoli-civilta-del-bere/ (qui).
Il ruolo degli eventi oggi? Non ci sono solo ProWein, Vinitaly e gli altri internazionali. Oggi c’è una grande inflazione di eventi nelle grandi città, quindi le persone sono anche un po’ disorientate e hanno meno voglia. E soprattutto gli operatori, che non possono stare tutto il giorno e tutti i giorni in giro per degustazioni, devono lavorare, vendere il vino, hanno ristoranti, enoteche&amp;#8230;
La modalità dell&amp;#8217;esperienza di assaggio è importante. Se partecipi ad una mega-degustazione, dove devi fare a pugni per poter assaggiare un bicchiere di vino e c&amp;#8217;è un rumore folle per cui non si riesce a parlare a un metro di distanza, quello diventa molto stressante. Va bene per i curiosi, che magari per la prima volta assaggiano un vino famoso, ma per i professionisti è frustrante. Se c’è ancora un segno dell’evento vinicolo è quello di vedere in una volta sola tante persone.
Il consiglio più prezioso che credo di poter dare a chi vuole imparare a scrivere di vino è di conoscere bene la materia e di studiarla bene, perché basta una scivolata o un’ingenuità parlando di un produttore o di una zona viticola e rischi di compromettere la tua credibilità. E poi riconquistarla è dura.
Ci dev’essere un qualcosa che distingue chi scrive di vino per professione e chi lo fa per passione. Secondo me è la competenza nella materia vinicola ma anche nella materia scrittura: devi essere un buono scrittore, altrimenti non sei un giornalista del vino.
https://it.linkedin.com/in/alessandro-torcoli-6740316 (Alessandro Torcoli)
http://www.civiltadelbere.com/ (Civiltà del Bere)
http://www.prowein.it/ (ProWein)
http://www.vinitaly.com/ (Vinitaly)
Un vino per l&amp;#8217;estate
http://www.civiltadelbere.com/le-cinque-giornate-di-milano-per-degustare-vini-dautore/ (Le cinque giornate di Milano)
http://www.grandicruditalia.com/ (Comitato Grandi Cru)
La prova del cuoco
http://www.vinovipcortina.it/ (Vino Vip Cortina)
Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

Stefano: Senti, Alessandro, mi piacerebbe, perché siamo a pochi giorni dal ProWein, e tu sei appena rientrato, ne avevamo parlato anche prima di questa intervista… mi piacerebbe molto, considerato anche il tipo di atteggiamento che ci hai raccontato, che hai tu verso il vino, che ci provassi a raccontare alcune tue valutazioni a caldo, alcuni spunti che hai voluto cogliere, appunto, nei giorni di Düsseldorf.
Alessandro: Sì, nei giorni di Düsseldorf. Purtroppo ProWein dura poco, dal mio punto di vista. Sì, beh, anch’io poi non ho potuto vivere tutti e tre i giorni, ho dovuto limitare a due, e non ho potuto fare tutto quello che avrei voluto. Diciamo che, poi io quando partecipo a una fiera di quel genere, internazionale,</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Dalla passione alla leadership: come comunicare il vino – I – con Alessandro Torcoli di Civiltà del Bere</title><itunes:title>Dalla passione alla leadership: come comunicare il vino – I – con Alessandro Torcoli di Civiltà del Bere</itunes:title><description><![CDATA[<p>Si fa presto a dire <strong>comunicare il vino</strong>. Quante parole girano intorno al vino, quanti scritti, quante esposizioni&nbsp;lo definiscono, lo interpretano, lo giudicano.</p><p>Credo che si possa dire che per pochi prodotti si genera una mole di comunicazioni paragonabile a quella che ha per oggetto il vino. Comunicano i produttori e tutta la filiera del vino ma anche gli intenditori, i giornalisti e una schiera sempre più nutrita di appassionati che dicono la loro a cena tra gli amici o ne parlano in rete attraverso i blog e i social network.</p><p><br></p><p>Forse il punto da cui possiamo&nbsp;partire è che<strong> il vino, prima di essere un prodotto, è un mondo</strong>. E chi si è appassionato al vino sa che può diventare addirittura una finestra per guardare quello che ci circonda e che incontriamo nel corso della nostra esperienza, umana e professionale. Possiamo vedere il lavoro dell’uomo con le sue sfide, le passioni, i valori, le saggezze antiche e le scoperte. E la natura con le sue regole millenarie e i miracoli ricorrenti, le storie, le geografie e gli infiniti possibili intrecci tra queste&nbsp;meraviglie.</p><p><br></p><p>Forse il punto è che, dentro un&nbsp;bicchiere, c’è questo e molto altro.</p><p><strong>Che cosa vuol dire allora comunicare il vino?</strong> Che cosa si vuole comunicare? E a chi? Con quale capacità e quale atteggiamento? C’è una&nbsp;checklist di opzioni che dobbiamo considerare?</p><p><br></p><p>In questa puntata di Wine Internet Marketing Podcast possiamo parlare di questo con <strong>Alessandro Torcoli</strong>, editore e direttore della rivista enologica Civiltà del Bere.</p><p><br></p><blockquote>C’è un trend molto forte nella comunicazione che è quello della personalizzazione. Che è stato generato e spinto dai blog e da internet e che ha coinvolto anche i media tradizionali. Oggi non si può più fare a meno di un carattere, uno stile, un approccio. Bisogna&nbsp;coinvolgere persone appassionate e gli appassionati si riuniscono intorno a un altro autorevole appassionato più che a uno strumento che eroga informazione.</blockquote><p><br></p><blockquote>Con il vino senti sempre di non saperne abbastanza. Ma per me è molto importante il ruolo di leadership, e quindi di non seguire il mainstream ma di restare avanti, captare dei segnali ed essere un punto di riferimento.</blockquote><p><br></p><blockquote>Perché possiamo parlare con profondità di letteratura e di Umberto Eco, coinvolgendo milioni di persone, e non anche di vino? Parlare con competenza, serietà e con un minimo di complessità facendosi capire dal pubblico per coinvolgere più gente possibile: con il vino questa cosa non è ancora riuscita.</blockquote><p><br></p><p><em>Alcune&nbsp;citazioni e link tratti dalla prima parte dell’intervista</em>:</p><p><br></p><p><a href="https://it.linkedin.com/in/alessandro-torcoli-6740316" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Alessandro Torcoli</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.civiltadelbere.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Civiltà del Bere</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.asa-press.com/lfp-11khail.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Pino Kahil</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.mastersofwine.org/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Master of Wine</a></p><p><br></p><p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cambiamento_climatico" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Cambiamento del clima</a></p><p><br></p><p><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Gaja_(wine)" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Angelo Gaja</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.antinori.it/it/26-generazioni/family" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Piero Antinori</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.mastroberardino.com/la-famiglia-mastroberardino/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Mastroberardino</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.uiv.it/corriere/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Corriere...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Si fa presto a dire <strong>comunicare il vino</strong>. Quante parole girano intorno al vino, quanti scritti, quante esposizioni&nbsp;lo definiscono, lo interpretano, lo giudicano.</p><p>Credo che si possa dire che per pochi prodotti si genera una mole di comunicazioni paragonabile a quella che ha per oggetto il vino. Comunicano i produttori e tutta la filiera del vino ma anche gli intenditori, i giornalisti e una schiera sempre più nutrita di appassionati che dicono la loro a cena tra gli amici o ne parlano in rete attraverso i blog e i social network.</p><p><br></p><p>Forse il punto da cui possiamo&nbsp;partire è che<strong> il vino, prima di essere un prodotto, è un mondo</strong>. E chi si è appassionato al vino sa che può diventare addirittura una finestra per guardare quello che ci circonda e che incontriamo nel corso della nostra esperienza, umana e professionale. Possiamo vedere il lavoro dell’uomo con le sue sfide, le passioni, i valori, le saggezze antiche e le scoperte. E la natura con le sue regole millenarie e i miracoli ricorrenti, le storie, le geografie e gli infiniti possibili intrecci tra queste&nbsp;meraviglie.</p><p><br></p><p>Forse il punto è che, dentro un&nbsp;bicchiere, c’è questo e molto altro.</p><p><strong>Che cosa vuol dire allora comunicare il vino?</strong> Che cosa si vuole comunicare? E a chi? Con quale capacità e quale atteggiamento? C’è una&nbsp;checklist di opzioni che dobbiamo considerare?</p><p><br></p><p>In questa puntata di Wine Internet Marketing Podcast possiamo parlare di questo con <strong>Alessandro Torcoli</strong>, editore e direttore della rivista enologica Civiltà del Bere.</p><p><br></p><blockquote>C’è un trend molto forte nella comunicazione che è quello della personalizzazione. Che è stato generato e spinto dai blog e da internet e che ha coinvolto anche i media tradizionali. Oggi non si può più fare a meno di un carattere, uno stile, un approccio. Bisogna&nbsp;coinvolgere persone appassionate e gli appassionati si riuniscono intorno a un altro autorevole appassionato più che a uno strumento che eroga informazione.</blockquote><p><br></p><blockquote>Con il vino senti sempre di non saperne abbastanza. Ma per me è molto importante il ruolo di leadership, e quindi di non seguire il mainstream ma di restare avanti, captare dei segnali ed essere un punto di riferimento.</blockquote><p><br></p><blockquote>Perché possiamo parlare con profondità di letteratura e di Umberto Eco, coinvolgendo milioni di persone, e non anche di vino? Parlare con competenza, serietà e con un minimo di complessità facendosi capire dal pubblico per coinvolgere più gente possibile: con il vino questa cosa non è ancora riuscita.</blockquote><p><br></p><p><em>Alcune&nbsp;citazioni e link tratti dalla prima parte dell’intervista</em>:</p><p><br></p><p><a href="https://it.linkedin.com/in/alessandro-torcoli-6740316" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Alessandro Torcoli</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.civiltadelbere.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Civiltà del Bere</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.asa-press.com/lfp-11khail.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Pino Kahil</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.mastersofwine.org/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Master of Wine</a></p><p><br></p><p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cambiamento_climatico" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Cambiamento del clima</a></p><p><br></p><p><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Gaja_(wine)" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Angelo Gaja</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.antinori.it/it/26-generazioni/family" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Piero Antinori</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.mastroberardino.com/la-famiglia-mastroberardino/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Mastroberardino</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.uiv.it/corriere/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Corriere Vinicolo</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.umbertoeco.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Umberto Eco</a></p><p><br></p><p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Johann_Sebastian_Bach" rel="noopener noreferrer" target="_blank">J. Sebastian Bach</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.consorziobrunellodimontalcino.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Brunello</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.consorziovalpolicella.it/it/vini/amarone-della-valpolicella" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Amarone</a></p><p><em>Puoi ascoltare la prima parte dell’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quante parole girano intorno al vino, quanti scritti, quanti modi di comunicare il vino lo definiscono, lo interpretano, lo giudicano.</p><p><br></p><p>Credo che si possa dire che per pochi prodotti si producono una mole di comunicazioni paragonabile a quella che ha per oggetto il vino. Comunicano certo i produttori e tutta la filiera del vino ma anche gli intenditori, i giornalisti e una schiera sempre più nutrita di appassionati che dicono la loro a cena tra gli amici o ne parlano in rete, attraverso i blog e i social network.</p><p><br></p><p>Forse il punto da cui dobbiamo partire è che il vino prima di essere un prodotto è un mondo. E chi si è appassionato al vino sa che può diventare addirittura una finestra per guardare quello che ci circonda e che incontriamo nel corso della nostra esperienza. Possiamo vedere il lavoro dell’uomo e le sue sfide, le passioni, i valori le saggezza antiche e le sue scoperte, e poi la natura con le regole millenarie e i miracoli ricorrenti e le sorprese, le storie e le geografie e gli intrecci che si generano tra tutte queste meraviglie.</p><p><br></p><p>Forse il punto è che, in fondo al bicchiere, c’è questo e molto altro. E che tutto ciò è così fantastico e così complesso al tempo stesso da lasciarci eccitati e attoniti.</p><p><br></p><p>La domanda di oggi allora è cosa vuol dire davvero comunicare il vino? Che cosa si vuole comunicare? E a chi? Con quale capacità e quale atteggiamento? Insomma quale check list di elementi dobbiamo considerare quando ci occupiamo di comunicare il vino?</p><p><br></p><p>Oggi sono così contento perché in questa puntata a Wine Internet Marketing Podcast possiamo parlare di questo con Alessandro Torcoli, editore e direttore della rivista enologica Civiltà del Bere.</p><p><br></p><p>Benvenuto Alessandro.</p><p><br></p><p>Alessandro: Buongiorno, Stefano, eccoci qua.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Grazie Alessandro. Allora, Alessandro, è un grande privilegio averti a Wine Internet Marketing Podcast, perché sei cresciuto professionalmente con Civiltà del bere, sei editore e direttore con Pino Khail, e hai ottenuto numerosi riconoscimenti: sei sommelier accademico della vite, del vino, e ora ti definisci anche di nuovo studente perché ora sei al secondo anno dell’Institute of Masters of Wine. Aiutaci ad entrare nel tuo mondo, e soprattutto nel tuo viaggio nel vino. Sei intanto giornalista… come si sviluppa questo tuo viaggio nel vino?</p><p><br></p><p><br></p><p>Alessandro: Io ho fatto un viaggio, hai detto la parola giusta, perché continuo a considerarlo tale per alimentare quella che è innanzitutto una passione, una passione che devo dire la verità è cresciuta ed è inarrestabile perché il vino ci dà una prospettiva unica, direi unica in tutti i settori del business quanto meno, certamente degli affari, perché non è mai solo business, non è mai solo tecnica, è sempre un grande giardino nel quale si colgono veramente suggestioni di ogni tipo. È una passeggiata, a volte un po’ faticosa, un po’ in salita, perché comunque è un argomento che talvolta, quando ci si dà molta importanza, è anche un po’ difficile perché è pieno di tranelli e pieno di distinguo, e quindi io, quando ho cominciato da appassionato bevitore appassionato di vino, insomma giovane che voleva un po’ differenziarsi dalla massa di coetanei che bevevano solo birra o comunque non avevano nessuna curiosità verso il prodotto vino… io di fatto avevo 18-20 anni con il primo corso da sommelier, e mi si è aperto un mondo: ho capito che attraverso quel calice potevo alimentare tutte le mie conoscenze culturali, geografiche, storiche, perché quando poi giri per cantine e approfondisci la tua conoscenza dei vari territori, in effetti non è solo di vino che si parla, per quello che la materia risulta così complessa e affascinante, perché devi capire tante cose, di sociologia, logiche, storiche, e poi naturalmente anche tecniche, perché poi capire o magari anche giudicare un bicchiere di vino se non hai un’idea abbastanza precisa di quello che avviene ai vini in cantina è molto difficile, rischi di fare degli errori grossi. Quindi, quando ho cominciato era una passione, e avevo solo una preoccupazione, che era quella che credendolo un mestiere, dopo un po’ di anni potesse venirmi a noia come tutte le cose, poi si passa dalla sfera dilettantistica a quella professionale. E invece, con mia sorpresa e soddisfazione, questo non è avvenuto. Assolutamente col vino è impossibile: se hai un’autentica passione, non ti stanchi mai e ti senti sempre di non saperne abbastanza, qualsiasi livello tu sia, perché i tuoi ascoltatori sanno, forse anche quotidianamente, qual è la ricchezza e la complessità di questo prodotto, che ogni anno è diverso, dipende dalla natura…</p><p><br></p><p><br></p><p>Hanno calcolato che ci siano almeno 3000 passaggi che uno deve fare, 3000 decisioni che un uomo deve prendere per arrivare ad imbottigliare un vino e quindi immaginiamoci quante varianti ci siano tra questi 3000 passaggi… infinite, praticamente. Quindi questo, insomma, ha alimentato la mia passione. Dopo tanti anni di giornalismo e di editoria, che è il mio mestiere poi, che ho ereditato da mio nonno Pino Khail, che ti ringrazio di avere citato, ed è mancato alcuni anni fa, io ho deciso di proseguire sulla sua strada e di re-innovare, dare nuova luce all’attività editoriale nata più di quarant’anni fa. Però, ecco, dopo tanti anni di giornalismo, due-tre anni fa ho conosciuto alcune persone che stavano seguendo questo percorso di studio, che si tratta non di una scuola, ma ognuno fa il suo percorso, dell’Institute of Masters of Wine, di Londra.</p><p><br></p><p>Questa cosa mi ha davvero, forse infatti come direi, illuminato, perché io avevo, come gli altri italiani, una prospettiva molto locale, provinciale: cioè, dopo circa 20 anni di giornalismo del vino in Italia, ritenevo di sapere davvero abbastanza, parecchio del nostro vino, di averlo capito fino in fondo. E comincio a frequentare tante altre persone, professionali, nel mondo che conoscono molto bene il vino, tutti i vini del mondo perché magari li trattano quotidianamente… per esempio, un professionista di Londra, di New York, di Hong Kong, si confronta ogni giorno sul mercato con vini da tantissimi paesi diversi. Quando entri in una situazione del genere, ti rendi conto, almeno io mi sono reso conto, di non sapere veramente nulla o quasi di quello che succedeva al mondo, e tutto quando potesse giovare alla mia conoscenza del vino italiano, da tutti i punti di vista, sia produttivo che di marketing, uno sguardo preciso e attento sulle dinamiche internazionali sui vini degli altri, fondamentalmente: è importante conoscerli per capire, stabilire il percorso assolutamente come un’infatuazione per i vini esteri o, come dire, un secondo capitolo dopo aver trattato i vini italiani come se interessassero di meno: io sono italiano e amo tantissimo il vino italiano, che considero a tutti gli effetti tra i migliori del mondo, però questa cosa è bene dirla, forse la puoi dire con maggiore autorevolezza e sicurezza se hai fatto una sufficiente conoscenza delle produzioni estere. Sono quelle francesi che bene o male anche molti italiani conoscono, tipo Champagne, Bordeaux o Bourgogne, ma tutto il mondo, perché tra l’altro ci sono dei fenomeni interessantissimi, la viticoltura sta viaggiando a velocità impensabili, il clima sta rendendo possibile la produzione del vino ovunque nel mondo o quasi, cioè in tanti luoghi dove assolutamente non era mai arrivato, e quindi ci sarà anche da divertirsi, se vogliamo, nei prossimi 10-20 anni, quando cominceranno a trovarsi sul mercato vini indiani, vini brasiliani, vini cinesi, vini da climi insospettabili. E poi tutti i paesi freddi del mondo hanno eccellenti produzioni, dalla Tasmania, dall’Inghilterra… chissà, arriveranno forse in Scozia, insomma, tutto avviene rapidamente. Ecco, quindi tutto per dire che questo lavoro, questo mio nuovo percorso di studi mi stanno rendendo la vita, oltre che la professione, molto felici.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Dunque, Alessandro, questo tuo viaggio così autorevole e appassionato continua, e credo che tu abbia messo molto di questa tua prospettiva personale dentro Civiltà del bere… è così?</p><p><br></p><p><br></p><p>Alessandro: Assolutamente sì. Credo che nel nuovo quadro della comunicazione, nel mondo dei media che è stravolto rispetto a 20 anni fa, più che mai sia imprescindibile un vissuto potente e totale del direttore o dell’editore. C’è un trend nella comunicazione in generale, e non solo settoriale del vino, molto forte, che è quello della personalizzazione, che è stato generato e spinto naturalmente da una facilità di accesso su internet. E questa cosa, in maniera interessante, ha coinvolto anche i media tradizionali, che a mio modo di vedere non possono fare più a meno di essere cullati da una personalità, da un carattere che si esprime, in modo tale da creare uno stile, un approccio verso il quale empaticamente i lettori si possono identificare. Credo che sia successo anche con Civiltà del bere, che per altro, devo dire la verità, già 40 anni fa era molto incentrata sulla figura di mio nonno Pino Khail che era una persona molto carismatica, direttore del vino oltre che alla produzione della rivista. E io ho ereditato anche questo atteggiamento, ma soprattutto ho pensato che a beneficio dei nostri lettori, della rivista e di tante cose, sarebbe stato… che improntassi, nel senso che dessi forma alla rivista molto sulla base anche delle mie passioni, perché alla fine poi questo messaggio arriva a una rivista fatta a tavolino perché ritieni che alcuni argomenti possano attirare. Nel settore, nel nostro settore, secondo me non può funzionare molto bene, perché comunque non è comunicazione generalista dove effettivamente devi catturare il maggior numero di lettori con qualsiasi mezzo nella retorica. Qui devi coinvolgere delle persone appassionate, e gli appassionati di un argomento hanno modo di vedere, si riuniscono tutti intorno a qualche altro autorevole appassionato, finché ha uno strumento che eroga informazione.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi hai creato, cioè, hai continuato anche alla luce poi della rete, l’idea di un hub quasi, di far di questo giornale…?</p><p><br></p><p>Alessandro: Ormai da anni, dove vivo io è un mondo nel quale le persone si avvicinano nelle maniere più diverse: noi abbiamo tantissimi appassionati o professionisti che frequentano i nostri eventi ma magari non hanno il tempo, la voglia o l’attitudine di leggerci, non ci seguono come rivista. Invece abbiamo dei lettori che non frequentano i nostri eventi. Abbiamo chi ci segue solo sul cartaceo o solo sul digitale… chi è sul digitale-sito, Civiltàdelbere.com, e chi ci segue quasi esclusivamente sul…</p><p><br></p><p>Stefano: Chi ci segue, scusa, Alessandro? Ti abbiamo perso. Purtroppo abbiamo alcuni problemi nella connessione. Ci dicevi, chi ci segue solo sul sito, oppure?</p><p><br></p><p>Alessandro: Chi ci segue soprattutto sui social media.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok, sui social network, ok. Senti, è molto interessante questa cosa. Intanto sono assolutamente d’accordo con te, io sono un appassionato recente del vino e arrivo più dall’editoria, e certamente la rete ha cambiato anche i media tradizionali come dicevi, e mi sembra che voi siete riusciti a farlo bene. Mi interessa molto questo aspetto che dicevi in cui Civiltà del bere, prima di cercare un rapporto quasi, diciamo, con ciò che tira, oppure capire bene cosa dare ai propri… come rispondere ad una domanda d’informazione, cerca di creare un mondo di senso, un mondo fatto di passioni, di persone, è questo insomma. Come organizzi proprio, editorialmente, il giornale?</p><p><br></p><p>Alessandro: Eh, guarda, è molto semplice. All’inizio, almeno, prima della parte realizzativa, nasce dalle mie e non solo mie osservazioni, quindi anche dal mio team di giornalisti e di collaboratori, che cerchiamo di captare dei segnali di argomenti interessanti, nuovi. Ecco, noi, dovrei dire senza presunzione, ma dopo 40 anni di storia e un certo vissuto, forse un po’ lo possiamo anche affermare… noi vorremmo essere un po’ un punto di riferimento per chi ne sa di vino, per gli opinionists, per gli appassionati, semplicemente quelli che sono gli opinionists delle loro tavole, quando escono la domenica con gli amici… ecco, noi guardiamo molto a quel pubblico, nel senso che più che sputare sentenze o dare giudizi sui vini, incomincerebbe anche un po’ di critica enologica, cosa che non era tipica di Civiltà del bere, ma più che altro perché qualcuno che ci segue molto assiduamente effettivamente vuole sapere il nostro parere su alcuni vini. Ma quello che ci interessa più di tutto è di passare delle suggestioni a chi ci segue, a chi è già coinvolto o come professionista o come appassionato nel mondo del vino però non è, come dire, un uomo d’ingresso: ecco, noi ci rivolgiamo più a chi è già un po’ esperto, con uno strumento che essendo noi, dei giornalisti appassionati sempre in giro per il mondo a captare segnali rispetto ad altri che per il loro mestiere o la loro attività non possono fare quello che facciamo noi, noi lo facciamo per loro e abbiamo girato un po’ avanti. E questo ruolo di leadership per me è molto importante, per una rivista che, insomma, ha più di 40 anni di storia: noi non ci possiamo permettere di sederci su quello che è il mainstream, quelle che sono le tematiche solite di cui parlano tutti…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Magari non si seguono i trend, ma si fanno i trend.</p><p><br></p><p><br></p><p>Alessandro: Si cerca. Chiaramente non è così facile, però a me fa molto piacere. Cerco di spiegarlo con un esempio pratico. Noi, quando io ho ridisegnato Civiltà del bere, per appunto renderla più vicina al mio modo di vedere e più affine al mio modo di vedere il mondo del vino, l’ho stravolta rispetto a quello che era la grafica e il modo di presentarsi di dieci anni fa, questo è successo nel gennaio 2014, cioè con il compimento del quarantesimo anno. Una delle scelte che ho fatto, di contenuto, è stata quella di innanzitutto, cambiare la copertina e passare dal personaggio famoso col bicchiere in mano che caratterizzava Civiltà del bere negli anni ’80-90-2000, per passare a una copertina più concettuale, di contenuto interessante per gli appassionati di vino, perché il nostro pubblico è cambiato in questi anni e non è più curioso che ci trovi in edicola e magari compra la rivista perché è anche incuriosito da quello che beve Enrico Ruggeri o Shevchenko o magari Messi oggi, come succedeva un tempo fa. Il nostro lettore è davvero appassionato di vino, gli interessa quello, non quello che bevono i vip o almeno, se solo marginalmente, e quindi abbiamo creato questa monografia, che sarebbe un servizio poi di copertina del giornale, che però è più di un servizio di copertina, è proprio una monografia dedicata al tema di copertina, che copre almeno 12 pagine, come minimo almeno può arrivare a 20-25, tutte su un argomento, un argomento di ampia portata, che viene affrontato da esperti in diversi articoli, quindi non è unico articolo di 20 pagine ma sono quattro, cinque, sei articoli di 3-4 pagine ciascuno, dove diversi esperti...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/dalla-passione-alla-leadership-come-comunicare-il-vino-i-con-alessandro-torcoli-di-civilta-del-bere]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1543</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Tue, 29 Mar 2016 09:25:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/8aa5deee-ab85-47a1-b3c7-bb7a2e1b86ef/wineinternet-36-alessandrotorcoli-civilitadelbere-mixdown.mp3" length="46140642" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>31:57</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>35</itunes:episode><podcast:episode>35</podcast:episode><itunes:summary>Si fa presto a dire comunicare il vino. Quante parole girano intorno al vino, quanti scritti, quante esposizioni lo definiscono, lo interpretano, lo giudicano.
Credo che si possa dire che per pochi prodotti si genera una mole di comunicazioni paragonabile a quella che ha per oggetto il vino. Comunicano i produttori e tutta la filiera del vino ma anche gli intenditori, i giornalisti e una schiera sempre più nutrita di appassionati che dicono la loro a cena tra gli amici o ne parlano in rete attraverso i blog e i social network.
Forse il punto da cui possiamo partire è che il vino, prima di essere un prodotto, è un mondo. E chi si è appassionato al vino sa che può diventare addirittura una finestra per guardare quello che ci circonda e che incontriamo nel corso della nostra esperienza, umana e professionale. Possiamo vedere il lavoro dell’uomo con le sue sfide, le passioni, i valori, le saggezze antiche e le scoperte. E la natura con le sue regole millenarie e i miracoli ricorrenti, le storie, le geografie e gli infiniti possibili intrecci tra queste meraviglie.
Forse il punto è che, dentro un bicchiere, c’è questo e molto altro.
Che cosa vuol dire allora comunicare il vino? Che cosa si vuole comunicare? E a chi? Con quale capacità e quale atteggiamento? C&amp;#8217;è una checklist di opzioni che dobbiamo considerare?
In questa puntata di Wine Internet Marketing Podcast possiamo parlare di questo con Alessandro Torcoli, editore e direttore della rivista enologica Civiltà del Bere.
C’è un trend molto forte nella comunicazione che è quello della personalizzazione. Che è stato generato e spinto dai blog e da internet e che ha coinvolto anche i media tradizionali. Oggi non si può più fare a meno di un carattere, uno stile, un approccio. Bisogna coinvolgere persone appassionate e gli appassionati si riuniscono intorno a un altro autorevole appassionato più che a uno strumento che eroga informazione.
Con il vino senti sempre di non saperne abbastanza. Ma per me è molto importante il ruolo di leadership, e quindi di non seguire il mainstream ma di restare avanti, captare dei segnali ed essere un punto di riferimento.
Perché possiamo parlare con profondità di letteratura e di Umberto Eco, coinvolgendo milioni di persone, e non anche di vino? Parlare con competenza, serietà e con un minimo di complessità facendosi capire dal pubblico per coinvolgere più gente possibile: con il vino questa cosa non è ancora riuscita.
Alcune citazioni e link tratti dalla prima parte dell&amp;#8217;intervista:
https://it.linkedin.com/in/alessandro-torcoli-6740316 (Alessandro Torcoli)
Civiltà del Bere
http://www.asa-press.com/lfp-11khail.html (Pino Kahil)
Master of Wine
Cambiamento del clima
https://en.wikipedia.org/wiki/Gaja_(wine) (Angelo Gaja)
Piero Antinori
http://www.mastroberardino.com/la-famiglia-mastroberardino/ (Mastroberardino)
Corriere Vinicolo
http://www.umbertoeco.it/ (Umberto Eco)
&lt;a href=&quot;https://it.wikipedia.org/wiki/Johann_Sebastian_Bach&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noop...</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Così alla fiera del vino (ProWein) ho trovato l’importatore col sito internet  – con Marilena Barbera di Cantine Barbera</title><itunes:title>Così alla fiera del vino (ProWein) ho trovato l’importatore col sito internet  – con Marilena Barbera di Cantine Barbera</itunes:title><description><![CDATA[<p>Un produttore racconta ai giornalisti, racconta quando parla direttamente a chi lo viene a trovare in cantina o sul suo sito internet, racconta a clienti attuali e potenziali, quando scrive un’email, quando si presenta a un importatore, quando si trova a una fiera del vino. Quel racconto può fare, e spesso fa, la differenza. Succede tutti i giorni. Nelle relazioni e nel successo del produttore.</p><p>Ecco allora la domanda: quale racconto funziona e quale no, quali consigli si possono dare? A Wine Internet Marketing Podcast ne parliamo con Marilena Barbera di Cantine Barbera. Ecco cosa dice Marilena:</p><p><br></p><blockquote>Oggi lo strumento fondamentale per una piccola azienda è il sito web. Ma il sito web non basta averlo, ce l’hanno quasi tutti. E’ solo uno strumento e bisogna usarlo bene. Ne ho avuto la prova a ProWein. Un importatore che non conoscevo, canadese, anche interessante commercialmente, mi confessa che ha cercato informazioni sui vini siciliani perché gli manca un vino siciliano: ha trovato me. Il mio sito è un sito semplice, con un template gratuito fatto con pochi soldi. Ma evidentemente gli ho dato le informazioni che stava cercando e questo è stato decisivo.</blockquote><p><br></p><p><em>Citazioni e link dalla puntata</em></p><p><br></p><p><a href="https://it-it.facebook.com/marilena.barbera" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Marilena Barbera</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.prowein.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Cantine Barbera</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.prowein.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">ProWein</a></p><p><br></p><p><a href="http://n.newsimpact.io/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">News Impact Summit</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.vinitaly.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Vinitaly</a></p><p><em>Puoi&nbsp;ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Il racconto del vino è sempre più importante, per vendere il vino e per il marketing del vino. Un produttore racconta con i giornalisti di giornali e tv, racconta quando parla direttamente a chi lo viene a trovare in cantina o su un sito internet, racconta a clienti attuali e potenziali, quando scrive un’e-mail, quando si presenta un importatore, quando si trova a una fiera del vino. Quel racconto può fare e spesso fa la differenza, per la qualità della relazione e per il successo del produttore, succede tutti i giorni. Ecco allora la domanda: quale racconto funziona e quale no? Quali consigli si possono dare? Oggi, a Wine Internet Marketing Podcast, ne parliamo con Marilena Barbera, di Cantine Barbera.</p><p><br></p><p><br></p><p>Benvenuta, Marilena.</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Grazie Stefano, e grazie a tutti i nostri ascoltatori.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Grazie! Marilena, sono molto contento di averti qui, perché possiamo riprendere alcuni spunti sulla comunicazione del vino, su quella che passa attraverso i media, su quello che fanno i produttori o altri interlocutori. Tu arrivi da ProWein, giusto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Sì, sono arrivata giusto ieri sera.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok, perfetto, allora parleremo anche di questo, perché mi sembra che tutto si tenga. Allora, intanto, Marilena, dicci di te: tu hai compiuto studi classici a Firenze, laureata sempre a Firenze in Diritto Internazionale, poi hai studiato Storia Internazionale, Diritto Tributario… torni in Sicilia, fai anche per un po’ la commercialista a Palermo, se non sbaglio?</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Un bel po’, sì. Per una decina di anni ho avuto il mio studio: ho iniziato a lavorare presso un collega, naturalmente, che poi è stato la collega di Palermo dove ho svolto la pratica e presso il quale mi sono abilitata facendo l’Esame di Stato. Ho lavorato un po’ da lui e poi ho aperto il mio studio di consulenza a Menfi, gestendo clienti]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Un produttore racconta ai giornalisti, racconta quando parla direttamente a chi lo viene a trovare in cantina o sul suo sito internet, racconta a clienti attuali e potenziali, quando scrive un’email, quando si presenta a un importatore, quando si trova a una fiera del vino. Quel racconto può fare, e spesso fa, la differenza. Succede tutti i giorni. Nelle relazioni e nel successo del produttore.</p><p>Ecco allora la domanda: quale racconto funziona e quale no, quali consigli si possono dare? A Wine Internet Marketing Podcast ne parliamo con Marilena Barbera di Cantine Barbera. Ecco cosa dice Marilena:</p><p><br></p><blockquote>Oggi lo strumento fondamentale per una piccola azienda è il sito web. Ma il sito web non basta averlo, ce l’hanno quasi tutti. E’ solo uno strumento e bisogna usarlo bene. Ne ho avuto la prova a ProWein. Un importatore che non conoscevo, canadese, anche interessante commercialmente, mi confessa che ha cercato informazioni sui vini siciliani perché gli manca un vino siciliano: ha trovato me. Il mio sito è un sito semplice, con un template gratuito fatto con pochi soldi. Ma evidentemente gli ho dato le informazioni che stava cercando e questo è stato decisivo.</blockquote><p><br></p><p><em>Citazioni e link dalla puntata</em></p><p><br></p><p><a href="https://it-it.facebook.com/marilena.barbera" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Marilena Barbera</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.prowein.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Cantine Barbera</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.prowein.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">ProWein</a></p><p><br></p><p><a href="http://n.newsimpact.io/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">News Impact Summit</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.vinitaly.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Vinitaly</a></p><p><em>Puoi&nbsp;ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Il racconto del vino è sempre più importante, per vendere il vino e per il marketing del vino. Un produttore racconta con i giornalisti di giornali e tv, racconta quando parla direttamente a chi lo viene a trovare in cantina o su un sito internet, racconta a clienti attuali e potenziali, quando scrive un’e-mail, quando si presenta un importatore, quando si trova a una fiera del vino. Quel racconto può fare e spesso fa la differenza, per la qualità della relazione e per il successo del produttore, succede tutti i giorni. Ecco allora la domanda: quale racconto funziona e quale no? Quali consigli si possono dare? Oggi, a Wine Internet Marketing Podcast, ne parliamo con Marilena Barbera, di Cantine Barbera.</p><p><br></p><p><br></p><p>Benvenuta, Marilena.</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Grazie Stefano, e grazie a tutti i nostri ascoltatori.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Grazie! Marilena, sono molto contento di averti qui, perché possiamo riprendere alcuni spunti sulla comunicazione del vino, su quella che passa attraverso i media, su quello che fanno i produttori o altri interlocutori. Tu arrivi da ProWein, giusto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Sì, sono arrivata giusto ieri sera.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok, perfetto, allora parleremo anche di questo, perché mi sembra che tutto si tenga. Allora, intanto, Marilena, dicci di te: tu hai compiuto studi classici a Firenze, laureata sempre a Firenze in Diritto Internazionale, poi hai studiato Storia Internazionale, Diritto Tributario… torni in Sicilia, fai anche per un po’ la commercialista a Palermo, se non sbaglio?</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Un bel po’, sì. Per una decina di anni ho avuto il mio studio: ho iniziato a lavorare presso un collega, naturalmente, che poi è stato la collega di Palermo dove ho svolto la pratica e presso il quale mi sono abilitata facendo l’Esame di Stato. Ho lavorato un po’ da lui e poi ho aperto il mio studio di consulenza a Menfi, gestendo clienti un po’ sia nella mia zona, e quindi a Menfi, sia a Palermo, dove avevo già dei clienti e quindi ho continuato a seguire questi clienti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Poi il richiamo del vino è stato troppo forte?</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Eh guarda, io ho iniziato, sono entrata nel mondo del vino dalla finestra e non dalla porta, per l’appunto, facendo la consulenza a mio padre: giustamente, facevo questo di mestiere, facevo il commercialista e quindi l’azienda di mio papà, l’azienda agricola aveva bisogno di un commercialista. Ho conquistato questo cliente con grande fatica, perché sai perfettamente che riuscire a conquistare un familiare come cliente ci vuole veramente un bel po’. E quindi ho iniziato ad occuparmi in azienda di tutta la parte che mi competeva all’inizio, quindi tutta la parte amministrativa, innanzitutto, amministrativo-fiscale: ho seguito gli investimenti che, appunto, con mio papà stavamo progettando per la costruzione della cantina nuova, che è quella dove siamo adesso, e quindi tutta la parte del business plan, l’impostazione dell’agenda aziendale, gli ammortamenti degli investimenti eccetera, e casualmente, dal momento che nel mio percorso di studio avevo studiato Lingue anche, perché ovviamente con una formazione giuridica votata appunto all’internazionalità, l’inglese e il francese erano le due lingue base sulle quali abbiamo fatto tanti esami all’università, approfondimenti in seminari eccetera. Ed ero l’unica in famiglia che parlasse l’inglese, quindi mio padre iniziò a mandarmi alle fiere, visto che ero l’unica in grado di parlare con eventuali clienti stranieri. E quindi da lì ho iniziato ad occuparmi anche delle vendite all’estero.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Ecco, quindi da te all’azienda, così aiutiamo chi ci ascolta. Tanti la conoscono, ma magari aiutiamo a raccontare meglio. Dunque, abbiamo già detto Menfi, in realtà siamo a Belicello, giusto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Sì, Belicello, che è a pochissimi…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Vigna e mare, giusto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Sì, esatto. Belicello è un’azienda agricola che si trova ad 800 metri in linea d’aria dal mare: un posto bellissimo, vicino a una riserva naturale, alla foce del fiume Belice – e da qui il nome Belicello – dove dagli anni ’20 mio nonno aveva iniziato a piantare vigne e vigneti. L’azienda agricola quindi, iniziata da mio nonno, ha continuato con mio papà e poi questa, appunto, la terza generazione di agricoltori con me, che ha visto in questa generazione una trasformazione sostanziale: quindi, da un’azienda agricola di produzione primaria, solo frutta, solo uva che vendevamo ad altre aziende, nel business plan di cui ti parlavo, abbiamo iniziato ad ipotizzare la vendita anche del vino, quindi la produzione del vino da uve nostre, e la gestione integrale dell’azienda agricola dalla coltivazione e fino alla commercializzazione.</p><p><br></p><p>Stefano: Poi siete diventati produttori di vino.</p><p><br></p><p>Marilena: Esatto.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Dicci qualcosa dei tuoi vini.</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: I miei vini sono vini di mare, come bene hai introdotto tu. Sono vini con una fortissima personalità, che dipende dall’interazione tra il sale: il mare si trova a 800 metri, quindi la prima cosa che ti viene in mente quando sei vicino al mare, è la salsedine che, in una fascia molto stretta, in una fascia di un paio di chilometri dal mare verso l’entroterra, influenza la vita di qualunque essere vivente che si trovi sulla costa. Questo influenza la vita dei vigneti ovviamente, la loro interazione quindi il loro metabolismo, nella fascia del sale, e influenza il sapore, il profumo e le caratteristiche delle uve che vengono prodotte in questa fascia costiera. Tutti i vini hanno queste caratteristiche molto forti: sono vini che hanno una grande freschezza, una straordinaria sapidità e una personalità molto spiccata che dipende proprio dal metabolismo particolare delle viti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Accidenti, non possiamo assaggiare niente adesso, via podcast. Però possiamo con te parlare di comunicazione delle cose che dicevamo, perché intanto tu sei molto appassionata di queste cose, direi sei molto presente in rete, quindi sono molto contento di parlare con te… Riprendiamo quella cosa che dicevamo sulla comunicazione e i media: partiamo per esempio dal caso di quella trasmissione che ha fatto molto parlare, se n’è parlato molto nei luoghi del vino, anche in rete, su molti blog e testate… la trasmissione che ha fatto Presa Diretta sulla fabbrica del vino. Ecco, partiamo da lì così introduciamo il tema: cos’è che non ti è piaciuto di quella trasmissione o che ti è piaciuto? In genere, cosa non ti piace o cosa ti piace di come i media generalisti affrontano il tema del vino?</p><p><br></p><p>Marilena: Allora, possiamo aprire una parentesi di un paio di giorni per questo tema, perché diciamo che essere sintetici e liquidare l’argomento in poche battute è, come giusto che sia, difficile. Diciamo che cosa non mi è piaciuto. Al di là che non mi piace mai l’atteggiamento scandalistico dei media che si accostano ad un fenomeno molto complesso e molto variegato qual è il vino, e qui posso fare la mia prima incidentale: perché è un atteggiamento sbagliato? Perché il mondo del vino non è uno. Non è un mondo, è un universo. E come in ogni universo, esistono pianeti più grandi e pianeti più piccoli che vanno a velocità differenti. E seppure tutti sottostanno alle stesse leggi fisiche, in ogni caso, ciò che succede all’interno di un pianeta è molto diverso, perché dipende dalla sua dimensione: quello che succede sulla Terra è diverso da quello che succede su Saturno, ed è diverso da quello che succede su Marte, è abbastanza evidente. È abbastanza evidente e lo stesso ragionamento lo possiamo applicare al mondo del vino, mi spiego molto meglio: esiste nel mondo del vino un’enorme differenza di aziende grandissime, grandi, medie, piccole e piccolissime. Le logiche che sono alla base del comportamento e della vita di queste aziende, così diverse per dimensioni, sono logiche differenti e quindi ciò che succede all’interno del mondo di una grandissima azienda è estremamente diverso da ciò che succede nel mondo di una piccola o piccolissima azienda. Il modo di produrre di una grandissima azienda non ha niente di comparabile con il modo di produrre di una piccola o piccolissima azienda. E quindi, quando si parla di “pesticidi nel vino”, o quando si parla di “additivi nel vino”, in realtà non si sta assolutamente dicendo nulla, nulla che sia vero, nulla che sia reale, nulla che il consumatore possa comprendere. Chiusa la prima parentesi.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Beh, è già una parentesi su cui si potrebbe stare a lungo. Io penso che la questione dello scandalo, purtroppo i media cercano… come sai, fa più notizia l’uomo che morde il cane che il cane che morde l’uomo, e quindi soprattutto… no, adesso lo dico nel senso, insomma, osservo cose anche banali, ma probabilmente anche trasmissioni che arrivano da un background molto legato alla cronaca, quindi che cercano appunto anche questo tipo di reazione nelle persone e magari hanno già un modo di presentarsi in questo modo. Poi, quello che dici è sacrosanto: il raccontare il particolarismo è complicato, è difficile, e probabilmente la sfida sta soprattutto per i media generalisti, nel senso che nei media di settore non si pone il problema, è di trovare e riuscire a semplificare e a non banalizzare, cioè a dire delle cose che valgano e valgano per tutti, sapendo che poi molte cose valgono solo per qualcuno e non per altri, no?</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Sì, ma proprio dall’atteggiamento scandalistico si è poi arrivati a dire “Il mondo del vino è un mondo dove i viticoltori inquinano”, e questo può essere una piccolissima parte della realtà: sarebbe stato molto più corretto, eticamente, dal punto di vista giornalistico, dire che “in agricoltura, e quindi in viticoltura esistono dei vigneti condotti in quel modo, e non sono tutti, non sono neanche la maggior parte, sono una piccolissima parte”. Magari si poteva dire anche che in Italia il numero delle aziende agricole biologiche è in crescita fortissima. Si poteva dire che in Sicilia il 25% dei vigneti è condotto col metodo biologico. E il fatto di non averlo minimamente neanche accennato non è semplicemente un particolarismo, è proprio una mancanza di volontà di parlare dell’argomento in maniera reale, vera, veritiera.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Questa cosa tiene anche alla capacità di far comprendere il contesto, che è una delle sfide, credo, dei giornali oggi, e una delle sfide anche del momento in cui l’informazione si sta così parcellizzando anche in rete. Qualche giorno fa, è interessante, a Milano c’è stato un summit su dei giornali internazionali e Massimo Russo, che è un giornalista de La Stampa, diceva proprio questa cosa in effetti, che una delle sfide è anche riuscire a restituire il contesto delle cose che si stanno raccontando, quindi le cose che dicevi anche tu, per aiutare a capire che la notizia, un titolo, una cosa, va poi collocata in un contesto che è ben più articolato e che… ma questa è, insomma, la sfida dei giornalisti! Senti, tu come ti rapporti invece ai giornalisti nel tuo mestiere? Come ti trovi?</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Io bene. Cerco di dargli le informazioni utili. Utili non a me, al consumatore. Io, per esempio, ho visto questa trasmissione che è andata avanti per diverse puntate sulla Rai che parlava dei territori di tutta l’Italia: hanno fatto tutto un panorama specifico, concentrandosi sui territori DOC eccetera. Per esempio, un altro dei problemi delle trasmissioni diciamo della televisione generalista o della comunicazione generalista, è quello di inondare il consumatore di informazioni inutili. Mi sono chiesta a cosa serve comunicare al consumatore quanti milioni di bottiglie, quante migliaia di ettari vitati, che tipo di trasformazione viene adottata all’interno delle cantine, quanti rimontaggi al giorno vengono fatti in una vasca… cioè, il consumatore, di queste informazioni, che cosa se ne fa? Io credo che non se ne faccia nulla.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Qui entriamo in un altro territorio minato. È molto interessante, secondo me, quello che stai dicendo, perché il problema è, credo per i giornalisti, capire a chi vogliono parlare e come tu stai dicendo, però è un’osservazione che potrebbe essere da considerare, che come stai dicendo non esiste un mondo del vino ma esistono i mondi del vino, non esiste un giornalista o una testata ma esistono tanti giornalisti e tante testate, e ciascuno c’ha in testa una sua formazione, una sua educazione, una sua capacità di comprendere la realtà, un pubblico ideale di riferimento che magari non è necessariamente il nostro. E quindi, ecco, ciascuno ha delle prospettive molto differenti, rispetto alle quali poi ci possiamo trovare un po’ disorientati.</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: In realtà, Stefano, vedi, questa non è una critica mia al giornalista. È una critica mia al produttore.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ah! Questo è interessante.</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Eh beh sì, era quello che stavo dicendo. Io con i giornalisti ho un rapporto bellissimo perché le informazioni che il produttore dà al giornalista devono essere utili per il consumatore, e spesso è il produttore stesso che non sa quali informazioni dare al giornalista affinchè queste informazioni diventino utili per il suo consumatore, che è poi il destinatario finale della comunicazione, sia generalista sia specializzata sia one-to-one, voglio dire da azienda a suo consumatore particolare. Quindi in realtà la critica non è su come il giornalista tratta la notizia, è che il produttore, spesso, non sa nemmeno quali sono le informazioni rilevanti e qual è la comunicazione più adatta per arrivare in maniera corretta ed efficace al suo consumatore. Quindi io credo che molti di più siamo noi produttori a dover fare un’auto-critica su quello che vi diciamo, affinchè voi lo trasmettiate correttamente, in maniera etica e in maniera rappresentativa al nostro consumatore, che poi è il vostro ascoltatore.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: In realtà la comprensione di questo lettore-consumatore è un passaggio fondamentale delle cose che cerca, che vuole. Perché anche su questo, in realtà, non soltanto da parte dei produttori, ma anche spesso dei giornalisti esistono dei preconcetti, si raccontano delle cose e poi non necessariamente sono quelle che davvero o interessano o trasferiscono un valore aggiunto a persone che ascoltano, o insomma leggono, sono consumatori di quell’informazione. Senti, una delle soluzioni per fare a meno dei giornalisti, o comunque per saltare i media, è quello di comunicare attraverso il web, tu sei bravissima su questo. Vorrei che ci raccontassi qualcosa della tua esperienza. Tu hai una grande dedizione: fai video, sei molto presente su Flickr, sul sito scrivi continuamente, hai una sorta di diario di campagna… perché lo fai?</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Proprio per quel discorso che facevamo prima: per riuscire a trasmettere alle persone che hanno voglia di leggere le informazioni che trascendono l’aspetto tecnico, che trascendono i numeri, i dati, anche le stesse note di degustazione sono molto obsolete secondo me, sono poco interessanti, per cercare di portare ciascuno dei miei lettori, ciascuna delle persone con le quali io parlo ogni giorno, all’interno dell’azienda. E queste sono, credo, le informazioni e i temi che interessano di più e sui quali si riesce a creare un legame molto più diretto con i nostri ascoltatori, con le persone con le quali ci relazioniamo ogni giorno: portarli all’interno dell’azienda significa fargli vivere quello che succede, significa aiutarli per esempio anche nella scelta e nell’abbinamento dei vini. Significa fare quello che fa l’Ikea, che ti mette dentro la porta del frigorifero che tu devi montare, le istruzioni. Le istruzioni che noi diamo ai nostri consumatori spesso non li mettono nella condizione di godersi quella bottiglia di vino. Gli raccontiamo le temperature di fermentazione, gli raccontiamo quanti mesi questo vino è stato in barrique: sono informazioni che al nostro consumatore non servono, anzi, lo rendono in qualche modo timido…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Lo mettono a disagio.</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Lo mettono a disagio perché non le comprende, non fanno parte del suo mondo. Anziché dirgli quando dovrebbe berlo, come dovrebbe berlo, qual è la temperatura alla quale si godrebbe molto di più quel vino, e anche dargli delle indicazioni sugli abbinamenti dei cibi: io per esempio sul mio sito metto le ricette.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo, ho visto.</p><p><br></p><p><br></p><p>Marilena: Perché naturalmente parlano di cucina siciliana, non tutti conoscono la cucina siciliana, non tutti sanno fisicamente prepararsi in casa un piatto siciliano, e io gli do le ricette e gli spiego come possono godersi meglio quella bottiglia di vino, come possono apprezzarla di più: con gli amici, in quale momento della giornata, e quindi in quale abbinamento a quale cibo. Credo che questi siano gli strumenti sui quali noi dovremmo fare molto di più oggi, nella comunicazione con il nostro consumatore, con il nostro “wine lover”, come dicono quelli bravi, cercando di aiutarlo a scegliere quella bottiglia, perché viene fatta in un posto speciale, perché viene fatta in un ambiente che dona al vino determinate caratteristiche, caratteristiche che sono di profumo, di sapore, e quindi caratteristiche di piacevolezza che poi lui va a trovare nel bicchiere nel momento in cui apre una bottiglia.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Completamente d’accordo con te, Marilena. Senti, abbiamo parlato di consumatore finale,]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/cosi-alla-fiera-del-vino-prowein-ho-trovato-limportatore-col-sito-internet-con-marilena-barbera-di-cantine-barbera]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1481</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Sat, 19 Mar 2016 18:58:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/3609ccce-9a93-438a-bbcd-693d099dbcbb/wineinternet-35-marilenabarbera-cantinebarbera-mixdown.mp3" length="53730724" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>37:14</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>34</itunes:episode><podcast:episode>34</podcast:episode><itunes:summary>Un produttore racconta ai giornalisti, racconta quando parla direttamente a chi lo viene a trovare in cantina o sul suo sito internet, racconta a clienti attuali e potenziali, quando scrive un’email, quando si presenta a un importatore, quando si trova a una fiera del vino. Quel racconto può fare, e spesso fa, la differenza. Succede tutti i giorni. Nelle relazioni e nel successo del produttore.
Ecco allora la domanda: quale racconto funziona e quale no, quali consigli si possono dare? A Wine Internet Marketing Podcast ne parliamo con Marilena Barbera di Cantine Barbera. Ecco cosa dice Marilena:
Oggi lo strumento fondamentale per una piccola azienda è il sito web. Ma il sito web non basta averlo, ce l&amp;#8217;hanno quasi tutti. E&amp;#8217; solo uno strumento e bisogna usarlo bene. Ne ho avuto la prova a ProWein. Un importatore che non conoscevo, canadese, anche interessante commercialmente, mi confessa che ha cercato informazioni sui vini siciliani perché gli manca un vino siciliano: ha trovato me. Il mio sito è un sito semplice, con un template gratuito fatto con pochi soldi. Ma evidentemente gli ho dato le informazioni che stava cercando e questo è stato decisivo.
Citazioni e link dalla puntata
https://it-it.facebook.com/marilena.barbera (Marilena Barbera)
Cantine Barbera
ProWein
News Impact Summit
http://www.vinitaly.com/ (Vinitaly)
Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

Il racconto del vino è sempre più importante, per vendere il vino e per il marketing del vino. Un produttore racconta con i giornalisti di giornali e tv, racconta quando parla direttamente a chi lo viene a trovare in cantina o su un sito internet, racconta a clienti attuali e potenziali, quando scrive un’e-mail, quando si presenta un importatore, quando si trova a una fiera del vino. Quel racconto può fare e spesso fa la differenza, per la qualità della relazione e per il successo del produttore, succede tutti i giorni. Ecco allora la domanda: quale racconto funziona e quale no? Quali consigli si possono dare? Oggi, a Wine Internet Marketing Podcast, ne parliamo con Marilena Barbera, di Cantine Barbera.
Benvenuta, Marilena.
Marilena: Grazie Stefano, e grazie a tutti i nostri ascoltatori.
Stefano: Grazie! Marilena, sono molto contento di averti qui, perché possiamo riprendere alcuni spunti sulla comunicazione del vino, su quella che passa attraverso i media, su quello che fanno i produttori o altri interlocutori. Tu arrivi da ProWein, giusto?
Marilena: Sì, sono arrivata giusto ieri sera.
Stefano: Ok, perfetto, allora parleremo anche di questo, perché mi sembra che tutto si tenga. Allora, intanto, Marilena, dicci di te: tu hai compiuto studi classici a Firenze, laureata sempre a Firenze in Diritto Internazionale, poi hai studiato Storia Internazionale, Diritto Tributario… torni in Sicilia, fai anche per un po’ la commercialista a Palermo, se non sbaglio?
Marilena: Un bel po’, sì. Per una decina di anni ho avuto il mio studio: ho iniziato a lavorare presso un collega, naturalmente, che poi è stato la collega di Palermo dove ho svolto la pratica e presso il quale mi sono abilitata facendo l’Esame di Stato. Ho lavorato un po’ da lui e poi ho aperto il mio studio di consulenza a Menfi, gestendo clienti un po’ sia nella mia zona, e quindi a Menfi, sia a Palermo, dove avevo già dei clienti e quindi ho continuato a seguire questi clienti.
Stefano: Poi il richiamo del vino è stato troppo forte?
Marilena: Eh guarda, io ho iniziato, sono entrata nel mondo del vino dalla finestra e non dalla porta,</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Dieci nuovi business del vino II – con Francesco Inguscio di Nuvolab</title><itunes:title>Dieci nuovi business del vino II – con Francesco Inguscio di Nuvolab</itunes:title><description><![CDATA[<p>Continuiamo a parlare con Francesco Inguscio di Novolab a proposito dei nuovi business del vino. Qual è il panorama delle startup innovative del vino? Come nascono? Come fanno business nel settore? Dopo la <a href="http://wineinternetmarketing.it/dieci-nuovi-business-del-vino-francesco-inguscio-nuvolab/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>prima parte</strong></a>&nbsp;della conversazione torniamo sulle applicazioni di diverso tipo, imprese&nbsp;innovative e magari tecnologiche&nbsp;che non si occupano solo di marketing del vino e che nel giro di qualche anno si stanno ritagliando uno spazio sempre più importante nel settore.</p><blockquote><em>E poi ci sono i 33 imprenditori che in Francia hanno fatto squadra, dalle parti di Bordeaux, e si sono coalizzati in un incubatore. Sono soggetti interessanti perché cercano di fare da mediatori culturali e acceleratori di opportunità tecnologiche nel mondo del vino su un territorio.</em></blockquote><p><br></p><p><em>Citazioni e link dalla puntata:</em></p><p><br></p><p><a href="https://www.linkedin.com/in/francescoinguscio" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Francesco Inguscio</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.nuvolab.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Nuvolab</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.vivino.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Vivino</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.winespectator.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Spectactor</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.drwinetech.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">DR Wine Tech</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.33entrepreneurs.fr/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">33&nbsp;entrepreneurs</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.microbion.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Microbion</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.masi.it/ita/prodotti/costasera" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Amarone Costasera</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.wired.it/internet/web/2015/02/16/banda-larga-disastro-italia/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Banda larga in Italia</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.agid.gov.it/agid" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Agenzia per l’Innovazione del Digitale Italiano</a></p><p><br></p><p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Silicon_Valley" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Silicon Valley</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.amazon.com/The-Rainforest-Secret-Building-Silicon-ebook/dp/B007AUWLU0" rel="noopener noreferrer" target="_blank">The Rainforest: The Secret to Building the Next Silicon Valley</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.amazon.com/The-Rainforest-Secret-Building-Silicon-ebook/dp/B007AUWLU0" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Amazon</a></p><p><br></p><p><a href="http://wadhwa.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Vivek Wadhwa</a></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione della seconda e ultima parte della conversazione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>….</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco:… Assolutamente. Stanno dilagando in modo estremo, questi tipi di tecnologie. Conosco almeno una decina di startup che fanno questo tipo di cose, e sono molto curioso di sapere quelle che riusciranno a trovare il modello di business vincente, i partner giusti per arrivare sul mercato. Ma di questo magari ne parliamo un pochino più avanti. Sempre restando in questo mondo qui, se usciamo dalla parte dell’oggettistica per certi versi…</p><p><br></p><p>Stefano: Ci sono anche quelli del vino?</p><p><br></p><p>Francesco: Sì, sempre restano sul mondo delle app, tra l’altro uno schiaffo morale, perché Vivino nasce nel 2009 a Copenaghen, sono danesi ed è di fatto l’equivalente di Shazam del mondo della musica per il vino, quindi di fatto, fai una foto all’etichetta della bottiglia e ti dice tutto quello che devi sapere sul vino che stai per...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Continuiamo a parlare con Francesco Inguscio di Novolab a proposito dei nuovi business del vino. Qual è il panorama delle startup innovative del vino? Come nascono? Come fanno business nel settore? Dopo la <a href="http://wineinternetmarketing.it/dieci-nuovi-business-del-vino-francesco-inguscio-nuvolab/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>prima parte</strong></a>&nbsp;della conversazione torniamo sulle applicazioni di diverso tipo, imprese&nbsp;innovative e magari tecnologiche&nbsp;che non si occupano solo di marketing del vino e che nel giro di qualche anno si stanno ritagliando uno spazio sempre più importante nel settore.</p><blockquote><em>E poi ci sono i 33 imprenditori che in Francia hanno fatto squadra, dalle parti di Bordeaux, e si sono coalizzati in un incubatore. Sono soggetti interessanti perché cercano di fare da mediatori culturali e acceleratori di opportunità tecnologiche nel mondo del vino su un territorio.</em></blockquote><p><br></p><p><em>Citazioni e link dalla puntata:</em></p><p><br></p><p><a href="https://www.linkedin.com/in/francescoinguscio" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Francesco Inguscio</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.nuvolab.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Nuvolab</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.vivino.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Vivino</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.winespectator.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine Spectactor</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.drwinetech.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">DR Wine Tech</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.33entrepreneurs.fr/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">33&nbsp;entrepreneurs</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.microbion.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Microbion</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.masi.it/ita/prodotti/costasera" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Amarone Costasera</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.wired.it/internet/web/2015/02/16/banda-larga-disastro-italia/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Banda larga in Italia</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.agid.gov.it/agid" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Agenzia per l’Innovazione del Digitale Italiano</a></p><p><br></p><p><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Silicon_Valley" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Silicon Valley</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.amazon.com/The-Rainforest-Secret-Building-Silicon-ebook/dp/B007AUWLU0" rel="noopener noreferrer" target="_blank">The Rainforest: The Secret to Building the Next Silicon Valley</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.amazon.com/The-Rainforest-Secret-Building-Silicon-ebook/dp/B007AUWLU0" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Amazon</a></p><p><br></p><p><a href="http://wadhwa.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Vivek Wadhwa</a></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione della seconda e ultima parte della conversazione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>….</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco:… Assolutamente. Stanno dilagando in modo estremo, questi tipi di tecnologie. Conosco almeno una decina di startup che fanno questo tipo di cose, e sono molto curioso di sapere quelle che riusciranno a trovare il modello di business vincente, i partner giusti per arrivare sul mercato. Ma di questo magari ne parliamo un pochino più avanti. Sempre restando in questo mondo qui, se usciamo dalla parte dell’oggettistica per certi versi…</p><p><br></p><p>Stefano: Ci sono anche quelli del vino?</p><p><br></p><p>Francesco: Sì, sempre restano sul mondo delle app, tra l’altro uno schiaffo morale, perché Vivino nasce nel 2009 a Copenaghen, sono danesi ed è di fatto l’equivalente di Shazam del mondo della musica per il vino, quindi di fatto, fai una foto all’etichetta della bottiglia e ti dice tutto quello che devi sapere sul vino che stai per bere, oltre che dove lo puoi comprare, i prezzi, cosa ne pensano i tuoi amici e quant’altro. Ed è abbastanza emblematico il fatto che sono stati i danesi che a casa mia non hanno questa grande tradizione del mondo del vino, a parte perché il contesto geografico non li aiuta, però sono riusciti comunque a portare innovazione anche rilevante.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Chi pane non ha denti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Assolutamente! La fame aguzza l’ingegno.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Tra l’altro, tu mi confermerai, queste applicazioni stanno diventando molto rilevanti anche per il mercato del vino, perché soprattutto, alcuni tipi di consumatori, e ce ne sono altre di app di questo tipo ovviamente, ma sentivo parlare soprattutto dei millennials, magari quelli che non si informano o che non comprano Wine Spectactor, e che, insomma, stanno su queste app e quindi, ecco, essere lì è un po’ come… appunto, è il posto in cui incontri la tua potenziale domanda.</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Assolutamente. Diciamo si sta democratizzando l’accesso alla conoscenza del mondo del vino come d’altronde la rete ha fatto già su molte altre cose. Assolutamente. Forse è difficile poi replicare il mondo virtuale, l’esperienza dell’utente di bere e di appunto degustare e apprezzare il buon vino, però insomma, si sta facendo l’impossibile. Infine, se vogliamo restare l’ultima, la decima di questo mondo, sta invece muovendosi sulla parte B2B, e quindi forse interessa meno agli utenti finali ma di più alla parte di grossisti e di intermediari nel mondo del vino, abbiamo Wine Direct, che è nata nel 2002 in Napa Valley, di fatto ormai si occupa di tutto quello che c’è in mezzo tra il produttore e la vendita diretta con tutto quello che c’è di mezzo, quindi delivery, e-commerce, software, televendita, sono diventati un service provider integrato: partendo dal 2002 di fatto sono diventati il modo per cui si arriva dal produttore al consumatore in modo tecnologico, ed è un carrellata interessante che fa vedere come tutta la value chain, dal produttore al consumatore, l’esperienza utente, come si compra, come si può valutare, come si può utilizzare, diciamo tutto ciò che non è contraffazione… perché poi, non si può innovare il vino in sé per sé senza avere i Nas che ti arrivano magari a dirti qualcosa, quindi il prodotto alimentare si presta meno all’innovazione disciplinare, per fortuna, di un certo tipo, però tutto ciò che è intorno, nell’esperienza della fruizione di questo bene, può essere innovato e sta diventando oggetto di innovazione anche molto interessante.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, poi ci sono esperienze per cui, così come in altri ambiti, magari degli imprenditori, o un pezzo di filiera, si mettono insieme in un luogo per fare delle cose, no? E quindi mi viene in mente, per esempio, la storia dei 33 imprenditori…</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Assolutamente.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Raccontaci di questo.</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Ma guarda, è abbastanza emblematico, se vogliamo, è anche un esempio positivo di dialogo tra tecnologia e territorio, perché di fatto ci possono essere grandi inventori, dicevamo, ci sono tante fasi, discovery, validation, efficiency e scale, perché queste piccole idee diventino grandi aziende. Nel mondo del vino, nel modo particolare come industria, è complesso riuscire ad avere successo, perché è un’industria come sappiamo chiusa, fatta molto di relazioni, se si è un insider e un nome è un conto, diversamente è difficile affermarsi, è un business stagionale, per cui dipende da vendemmia, da condizioni climatiche, ci sono tante influenze esogene, di fatto c’è una complessa regolamentazione, visto che vendita e distruzione dei codici è fortemente regolata in qualunque paese, c’è di fatto equità dei talenti, perché i salari spesso in azienda non sono competitivi, l’industria è molto capital intensive per cui per partire servono molti soldi, la logistica di fatto è complessa perché il vino è un prodotto pesante ma allo stesso tempo delicato, e quindi è difficile da trasportare e da conservare. Oltre al fatto che in tutto ciò, il digitale è sempre una bassa priorità per i produttori storici, e quindi sono molto più concentrati sulla produzione che sui modi innovativi di fare distribuzione e valorizzazione digitale. Cosa succede? Succede che in Francia, ecco ahimè una nota dolente, visto che comunque lo spirito patriottico c’è in tutti noi, sono secondi nella produzione del vino dopo l’Italia, ci tengo a precisarlo…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Sono secondi nella produzione, ma nel valore sono primi, perché il vino è una di quelle cose per cui la quantità e la qualità spesso sono diverse.</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Di fatto succede che ci sono state una serie di imprenditori che hanno fatto squadra, dalle parti di Bordeaux, e si sono coalizzati in questo incubatore che è concentrato, quindi è un’azienda che fabbrica aziende come Nuvolab e come molti altri soggetti di questo settore, però fa solo produzione e valorizzazione di startup nel mondo Wine Tech e affini, perché poi si occupano anche di turismo ed altre cose, però nel mondo del vino e delle tecnologie applicate al vino, il cosiddetto Wine Tech. E di fatto sono soggetti interessanti, perché cercano di fare, se vogliamo, da mediatori culturali e acceleratori di opportunità tecnologiche nel mondo del vino. Ogni tanto si sono fatti vedere anche in Italia: l’anno scorso erano dalle parti di H-Farm in un hackaton, per cui sono venuti a fare tour, anche per trovare i talenti italiani e importarli in Francia e allo stesso tempo questo, se vogliamo, ci può anche stimolare una riflessione sul territorio, ecco, perché poi il contesto è bene… il mercato del vino è un mercato interessante, ci sono delle barriere all’ingresso di un certo tipo, però ci sono delle innovazioni che vediamo stanno arrivando come sempre dall’America a cambiare come si fa business, i nostri imprenditori che fanno, in relazione a tutto ciò? I francesi, comunque, ci mostrano che si può fare innovazione e hanno creato addirittura un soggetto che si occupa di innovazione in questo settore… devo essere sincero, ne parlavo anche alla conferenza dove ci siamo conosciuti, ci sono degli esempi, anche in Italia, di startup che si stanno muovendo in questo settore.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Dicci qualcosa.</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Guarda, te ne cito alcune, un paio giusto per fare un paio di esempi di qualcosa che non siano sempre le solite app, i soliti e-commerce e quant’altro che ormai… io non posso dire più nemmeno di frontiera, sono sotto gli occhi di tutti, se uno si guarda la televisione si vede la pubblicità di Tannico, ad esempio, che alla fine se uno vuole comprarsi degli e-commerce del suo vino se li può trovare. Quindi ormai quello è diventato un po’ di massa. Ci sono altre cose un pochino più nicchia che forse possono essere più interessanti per i produttori, ancor prima che per i consumatori. Ad esempio c’è DR Wine Tech, che è un sistema di imbottigliamento innovativo: di fatto hanno creato un iniettore telescopico che riempie le bottiglie assicurando un contatto estremamente limitato tra il vino e l’ossigeno, quindi limita l’ossidazione durante la fase di imbottigliamento, e consente di usare meno additivi e di conservare più a lungo le proprietà e il sapore del vino, in tempo più veloce, come tipo di imbottigliamento, rispetto agli imbottigliamenti classici e quindi di fatto si entra proprio in una fase industriale pesante con innovazione tecnologica, tra l’altro questi ragazzi sono ospitati da un incubatore di amici presso Rovereto che sarebbe un incubatore che si chiama Industrio, per cui di fatto ci sono fabbriche di startup che operano anche in tecnologie applicate al mondo del vino. Questo per dire DR Wine Tech, ma ad esempio, stando a Verona, se vogliamo stare anche sul territorio anche un pochino più noto, che è anche partner di Vinitaly, abbiamo ad esempio delle innovazioni interessanti sul mondo della genetica dei lieviti, che sono ormai ovviamente usati per la fermentazione dei vini… la questione è che ovviamente le uve possono essere diverse, i terreni possono essere diversi, maturati in modo diverso, poi i lieviti utilizzati non ti dico che sono sempre gli stessi perché non è vero, però in qualche modo c’è una certa varietà, ma non sono progettati geneticamente per il tipo di ambiente che troveranno nella specifica botte e per i lieviti che già sono presenti in quella botte. Invece, questa società, si chiama Microbion, che è una spin-off dell’Università di Verona, fa lieviti personalizzati per l’innovazione enologica e non solo nel mondo dell’alimentazione. Ad esempio, non tutti sanno che, ora non so se posso fare nomi…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ma sì, tranquillo. I giornalisti, quando scrivono nei giornali… spesso c’era questa cosa per cui non si dovevano fare i nomi, ma i nomi fanno parte della storia delle persone, se no poi quelle persone non capiscono…</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Guarda, se uno vuole fare un esperimento, si prende l’Amarone Costasera di Masi, e il buon Sandro Boscarini ha utilizzato Microbion, questa startup, con collaborazione con loro, per riuscire a selezionare il lievito giusto per rendere particolarmente apprezzabile l’Amarone Costasera che poi ha lanciato. Quindi, di fatto, sotto il cofano della macchina della grande azienda, magari c’è il motore o quantomeno una piccola componente che viene inserita nel motore che proviene da una startup. E questa è anche una storia di collaborazione interessante tra mondo della ricerca, in questo caso universitaria, e il mondo dell’industria del vino. E questo ci fa capire come le startup, con la u, non siano semplicemente start-app, con la a, quindi che l’innovazione non passi solo dal digitale perché i due esempi che vi ho fatto, che sono fatti apposta nel mondo analogico fatto di atomi e non in quello digitale fatto di bit, riguardano cose concrete che si possono toccare con mano. Se vogliamo, sperando anche che questo possa stimolare altri imprenditori…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Bene, bene, hai fatto bene a citare queste cose perché poi di fatto ci sono anche tante cose in Italia, spesso magari non emergono, o restano magari a un livello di ricerca certe volte, oppure a cui non sta a noi appunto la notorietà o l’impatto sul mercato di altre cose, però ci sono, comunque. Senti, volevo chiederti una cosa, perché un tuo giudizio, adesso andrei come esperto di innovazione, anche a proposito della Silicon Valley… grazie a questo podcast, sono entrato in contatto con Google, Dublino, mi hanno chiamato e mi hanno proposto una partnership su un progetto: loro mi dicono che hanno un problema sull’Italia, insomma sono cose, non credo di rivelare niente…</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: La cosa non mi stupisce!</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Hanno un problema con la pubblicità digitale e secondo la loro analisi, non è un problema di soldi che manchino in Italia, soprattutto in alcuni settori, magari che ritengono più interessanti, ma di cultura digitale. Spesso, insomma, si dice che il ritardo dell’innovazione anche digitale, è colpa della politica. Ora, anche secondo te c’è un ritardo invece anche della cultura di impresa?</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Sai, la questione è che poi in Italia bisogna un po’ sempre tirare per la giacchetta tutti, sembra quasi che uno fa un favore se fa innovare le aziende… è comunque un concorso di colpa, se vogliamo, perché la questione è, da un lato bisognerebbe incentivare di più l’investimento delle nuove tecnologie in startup non solo in digitale e se dobbiamo essere proprio sinceri, l’ultima legge di stabilità ha previsto un sostanzioso credito di imposta a chi fa business con startup innovative, un supporto per queste collaborazioni.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Apro una parentesi, scusa, anche a banda larga, magari a qualcuno sarà… è scappata già qualche tua parola nella conversazione Skype, aspettiamo che i proclami sulla banda larga anche di questo governo diventino fatti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Quello che serve, sicuramente, è in qualche modo un’infrastruttura degna di questo nome: noi siamo fanalino di coda, come sempre, e sono gli ultimi dati sulla parte di digitalizzazione delle nazioni che avviene in Europa, quindi abbiamo un’infrastruttura molto ordinata, ecco, quindi è inutile avere dei campioni nel mondo digitale se poi questi campioni, per avere successo devono uscire fuori, non c’è connettività, non c’è infrastruttura, non c’è supporto. Sicuramente ci sono poi una serie di questioni di altro tipo che poi riguardano un po’ tutte le imprese di tipo fiscale, piuttosto che anche di difficoltà a impiegare, a trovare personale, assumerlo… devo essere sincero: parlavamo della polemica, quando abbiamo cominciato, dei ricercatori che sono scappati all’estero e in qualche modo non volevano vedersi scippare i meriti riportandoli in Italia quando di fatto i soldi con cui sono andati avanti nella propria ricerca sono stranieri: la questione riguarda un po’ anche tutte le startup di valore che ci sono in Italia, perché il modello che si sta diffondendo sempre di più, e se vogliamo è una selezione darwiniana, è un po’ una dinamica quasi naturale, perché io, quando ho fatto Economia, mi hanno insegnato che la definizione di economia è “allocazione efficiente di risorse scarse”: il talento è una risorsa scarsa, è giusto che vada laddove viene apprezzata di più. Ecco, le dinamiche sempre più evidenti si potrebbero riassumere con “Startup in Italy, Scale-up abroad”, quindi, comincia la tua avventura imprenditoriale in Italia, ma poi vattene via, perché è difficile riuscire a scalare, diventare quelle scale-up di cui parlavamo prima, restando in Italia. E qua ci sarebbero tante riflessioni, non è solo un discorso di infrastruttura digitale, non è solo un discorso di cultura dell’innovazione che manca nei nostri imprenditori, cultura del giveback, capire che, insomma, uno non può vivere per sempre e avere sempre un business model&nbsp;innovativo se pensi di andare avanti per conto proprio da solo, senza contaminarsi in modo positivo, con le idee degli altri. È normale, abbiamo un po’ una riluttanza ad aprirci al nuovo, se vogliamo è complice anche una questione anagrafica, visto che siamo la seconda nazione più vecchia al mondo dopo il Giappone, e quindi questo ce la dice lunga anche sulla visione del futuro che possiamo avere essendo una nazione vecchia, però i giovani, e comunque chi è giovane dentro e ha idee innovative, trova qualche controparti innominate di cui parlare, incluse le grandi multinazionali che vengono dall’estero. Sai, parlando, cercando di avere, e avendo, un benchmark&nbsp;molto più alto rispetto a chi in questa nazione ci nasce, ci vive e non vede altro, siamo questa nazione, e quindi ci si trova anche in difficoltà perché in altri paesi hanno molta più facilità a fare business e nel nostro trovano delle controparti con cui, nel complesso, dialogare. Non è un caso che il prossimo referente per quanto riguarda l’AgID, l’Agenzia per l’Innovazione del Digitale Italiano, sarà Piacentini che viene da Amazon, una grande multinazionale americana, la persona che dovrebbe portare l’innovazione digitale, la cultura dell’innovazione in Italia, viene da un’esperienza in una delle più grandi startup della Silicon Valley. E speriamo che in qualche modo queste iniezioni di ottimismo, di competenze e di esperienze che vengono dall’estero riescano a contaminare anche il nostro suolo patrio: un po’ come l’iniezione di batteri geneticamente modificati, possono migliorare qualche vino che poi ha successo sul mercato. Questa è un po’ la sintesi, sperando di non essere…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: No, no, no. Mi interessa molto, anzi, poi, guarda,...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/dieci-nuovi-business-del-vino-ii-con-francesco-inguscio-di-nuvolab]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1428</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 26 Feb 2016 06:39:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/1450f101-a049-4da7-bd5a-cdaa208bdee7/wineinternet-32-parteseconda-francescoinguscio-nuvolab-mixdown.mp3" length="32146292" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>22:15</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>33</itunes:episode><podcast:episode>33</podcast:episode><itunes:summary>Continuiamo a parlare con Francesco Inguscio di Novolab a proposito dei nuovi business del vino. Qual è il panorama delle startup innovative del vino? Come nascono? Come fanno business nel settore? Dopo la http://wineinternetmarketing.it/dieci-nuovi-business-del-vino-francesco-inguscio-nuvolab/ (prima parte) della conversazione torniamo sulle applicazioni di diverso tipo, imprese innovative e magari tecnologiche che non si occupano solo di marketing del vino e che nel giro di qualche anno si stanno ritagliando uno spazio sempre più importante nel settore.
E poi ci sono i 33 imprenditori che in Francia hanno fatto squadra, dalle parti di Bordeaux, e si sono coalizzati in un incubatore. Sono soggetti interessanti perché cercano di fare da mediatori culturali e acceleratori di opportunità tecnologiche nel mondo del vino su un territorio.
Citazioni e link dalla puntata:
https://www.linkedin.com/in/francescoinguscio (Francesco Inguscio)
Nuvolab
https://www.vivino.com/ (Vivino)
Wine Spectactor
http://www.drwinetech.it/ (DR Wine Tech)
http://www.33entrepreneurs.fr/ (33 entrepreneurs)
http://www.microbion.it/ (Microbion)
Amarone Costasera
http://www.wired.it/internet/web/2015/02/16/banda-larga-disastro-italia/ (Banda larga in Italia)
Agenzia per l’Innovazione del Digitale Italiano
Silicon Valley
The Rainforest: The Secret to Building the Next Silicon Valley
Amazon
http://wadhwa.com/ (Vivek Wadhwa)
Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione della seconda e ultima parte della conversazione.

&amp;#8230;.
Francesco:&amp;#8230; Assolutamente. Stanno dilagando in modo estremo, questi tipi di tecnologie. Conosco almeno una decina di startup che fanno questo tipo di cose, e sono molto curioso di sapere quelle che riusciranno a trovare il modello di business vincente, i partner giusti per arrivare sul mercato. Ma di questo magari ne parliamo un pochino più avanti. Sempre restando in questo mondo qui, se usciamo dalla parte dell’oggettistica per certi versi…
Stefano: Ci sono anche quelli del vino?
Francesco: Sì, sempre restano sul mondo delle app, tra l’altro uno schiaffo morale, perché Vivino nasce nel 2009 a Copenaghen, sono danesi ed è di fatto l’equivalente di Shazam del mondo della musica per il vino, quindi di fatto, fai una foto all’etichetta della bottiglia e ti dice tutto quello che devi sapere sul vino che stai per bere, oltre che dove lo puoi comprare, i prezzi, cosa ne pensano i tuoi amici e quant’altro. Ed è abbastanza emblematico il fatto che sono stati i danesi che a casa mia non hanno questa grande tradizione del mondo del vino, a parte perché il contesto geografico non li aiuta, però sono riusciti comunque a portare innovazione anche rilevante.
Stefano: Chi pane non ha denti.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Dieci nuovi business del vino I – con Francesco Inguscio di Nuvolab</title><itunes:title>Dieci nuovi business del vino I – con Francesco Inguscio di Nuvolab</itunes:title><description><![CDATA[<p>Vivino, Delectable, Coravin. Nuovi&nbsp;nomi ci stanno diventando familiari. Sono nuovi business del vino. Si tratta di applicazioni di diverso tipo, imprese&nbsp;innovative e magari tecnologiche&nbsp;che nel giro di qualche anno si stanno ritagliando uno spazio sempre più importante nel settore.</p><p>Oggi parliamo con&nbsp;Francesco Inguscio di Nuvolab, acceleratore di startup innovative. Qual è il panorama delle startup innovative del vino? Come nascono? Come fanno business nel settore?</p><p><br></p><blockquote>Nel 2103 si contavano già 500 startup innovative nel mondo del vino. Hanno raccolto 800 milioni di dollari, le prime dieci se ne sono aggiudicate da sole 500. Si sono imposte cambiando&nbsp;il modo di fare business del vino.</blockquote><p><br></p><p><em>Citazioni e link dalla puntata (prima parte):</em></p><p><br></p><p><a href="https://www.linkedin.com/in/francescoinguscio" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Francesco Inguscio</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.nuvolab.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Nuvolab</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.vinfolio.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Vinfolio</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.vinovolo.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Vinovolo</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.wine.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">NakedWines</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.wine.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Coravin</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.wine.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wenda</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.wine.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Club W</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.wine.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine.com</a></p><p><em>Puoi ascoltare la prima parte dell’intervista audio cliccando in alto in questo articolo (la seconda parte nel prossimo podcast). Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Innovazioni, startup, applicazioni digitali: quando parliamo di queste cose, il pensiero corre spesso all’estero. Ci viene in mente Google, Facebook, Twitter e tutte quelle cose grandi e piccole che ci hanno cambiato e continuano a cambiarci la vita. Ci viene in mente magari la Silicon Valley, dove tutto è nato e continua a rigenerarsi in campo digitale, soprattutto con una velocità impressionante. Oggi parliamo di innovazione e di vino in particolare, di innovazione nel vino, e sono molto lieto, davvero contento, di poter ospitare Francesco Inguscio. Benvenuto, Francesco, a Wine Internet Marketing Podcast.</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Grazie mille, Stefano. Benvenuti agli ascoltatori.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Bene, Francesco. Dunque, tu sei fondatore e amministratore di Nuvolab, un acceleratore di startup innovative, una società di consulenza che fa innovazione con numerosi progetti davvero a sostegno di tutto l’ecosistema dell’innovazione italiana, con soggetti grandi e piccoli, fondi di venture capital, istituzioni, PMI, piccole medie imprese e grandi corporation. Sei laureato in Economia, se non sbaglio, e poi hai una carriera tutta nell’innovazione: io ricordavo la Silicon Valley anche perché tu hai un’esperienza negli ultimi anni molto legata direi a quei luoghi e quindi cito alcune cose, poi magari altre dimmele tu se le dimentico, ma dal 2010 in poi hai lavorato ad alcuni incubatori e in alcune aziende importanti come M31, poi sei stato anche analista per IBM, per Accenture, insomma quindi, la Silicon Valley è stata uno dei tuoi terreni di sviluppo più significativo degli ultimi anni. A 33 anni, leggo, sei fondatore di dieci startup e conti di arrivare a quaranta entro i tuoi 40 anni.</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Esatto, cifra tonda.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: È una vera bulimia di nuovo, direi, di fare impresa, di far partire progetti, insomma, raccontaci di questo, da dove ti arriva questa...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Vivino, Delectable, Coravin. Nuovi&nbsp;nomi ci stanno diventando familiari. Sono nuovi business del vino. Si tratta di applicazioni di diverso tipo, imprese&nbsp;innovative e magari tecnologiche&nbsp;che nel giro di qualche anno si stanno ritagliando uno spazio sempre più importante nel settore.</p><p>Oggi parliamo con&nbsp;Francesco Inguscio di Nuvolab, acceleratore di startup innovative. Qual è il panorama delle startup innovative del vino? Come nascono? Come fanno business nel settore?</p><p><br></p><blockquote>Nel 2103 si contavano già 500 startup innovative nel mondo del vino. Hanno raccolto 800 milioni di dollari, le prime dieci se ne sono aggiudicate da sole 500. Si sono imposte cambiando&nbsp;il modo di fare business del vino.</blockquote><p><br></p><p><em>Citazioni e link dalla puntata (prima parte):</em></p><p><br></p><p><a href="https://www.linkedin.com/in/francescoinguscio" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Francesco Inguscio</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.nuvolab.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Nuvolab</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.vinfolio.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Vinfolio</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.vinovolo.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Vinovolo</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.wine.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">NakedWines</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.wine.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Coravin</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.wine.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wenda</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.wine.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Club W</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.wine.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wine.com</a></p><p><em>Puoi ascoltare la prima parte dell’intervista audio cliccando in alto in questo articolo (la seconda parte nel prossimo podcast). Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Innovazioni, startup, applicazioni digitali: quando parliamo di queste cose, il pensiero corre spesso all’estero. Ci viene in mente Google, Facebook, Twitter e tutte quelle cose grandi e piccole che ci hanno cambiato e continuano a cambiarci la vita. Ci viene in mente magari la Silicon Valley, dove tutto è nato e continua a rigenerarsi in campo digitale, soprattutto con una velocità impressionante. Oggi parliamo di innovazione e di vino in particolare, di innovazione nel vino, e sono molto lieto, davvero contento, di poter ospitare Francesco Inguscio. Benvenuto, Francesco, a Wine Internet Marketing Podcast.</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Grazie mille, Stefano. Benvenuti agli ascoltatori.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Bene, Francesco. Dunque, tu sei fondatore e amministratore di Nuvolab, un acceleratore di startup innovative, una società di consulenza che fa innovazione con numerosi progetti davvero a sostegno di tutto l’ecosistema dell’innovazione italiana, con soggetti grandi e piccoli, fondi di venture capital, istituzioni, PMI, piccole medie imprese e grandi corporation. Sei laureato in Economia, se non sbaglio, e poi hai una carriera tutta nell’innovazione: io ricordavo la Silicon Valley anche perché tu hai un’esperienza negli ultimi anni molto legata direi a quei luoghi e quindi cito alcune cose, poi magari altre dimmele tu se le dimentico, ma dal 2010 in poi hai lavorato ad alcuni incubatori e in alcune aziende importanti come M31, poi sei stato anche analista per IBM, per Accenture, insomma quindi, la Silicon Valley è stata uno dei tuoi terreni di sviluppo più significativo degli ultimi anni. A 33 anni, leggo, sei fondatore di dieci startup e conti di arrivare a quaranta entro i tuoi 40 anni.</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Esatto, cifra tonda.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: È una vera bulimia di nuovo, direi, di fare impresa, di far partire progetti, insomma, raccontaci di questo, da dove ti arriva questa cosa?</p><p><br></p><p>Francesco: Guarda, l’obiettivo diciamo che trascende il fatturato perché solitamente, quando uno fa un’azienda, dice “Vorrei fatturare, vorrei avere degli utili di un certo tipo”. Visto che gli incubatori, gli acceleratori d’impresa sono aziende un po’ particolari, perché sono aziende che fabbricano aziende, e quindi, esattamente come le aziende normali che fabbricano e vendono servizi e prodotti, gli incubatori fabbricano e idealmente in un futuro vendono, fanno le cosiddette “exit”, altre aziende con queste startup, quindi l’obiettivo, la metrica di produttività e di successo di un incubatore si misura più dalle aziende che genera, che dal fatturato o altre metriche più tipiche delle aziende tradizionali. È un po’ come direbbe San Paolo, “è dai frutti che riconoscerai l’albero”, e quindi un albero carico di frutti sicuramente è un buon albero e quindi l’incubatore che genera molte aziende sicuramente è un incubatore sano. Da qui l’obiettivo, se vogliamo numerico un po’ tondo, almeno uno se lo ricorda, fa molto più effetto rispetto a dire “Fatturerò x milioni”, “No, faccio 40 startup entro i 40 anni”, vuol dire occupazione…</p><p><br></p><p>Stefano: Fate la mamma, insomma, di tante cose: generate. Fa anche questo Nuvolab? Fate questo?</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Esatto. Noi cerchiamo di dare un’alternativa a ragazzi svegli, in gamba, sul territorio italiano rispetto all’immigrazione, mettiamola così. Quindi l’idea è quella di fare brain-game, piuttosto che brain-drain.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Il tema è caldo, avrai seguito la polemica che si è scatenata tra la ricercatrice all’estero…</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Assolutamente.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Eh sì, bella storia.</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Mettiamo in rete i cervelli, perché comunque abbiamo sempre… In Italia, in Inghilterra, in India, in questo momento… io stesso ho vissuto per anni in Silicon Valley, per cui diciamo che era un po’ superata dal mio punto di vista la visione nazionalistica del fare innovazione: il mercato è il mondo, si fa innovazione nel mondo, a me interessa farla con gli italiani, non necessariamente in Italia. Su questo vorrei già puntualizzare, per evitare poi di sembrare un ultranazionalista che non guarda le dinamiche del mondo dell’innovazione, che avviene ovunque, un po’ meno in Italia rispetto ad altri contesti.</p><p><br></p><p>Stefano: Guarda, questo tema mi appassiona, magari ci torniamo in fondo, perché intanto vorrei provare ad entrare, visto che qua parliamo soprattutto di vino, a parlare di vino ed innovazione. Perché, ho sentito un tuo recente intervento, dire per esempio che ci sono 500 startup nel vino contate nel 2013 e, correggimi se sbaglio, 800 milioni di dollari raccolti, in cui 500 milioni sono stati raccolti di fatto dalle prime dieci. Aiutaci a capire un po’ il panorama di queste startup, lo scenario insomma…</p><p><br></p><p>Francesco: Beh, guarda, semplicemente, Stefano: io ho provato così, su provocazione, anche dell’evento a cui ci siamo incontrati, sul mondo del vino, a cercare di perimetrare l’innovazione in questo mondo, un po’ perché l’Italia adesso è diventato primo produttore, almeno dicono Coldiretti, abbiamo superato anche la Francia, e quindi quello che conta è che se uno guarda i fatturati e i volumi, guarda il numero di bottiglie, litri e quant’altro. Io, visto che sono un incubatore, mi interessano le aziende innovative, ho cercato di guardare questo parametro. Ho provato a cercare di guardare vari dati… devo essere sincero, non ce ne sono tantissimi per quanto riguarda le startup quindi le aziende innovative nel mondo del vino: ho trovato una ricerca che parlava che nel 2013 già si contassero più di 500 startup verticali in questo mondo, un mercato che comunque già al suo tempo valeva quasi 300 miliardi di dollari e con una forte crescita, insomma, intorno al 18%, nei cinque anni successivi con un forte spostamento sempre maggiore, ovviamente solo online, e questo un po’ dà anche comunque fiato a business model innovativi e aziende che in qualche modo rivoluzionano la modalità distributiva anche del vino, e quindi abbiamo fatto un po’ un’idea di questo, guardando che cosa? Guardando che da un lato, come sempre, ci sono tante aree di cosiddette disruption, quindi di cambiamento e di innovazione anche in questo mondo, che va dal business-to-business equipment, quindi un’area di tutte quelle che possono essere poi le strumentazioni innovative nel mondo del vino, la parte business-to-business ACE, quindi di fatto la vendita e la distribuzione all’ingrosso, il B2C, quindi la parte Business to Consumer e quindi la parte di e-commerce, l’avanzata del mondo delle app, e quindi tutta la parte di app del mondo del vino, prodotti che sono, se vogliamo, anche complementi nell’utilizzo del vino, che possono essere l’apribottiglie innovativo o quant’altro, e poi tutto quello che è legato al turismo legato al mondo del vino. Tutte queste aree hanno complessivamente dato vita a più di 500 startup innovative che hanno cambiato il modo di fare business in queste declinazioni della cosiddetta “value chain”, quindi della catena del valore dell’industria del vino. Oltre a più di 4000 paper universitarie: non si contano le modalità e le proposte accademiche per innovare la value chain. Quindi è stato un esperimento interessante. Interessante è stato scoprire che ci fossero già allora più di 500 startup in questo mondo, il 48% circa è mappato nel mondo americano, il 42% nel mondo dell’Europa, diciamo continentale. Il resto, che è poca cosa, perché tra Nord America e Europa conta il 90% della mappatura, è del 10%, distribuito sugli altri continenti. Questo, giusto utilizzando i database che sono un pochino tecnici nel nostro mondo. E quindi, innovazione… ce n’è tanta, si concentra in America e in Europa, poi – io sono andato in Silicon Valley, ma vicino la Silicon Valley c’è la Napa Valley, quindi vicino all’alta tecnologia c’è la valle del vino, quindi siamo lì. Una cosa interessante è stata vedere come si polarizzi la parte di investimenti perché, come sempre accade, ci sono poche startup che fanno un po’ il ruolo del leone, se vogliamo, all’interno della distribuzione dei fondi, perché ci sono stati circa… guardando un po’ le statistiche, circa 800 milioni di dollari raccolti da queste 500 startup mappate nel mondo del vino. Nella top ten, quindi le prime dieci, hanno raccolto più di 500 milioni.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Questo è un meccanismo abbastanza generale forse, che appartiene anche ad altri settori o…?</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Sì. Diciamo che si segue la cosiddetta “power law”, che è una funzione di potenza per cui pochissimi, i cosiddetti XXXX che attraggono moltissimo capitale, perché sono quelle che poi si quoteranno, in qualche modo saranno le più valenti della Google del mondo del vino, poi tutte le altre, a coda lunga, si accontentano delle briciole o delle gocce.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quando dici “hanno raccolto questi 800 milioni, 500 milioni dalle prime dieci, che cosa vuol dire? Ci spieghi da dove arrivano questi soldi?</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Com’è che funziona solitamente una piccola startup? Una piccola digressione… solitamente una startup vive quattro fasi al di là dell’idea che l’ha generata. Vive quattro fasi dello sviluppo che sono comuni a tutte le startup, che facciano vino o che facciano genetica, che secondo Steve Blank, che è un professore di Stanford, ha scritto numerosi libri in merito, sono le quattro fasi classiche di discovery, validation, efficiency e scale. Ora, discovery vuol dire che hai un’idea e stai cercando in qualche modo una risposta dal mondo, se questa idea può aver senso. Quando ti arriva questa risposta dal mercato, e quindi c’è qualcuno disposto a pagare, c’hai la validation, quindi qualcuno ti valida l’idea ed è disposto a pagare perché gli risolvi un problema. A questo punto la tua idea ha un mercato e devi essere il più efficiente possibile nella modalità di vendita, di monetizzazione per riuscire a fare soldi, e quindi c’è la fase di pit-stop e di messa a punto del modello di business della tecnologia, la cosiddetta fase di efficiency. Una volta sistemato tutto, hai il modo di scalare, come si suol dire, quindi crescere in modo esponenziale, ci si augura, quindi c’è la fase di scale. Per quest’ultima fase che, attenzione, non arriva per tutti – molte aziende si perdono per strada – ma, nella migliore delle ipotesi, quando arrivano ad avere un modello di business che funziona, con la tecnologia proprietaria idealmente difendibile, un buon team, un mercato interessante, arrivano questi signori, questi investitori, questi venture capitalist, investitori in capitali di rischio, che una volta che hai preparato per bene la tua azienda a fare il salto e diventare una grande corporation, ti aiutano a passare da un’idea ad alto potenziale ad un’azienda di valore. E quindi più si va avanti in questa ideale catena alimentare, in questo percorso evolutivo darwiniano… ovviamente però servono soldi, perché finchè devi sistemare la tua tecnologia, magari servono centinaia di migliaia di euro poi, per far crescere l’azienda e farla diventare una multinazionale ovviamente servono sempre più decine di milioni di euro, e quindi si polarizzano gli investimenti. Idealmente la prima fase, la cosiddetta fase seed, per fare i compiti per casa, spesso e volentieri servono centinaia di milioni di euro, quando hai trovato il modo giusto, devi conquistare il mondo, ovviamente devi capitalizzarti in modo rilevante, e da qui, il fenomeno di polarizzazione di molti soldi in poche aziende: idealmente non sono più le cosiddette startup, ma vengono chiamate in termine tecnico Scale-up, quindi sono già pronte a diventare, insomma, qualcosa di più di una semplice startup.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, parliamo di alcune di queste startup che hanno di fatto, non so se sono quelle che hanno ricevuto più soldi, ma di certo sono quelle che hanno avuto un impatto maggiore in uno dei livelli che ci raccontavi tu, dei diversi livelli in cui si può agire rispetto al processo di vendita, del B2C, del B2B, o insomma, in tutte queste aree che sono state rivoluzionate dalla rete del digitale. Anche qui, vuoi aiutarci ad individuarne alcune, per esempio? Che cosa fanno e qual è il loro…</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Allora, citandoti la top ten, visto che vogliamo restare su…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Restiamo sulla top ten, dai.</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Sul podio, idealmente…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Top ten di questi nuovi business del vino e cosa fanno, dai, alcune magari sono conosciute, ma altre meno, perché magari hanno un successo internazionale ma in Italia sono meno praticate.</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Sì. Diciamo che in Italia abbiamo i campioni locali, e spesso e volentieri l’Italia viene ignorata nel piano di crescita delle grandi aziende, delle grandi multinazionali di queste startup, specie quelle che partono dall’America perché sai, il nostro mercato ha una lingua specifica e ha un bacino di utenza abbastanza limitato rispetto ad altri mercati internazionali che parlano in lingue un po’ più diffuse come può essere lo spagnolo o il francese, oltre che l’inglese ovviamente, però alcune magari possono comunque stimolare la curiosità delle persone per andarsele a guardare, oppure possono stimolare dei campioni locali che, proprio perché queste aziende non sono ancora arrivate, creano un modello analogo e lo lanciano in Italia. Io però cerco di stare sui nomi originali, sulle aziende originali che hanno avuto successo. Ad esempio abbiamo Vinfolio, che era partita nel 2003, quindi già parecchi anni fa, tredici anni fa: di fatto sono un marketplace per vini di alta gamma e un software gestionale di cantine, di fatto è un eBay per i collezionisti di vino, assolutamente rilevante come tipo di mercato. Vino Volo, che anche questa nasce a San Francisco poco dopo, nel 2004, ed è diventata la Starbucks del vino: di fatto hanno una serie di lounge di degustazione di vino prevalentemente in aeroporti americani, e quindi è diventata una catena di tutto rispetto, fanno vino. A Parigi, invece, anche prima era nata VIN855 che di fatto è un rivenditore sempre online, di vini cosiddetti “en primeur”, quindi vini che devono ancora in qualche modo uscire sul mercato, di consentire di acquistarli a prezzi scontati. Inoltre abbiamo Club Babylon che è nata nel 2011 a Los Angeles, che sempre fa vendita online B2C personalizzata: in questo caso, il suo abbonamento mensile è per un modello che si è estremamente diffuso in modo estremamente rilevante anche in Italia. Questo solo per restare nel mondo degli e-commerce B2C, se vogliamo sempre restare nel mondo degli e-commerce B2C, così diamo un’ultima carrellata a questo tipo di modalità di go-to-market: abbiamo Lot18, che è partito a New York City nel 2011, ed è un po’ come vente-privée del vino, quindi è un’azienda B2C, club di vino di alta gamma, con delle opportunità per i membri di questo club. Abbiamo, diciamo, il caso più eclatante che è, insomma, Wine.com, nato nel 1998 a San Francisco: di fatto è l’Amazon del vino, puoi comprare online qualunque tipo di selezioni di vini, ed è alquanto rilevante. Se vogliamo stare in Europa, sempre modello B2C, abbiamo Naked Wines, di fatto nato nel 2008 ed è un po’ una Kickstarter per i viticoltori: di fatto consente ai clienti di sponsorizzare i piccoli produttori, che magari stanno facendo una vinificazione particolare e hanno qualche difficoltà a sbloccare il magazzino e a trovare il circolante per far funzionare l’azienda… di fatto adotti dei viticoltori, li sponsorizzi prima che ancora comincino a fare il loro vino, e di fatto poi puoi accedere, a prezzi scontatissimi, ai vini che produrranno grazie al tuo supporto in tempi non sospetti. Questo, anche dal punto di vista sociale, è interessante molto per il viticoltore, se vogliamo: un’adozione a distanza, NakedWines. Poi, se vogliamo uscire dal mondo dell’e-commerce/piattaforme B2C, si può andare ad esempio su prodotti B2C, più che modalità di vendite B2C: ad esempio abbiamo Coravin, nel 2011 è nata a Paddington, USA, di fatto è quasi come se fosse un ago, diciamo stagno, che consente di degustare il vino senza rimuovere il tappo. Non è magia, è una tecnologia…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Sta avendo grande successo presente, in ogni fiera, sta veramente monopolizzando l’attenzione, perché in effetti è un ambito di applicazione che è diversa da quelle per il marketing del vino, non ha a che fare con internet ma è uno dei nuovi business del vino&nbsp;e&nbsp;se vuoi è anche più intuitiva, si capisce esattamente cosa fa…</p><p><br></p><p><br></p><p>Francesco: Sì, si può toccare con mano. C’è sempre stato il problema di vini di altissimo pregio, che è o compri in bottiglia o non puoi bere a bicchiere. Di fatto, riesce a risolvere il problema e a salvare capre e cavoli perché di fatto sì, spilli del vino dalla bottiglia, un po’ come succede con la birra per certi versi, però il tappo resta intatto e quindi si realizza, grazie a questa tecnologia, a questo ago un po’ particolare, dell’ottimo vino, nel tuo bicchiere, senza dover pagare tutta la bottiglia: questo, soprattutto nelle enoteche di vario tipo, ha un suo perché per riuscire a rendere più fruibile il vino anche di alto livello.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Poi su questo… guarda, ti interrompo un attimo, innanzitutto c’è anche una startup italiana che si occupa più o meno di questo tipo di bottiglie, che si chiama Wenda, non so se è conosciuta… e loro, anche, si occupano del… riescono a tracciare digitalmente, attraverso un apparecchietto che viene sistemato sulla bottiglia, il tipo di conservazione, com’è stata trattata la bottiglia, insomma, e quindi, registrandola, e perché questo è...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/dieci-nuovi-business-del-vino-i-con-francesco-inguscio-di-nuvolab]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1388</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 19 Feb 2016 14:35:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/4231a963-43b4-412c-8610-95b12d31af55/wineinternet-32-parteprima-francescoinguscio-nuvolab-mixdown.mp3" length="29914612" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>20:42</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>32</itunes:episode><podcast:episode>32</podcast:episode><itunes:summary>Vivino, Delectable, Coravin. Nuovi nomi ci stanno diventando familiari. Sono nuovi business del vino. Si tratta di applicazioni di diverso tipo, imprese innovative e magari tecnologiche che nel giro di qualche anno si stanno ritagliando uno spazio sempre più importante nel settore.
Oggi parliamo con Francesco Inguscio di Nuvolab, acceleratore di startup innovative. Qual è il panorama delle startup innovative del vino? Come nascono? Come fanno business nel settore?
Nel 2103 si contavano già 500 startup innovative nel mondo del vino. Hanno raccolto 800 milioni di dollari, le prime dieci se ne sono aggiudicate da sole 500. Si sono imposte cambiando il modo di fare business del vino.
Citazioni e link dalla puntata (prima parte):
https://www.linkedin.com/in/francescoinguscio (Francesco Inguscio)
Nuvolab
Vinfolio
Vinovolo
NakedWines
Coravin
Wenda
Club W
Wine.com
Puoi ascoltare la prima parte dell&amp;#8217;intervista audio cliccando in alto in questo articolo (la seconda parte nel prossimo podcast). Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

Innovazioni, startup, applicazioni digitali: quando parliamo di queste cose, il pensiero corre spesso all’estero. Ci viene in mente Google, Facebook, Twitter e tutte quelle cose grandi e piccole che ci hanno cambiato e continuano a cambiarci la vita. Ci viene in mente magari la Silicon Valley, dove tutto è nato e continua a rigenerarsi in campo digitale, soprattutto con una velocità impressionante. Oggi parliamo di innovazione e di vino in particolare, di innovazione nel vino, e sono molto lieto, davvero contento, di poter ospitare Francesco Inguscio. Benvenuto, Francesco, a Wine Internet Marketing Podcast.
Francesco: Grazie mille, Stefano. Benvenuti agli ascoltatori.
Stefano: Bene, Francesco. Dunque, tu sei fondatore e amministratore di Nuvolab, un acceleratore di startup innovative, una società di consulenza che fa innovazione con numerosi progetti davvero a sostegno di tutto l’ecosistema dell’innovazione italiana, con soggetti grandi e piccoli, fondi di venture capital, istituzioni, PMI, piccole medie imprese e grandi corporation. Sei laureato in Economia, se non sbaglio, e poi hai una carriera tutta nell’innovazione: io ricordavo la Silicon Valley anche perché tu hai un’esperienza negli ultimi anni molto legata direi a quei luoghi e quindi cito alcune cose, poi magari altre dimmele tu se le dimentico, ma dal 2010 in poi hai lavorato ad alcuni incubatori e in alcune aziende importanti come M31, poi sei stato anche analista per IBM, per Accenture, insomma quindi, la Silicon Valley è stata uno dei tuoi terreni di sviluppo più significativo degli ultimi anni. A 33 anni, leggo, sei fondatore di dieci startup e conti di arrivare a quaranta entro i tuoi 40 anni.
Francesco: Esatto, cifra tonda.
Stefano: È una vera bulimia di nuovo, direi, di fare impresa, di far partire progetti, insomma, raccontaci di questo, da dove ti arriva questa cosa?
Francesco: Guarda, l’obiettivo diciamo che trascende il fatturato perché solitamente, quando uno fa un’azienda, dice “Vorrei fatturare, vorrei avere degli utili di un certo tipo”. Visto che gli incubatori, gli acceleratori d’impresa sono aziende un po’ particolari, perché sono aziende che fabbricano aziende, e quindi, esattamente come le aziende normali che fabbricano e vendono servizi e prodotti, gli incubatori fabbricano e idealmente in un futuro vendono, fanno le cosiddette “exit”, altre aziende con queste startup, quindi l’obiettivo,</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Tutti i vantaggi di degustare il vino online – con Andrea Pecchioni di WineJob</title><itunes:title>Tutti i vantaggi di degustare il vino online – con Andrea Pecchioni di WineJob</itunes:title><description><![CDATA[<p>Avete&nbsp;mai partecipato a una degustazione di vino online? Ve ne state seduti comodi sul divano a casa col vostro bicchiere in mano e il computer sulle ginocchia. O magari siete meno comodi, ma più attenti, alla scrivania del vostro ufficio. Dall’altra parte dello schermo un produttore, un &nbsp;giornalista e un sommelier raccontano, spiegano, invitano al confronto.&nbsp;Su internet si può imparare e insegnare ormai qualsiasi cosa perché la rete&nbsp;e le nuove tecnologie hanno abbattuto le barriere di spazio e di tempo per chi vuole fruire dell’informazione nonché&nbsp;i costi per&nbsp;chi quell’informazione la produce. Così anche&nbsp;anche il vino italiano sta sperimentando nuove forme per educare&nbsp;operatori del settore e consumatori finali. Ne parliamo con Andrea Pecchioni, fondatore e direttore di WineJob nonché&nbsp;coautore di WineOnline, cicli di&nbsp;incontri verticali dedicati allo studio del vino e alla degustazione tramite il web.</p><p><em>Note, Link e citazioni dalla puntata:</em></p><p><br></p><p><a href="http://winejob.it/it/home/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Winejob.it</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.winebusiness.com/classifieds/winejobs/?ref=wj.com" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineJobs.com</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.agricolaocchipinti.it/it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Arianna Occhipinti</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.linkedin.com/in/bernardo-conticelli-32599b18" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Bernardo Conticelli</a></p><p><br></p><p><a href="http://vigliano.com" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Paolo Marchionni</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.oilproject.org" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Oil Project</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.gotomeeting.it/webinar" rel="noopener noreferrer" target="_blank">GoToWebinar</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.adobe.com/it/products/adobeconnect.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Adobe Connect</a></p><p><br></p><p><a href="http://piattaforma webinar cisco" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WebEx</a></p><p><br></p><p><a href="https://hangouts.google.com" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Google Hangout</a></p><p><br></p><p><a href="http://winejob.it/it/news_ed_eventi/nscheda.php?id=112&amp;k=Aperte-Iscrizioni-Corso-Alta-Specializzazione" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Corso di alta specializzazione in marketing internazionale del vino</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.frescobaldi.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Frescobaldi</a></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Oggi parliamo di informazione e formazione online nel mondo del vino. Il tema mi appassiona molto, perché sono un giornalista, un educatore, perché internet è il luogo in cui l’informazione e l’educazione sono letteralmente state rivoluzionate negli ultimi decenni e negli ultimi anni, in modo particolare. E per parlare di questi temi nel mondo del vino, mi sono detto: “Devo proprio parlare con Andrea Pecchioni di WineJob”. E quindi, grazie molte Andrea per essere qui, benvenuto a Wine Internet Marketing Podcast.</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Grazie a te, Stefano. Volentieri partecipo alla tua iniziativa.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Grazie Andrea. Dunque, Andrea Pecchioni, direttore di WineJob, che si occupa di ricerca, selezione e formazione di personale per le imprese del vino, hai più di vent’anni di esperienza nel settore, anche della moda, quindi vino e moda… dicci qualcosa di WineJob.</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Sì, il nome WineJob è nato da una mia ricerca negli Stati Uniti di un brand ambassador, molti anni fa, durante la quale ho scoperto che esisteva un WineJobs.com, un’iniziativa di Wine Business che, diciamo, promuoveva con successo la ricerca di personale, sempre...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Avete&nbsp;mai partecipato a una degustazione di vino online? Ve ne state seduti comodi sul divano a casa col vostro bicchiere in mano e il computer sulle ginocchia. O magari siete meno comodi, ma più attenti, alla scrivania del vostro ufficio. Dall’altra parte dello schermo un produttore, un &nbsp;giornalista e un sommelier raccontano, spiegano, invitano al confronto.&nbsp;Su internet si può imparare e insegnare ormai qualsiasi cosa perché la rete&nbsp;e le nuove tecnologie hanno abbattuto le barriere di spazio e di tempo per chi vuole fruire dell’informazione nonché&nbsp;i costi per&nbsp;chi quell’informazione la produce. Così anche&nbsp;anche il vino italiano sta sperimentando nuove forme per educare&nbsp;operatori del settore e consumatori finali. Ne parliamo con Andrea Pecchioni, fondatore e direttore di WineJob nonché&nbsp;coautore di WineOnline, cicli di&nbsp;incontri verticali dedicati allo studio del vino e alla degustazione tramite il web.</p><p><em>Note, Link e citazioni dalla puntata:</em></p><p><br></p><p><a href="http://winejob.it/it/home/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Winejob.it</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.winebusiness.com/classifieds/winejobs/?ref=wj.com" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WineJobs.com</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.agricolaocchipinti.it/it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Arianna Occhipinti</a></p><p><br></p><p><a href="https://www.linkedin.com/in/bernardo-conticelli-32599b18" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Bernardo Conticelli</a></p><p><br></p><p><a href="http://vigliano.com" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Paolo Marchionni</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.oilproject.org" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Oil Project</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.gotomeeting.it/webinar" rel="noopener noreferrer" target="_blank">GoToWebinar</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.adobe.com/it/products/adobeconnect.html" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Adobe Connect</a></p><p><br></p><p><a href="http://piattaforma webinar cisco" rel="noopener noreferrer" target="_blank">WebEx</a></p><p><br></p><p><a href="https://hangouts.google.com" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Google Hangout</a></p><p><br></p><p><a href="http://winejob.it/it/news_ed_eventi/nscheda.php?id=112&amp;k=Aperte-Iscrizioni-Corso-Alta-Specializzazione" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Corso di alta specializzazione in marketing internazionale del vino</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.frescobaldi.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Frescobaldi</a></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Oggi parliamo di informazione e formazione online nel mondo del vino. Il tema mi appassiona molto, perché sono un giornalista, un educatore, perché internet è il luogo in cui l’informazione e l’educazione sono letteralmente state rivoluzionate negli ultimi decenni e negli ultimi anni, in modo particolare. E per parlare di questi temi nel mondo del vino, mi sono detto: “Devo proprio parlare con Andrea Pecchioni di WineJob”. E quindi, grazie molte Andrea per essere qui, benvenuto a Wine Internet Marketing Podcast.</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Grazie a te, Stefano. Volentieri partecipo alla tua iniziativa.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Grazie Andrea. Dunque, Andrea Pecchioni, direttore di WineJob, che si occupa di ricerca, selezione e formazione di personale per le imprese del vino, hai più di vent’anni di esperienza nel settore, anche della moda, quindi vino e moda… dicci qualcosa di WineJob.</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Sì, il nome WineJob è nato da una mia ricerca negli Stati Uniti di un brand ambassador, molti anni fa, durante la quale ho scoperto che esisteva un WineJobs.com, un’iniziativa di Wine Business che, diciamo, promuoveva con successo la ricerca di personale, sempre via internet, negli Stati Uniti, e ho detto “Mannaggia, possibile che noi ci ripercuotiamo i leader del vino nel mondo insieme ai francesi e non abbiamo uno strumento di questo tipo?” e quindi, in modo molto semplice, ho pensato di costituirlo anche in Italia. E così si è aperto, diciamo, il capitolo della ricerca di personale, soprattutto via internet. In realtà, io di vino, di ricerca di personale nel vino mi occupavo da molti anni, è dalla fine degli anni ’80 che mi occupo di ricerca di personale, con alcune aziende, naturalmente, toscane. Poi, piano piano, lentamente, faticosamente, si è allargata un po’ a tutta la Toscana e poi via via anche ad altre regioni: il Veneto, le Marche, la Campania, Trentino Alto-Adige, insomma, diciamo nelle regioni più vocate alla produzione vitivinicola, così è andata. In effetti abbiamo pensato che potesse essere un settore interessante, oltre che piacevole, in realtà io l’ho scelto perché mi stavo appassionando al settore, ma poi è stata, diciamo, una scelta opportuna perché il vino, a differenza di molti altri settori, ha avuto uno sviluppo enorme dal punto di vista commerciale, soprattutto, ecco.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, come è cambiato Internet, questo lavoro che già facevi prima? Voi mettete in contatto offerta e domanda di lavoro… attraverso la rete cosa succede?</p><p><br></p><p>Andrea: Attraverso la rete succede che anziché fare vera selezione, solo selezione, fai soprattutto ricerca, cioè oggi devi individuare più le persone che fanno quel tipo di attività, questo vale per il vino ma vale anche per la moda, vale per altri settori, cioè: una volta mettevi l’inserzione sul giornale, e ti venivano una serie di curricula, li selezionavi sulla carta e poi facevi i colloqui, sceglievi il migliore, quindi era un’attività piuttosto semplice. Ora, per noi che ci occupiamo di ricerca e selezione del personale, la ricerca è più mirata, i nomi sono abbastanza conosciuti, quindi è un lavoro di… in parte di ricerca di nuove opportunità: vedere chi è arrivato nuovo nel settore, chi può essere la persona più indicata che magari non conoscevo… e poi si tratta di parlare con loro e vedere se sono interessati a quel tipo di proposta, quindi ormai è diventato una sorta di club di cui noi facciamo i coordinatori e sentiamo i diversi professionisti, se sono interessati a una loro crescita professionale o alla necessità o alla volontà di cambiare azienda. Quindi diciamo, è una rete, se vuoi molto più ampia, molto più aperta dove tutti sanno tutto: si tratta di comunicare al momento giusto nel modo giusto.</p><p><br></p><p>Stefano: Come funziona il sito?</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Beh, il sito diciamo espone le ricerche di personale, oltre alle nostre iniziative formative, e raccoglie comunque le iscrizioni. Poi ci sono le iscrizioni spontanee, per cui le persone possono decidere di inserirsi in questo modo. Molte sono le persone che non sono del settore e che per passione, perché hanno fatto corsi di formazione nel vino o perché sono innamorate di questo settore, vorrebbero trasformare la loro passione in una vera professione. Giustamente, credo che l’aspirazione di ognuno di noi sia fare un lavoro che ci piace e un lavoro che ci appassiona, e questo effettivamente è un aspetto molto, molto importante.</p><p><br></p><p>Stefano: Anche tu quindi stai vedendo questa crescita, diciamo, di persone che arrivano da altri settori, o non necessariamente…</p><p><br></p><p>Andrea: Assolutamente.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: E come la giudichi? Pensi che ci sia in effetti questo bisogno? Che sia utile al settore? Che ci siano dei limiti in questo?</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Io credo sia molto utile, no? Selezionando poi le persone che abbiano anche altre capacità, e non solo quella passione. Però è un grande patrimonio che normalmente è poco sfruttato, questo dobbiamo dirlo, perché il mondo del vino è un mondo un pochino autoreferenziale…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Cioè, prima cosa, l’esperienza di settore.</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Bravo, esatto. Non a caso noi abbiamo costituito il corso di Export Management del vino con la Fondazione MACH che ora proseguiamo, diciamo, a Firenze. E nasce da questo: nasce dall’idea di vedere un sacco di persone che vogliono entrare in questo mondo e la difficoltà per loro, se non c’è un traghettamento, un aiuto, una passerella che li aiuti a entrare nel mondo del vino… eh beh, effettivamente risulta molto molto difficile, per ragioni se vuoi oggettive perché le aziende sono piccole, quindi non hanno il tempo di fare formazione, non hanno il tempo di aspettare che le capacità si manifestino eccetera. Per cui abbiamo pensato, da una parte una forte domanda di professionisti commerciali nel vino, dall’altra una questione che preme al nostro sito e al mondo del vino per entrarvi, costruiamo un percorso che comunque faciliti, almeno per qualcuno, questo inserimento, ecco. Quindi c’è un’effettiva apertura, un fortissimo interesse per questo settore, una domanda anche piuttosto intensa soprattutto commerciale, commerciale estero naturalmente.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Commerciale estero. Certo.</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: In Italia sta ricominciando ora, con qualche segnale di ripresa, ma tutta l’ottica del vino naturalmente era rivolta esclusivamente all’estero, sì.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Che numeri avete? Avete un numero di iscritti? Si può dire qualcosa su questo?</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Sì, noi ne abbiamo… ti dovessi dire un numero preciso, non ce l’ho in questo momento da darti, però si parla di 6000-7000 iscritti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: 6000-7000 iscritti, beh ok, molto interessante. Senti, Andrea, allora, sarebbe interessante ovviamente con te riparlare di questo… magari ti chiederò un’altra occasione per farlo, ma in realtà in questi giorni, come ti avevo annunciato nel nostro precedente contatto, mi piacerebbe molto in realtà parlare di un’iniziativa che avete portato avanti nelle scorse settimane perché, insomma, ho partecipato anch’io, che è questo esperimento di seminari verticali online su alcuni vini: l’avete fatto sullo Shyraz, sul Barolo, sui vini siciliani e facendo parlare dei produttori. Ora, mi è sembrata una cosa molto interessante perché ovviamente il settore dell’educazione attraverso la rete è esploso, insomma, si è cominciato dalle piattaforme americane o quelle all’interno delle università, oppure quelle diciamo private, e oggi anche questi tipi di piattaforme si sono allargate, si stanno moltiplicando. Anche in Italia ci sono degli esempi che si sono mossi soprattutto sul terreno dell’educazione, penso gli e-project, o altri tipi di piattaforme, però, ecco, seminari invece di esperimenti di educazione rivolti proprio al settore del vino, mentre si può imparare qualsiasi cosa… però mi sembrava che ancora corsi proprio diciamo rivolti al vino non ce ne fossero, e quindi con questa modalità poi della degustazione mi è sembrata una cosa molto particolare. Com’è nata questa idea?</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: L’idea è nata, appunto, soprattutto da Bernardo Conticelli insieme a Paolo Marchionni, che è un collaboratore fin dalla nascita di WineJob, di cui è un produttore lui stesso, e insieme abbiamo pensato, intanto come WineJob di aprirsi anche diciamo al consumatore finale, al dilettante e non solo al professionista, e poi di allargare, di utilizzare questo strumento per consentire alle persone che magari sono distanti da centri di formazione AIS, FISAR e tutte le altre sigle che organizzano corsi con presenza fisica. E consentire a persone che non hanno tempo magari di uscire e quindi possono, standosene comodamente a casa, magari sedute sul divano con un computer davanti, poter ricevere informazioni di base, formazione sul vino e sui territori del vino e nello stesso tempo però degustare prodotti senza perdere nulla di quello che riguarda la possibilità di sentirli, di degustarli e di apprezzarli. L’altro vantaggio, secondo me, è quello che potenzialmente noi stiamo pensando proprio di allargare alla formazione professionale. Cioè, secondo me ha una grande possibilità di fare la formazione sul vino italiano, cosa assolutamente indispensabile, utile per consentire al vino italiano di crescere nel mondo, no? E l’altro vantaggio di Wine Online è il fatto che puoi portare produttori, esperti qualificati, quindi di alzare il livello qualitativo della formazione perché, attraverso il computer puoi coinvolgere persone di tutte le regioni e i produttori stessi, come abbiamo fatto, senza doverli smuovere necessariamente dalla loro residenza o dalla loro attività di lavoro perché li abbiamo strappati, come Arianna Occhipinti, a mille impegni insomma, per averli con noi, e questo è stato abbastanza facile.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo, la cosa interessante, come dicevi tu, è che attraverso la rete si possono aggiungere un numero elevato di utenti, si può anche replicare l’operazione nel senso che un altro dei vantaggi è che non soltanto non serve il trasferimento, e quindi ci si può fruire della cosa senza raggiungere una sede appunto magari decentrata rispetto alla propria sede di lavoro, di domicilio, insomma non per tutti può essere semplice spostarsi in una grande città o appunto dove si tiene un corso. È anche una disambiguazione del tempo, nel senso che poi voi, per esempio, anch’io devo dire, non tutti i seminari li ho seguiti, uno ce l’ho ancora registrato, me l’avete mandato, e quindi prima o poi quando avrò tempo lo farò. E quindi, ecco, questa è certamente una cosa interessante: mi è sembrato molto…</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Tu, Stefano, sottolinei un aspetto che ora io avevo trascurato, ma il fatto di poterlo registrare, di avere le slide e di averlo registrato visivamente via audio la lezione, è un ulteriore valore aggiunto metti in corso la serata che fai presso un’enoteca o in un’aula poi si perde, quindi non hai più la necessità di ricordarti le cose. Invece noi forniamo la registrazione completa della lezione più inviamo le slide che sono state proiettate dai relatori.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo, e questo è molto interessante, perché per esempio, tornando a parlare di educazione, in cui poi la formazione si avvicina al discorso del marketing, al discorso commerciale come dicevi tu… oramai attraverso la rete, con questi sistemi, la formazione non serve soltanto più a erogare un corso, come magari in questo caso, ma sta diventando sempre di più anche un modo per costruire un contatto, per supportare un processo di vendita, insomma, in un momento in cui i vini magari sono anche tutti molto spesso agli occhi di potenziali clienti simili, un racconto accurato di quello del valore particolare di quel vino rispetto ad un altro diventa il fattore determinante per distinguersi e poi per supportare un processo di vendita. E quindi tutto questo diventa anche interessante in una logica non soltanto di offrire un corso ma probabilmente di costruire una comunità, di supportare magari una fase commerciale. Su questo, per esempio, negli Stati Uniti… io seguo molto il panorama dei marketer americani, si fanno moltissimi di questi webinar, no? Che sono essenzialmente le cose che state facendo voi: questi incontri online che possono essere video o audio, poi vengono registrati per essere erogati anche in momenti differenti, quindi c’è un momento magari di diretta in cui si può interagire, come avete fatto voi, con una comunità di persone che sono in chat, e infatti si stanno sviluppando anche tante piattaforme che consentono queste cose… non so, ce ne sono alcune, da GoToWebinar, Adobe ha la sua, Cisco ha la sua, alcuni usano Google Hangout, insomma, ce ne sono molte.</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Sì. Infatti, a questo proposito noi stiamo organizzando un seminario sui vini italiani per gli Stati Uniti, per formare i consumatori finali tramite un’agenzia di esportazione e consentire quindi di avere direttamente il produttore o alcuni produttori, alcuni esperti, quindi approfondire l’education sui vini italiani, e io penso che questo è un grande servizio che possiamo fare sia ai consumatori americani ma soprattutto alle aziende vitivinicole perché sappiamo che il vino italiano cresce solamente dove c’è formazione, dove c’è educazione alla diversità, e quindi nella sottigliezza, nel particolare, nella conoscenza specifica dei singoli territori così difficili da lontano, il consumatore può essere educato attraverso un sistema anche economico, facile, che può portare un interesse, una passione, prima che il consumatore possa venire in Italia a vedere l’azienda fisicamente.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo. E addirittura può supportare anche i cosiddetti intermediari, può supportare i sommelier, che magari hanno difficoltà… su questo per esempio molte aziende americane – ma anche in Italia l’hanno già fatto – insomma, ci sono alcuni che fanno delle cose proprio mirate per alcune categorie professionali che poi li aiutano a raccontare il proprio prodotto, il proprio vino presso i consumatori e attraverso la rete si riesce a farlo in modi assolutamente più performanti ed economici rispetto a quello che si poteva fare prima, ovviamente.</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Abbiamo contatti anche in Cina per promuovere con i sommelier, con i responsabili della ristorazione cinese anche degli incontri, anche questi sui vini italiani, e io credo molto alle possibilità del vino italiano nel mondo e questo strumento, secondo me, è utilissimo. Bisogna combinare insieme gli interessi dei vari operatori, però se riusciamo a coniugare tutti questi interessi, il vino italiano ha delle grandi opportunità.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Poi certo, c’è qualcuno che ancora patisce questo rapporto mediato da un computer, da uno schermo, nel senso che l’obiezione sarà magari capitata anche a te… non parlo di alcuni sommelier, ma di alcune persone che dicono “eh no ma io, dal computer, questa cosa non mi piace, no, mi sembra spersonalizzare”…</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Un po’ è vero, non possiamo negare che il rapporto diretto… io lo vedo nei colloqui che faccio via Skype o di persona, c’è una differenza effettiva, però come dicevi te, meglio di niente…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Tra il piuttosto e il niente, meglio il piuttosto.</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Meglio questo, perché magari si può allargare moltissimo anche. Questo è un aspetto: tu puoi tenere 50 persone, anche 70-80, cosa che difficilmente puoi fare con un altro strumento. Strumento dell’incontro reale, fisico, in un’aula o in una sala… noi pensiamo su WineOnline anche di concludere, alla fine di quest’anno, con un incontro reale, perché anzi, magari stimola il fatto di parlarci via web e il desiderio poi di incontrarsi, ecco.</p><p><br></p><p>Stefano: Lo rifarete?</p><p><br></p><p>Andrea: Lo rifaremo, certo.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Avete già qualche data?</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Partiremo a febbraio…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi a breve.</p><p><br></p><p><br></p><p>Andrea: Sì, fra poco. In mente Bernardo ha vari temi: il primo è il Sangiovese, finalmente giochiamo in casa e poi, diciamo, ci vorremmo estendere anche ad alcuni vini stranieri per fare formazione in Italia. L’idea è poi alla fine di vederci da qualche parte, tutti insieme, tutti quelli che hanno partecipato, chi vuol venire, incontrarci e conoscersi in maniera più approfondita, attraverso anche le emozioni del contatto visivo e del contatto diretto.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: In tutto questo c’è ovviamente anche un gioco che ha a che fare col linguaggio, sul come si propongono i vini rispetto magari ad alcune lezioni invece più tecniche che sono più caratteristiche di certi approcci, più strutturati. Ecco, da questo avete avuto qualche feedback dalle persone che hanno...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/tutti-i-vantaggi-di-degustare-il-vino-online-con-andrea-pecchioni-di-winejob]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1376</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 12 Feb 2016 16:18:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/e0fef406-7670-4be1-8032-93f88946affa/wineinternet-31-andreapecchioni-winejob-mixdown.mp3" length="38260435" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>26:30</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>31</itunes:episode><podcast:episode>31</podcast:episode><itunes:summary>Avete mai partecipato a una degustazione di vino online? Ve ne state seduti comodi sul divano a casa col vostro bicchiere in mano e il computer sulle ginocchia. O magari siete meno comodi, ma più attenti, alla scrivania del vostro ufficio. Dall&amp;#8217;altra parte dello schermo un produttore, un  giornalista e un sommelier raccontano, spiegano, invitano al confronto. Su internet si può imparare e insegnare ormai qualsiasi cosa perché la rete e le nuove tecnologie hanno abbattuto le barriere di spazio e di tempo per chi vuole fruire dell&amp;#8217;informazione nonché i costi per chi quell&amp;#8217;informazione la produce. Così anche anche il vino italiano sta sperimentando nuove forme per educare operatori del settore e consumatori finali. Ne parliamo con Andrea Pecchioni, fondatore e direttore di WineJob nonché coautore di WineOnline, cicli di incontri verticali dedicati allo studio del vino e alla degustazione tramite il web.
Note, Link e citazioni dalla puntata:
http://winejob.it/it/home/ (Winejob.it)
http://www.winebusiness.com/classifieds/winejobs/?ref=wj.com (WineJobs.com)
http://www.agricolaocchipinti.it/it/ (Arianna Occhipinti)
https://www.linkedin.com/in/bernardo-conticelli-32599b18 (Bernardo Conticelli)
http://vigliano.com (Paolo Marchionni)
http://www.oilproject.org (Oil Project)
http://www.gotomeeting.it/webinar (GoToWebinar)
http://www.adobe.com/it/products/adobeconnect.html (Adobe Connect)
http://piattaforma webinar cisco (WebEx)
Google Hangout
http://winejob.it/it/news_ed_eventi/nscheda.php?id=112andk=Aperte-Iscrizioni-Corso-Alta-Specializzazione (Corso di alta specializzazione in marketing internazionale del vino)
http://www.frescobaldi.it (Frescobaldi)
Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

Oggi parliamo di informazione e formazione online nel mondo del vino. Il tema mi appassiona molto, perché sono un giornalista, un educatore, perché internet è il luogo in cui l’informazione e l’educazione sono letteralmente state rivoluzionate negli ultimi decenni e negli ultimi anni, in modo particolare. E per parlare di questi temi nel mondo del vino, mi sono detto: “Devo proprio parlare con Andrea Pecchioni di WineJob”. E quindi, grazie molte Andrea per essere qui, benvenuto a Wine Internet Marketing Podcast.
Andrea: Grazie a te, Stefano. Volentieri partecipo alla tua iniziativa.
Stefano: Grazie Andrea. Dunque, Andrea Pecchioni, direttore di WineJob, che si occupa di ricerca, selezione e formazione di personale per le imprese del vino, hai più di vent’anni di esperienza nel settore, anche della moda, quindi vino e moda… dicci qualcosa di WineJob.
Andrea: Sì, il nome WineJob è nato da una mia ricerca negli Stati Uniti di un brand ambassador, molti anni fa, durante la quale ho scoperto che esisteva un WineJobs.com, un’iniziativa di Wine Business che, diciamo, promuoveva con successo la ricerca di personale, sempre via internet, negli Stati Uniti, e ho detto “Mannaggia, possibile che noi ci ripercuotiamo i leader del vino nel mondo insieme ai francesi e non abbiamo uno strumento di questo tipo?” e quindi,</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come vendere il vino online – con Riccardo Zilli di Tannico.it</title><itunes:title>Come vendere il vino online – con Riccardo Zilli di Tannico.it</itunes:title><description><![CDATA[<p>Oggi parliamo di vendere il vino online con Riccardo Zilli, milanese, co-fondatore Tannico.it, e-commerce del vino che in Italia vende 35mila bottiglie al mese e nel 2015 ha fatturato 4.5 milioni di euro. Con Riccardo, che si occupa della gestione del prodotto e degli accordi strategici con tutti i fornitori, abbiamo toccato alcuni punti. Come funziona l’ecommerce del vino in Italia? Chi vende su queste piattaforme? Chi è il compratore tipico? Quali sono le cose importanti da considerare per&nbsp;vendere il vino online?</p><blockquote>Tre anni fa al Vinitaly, quando parlavamo di commercio elettronico, i produttori ci liquidavano in fretta: “non ci interessa”. Oggi tanti ci cercano. Secondo me ci sono molti produttori che hanno capito che è molto meglio cercare di regolare un mercato piuttosto che far finta che non esista.</blockquote><p><em>Note e Link:</em></p><p><br></p><p><a href="https://www.linkedin.com/in/riccardozilli" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Riccardo Zilli</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.tannico.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Tannico.it</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.eboox.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Eboox</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.shoppable.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Shoppable</a></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Benvenuti, allora, a Wine Internet Marketing. Oggi parliamo di e-commerce del vino, e abbiamo la persona giusta, perché con noi oggi c’è Riccardo Zilli, che è milanese, co-fondatore di Tannico.it, l’e-commerce del vino italiano. Lui, in modo particolare, si occupa della gestione del prodotto e degli accordi strategici con tutti i fornitori. Buongiorno Riccardo, benvenuto.</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Buongiorno a tutti, grazie dell’invito.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Grazie a te, Riccardo. Intanto aiutaci a parlare di Tannico: ti ho sentito definirlo la più grande enoteca on e off-line d’Italia, a questo punto. Ci dai qualche numero?</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Sì, volentieri. Tannico è un progetto che è abbastanza giovane, ma che già può puntare su un po’ di numeri interessanti: a raccontare, noi abbiamo circa tre anni di vita, siamo nati infatti a febbraio 2013 da un’idea di due persone che mi piacerebbe citare perché è importante, una si chiama Marco Magnacavallo e l’altra si chiama Andrea Di Camillo, che sono due persone che hanno fatto un po’ la storia del digitale italiano, e quindi noi abbiamo un background fortemente legato al digitale e, ad oggi, giusto per darti qualche numero, per far capire un po’ la dimensione della nostra azienda, Tannico vende circa 35mila bottiglie al mese e nel 2015 ha venduto circa 4 milioni/4 milioni e mezzo di vino, giusto per far capire la dimensione della nostra enoteca.</p><p><br></p><p>Stefano: Fantastico. Senti, voi avete quanti clienti, avevo sentito dire, avete una newsletter?</p><p><br></p><p>Riccardo: Noi abbiamo più di 100mila utenti registrati alla nostra newsletter. Chiaramente, non sono tutti clienti, ci piacerebbe molto ma prima o poi lo diventeranno… direi che, intorno ai 20mila clienti, in questi tre anni.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: 20mila hanno già comprato sulla vostra piattaforma.</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Sì.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi questo per dare l’idea dell’impatto di Tannico. Senti, partirei però dalla tua storia personale, perché come ti dicevo prima di questa chiacchierata, leggendo sul tuo profilo Linkedin, mi aveva fatto sorridere il fatto che tu scrivi “Riccardo è stato coinvolto nella pianificazione strategica, urbana e politica per le città per un lungo periodo. Dopo si rese conto che era meglio costruire il futuro in un altro modo”. Ecco, dunque sei diventato poi un imprenditore, con dentro questo amore per la startup,...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Oggi parliamo di vendere il vino online con Riccardo Zilli, milanese, co-fondatore Tannico.it, e-commerce del vino che in Italia vende 35mila bottiglie al mese e nel 2015 ha fatturato 4.5 milioni di euro. Con Riccardo, che si occupa della gestione del prodotto e degli accordi strategici con tutti i fornitori, abbiamo toccato alcuni punti. Come funziona l’ecommerce del vino in Italia? Chi vende su queste piattaforme? Chi è il compratore tipico? Quali sono le cose importanti da considerare per&nbsp;vendere il vino online?</p><blockquote>Tre anni fa al Vinitaly, quando parlavamo di commercio elettronico, i produttori ci liquidavano in fretta: “non ci interessa”. Oggi tanti ci cercano. Secondo me ci sono molti produttori che hanno capito che è molto meglio cercare di regolare un mercato piuttosto che far finta che non esista.</blockquote><p><em>Note e Link:</em></p><p><br></p><p><a href="https://www.linkedin.com/in/riccardozilli" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Riccardo Zilli</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.tannico.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Tannico.it</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.eboox.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Eboox</a></p><p><br></p><p><a href="http://www.shoppable.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Shoppable</a></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Benvenuti, allora, a Wine Internet Marketing. Oggi parliamo di e-commerce del vino, e abbiamo la persona giusta, perché con noi oggi c’è Riccardo Zilli, che è milanese, co-fondatore di Tannico.it, l’e-commerce del vino italiano. Lui, in modo particolare, si occupa della gestione del prodotto e degli accordi strategici con tutti i fornitori. Buongiorno Riccardo, benvenuto.</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Buongiorno a tutti, grazie dell’invito.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Grazie a te, Riccardo. Intanto aiutaci a parlare di Tannico: ti ho sentito definirlo la più grande enoteca on e off-line d’Italia, a questo punto. Ci dai qualche numero?</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Sì, volentieri. Tannico è un progetto che è abbastanza giovane, ma che già può puntare su un po’ di numeri interessanti: a raccontare, noi abbiamo circa tre anni di vita, siamo nati infatti a febbraio 2013 da un’idea di due persone che mi piacerebbe citare perché è importante, una si chiama Marco Magnacavallo e l’altra si chiama Andrea Di Camillo, che sono due persone che hanno fatto un po’ la storia del digitale italiano, e quindi noi abbiamo un background fortemente legato al digitale e, ad oggi, giusto per darti qualche numero, per far capire un po’ la dimensione della nostra azienda, Tannico vende circa 35mila bottiglie al mese e nel 2015 ha venduto circa 4 milioni/4 milioni e mezzo di vino, giusto per far capire la dimensione della nostra enoteca.</p><p><br></p><p>Stefano: Fantastico. Senti, voi avete quanti clienti, avevo sentito dire, avete una newsletter?</p><p><br></p><p>Riccardo: Noi abbiamo più di 100mila utenti registrati alla nostra newsletter. Chiaramente, non sono tutti clienti, ci piacerebbe molto ma prima o poi lo diventeranno… direi che, intorno ai 20mila clienti, in questi tre anni.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: 20mila hanno già comprato sulla vostra piattaforma.</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Sì.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi questo per dare l’idea dell’impatto di Tannico. Senti, partirei però dalla tua storia personale, perché come ti dicevo prima di questa chiacchierata, leggendo sul tuo profilo Linkedin, mi aveva fatto sorridere il fatto che tu scrivi “Riccardo è stato coinvolto nella pianificazione strategica, urbana e politica per le città per un lungo periodo. Dopo si rese conto che era meglio costruire il futuro in un altro modo”. Ecco, dunque sei diventato poi un imprenditore, con dentro questo amore per la startup, evidentemente, però con una forte vocazione tecnologica e col vino dentro. Com’è che si mischia tutta questa cosa?</p><p><br></p><p>Riccardo: Ci vorrebbero molto più di trenta minuti, come ci siamo detti pochi istanti fa. Allora, io nasco… in realtà, sono laureato in urbanistica e per un po’ di anni, dopo la laurea, ho fatto l’urbanista, sebbene questa parola poi, in un mondo non anglosassone come il nostro, non è proprio semplicissima da riscontrare nel mercato del lavoro. Ho sempre avuto una passione per la tecnologia fin da piccolo e diciamo che dopo l’urbanistica ho provato anche a costruire una mia impresa che però poi, con alcuni soci, si è chiusa… diciamo, ho imparato delle cose, mettiamola così. Dopodiché, dopo aver conosciuto Marco Magnocavallo, attuale amministratore delegato di Tannico, c’è da dire anche che – faccio questo piccolo inciso: Tannico fa parte di una realtà un pochettino più grande che si chiama eBoox, e dentro eBoox c’è un’altra e-commerce che si chiama Shoppable, quindi siamo un gruppo abbastanza concentrato sull’e-commerce su due piani diversi. Conoscendo Marco, abbiamo discusso un po’: lui aveva quest’idea di creare un prodotto legato al mondo del vino perché in Italia diciamo che tutte le esperienze legate al mondo del vino online erano o un po’ casarecce, o un po’ legate principalmente ad esperienze di enoteche offline, che poi cercavano di andare sull’online. Ne abbiamo parlato un po’, io venivo dall’esperienza precedente, diciamo con due persone che sono anche loro attuali, soci di eBoox e ci siamo detti: “Ci siamo trovati bene, proviamo a farlo insieme”, ci siamo messi in questa strada e fortunatamente siamo ancora qui.</p><p><br></p><p>Stefano: E sta andando bene.</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Sì, sta andando bene.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Allora, raccontaci di come funziona il sito.</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Il sito, diciamo che si presta a molteplici interpretazioni. Mi spiego meglio: noi siamo partiti, proprio all’inizio-inizio con un modello flash-sale, quindi noi facevamo quello che poi si è inventato poi vente-privée&nbsp;in Francia, cioè vendite a tempo, quindi partenza della vendita il giorno 1, chiusura della vendita il giorno 5, si presentava una cantina al giorno, con i loro prodotti in offerta. Alla fine della vendita raccoglievamo gli ordini, facevamo l’ordine alla cantina e poi spedivamo ai nostri clienti finali. Questo è come siamo partiti all’inizio. È ovvio che il vino, essendo poi un elemento di consumo, si beve e se piace si ricompra. Quindi l’idea è stata poi molto facile, di affiancare a questo modello di vendita flash-sale che tutt’ora manteniamo, infatti noi abbiamo la newsletter che mandiamo appunto tutti i giorni a più di 100mila persone, un modello di catalogo classico, quindi un catalogo per cui compriamo le etichette, le mettiamo nel nostro magazzino e nel momento in cui il cliente le compra, gliele spediamo. Quindi, un cliente può anche comprare un po’ tutte quelle cose, quindi diciamo che da un lato può comprare dal nostro catalogo sempre presente sul sito e dall’altro comprare su questo modello flash-sale, con offerte limitate nel tempo. Diciamo che il catalogo ora è diventata la parte predominante della nostra azienda, perché crescendo noi abbiamo sempre avuto l’idea che uno degli elementi fondamentali che poteva permettersi il web e che magari non può permettersi l’enoteca, quindi potrebbe essere uno dei vantaggi competitivi per cui il nostro modello funziona, era proprio l’ampiezza del catalogo: noi oggi abbiamo quasi 5000 referenze sempre disponibili a catalogo. Diciamo che non tutte sono nel nostro magazzino, abbiamo degli accordi particolari con i nostri fornitori, però è ovvio che quando un cliente finale, un appassionato di vino ci cerca nella categoria, che so, Borgogna, noi abbiamo 1000-500 referenze, cosa che nessuna enoteca può far meglio.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Senti, e Tannico come ci guadagna?</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Tannico è esattamente un negozio, quindi noi compriamo il vino e lo rivendiamo. Quindi applicando un margine sul prezzo all’ingrosso, diciamo, e vendiamo il vino al cliente finale, che ci paga e noi paghiamo i nostri fornitori, è molto semplice.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Allora parliamo di questi fornitori, cioè dei produttori che sono presenti nel vostro catalogo. Avete anche avuto un’evoluzione rispetto al profilo… avete, mi sembra, eravate partiti con aziende più importanti e commerciali. Oggi state puntando anche tanto su piccoli produttori che vi vengono proposti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Esattamente.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ci vuoi dire qualcosa su questi?</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Sì, volentieri. Noi, come giustamente hai detto tu, all’inizio della nostra storia ci siamo concentrati principalmente su… diciamo delle cantine famose, poi dopo non entro nelle logiche né di commerciale né di non-commerciale perché poi, come dire, il mondo del vino è molto sensibile a questi temi e non voglio entrare in nessun tipo di polemica su questo. Dico che siamo partiti da cantine conosciute.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Popolari.</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Mettiamola così. Con cui tutt’ora abbiamo degli accordi abbastanza importanti e che gestiamo durante tutto il corso dell’anno. A giugno dell’anno scorso, abbiamo detto: ok, il lavoro sulle cantine conosciute è, non dico finito perché non è mai finito, però insomma a buon punto. Cerchiamo di proporre e mettere a fattor comune tutta l’esperienza che abbiamo accumulato in questi tre anni, anche per le piccole cantine. Piccole cantine che, chiaramente, hanno delle esigenze molto diverse dalla cantina conosciuta, cioè, la cantina conosciuta ha un marchio da difendere, un marchio da preservare. La cantina piccola ha un marchio da far conoscere. Quindi, alle piccole cantine noi diciamo: “Vieni con noi, noi ti creiamo una pagina dedicata, dove ci sono la storia della tua cantina e tutti i tuoi prodotti, attraverso la quale tu puoi vendere online senza però pagare tutto il peso dell’online”, cioè, quindi, il magazzino lo gestiamo noi, la logistica la gestiamo noi, le vendite le gestiamo noi, i soldi li raccogliamo noi, e noi paghiamo mensilmente tutte le bottiglie che abbiamo venduto, si parla di una sorta di conto-vendita, ma con questo ti facciamo grande pubblicità perché, probabilmente, essere presenti oggi, su una piattaforma come Tannico, visitata da centinaia di migliaia di persone durante l’anno ti dà quella visibilità che probabilmente tu stai cercando di costruire. Quindi, questo progetto è partito a giugno, sono più di 100 le cantine che oggi sono nel nostro catalogo di piccole cantine, e devo dire che l’interesse è molto alto. Abbiamo una persona dedicata, qua in ufficio, che segue solo il progetto “piccole cantine”, perchè è un progetto in cui crediamo molto. Diciamo che abbiamo trovato delle realtà stupende, che hanno bisogno di crescere. Quando dico “hanno bisogno di crescere” penso alla piccola cantina e a tutte le difficoltà che una piccola cantina fa per diventare una grande azienda, perchè sono anche le fatiche che abbiamo fatto noi… ancora non siamo una grande azienda, però sono le fatiche che ci hanno permesso di diventare da un piccolo sito al punto di riferimento d’Italia per quanto riguarda le vendite online. Quindi sappiamo cosa vuol dire far crescere un’azienda, sappiamo cosa vuol dire costruire un marchio, ma sappiamo anche che tutte le conoscenze tecnologiche che noi abbiamo, e che probabilmente il vignaiolo non ha, perché si deve occupare di fare il vino, quelle le mettiamo noi a fattor comune. Quindi, è una sorta di partnership che stiamo cercando di costruire e devo dire che anche su questo siamo molto contenti.</p><p><br></p><p>Stefano: E questo è molto interessante, Riccardo, perché molto spesso, almeno fino a qualche anno fa, ma ancora adesso, talvolta c’è questo approccio di pensare che l’e-commerce sia di fatto limitato alla costruzione di un commercio elettronico, no? Mentre poi di fatto conta molto tutto quello che c’è intorno, che c’è prima, cioè la visibilità, il motivo per cui una persona può arrivare nel mio negozio e anche tutto quello che poi c’è dopo, a cui accennavi già, e a cui magari torniamo dopo sulla questione della logistica…</p><p><br></p><p>Riccardo: Sì. Quello che dici è molto giusto. Ti interrompo solo un momento.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Volentieri.</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Tecnicamente, l’e-commerce è un lavoro. Sembra un po’ lapalissiano dirlo, però fare e-commerce è chiaramente un’attività che non credo possa essere sovrapposta a quella di fare il vino. Per esempio, cioè, come dici giustamente tu, fare e-commerce non significa semplicemente fare un sito e permettere alle persone di comprare il vino, ma significa costruire una piattaforma tecnologica, significa avere un magazzino e gestirlo, significa spedire i vini ai clienti, significa gestire se qualcosa è andato storto nella spedizione dei clienti… quindi diciamo che l’idea è che uno, secondo me e secondo noi, deve fare bene il suo mestiere, cioè noi facciamo molto bene l’e-commerce, se i vignaioli fanno molto bene il vino, è sicuramente una partnership di lungo corso.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Aiutaci a parlare del fenomeno e-commerce, perchè in Italia, noi sappiamo, abbiamo alcuni dati… io rimango alle rilevazioni dell’anno scorso che facevano riferimento al 2014, si parla di un giro di affari complessivo, in cui in tutti i settori in cui si parla di 24 miliardi di euro, sta crescendo dell’8% ma sappiamo che in realtà il mercato non è così maturo rispetto a tanti altri mercati per esempio europei, il mercato britannico vale 10 volte quello italiano… e ci aiuti ad inquadrare invece l’e-commerce del vino in Italia, in modo particolare.</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Quello che dici, in questo caso, è molto giusto, cioè noi, come sistema Italia arriviamo sempre un pochino dopo ma secondo me… che può essere anche un vantaggio su alcune cose, perché poi si vedono dei trend e si cerca un pochettino anche di emularli. Io credo che, poi sul vino ci sia anche la questione culturale differente: cioè, qui il vino in Italia soprattutto è cresciuto, cresce in modo diverso, c’è ancora un rapporto prodotto-produttore-consumatore molto diretto rispetto ad altri mercati. C’è, probabilmente, se pensate al mercato, per esempio, dove l’e-commerce in Italia – penso a Yoox – è molto maturo, chiaramente è impensabile andare a comprarsi un vestito da chi lo produce. Al contrario, nel vino non è così: cioè, tantissime persone vanno a comprarsi il vino da chi lo produce, quindi è chiaro che la tecnologia arriva un pochettino con un lieve ritardo dovuto soprattutto al nostro digital device, al nostro ritardo tecnologico, sia anche a questioni un po’ più legate al prodotto. Sicuramente è un mercato in crescita, è un mercato che cresce anno su anno di valori ad almeno due cifre: quello che posso dirti è che sicuramente c’è grande interesse, sicuramente ci sono un po’ di resistenze sia sul mercato, sia lato produttori, sia lato enoteche, o comunque questo ambito viene sempre visto in maniera un pochettino pericolosa, perché chiaramente sta eludendo un po’ di quote di mercato, è evidente, quindi bisogna anche capire chi in qualche modo vede questo mondo come un qualcosa di resistente, quello che cerchiamo di fare noi è farlo nel modo più trasparente possibile nei confronti di tutti, quindi noi con l’azienda abbiamo degli accordi molto chiari…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, parlavi di resistenze da parte dei produttori? Ne parliamo di questo? Dicevi forse di una resistenza culturale ancora, o cosa?</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Allora, secondo me ci sono dei produttori che hanno capito che è molto meglio cercare di regolare un mercato piuttosto che far finta che non esista. Cioè, mi spiego: se io parlo direttamente con Tannico, per quanto riguarda i miei prodotti, conosco l’azienda perché ci siamo parlati, perché io ti ho spiegato che progetto abbiamo, che non è un progetto mordi e fuggi, cioè che non è una cosa che vogliamo vendere 1000 bottiglie facendo l’80% di sconto, e poi non ci vediamo più. Non è quello, cioè, il nostro senso è valorizzare tutte quelle che sono le idee che ha quel vignaiolo su quel prodotto, quindi si lavora sul prezzo insieme, si lavora sullo sconto insieme, si lavora su una progettualità che dura 100 anni, non un mese. E devo dire che, secondo me, questa cosa non è chiara ancora a tutti. Io poi, è ovvio che adesso ci credo perché lo faccio e ci credo perché credo che in generale il commercio elettronico sia la frontiera dei prossimi vent’anni, trent’anni, insomma, cambieranno molto le cose anche su questo comparto. Devo dire però che con alcuni vignaioli si fa un po’ fatica perché c’è una realtà che si preferisce a un’altra, cioè si preferisce vendere in enoteca, perché si è sempre venduti in enoteca, e non si preferisce vendere online perché probabilmente l’online fa un po’ paura. Devo dire che negli ultimi tre anni le cose sono cambiate radicalmente: io mi ricordo, quando andavamo, il primo anno che siamo andati a Vinitaly è stato tre anni fa… non dico che la gente rideva però, insomma, ci liquidava a poche parole: “Non mi interessa l’e-commerce”. In realtà devo dire che adesso in tanti ci cercano per andare online, quindi devo dire che anche nella percezione di chi produce, un po’ il punto di vista è cambiato. Non proprio in tutti, ma ci si sta lavorando.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo. Probabilmente i numeri poi fanno.</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Sì, secondo me sì!</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, chi è che compra online? So che voi analizzate certamente il profilo delle persone e, insomma, conoscerli il meglio possibile è un pezzo del vostro lavoro, anche per fare bene il vostro mestiere. Qual è il profilo delle persone che comprano?</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Allora, noi abbiamo cercato, per quel che riguarda il nostro posizionamento, di allargare il più possibile il range di persone che possano essere interessate ai nostri prodotti perché, avendo così tante etichette, un numero di referenze così ampio che va dai 7 euro fino ai 3000, è ovvio che intercetti persone diverse. Io credo che in questo momento compra sia… diciamo che sicuramente non compra il fanatico, perché il fanatico del vino ha i suoi canali, ha i canali per cui deve andare per forza dal produttore, perché deve raccontare che l’ha comprato proprio dal produttore piuttosto che in qualche modo cerca di costruirsi il suo portafoglio di vini, magari su annate vecchie, insomma, non è sicuramente il nostro target. Da noi compra l’appassionato normale, insomma, il cultore del vino, a chi piace il vino, a chi piace raccontarlo e, devo dire, anche a chi ha voglia di imparare. Perché l’idea che abbiamo avuto fin dall’inizio è stata quella di costruire anche delle schede-prodotto molto dettagliate, costruire un’immagine dell’etichetta che possa comunicare, quindi anche le persone che scrivono, sono tutte…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Rispetto alle età, oppure alla provenienza geografica, abbiamo qualche informazioni?</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: Grandi città, sicuramente. Sono la parte più consistente della nostra base utenti-clienti. Anche però chi abita lontano dalle grandi città. Quindi o grandi città o lontano perché magari ha difficoltà ad approvvigionarsi di alcuni prodotti, quindi magari non c’è l’enoteca, magari l’enoteca è poco fornita eccetera. Età… ti direi in media 40-45 anni. Comunque, rispetto ai prodotti che vendiamo, che comunque cominciano a costare un po’ quindi non sono prodotti che stanno sotto i 6 euro…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Il carrello medio qual è?</p><p><br></p><p><br></p><p>Riccardo: È più di 100 euro. Diciamo che...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-vendere-il-vino-online-con-riccardo-zilli-di-tannico-it]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1353</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 05 Feb 2016 16:15:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/13fafedb-7e2f-4c26-a8f2-59c820e420ef/wineinternet-30-riccardozilli-tannico-mixdown.mp3" length="52126911" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>36:08</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>30</itunes:episode><podcast:episode>30</podcast:episode><itunes:summary>Oggi parliamo di vendere il vino online con Riccardo Zilli, milanese, co-fondatore Tannico.it, e-commerce del vino che in Italia vende 35mila bottiglie al mese e nel 2015 ha fatturato 4.5 milioni di euro. Con Riccardo, che si occupa della gestione del prodotto e degli accordi strategici con tutti i fornitori, abbiamo toccato alcuni punti. Come funziona l&amp;#8217;ecommerce del vino in Italia? Chi vende su queste piattaforme? Chi è il compratore tipico? Quali sono le cose importanti da considerare per vendere il vino online?
Tre anni fa al Vinitaly, quando parlavamo di commercio elettronico, i produttori ci liquidavano in fretta: &amp;#8220;non ci interessa&amp;#8221;. Oggi tanti ci cercano. Secondo me ci sono molti produttori che hanno capito che è molto meglio cercare di regolare un mercato piuttosto che far finta che non esista.
Note e Link:
https://www.linkedin.com/in/riccardozilli (Riccardo Zilli)
http://www.tannico.it/ (Tannico.it)
http://www.eboox.it/ (Eboox)
http://www.shoppable.it/ (Shoppable)
Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

Stefano: Benvenuti, allora, a Wine Internet Marketing. Oggi parliamo di e-commerce del vino, e abbiamo la persona giusta, perché con noi oggi c’è Riccardo Zilli, che è milanese, co-fondatore di Tannico.it, l’e-commerce del vino italiano. Lui, in modo particolare, si occupa della gestione del prodotto e degli accordi strategici con tutti i fornitori. Buongiorno Riccardo, benvenuto.
Riccardo: Buongiorno a tutti, grazie dell’invito.
Stefano: Grazie a te, Riccardo. Intanto aiutaci a parlare di Tannico: ti ho sentito definirlo la più grande enoteca on e off-line d’Italia, a questo punto. Ci dai qualche numero?
Riccardo: Sì, volentieri. Tannico è un progetto che è abbastanza giovane, ma che già può puntare su un po’ di numeri interessanti: a raccontare, noi abbiamo circa tre anni di vita, siamo nati infatti a febbraio 2013 da un’idea di due persone che mi piacerebbe citare perché è importante, una si chiama Marco Magnacavallo e l’altra si chiama Andrea Di Camillo, che sono due persone che hanno fatto un po’ la storia del digitale italiano, e quindi noi abbiamo un background fortemente legato al digitale e, ad oggi, giusto per darti qualche numero, per far capire un po’ la dimensione della nostra azienda, Tannico vende circa 35mila bottiglie al mese e nel 2015 ha venduto circa 4 milioni/4 milioni e mezzo di vino, giusto per far capire la dimensione della nostra enoteca.
Stefano: Fantastico. Senti, voi avete quanti clienti, avevo sentito dire, avete una newsletter?
Riccardo: Noi abbiamo più di 100mila utenti registrati alla nostra newsletter. Chiaramente, non sono tutti clienti, ci piacerebbe molto ma prima o poi lo diventeranno… direi che, intorno ai 20mila clienti, in questi tre anni.
Stefano: 20mila hanno già comprato sulla vostra piattaforma.
Riccardo: Sì.
Stefano: Quindi questo per dare l’idea dell’impatto di Tannico. Senti, partirei però dalla tua storia personale, perché come ti dicevo prima di questa chiacchierata, leggendo sul tuo profilo Linkedin, mi aveva fatto sorridere il fatto che tu scrivi “Riccardo è stato coinvolto nella pianificazione strategica, urbana e politica per le città per un lungo periodo. Dopo si rese conto che era meglio costruire il futuro in un altro modo”. Ecco, dunque sei diventato poi un imprenditore, con dentro questo amore per la startup, evidentemente, però con una forte vocazione tecnologica e col vino dentro. Com’è che si mischia tutta questa cosa?
Riccardo: Ci vorrebbero molto più di trenta minuti, come ci siamo detti pochi istanti fa. Allora,</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Dimmi che bocca hai e ti dirò che vino bevi  – con Sara Spinelli di SemioSensory</title><itunes:title>Dimmi che bocca hai e ti dirò che vino bevi  – con Sara Spinelli di SemioSensory</itunes:title><description><![CDATA[<p>In questa puntata parliamo di percezioni, emozioni e comportamenti dei consumatori del vino con Sara Spinelli di SemioSensory&nbsp;che si occupa proprio di questo e sta conducendo con la Società Italiana di Scienze Sensoriali&nbsp;la ricerca “Italian Taste”&nbsp;sulle preferenze alimentari degli italiani.</p><blockquote>Ci sono persone che sono&nbsp;più sensibili ad un composto che si chiama PROP, che ha un sapore amaro. Alcuni&nbsp;non lo sentono, proprio non sentono nessun sapore. E’ una cosa abbastanza comune… Quelli che&nbsp;invece hanno un indice di sensibilità alto sentono molto più forti tutte le sensazioni: l’amaro, l’astringente, l’acidità e anche il bruciore, quello legato alla sensazione dell’alcol in bocca. Questa sensibilità potrebbe costituire una barriera al consumo.</blockquote><p><br></p><p><em>Note</em></p><p><br></p><p><a href="https://it.linkedin.com/in/saraspinelli" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Sara Spinelli</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.scienzesensoriali.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Società Italiana di Scienze Sensoriali</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.semiosensory.com" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Semiosensory</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.it-taste.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>La ricerca: Italian Taste</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://iisumbertoprimo.it/index.php?method=section&amp;action=zoom&amp;id=162" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Il convegno di psicologia del marketing enologico di Alba</strong></a></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Bentrovati a Wine Internet Marketing. In questa puntata parliamo di percezioni e di emozioni nei comportamenti dei consumatori del vino, di neuromarketing del vino&nbsp;. E ho l’ospite giusta oggi, perché con noi c’è Sara Spinelli. Sara è di Prato, è Dottoressa di ricerca in Discipline Semiotiche all’Università di Bologna, collabora con la Sensory Unit dell’Università di Firenze, a ricerche sul ruolo proprio delle emozioni nella percezione dei prodotti, e sullo sviluppo di metodi per lo studio dei comportamenti dei consumatori. È anche consulente, con SemioSensory, e collabora con la Società Italiana di Scienze Sensoriali, che ha sede a Firenze, e in modo particolare si occupa del progetto Italian Taste.</p><p><br></p><p>Benvenuta, Sara.</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Grazie. Grazie della presentazione, anche.</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Grazie a te, Sara. Dunque, cominciamo proprio da Italian Taste, perché questo è un progetto di ricerca che state portando avanti con la Società Italiana di Scienze Sensoriali, ne parlerai anche ad Alba il prossimo 18 febbraio presso la Scuola Enologica, al secondo convegno di psicologia e marketing enologico. Dicci, Sara, che cos’è Italian Taste?</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Sì. Allora, Italian Taste è un progetto molto grande che abbiamo sviluppato all’interno della Società Italiana di Scienze Sensoriali, è un progetto di ricerca, e vorrei dire anche due parole proprio su come è strutturato, perché penso possa essere interessante, perché è basato sul knowledge sharing, quindi…</p><p><br></p><p>Stefano: Knowledge sharing… quindi la condivisione di conoscenze, giusto?</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Sì. Conoscenze attraverso… noi siamo un’associazione no-profit e abbiamo tanti soci che sono sia nei centri di ricerca nelle università che nelle aziende, in particolare alimentari, e abbiamo voluto trovare un modo di mettere insieme tutte queste competenze, che erano più applicative o più di ricerca, e proprio questo progetto, che ha l’obiettivo di studiare, costruire un grande database sulle preferenze alimentari e le caratteristiche dei consumatori italiani – per questo si...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>In questa puntata parliamo di percezioni, emozioni e comportamenti dei consumatori del vino con Sara Spinelli di SemioSensory&nbsp;che si occupa proprio di questo e sta conducendo con la Società Italiana di Scienze Sensoriali&nbsp;la ricerca “Italian Taste”&nbsp;sulle preferenze alimentari degli italiani.</p><blockquote>Ci sono persone che sono&nbsp;più sensibili ad un composto che si chiama PROP, che ha un sapore amaro. Alcuni&nbsp;non lo sentono, proprio non sentono nessun sapore. E’ una cosa abbastanza comune… Quelli che&nbsp;invece hanno un indice di sensibilità alto sentono molto più forti tutte le sensazioni: l’amaro, l’astringente, l’acidità e anche il bruciore, quello legato alla sensazione dell’alcol in bocca. Questa sensibilità potrebbe costituire una barriera al consumo.</blockquote><p><br></p><p><em>Note</em></p><p><br></p><p><a href="https://it.linkedin.com/in/saraspinelli" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Sara Spinelli</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.scienzesensoriali.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Società Italiana di Scienze Sensoriali</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.semiosensory.com" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Semiosensory</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.it-taste.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>La ricerca: Italian Taste</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://iisumbertoprimo.it/index.php?method=section&amp;action=zoom&amp;id=162" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Il convegno di psicologia del marketing enologico di Alba</strong></a></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Bentrovati a Wine Internet Marketing. In questa puntata parliamo di percezioni e di emozioni nei comportamenti dei consumatori del vino, di neuromarketing del vino&nbsp;. E ho l’ospite giusta oggi, perché con noi c’è Sara Spinelli. Sara è di Prato, è Dottoressa di ricerca in Discipline Semiotiche all’Università di Bologna, collabora con la Sensory Unit dell’Università di Firenze, a ricerche sul ruolo proprio delle emozioni nella percezione dei prodotti, e sullo sviluppo di metodi per lo studio dei comportamenti dei consumatori. È anche consulente, con SemioSensory, e collabora con la Società Italiana di Scienze Sensoriali, che ha sede a Firenze, e in modo particolare si occupa del progetto Italian Taste.</p><p><br></p><p>Benvenuta, Sara.</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Grazie. Grazie della presentazione, anche.</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Grazie a te, Sara. Dunque, cominciamo proprio da Italian Taste, perché questo è un progetto di ricerca che state portando avanti con la Società Italiana di Scienze Sensoriali, ne parlerai anche ad Alba il prossimo 18 febbraio presso la Scuola Enologica, al secondo convegno di psicologia e marketing enologico. Dicci, Sara, che cos’è Italian Taste?</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Sì. Allora, Italian Taste è un progetto molto grande che abbiamo sviluppato all’interno della Società Italiana di Scienze Sensoriali, è un progetto di ricerca, e vorrei dire anche due parole proprio su come è strutturato, perché penso possa essere interessante, perché è basato sul knowledge sharing, quindi…</p><p><br></p><p>Stefano: Knowledge sharing… quindi la condivisione di conoscenze, giusto?</p><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Sì. Conoscenze attraverso… noi siamo un’associazione no-profit e abbiamo tanti soci che sono sia nei centri di ricerca nelle università che nelle aziende, in particolare alimentari, e abbiamo voluto trovare un modo di mettere insieme tutte queste competenze, che erano più applicative o più di ricerca, e proprio questo progetto, che ha l’obiettivo di studiare, costruire un grande database sulle preferenze alimentari e le caratteristiche dei consumatori italiani – per questo si chiama Italian Taste, più il gusto degli Italiani, più che il gusto italiano – e, appunto, abbiamo chiesto ai nostri soci, hanno aderito 22 laboratori in tutta Italia e circa una sessantina di soci e ricercatori, che conducono proprio nei loro laboratori questi test che ci permettono di portare avanti la ricerca, che è strutturata su tre anni e prevede di raccogliere queste informazioni su almeno 3000 soggetti. Quindi è una ricerca molto grande…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: 3000 soggetti, in particolare, quali sono i prodotti che analizzate?</p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Sì, allora, l’interesse è proprio per capire le preferenze alimentari, in generale, degli italiani. Quindi i prodotti che abbiamo considerato all’interno del progetto sono tantissimi e vorrebbero coprire tutti i prodotti a disposizione degli italiani nella loro quotidianità, da quelli più comuni a quelli più rari, più nuovi, più di recente introduzione in Italia.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Per esempio? Facci degli esempi.</p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Certamente abbiamo il vino, visto che siamo in questo contesto, e anche tanti diversi tipi di verdura, tutta la pasta, carne… tutte le diverse categorie di prodotto abbiamo. E raccogliamo dati sia chiedendo sulle preferenze per i prodotti senza assaggiarli, sia abbiamo anche una parte del test in cui le persone proprio assaggiano diverse varianti di prodotti dove ci sono delle variazioni, per delle sensazioni fondamentali, tipo di amaro, di dolce, di acido. Quindi, sullo stesso prodotto ma con delle differenze di sensazione, per vedere appunto se ci sono differenze di percezione di queste variazioni a livello sensoriale.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Quindi i sensi che cercate di tracciare sono il gusto…?</p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Sì. In realtà parte tutto dal gusto, però è un progetto direi multidisciplinare, perché tiene dentro varie prospettive, perché vogliamo da una parte indagare la sensibilità alle sensazioni, in particolare gustative e quelle collegate comunque al gusto, quindi appunto il dolce, l’amaro, l’acido, il salato… poi anche altre come l’astringenza, che sono anche particolarmente importanti per le bevande alcoliche. E, oltre a questo, raccogliamo anche tutta una serie di informazioni che sono invece legate ai tratti psicologici delle persone, quindi ai tratti della personalità, alle attitudini, ai tipi di comportamento, sia in ambito naturale che anche in generale, sono tratti della personalità più generali dell’individuo. Poi raccogliamo delle informazioni genetiche, per vedere la relazione, se c’è, tra predisposizione genetica e lo sviluppo di certe preferenze alimentari e, oltre a questo, abbiamo anche, appunto, per quanto riguarda lo studio delle preferenze, affiancato… raccogliamo alcune informazioni su anche le abitudini di consumo, la frequenza, del consumo di alcuni prodotti che per il gradimento e le preferenze…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Un’indagine molto allargata, molto ambiziosa che tiene dentro diversi campi, appunto, di indagine. Dunque, se ho capito bene mi raccontavi, Sara, siete al primo anno del progetto quindi, ecco, state ancora acquisendo la prima parte dei risultati. Quindi non abbiamo ancora ovviamente su questo dei risultati che sono spendibili, però, ecco, puoi anticiparci qualcosa? Almeno quali sono le cose che vi aspettate di trovare e quali sono le relazioni che state indagando?</p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Sì, in realtà abbiamo finito, proprio questo mese, la raccolta dei dati del primo anno: abbiamo coinvolto 1275 soggetti, quindi persone che sono venute nei nostri laboratori a partecipare a questi test. E quello che ci interessava, di cui appunto ancora non abbiamo i risultati sul nostro studio, però abbiamo delle ipotesi derivate dagli studi precedenti, che riguardano tra l’altro un aspetto che prima non ho menzionato ma che è fondamentale per il progetto, perché quello da cui è stato mostrato il progetto degli ultimi anni è, per esempio, una relazione forte fra delle sensibilità fisiologiche a dei gusti e lo studio di preferenze per dei prodotti alimentari. Per esempio, anche facendo i casi del vino, è stato mostrato in diversi studi che le persone che sono più sensibili ad un composto che si chiama PROP, che ha un sapore amaro… esiste una serie di persone che sentono, mettono in bocca questa sostanza, non la sentono per niente, proprio non sentono nessun sapore, e si chiamano non-taster. Poi invece ci sono un gruppo di persone che sentono in maniera molto forte questa sostanza… è una cosa abbastanza comune, non è una cosa rara, e le persone che hanno questo indice di sensibilità molto alto, quindi sono super-taster, sentono molto più forti tutte le sensazioni. E in particolare, per esempio, anche l’amaro, l’astringente, l’acidità e anche il bruciore, quello legato alla sensazione dell’alcool in bocca quando si beve una bevanda alcolica, lo sentono molto più forte.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok, questo è molto interessante. Quindi ci sono, io e te assaggiamo lo stesso vino e sentiamo, proprio abbiamo dei livelli diciamo quantitativi rispetto all’esperienza sensoriale che abbiamo, che sono differenti…</p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Sì, sì. Potremo non sentirlo nella stessa maniera.</p><p><br></p><p>Stefano: Quindi forse ha ragione anche la mia compagna, quando dice che io ho meno papille gustative di lei, e quindi sento di meno? È una stupidata, oppure c’è del vero?</p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Eh, in generale è vero, anche il numero di papille influisce sulla percezione e l’intensità delle sensazioni, e quindi chi ha meno papille tende a sentire meno, e solitamente tende anche a sviluppare più preferenza per alcuni prodotti che sono un po’ più difficili, perché per esempio, sento l’amaro meno forte e quindi mi piace anche se è più amaro, mentre l’amaro di solito crea una barriera. E quello che ci proponiamo, che ci interesserebbe sapere è… perché si son fatti vari studi che mostrano, per esempio nel caso dell’alcool, uno studio ha mostrato che chi ha più papille tende a consumare meno bevande alcoliche proprio perché le sentirebbe più forti le sensazioni e quindi costituirebbe una barriera al consumo. Però questo è stato fatto su uno studio di un numero molto ridotto di persone, e ovviamente in un determinato paese e non è generalizzabile, e quello che vorremmo fare è mettere in relazione questo innanzitutto in Italia, sui consumatori italiani, e poi anche vedere su un numero più grande di persone, intrecciandole e confrontandole con altre risposte, se questa cosa ha un suo valore, se viene confermato, se è collegato anche ad altri aspetti: dico questo perché, per esempio, quest’anno, proprio all’Università di Firenze è stato fatto uno studio sul caffè, sempre misurando il numero di papille e la sensibilità, quello che ho detto prima, il PROP… per esempio, il caffè è una bevanda ovviamente amara dove l’amaro costituisce di solito una barriera al consumo e che quindi fa non piacere il caffè. Però, per esempio, le persone che avevano un più alto numero di papille, gli piaceva di più il caffè, consumavano più caffè. E questo è stato mostrato, che potrebbe sembrare non la cosa più comune, più facile, quella più intuitiva, anzi è il contrario… tutto questo è legato al fatto che queste persone hanno iniziato a consumare il caffè con lo zucchero, quindi associando la sensazione dell’amaro a quella del dolce, e familiarizzando in questa maniera con l’amaro, con questa sensazione del dolce che è naturalmente apprezzato dalle persone, e che ha fatto sì che hanno sviluppato una preferenza anche più forte di chi ha meno papille, quindi un caso proprio particolare di apprendimento di una sensazione insieme a un’altra, che potrebbe essere il caso anche di alcuni prodotti e bevande alcoliche, dove c’è lo zucchero, per esempio, o lo liofilizzante… non lo sappiamo, precisamente, per questo vorremmo anche indagare.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo. Senti, ma voi riuscite a fare queste cose… allora, tu ci dici che si riescono anche a misurare queste sensazioni, e addirittura le emozioni, no? Che sono anche il tuo campo di indagine e di studio anche precedente a questo progetto che ci hai raccontato. Tu ci dici che è possibile misurare tutto questo, ma poi anche misurare l’emozione del consumatore davanti ad una marca, un’etichetta, un nome, una bottiglia degustata alla cieca… ma, come fate? Cioè, che tipo di rilevatori avete?</p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Sì, io, appunto, mi sono occupata molto degli studi sulle emozioni su prodotti alimentari, e i metodi che abbiamo utilizzato e che abbiamo sviluppato sono metodi qualitativi e quantitativi, nel senso che solitamente viene sviluppato un questionario, abbiamo sviluppato una metodologia che, proprio, cerca di mettere insieme le sensazioni, le proprietà sensoriali diciamo, e le emozioni suscitate dai prodotti. Quindi facciamo una prima fase di interviste con le persone che di solito consumano quella categoria di prodotto, usando delle tecniche particolari, di psicologia, cerchiamo di individuare quali sono le emozioni più fortemente associate a quella categoria di prodotto. E dopo facciamo l’analisi di queste interviste e sviluppiamo un questionario, che viene usato invece su un campione più alto di persone, di modo che possiamo raccogliere dei risultati anche quantitativi, quindi su 200-300 persone e possiamo arrivare a definire dei profili emozionali dei prodotti. E abbiamo fatto questo sia guardando a prodotti proprio… si dice blandi, nel senso che vengono valutati senza la loro confezione originale, senza sapere che marca è, senza sapere niente, ma solamente basandosi sull’esperienza sensoriale nell’assaggiarli; sia invece con prodotti presentati con il loro marchio o con il loro luogo di origine, la loro confezione originale, quindi per vedere le emozioni se erano più legate alle proprietà sensoriali stesse del prodotto, di un tipo particolare di cioccolato, per esempio, o di un aroma, oppure invece quelle che erano più collegate al brand, alla marca o alle confezioni.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok, Sara. Questa cosa mi fa venire in mente anche alcune esperienze, per esempio mi viene in mente quella di Vincenzo Russo, che una volta ha conversato con noi, e quella puntata è disponibile nell’archivio di Wine Internet Marketing, anche lui fa indagini e analisi sensoriali con metodi probabilmente simili ma forse anche diversi rispetto, per esempio, al vino. Le cose che ci racconti hanno una grande attinenza rispetto al mercato, e noi sappiamo che c’è un grande interesse ad individuare delle fasce di consumatori che poi possano essere oggetto di azioni di marketing o di mercato, addirittura nello sviluppo del prodotto. In genere queste fasce si determinano attraverso dei dati socio-demografici, attraverso il profilo reddituale, la capacità di spesa delle persone, l’età, il posto in cui vivono, gli stili di vita, la cultura… ecco, anche voi avete quindi definito dei target, vi agganciate a dei target già definiti nei consumatori, come fate?</p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Ma, ora, per ritornare al progetto Italian Taste, in realtà in questo caso, una delle finalità del progetto è proprio quella di costruire questo database su un numero ampio di persone che fa sì che sia possibile, per esempio, suggerire delle segmentazioni tra i soggetti che non siano poi connessi ai punti che hai elencato, che non sono quelle tradizionalmente usate. Cioè, quello che sarebbe l’interesse, sarebbe andare a vedere le differenze individuali, che di solito vengono eliminate negli studi, come se fossero rumore che dà fastidio all’interpretazione. Invece noi vorremmo proprio focalizzarci su quello e vedere se le differenze individuali a livello, per esempio di sensibilità, di tratti fisiologici come quello che ho detto, le papille, oppure tratti genetici o tratti della personalità… se, considerando questi aspetti sia possibile segmentare i soggetti secondo altre logiche e quindi spiegare, caratterizzare in maniera migliore il consumatore, per esempio il consumatore del vino: com’è caratterizzato dal punto di vista di variabili fisiologiche…?</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi, “dimmi quante papille hai e ti dirò cosa ti piacerà”, un po’ banalizzando insomma…</p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Ammesso che non lo sappiamo, in realtà, se le papille spiegano tutto… perché, quando è stato fatto negli studi precedenti, avevano di solito misurato poche variabili, quindi in realtà non sai se ne misuri di più, se invece può dipendere da altri aspetti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo, certo, diciamo che, ecco, a quel punto lì identificate delle relazioni si può arrivare a prevedere dei comportamenti sulla base, appunto, di alcuni dati di partenza che presenta il consumatore, di tutte questi tipi di variabili che state indagando.</p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Sì, torniamo proprio al punto precedente.</p><p><br></p><p>Stefano: Senti, un’altra cosa che mi avevi detto, parlandomi di questo tuo lavoro, dei tuoi studi, e mi hai detto anche che ci sono prodotti che possono piacere allo stesso modo ma suscitano delle emozioni diverse, magari emozioni entrambe positive… mi dicevi, possiamo bere lo stesso vino e io posso avere un’emozione di sorpresa e tu magari di relax? È così?</p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Sì. Questo è stato trovato in molti studi, su molte diverse categorie di prodotti – alimentari sempre, sto parlando – dove vale sia il discorso che, per esempio, due vini possono piacere allo stesso modo e anche agli stessi soggetti, però possono essere caratterizzati da emozioni diverse. Cioè, per esempio: a me piacciono questi due vini nello stesso modo e allo stesso livello, ma questo mi suscita questo gruppo di emozioni… questo mi rilassa, così, o questo invece mi dà l’idea di qualche cosa di energetico, pieno di vita, di vitalità. E quindi può riguardare un consumatore davanti a due prodotti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo, oppure considerando quanto il consumo del prodotto si stia spostando sull’occasione del prodotto, quindi potrebbe essere interessante definire che appunto, c’è un vino per la sorpresa e il momento di eccitazione, e c’è un vino del relax. Forse sono cose che già, magari in qualche maniera tutti abbiamo provato però, ecco, trovare delle relazioni scientifiche di certo è molto interessante.</p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Questo sicuramente. Anche negli studi che abbiamo fatto, abbiamo cercato di mettere in relazione le proprietà sensoriali del prodotto con le emozioni che suscitano questi prodotti, quindi spesso l’emozione di sorpresa è collegata a delle proprietà sensoriali specifiche del prodotto di quella categoria.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi se abbiamo un appuntamento galante, non prendiamo un vino che ci dà una sensazione di relax, ecco…</p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: Eh infatti! Proprio l’emozione… io ho iniziato a lavorare sulle emozioni lavorando solo sul profilo emozionale dei prodotti, mentre ora ultimamente è sempre insieme allo studio del contesto visto che, appunto, l’avevi accennato, sempre si studia il contesto associato a quelle specifiche emozioni e a quel tipo di prodotto, sono dimensioni proprio molto collegate. E sono anche informazioni importanti, che possono essere spese nella comunicazione dei prodotti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo, è chiaro, giusto. Senti, ti chiedo invece che tipo di relazione c’è tra questi studi che fate e il mondo imprenditoriale, diciamo, del vino italiano? Cioè, che uso fanno, reale, le aziende di queste informazioni? Per il marketing del vino? Esiste una relazione tra queste ricerche e le aziende? C’è, c’è meno che altrove? Sta cominciando…? Cosa succede in Italia?</p><p><br></p><p><br></p><p>Sara: No, certamente sono molto collegate e sono ricerche che sono anche a servizio delle aziende, nel senso che]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/dimmi-che-bocca-hai-e-ti-diro-che-vino-bevi-con-sara-spinelli-di-semiosensory]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1310</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 29 Jan 2016 09:45:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/b70db8be-14cc-4cd8-9deb-e04e38dc644f/wineinternet-29-saraspinelli-semiosensory-mixdown.mp3" length="37940403" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>26:18</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>29</itunes:episode><podcast:episode>29</podcast:episode><itunes:summary>In questa puntata parliamo di percezioni, emozioni e comportamenti dei consumatori del vino con Sara Spinelli di SemioSensory che si occupa proprio di questo e sta conducendo con la Società Italiana di Scienze Sensoriali la ricerca &amp;#8220;Italian Taste&amp;#8221; sulle preferenze alimentari degli italiani.
Ci sono persone che sono più sensibili ad un composto che si chiama PROP, che ha un sapore amaro. Alcuni non lo sentono, proprio non sentono nessun sapore. E&amp;#8217; una cosa abbastanza comune&amp;#8230; Quelli che invece hanno un indice di sensibilità alto sentono molto più forti tutte le sensazioni: l’amaro, l’astringente, l’acidità e anche il bruciore, quello legato alla sensazione dell’alcol in bocca. Questa sensibilità potrebbe costituire una barriera al consumo.
Note
https://it.linkedin.com/in/saraspinelli (Sara Spinelli)
http://www.scienzesensoriali.it (Società Italiana di Scienze Sensoriali)
http://www.semiosensory.com (Semiosensory)
La ricerca: Italian Taste
http://iisumbertoprimo.it/index.php?method=sectionandaction=zoomandid=162 (Il convegno di psicologia del marketing enologico di Alba)
Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

Bentrovati a Wine Internet Marketing. In questa puntata parliamo di percezioni e di emozioni nei comportamenti dei consumatori del vino, di neuromarketing del vino . E ho l’ospite giusta oggi, perché con noi c’è Sara Spinelli. Sara è di Prato, è Dottoressa di ricerca in Discipline Semiotiche all’Università di Bologna, collabora con la Sensory Unit dell’Università di Firenze, a ricerche sul ruolo proprio delle emozioni nella percezione dei prodotti, e sullo sviluppo di metodi per lo studio dei comportamenti dei consumatori. È anche consulente, con SemioSensory, e collabora con la Società Italiana di Scienze Sensoriali, che ha sede a Firenze, e in modo particolare si occupa del progetto Italian Taste.
Benvenuta, Sara.

Sara: Grazie. Grazie della presentazione, anche.

Stefano: Grazie a te, Sara. Dunque, cominciamo proprio da Italian Taste, perché questo è un progetto di ricerca che state portando avanti con la Società Italiana di Scienze Sensoriali, ne parlerai anche ad Alba il prossimo 18 febbraio presso la Scuola Enologica, al secondo convegno di psicologia e marketing enologico. Dicci, Sara, che cos’è Italian Taste?

Sara: Sì. Allora, Italian Taste è un progetto molto grande che abbiamo sviluppato all’interno della Società Italiana di Scienze Sensoriali, è un progetto di ricerca, e vorrei dire anche due parole proprio su come è strutturato, perché penso possa essere interessante, perché è basato sul knowledge sharing, quindi…
Stefano: Knowledge sharing… quindi la condivisione di conoscenze, giusto?

Sara: Sì. Conoscenze attraverso… noi siamo un’associazione no-profit e abbiamo tanti soci che sono sia nei centri di ricerca nelle università che nelle aziende, in particolare alimentari, e abbiamo voluto trovare un modo di mettere insieme tutte queste competenze, che erano più applicative o più di ricerca, e proprio questo progetto, che ha l’obiettivo di studiare, costruire un grande database sulle preferenze alimentari e le caratteristiche dei consumatori italiani – per questo si chiama Italian Taste, più il gusto degli Italiani, più che il gusto italiano – e, appunto, abbiamo chiesto ai nostri soci, hanno aderito 22 laboratori in tutta Italia e circa una sessantina di soci e ricercatori, che conducono proprio nei loro laboratori questi test che ci permettono di portare avanti la ricerca,</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>L’innovazione digitale dell’azienda del vino – con Alessandro D’Annibale di H-Farm</title><itunes:title>L’innovazione digitale dell’azienda del vino – con Alessandro D’Annibale di H-Farm</itunes:title><description><![CDATA[<p>In questa puntata parliamo&nbsp;con&nbsp;Alessandro D’Annibale,&nbsp;responsabile degli hackathon (e degli Hack-Wine) di H-Farm, incubatore nella campagna della tenuta Ca’ Tron ai margini delle province di Treviso e Venezia e uno dei luoghi di riferimento per il digitale, l’innovazione e le startup in&nbsp;Italia. Ma&nbsp;cosa sono gli hackathon e cosa c’entrano col vino? Perché e come le aziende del vino possono trasformarsi col digitale?</p><blockquote><br></blockquote><blockquote>Cosa bisogna fare? Allargare l’impiego del digitale al di fuori dei confini del marketing e della comunicazione verso una trasformazione radicale dei processi che sono tipici di un’azienda.</blockquote><blockquote><br></blockquote><p><em>Note:&nbsp;</em></p><p><br></p><p><a href="https://www.linkedin.com/in/alessandrodannibale" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Alessandro D’Annibale</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.h-farmventures.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>H-farm</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://drinkout.us/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Drinkout</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.eattiamo.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Eattiamo</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.ferraritrento.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Ferrari</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.zonin1821.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Zonin</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://website.allegrini.it/it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Allegrini</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.tommasiwine.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Tommasi</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.luxottica.com/it" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Luxottica</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.technogym.com/it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Technogym</strong></a></p><p><br></p><p>&nbsp;</p><p><br></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Bentrovati, dunque. Oggi parliamo di innovazione a Wine Internet Marketing: una parola abusata, anche nel mondo del vino, se vogliamo. Se ne parla molto nei convegni, se in meno la cosa è praticata nei comportamenti. Per declinare oggi questa innovazione, soprattutto nel mondo del vino, parliamo con Alessandro D’Annibale, che è responsabile di H-ACK, gli hackathon di H-Farm.</p><p><br></p><p>Benvenuto, Alessandro.</p><p><br></p><p>Alessandro: Grazie, ciao a tutti.</p><p><br></p><p>Stefano: Sei responsabile degli H-ACK, che sono delle vere e proprie maratone per hacker di H-Farm, prima di entrare in H-Farm hai collaborato con Depop, un marketplace mobile, poi ti eri occupato anche di editoria, se non sbaglio…</p><p><br></p><p>Alessandro: Sì, sono ancora un giornalista.</p><p><br></p><p>Stefano: Sei ancora un giornalista! Perfetto. Prima di arrivare a parlare di innovazione, abbiamo detto alcune parole: H-Farm, hackathon… partiamo da qui: che cos’è H-Farm, intanto? Raccontaci del posto dove lavori.</p><p><br></p><p>Alessandro: Allora, H-Farm è una piattaforma che è nata per supportare lo sviluppo di modelli di business innovativi. Attualmente, dopo dieci anni di attività, è una realtà che si è evoluta su tre rami, tre ramificazioni: una, che è appunto quella di investire e accelerare progetti innovativi in ambito digitale; la seconda è quella appunto di aiutare le grandi aziende del nostro territorio nella fase di trasformazione digitale, per cui di supportarli con tutta una serie di servizi in questo senso; terza strada anche di formare non solo le nuove generazioni, ma anche le persone che già operano nel mondo del lavoro e all’interno di aziende attive che appunto vogliono seguire a loro volta un processo di trasformazione...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>In questa puntata parliamo&nbsp;con&nbsp;Alessandro D’Annibale,&nbsp;responsabile degli hackathon (e degli Hack-Wine) di H-Farm, incubatore nella campagna della tenuta Ca’ Tron ai margini delle province di Treviso e Venezia e uno dei luoghi di riferimento per il digitale, l’innovazione e le startup in&nbsp;Italia. Ma&nbsp;cosa sono gli hackathon e cosa c’entrano col vino? Perché e come le aziende del vino possono trasformarsi col digitale?</p><blockquote><br></blockquote><blockquote>Cosa bisogna fare? Allargare l’impiego del digitale al di fuori dei confini del marketing e della comunicazione verso una trasformazione radicale dei processi che sono tipici di un’azienda.</blockquote><blockquote><br></blockquote><p><em>Note:&nbsp;</em></p><p><br></p><p><a href="https://www.linkedin.com/in/alessandrodannibale" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Alessandro D’Annibale</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.h-farmventures.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>H-farm</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://drinkout.us/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Drinkout</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.eattiamo.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Eattiamo</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.ferraritrento.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Ferrari</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.zonin1821.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Zonin</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://website.allegrini.it/it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Allegrini</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.tommasiwine.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Tommasi</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.luxottica.com/it" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Luxottica</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.technogym.com/it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Technogym</strong></a></p><p><br></p><p>&nbsp;</p><p><br></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Bentrovati, dunque. Oggi parliamo di innovazione a Wine Internet Marketing: una parola abusata, anche nel mondo del vino, se vogliamo. Se ne parla molto nei convegni, se in meno la cosa è praticata nei comportamenti. Per declinare oggi questa innovazione, soprattutto nel mondo del vino, parliamo con Alessandro D’Annibale, che è responsabile di H-ACK, gli hackathon di H-Farm.</p><p><br></p><p>Benvenuto, Alessandro.</p><p><br></p><p>Alessandro: Grazie, ciao a tutti.</p><p><br></p><p>Stefano: Sei responsabile degli H-ACK, che sono delle vere e proprie maratone per hacker di H-Farm, prima di entrare in H-Farm hai collaborato con Depop, un marketplace mobile, poi ti eri occupato anche di editoria, se non sbaglio…</p><p><br></p><p>Alessandro: Sì, sono ancora un giornalista.</p><p><br></p><p>Stefano: Sei ancora un giornalista! Perfetto. Prima di arrivare a parlare di innovazione, abbiamo detto alcune parole: H-Farm, hackathon… partiamo da qui: che cos’è H-Farm, intanto? Raccontaci del posto dove lavori.</p><p><br></p><p>Alessandro: Allora, H-Farm è una piattaforma che è nata per supportare lo sviluppo di modelli di business innovativi. Attualmente, dopo dieci anni di attività, è una realtà che si è evoluta su tre rami, tre ramificazioni: una, che è appunto quella di investire e accelerare progetti innovativi in ambito digitale; la seconda è quella appunto di aiutare le grandi aziende del nostro territorio nella fase di trasformazione digitale, per cui di supportarli con tutta una serie di servizi in questo senso; terza strada anche di formare non solo le nuove generazioni, ma anche le persone che già operano nel mondo del lavoro e all’interno di aziende attive che appunto vogliono seguire a loro volta un processo di trasformazione delle loro competenze. Per cui di accompagnarli, ecco, in questo senso, nella trasformazione digitale delle loro competenze.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok, d’accordo. E tu, in modo particolare ti occupi di hackathon… raccontaci un po’ che cosa sono questi hackathon, anche perché in modo particolare ne avete realizzati anche nel vino, ed è da qui che poi partirei con la nostra conversazione. Che cosa sono?</p><p><br></p><p>Alessandro: Allora, è un format, quello degli hackathon, diciamo che non è nostro proprietario ma è un format che è nato alla fine degli anni Novanta negli Stati Uniti, ovviamente all’interno dell’area della Silicon Valley, e che nasce come una sorta di raduno/maratona, in genere durano dalle 24 alle 54 ore, sono delle maratone durante le quali programmatori ed informatici si incontrano per lavorare su un software già esistente e sviluppare qualcosa di nuovo a partire proprio da quel software. Chiaramente sono sponsorizzati dall’azienda organizzatrice, che non solo vuole entrare in contatto con delle teste e dei talenti che possono ovviamente lavorare per loro, ma anche innovarsi e innovare i propri prodotti. Quello che chiaramente è successo negli anni, è che questo format si sia spontaneamente diffuso in maniera enorme, a livello globale, e noi come H-Farm, in particolare come nostra prima pelle che un po’ quella di incubatori di impresa, abbiamo sempre ospitato hackathon all’interno del nostro quartier generale, fino al momento in cui, nel 2013, quasi due anni e mezzo fa ormai, abbiamo deciso sostanzialmente di organizzare degli hackathon che fossero in grado di rispondere alle esigenze di mercato e anche andare incontro alla digitalizzazione delle aziende, per cui abbiamo un po’ preso questo format e cercato di adattarlo alle esigenze delle aziende, alle esigenze molto spesso concrete, di base, in questo processo di trasformazione digitale, e abbiamo lanciato un’evoluzione, in un certo senso, di questo format che risponde al nome di H-ACK, con l’h davanti, come in tutte le nostre iniziative, che è appunto volta a sottolineare la centricità dell’uomo e dello Human che c’è davanti alla nostra stessa realtà, e poi chiaramente nella logica di portare attenzione sul mercato e su quello di cui le aziende hanno realmente bisogno.</p><p><br></p><p>Stefano: Senti, perché c’è bisogno di questo approccio che usate voi negli hackathon? Cioè, di mettere insieme delle persone, anche con background differenti, di farle lavorare in questa maniera…</p><p><br></p><p>Alessandro: Beh, sicuramente uno dei vantaggi maggiori, che derivano dal fatto di riuscire a far contaminare l’esperienza di persone diverse, con background diversi, è proprio nella spinta creativa che si ottiene, e dall’altra parte anche dalla capacità di rimettere insieme delle competenze che sono quasi sempre provenienti dal settore di riferimento, con delle competenze diverse, come quella informatica, oppure quella di design, che i ragazzi solitamente hanno, partecipano, hanno e vogliono appunto mettere in gioco, per cui è proprio in questa miscela di creatività e di competenze complementari che c’è una buona riuscita dell’hackathon dal nostro punto di vista. Poi, quello che noi abbiamo cercato di fare, sostanzialmente era di lavorare a degli hackathon che avessero dei team, dei gruppi di lavoro con un format molto simile a quello di una startup, per cui è come se un’azienda che decide di partecipare ad un hackathon avesse davanti tante piccole startup pronte a lavorare sul brief, sulla sfida che hanno lanciato.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Ci vuoi raccontare chi aveva partecipato, a questi hackathon del vino, in modo particolare?</p><p><br></p><p>Alessandro: Sì, sì. Beh, assolutamente. La prima edizione dell’hackathon che abbiamo organizzato con il vino è stata un’edizione che ha visto come protagonisti Allegrini, Ferrari, e la stessa Vinitaly, che è poi diventata partner con Vinitaly International della nostra iniziativa, ed è un’edizione che è stata, in un certo senso, una scommessa, perché effettivamente è stata una delle prime in assoluto, a livello globale, organizzata sul vino, ed è in assoluto, dal mio punto di vista, anche una di quelle che ha dato dei riscontri più importanti proprio, appunto, anche in un certo senso, nella… come si può dire, contrapposizione naturale che c’è tra un settore così, passatemi il termine, “tradizionale”, dal punto di vista, almeno diciamo dell’immaginario, no, che le persone hanno di questo mondo, e dall’altra parte, degli ingredienti e degli strumenti che il digitale può mettere a disposizione in questo settore. Tant’è che poi, uno dei progetti che si era messo più in mostra durante la prima edizione, è diventato una delle startup che H-Farm ha deciso di accelerare, rispondendo al nome di Drinkout, che è un progetto nato proprio, diciamo, dai risultati di quell’hackathon, da uno dei gruppi di lavoro che poi, anche se non era stato direttamente premiato da Vinitaly, ma aveva concorso alla sfida lanciata da Vinitaly, è stato poi accelerato da H-Farm ed è poi diventata una delle nostre startup.</p><p><br></p><p>Stefano: Ricordo quando l’avevate presentato a Vinitaly. Vuoi ricordare cosa fa Drinkout? Così diamo un’idea…</p><p><br></p><p>Alessandro: Drinkout, intanto, ha, sostanzialmente, da una parte risposto alla sfida che Vinitaly aveva lanciato, una sfida appunto volta ad individuare un modo per far tornare il vino ad essere “una bevanda sexy”, cito testualmente le parole di Stevie Kim, di Vinitaly International, quando aveva lanciato questa sfida tra i giovani, per cui la logica è stata proprio quella di individuare una soluzione che utilizzasse un linguaggio tecnologico per far parlare quel tipo di linguaggio al vino. E la logica con cui è nata Drinkout è proprio quella di poter mettere in contatto persone diverse, conoscere persone che non conosciamo, ma che possano avere dei gusti simili al nostro, attraverso il vino e il gesto dell’offrire da bere, per cui poi la potenzialità che ha Drinkout è da una parte quella di permettere, ovviamente, a persone che non si conoscono, ma che sono simili, di entrare in contatto con quello che una volta si faceva, mandando la bottiglia, offrendo un bicchiere di vino ad una persona, all’interno dello stesso locale per conoscerla, per cui usa la tecnologia e in particolare, i proximity marketing in generale, quel tipo di soluzioni, e poi, dall’altra parte…</p><p><br></p><p>Stefano: Soluzioni quindi che consentono a persone che sono nello stesso spazio, che comunque sono vicini, ok…</p><p><br></p><p>Alessandro: Di entrare in contatto tra di loro attraverso il Bluetooth, sostanzialmente, grazie a delle antenne Bluetooth che sono posizionate nel locale, di farle incontrare… e poi, dall’altra parte, sempre attraverso il Bluetooth, permette di far conoscere novità, promozioni, nuovi prodotti, alle persone che si trovano in quell’area, in quella città per la prima volta sempre attraverso il suggerimento tramite le notifiche che normalmente si ricevono sullo smartphone tramite le applicazioni. Per cui ha un duplice valore: da una parte quello sociale, dall’altra parte quello più commerciale, legato proprio al suggerimento dei nuovi prodotti e all’autopromozione dei locali che aderiscono a Drinkout.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok, quindi da una parte tenta anche di creare una base sociale importante, una comunità a cui poi magari anche far passare dei messaggi. Ti volevo chiedere una cosa: adesso si parla anche molto di questo proximity marketing… magari poi dopo parliamo anche di altre due startup, di un’altra startup anche nel mondo Food, di cui ho saputo che avete presentato… Al di là della startup, volevo parlare con te, in questa conversazione, un po’ del tema dell’innovazione, perché molto spesso il tema dell’innovazione sembra talvolta ridursi ai nuovi tipi di comunicazione: in realtà si tratta di un approccio ben più complesso, tant’è che ragionando prima di questa intervista con te, mi dicevi “Forse dobbiamo parlare di trasformazione digitale di un’impresa”. Ecco, per parlare di&nbsp;innovazione digitale dell’azienda del vino, vuoi chiarirci meglio questo concetto?</p><p><br></p><p>Alessandro: Sì, quello che noi stiamo in un certo senso portando avanti come missione, passami il termine, ma comunque è anche un po’ la logica che muove i servizi che sono all’interno di quella che noi chiamiamo “industry”, cioè l’area dedicata alla trasformazione digitale, è proprio quello di vivere il momento dell’hackathon innanzitutto come uno dei primi passi della trasformazione digitale, ma comunque come uno dei gradini che l’azienda percorre nel momento in cui decide di percorrere un percorso di trasformazione in questo senso, però quello che noi cerchiamo di fare è di allargare questo ragionamento e questa trasformazione al di fuori dei confini del marketing e della comunicazione verso proprio la trasformazione radicale dei processi che sono tipici di un’azienda. Per cui, quello che noi facciamo è proprio lavorare in profondità insieme all’azienda e lanciare, hackathon dopo hackathon, delle sfide poi che sono sempre più, diciamo, strategiche rispetto al business di un’azienda. Siamo reduci da un hackathon organizzato i primi di dicembre con Luxottica, che ha chiesto ai partecipanti di evolvere l’occhiale attraverso tutte le soluzioni che la tecnologia e la sensoristica moderna, attuale, possano effettivamente percorrere… la logica è stata proprio quella di lavorare sul prodotto più importante per Luxottica, chiaramente l’occhiale, e immaginarlo in maniera evoluta e diversa da quello che è ad oggi, per cui chiaramente lì si va addirittura a toccare gli argomenti così strategici, tanto addirittura da avere delle edizioni di hackathon che hanno dei livelli di riservatezza molto elevati, che vengono svelati solamente dopo la realizzazione dell’hackathon.</p><p><br></p><p>Stefano: Senti, Luxottica per l’ottica, Zonin, ci hai detto, per il vino… uno dei temi, uno dei nodi dell’innovazione è spesso dato dalla difficoltà, soprattutto delle aziende medie e piccole, di accedere a questa pratica dell’innovazione, o comunque di investire, per esempio, in ricerca e sviluppo, e anche in questo modo innovativo che ci stai raccontando tu. Solo i grandi nomi, o solo le grandi imprese come sembra, possono accedere a questo tipo di sviluppo o…? Tu come la vedi?</p><p><br></p><p>Alessandro: Mah, io credo che da un certo punto di vista maggiore nella dimensione dell’azienda ma anche in un certo senso la complessità dei processi che ci sono dietro, chiaramente, anche se c’è una scalabilità molto elevata di questo tipo di business, però comunque c’è anche una trasformazione importante da mettere in campo nei processi che ci sono dietro, a partire dal cambiamento degli strumenti che vengono utilizzati internamente, per cui è evidente, in un certo senso, che le aziende più grandi possano essere più veloci e possano avere anche le facoltà economiche per mettere in campo più rapidamente questo tipo di cambiamenti, per cui è sicuramente più accessibile questo tipo di progetti per aziende importanti della dimensione che hai citato tu, tipo Santa Margherita anche, mi viene in mente, che ha partecipato all’ultima edizione dell’hackathon sul vino… è chiaro che, però, questo è un processo che parte molto più lontano, per cui, puoi avere di fronte un’azienda molto piccola ma che comunque è già molto evoluta proprio perché da fuori, le persone che ci lavorano, le nuove generazioni che prendono in mano le sorti di quell’azienda, sono delle generazioni già digitalizzate, quindi, chiaramente, questo processo diventa più facile, più veloce, paradossalmente potresti avere di fronte un’azienda molto piccola che fa poche bottiglie, ma che comunque è già fortemente digitalizzata, o comunque va già in una direzione molto interessante.</p><p><br></p><p>Stefano: Quindi i fattori decisivi quali sono?</p><p><br></p><p>Alessandro: Il fattore economico, diciamo che riduce i tempi, ecco, sicuramente.</p><p><br></p><p>Stefano: Il fattore economico riduce i tempi, quindi è un facilitatore alla cultura aziendale, il fatto anche tu dici delle giovani generazioni, in questo sono ovviamente più avvantaggiati…</p><p><br></p><p>Alessandro: Beh, già sicuramente avere un’anagrafe molto bassa, internamente all’azienda, è sicuramente qualcosa che può essere assolutamente determinante e può portare ad avere un approccio completamente diverso. Io guarda, devo essere sincero: ci è capitato di tutto in queste 25 edizioni dell’hackathon; ci è anche capitato anche molto spesso di avere davanti imprenditori molto giovani ma scarsamente ricettivi. Io mi ricordo il caso di Tommasi, invece, in cui, anagraficamente avevamo di fronte una persona che aveva tutte le esperienze e la storia del marchio sulle spalle, ma comunque una prontezza, anche se magari non c’era tutta una preparazione, una prontezza nel saper recepire un appuntamento come quello e le soluzioni che non ho visto in ragazzi di vent’anni.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok, diciamo così: spesso si riscontra, magari, una tendenza a muoversi in una maniera innovativa nei più giovani, ma non è affatto detto: non è conditio sine qua non né sufficiente l’essere giovani per, insomma, approcciare l’innovazione.</p><p><br></p><p>Alessandro: Assolutamente sì.</p><p><br></p><p>Stefano: Quindi, ecco, senti, vuoi raccontarci anche qualcosa di voi? Voi cosa fate? Qual è la prima cosa che fate quando un’azienda viene da voi e dice “Vorrei partecipare a un vostro programma”, insomma, tu adesso ci hai parlato dell’hackathon, poi voi avete anche molti altri formati, o insomma, altre modalità con cui voi coinvolgete le aziende nei vostri programmi…</p><p><br></p><p>Alessandro: Guarda, diciamo che indipendentemente dalla complessità dell’attività che abbiamo davanti, o del processo che andremo ad innescare successivamente, c’è a monte un lavoro, diciamo, di conoscenza e di assessment importante, per cui quello che noi facciamo è raccogliere quante più informazioni possibili e quanto più rapidamente possibile sull’azienda che abbiamo di fronte e dire indipendentemente dall’azienda, conoscendo e intervistando e andando a farci raccontare come l’azienda lavora, dai protagonisti dell’azienda stessa, a tutti i livelli: da chi si occupa della produzione fino alla vendita e all’amministratore delegato direttamente. Chiaramente questo è un periodo più o meno lungo in base alle dimensioni dell’azienda e alla rapidità con cui queste risposte ci vengono date e da quello, a livelli diversi e in modi diversi, cominciamo a definire quello che può essere questo percorso di trasformazione digitale, scrivendo una vera e propria road map che l’azienda poi può percorrere o meno con noi, ma che comunque è un po’ la nostra ricetta, la nostra soluzione.</p><p><br></p><p>Stefano: Ecco diciamo: tutta l’azienda è coinvolta a tutti i livelli, necessariamente…</p><p><br></p><p>Alessandro: Sì, sì, questo per forza, assolutamente.</p><p><br></p><p>Stefano: Quindi non c’è mai una visione dall’alto…</p><p><br></p><p>Alessandro: No, no. Infatti ci sono dei percorsi che sono comunque più, in un certo senso, diciamo, legati a delle modalità di co-progettazione, per cui lo spunto, l’impulso, viene dall’interno e le persone che lavorano in azienda insieme alle nostre lavorano per definire questo percorso e per cambiare, trasformare l’azienda, ma dall’altra parte ci sono anche dei momenti in cui l’azienda guarda verso l’esterno con questi format dell’innovation, come nel caso dell’hackathon, o di programmi di accelerazione dedicati, come quello che stiamo facendo con Technogym, che ormai è alla terza edizione, dove appunto l’azienda sfrutta il programma dell’accelerazione di H-Farm per portare dei progetti che ritiene interessanti su un livello più alto e nella traiettoria del suo business, per cui sfrutta il nostro lavoro proprio per poter investire, e acquisire magari, dei business innovativi che vengono dall’esterno, che vengono...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/linnovazione-digitale-dellazienda-del-vino-con-alessandro-dannibale-di-h-farm]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1280</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 14 Jan 2016 15:43:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/b808b853-b65c-4d50-a6c9-294a610dca2d/wineinternet-28-alessandrodannibale-hfarm-ok-mixdown.mp3" length="35152417" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>24:22</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>28</itunes:episode><podcast:episode>28</podcast:episode><itunes:summary>In questa puntata parliamo con Alessandro D’Annibale, responsabile degli hackathon (e degli Hack-Wine) di H-Farm, incubatore nella campagna della tenuta Ca&amp;#8217; Tron ai margini delle province di Treviso e Venezia e uno dei luoghi di riferimento per il digitale, l’innovazione e le startup in Italia. Ma cosa sono gli hackathon e cosa c’entrano col vino? Perché e come le aziende del vino possono trasformarsi col digitale?

Cosa bisogna fare? Allargare l&amp;#8217;impiego del digitale al di fuori dei confini del marketing e della comunicazione verso una trasformazione radicale dei processi che sono tipici di un’azienda.

Note: 
https://www.linkedin.com/in/alessandrodannibale (Alessandro D&amp;#8217;Annibale)
http://www.h-farmventures.com/ (H-farm)
http://drinkout.us/ (Drinkout)
http://www.eattiamo.com/ (Eattiamo)
http://www.ferraritrento.it/ (Ferrari)
http://www.zonin1821.it/ (Zonin)
http://website.allegrini.it/it/ (Allegrini)
http://www.tommasiwine.it/ (Tommasi)
http://www.luxottica.com/it (Luxottica)
http://www.technogym.com/it/ (Technogym)
 
Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

Stefano: Bentrovati, dunque. Oggi parliamo di innovazione a Wine Internet Marketing: una parola abusata, anche nel mondo del vino, se vogliamo. Se ne parla molto nei convegni, se in meno la cosa è praticata nei comportamenti. Per declinare oggi questa innovazione, soprattutto nel mondo del vino, parliamo con Alessandro D’Annibale, che è responsabile di H-ACK, gli hackathon di H-Farm.
Benvenuto, Alessandro.
Alessandro: Grazie, ciao a tutti.
Stefano: Sei responsabile degli H-ACK, che sono delle vere e proprie maratone per hacker di H-Farm, prima di entrare in H-Farm hai collaborato con Depop, un marketplace mobile, poi ti eri occupato anche di editoria, se non sbaglio…
Alessandro: Sì, sono ancora un giornalista.
Stefano: Sei ancora un giornalista! Perfetto. Prima di arrivare a parlare di innovazione, abbiamo detto alcune parole: H-Farm, hackathon… partiamo da qui: che cos’è H-Farm, intanto? Raccontaci del posto dove lavori.
Alessandro: Allora, H-Farm è una piattaforma che è nata per supportare lo sviluppo di modelli di business innovativi. Attualmente, dopo dieci anni di attività, è una realtà che si è evoluta su tre rami, tre ramificazioni: una, che è appunto quella di investire e accelerare progetti innovativi in ambito digitale; la seconda è quella appunto di aiutare le grandi aziende del nostro territorio nella fase di trasformazione digitale, per cui di supportarli con tutta una serie di servizi in questo senso; terza strada anche di formare non solo le nuove generazioni, ma anche le persone che già operano nel mondo del lavoro e all’interno di aziende attive che appunto vogliono seguire a loro volta un processo di trasformazione delle loro competenze. Per cui di accompagnarli, ecco, in questo senso, nella trasformazione digitale delle loro competenze.
Stefano: Ok, d’accordo. E tu, in modo particolare ti occupi di hackathon… raccontaci un po’ che cosa sono questi hackathon, anche perché in modo particolare ne avete realizzati anche nel vino, ed è da qui che poi partirei con la nostra conversazione. Che cosa sono?
Alessandro: Allora, è un format, quello degli hackathon,</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come creare un’azienda vitivinicola nella tenuta di famiglia e finire sul Guardian – con Camilla Rossi Chauvenet di Massimago</title><itunes:title>Come creare un’azienda vitivinicola nella tenuta di famiglia e finire sul Guardian – con Camilla Rossi Chauvenet di Massimago</itunes:title><description><![CDATA[<p>Per il vino italiano si parla spesso di sfida dell’innovazione mentre è assai più raro trovare degli esempi di innovazione, di startup del vino, di giovani alla guida delle aziende del settore. Nell’ultima puntata dell’anno a Wine Internet Marketing Podcast parliamo con Camilla Rossi-Chauvenet di Massimago che The Guardian ha segnalato tra le aziende più innovative del Valpolicella. Ci racconta il suo modo di creare un’azienda vitivinicola nella tenuta di famiglia.</p><blockquote>Ho pensato a un Amarone più verticale di quello che siamo abituati a conoscere. Ma la mia sfida è comunicare che la campagna è sexy e trasformare la cantina in luogo di ritrovo. Io per prima avevo considerato la campagna noiosa, e quindi per prima mi ero resa conto che era difficilissimo comunicare, anche banalmente ai miei amici o alle persone che conoscevo, che il mio era un lavoro bellissimo e che la cantina è un posto da vivere. Questa cosa si può fare&nbsp;solo coinvolgendo&nbsp;le persone, spingendole a provare un’esperienza fisica.</blockquote><p><br></p><p><a href="https://twitter.com/Massimago" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Camilla Camilla Rossi-Chauvenet</strong></a></p><p><br></p><p><strong> </strong><a href="http://massimago.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Massimago</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.theguardian.com/travel/2013/apr/04/italy-valpolicella-verona-wine-route" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Massimago su The Guardian</strong></a></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Bentrovati, dunque. Si dice spesso che una delle sfide del vino è di innovare, di essere giovane, di saper parlare ai giovani. Per questo, oggi, credo che a Wine Internet Marketing abbiamo proprio la persona giusta. Perché oggi parliamo con Camilla Rossi-Chauvenet di Massimago, che anche il Guardian ha segnalato tra le aziende più innovative del Valpolicella.</p><p><br></p><p><br></p><p>Benvenuta, Camilla.</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Grazie, grazie!</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ciao Camilla. Allora, dico due cose di te, che leggo, insomma, sei nata a Verona nel 1984, quindi sei giovanissima, hai studiato Scienze e tecnologie agrarie a Padova, al Politécnico di Madrid e all’École nationale supérieure agronomique di Montpellier. Poi hai trasformato la tenuta di famiglia, appunto, in Valpolicella, in un’azienda vinicola nel 2003… è corretto? Quando avevi solo 20 anni?</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Sì. Corretto, corretto.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Allora, intanto Camilla… ti ho sentito raccontarti, presentarti come “una contadina in una famiglia di avvocati”, è così, giusto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Sì, è così. Nella mia famiglia sono quasi tutti astemi, quindi il mondo del vino era molto lontano…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Astemi, addirittura!</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Sì, sì. Poi adesso tutti si sono un po’ lasciati trasportare e quindi in questo momento stanno facendo un corso di sommelier, e quindi li ho convertiti, sono riuscita a convertirli! Però anch’io, anche la mia storia inizia quando avevo 18 anni, proprio grazie ad un corso di sommelier, quindi ho frequentato l’AIS e un po’ per curiosità, ero fanatica, proprio di profumi, quindi non vedevo l’ora di poter capire qualcosa in più sul vino, e il corso di sommelier, poi, è stata la porta che si è spalancata e mi ha trascinata poi nel mondo del vino. Quindi, sai, a 18 anni, quando non sai bene poi cosa sarà della tua vita, il fatto di fare un corso così, per me è stato veramente molto affascinante, e poi mi ha aiutato anche nella scelta dell’università, quindi dove avrei studiato e che cosa avrei fatto poi nella vita.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi, a 18 anni avevi già in mente il vino, in quel periodo lì, dopo il corso di sommelier...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Per il vino italiano si parla spesso di sfida dell’innovazione mentre è assai più raro trovare degli esempi di innovazione, di startup del vino, di giovani alla guida delle aziende del settore. Nell’ultima puntata dell’anno a Wine Internet Marketing Podcast parliamo con Camilla Rossi-Chauvenet di Massimago che The Guardian ha segnalato tra le aziende più innovative del Valpolicella. Ci racconta il suo modo di creare un’azienda vitivinicola nella tenuta di famiglia.</p><blockquote>Ho pensato a un Amarone più verticale di quello che siamo abituati a conoscere. Ma la mia sfida è comunicare che la campagna è sexy e trasformare la cantina in luogo di ritrovo. Io per prima avevo considerato la campagna noiosa, e quindi per prima mi ero resa conto che era difficilissimo comunicare, anche banalmente ai miei amici o alle persone che conoscevo, che il mio era un lavoro bellissimo e che la cantina è un posto da vivere. Questa cosa si può fare&nbsp;solo coinvolgendo&nbsp;le persone, spingendole a provare un’esperienza fisica.</blockquote><p><br></p><p><a href="https://twitter.com/Massimago" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Camilla Camilla Rossi-Chauvenet</strong></a></p><p><br></p><p><strong> </strong><a href="http://massimago.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Massimago</strong></a></p><p><br></p><p><a href="http://www.theguardian.com/travel/2013/apr/04/italy-valpolicella-verona-wine-route" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Massimago su The Guardian</strong></a></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>Bentrovati, dunque. Si dice spesso che una delle sfide del vino è di innovare, di essere giovane, di saper parlare ai giovani. Per questo, oggi, credo che a Wine Internet Marketing abbiamo proprio la persona giusta. Perché oggi parliamo con Camilla Rossi-Chauvenet di Massimago, che anche il Guardian ha segnalato tra le aziende più innovative del Valpolicella.</p><p><br></p><p><br></p><p>Benvenuta, Camilla.</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Grazie, grazie!</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ciao Camilla. Allora, dico due cose di te, che leggo, insomma, sei nata a Verona nel 1984, quindi sei giovanissima, hai studiato Scienze e tecnologie agrarie a Padova, al Politécnico di Madrid e all’École nationale supérieure agronomique di Montpellier. Poi hai trasformato la tenuta di famiglia, appunto, in Valpolicella, in un’azienda vinicola nel 2003… è corretto? Quando avevi solo 20 anni?</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Sì. Corretto, corretto.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Allora, intanto Camilla… ti ho sentito raccontarti, presentarti come “una contadina in una famiglia di avvocati”, è così, giusto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Sì, è così. Nella mia famiglia sono quasi tutti astemi, quindi il mondo del vino era molto lontano…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Astemi, addirittura!</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Sì, sì. Poi adesso tutti si sono un po’ lasciati trasportare e quindi in questo momento stanno facendo un corso di sommelier, e quindi li ho convertiti, sono riuscita a convertirli! Però anch’io, anche la mia storia inizia quando avevo 18 anni, proprio grazie ad un corso di sommelier, quindi ho frequentato l’AIS e un po’ per curiosità, ero fanatica, proprio di profumi, quindi non vedevo l’ora di poter capire qualcosa in più sul vino, e il corso di sommelier, poi, è stata la porta che si è spalancata e mi ha trascinata poi nel mondo del vino. Quindi, sai, a 18 anni, quando non sai bene poi cosa sarà della tua vita, il fatto di fare un corso così, per me è stato veramente molto affascinante, e poi mi ha aiutato anche nella scelta dell’università, quindi dove avrei studiato e che cosa avrei fatto poi nella vita.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi, a 18 anni avevi già in mente il vino, in quel periodo lì, dopo il corso di sommelier hai detto “io farò il vino” …</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Sì! Ero un po’ spaventata, l’ammetto, perché il mondo del vino è così… enorme: è un po’ come entrare in una libreria e sai esattamente che non riuscirai a finire tutti i libri, perché ogni anno, ogni giorno escono migliaia di libri nuovi. E la stessa cosa è il mondo del vino, nel senso che ti senti inerme, sai di essere profondamente ignorante… io poi, che venivo da una famiglia di astemi era forse anche più complesso, quindi ero stregata e allo stesso tempo un po’ anche spaventata da questo mondo, però poi, un po’ alla volta, grazie agli studi, ma soprattutto a varie conoscenze, studi approfonditi, magari nel mondo del vino, poi ho parlato con altri colleghi, quindi, un po’ alla volta… però, ti assicuro, che non è stata una passeggiata, soprattutto all’inizio, quando non sai esattamente qual è neanche la quotidianità di un produttore di vino, no? Quindi… sì, ero io e il mezzadro, ci guardavamo negli occhi e dicevamo: “Bene… ora? Che si fa?”, però un po’ alla volta ho capito proprio, anno dopo anno… infatti noi siamo partiti con mille bottiglie quasi per scherzo, c’era già questa…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, ci dicevi intanto “ero io e il mezzadro”: ecco, raccontaci di Massimago all’inizio, poi diciamo anche adesso, che fai i numeri, insomma… dove siete, intanto? Proviamo a spiegarlo meglio.</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Allora, Massimago è a Mezzane di Sotto, quindi nella Valpolicella, io la chiamo la più selvaggia, perché rispetto alla zona classica, che è verso il nord di Verona, Mezzane è più nell’est veronese, e quindi è una zona che è ancora inalterata dal punto di vista anche paesaggistico, quindi ci sono meno fabbriche… cioè, è puramente agricola, è una valle profondamente agricola e quindi, anche i paesaggi…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Avete la foresta, vicino…</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Sì, sì. Massimago è proprio, probabilmente, l’unica proprietà che ha ancora, lì, nel suo interno, una foresta intatta. E questo per noi è sempre stato un grande valore, perché anche Massimago, tra l’altro, ha una storia incredibile, perché, a partire dalla mia famiglia, dal 1883, ma il suo nome, Massimago, deriva da Maximum Agium, che in latino significa Massimo benessere, beneficio, produttività. E questo è perché è il nome di questa località che rimane intatta, appunto, dall’epoca dei Romani, ed è il nome di questa località da sempre, quindi è interessante come poi anche nella donazione, sia emerso come questo sia in realtà un cru, un unico cru. Poi ci ha portato a come cercare di valorizzare questa tenuta, cercando di mantenere poi, per esempio, l’aspetto mediologico, la sostenibilità, tutti questi… sono state fatte delle scelte legate poi anche al latifondo in sé, nel senso che essendo così chiuso, ci poteva permettere di fare, appunto, il biologico, la sostenibilità vista la distanza dai nostri vicini, e quindi tutta poi una serie di scelte che poi sono state fatte proprio per mantenere e valorizzare questa unicità.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok, dunque, di fatto c’era già una tenuta, ci hai raccontato, perché, ecco… sul Guardian, leggo, hai dichiarato che non è una vecchia, insomma, un old-fashioned winery, no? “Non stavamo cercando di copiare il vino del nonno” … e quindi, quando tu hai cominciato Massimago, questa tenuta che arrivava dalla famiglia, ma che volevi fare una cosa nuova… come si fa a fare una tenuta nuova senza copiare l’idea che arrivava dal vino del nonno?</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: No, guarda, in realtà… ovviamente noi abbiamo avuto un’enorme fortuna a già ereditare questi terreni. Però, come in tutte le start-up, come in tutte le aziende nuove…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: …start-up: è una parola che sentiamo raramente…</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: sì, infatti per me è stata veramente una scelta anche un po’ in controtendenza, perché nel mondo del vino, come ben sappiamo, bisogna ereditare i terreni da nonni, bisnonni… quindi ci vuole una cultura nel vino, ci vuole un’esperienza di almeno cinquanta vendemmie che, se guardiamo, sono cinquanta anni… e quindi, in questo senso, io volevo provare, volevo provarci in ogni caso e dimostrare, non solo a me stessa ma anche ai miei coetanei che sì, ovviamente io, avendo già i terreni era molto più facile, però volevo dimostrare che era possibile, che non solo gli australiani o i neozelandesi potevano creare una cantina da zero. E questo per me era possibile solo creando un’identità forte, quindi avere delle idee chiare, ben chiare in testa.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: E qual è stata quest’identità nuova che hai potuto creare?</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Bravissimo. Per me era intanto… guarda, io ho studiato all’estero, quindi, quando sono tornata poi in Italia, per me, assaggiare l’Amarone Valpolicella è stato un po’ uno shock, perché in Francia i vini sono molto più secchi, molto più minerali, quindi quando sono tornata, l’idea era appunto quella di produrre Amarone, mi sono prima confrontata con i vini del mercato, quindi questi vini molto piacioni… comunque, anche dieci anni fa forse lo erano ancora di più rispetto ad ora. Quindi, la mia idea era, dal punto di vista, poi, del prodotto, creare un prodotto che fosse diverso dagli altri, non volevo fare la follower, quindi cercare di copiare i grandi produttori, e quindi in questo senso volevo creare la mia identità dal punto di vista di prodotto. E quindi ho cercato di assecondare, ovviamente, le caratteristiche identitarie di Massimago, quindi la balsamicità, le spezie, ma anche quest’eleganza che è legata anche ad un vino che non vuole essere piacione, ma vuole essere un vino più verticale, se vogliamo… meno amabile, che forse era un po’ il vino della tradizione, quindi quello che, non so, la Quintarelli, diciamo così…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi oggi Massimago che tipi di vini fa? Avete una gamma piuttosto limitata, direi: poche cose…</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Sì, piuttosto limitata perché, di nuovo, la scelta di non fare, per esempio, il Ripasso, è, anche questa, una scelta un po’ talebana, perché sicuramente il Ripasso in questo momento funziona bene, quindi… eppure, per me il Valpolicella superiore rappresenta un’identità forse maggiore rispetto al Ripasso: è una scelta, ovviamente… ogni produttore fa le sue scelte, però, se parliamo di identità, di vini e di territorio, il Valpolicella superiore, secondo me, rappresenta di più le caratteristiche della Valpolicella… il Ripasso, forse… sì, non è il tipo di prodotto che sicuramente può esprimere le mie idee, ecco, sì.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: E poi, che altri vini fate, giusto per…?</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Noi produciamo Valpolicella, un Valpolicella superiore ed un Amarone. Poi, in questi anni ho sperimentato varie… ho provato a realizzare un Salasso di Valpolicella, quindi un rosè fermo, secco… uno spumante, uno Charmat lungo, di Corvina, otto mesi sui lieviti, quindi un brut – che è il Magò – e poi abbiamo provato a fare anche una Garganega___ (11:26) da 1200 piante di garganega. Però questi sono piccoli numeri, sono un po’ il mio divertissement, che sono poi le etichette che mi hanno aiutata a crescere.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quante bottiglie fate in tutto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Di questi? Pochissimi: di questi, 3000/5000 bottiglie.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: In tutto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: No, no, no, per ogni referenza, però…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: No, dico, Massimago in tutto che numeri ha?</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: In tutto sono più o meno 80mila bottiglie…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: 80mila, ok. Di cui la maggior parte, immagino, Amarone, giusto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Sì. Sì, sì, giusto. Principalmente i vini rossi.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok, quindi ci hai detto di questa identità particolare sui vini, il biologico, ti ho sentito dire anche come metodo, vero, anche…</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Sì, sì, è stata una scelta che abbiamo fatto proprio perché il territorio ce lo permetteva, nel senso che non abbiamo contaminazioni, effetto deriva, perché siamo completamente circondati da valli naturali e da bosco. Poi, l’innovazione, in sé e per sé, non è tanto, appunto, il prodotto perché, come dicevamo, tutti sono in grado di produrre un prodotto diverso, ma l’innovazione, forse, è una visione diversa del prodotto: io ho sempre visto il vino più che come un prodotto, come un mezzo di comunicazione, quindi anche per me, l’aspetto dei social, piuttosto che di altri progetti che stiamo portando avanti, come Sinestesia, come Wine4Thought, quindi…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Che progetti sono?</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Sono dei progetti che proprio cercano di coinvolgere il consumatore, in modo da coinvolgerlo nelle scelte che abbiamo noi in cantina, poi, per esempio, di coinvolgerlo per quanto riguarda l’aspetto didattico… sul nostro sito, vedrai, c’è un video di questa vendemmia del 2015, noi ogni anno cerchiamo di coinvolgere il consumatore, cioè i nostri follower, a seguirci poi nelle varie fasi della vinificazione, e quindi non solo in cantina, quindi in cantina poi quest’anno abbiamo fatto la vendemmia pigiando l’uva con i piedi, come gli altri anni, ma anche al di fuori della cantina, quindi, per esempio a Milano, attraverso Wine4Thought, che è questo progetto, siamo riusciti a coinvolgere anche dei famosi giornalisti come Beppe Severgnini, come la Di__ google, la ___ di twitter… quest’anno, abbiamo riunito queste persone, appunto, che ci seguono a Milano e abbiamo creato una riunione ogni due mesi per parlare di leadership, di come quindi il vino sia un connettore di idee, quindi, per esempio, in queste riunioni, si beveva il vino prima, e non dopo, e si cercava di parlare anche di altri aspetti, quindi la contaminazione con altri mondi, con altri settori: per noi il vino è questo, non è solo… spesso, anche i grandi progetti, i grandi contratti si firmano davanti ad una bottiglia di vino…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi avete avuto metodo in questa cosa… anche come metodo, così, di lavoro, e di racconto di chi siete e di che cosa fate…Un’altra cosa che ti ho sentito dire è “la campagna è sexy”. Ora, Camilla è una ragazza giovane e la potete trovare sui social, quindi è anche più semplice dire questa cosa, ma, in effetti, in quello che ci stai raccontando, nel tentativo di comunicare ad un pubblico anche più giovane, il vino, c’è sicuramente questa necessità di raccontare la campagna come qualcosa di “sexy”, nel senso più ampio del termine… ecco, come si fa a comunicare la campagna come una cosa bella, sexy, o comunque attraente?</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Eh, guarda, è stata la mia prima domanda, nel senso che da quando ho iniziato così, a cimentarmi in questo nuovo progetto, per me era la cosa più importante, forse, no? Proprio perché per prima avevo considerato la campagna noiosa, e quindi per prima mi ero resa conto che era difficilissimo comunicare, ma anche, banalmente, ai miei amici o alle persone che conoscevo, che il mio era un lavoro bellissimo, che era un lavoro pieno di gioia e di soddisfazione, ovviamente anche di grandi sfide. E questo è possibile solo cercando di coinvolgere le persone e facendogli provare un’esperienzialità, cioè un’esperienza fisica: io, spesso, non so, per esempio a Milano, banalmente, quando loro vengono in azienda da me, vedo la sorpresa, non so, vedo nei loro occhi la gioia di poter fruire di questi paesaggi, ma anche dell’esperienza in sé, perché per prima anch’io, da cittadina, quando sono arrivata qui, ho cominciato a capire cosa voleva dire lavorare con le mani, sporcarsi e andare nel campo, fare una fatica fisica, prettamente fisica, e ho capito che in realtà molte persone vorrebbero avere quest’opportunità. Quando si lavora dodici ore al giorno davanti al computer, in una città come Milano piuttosto che anche in città più piccole come Verona o Padova, il fatto di rimanere costantemente chiusi in una stanza, senza la possibilità di poter respirare, di vedere i colori, ma anche solo di sentire i profumi, i suoni, è veramente… ormai non siamo più abituati: io stessa abitavo in una citta, quindi, quando sono arrivata qui sono stata la prima a stupirmi di questi aspetti, quindi per me la cosa più importante non è tanto venire in campagna, perché spesso, quando anche i miei ospiti, quelli che vengono, appunto, nel nostro agriturismo, quando vengono qui, spesso pensano di stufarsi, quindi di non aver nulla da fare. E io, vivendo qui, mi sono accorta che, per esempio, la tv non la guardo più, perché ci sono migliaia di cose da fare, ed è solo vivendo che…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi, insomma, la campagna è sempre noiosa, nel modo in cui si è sempre raccontata, però c’è una voglia e una realtà di recuperare una dimensione forse un po’ più genuina e che è sempre più lontana…</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Sì, sì. Gran parte delle persone che vengono a trovarci, è perché vogliono tornare alle origini. Vogliono capire veramente dove viene vinificato questo vino, da che vigne, da che terreno, quindi c’è una grandissima curiosità anche rispetto al passato, quindi, in generale, il consumatore vuole capire da dove arriva quel vino, come viene fatto, come viene realizzato, e quindi, noi siamo qua per questo: per, anzi, coinvolgerli e trascinarli nel nostro paradiso.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi c’è un consumatore del vino che vuole capire com’è fatto quel vino, e c’è probabilmente qualcuno che è interessato alla campagna, a una dimensione più naturale della vita legata all’eccellenza del lavoro dell’uomo che incontra la natura, che forse attraverso il vino, può incontrare la natura la dimensione, quindi forse quello è un pubblico a cui si riesce a parlare, il vino può parlare in questo modo… sul vostro sito scrivete “Be part of it”: invitate le persone, proprio, attraverso il vostro vino, a riscoprire qual è questa dimensione, almeno sembra arrivare questo tipo di messaggio. E poi, ce lo dicevi anche, avete un agriturismo, e quindi vi interessa proprio che le persone vengano anche lì, per provare…</p><p><br></p><p><br></p><p>Camilla: Sì, assolutamente. Sì, perché nel momento in cui, ovviamente, vengono e si fanno migliaia di chilometri magari per raggiungerci, poi quando arrivano devi offrirgli un servizio che possa permettergli di assaggiare il vino, magari mangiando qualcosa, e questo è importante, perché spesso, nelle cantine in generale, ci si dimentica di offrire magari qualcosa di tipico, quindi dei formaggi locali piuttosto che… spesso le persone non parlano inglese perché non pensano sia necessario, e quindi per noi è importante, invece, fargli capire una dimensione diversa, quindi più… per esempio, i californiani sono bravissimi, i sudafricani sono veramente molto in gamba: sono riusciti a creare dei tour turistici [22:00—-] e noi in Italia siamo un po’ più carenti da questo punto di vista, è per questo che anch’io ho imparato dai californiani, e loro riescono veramente a creare un brand forte, quindi l’aspetto dell’enoturismo è fondamentale, e secondo me abbiamo molto da imparare… </p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: E poi c’è questa cosa, mi dicevi, della California, mi è venuta in mente quando sono stato lì un mese e, non so se anche tu ritrovi questa cosa, visto che tu parli anche di Milano, che un po’ può essere, non so, la San Francisco della Napa Valley, no, anche come distanze, forse, non siamo così lontani. Ed è interessante come, oltre ad un pubblico di turisti, quelli che poi magari fanno anche tantissimi chilometri, questo pubblico un po’ di prossimità che arriva dalle città, appunto, che da San Francisco nel week-end parte e visita le aziende in una maniera anche...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-creare-unazienda-vitivinicola-nella-tenuta-di-famiglia-e-finire-sul-guardian-con-camilla-rossi-chauvenet-di-massimago]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1243</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 31 Dec 2015 10:56:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/d5eaedc2-518c-41c4-bcfc-f0465d062da0/wineinternet-27-camillarossi-massimago-mixdown.mp3" length="49582816" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>34:23</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>27</itunes:episode><podcast:episode>27</podcast:episode><itunes:summary>Per il vino italiano si parla spesso di sfida dell&amp;#8217;innovazione mentre è assai più raro trovare degli esempi di innovazione, di startup del vino, di giovani alla guida delle aziende del settore. Nell&amp;#8217;ultima puntata dell&amp;#8217;anno a Wine Internet Marketing Podcast parliamo con Camilla Rossi-Chauvenet di Massimago che The Guardian ha segnalato tra le aziende più innovative del Valpolicella. Ci racconta il suo modo di creare un&amp;#8217;azienda vitivinicola nella tenuta di famiglia.
Ho pensato a un Amarone più verticale di quello che siamo abituati a conoscere. Ma la mia sfida è comunicare che la campagna è sexy e trasformare la cantina in luogo di ritrovo. Io per prima avevo considerato la campagna noiosa, e quindi per prima mi ero resa conto che era difficilissimo comunicare, anche banalmente ai miei amici o alle persone che conoscevo, che il mio era un lavoro bellissimo e che la cantina è un posto da vivere. Questa cosa si può fare solo coinvolgendo le persone, spingendole a provare un’esperienza fisica.
https://twitter.com/Massimago (Camilla Camilla Rossi-Chauvenet)
 Massimago
http://www.theguardian.com/travel/2013/apr/04/italy-valpolicella-verona-wine-route (Massimago su The Guardian)
Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

Bentrovati, dunque. Si dice spesso che una delle sfide del vino è di innovare, di essere giovane, di saper parlare ai giovani. Per questo, oggi, credo che a Wine Internet Marketing abbiamo proprio la persona giusta. Perché oggi parliamo con Camilla Rossi-Chauvenet di Massimago, che anche il Guardian ha segnalato tra le aziende più innovative del Valpolicella.
Benvenuta, Camilla.
Camilla: Grazie, grazie!
Stefano: Ciao Camilla. Allora, dico due cose di te, che leggo, insomma, sei nata a Verona nel 1984, quindi sei giovanissima, hai studiato Scienze e tecnologie agrarie a Padova, al Politécnico di Madrid e all’École nationale supérieure agronomique di Montpellier. Poi hai trasformato la tenuta di famiglia, appunto, in Valpolicella, in un’azienda vinicola nel 2003&amp;#8230; è corretto? Quando avevi solo 20 anni?
Camilla: Sì. Corretto, corretto.
Stefano: Allora, intanto Camilla… ti ho sentito raccontarti, presentarti come “una contadina in una famiglia di avvocati”, è così, giusto?
Camilla: Sì, è così. Nella mia famiglia sono quasi tutti astemi, quindi il mondo del vino era molto lontano…
Stefano: Astemi, addirittura!
Camilla: Sì, sì. Poi adesso tutti si sono un po’ lasciati trasportare e quindi in questo momento stanno facendo un corso di sommelier, e quindi li ho convertiti, sono riuscita a convertirli! Però anch’io, anche la mia storia inizia quando avevo 18 anni, proprio grazie ad un corso di sommelier, quindi ho frequentato l’AIS e un po’ per curiosità, ero fanatica, proprio di profumi, quindi non vedevo l’ora di poter capire qualcosa in più sul vino, e il corso di sommelier, poi, è stata la porta che si è spalancata e mi ha trascinata poi nel mondo del vino. Quindi, sai, a 18 anni, quando non sai bene poi cosa sarà della tua vita, il fatto di fare un corso così, per me è stato veramente molto affascinante, e poi mi ha aiutato anche nella scelta dell’università, quindi dove avrei studiato e che cosa avrei fatto poi nella vita.
Stefano: Quindi, a 18 anni avevi già in mente il vino, in quel periodo lì, dopo il corso di sommelier hai detto “io farò il vino” &amp;#8230;
Camilla: Sì! Ero un po’ spaventata, l’ammetto, perché il mondo del vino è così… enorme: è un po’ come entrare in una libreria e sai esattamente che non riuscirai a finire tutti i libri, perché ogni anno, ogni giorno escono migliaia di libri nuovi.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Guerriero, narratore o sciamano: come vendere il vino all’estero – con Lavinia Furlani di Wine Meridian</title><itunes:title>Guerriero, narratore o sciamano: come vendere il vino all’estero – con Lavinia Furlani di Wine Meridian</itunes:title><description><![CDATA[<p>Le aziende del vino italiano hanno da sempre investito nella vigna e nel prodotto: la prima preoccupazione è stata, è, fare un buon vino. E poi si sono strutturate per produrlo e commercializzarlo, guardando soprattutto all’esperienza di settore dei propri dipendenti e collaboratori. Oggi, in un clima di competizione globale, un fattore determinante&nbsp;per il successo sono le competenze.</p><p>Oggi a Wine Internet Marketing parliamo con <a href="https://www.linkedin.com/in/lavinia-furlani-8507793a" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Lavinia Furlani</strong></a> di <a href="http://www.winemeridian.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Wine Meridian</strong></a>&nbsp;proprio di nuove competenze per vendere il vino italiano, soprattutto con riferimento all’export.</p><p><br></p><p>Con Lavinia facciamo anche il <em>Gioco del Villaggio</em>: ci serve a scoprire le figure richieste dalle aziende del vino e quelle offerte dal mercato del lavoro.</p><p><br></p><blockquote><br></blockquote><blockquote>Il guerriero è una delle figure più richieste dalle aziende, una figura fortemente orientata al risultato: il guerriero ha&nbsp;tante frecce al suo arco, è orientato all’azione, all’obiettivo, con tanta energia, molta fedeltà nel mondo del lavoro. E’, possiamo dire, opposto al “cacciatore”.</blockquote><blockquote><br></blockquote><p><em>Potete ascoltare la puntata cliccando in alto sulla freccia.&nbsp;Qui sotto nel box la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p>Le aziende del vino italiano hanno da sempre investito nella vigna e nel prodotto. La prima preoccupazione è stata e resta, in qualche modo, fare un buon vino. Poi si sono strutturate, naturalmente, per produrlo e commercializzarlo, guardando soprattutto al tipo di esperienza dei dipendenti o dei collaboratori con cui cominciavano a lavorare, che ci fosse un’esperienza soprattutto di settore. Oggi, in un clima di concorrenza globale, in cui la qualità del vino è un fatto quasi scontato, anzi, scontato, in cui le cantine fanno molte le stesse cose, hanno gli stessi ruoli, cosa davvero può fare la differenza per il successo di un produttore? Oggi, a Wine Internet Marketing, parliamo con Lavinia Furlani, di Wine Meridian.</p><p><br></p><p><br></p><p>Benvenuta, Lavinia.</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: Grazie, buongiorno a tutti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Lavinia Furlani, sei filosofa, giornalista e counselor. Hai, nell’ultimo decennio, importanti esperienze nel settore vitivinicolo, con diverse consulenze sia ad aziende private ed enti pubblici. Sei direttore editoriale di Wine Meridian, magazine online a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese vitivinicole italiane e hai anche pubblicato diversi volumi nell’ambito sia della filosofia che del settore enogastronomico. Lavinia, intanto, che cosa fate a Wine Meridian e che cosa avete capito? Che cosa serve, oggi, alle aziende, per avere successo?</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: Sì, allora… brevemente, Wine Meridian, come hai giustamente anticipato, è una testata giornalistica, quindi nasce come magazine online che si occupa, appunto, di supportare le aziende vitivinicole italiane nell’internazionalizzazione del vino e, in una parte invece in lingua inglese, si occupa di spiegare al resto del mondo che cos’è il vino italiano in termini anche di territorio, denominazioni e differenziazioni, perché sappiamo, tra addetti ai lavori, che c’è ancora molta difficoltà e molta confusione all’estero nell’identificare bene la diversità e la tipicità dei prodotti italiani. Poi, oltre a questa parte editoriale di Wine Meridian, di cui ne è a capo Fabio Piccoli come direttore responsabile, abbiamo, negli ultimi anni, allargato con una parte di formazione, sempre a supporto delle imprese o delle risorse umane che hanno voglia di intraprendere un’attività professionale lavorativa all’interno della filiera, diciamo, dell’export del vino, e di conseguenza abbiamo aggiunto poi una]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Le aziende del vino italiano hanno da sempre investito nella vigna e nel prodotto: la prima preoccupazione è stata, è, fare un buon vino. E poi si sono strutturate per produrlo e commercializzarlo, guardando soprattutto all’esperienza di settore dei propri dipendenti e collaboratori. Oggi, in un clima di competizione globale, un fattore determinante&nbsp;per il successo sono le competenze.</p><p>Oggi a Wine Internet Marketing parliamo con <a href="https://www.linkedin.com/in/lavinia-furlani-8507793a" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Lavinia Furlani</strong></a> di <a href="http://www.winemeridian.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Wine Meridian</strong></a>&nbsp;proprio di nuove competenze per vendere il vino italiano, soprattutto con riferimento all’export.</p><p><br></p><p>Con Lavinia facciamo anche il <em>Gioco del Villaggio</em>: ci serve a scoprire le figure richieste dalle aziende del vino e quelle offerte dal mercato del lavoro.</p><p><br></p><blockquote><br></blockquote><blockquote>Il guerriero è una delle figure più richieste dalle aziende, una figura fortemente orientata al risultato: il guerriero ha&nbsp;tante frecce al suo arco, è orientato all’azione, all’obiettivo, con tanta energia, molta fedeltà nel mondo del lavoro. E’, possiamo dire, opposto al “cacciatore”.</blockquote><blockquote><br></blockquote><p><em>Potete ascoltare la puntata cliccando in alto sulla freccia.&nbsp;Qui sotto nel box la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p>Le aziende del vino italiano hanno da sempre investito nella vigna e nel prodotto. La prima preoccupazione è stata e resta, in qualche modo, fare un buon vino. Poi si sono strutturate, naturalmente, per produrlo e commercializzarlo, guardando soprattutto al tipo di esperienza dei dipendenti o dei collaboratori con cui cominciavano a lavorare, che ci fosse un’esperienza soprattutto di settore. Oggi, in un clima di concorrenza globale, in cui la qualità del vino è un fatto quasi scontato, anzi, scontato, in cui le cantine fanno molte le stesse cose, hanno gli stessi ruoli, cosa davvero può fare la differenza per il successo di un produttore? Oggi, a Wine Internet Marketing, parliamo con Lavinia Furlani, di Wine Meridian.</p><p><br></p><p><br></p><p>Benvenuta, Lavinia.</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: Grazie, buongiorno a tutti.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Lavinia Furlani, sei filosofa, giornalista e counselor. Hai, nell’ultimo decennio, importanti esperienze nel settore vitivinicolo, con diverse consulenze sia ad aziende private ed enti pubblici. Sei direttore editoriale di Wine Meridian, magazine online a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese vitivinicole italiane e hai anche pubblicato diversi volumi nell’ambito sia della filosofia che del settore enogastronomico. Lavinia, intanto, che cosa fate a Wine Meridian e che cosa avete capito? Che cosa serve, oggi, alle aziende, per avere successo?</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: Sì, allora… brevemente, Wine Meridian, come hai giustamente anticipato, è una testata giornalistica, quindi nasce come magazine online che si occupa, appunto, di supportare le aziende vitivinicole italiane nell’internazionalizzazione del vino e, in una parte invece in lingua inglese, si occupa di spiegare al resto del mondo che cos’è il vino italiano in termini anche di territorio, denominazioni e differenziazioni, perché sappiamo, tra addetti ai lavori, che c’è ancora molta difficoltà e molta confusione all’estero nell’identificare bene la diversità e la tipicità dei prodotti italiani. Poi, oltre a questa parte editoriale di Wine Meridian, di cui ne è a capo Fabio Piccoli come direttore responsabile, abbiamo, negli ultimi anni, allargato con una parte di formazione, sempre a supporto delle imprese o delle risorse umane che hanno voglia di intraprendere un’attività professionale lavorativa all’interno della filiera, diciamo, dell’export del vino, e di conseguenza abbiamo aggiunto poi una terza parte, per chiudere il cerchio, che è una parte, appunto, di incontro e di incrocio tra domanda e offerta, tra aziende del vino, piccole, medie o grandi che siano, che stanno cercando un aiuto nelle risorse umane, quindi in termini di personale da aggiungere, e persone che appunto abbiamo formato noi, o di cui comunque abbiamo avuto un incontro, una conoscenza e quindi c’è una parte di recruitment che facciamo in collaborazione con una società che si chiama “Competenze in rete”.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok, chiaro. Ecco, competenze, dunque. Questo è un po’ il focus di cui vi occupate. Tu personalmente, con Wine Meridian, avete organizzato diversi convegni sul tema delle competenze degli ultimi anni, ancora, al Wine2Wine, la scorsa settimana, a Verona. Ecco, che cosa avete capito quindi? Quali sono le competenze che davvero, oggi, fanno la differenza?</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: Allora guarda Stefano, io direi che la prima cosa importante è che oggi c’è un fabbisogno oggettivo, e cioè che le imprese – e per imprese ci riferiamo veramente a qualsiasi grandezza dell’impresa del vino italiano – abbiano una maggiore attenzione alla competenza. Dall’altra parte possiamo dire, dal nostro osservatorio, che non c’è ancora una sensibilità completa di fronte a questo reale fabbisogno.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Voi avete un osservatorio ovviamente privilegiato. Organizzate, per esempio, degli speed-date, degli incontri, insomma provate a mettere in contatto la domanda di lavoro con l’offerta di lavoro del settore, soprattutto riguardo al tema dell’export… che cosa succede in questi incontri? Che cosa osservate? Quali sono le competenze più richieste oggi dalle aziende?</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: Allora, beh, la prima parte, è doveroso citare che questo tipo di speed-date li organizziamo in collaborazione con Vinitaly International, con cui abbiamo avuto questa idea, che è nata da un’esigenza reale, cioè da un’esigenza quotidiana di aziende amiche, conoscenti o lettori che ci chiamano chiedendoci “Hai mica un export manager da suggerirmi? Conosci qualcuno che mi possa aiutare nel mercato cinese piuttosto che in quello americano?” e, dall’altra parte, invece, di persone, anche molto qualificate, che stanno cercando aziende con cui iniziare una collaborazione di supporto dell’export. Sì, allora beh, partiamo da quello che offrono ai ragazzi che, secondo me, è più facile… nel senso che noi abbiamo visto, guarda, ti dico solo per l’organizzazione degli ultimi speed-date di Wine2Wine, dove abbiamo coinvolto una trentina di aziende, abbiamo ricevuto circa un migliaio di curricula, e questo ci dà anche un po’ la misura di quanta offerta ci sia, ma anche di quanta volontà ci sia di persone e non alla prima attività lavorativa, ma anche di persone professionalmente mature, di mettersi a disposizione del settore vino, un po’ per passione, un po’ anche perché è importante dircelo, si sa, è uno magari dei più importanti dei settori che in questo momento può dare ancora qualche soddisfazione. Per cui, tra questo migliaio di candidati che abbiamo selezionato, il filo conduttore comune era una grande passione per il vino italiano, per cui quasi tutti sono persone con certificazioni, sommelier, corsi di degustazione, ovviamente quasi tutti, anzi tutti, una grande padronanza delle lingue, perché noi, appunto, ci occupiamo di incontro domanda-offerta per il supporto internazionale, per cui è ovvio un prerequisito la conoscenza della lingua. Poi, molto interessante è l’aspetto più innovativo diciamo, è un grande numero di persone che sono già state impegnate nella filiera dell’export, magari però per altri settori e che quindi, in una seconda fase della loro vita professionale, si mettono a disposizione di un nuovo settore avendo già delle competenze di export… mi viene in mente, penso ad alcune persone che arrivano magari dal mondo dell’arredamento, dell’export della moda, e che ipotizzano, a mio avviso giustamente, di poter mettere a disposizione le loro competenze nel mondo del vino cambiando alcuni parametri.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: E rispetto a queste persone, che tipo di atteggiamento hanno le aziende del vino? Nel senso, come dicevano anche un po’ in apertura, in genere c’è stata un’attenzione soprattutto all’esperienza che arrivava dal settore. Oggi sentiamo sempre più ripetere che una valorizzazione arriva anche da altri settori che apportano valore, appunto, nelle diverse competenze per il vino. Poi, che tipo di atteggiamento c’è, invece, sull’idea di assumere qualcuno che arriva dalla moda, dall’arredamento, dall’editoria?</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: Dicevamo, appunto, che se ci si ferma, da parte dell’azienda, a valutare solo l’esperienza, il cerchio è molto ristretto, nel senso che ovviamente export manager formati e che hanno un’esperienza magari decennale, che è l’esempio tipico che un’azienda cerca, cioè vorrebbe un export manager già formato, già pronto, e che magari abbia già una serie di contatti interessanti, è ovvio che sono poche le persone rispetto al numero di aziende che oggi si stanno approcciando ai mercati. Ed ecco perché diventa importante allargare le maglie e andare a guardare anche fuori dal comparto vitivinicolo: questo non vuol dire dover poi formare qualcuno, ma semplicemente vuol dire attingere ad altri mondi e attingere più ad una parte legata alle competenze che non all’esperienza, partendo dal presupposto che il vino, soprattutto nei mercati internazionali, si vende soprattutto attraverso grande relazione. È ancora un lavoro di marciapiede, possiamo dire, per cui ecco che l’attitudine personale talvolta è molto più importante rispetto all’esperienza. La competenza è la chiave, diciamo, del successo dell’export.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ecco, ti avevo fermato prima… mi stavi poi dicendo anche quale competenze sono più cercate dalle aziende in questi incontri che fate…</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: A questo proposito, se hai piacere, possiamo introdurre questo sondaggio e quindi, da questo momento in poi, quello che abbiamo da dire è proprio frutto delle testimonianze dirette di chi presidia i mercati… Abbiamo fatto, appunto, alcune domande a un centinaio di export manager che lavorano da più di cinque anni – e questo aspetto è molto interessante perché negli ultimi cinque anni qualcosa è cambiato, e poi lo vedremo, su quali sono, appunto, le competenze e le qualità sia che loro utilizzano ogni giorno nella loro attività di export manager, ma soprattutto che sono state chieste dalle aziende, come dicevi tu, nella domanda che tu facevi prima…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: …il fatto delle assunzioni…</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: Allora, partirei prima dalla fase di selezione. In una domanda che noi abbiamo fatto nella fase di selezione da parte dell’azienda, che cosa è stato valutato per poi procedere con l’eventuale assunzione, o comunque inserimento nell’organico? Ovviamente, al primo posto, le esperienze precedenti. Quindi c’è ancora un privilegio enorme di export manager che abbiano sviluppato esperienze nel mondo del vino, e una certa diffidenza nei confronti di professionalità provenienti da altri settori. Quello che poi è stato valutato, la qualità di contatti personali, che appare sempre la chiave più importante per le aziende nell’ottica di accelerare i processi di sviluppo di un business. Dal nostro punto di vista, dietro questa aspettativa si annidano anche numerosi rischi perché, il fatto ad esempio che io inserisca nel mio organico un export manager che ha una quantità di contatti personali derivanti dalle esperienze precedenti, molto valida, non significa che quei contatti siano quelli che sono necessari e utili per la mia azienda. Mentre, quello che può essere interessante è vedere le competenze che sono ogni giorno richieste per svolgere al meglio il lavoro di un export manager, e la competenza più importante che è stata dichiarata dai nostri intervistati è, appunto, ovviamente, ça va sans dire, la disponibilità, in particolare, a passare gran tempo dell’anno all’estero per presidiare i mercati, ma soprattutto la capacità di relazione: questo è un dato secondo me molto interessante che va oltre le dinamiche commerciali ma proprio appare sempre più chiaro come, in particolare per un prodotto come il vino, che aggiunge anche una quantità di valori immateriali oltre che al contenuto di una bottiglia, diventa fondamentale la capacità di raccontarlo, di creare una relazione con l’interlocutore.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Questo lo dicono gli export manager. </p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: Questo lo dicono gli export manager.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Cioè, gli export manager dicono “le due cose che mi stanno più a cuore, che mi sono servite di più in questi due ultimi anni sono, appunto, la capacità di muovermi, anche fisicamente ovviamente, sui mercati di interesse dell’azienda, e la capacità di relazionarmi-</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: …di relazione e di scambio. E, come terzo punto, la conoscenza, ovviamente, delle dinamiche dei vari mercati e dei principali competitor anche delle aziende. Spesso non ci fermiamo ad osservare quello che fanno gli altri, e soprattutto magari quelli che hanno il medesimo posizionamento del prodotto, perché ci possono dare delle informazioni molto interessanti, delle idee, degli spunti molto interessanti, o anche possiamo evitare alcuni errori che magari qualcun altro ha già fatto al posto nostro.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ecco, rispetto a questo, ti chiedo una cosa… le aziende già dispongono di questi dati sul posizionamento o chiedono agli export manager in qualche modo anche le competenze che li aiutino a costruirseli, cioè a fare delle indagini, delle analisi…?</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: Bene, hai colto nel segno, nel senso che spesso e volentieri le aziende, soprattutto aziende, stiamo parlando di quelle più piccole ancora meno strutturate, chiedono questa cosa anche all’export manager. Ecco perché chi vuole, qui ci rivolgiamo a chi invece ha voglia di entrare in questo mondo come figura professionale, sicuramente uno degli aspetti che vanno coltivati è proprio la conoscenza e la comprensione dei vari mercati. È fondamentale saper interpretare anche in maniera corretta i diversi mercati e non illudersi che in tutti vale il medesimo approccio, perché questo è molto pericoloso. Sia da un punto di vista culturale, sia da un punto di vista proprio di analisi del mercato, di posizionamento del mercato, per cui, fondamentale per chi vuole fare questo lavoro, continuare a formarsi e ad approfondire le tematiche di ogni tipo di mercato che sappiamo che ognuno è diverso.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ok, molto interessante. Dunque, e quindi qui abbiamo esaurito il questionario, o c’è qualcos’altro che avete chiesto?</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: No, no. Allora, il questionario era in realtà di molte più domande. Però te ne posso dire qualcun’altra di interessante e cioè, una specie di braccio di ferro… le domande sono due: alla prima domanda, cioè “Qual è la qualità personale che aiuta di più il lavoro di un export manager?”, la maggior parte degli intervistati ci ha risposto che la cosa più importante è la focalizzazione sull’obiettivo, intesa in quali termini? Nei termini che nel fronte dell’internazionalizzazione in particolare, la dispersione è uno dei maggiori rischi, perché spesso si sbaglia l’approccio con l’idea di poter fare di tutto, soprattutto anche nei mercati più emergenti, e poi si arriva a disperdere risorse ed energie senza aver chiaro quello che può essere un target e un obiettivo preciso, per cui il “Faso tuto mì”, detto nel dialetto veronese, in questo caso risulta pericoloso per non essere focalizzati sull’obiettivo.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Torniamo al tema che ci è caro qui, nel senso che ci sembra di osservare, molto spesso, soprattutto nella parte comunicazione marketing, questo tipo di approccio, non soltanto nel settore vino, per altro, ma la difficoltà di fronte a molte opzioni, molti strumenti, molte attività possibili per fare questi tipi di attività, di comunicazione di marketing, rischia di mettere in campo una serie di cose, che non ho mai capito bene… essenzialmente davvero cosa ti serve in un regime in cui nessuno si può permettere invece di non investire al meglio le risorse, magari poche, che hai a disposizione…?</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: Assolutamente d’accordo. Mentre veniamo alla parte interessante, che dicevamo… la stessa domanda è rivolta alle aziende, cioè qual è la competenza che viene ogni giorno chiesta dall’azienda, e qui è ovvio, dicevamo anche un po’ prima, che la competenza più richiesta è l’aggressività e la competizione: stiamo parlando di competenze che ci devono dare l’idea di quello che si intende, ovviamente, quando parliamo di aggressività, la intendiamo come la capacità di non fermarsi di fronte alle difficoltà, di “aggredire” il mercato con coraggio, con determinazione, con velocità, con competizione, per cui il risultato veloce è molto atteso dalle aziende, non vi è particolare pazienza, visti appunto, come dicevamo anche prima, gli investimenti, ma non si cercano risultati più veloci possibili, spesso però anche con un atteggiamento illusorio e con eccessive aspettative: questo diventa pericoloso, perché, appunto, qui entra la mia parte filosofica, diciamo, da buona filosofa, un’aspettativa eccessiva è poi l’anticipazione di una frustrazione, e questo da parte dell’azienda è molto pericoloso. Anche nel fronte, appunto, della risorsa umana: se chiediamo degli obiettivi che a priori è facile capire che sono, appunto, illusori o troppo veloci, poi il risultato è fallimentare proprio dal punto di vista della motivazione personale, assolutamente.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, nella valutazione delle competenze, dicevi prima, so che voi avete in gioco uno strumento che serve a fare analisi dei team, si chiama “Il Villaggio”, che voi avete adattato in maniera gustosa, direi, al mondo del vino: c’è l’”esploratore”, il “narratore”, il “guerriero”…</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: Utilizziamo questo strumento anche un po’ per alleggerire, a volte per rendere più chiari, in maniera, quasi utilizzando degli archetipi, quelle che possono essere le figure, e le funzioni, più che le figure, che ci servono per la creazione di un mercato internazionale, di tutto un team che supporta un mercato internazionale. Come tu dicevi, utilizziamo questo strumento che si chiama “The Village”: diciamo che la nostra missione è quella di entrare all’interno di un villaggio, di entrare virtualmente, e ci possiamo entrare sia con chi è imprenditore, quindi con chi è produttore di vino, in questo caso è azienda, sia con chi invece si propone come risorsa umana a supporto delle aziende. Entriamo in questo villaggio dove troviamo tutti gli archetipi delle competenze del mondo dell’export del vino.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi l’azienda può scegliere quale figura gli manca e, diciamo, chi si propone invece per lavorare, può capire chi può essere-</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: …quale figura è. Bravissimo, infatti il villaggio diventa una sorta di metafora delle competenze e delle capacità, dove non tutte le competenze sono necessarie per quel tipo di azienda, ma molte potranno avere delle sfumature che fanno riflettere.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Chi è il “guerriero” nel mondo del vino?</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: Allora… ti è rimasto impresso il guerriero…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ha un po’ quest’immagine un po’ “ninja”…</p><p><br></p><p><br></p><p>Lavinia: Ovviamente, il guerriero è una delle figure più richiesta dall’azienda, per cui una figura fortemente orientata al risultato: il guerriero è colui che può avere tante frecce anche da sparare, è orientato...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/guerriero-narratore-o-sciamano-come-vendere-il-vino-allestero-con-lavinia-furlani-di-wine-meridian]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1200</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Wed, 16 Dec 2015 16:32:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/86522a68-7429-4b1e-930c-b4d2bed2e6ce/wineinternet-26laviniafurlani-mixdown.mp3" length="42233924" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>29:18</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>26</itunes:episode><podcast:episode>26</podcast:episode><itunes:summary>Le aziende del vino italiano hanno da sempre investito nella vigna e nel prodotto: la prima preoccupazione è stata, è, fare un buon vino. E poi si sono strutturate per produrlo e commercializzarlo, guardando soprattutto all&amp;#8217;esperienza di settore dei propri dipendenti e collaboratori. Oggi, in un clima di competizione globale, un fattore determinante per il successo sono le competenze.
Oggi a Wine Internet Marketing parliamo con https://www.linkedin.com/in/lavinia-furlani-8507793a (Lavinia Furlani) di http://www.winemeridian.com/ (Wine Meridian) proprio di nuove competenze per vendere il vino italiano, soprattutto con riferimento all&amp;#8217;export.
Con Lavinia facciamo anche il Gioco del Villaggio: ci serve a scoprire le figure richieste dalle aziende del vino e quelle offerte dal mercato del lavoro.

Il guerriero è una delle figure più richieste dalle aziende, una figura fortemente orientata al risultato: il guerriero ha tante frecce al suo arco, è orientato all’azione, all’obiettivo, con tanta energia, molta fedeltà nel mondo del lavoro. E&amp;#8217;, possiamo dire, opposto al “cacciatore”.

Potete ascoltare la puntata cliccando in alto sulla freccia. Qui sotto nel box la completa trascrizione.

Le aziende del vino italiano hanno da sempre investito nella vigna e nel prodotto. La prima preoccupazione è stata e resta, in qualche modo, fare un buon vino. Poi si sono strutturate, naturalmente, per produrlo e commercializzarlo, guardando soprattutto al tipo di esperienza dei dipendenti o dei collaboratori con cui cominciavano a lavorare, che ci fosse un’esperienza soprattutto di settore. Oggi, in un clima di concorrenza globale, in cui la qualità del vino è un fatto quasi scontato, anzi, scontato, in cui le cantine fanno molte le stesse cose, hanno gli stessi ruoli, cosa davvero può fare la differenza per il successo di un produttore? Oggi, a Wine Internet Marketing, parliamo con Lavinia Furlani, di Wine Meridian.
Benvenuta, Lavinia.
Lavinia: Grazie, buongiorno a tutti.
Stefano: Lavinia Furlani, sei filosofa, giornalista e counselor. Hai, nell’ultimo decennio, importanti esperienze nel settore vitivinicolo, con diverse consulenze sia ad aziende private ed enti pubblici. Sei direttore editoriale di Wine Meridian, magazine online a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese vitivinicole italiane e hai anche pubblicato diversi volumi nell’ambito sia della filosofia che del settore enogastronomico. Lavinia, intanto, che cosa fate a Wine Meridian e che cosa avete capito? Che cosa serve, oggi, alle aziende, per avere successo?
Lavinia: Sì, allora… brevemente, Wine Meridian, come hai giustamente anticipato, è una testata giornalistica, quindi nasce come magazine online che si occupa, appunto, di supportare le aziende vitivinicole italiane nell&amp;#8217;internazionalizzazione del vino e, in una parte invece in lingua inglese, si occupa di spiegare al resto del mondo che cos’è il vino italiano in termini anche di territorio, denominazioni e differenziazioni, perché sappiamo, tra addetti ai lavori, che c’è ancora molta difficoltà e molta confusione all’estero nell’identificare bene la diversità e la tipicità dei prodotti italiani. Poi, oltre a questa parte editoriale di Wine Meridian, di cui ne è a capo Fabio Piccoli come direttore responsabile, abbiamo, negli ultimi anni, allargato con una parte di formazione, sempre a supporto delle imprese o delle risorse umane che hanno voglia di intraprendere un’attività professionale lavorativa all’interno della filiera, diciamo, dell’export del vino, e di conseguenza abbiamo aggiunto poi una terza parte, per chiudere il cerchio, che è una parte, appunto, di incontro e di incrocio tra domanda e offerta, tra aziende del vino, piccole, medie o grandi che siano,</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come non perdere una grande occasione: l’enoturismo in cantina – con Carlo Giovanni Pietrasanta di Movimento Turismo del Vino</title><itunes:title>Come non perdere una grande occasione: l’enoturismo in cantina – con Carlo Giovanni Pietrasanta di Movimento Turismo del Vino</itunes:title><description><![CDATA[<p>L’enoturismo in Italia ha un giro d’affari da 5 miliardi di euro. E&nbsp;ci sono sempre più persone interessante a visitare le cantine. E questa è una grande occasione per la sostenibilità dei produttori perché introduce delle nuove e immediate opportunità di business, di comunicazione e di vendita del vino, per alcuni la migliore nuova occasione per i produttori di vino italiano.</p><p>Ma come fanno le cantine a non perdersi&nbsp;l’occasione? Cosa bisogna sapere degli enoturisti? Cosa cercano? Quali errori bisogna evitare&nbsp;e cosa ancora ci manca per sfruttare al pieno l’enoturismo in cantina?</p><p><br></p><p>Oggi ne parliamo con <a href="https://www.linkedin.com/in/carlo-giovanni-pietrasanta-223885a5" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Carlo Giovanni Pietrasanta</strong></a>, presidente <a href="http://www.movimentoturismovino.it/it/home/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Movimento Turismo del Vino</a>.</p><p><br></p><blockquote>Le persone vogliono tornare alla natura e capire cosa c’è dietro ad una bottiglia di vino. Questo è importante perché solo così&nbsp;possiamo&nbsp;spiegare perché&nbsp;una bottiglia di vino, così come una bottiglia di olio, non possono costare sotto certe cifre.</blockquote><p><br></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>L’enoturismo, in Italia, ha un giro d’affari di 5 miliardi di euro, è un settore che gode di buona salute e ci sono sempre più persone interessate a visitare le cantine. E questa è una grande occasione per la sostenibilità dei produttori, perché introduce delle opportunità di business nuove, ed è anche una nuova occasione, comunque, di comunicazione proprio del vino, del vino italiano, secondo alcuni la migliore occasione di comunicazione, quella di farlo in cantina. Però, ci sono dei però, perché da questo comparto, in qualche modo, ci si potrebbe anche attendere molto di più, in ragione della qualità del vino, della varietà del nostro vino e anche della diffusione su territorio nazionale del vino e delle cantine. E allora, come sta andando il settore? Quali sono le opportunità e i nodi per il vino italiano? Quali consigli ci sono per chi vuole occuparsi di enoturismo? Oggi, a Wine Internet Marketing, ne parliamo con Carlo Giovanni Pietrasanta, che è presidente Movimento Turismo Vino.</p><p><br></p><p><br></p><p>Benvenuto, Carlo Giovanni.</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: Ciao, grazie.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ciao! Allora, dunque, tu sei classe 1962, titolare dell’azienda agricola Pietrasanta, nella collina di Milano, a San Colombano, sei tra i fondatori di Movimento Turismo Vino Italia, sei stato presidente anche di quello lombardo, insomma, hai avuto diversi ruoli, e hai ideato, per esempio, nel 1997, il format “Benvenuta Vendemmia”, se non sbaglio. Movimento Turismo Vino ha aperto le porte, dicevamo, all’enoturismo in Italia: oggi raccoglie mille cantine, è famoso per Cantine Aperte ma anche per altri formati e per altre iniziative. Vuoi aiutarci a dirci quali sono le ragioni profonde e i momenti più importanti della vostra attività?</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: Allora, il Movimento Turismo del Vino, che ormai ha 23 anni di vita, ha segnato una svolta nel mondo del vino italiano, cioè siamo passati dalle cantine chiuse e non concettualmente, turisticamente visitabili, alle cantine che oggi vengono studiate anche per accogliere il turista. Quindi, io amo dire che possiamo aver fatto una rivoluzione copernicana nel mondo dell’accoglienza nelle cantine. Bisogna dire che questa rivoluzione, noi vignaioli – io mi definisco un vignaiolo, come diceva il buon Luigi Veronelli – siamo stati aiutati dalle componenti femminili delle nostre aziende. Infatti, il Movimento Turismo del Vino è in atto per volontà di una signora, una delle signore del Bonello, Donatella Cinelli Colombini. Devo dire che l’apporto...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>L’enoturismo in Italia ha un giro d’affari da 5 miliardi di euro. E&nbsp;ci sono sempre più persone interessante a visitare le cantine. E questa è una grande occasione per la sostenibilità dei produttori perché introduce delle nuove e immediate opportunità di business, di comunicazione e di vendita del vino, per alcuni la migliore nuova occasione per i produttori di vino italiano.</p><p>Ma come fanno le cantine a non perdersi&nbsp;l’occasione? Cosa bisogna sapere degli enoturisti? Cosa cercano? Quali errori bisogna evitare&nbsp;e cosa ancora ci manca per sfruttare al pieno l’enoturismo in cantina?</p><p><br></p><p>Oggi ne parliamo con <a href="https://www.linkedin.com/in/carlo-giovanni-pietrasanta-223885a5" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Carlo Giovanni Pietrasanta</strong></a>, presidente <a href="http://www.movimentoturismovino.it/it/home/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Movimento Turismo del Vino</a>.</p><p><br></p><blockquote>Le persone vogliono tornare alla natura e capire cosa c’è dietro ad una bottiglia di vino. Questo è importante perché solo così&nbsp;possiamo&nbsp;spiegare perché&nbsp;una bottiglia di vino, così come una bottiglia di olio, non possono costare sotto certe cifre.</blockquote><p><br></p><p><em>Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.</em></p><p><br></p><p><br></p><p>L’enoturismo, in Italia, ha un giro d’affari di 5 miliardi di euro, è un settore che gode di buona salute e ci sono sempre più persone interessate a visitare le cantine. E questa è una grande occasione per la sostenibilità dei produttori, perché introduce delle opportunità di business nuove, ed è anche una nuova occasione, comunque, di comunicazione proprio del vino, del vino italiano, secondo alcuni la migliore occasione di comunicazione, quella di farlo in cantina. Però, ci sono dei però, perché da questo comparto, in qualche modo, ci si potrebbe anche attendere molto di più, in ragione della qualità del vino, della varietà del nostro vino e anche della diffusione su territorio nazionale del vino e delle cantine. E allora, come sta andando il settore? Quali sono le opportunità e i nodi per il vino italiano? Quali consigli ci sono per chi vuole occuparsi di enoturismo? Oggi, a Wine Internet Marketing, ne parliamo con Carlo Giovanni Pietrasanta, che è presidente Movimento Turismo Vino.</p><p><br></p><p><br></p><p>Benvenuto, Carlo Giovanni.</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: Ciao, grazie.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Ciao! Allora, dunque, tu sei classe 1962, titolare dell’azienda agricola Pietrasanta, nella collina di Milano, a San Colombano, sei tra i fondatori di Movimento Turismo Vino Italia, sei stato presidente anche di quello lombardo, insomma, hai avuto diversi ruoli, e hai ideato, per esempio, nel 1997, il format “Benvenuta Vendemmia”, se non sbaglio. Movimento Turismo Vino ha aperto le porte, dicevamo, all’enoturismo in Italia: oggi raccoglie mille cantine, è famoso per Cantine Aperte ma anche per altri formati e per altre iniziative. Vuoi aiutarci a dirci quali sono le ragioni profonde e i momenti più importanti della vostra attività?</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: Allora, il Movimento Turismo del Vino, che ormai ha 23 anni di vita, ha segnato una svolta nel mondo del vino italiano, cioè siamo passati dalle cantine chiuse e non concettualmente, turisticamente visitabili, alle cantine che oggi vengono studiate anche per accogliere il turista. Quindi, io amo dire che possiamo aver fatto una rivoluzione copernicana nel mondo dell’accoglienza nelle cantine. Bisogna dire che questa rivoluzione, noi vignaioli – io mi definisco un vignaiolo, come diceva il buon Luigi Veronelli – siamo stati aiutati dalle componenti femminili delle nostre aziende. Infatti, il Movimento Turismo del Vino è in atto per volontà di una signora, una delle signore del Bonello, Donatella Cinelli Colombini. Devo dire che l’apporto femminile ha permesso a noi maschietti di capire che non bastava fare grandi vini, bisognava saper accogliere le persone, emozionarle, riscaldarle. Oggi questo c’è, però, da parte di noi aziende, quindi, abbiamo imparato ad accogliere, abbiamo imparato a capire che non dobbiamo essere iper-tecnici, perché chi può capire una degustazione iper-tecnica sono veramente pochi. Io dico che secondo me, tra quelli che bevono vino, i super-tecnici, i giornalisti, i super-sommelier, quindi quelli che possono affrontare un confronto con noi vignaioli o con gli enotecnici e così via, possano rappresentare un 10% del consumatore del vino, il resto è un consumatore.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: C’è chi dice anche meno, tra il 3 e il 5%…</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: Sì, sì, io non voglio abbassare troppo! Perché magari c’è qualcuno che si crede super e poi non lo è… gli altri, il 90%, sono persone che amano il vino, la buona tavola, conoscere, ma vogliono portare a casa un qualcosa, un’emozione, del calore che noi vignaioli, femmine o maschi che siamo, abbiamo dentro, dobbiamo solo essere capaci di tirarlo fuori. E questo, in 23 anni, l’abbiamo fatto. Ognuno di noi ha trasformato le sue aziende con un percorso, con una stanza dove poter far assaggiare il vino, dove poter far spiegare il vino. Oggi, in questi ultimi anni, sta nascendo l’enoturismo esperienziale: Benvenuta Vendemmia, che è iniziata forse per sbaglio, nel 1997, in Lombardia, posso anche raccontare l’episodio… avevamo presentato un progetto in regione e, per ritardi, ci siam trovati che dovevamo fare per forza di cose una manifestazione in Settembre. E io ho detto: “ma, dai, apriamo le cantine in vendemmie, chiamiamola Benvenuta Vendemmia, facciamo la festa della vendemmia”, e da lì è nata. All’inizio era praticamente una visita alle cantine durante il periodo vendemmiale ma con degustazioni dei vini delle vendemmie precedenti. Negli ultimi anni si è trasformata nella festa della vendemmia: la gente vuole venire, per raccogliere l’uva, per capire com’è fatto un grappolo d’uva, per toccarlo con le proprie mani, per assaggiare l’acino dell’uva, per metterlo nella cassetta, per mangiare sotto, in mezzo ai filari qualcosa a pranzo, una pasta e fagioli o qualcos’altro, cose che si facevano una volta, al modo di vivere di una volta… e poi pigiare l’uva con i piedi. Io, in questi cinque anni, da quando abbiamo iniziato a fare queste iniziative nella mia azienda, in altre aziende, le scene che ho visto sono bellissime, ti riempiono il cuore: la gente che diventa… i bambini restano bambini e si sfogano come non so che cosa, e gli adulti che tornano bambini, quelli un po’ più grandi che dicono: “una volta lo facevo, grazie di avermi fatto riprovare questa cosa”…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi l’enoturismo, dicevi, è un enoturismo che si sta spostando anche sull’esperienza, no? Nel senso che le persone vogliono sempre di più vedere cosa c’è dietro, provare, mettere le mani “in pasta”, diremmo, ma trattandosi di vino, dovremmo dire “mettere le mani sull’uva”…</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: Certo! Infatti noi, adesso, a Dicembre, quando ci sarà Cantine Aperte a Natale, alcune cantine porteranno la gente in vigna, l’abbiamo già fatto per Cantine Aperte a San Martino qualche settimana fa, ma per far vedere che ad un certo punto la vite ha bisogno di essere potata per poter ripartire con una nuova stagione, e poi magari a Cantine Aperte li porteremo nelle vigne, per vedere, bisognerà vedere lo stato di avanzamento dell’annata gravia, ma in teoria dovremmo essere nel periodo della fioritura, o quasi-fioritura, per far vedere che anche l’acino, che nasce, poi a un certo punto ha una sua fioritura, che certamente non è la fioritura come quella di un ciliegio, di un pesco e così via, e poi fargli rivivere di nuovo la vendemmia, perché devono, vogliono tornare alla natura, vogliono capire che, dietro ad una bottiglia di vino, cosa ci sta, e questo è importante perché solo così possiamo far capire, così come per l’olio, ma così come per tanti prodotti da noi, dove si fa ancora tutto a mano, nella nostra lunga Italia, una bottiglia di vino, così come una bottiglia di olio, non possono costare sotto certe cifre. Se no non è prodotto nostro, è olio, è vino, ma non è prodotto da noi. Viene prodotto in zone dove si fa tutto a macchina, dove i costi sono nettamente inferiori, dove i costi di raccolta, perché sono in pianura, sono molto più bassi, ecco… poi ci sarà anche una diversità di qualità, ma io non dico “il mio è più buono e il suo è più cattivo”, no, sono cose diverse. Solo così possiamo mettere nella testa delle gente un’attenzione e fargli aumentare la cultura nel giusto acquisto.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, voi, come Movimento Turismo Vino avete visto nascere questa cosa, l’avete accompagnato… immagino, vedete ancora le difficoltà di qualcuno che magari non lo sta ancora facendo, no? Questa cosa… nel senso che poi, comunque, attrezzarsi a una visita, non parliamo magari durante una vendemmia, o in certi altri momenti topici dell’anno, vuol dire comunque riservare attenzioni, intanto, ritagliare degli spazi o dedicare persone insomma, sono in qualche modo costi o attenzioni da ritagliare… quindi hai già detto, questo serve a spiegare il vino, ma, alla fine quindi, il vantaggio finale, qual è? Si vende il vino alla fine, si fidelizza un rapporto, quali altre cose?</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: Allora, si vende il vino, si fidelizzano, si…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: …si vende senza intermediari…</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: no vabbè, si vende senza intermediari, lo vedi nella giornata stessa. Certo, devi un attimino attrezzarti, magari fare una delle confezioni che riassumono un po’ la tua produzione dicendo, non dico l’offerta speciale, perché le offerte speciali le abbiamo ai supermercati, ma “per la giornata di oggi vi ho preparato questa composizione da 6 bottiglie dei miei vini senza metterli su per riserva e così via, a questo prezzo”. La gente l’ha bevuto, mangiando la giornata, lo porta a casa e poi torna e addirittura, partendo dalla Lombardia, ma so che anche in altre regioni l’hanno fatto, noi proponiamo anche “mandateci la foto che avete fatto, il giorno della raccolta dell’uva, dei vostri bambini, noi ve la mettiamo sull’etichetta e la potete usare come regalistica di Natale”.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Quindi proprio una personalizzazione del prodotto…</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: una personalizzazione, stiamo sempre di più attrezzandoci per fare questo, perché anche questo è un modo per vendere qualche bottiglia in più. C’è un problema, c’è un perché: c’è un problema in Italia, grosso, che noi, lo stesso andiamo avanti, che tutto questo, in teoria, noi aziende, cantine… </p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: …non potreste farlo.</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: …che non cantine che hanno l’agriturismo, non cantine che hanno il museo, non cantine che hanno… le varie cose, noi cantine normali…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: …che fanno attività di accoglienza…</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: non possiamo far pagare l’accoglienza. Spero che si modifichi la legge sulle Strade del Vino e trasformandola in una legge per l’enoturismo, in modo tale che si possa fare questo, in modo tale che tutto questo rientri in una categoria non agrituristica ma enoturistica, in modo tale che ci sia la possibilità, con tutti i crismi, di fare attività senza dover diventare aziende agrituristiche o addirittura fattorie didattiche, perché la fattoria didattica va benissimo per chi produce formaggio, che il latte lo producono tutti i giorni, ma noi del vino, la didattica vera la possiamo fare un mese all’anno. E quando mi chiedono di fare i bagni per i bambini in mezzo a una vigna perché se no non posso essere fattoria didattica, per usarla un mese all’anno, è impossibile gestire una cosa del genere.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Bisogna vedere che tipo di ritorni ci sono sulle attività…</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: Sì, ma a parte i bagni, non è un problema avere i bagni in mezzo a un vigneto: affitti i bagni dove ci sono i cantieri, per un mese, e tu sei a posto. Il servizio io lo faccio, cioè, il servizio lo dai, cioè, non li mandi per prati, assolutamente, ma basta mettere in una legge, in un decreto, in qualcosa, questo, in modo tale che non ci siano le problematiche che in certi casi possono esserci.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: E senti, e sul discorso che anche si riallaccia a questo, del far pagare la degustazione, nel senso che inizialmente, insomma, i produttori erano contenti se le persone andavano perché diventava…, no? Quindi offrivano volentieri il vino, poi tutto questo dipende ovviamente… c’è azienda e azienda, lo sappiamo, ci sono prodotti e prodotti, quindi è difficile anche dire che gli atteggiamenti siano tutti uguali, perché non è così. Però, stanno aumentando quelli che invece guadagnano anche semplicemente dalla somministrazione, dalla degustazione? </p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: Ma, allora, la somministrazione, a pagamento… io non la chiamerei somministrazione a pagamento, ma la chiamerei proprio degustazione, che dev’essere a pagamento perché, una volta, quando abbiamo iniziato, anche chi viaggiava in aereo, da paesi lontani, la bottiglia di vino, le due bottiglie di vino, magari della miglior produzione aziendale, se la comprava. </p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Perché andava lì, perché era già… se la sua metà era quella, andava probabilmente proprio per il vino.</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: O se no, perché è o era a fare altro, l’hanno portato nella cantina, ha fatto la degustazione e ha comprato il vino perché gli è piaciuto e voleva portare a casa delle bottiglie di vino. Oggi, purtroppo, chi arriva in aereo – e sono aumentate negli anni, le persone – questo non lo può più fare, perché in aereo non puoi portare niente che non sia comprato nei duty-free shop dopo aver fatto dogana, quindi prodotti controllati a monte. E questo ha creato non pochi problemi e quindi, in qualche modo, dovendo impegnare tanto tempo, si è dovuto far pagare la degustazione. Anche su questo stiamo lavorando, perché insieme ad altre associazioni come la FIVI e così via, si vuole arrivare a risolvere il problema delle accise per spedire il vino ai privati che vengono a trovarci in cantina e spedirglielo a casa loro. Su questo a breve, molto probabilmente, potremo annunciare qualcosa di molto bello, ma sarà fra qualche mese. Stiamo lavorando proprio su questa cosa.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo, certo. Senti, ci hai detto che ci sono, innanzitutto, una serie di questioni di cui vi occupate voi in prima persona, come Movimento Turismo Vino, che assolutamente fanno parte di questo processo. E ci sono però anche delle condizioni direi “di contesto”, quasi infrastrutture che però o sono facilitatori oppure possono diventare nodi per il turismo in generale, per l’enoturismo in modo particolare. Parlo di strade, mezzi di trasporto, connessioni a Internet, relazioni all’interno della filiera… voi, rispetto a questo, avete qualche problema o qualche nodo che vi sta a cuore?</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: Allora, sulle strade non in ordine, purtroppo, va oltre le nostre possibilità… metterei in ordine le strade poderali che portano alle nostre aziende se non si è sulle strade di percorrenza importante. Sulle connessioni internet, certamente, anche qua, così come abbiamo i problemi sulla strada, ce li abbiamo anche sulla strada informatica. Quello che stiamo mettendo in cantiere è aiutare le nostre cantine a prepararsi sempre meglio a una gestione di quello che è chiamato oggi il Web 2.0, quindi, una comunicazione web su Facebook, su Twitter, su Instagram, su Pinterest, su tutti questi strumenti che, specialmente nei paesi di lingua anglosassone, funzionano tantissimo, per essere più professionisti nel comunicare su questi strumenti, perché non è che se uno comunica male non gli succede niente, perché purtroppo c’è chi pensa “vabbè, comunico male tanto non mi vede nessuno”, no. Purtroppo, se comunichi male con questi strumenti, ne hai un danno e quindi scompari quasi dal web e quindi non ti trovano. E dato che, specialmente, come dicevo, le persone di lingua anglosassone, che sono le persone che più interessano all’enoturismo italiano in generale, perché l’enoturismo italiano è fatto da zone di produzione importantissime e famose in tutto il mondo, che ci fanno continuamente conoscere e apprezzare in tutto il mondo, come, partendo da nord, Barolo, Barbaresco, Barone, il Friuli, la Toscana, l’Umbria, la Sicilia, la Puglia in questi ultimi anni… abbiamo tutte le altre regioni d’Italia: la Calabria, la Basilicata, il Molise con la Tintilia, l’Abruzzo… la Lombardia, che l’ho saltata a piè pari, non tanto perché è la mia regione, cioè, proprio perché è la mia regione…. Siamo zone di produzione dove si producono degli ottimi vini, ma non siamo famose come altre zone, però oggi, il turista evoluto, quello che ha già fatto il salto di qualità, che è il turista di lingua anglosassone, quindi un turista, un enoturista, un appassionato di vino che ha già fatto tutti i suoi percorsi, oggi, certamente, continua a cercare il grande Barolo, il grande Brunello, il grande Uva bianco friuliano, il grande Amarone, ma vuole anche scoprire cose nuove, così come vuole scoprire, dopo essere andato a Firenze, a Roma, a Milano, a Venezia, vuole andare a vedere anche tutto il resto dell’Italia, e quindi noi dobbiamo essere pronti, capaci di comunicare sui nuovi strumenti per far apprezzare e far conoscere anche queste zone importantissime ma meno famose.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Io, quando parlavo di internet, pensavo anche proprio alle infrastrutture a internet, cioè a se e quanto il fatto di avere la connessione o non avere la connessione diventa un fattore, appunto, importante per le cantine, anche in relazione all’enoturismo, nel senso che poi, come sappiamo, anche riprendendo il discorso che stavi facendo dei social network, spesso è attaccata questa esigenza a queste modalità di condivisione, dell’esperienza, le foto online, beh, tutto questo è possibile farlo se c’è la connessione… se non c’è la connessione, può diventare per esempio un problema. Oppure l’informazione, anche di un enoturista, di qualcuno che vuole delle informazioni, appunto, per sapere chi c’è intorno a lui, e anche lì la connessione può diventare importante o non importante, così come per la cantina, appunto. Però, restando anche sul tema della comunicazione, e riprendendo questo discorso, la comunicazione, per altro, non è fatta solo dalle cantine, no? Ma anche a livello italiano, diciamo, a livello più generale, più pubblico, anche il pubblico esercita un ruolo, no? Nell’intercettare questa domanda, nel raccontare il Made in Italy del vino. Tant’è che riprendo anche, direi, una sua polemica di qualche mese fa, durante l’Expo, ricordo, in cui invitava, se ho capito bene, candidava Movimento Turismo Vino a occuparsi anche dei contenuti del sito Italia.it perché, rispetto al vino, forse non stava facendo quello che poteva fare, nel raccontare e nell’intercettare il tipo di enoturista. È così?</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: Beh, certamente il portale Italia.it, nella parte vino è… meglio non andarla a guardare.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: …non trova la parola, no?</p><p><br></p><p><br></p><p>Carlo Giovanni: No. Non trovo la parola se non dicendo cose dove dovrebbe esserci messo il *bip*. Proprio pochi giorni fa ero a un convegno dove c’era il nuovo Direttore Generale dell’ENI, che ha iniziato il suo discorso dicendo: “Il portale Italia.it, dire che fa schifo è dire una cosa gentile, quindi lo sappiamo, adesso ci metteremo mano”, quindi ha bloccato tutto, ha...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-non-perdere-una-grande-occasione-lenoturismo-in-cantina-con-carlo-giovanni-pietrasanta-di-movimento-turismo-del-vino]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1170</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Tue, 01 Dec 2015 15:19:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/b7d60ce3-4d89-410a-84e5-8e5b09e70f39/wineinternet-25-carlopietrasanta-mixdown.mp3" length="47587750" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>33:01</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>25</itunes:episode><podcast:episode>25</podcast:episode><itunes:summary>L’enoturismo in Italia ha un giro d’affari da 5 miliardi di euro. E ci sono sempre più persone interessante a visitare le cantine. E questa è una grande occasione per la sostenibilità dei produttori perché introduce delle nuove e immediate opportunità di business, di comunicazione e di vendita del vino, per alcuni la migliore nuova occasione per i produttori di vino italiano.
Ma come fanno le cantine a non perdersi l&amp;#8217;occasione? Cosa bisogna sapere degli enoturisti? Cosa cercano? Quali errori bisogna evitare e cosa ancora ci manca per sfruttare al pieno l&amp;#8217;enoturismo in cantina?
Oggi ne parliamo con https://www.linkedin.com/in/carlo-giovanni-pietrasanta-223885a5 (Carlo Giovanni Pietrasanta), presidente http://www.movimentoturismovino.it/it/home/ (Movimento Turismo del Vino).
Le persone vogliono tornare alla natura e capire cosa c&amp;#8217;è dietro ad una bottiglia di vino. Questo è importante perché solo così possiamo spiegare perché una bottiglia di vino, così come una bottiglia di olio, non possono costare sotto certe cifre.
Puoi ascoltare l&amp;#8217;intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c&amp;#8217;è la completa trascrizione.

L’enoturismo, in Italia, ha un giro d’affari di 5 miliardi di euro, è un settore che gode di buona salute e ci sono sempre più persone interessate a visitare le cantine. E questa è una grande occasione per la sostenibilità dei produttori, perché introduce delle opportunità di business nuove, ed è anche una nuova occasione, comunque, di comunicazione proprio del vino, del vino italiano, secondo alcuni la migliore occasione di comunicazione, quella di farlo in cantina. Però, ci sono dei però, perché da questo comparto, in qualche modo, ci si potrebbe anche attendere molto di più, in ragione della qualità del vino, della varietà del nostro vino e anche della diffusione su territorio nazionale del vino e delle cantine. E allora, come sta andando il settore? Quali sono le opportunità e i nodi per il vino italiano? Quali consigli ci sono per chi vuole occuparsi di enoturismo? Oggi, a Wine Internet Marketing, ne parliamo con Carlo Giovanni Pietrasanta, che è presidente Movimento Turismo Vino.
Benvenuto, Carlo Giovanni.
Carlo Giovanni: Ciao, grazie.
Stefano: Ciao! Allora, dunque, tu sei classe 1962, titolare dell’azienda agricola Pietrasanta, nella collina di Milano, a San Colombano, sei tra i fondatori di Movimento Turismo Vino Italia, sei stato presidente anche di quello lombardo, insomma, hai avuto diversi ruoli, e hai ideato, per esempio, nel 1997, il format “Benvenuta Vendemmia”, se non sbaglio. Movimento Turismo Vino ha aperto le porte, dicevamo, all’enoturismo in Italia: oggi raccoglie mille cantine, è famoso per Cantine Aperte ma anche per altri formati e per altre iniziative. Vuoi aiutarci a dirci quali sono le ragioni profonde e i momenti più importanti della vostra attività?
Carlo Giovanni: Allora, il Movimento Turismo del Vino, che ormai ha 23 anni di vita, ha segnato una svolta nel mondo del vino italiano, cioè siamo passati dalle cantine chiuse e non concettualmente, turisticamente visitabili, alle cantine che oggi vengono studiate anche per accogliere il turista. Quindi, io amo dire che possiamo aver fatto una rivoluzione copernicana nel mondo dell’accoglienza nelle cantine. Bisogna dire che questa rivoluzione, noi vignaioli – io mi definisco un vignaiolo, come diceva il buon Luigi Veronelli – siamo stati aiutati dalle componenti femminili delle nostre aziende. Infatti, il Movimento Turismo del Vino è in atto per volontà di una signora, una delle signore del Bonello, Donatella Cinelli Colombini. Devo dire che l’apporto femminile ha permesso a noi maschietti di capire che non bastava fare grandi vini, bisognava saper accogliere le persone, emozionarle, riscaldarle.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Esportare il vino italiano II: numeri e consigli – con Denis Pantini di Wine Monitor Copy</title><itunes:title>Esportare il vino italiano II: numeri e consigli – con Denis Pantini di Wine Monitor Copy</itunes:title><description><![CDATA[<p>Questo è il seguito della <a href="http://wineinternetmarketing.it/esportare-il-vino-italiano-numeri-e-consigli-con-denis-pantini-di-wine-monitor/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">conversazione con Denis Pantini</a> di Wine Monitor a proposito dell’esportare il vino italiano.</p><blockquote>Sai, il problema più grande si è palesato durante la crisi. Prima le aziende piccole riuscivano a sopravvivere con i mercati di prossimità, la ristorazione sotto casa, le pizzerie e quindi questo permetteva anche ai più piccoli di poter vendere il loro vino. Poi, con la crisi questo canale si è fortemente ridimensionato, vuoi perché la gente andava meno al ristorante, vuoi perché gli stessi ristoratori pagavano con molto ritardo o addirittura non pagavano, e quindi il nodo è venuto al pettine.</blockquote><p><br></p><p>In questo post potete ascoltare l’audio o leggere la trascrizione di questa nuova e ultima puntata.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Interessante. Denis, guarda, ti faccio parlare di un’altra cosa adesso. Ne avevi già accennato un po’ prima… il discorso sulla distribuzione. Quanto conta oggi, nella distribuzione, anche nei progetti export delle aziende del vino italiano? Nel senso che sappiamo che ci sono paesi dove il peso della distribuzione, che si sta già facendo importante anche in Italia, ma è ancora più forte. È così?</p><p><br></p><p>Denis: Tu intendi la GDO? Si, allora, guarda. Diciamo che è una componente fondamentale un po’ per tutti i mercati, nel senso che a livello europeo più di tutti: nel Regno Unito e in Germania, le grandi catene distributive hanno in mano la gran parte, la quota principale di mercato, e qui contano soprattutto, per quanto riguarda anche la questione del prezzo… cioè, in Germania, se non ricordo male, quasi l’80% dei consumi di vino passa dalla GDO e qui contano tantissimo i discount che, come sai, a parte alcune occasioni degli ultimi anni, hanno comunque una politica legata soprattutto alla competitività di prezzo, per cui di conseguenza, anche il prodotto che importano, la prima cosa che cercano nel produttore, è il prezzo. La stessa cosa, ma in maniera differente, è nel Regno Unito: qui, anche in questo caso, c’è una forte componente nei consumi a livello nazionale, legato alle grandi catene distributive, però qui si gioca più che altro sulle promozioni, più che sui discount, e quindi anche qua si comprano anche vini che hanno un prezzo elevato, ma appena si chiede al produttore un aiuto nel momento in cui si decide di far la promozione, per cui, guardandola da entrambi i lati, sia il Regno Unito che la Germania sono cosiddetti “mercati di prezzo”, dove quindi tu devi essere soprattutto competitivo di fronte a dei costi di produzione. E in altri mercati, invece, la cosa è nettamente differente. Cioè ad esempio, non so, negli Stati Uniti, la questione dell’home trade è importante: non c’è solo la GDO che poi lì assume diversi risvolti che non sono tipici come la nostra italiana, ma conta tantissimo anche essere presenti nella cosiddetta RECA, quindi nei consumi fuori casa, nell’home trade, dove ci sono sicuramente grandi catene, anche in questo caso, di ristorazione, che però hanno delle politiche dove il prezzo o conta di meno e contano di più il posizionamento, l’immagine, tutto quello che ne consegue.</p><p><br></p><p>Stefano: Ci sono magari anche più passaggi, talvolta?</p><p><br></p><p>Denis: Ecco, questo è un altro problema invece, nei mercati regolamentati, questo è un ulteriore fattore. Cioè adesso, al di là del consumo e quindi della distribuzione del consumo, il discorso ricade su come sono strutturati i canali d’ingresso, in questi mercati: gli Stati Uniti hanno il retaggio del sistema di tre canali.</p><p><br></p><p>Stefano: Ma è ancora così, sempre, proprio, obbligatoriamente, o…?</p><p><br></p><p>Denis: Sì, sì. Obbligatoriamente. Cioè, tu, come produttore, per arrivare al consumatore, devi prima trovare l’importatore che ha una licenza che ti compra...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Questo è il seguito della <a href="http://wineinternetmarketing.it/esportare-il-vino-italiano-numeri-e-consigli-con-denis-pantini-di-wine-monitor/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">conversazione con Denis Pantini</a> di Wine Monitor a proposito dell’esportare il vino italiano.</p><blockquote>Sai, il problema più grande si è palesato durante la crisi. Prima le aziende piccole riuscivano a sopravvivere con i mercati di prossimità, la ristorazione sotto casa, le pizzerie e quindi questo permetteva anche ai più piccoli di poter vendere il loro vino. Poi, con la crisi questo canale si è fortemente ridimensionato, vuoi perché la gente andava meno al ristorante, vuoi perché gli stessi ristoratori pagavano con molto ritardo o addirittura non pagavano, e quindi il nodo è venuto al pettine.</blockquote><p><br></p><p>In questo post potete ascoltare l’audio o leggere la trascrizione di questa nuova e ultima puntata.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Interessante. Denis, guarda, ti faccio parlare di un’altra cosa adesso. Ne avevi già accennato un po’ prima… il discorso sulla distribuzione. Quanto conta oggi, nella distribuzione, anche nei progetti export delle aziende del vino italiano? Nel senso che sappiamo che ci sono paesi dove il peso della distribuzione, che si sta già facendo importante anche in Italia, ma è ancora più forte. È così?</p><p><br></p><p>Denis: Tu intendi la GDO? Si, allora, guarda. Diciamo che è una componente fondamentale un po’ per tutti i mercati, nel senso che a livello europeo più di tutti: nel Regno Unito e in Germania, le grandi catene distributive hanno in mano la gran parte, la quota principale di mercato, e qui contano soprattutto, per quanto riguarda anche la questione del prezzo… cioè, in Germania, se non ricordo male, quasi l’80% dei consumi di vino passa dalla GDO e qui contano tantissimo i discount che, come sai, a parte alcune occasioni degli ultimi anni, hanno comunque una politica legata soprattutto alla competitività di prezzo, per cui di conseguenza, anche il prodotto che importano, la prima cosa che cercano nel produttore, è il prezzo. La stessa cosa, ma in maniera differente, è nel Regno Unito: qui, anche in questo caso, c’è una forte componente nei consumi a livello nazionale, legato alle grandi catene distributive, però qui si gioca più che altro sulle promozioni, più che sui discount, e quindi anche qua si comprano anche vini che hanno un prezzo elevato, ma appena si chiede al produttore un aiuto nel momento in cui si decide di far la promozione, per cui, guardandola da entrambi i lati, sia il Regno Unito che la Germania sono cosiddetti “mercati di prezzo”, dove quindi tu devi essere soprattutto competitivo di fronte a dei costi di produzione. E in altri mercati, invece, la cosa è nettamente differente. Cioè ad esempio, non so, negli Stati Uniti, la questione dell’home trade è importante: non c’è solo la GDO che poi lì assume diversi risvolti che non sono tipici come la nostra italiana, ma conta tantissimo anche essere presenti nella cosiddetta RECA, quindi nei consumi fuori casa, nell’home trade, dove ci sono sicuramente grandi catene, anche in questo caso, di ristorazione, che però hanno delle politiche dove il prezzo o conta di meno e contano di più il posizionamento, l’immagine, tutto quello che ne consegue.</p><p><br></p><p>Stefano: Ci sono magari anche più passaggi, talvolta?</p><p><br></p><p>Denis: Ecco, questo è un altro problema invece, nei mercati regolamentati, questo è un ulteriore fattore. Cioè adesso, al di là del consumo e quindi della distribuzione del consumo, il discorso ricade su come sono strutturati i canali d’ingresso, in questi mercati: gli Stati Uniti hanno il retaggio del sistema di tre canali.</p><p><br></p><p>Stefano: Ma è ancora così, sempre, proprio, obbligatoriamente, o…?</p><p><br></p><p>Denis: Sì, sì. Obbligatoriamente. Cioè, tu, come produttore, per arrivare al consumatore, devi prima trovare l’importatore che ha una licenza che ti compra questo vino, il quale poi a sua volta deve trovare un distributore che ha la licenza a cui venderlo, il quale a sua volta deve venderlo al consumatore, al retailer, e poi arriva al consumo. Quindi, questi quattro passaggi non fanno altro che aumentare, a loro volta, anche il prezzo dal produttore al consumatore. E gli altri sono invece il mercato monopolistico, come tutti quelli del nord Europa, del Canada, dove invece c’è un monopolio dove tu puoi importare il tuo vino solo dopo essere entrato nelle liste del monopolio. E quindi anche lì c’è tutto un altro procedimento da seguire per poter essere accreditati, e via discorrendo. Quindi, questo, guarda, mi dà solo lo spunto per fare questo inciso, cioè il fatto che, forse una delle cose che citavi in premessa, che per esportare non è sufficiente sapere cosa fa il vicino, ma c’è tutta una storia e un’analisi da fare che riguarda non solo i consumatori, ma soprattutto anche i canali di distribuzione.</p><p><br></p><p>Stefano: E poi ci sono i costi, legati ovviamente al mercato… ti avevo sentito dire “Occhio ai dazi”, no?</p><p><br></p><p>Denis: Eh, poi c’è anche questo aspetto, esatto. Tra l’altro, nell’Unione Europea, dove, fondamentalmente, il mercato è unico e quindi non ci sono dazi, salvo poi alcune leggi e alcuni poster regionali che quelle comunque permangono, e il problema sta soprattutto, ecco, nei mercati extra-europei, in questo caso particolare asiatici che abbiamo citato all’inizio, dove il dazio arriva a diversi punti di percentuale: oltre il 20% senza considerare l’India, dove qui addirittura il sistema è federale, cioè che esistono dazi regionali che in alcuni casi arrivano anche oltre il 300%. Delle assurdità, che però fanno capire come un vino che entra a 1 euro fa presto poi ad arrivare a valori molto elevati.</p><p><br></p><p>Stefano: Certo, certo. Altre considerazioni, ti avevo sentito farle a proposito, ovviamente, del packaging, delle etichette, per cui ci sono, soprattutto in alcuni mercati rispetto ad alcune fasce di consumatori, come i cosiddetti millennials, i giovani, dove pesano tanto insomma. Avevi raccontato di una malvasia che aveva spopolato… ci vuoi raccontare la cosa?</p><p><br></p><p>Denis: Sì, anche qui, la considerazione di partenza è quella che ___ e un’impresa, diciamo, in generale… l’Italia del vino è sempre stata un attore legato a strategie product-oriented e meno market-oriented che sono invece quelle tipiche dei paesi dell’emisfero sud, leggi Cile, Sudafrica, Nuova Zelanda, Australia, dove loro, non venendo da una tradizione vinicola di lungo corso, la prima cosa che hanno pensato era capire che tipo di vino poteva piacere ai consumatori di tutto il mondo e gliel’hanno costruito sulla loro esigenza. Ma la costruzione sulla loro esigenza non voleva dire individuare solo il vitigno che poteva rispondere a questi desiderata, ma anche capire, dal punto di vista del packaging, dell’imbottigliamento, di tutto il resto, che cosa chiedevano questi consumatori. E la logica è di mercato, e ci sta: perché chiaramente, quando tu hai un consumatore che non ha una conoscenza come quella italiana, del vino, dei vitigni, dei territori, quando compra il vino, la prima cosa che vi guarda è la bottiglia e l’etichetta collegata. E la cosa interessante era vedere come diversi studi hanno dimostrato, i mercati anche interessanti, quindi non proprio di prima generazione come quelli asiatici, ma quello americano, i giovani consumatori… esistono dei fenomeni che, chiaramente, un po’ come nelle mode, sono anche effimeri, cioè magari un vino, che ha una bella etichetta, che richiama un qualcosa di simbolico, che il giovane riconosce a prima vista e che quindi apprezza, magari poi dopo tre anni questo è un prodotto che muore e la stessa azienda produttrice ne crea uno nuovo, sempre tenendo conto di proprie analisi di marketing. La citazione della malvasia era legata al fatto che, anche qui, la Cina è un mercato nuovo e i consumatori non hanno conoscenza del vino, e uno dei canali più utilizzati anche per informarsi è internet, e quindi non solo usano internet per capire da dove proviene un vino, com’è fatto eccetera, ma poi lo usano anche per comprarlo. E un caso di studio era quello di una malvasia prodotta da un noto produttore, da una delle cantine più grandi d’Italia, Emiliano Romagnola, che aveva stilizzato l’etichetta con motivi floreali e questo era, diciamo così, diventato di moda e piaceva molto agli acquirenti di internet, tanto che lo stock di prodotto che il produttore mi aveva inviato, era andato esaurito nel giro di pochi mesi. E questo era per dare un’idea di come in realtà il prodotto… qui vabbè, chiaro, il prodotto era un prodotto buono, nel senso che non era, diciamo, un vino che non rispondeva, nello stesso tempo, anche dal punto di vista organolettico ai bisogni desiderati dai consumatori, ma soprattutto quello che colpiva, era l’etichetta, e questa etichetta qui aveva fatto la fortuna del prodotto.</p><p><br></p><p>Stefano: A proposito di online, su questo avete anche dei dati, nel senso, c’è una crescita anche lì, anche in Italia, mi sembra…</p><p><br></p><p>Denis: Sì guarda, si parla ancora di percentuali piccole cioè, non più del 3% di quelli che sono i consumi totali a livello di singola nazione, però le vendite online sono quelle che registrano le dinamiche di crescita più grandi, ad esempio, la solita Cina appena citata, negli ultimi tre anni, cioè tra il 2014 e il 2011, le vendite online sono cresciute del circa 173%, pari a un totale di quasi 100 milioni di bottiglie. Ma lo stesso, percentuali più ridotte ma più importanti, le han fatte anche il Canada, la Svezia, col circa il 50% di crescita… l’Italia, in questo periodo, è cresciuta di circa il 23%, con un totale di vendita di circa 29 milioni di bottiglie che, se comparati sul totale, ripeto, siamo una percentuale di consumi sotto al 2%, però tu mettilo a confronto al fatto che qui invece, negli ultimi tre anni, a livello complessivo i consumi sono calati. Qui son cresciuti del 23… sta diventando un’opportunità interessante, non solo per i ritmi di crescita, ma anche per il fatto che per molti produttori più piccoli, quindi con una minore disponibilità di bottiglie, quindi anche con una minor capacità, diciamo, in merito alla possibilità di arrivare sui canali tradizionali del mercato, dice “guarda, è un canale è un po’ più democratico, qui bastano anche poche casse di consegna per poter accedere all’assortimento dei siti online”. Quindi, è un’opportunità da considerare, soprattutto per le medie e piccole aziende che invece faticano ad entrare sui mercati più importanti.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Allora, grazie tanto, Denis Pantini, “occhio ai numeri”, dunque, ci fai capire… chi è che sta riuscendo però ad esportare? Quali sono le aziende… si può tracciare una fotografia di tipologia di azienda che esporta, italiana ovviamente?</p><p><br></p><p>Denis: Guarda, allora, anche qui. Occorre fare una considerazione, cioè nel senso che negli ultimi anni, comunque, il numero delle aziende italiane che è riuscito ad esportare, è aumentato ed è aumentato anche in misura considerevole e ha toccato anche le aziende più piccole. Cioè, non è che solo le aziende medio-grandi riescono ad esportare, anche le più piccole, vuoi per questa cosa che ho appena detto dei canali online, vuoi per mercati di prossimità come la Germania, la Svizzera e altri ancora, sono riusciti comunque a esportare vino. Però, è chiaro che se io guardo la propensione all’export, cioè il rapporto tra quanto tengo di fatturato nei mercati internazionali rispetto al totale, queste percentuali aumentano o vanno ad aumentare la dimensione d’azienda, ed è un po’ una considerazione conclusiva rispetto a quello che hai detto tu prima, cioè, occhio ai canali di distribuzione, occhio agli interlocutori commerciali con cui lavori, occhio alle distanze, occhio al quantitativo minimo anche che tu devi avere per assicurare la fornitura, tenendo conto di tutte queste considerazioni, più quelle legate alle capacità di analisi, alla capacità di marketing e tutto il resto, ti fanno capire come le imprese più dimensionate, più grandi, abbiano anche più risorse da spendere per poter essere presenti anche nei mercati internazionali e quindi, alla luce di questa correlazione, è evidente che le imprese più grandi hanno una propensione all’export più alta rispetto alle medio-piccole.</p><p><br></p><p>Stefano: E quindi, quelle medio-piccole, cosa stanno facendo? Si muovono anche insieme? So che avete fatto un osservatorio, anche un’indagine presso le aziende, che dinamiche state vedendo? Riescono a fare qualcosa per superare, diciamo, questo limite legato alla dimensione?</p><p><br></p><p>Denis: Sai, il problema più grande si è palesato durante la crisi, perché prima, le aziende piccole riuscivano a sopravvivere un po’ con i mercati di prossimità e quindi non intendo i mercati geografici, ma intendo proprio, non so, canali vicini, tipo la ristorazione sotto casa, le pizzerie, e non la grande distribuzione, e quindi questo permetteva anche ai più piccoli di poter vendere il loro vino. Poi, con la crisi questo canale s’è chiuso, nel senso che si è fortemente ridimensionato, vuoi perché la gente andava meno al ristorante, vuoi perché gli stessi ristoratori pagavano con molto ritardo o addirittura non pagavano, e quindi il problema… il nodo è venuto al pettine. E le piccole imprese si sono dovute riorganizzare. Chi è riuscito, attraverso anche ai consorzi o aggregandosi con altri, è riuscito a portare il vino anche fuori dai propri confini, chi non ce l’ha fatta, o in alcuni casi ha venduto il prodotto alle aziende più grandi, che a loro volta hanno quindi esportato, sono diventati, diciamo, sub-fornitori, ecco, per usare un termine tecnico, delle aziende che invece avevano delle cariche commerciali, e altre, invece, le hanno chiuse e molte sono ancora in vendita.</p><p><br></p><p>Stefano: Denis Pantini, grazie allora, davvero, per questo quadro, per i consigli legati all’export del vino italiano. Chi è interessato ad approfondire questa materia avrà l’occasione di incontrare la tua relazione al Wine2Wine a Verona, prossimamente, all’inizio di Dicembre, ci vedremo dunque lì, io intanto rimando tutte le persone al post correlato a questa intervista su Wineinternetmarketing.it, lì trovate anche i riferimenti a Denis Pantini, a Wine Monitor e alle sue attività. Vi invito ovviamente, come sempre, a commentare, a farmi sapere cosa ne pensate. Mi trovate su Twitter, @stefanolabate, e via e-mail a info@wineinternetmarketing.it.</p><p><br></p><p>Grazie Pantini, ci vediamo a Verona!</p><p><br></p><p>Denis: Grazie a voi, a presto, è un piacere.</p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/esportare-il-vino-italiano-ii-numeri-e-consigli-con-denis-pantini-di-wine-monitor-copy]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/esportare-il-vino-italiano-numeri-e-consigli-con-denis-pantini-di-wine-monitor-2/</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Sat, 28 Nov 2015 10:16:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/074c1870-3fd7-4611-8c27-a2a4ff0e51e2/wineinternet-24-denispantini-mixdown.mp3" length="21949214" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>15:13</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>24</itunes:episode><podcast:episode>24</podcast:episode><itunes:summary>Questo è il seguito della http://wineinternetmarketing.it/esportare-il-vino-italiano-numeri-e-consigli-con-denis-pantini-di-wine-monitor/ (conversazione con Denis Pantini) di Wine Monitor a proposito dell&amp;#8217;esportare il vino italiano.
Sai, il problema più grande si è palesato durante la crisi. Prima le aziende piccole riuscivano a sopravvivere con i mercati di prossimità, la ristorazione sotto casa, le pizzerie e quindi questo permetteva anche ai più piccoli di poter vendere il loro vino. Poi, con la crisi questo canale si è fortemente ridimensionato, vuoi perché la gente andava meno al ristorante, vuoi perché gli stessi ristoratori pagavano con molto ritardo o addirittura non pagavano, e quindi il nodo è venuto al pettine.
In questo post potete ascoltare l&amp;#8217;audio o leggere la trascrizione di questa nuova e ultima puntata.

Stefano: Interessante. Denis, guarda, ti faccio parlare di un’altra cosa adesso. Ne avevi già accennato un po’ prima… il discorso sulla distribuzione. Quanto conta oggi, nella distribuzione, anche nei progetti export delle aziende del vino italiano? Nel senso che sappiamo che ci sono paesi dove il peso della distribuzione, che si sta già facendo importante anche in Italia, ma è ancora più forte. È così?
Denis: Tu intendi la GDO? Si, allora, guarda. Diciamo che è una componente fondamentale un po’ per tutti i mercati, nel senso che a livello europeo più di tutti: nel Regno Unito e in Germania, le grandi catene distributive hanno in mano la gran parte, la quota principale di mercato, e qui contano soprattutto, per quanto riguarda anche la questione del prezzo… cioè, in Germania, se non ricordo male, quasi l’80% dei consumi di vino passa dalla GDO e qui contano tantissimo i discount che, come sai, a parte alcune occasioni degli ultimi anni, hanno comunque una politica legata soprattutto alla competitività di prezzo, per cui di conseguenza, anche il prodotto che importano, la prima cosa che cercano nel produttore, è il prezzo. La stessa cosa, ma in maniera differente, è nel Regno Unito: qui, anche in questo caso, c’è una forte componente nei consumi a livello nazionale, legato alle grandi catene distributive, però qui si gioca più che altro sulle promozioni, più che sui discount, e quindi anche qua si comprano anche vini che hanno un prezzo elevato, ma appena si chiede al produttore un aiuto nel momento in cui si decide di far la promozione, per cui, guardandola da entrambi i lati, sia il Regno Unito che la Germania sono cosiddetti “mercati di prezzo”, dove quindi tu devi essere soprattutto competitivo di fronte a dei costi di produzione. E in altri mercati, invece, la cosa è nettamente differente. Cioè ad esempio, non so, negli Stati Uniti, la questione dell’home trade è importante: non c’è solo la GDO che poi lì assume diversi risvolti che non sono tipici come la nostra italiana, ma conta tantissimo anche essere presenti nella cosiddetta RECA, quindi nei consumi fuori casa, nell’home trade, dove ci sono sicuramente grandi catene, anche in questo caso, di ristorazione, che però hanno delle politiche dove il prezzo o conta di meno e contano di più il posizionamento, l’immagine, tutto quello che ne consegue.
Stefano: Ci sono magari anche più passaggi, talvolta?
Denis: Ecco, questo è un altro problema invece, nei mercati regolamentati, questo è un ulteriore fattore. Cioè adesso, al di là del consumo e quindi della distribuzione del consumo, il discorso ricade su come sono strutturati i canali d’ingresso, in questi mercati: gli Stati Uniti hanno il retaggio del sistema di tre canali.
Stefano: Ma è ancora così, sempre, proprio, obbligatoriamente, o…?
Denis: Sì, sì. Obbligatoriamente. Cioè, tu, come produttore, per arrivare al consumatore, devi prima trovare l’importatore che ha una licenza che ti compra questo vino, il quale poi a sua volta deve trovare un distributore che ha la licenza a cui vend...</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Esportare il vino italiano I: numeri e consigli – con Denis Pantini di Wine Monitor</title><itunes:title>Esportare il vino italiano I: numeri e consigli – con Denis Pantini di Wine Monitor</itunes:title><description><![CDATA[<p><em>Export export</em>. Nelle ultime stagioni il vino italiano non parla d’altro: come un imperativo&nbsp;<em>export export</em> ricorre nei convegni, nei rapporti e rimbalza nelle discussioni pubbliche e nei titoli dei giornali. Talvolta, anche negli strafalcioni dei giornali. E’ una sorta di mantra su cui scorre la speranza del vino italiano. Certo, lo sappiamo, il calo dei consumi interni spinge e spingerà le aziende necessariamente a cercare nuovi sbocchi all’estero, <em>export export</em> dunque. Ma, quali sono i numeri che dobbiamo davvero sapere del vino italiano all’estero? Quali consigli si possono dare a chi vuole intraprendere progetti con l’export?</p><blockquote>Di numeri ce ne sono veramente tanti in giro. Però, preso da solo, il numero non dice niente. Devi interpretarlo e metterlo a confronto. Altrimenti si sbaglia. Come nel caso della statistica OIV, che&nbsp;aveva citato la Cina come terzo vigneto più importante per estensione. Tutti i giornali avevano ripreso la notizia, dicendo che alla fine la Cina col vino ci surclasserà per la produzione… Si sbagliavano.</blockquote><p><br></p><p>A&nbsp;Wine Internet Marketing chiacchieriamo con <strong>Denis Pantini</strong>, direttore dell’area agricoltura e industria alimentare di <a href="http://www.nomisma.it/index.php/it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Nomisma</strong></a> e responsabile di <a href="http://www.winemonitor.it/it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Wine Monito</strong>r</a>. L’audio nei primi passaggi è un po’ disturbato per alcuni problemi sulla trasmissione. Me ne scuso con tutti gli&nbsp;ascoltatori.</p><p><br></p><p>Segue la completa trascrizione dell’intervista audio, prima parte.</p><p><br></p><p><br></p><p>Export export. Nelle ultime stagioni, per il vino italiano, non si parla d’altro: come un imperativo, export export ricorre nei convegni, nei rapporti e rimbalza nelle discussioni pubbliche e nei titoli dei giornali. Talvolta, anche negli strafalcioni dei giornali. E diventa una sorta di mantra, su cui scorre la speranza del vino italiano. Certo, lo sappiamo, il calo dei consumi interni spinge e spingerà le aziende necessariamente a cercare nuovi sbocchi all’estero, export export dunque. Ma, quali sono le cose che dobbiamo davvero sapere per esportare il vino italiano all’estero? Quali differenze bisogna conoscere? Quali consigli si possono dare a chi vuole intraprendere progetti con l’export? Ecco, per rispondere alle domande, a Wine Internet Marketing oggi chiacchieriamo con Denis Pantini, che è direttore dell’area agricoltura e industria alimentare di Nomisma ed è responsabile di Wine Monitor.</p><p><br></p><p><br></p><p>Benvenuto, Denis.</p><p><br></p><p>Denis: Grazie, un saluto a tutti.</p><p><br></p><p>Stefano: Denis, dunque, tu sei economista, fai ricerca applicata, consulenza e assistenza tecnica per lo sviluppo agroalimentare, in particolare per il settore vinicolo. Sei autore di diversi volumi sul marketing del vino, insegni in corsi post-lauream e sei relatore in molte occasioni. Con Wine Monitor hai ultimamente realizzato un’indagine i cui risultati definitivi sono in programma al Wine2Wine di Verona, all’inizio di Dicembre. Ecco, vuoi intanto spiegarci cosa fa Wine Monitor, in particolare per l’export?</p><p><br></p><p>Denis: Volentieri. Guarda, come dicevi tu, noi come Nomisma ci occupiamo e seguiamo il settore agroalimentare da più di vent’anni, e del vino in particolare da circa una quindicina. Mi tendo sempre a tutte le competenze acquisite, tre anni fa, abbiamo deciso di costituire questo osservatorio che, appunto, ha la sua forma principale in un sito online, appunto www.winemonitor.it, dove raccogliamo tutte le informazioni dei dati statistici che ci permettono di fare un quadro aggiornato ed evoluto di quelle che sono le principali tendenze nel mercato, sia nazionale che internazionale. Oltre a questo aggiungiamo tutta una serie di dati e di altre indagini che realizziamo, per...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p><em>Export export</em>. Nelle ultime stagioni il vino italiano non parla d’altro: come un imperativo&nbsp;<em>export export</em> ricorre nei convegni, nei rapporti e rimbalza nelle discussioni pubbliche e nei titoli dei giornali. Talvolta, anche negli strafalcioni dei giornali. E’ una sorta di mantra su cui scorre la speranza del vino italiano. Certo, lo sappiamo, il calo dei consumi interni spinge e spingerà le aziende necessariamente a cercare nuovi sbocchi all’estero, <em>export export</em> dunque. Ma, quali sono i numeri che dobbiamo davvero sapere del vino italiano all’estero? Quali consigli si possono dare a chi vuole intraprendere progetti con l’export?</p><blockquote>Di numeri ce ne sono veramente tanti in giro. Però, preso da solo, il numero non dice niente. Devi interpretarlo e metterlo a confronto. Altrimenti si sbaglia. Come nel caso della statistica OIV, che&nbsp;aveva citato la Cina come terzo vigneto più importante per estensione. Tutti i giornali avevano ripreso la notizia, dicendo che alla fine la Cina col vino ci surclasserà per la produzione… Si sbagliavano.</blockquote><p><br></p><p>A&nbsp;Wine Internet Marketing chiacchieriamo con <strong>Denis Pantini</strong>, direttore dell’area agricoltura e industria alimentare di <a href="http://www.nomisma.it/index.php/it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Nomisma</strong></a> e responsabile di <a href="http://www.winemonitor.it/it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Wine Monito</strong>r</a>. L’audio nei primi passaggi è un po’ disturbato per alcuni problemi sulla trasmissione. Me ne scuso con tutti gli&nbsp;ascoltatori.</p><p><br></p><p>Segue la completa trascrizione dell’intervista audio, prima parte.</p><p><br></p><p><br></p><p>Export export. Nelle ultime stagioni, per il vino italiano, non si parla d’altro: come un imperativo, export export ricorre nei convegni, nei rapporti e rimbalza nelle discussioni pubbliche e nei titoli dei giornali. Talvolta, anche negli strafalcioni dei giornali. E diventa una sorta di mantra, su cui scorre la speranza del vino italiano. Certo, lo sappiamo, il calo dei consumi interni spinge e spingerà le aziende necessariamente a cercare nuovi sbocchi all’estero, export export dunque. Ma, quali sono le cose che dobbiamo davvero sapere per esportare il vino italiano all’estero? Quali differenze bisogna conoscere? Quali consigli si possono dare a chi vuole intraprendere progetti con l’export? Ecco, per rispondere alle domande, a Wine Internet Marketing oggi chiacchieriamo con Denis Pantini, che è direttore dell’area agricoltura e industria alimentare di Nomisma ed è responsabile di Wine Monitor.</p><p><br></p><p><br></p><p>Benvenuto, Denis.</p><p><br></p><p>Denis: Grazie, un saluto a tutti.</p><p><br></p><p>Stefano: Denis, dunque, tu sei economista, fai ricerca applicata, consulenza e assistenza tecnica per lo sviluppo agroalimentare, in particolare per il settore vinicolo. Sei autore di diversi volumi sul marketing del vino, insegni in corsi post-lauream e sei relatore in molte occasioni. Con Wine Monitor hai ultimamente realizzato un’indagine i cui risultati definitivi sono in programma al Wine2Wine di Verona, all’inizio di Dicembre. Ecco, vuoi intanto spiegarci cosa fa Wine Monitor, in particolare per l’export?</p><p><br></p><p>Denis: Volentieri. Guarda, come dicevi tu, noi come Nomisma ci occupiamo e seguiamo il settore agroalimentare da più di vent’anni, e del vino in particolare da circa una quindicina. Mi tendo sempre a tutte le competenze acquisite, tre anni fa, abbiamo deciso di costituire questo osservatorio che, appunto, ha la sua forma principale in un sito online, appunto www.winemonitor.it, dove raccogliamo tutte le informazioni dei dati statistici che ci permettono di fare un quadro aggiornato ed evoluto di quelle che sono le principali tendenze nel mercato, sia nazionale che internazionale. Oltre a questo aggiungiamo tutta una serie di dati e di altre indagini che realizziamo, per capire meglio e supportare, questa è la finalità del tutto, le imprese del vino in Italia, per capire il mercato, e quindi supportare, come dicevo prima, nella loro attività di business, che, un poco come hai citato tu in premessa, negli ultimi anni si sta sempre più indirizzando verso l’export, quindi l’internazionalizzazione delle nostre imprese.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Ecco, e quindi, i numeri sono al centro delle vostre attenzioni, insomma del vostro approccio. Quindi, un export export che non è soltanto un mantra, ma che si accompagna e si giustifica poi nell’osservazione dei numeri. Perché, riflettevo, ascoltandoti, ho avuto già il piacere ad ascoltarti in altre occasioni, proprio al Wine2Wine l’anno scorso a Verona, per esempio, o più recentemente a Fondazione Mach, i numeri sono cose straordinarie ed in fondo, anche l’informazione se ne sta nutrendo tanto. Pensavo che c’è tutta una parte di informazione che sta nascendo dai numeri e dai dati. Pensavo, per esempio, ho frequentato l’ISTAT, e ho visto, insomma, quanti numeri, per esempio, hanno loro a disposizione, però poi un conto sono i numeri, e poi un conto è trattarli, interpretarli. Perché spesso poi i numeri, altrimenti, possono anche essere male interpretati e dare luogo anche a quegli strafalcioni a cui facevo accenno all’inizio. Anche nel vino ce ne sono, ogni tanto.</p><p><br></p><p>Denis: Anche di numeri ce ne sono veramente tanti in giro, però, così preso a sé stante, il numero non dice niente. Devi comunque interpretarlo e metterlo a confronto con altre informazioni che poi riescono a validarti, diciamo, anche l’interpretazione che tu fai. Perché, al di là degli strafalcioni, anche i fraintendimenti o le cantonate che si possono prendere sono veramente tanti, e quella che citavi della questione del vigneto cinese&nbsp;forse è emblematica, nel senso che l’OIV, che è la principale organizzazione della vite e del vino a livello internazionale e produttore di statistiche, era uscita, quest’anno, se non ricordo male, con un aggiornamento sulle superfici vitate in giro per il mondo. E aveva citato la Cina come terzo vigneto più importante per estensione, mettendo anche che le crescite negli ultimi cinque anni erano la doppia cifra percentuale rispetto, invece, a situazioni come nell’Europa, che invece vedevano il vigneto calare. E tutti i giornali avevano ripreso la notizia, dicendo che alla fine la Cina ci surclasserà, diventerà la prima tra i produttori vinicoli e via discorrendo, quando in realtà a tutte le superfici vitate, non solo quelle per uva da vino; e infatti, andando a vedere più nel dettaglio quanto il vigneto in Cina era destinato all’uva da vino, si vedeva che fondamentalmente il 75% era produzione di uva da tavola, quindi prodotto frutticolo, non tanto per la produzione di vino. Questo per dire che molto spesso, limitarsi al solo numero senza andare più in profondità, si rischia veramente di individuare delle interpretazioni che sono completamente errate rispetto a quello che poi è la realtà.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok. Ecco, quindi, proviamo a tenere lontano questo rischio oggi, sicuramente, con te. Proviamo a dare qualche numero, tanto per dare un quadro della situazione. Nel senso, i consumi interni si abbassano, stanno crescendo in modi differenti quelli, invece, sui mercati internazionali. Come sta la bilancia consumo interno-esterno del vino italiano?</p><p><br></p><p>Denis: Allora, qui diciamo che si possono fare un sacco di riflessioni/interpretazioni, nel senso che, a livello strutturale, ma un po’ come accade in tutte le economie avanzate dell’Europa, dove il vino ha sempre rappresentato quasi una funzione di alimento più che una bevanda da accompagnare a momenti conviviali, noi abbiamo un calo rilevante. In Italia, nel giro di dieci anni s’è perso circa 1/3 dei volumi consumati di vino. Ma lo stesso poi è accaduto, seppur in percentuali un po’ differenti, sia in Francia che in Spagna. Poi, questo non significa chiaramente che calando la quantità consumata, il valore legato al consumo di vino si sia ridotto in egual misura: qui, vabbè, è la classica battuta che si fa, che “si beve meno ma si beve meglio”, nel senso che i consumi del vino, diciamo “da tavola” e quindi di uso quotidiano, e invece si sposta verso consumi di vino più alti a livello qualitativo, e anche di prezzo, perché si beve, ad esempio, che ne so, spumanti per aperitivi, si beve vino di più qualità, magari lo si beve, anziché tutti i giorni, una volta ogni 3-4 giorni, insomma, diciamo, c’è un riposizionamento anche dei consumi di vino che sono di livelli qualitativi più alti. Proprio perché cambia la modalità e la frequenza di consumo. Anche qui, all’interno bisogna però riconoscere alcune tendenze che si stanno muovendo, un esempio per tutti il vino biologico: fino a qualche anno fa era considerato di nicchia, per pochi intenditori o per chi cercava il consumo di un prodotto che tutela l’ambiente, in realtà, negli ultimi anni sta registrando una crescita e una maggiore penetrazione dei vini biologici anche in un numero elevato di famiglie italiane. Questo perché c’è una maggiore sensibilità, c’è anche una maggiore diffusione del prodotto nell’assortimento della GDO e questo sì, importa fondamentalmente i consumatori anche ad acquistare questo tipo di prodotto.</p><p><br></p><p>Stefano: Interessante. Questa cosa sul mercato biologico, voi l’avete misurato, questo trend? Cioè, sapete…?</p><p><br></p><p>Denis: Sì, c’è stato, sì sì guarda, ti dico subito, nel giro di tre anni, la penetrazione sulle famiglie italiane per il consumo biologico è passata dal 6 al 12%, c’è stato quasi un raddoppio. Ma per le ragioni che ti dicevo prima, sai_ da un lato, una maggiore sensibilità verso queste tematiche di sostenibilità, ambiente, eccetera, ma dall’altro anche il fatto che la grande distribuzione ha aumentato nei propri assortimenti la presenza di questi prodotti e quindi non solo tu hai una maggiore attenzione a quello che compri ma poi, trovandotela nello scaffale, sei anche più incentivato a comprarla. Mentre prima, che so, o lo dovevi ricercare, oppure molte volte compravi vino non sapendo che era biologico e dovevi guardare l’etichetta dietro, dove trovavi la certificazione europea, insomma, c’è tutta una tendenza che porta a una maggiore attenzione verso questi tipi di prodotto, e questo potremmo dire, è un po’ fermo dal punto di vista strutturale.</p><p><br></p><p>Cambio pagina e parlo di export. Dall’altro lato, invece, noi abbiamo che, a livello internazionale, i consumi di vino stanno crescendo. E stanno crescendo un po’ ovunque, nel senso che ci sono sicuramente dei mercati molto importanti per i nostri vini come il mercato americano, nordamericano, come il mercato inglese, il mercato tedesco, che hanno, diciamo così, interventi positivi, quantomeno i primi due che ti ho accennato. E poi ci sono tutta un’altra serie di nuovi mercati, soprattutto legati al continente asiatico, che stanno venendo fuori adesso, cioè sono mercati dove il vino non ha mai rappresentato una bevanda legata alle tradizioni alimentari di quel contesto, ma in questo momento, vuoi un po’ per la cosiddetta “occidentalizzazione” delle abitudini, vuoi un po’ per l’aumento dei redditi, c’è un interesse anche verso questo tipo di prodotto. E lo si vede chiaramente dal fatto che mercati come Singapore, la Tailandia, il Vietnam, eccetera, stanno comprando e importando vino.</p><p><br></p><p>Stefano: Ci sono alcuni mercati, diciamo, storici, già importanti o consolidati come può essere quello americano, che crescono… e poi ci sono questi altri mercati nuovi che crescono anche con tassi molto grossi. Alle volte è difficile anche capire però quali sono i valori assoluti, perché è chiaro, se un mercato cresce, ma era piccolissimo, può crescere tantissimo, ma in valore assoluto… ci puoi aiutare su questo, a chiarire magari, America, Cina…?</p><p><br></p><p>Denis: Sì, la tua osservazione è pertinente e giusta, nel senso che gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato al mondo per consumi di vino, singolo o assoluto, ma anche per importazione. Si consumano circa 31 milioni di ettolitri di vino, ma la gran parte riguarda vino prodotto localmente e pure a fronte di questo è anche il primo mercato di importazione, per un import di vino che supera i 4 miliardi di euro in valore, poi ci sono-</p><p><br></p><p>Stefano: Quindi se lo fanno, se lo bevono loro e però-</p><p><br></p><p>Denis: Se lo fanno, se lo bevono e se lo comprano dagli altri, esatto. Proprio così. E in più, se poi vai a misurare quant’è il consumo di vino su tutte le bevande alcoliche, vedi che siamo a circa un 10%, perché in realtà, la prima bevanda alcolica consumata negli Stati Uniti, in volume, è la birra. Quindi se tutta anche qui la prateria ancora è da conquistare, da esplorare, anche perché-</p><p><br></p><p>Stefano: La birra, siamo invece intorno…?</p><p><br></p><p>Denis: Oltre la metà, nel senso che da noi, il consumo di vino sulle bevande alcoliche è del 55%. Quindi, cioè, voglio dire, se tu utilizzassi questo parametro per applicarlo anche sugli Stati Uniti, capiresti chiaramente come-</p><p><br></p><p>Stefano: Se la speranza di dire il vino può conquistare la metà del mercato del beverage, insomma…</p><p><br></p><p>Denis: Esatto, esatto. Ci sarebbe tantissimo ancora, ma questa situazione, diciamo, si ripete ancora in molti mercati interessanti. Cioè, nel Regno Unito, ad esempio, che era il secondo mercato al mondo per importazioni, qui invece la questione era un po’ diversa anche se il vino pesa ancora per meno del 30% su un consumo totale. Però, diciamo, questo mercato che negli ultimi anni ha dato segnali un po’ più di sofferenza, nel senso che mentre gli Stati Uniti crescono mediamente al 2-3% all’anno, nel Regno Unito questa crescita non si è vista da un po’ più tempo, quindi sembra già essere un mercato un po’ più maturo, diciamo così. La Germania, invece, è sicuramente un mercato maturo perché anche in questo caso si beve più birra che vino, ma è un mercato dove il prodotto-vino ha un appeal meno forte che negli Stati Uniti, anche se è il primo mercato per importazioni in volume al mondo, a differenza degli Stati Uniti, che è il primo per valore – e anche qui, subito dopo ci torniamo sulle differenze – e poi, vabbè, c’è la solita Cina, che viene citata in tutte le occasioni e però, anche qui, due numeri fanno capire come l’esplosione negli ultimi dieci anni sia stata fortissima. Un dato che può essere utile, che nel 2004 la Cina importava 42 milioni di euro di controvalore di vino, nel 2014 ha importato 1,2 miliardi di euro, quindi con una crescita del 2600%. E anche qui, le differenze stanno nel fatto che la Cina non era, non è, un paese che per tradizione beve vini di uva, ma beve soprattutto vini di riso, tant’è vero che la metà dei consumi di questo prodotto, cioè del vino in Cina, è fatto con questo tipo di bevanda che è ottenuta dalla fermentazione del riso, però negli ultimi anni, soprattutto nelle città più importanti, quelle di prima e seconda fascia con oltre 10 milioni di abitanti, quindi Pechino, Shangai e via discorrendo, c’è stata una forte crescita dei consumi del vino, di importazione, ed è qui che le speranze per i nostri produttori sono proprio legate al fatto che applicando una previsione di crescita, legata ad una maggiore diffusione del vino tra tutti i consumatori cinesi fra, boh, diciamo cinque, sei, dieci anni, la Cina possa diventare una dei principali mercati al mondo per importazione di vino.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok, quindi, 5-10 anni, dici…</p><p><br></p><p>Denis: Ma sai, l’ho tenuto anche un po’ larga, perché così, spannometricamente parlando… perché, siccome viviamo in un mondo dominato da forti geometrie variabili, con degli show di mercato, che ogni settimana ne salta fuori una, sai, ogni previsione lascia un po’ il tempo che trova, però quello che è importante considerare è che questo è un paese dalle grosse potenzialità, nel consumo di vino. E soprattutto, legate al fatto che io non sono convinto di un consumo di un prodotto fatto internamente, primo perché la Cina non ha tutto questo terreno, nel senso che è una cosa che si dimentica è che i due terzi del territorio cinese è di tipo montano, e quindi non si può fare chissà quale tipo di coltivazione, e il resto viene utilizzato per soddisfare principalmente poi i bisogni primari, quindi cerali, carni, zootecnia, solo successivamente si passa all’impianto del vino. Per cui molto probabilmente, quello che vedo io, quello della Cina è un mercato dalle forti potenzialità proprio perché non sarà mai in grado di soddisfare la domanda interna con la produzione locale.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok, ok. Senti, questo contesto, noi lo sappiamo, per esempio, tanto per dare invece semplici informazioni sui tipi di vini che sono più cresciuti, gli spumanti, come al solito – parliamo di vino italiano – fa la parte del leone, no? Trainato dal prosecco… che valori abbiamo?</p><p><br></p><p>Denis: Beh, allora, diciamo che ancora oggi, dei 5,1 miliardi di euro del nostro vino esportato, gli spumanti pesano per meno del 20%, perché più o meno dovrebbe essere, se non ricordo male, a cavallo del 15%, un 70% è in mano ancora al vino fermo imbottigliato e al resto a quello sfuso. Però le dinamiche di crescita sono tutte ad appannaggio dello sparkling, prendendo i volumi e i loro valori, negli ultimi dieci anni l’export di sparkling è cresciuto del 200%, contro il 37% dei vini fermi e il 35% dello sfuso. Ma i motivi che stanno alla base di questa dinamica sono differenti, allora: primo, è che lo sparkling è il vino, diciamo così, di primo ingresso, cioè nei mercati dove i consumatori sono meno esperti, dove è anche forte la componente femminile che beve vino, e dove, diciamo, c’è un primo approccio a questa “bevanda”, chiamiamola così, lo spumante e lo sparkling, passatemi il termine, è più semplice rispetto a un Brunello o a un altro vino rosso più strutturato. E come tale, il primo approccio di un consumatore deve essere verso questi tipi di vino. Quindi, cioè, i mercati nuovi che crescono e il primo approccio va proprio a questo prodotto. Dall’altro lato c’è un altro aspetto che invece è legato al fatto che all’interno degli sparkling italiani, il prosecco sta diventando il prodotto bandiera, diciamo così, la testa d’ariete in grado anche di sottrarre quote al più nobile champagne, proprio perché nei mercati dove sta andando bene, come Stati Uniti, Regno Unito e altri ancora, c’è una frequenza di consumo, una modalità di consumo che sta cambiando, verso i vini sparkling, cioè c’è una maggiore frequenza di consumo per occasioni anche meno formali, vedi festività, che un tempo erano quelle dove ovviamente si abbinava ovviamente il consumo di champagne. Adesso invece, con la diffusione dell’aperitivo, con il consumo, anche in abbinamento al cibo, eccetera, il prosecco, avendo un buon rapporto prezzo-qualità, avendo dietro la spinta del Made in Italy, è un prodotto che sta avendo grande successo anche nei consumatori più giovani, che sono poi il target di riferimento.</p><p><br></p><p>Stefano: Ma quindi tu, mi sembra, pensi anche come alcuni che, comunque, il prosecco possa anche fare da ariete per altri vini poi, invece, in cui c’è maggior qualità, maggior ricerca verso il metodo classico, magari italiano?</p><p><br></p><p>Denis: Certo. Io, in prima battuta direi di sì. Anche se lì la posizione è tutta da costruire, perché, chiaramente, se io guardo i differenziali di prezzo che esiste tra prosecco e champagne, almeno per quanto riguarda i prezzi dell’export, tu hai anche un prosecco che esce dall’Italia a cavallo tra i 3 e i 4 euro al litro, apre, diciamo, a livello generale, senza vedere il mercato perché con i mercati più alti, in altri è più basso… lo champagne, mediamente, invece, va tutto a cavallo dei 18-19-20 euro, sempre media, eh, mi riferisco ai prezzi in media all’export. Quindi c’è un gap enorme, 16 euro, che...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/esportare-il-vino-italiano-i-numeri-e-consigli-con-denis-pantini-di-wine-monitor]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1133</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Tue, 24 Nov 2015 16:07:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/73818401-7a8d-4eee-87a8-f9d90a4a53f3/wineinternet-23-denispantini-mixdown.mp3" length="32192374" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>22:20</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>23</itunes:episode><podcast:episode>23</podcast:episode><itunes:summary>Export export. Nelle ultime stagioni il vino italiano non parla d’altro: come un imperativo export export ricorre nei convegni, nei rapporti e rimbalza nelle discussioni pubbliche e nei titoli dei giornali. Talvolta, anche negli strafalcioni dei giornali. E&amp;#8217; una sorta di mantra su cui scorre la speranza del vino italiano. Certo, lo sappiamo, il calo dei consumi interni spinge e spingerà le aziende necessariamente a cercare nuovi sbocchi all’estero, export export dunque. Ma, quali sono i numeri che dobbiamo davvero sapere del vino italiano all’estero? Quali consigli si possono dare a chi vuole intraprendere progetti con l’export?
Di numeri ce ne sono veramente tanti in giro. Però, preso da solo, il numero non dice niente. Devi interpretarlo e metterlo a confronto. Altrimenti si sbaglia. Come nel caso della statistica OIV, che aveva citato la Cina come terzo vigneto più importante per estensione. Tutti i giornali avevano ripreso la notizia, dicendo che alla fine la Cina col vino ci surclasserà per la produzione&amp;#8230; Si sbagliavano.
A Wine Internet Marketing chiacchieriamo con Denis Pantini, direttore dell’area agricoltura e industria alimentare di http://www.nomisma.it/index.php/it/ (Nomisma) e responsabile di http://www.winemonitor.it/it/ (Wine Monitor). L&amp;#8217;audio nei primi passaggi è un po&amp;#8217; disturbato per alcuni problemi sulla trasmissione. Me ne scuso con tutti gli ascoltatori.
Segue la completa trascrizione dell&amp;#8217;intervista audio, prima parte.

Export export. Nelle ultime stagioni, per il vino italiano, non si parla d’altro: come un imperativo, export export ricorre nei convegni, nei rapporti e rimbalza nelle discussioni pubbliche e nei titoli dei giornali. Talvolta, anche negli strafalcioni dei giornali. E diventa una sorta di mantra, su cui scorre la speranza del vino italiano. Certo, lo sappiamo, il calo dei consumi interni spinge e spingerà le aziende necessariamente a cercare nuovi sbocchi all’estero, export export dunque. Ma, quali sono le cose che dobbiamo davvero sapere per esportare il vino italiano all’estero? Quali differenze bisogna conoscere? Quali consigli si possono dare a chi vuole intraprendere progetti con l’export? Ecco, per rispondere alle domande, a Wine Internet Marketing oggi chiacchieriamo con Denis Pantini, che è direttore dell’area agricoltura e industria alimentare di Nomisma ed è responsabile di Wine Monitor.
Benvenuto, Denis.
Denis: Grazie, un saluto a tutti.
Stefano: Denis, dunque, tu sei economista, fai ricerca applicata, consulenza e assistenza tecnica per lo sviluppo agroalimentare, in particolare per il settore vinicolo. Sei autore di diversi volumi sul marketing del vino, insegni in corsi post-lauream e sei relatore in molte occasioni. Con Wine Monitor hai ultimamente realizzato un’indagine i cui risultati definitivi sono in programma al Wine2Wine di Verona, all’inizio di Dicembre. Ecco, vuoi intanto spiegarci cosa fa Wine Monitor, in particolare per l’export?
Denis: Volentieri. Guarda, come dicevi tu, noi come Nomisma ci occupiamo e seguiamo il settore agroalimentare da più di vent’anni, e del vino in particolare da circa una quindicina. Mi tendo sempre a tutte le competenze acquisite, tre anni fa, abbiamo deciso di costituire questo osservatorio che, appunto, ha la sua forma principale in un sito online, appunto www.winemonitor.it, dove raccogliamo tutte le informazioni dei dati statistici che ci permettono di fare un quadro aggiornato ed evoluto di quelle che sono le principali tendenze nel mercato, sia nazionale che internazionale. Oltre a questo aggiungiamo tutta una serie di dati e di altre indagini che realizziamo, per capire meglio e supportare, questa è la finalità del tutto, le imprese del vino in Italia, per capire il mercato, e quindi supportare, come dicevo prima,</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come parlare di vino in pubblico senza annoiare – con Cristina Rigutto</title><itunes:title>Come parlare di vino in pubblico senza annoiare – con Cristina Rigutto</itunes:title><description><![CDATA[<blockquote><br></blockquote><blockquote>Tutti ci siamo innamorati di un vino prima di averlo assaggiato, per come ce lo hanno raccontato. E tutti, invece, ci siamo altre volte annoiati davanti ad una presentazione o durante una degustazione, un evento, una fiera e non abbiamo approfondito&nbsp;la conoscenza di&nbsp;un produttore o di un vino ma anche di un professionista perché quell’esperienza di ascolto non ci ha preso, non ci ha impressionato, e magari addirittura abbiamo avuto un’impressione poco positiva.&nbsp;La domanda allora è: come posso raccontarmi in pubblico, raccontare il mio vino o la mia cantina senza annoiare, conquistando le persone che mi ascoltano? Cosa devo dire? A cosa devo stare attento?</blockquote><blockquote><br></blockquote><p>In questa puntata chiacchieriamo con <strong>Cristina Rigutto</strong> a proposito di come parlare di vino in pubblico. Come parlare in pubblico, anzi, <em>al pubblico</em>, di noi e del nostro vino, della nostra attività, senza correre il rischio di annoiare o non essere efficaci.&nbsp;Economista di formazione, Cristina&nbsp;lavora&nbsp;nel settore della comunicazione aziendale da tre decenni con una attenzione particolare allo sviluppo tecnologico e ai mercati. Si occupa&nbsp;di <a href="http://www.mediatrainers.net/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">formazione aziendale</a> e post-laurea e ed ha ampliato il campo di studio e di lavoro proprio della comunicazione in pubblico, visiva e scientifica. Ha scritto anche dei libri ma è molto più conosciuta per il blog <a href="http://www.tuttoslide.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>TuttoSlide</strong></a>.</p><p>&nbsp;</p><p><br></p><p><em>Qui di seguito la completa trascrizione della conversazione audio a cura di </em><a href="http://Fiverr.com" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Fiverr.com</em></a><em> .</em></p><p><br></p><p>&nbsp;</p><p><br></p><p> Tutti ci siamo innamorati di un vino prima di averlo assaggiato, come ci siamo innamorati di una persona prima di averla davvero conosciuta: è bastata magari una presentazione giusta, alcune parole, il tono, le informazioni che abbiamo ricevuto da questa persona. E tutti, invece, ci siamo altre volte annoiati davanti ad una presentazione o durante una degustazione, un evento, una fiera e non abbiamo approfondito&nbsp;la conoscenza di&nbsp;un produttore o di un vino perché quell’esperienza di ascolto non ci ha preso, non ci ha impressionato, e magari addirittura è stata un’impressione poco positiva.</p><p><br></p><p>Ecco, oggi a Wine Internet Marketing vorrei parlare della comunicazione del vino in pubblico: come posso raccontare in pubblico il mio vino o la mia cantina? Come posso preparare il discorso per una presentazione? Come posso comunicare durante una degustazione o davanti ad un gruppo di potenziali clienti, ristoratori, importatori, oppure via appassionati, appunto, in occasione di qualche evento, fiera, o semplicemente durante una visita in cantina. Ecco, sono occasioni che tutti i produttori incontrano nel corso del proprio lavoro, e direi che oggi abbiamo un’occasione interessante per ascoltare alcuni consigli che riguardano la comunicazione in pubblico, perché a Wine Internet Marketing oggi c’è con noi Cristina Rigutto, che è un’esperta di comunicazione in pubblico, di comunicazione visiva e scientifica.</p><p><br></p><p>Benvenuta, Cristina.</p><p><br></p><p>Cristina: Grazie a te, Stefano.</p><p>Stefano: Ok, io conosco Cristina da molti anni, la ricordo quando alla IULM, già diversi anni fa, si cominciavano ad approfondire alcuni temi legati alla comunicazione e alle nuove tecnologie, che poi è un aspetto che Cristina ha, appunto, approfondito nel corso dei suoi studi e del suo lavoro sulla comunicazione. E sul tema direi che oggi ci può davvero aiutare, perché Cristina, poi correggimi se sbaglio, non hai esperienze particolari nel mondo del vino, ma Cristina si occupa di comunicazione scientifica e quindi ha esperienza di...]]></description><content:encoded><![CDATA[<blockquote><br></blockquote><blockquote>Tutti ci siamo innamorati di un vino prima di averlo assaggiato, per come ce lo hanno raccontato. E tutti, invece, ci siamo altre volte annoiati davanti ad una presentazione o durante una degustazione, un evento, una fiera e non abbiamo approfondito&nbsp;la conoscenza di&nbsp;un produttore o di un vino ma anche di un professionista perché quell’esperienza di ascolto non ci ha preso, non ci ha impressionato, e magari addirittura abbiamo avuto un’impressione poco positiva.&nbsp;La domanda allora è: come posso raccontarmi in pubblico, raccontare il mio vino o la mia cantina senza annoiare, conquistando le persone che mi ascoltano? Cosa devo dire? A cosa devo stare attento?</blockquote><blockquote><br></blockquote><p>In questa puntata chiacchieriamo con <strong>Cristina Rigutto</strong> a proposito di come parlare di vino in pubblico. Come parlare in pubblico, anzi, <em>al pubblico</em>, di noi e del nostro vino, della nostra attività, senza correre il rischio di annoiare o non essere efficaci.&nbsp;Economista di formazione, Cristina&nbsp;lavora&nbsp;nel settore della comunicazione aziendale da tre decenni con una attenzione particolare allo sviluppo tecnologico e ai mercati. Si occupa&nbsp;di <a href="http://www.mediatrainers.net/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">formazione aziendale</a> e post-laurea e ed ha ampliato il campo di studio e di lavoro proprio della comunicazione in pubblico, visiva e scientifica. Ha scritto anche dei libri ma è molto più conosciuta per il blog <a href="http://www.tuttoslide.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>TuttoSlide</strong></a>.</p><p>&nbsp;</p><p><br></p><p><em>Qui di seguito la completa trascrizione della conversazione audio a cura di </em><a href="http://Fiverr.com" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Fiverr.com</em></a><em> .</em></p><p><br></p><p>&nbsp;</p><p><br></p><p> Tutti ci siamo innamorati di un vino prima di averlo assaggiato, come ci siamo innamorati di una persona prima di averla davvero conosciuta: è bastata magari una presentazione giusta, alcune parole, il tono, le informazioni che abbiamo ricevuto da questa persona. E tutti, invece, ci siamo altre volte annoiati davanti ad una presentazione o durante una degustazione, un evento, una fiera e non abbiamo approfondito&nbsp;la conoscenza di&nbsp;un produttore o di un vino perché quell’esperienza di ascolto non ci ha preso, non ci ha impressionato, e magari addirittura è stata un’impressione poco positiva.</p><p><br></p><p>Ecco, oggi a Wine Internet Marketing vorrei parlare della comunicazione del vino in pubblico: come posso raccontare in pubblico il mio vino o la mia cantina? Come posso preparare il discorso per una presentazione? Come posso comunicare durante una degustazione o davanti ad un gruppo di potenziali clienti, ristoratori, importatori, oppure via appassionati, appunto, in occasione di qualche evento, fiera, o semplicemente durante una visita in cantina. Ecco, sono occasioni che tutti i produttori incontrano nel corso del proprio lavoro, e direi che oggi abbiamo un’occasione interessante per ascoltare alcuni consigli che riguardano la comunicazione in pubblico, perché a Wine Internet Marketing oggi c’è con noi Cristina Rigutto, che è un’esperta di comunicazione in pubblico, di comunicazione visiva e scientifica.</p><p><br></p><p>Benvenuta, Cristina.</p><p><br></p><p>Cristina: Grazie a te, Stefano.</p><p>Stefano: Ok, io conosco Cristina da molti anni, la ricordo quando alla IULM, già diversi anni fa, si cominciavano ad approfondire alcuni temi legati alla comunicazione e alle nuove tecnologie, che poi è un aspetto che Cristina ha, appunto, approfondito nel corso dei suoi studi e del suo lavoro sulla comunicazione. E sul tema direi che oggi ci può davvero aiutare, perché Cristina, poi correggimi se sbaglio, non hai esperienze particolari nel mondo del vino, ma Cristina si occupa di comunicazione scientifica e quindi ha esperienza di tutte le tematiche che riguardano la comunicazione anche della salute, che si tratti di cibo o impatto sull’ambiente e delle produzioni. E poi direi questo specifico, che è piuttosto raro, di una comunicazione scientifica, perché il vino, anche se è sempre stato raccontato in termini tecnici proprio attraverso le sue caratteristiche tecniche, e quindi però la comunicazione scientifica è uno specifico che non è molto affrontato, e non si conosce molto.</p><p><br></p><p>Quindi, Cristina, ti lascio la parola. Io so che tu sei reduce da due giorni sul public speaking che hai fatto a Padova, vero? Tu sei di San Donà di Piave, no?</p><p><br></p><p>Cristina: Sì, esatto.</p><p><br></p><p>Stefano: Però a Padova tu lavori all’università, giusto?</p><p><br></p><p>Cristina: Sì, insegno Comunicazione Visiva della Scienza al Master in Comunicazione delle Scienze di Padova, e quindi sono lì molto spesso, non solo per il corso all’università, ma anche per poi tutti i convegni che ruotano intorno al master e alla comunicazione della scienza nello specifico. In questi due giorni ho tenuto, appunto, un corso per ricercatori, sulla comunicazione in pubblico, sul public speaking.</p><p><br></p><p>Stefano: Perfetto, ecco. Tanto per dare altri due tratti di te, tu sei economista di formazione, ma sei appunto nella comunicazione aziendale ormai da molto tempo, e poi, direi, hai affinato il tuo lavoro e i tuoi studi nel tempo, per far fronte allo sviluppo tecnologico e ai mercati e oggi ti occupi, come dicevamo, di formazione aziendale post-laurea, in modo particolare rispetto alla comunicazione in pubblico, visiva e scientifica. Sei autrice di alcuni libri, in modo particolare, uno molto interessante sull’utilizzo di Twitter per gli accademici e i ricercatori, giusto? E poi c’è un luogo tuo di riferimento in rete, conosciuto da molto tempo peraltro, che si chiama Tutto Slide, in cui sei stata proprio tra le prime, proprio a dare informazioni e consigli puntuali rispetto a come si organizza una comunicazione.</p><p><br></p><p>Dunque, dopo questi preamboli, a questo punto tocca a te aiutarci ad entrare nella materia. Io mi sono appuntato che il tema della comunicazione in pubblico si può prendere ovviamente da diverse prospettive. Lascio a te offrirci un ingresso.</p><p><br></p><p>Cristina: Allora guarda, la comunicazione in pubblico, che io amo definire “al pubblico”, perché in realtà, comunicare in pubblico e comunicare al pubblico sono due cose diverse: comunicando al pubblico tu cerchi un vero e proprio contatto, e si può affrontare in tanti modi, perché la si può affrontare dal punto di vista del PNL, la famosa programmazione neuro-linguistica, si può affrontare sotto l’aspetto dell’uso della voce, sull’uso del corpo, per comunicare. Io l’affronto proprio da economista, quindi come studio dei mercati, e quindi, studio del pubblico: in base al pubblico che ho davanti, decido quella che è la strategia migliore per comunicare. Quindi, vedi che le sfaccettature sono tantissime ed è un argomento veramente molto, molto vasto. Per quanto riguarda la comunicazione del vino, ovviamente, insomma, credo che il pubblico sia proprio la prima parte da analizzare per poter parlare.</p><p><br></p><p>Stefano: Certo, quindi sembra interessante. Entriamo in questo rapporto con il pubblico, su con chi ho davanti. Ricordo che c’è un libro, che tu conoscerai, ricordo che avevo letto, di Debra Fine, che l’ha scritto sul Big Talk, che diceva che “la maggior parte del nostro tempo la dobbiamo passare a capire le idee, sentimenti e i desideri delle persone che abbiamo davanti, prima di parlare”, che è un approccio che non è poi così troppo scontato, no? Anche nel vino spesso si racconta quello che si vuole raccontare, senza tenere troppo in considerazione chi c’è davanti. E tu, che tipo di consiglio dai, per capire appunto come impostare il proprio discorso nei confronti dell’audience?</p><p><br></p><p>Cristina: Allora, il consiglio che dò sempre io è quello di, per prima cosa, capire cosa si vuole comunicare e perché. E non è assolutamente scontato. Perché, quando io chiedo ad un’azienda “Cosa volete comunicare?”, loro partono dalla “famosa” storia aziendale, quindi raccontare se stessi, raccontare il prodotto, e così via. E dico: “Sì va bene, ma questo è un discorso lunghissimo. Di me, in una frase, cosa vuoi comunicare? Cos’è quella cosa così importante che tu vuoi far passare? Immagina di non aver tempo per dire nulla, devi dire al volo qualcosa correndo, prendendo il treno, ma qualcosa che vuoi che resti, qual è quella frase?” E fanno fatica a focalizzarsi, però effettivamente, ecco, bisogna identificare quella cosa importante da passare. Poi, bisogna fare anche qualcos’altro secondo me, e quindi, prendere, proprio, carta e penna e fare una lista, invece, di tutte quelle che potrebbero essere le esigenze del pubblico: cosa vuole sapere il pubblico? Il pubblico di cose ne vuole sapere sempre molte, allora devo mettere insieme ciò che voglio comunicare io, ciò che suppongo il pubblico voglia sapere da me, se le due liste sono uguali devo interrogarmi e riflettere, vuol dire che non ho capito bene il pubblico, perché il pubblico, di solito, vuole sempre cose diverse… E poi vado a trovare quel punto in comune. Con quel punto in comune sono sicura di dire quello che voglio io, ma anche andare incontro alle aspettative del pubblico, quindi dargli qualcosa di veramente concreto da portarsi a casa. Perché sai, se mi vengono ad ascoltare, perdono tempo. Investono denaro, magari per lo spostamento… quindi gli devo dare qualcosa di veramente importante, ecco, che sia un messaggio, che sia un consiglio, ma qualcosa che loro vogliono e che per loro è importante.</p><p><br></p><p>Stefano: Certo. Hai fatto riferimento anche al tempo, no? Che è un’altra variabile, forse. Cioè, è il contesto in cui avviene un altro racconto, prima magari prendendo il treno, oppure, come dicono gli americani, il pitch elevator, il raccontarsi mentre si sale in ascensore, quindi come raccontarsi in un minuto. Ecco, quindi l’occasione è una cosa che devo considerare assolutamente, perché ci sono alcune cose che, anche semplicemente per un fatto di tempo, non posso raccontare. Quindi ecco, l’audience, il tempo, che altre cose devo considerare prima di organizzare il mio discorso rispetto, appunto, a una preparazione che voglio fare?</p><p><br></p><p>Cristina: Ecco, io direi che una volta che tu hai fissato il tempo, anche se in 20 minuti hai fissato un tempo di 3 minuti, che è molto importante perché comunque è all’inizio che io devo catturare le persone, ho fissato l’audience, devo sicuramente anche fissare il discorso e su come fare il discorso io ho più o meno fatto una filosofia di vita, che è “semplicità, ma non semplificazione”.</p><p><br></p><p>Stefano: E questa è una bella sfida, eh? Anche per il vino, per raccontare la complessità, la qualità… semplicità, ma non semplificazione.</p><p><br></p><p>Cristina: Sì, perché molto spesso, noi tendiamo a semplificare il messaggio perché sia capito da tutti, però dimentichiamo di essere semplici. Secondo me la cosa importante è proprio essere semplici, ma come stile di vita quando comunichi: essere umili, soprattutto, perché, molto spesso, quando si spiegano le cose alle persone, e dico spiegano, si dimentica di condividere le idee con le persone. Son due cose diverse. Se io condivido, mi metto allo stesso livello delle persone, non dò per scontato che chi ho davanti non sappia nulla, potrebbe saperne più di me, e soprattutto, diciamo, mi metto allo stesso livello. Mentre, se io spiego le cose alle persone, potrei avere quella tendenza a salire in cattedra e quindi a mettere, sai, quel certo distacco tra me e te: “io so, tu non sai”. Quindi è già secondo me un modo sbagliato di partire, per questo dico sempre di essere semplici: se sei semplice, ti poni mille domande, cominci a chiederti chi hai davanti, se la persona che hai davanti è interessata a ciò che dici, se la persona che hai davanti ne sa più di te, quanto te, meno di te, e quindi ti rapporti in un modo diverso. Ecco perché dico semplicità e non semplificazione. Non basta rendere le cose semplici, bisogna proprio essere semplici nel cuore.</p><p><br></p><p>Stefano: Senti, prima parlavi di questa cosa che ti capita quando parli con le aziende, appunto, quando pensate a un discorso, a cosa raccontarsi, a cosa raccontare. Tu dici, magari non è necessario raccontare tutta la storia, bisogna tenere conto del tempo che abbiamo… Ecco, proprio tenendo conto del tempo e delle persone che abbiamo davanti, tenendo conto di queste condizioni, ci sono però alcune informazioni che sono critiche per generare una fiducia in chi ti sta ascoltando, cioè tu puoi dire quali cose dobbiamo necessariamente dire… non so se esiste una ricetta, probabilmente no, però su questo, cosa ci puoi dire? Come faccio a guadagnarmi la fiducia della persona che ho davanti?</p><p><br></p><p>Cristina: Beh, sai, la fiducia delle persone si guadagna sempre con l’onestà. Questo è il punto primo. Se tu sei onesto con te stesso e onesto con gli altri, le altre persone si fidano di te. Sul cosa dire, invece cambia, dipende da che pubblico hai davanti… io davanti potrei avere un pubblico che è interessato al mio prodotto, in questo caso il vino, ed è interessato esclusivamente al prezzo, e quindi è chiaro che la mia, diciamo, presentazione, deve essere orientata al rapporto qualità-prezzo, devo fargli vedere se ad esempio il mio prezzo è molto alto, devo fargli vedere che c’è una lavorazione, una qualità dietro che giustifica questo prezzo, oppure un’esclusività di prodotto che giustifica questo prezzo. Se il mio prezzo è troppo basso, beh, anche lì devo far vedere perché è troppo basso, perché potrebbe anche essere inteso come qualità scadente, un prezzo troppo basso. Quindi devo, in tutta onestà, dire cosa c’è dietro. Se la persona non è interessata al prezzo, ma è interessata invece, per esempio, a sapere come quel vino si può abbinare a determinati cibi, ecco, gli devo dare quello. Quindi per questo dicevo prima, capire cosa la mia audience vuole, cosa il mio pubblico vuole. Se si fanno delle presentazioni in azienda, ecco, sarebbe bene magari indagare prima: di solito si manda un’e-mail, un piccolo questionario, quali sono le tematiche che ti interessano di più, proprio per poter rispondere in modo chiaro a quelle che sono le loro curiosità, le loro esigenze. Quindi io non partirei mai dalla presentazione vera e propria di un prodotto, ma partirei dalle risposte alle domande che le persone si pongono.</p><p><br></p><p>Stefano: Ok, quindi ecco, non avere una cosa prefabbricata, ma che tenga conto di queste cose che ci stai dicendo. Ti voglio chiedere delle immagini, perché tu, poi vabbé, nel modo particolare, nel tuo blog Tutto Slide – chi vuole può trovare davvero tante informazioni anche su questo – però spesso, in alcuni contesti, per esempio, durante una presentazione organizzata, noi potremmo anche fare una presentazione attraverso delle immagini, cioè avere qualcosa con cui accompagniamo il nostro racconto, per raccontare il vino, l’azienda, … ecco, ci dici quanto sono importanti e qualcosa su come usarle?</p><p><br></p><p>Cristina: Le immagini sono importantissime. Sono importantissime perché ti permettono di capire quello che non riesci a capire dalle parole. Sono importanti soprattutto, per esempio, se il tuo pubblico non è tutto italiano, quindi tu parli in italiano e ti avvali dell’ausilio delle immagini per far capire quello che dici anche ad un pubblico magari straniero, che l’italiano lo parla poco o male, quindi importantissimo. Lo stesso vale se tu parli inglese da italiano, quindi ti aiutano, magari, con un pubblico inglese, se il tuo inglese è stentato. Quello a cui io sto sempre attenta è questa idea che si ha che l’immagine vale mille parole: secondo me non vale mille parole, ma tantissime parole diverse, perché una stessa immagine ha un significato culturale molto diverso nella cultura europea, nella cultura orientale, nella cultura africana. Quindi bisogna fare molta attenzione alla scelta delle immagini: un esempio che io faccio sempre quando, appunto, mi capita di fare corsi di presentazione in pubblico, è questo… dico, ditemi un immagine che rappresenta la fedeltà. E tutti mi dicono subito “cane”. Allora faccio notare che in certe culture il cane si mangia, quindi non è una buona soluzione. Quindi questo solo per dire che noi abbiamo una tendenza a scegliere l’immagine solo perché è bella… no. Noi dobbiamo stare attenti a cosa comunica questa immagine culturalmente, a cosa comunica questa immagine associata alle parole che io dico, dobbiamo stare attenti a colori di quelle immagini. Ecco, nel campo del vino io ho visto molto spesso delle presentazioni che associano il verde e il rosso, perché quelli sono comunque i colori del vino, no? Però se tu metti verde e rosso assieme, in una stessa presentazione, e davanti a te hai un pubblico daltonico, sicuramente loro questi colori non li vedranno bene; potrebbero anche provare un senso di frustrazione. Il suggerimento così, che posso dare immediato immediato all’azienda è quello di non rischiare di fare presentazioni di sole immagini perché recentemente, soprattutto dopo Steve Jobs, c’è stata questa tendenza a riempire le presentazioni di immagini e adesso, guardare una presentazione è come guardare l’album delle vacanze del tuo vicino di casa, dici, “Non ne posso più, quando finiscono? Ce ne sono troppe”.</p><p><br></p><p>Stefano: Ecco, a proposito del “non ne posso più”, no, mentre parlavi pensavo che una cosa che ogni tanto noto che manca, nel senso che un’immagine alle volte può essere anche una mappa dell’azienda, del dove si colloca. Il vino è un grande argomento – e non è così scontato, soprattutto magari di fronte ad un pubblico, tanto più non italiano – per far capire di dove siamo, e alle volte, ecco, un’immagine risolve davvero in maniera semplice far spiegare dove ci collochiamo, anche a livello proprio geografico.</p><p><br></p><p>Cristina: A questo ci stavo proprio arrivando, volevo dire appunto che l’immagine non va intesa solo come immagine fotografica, quindi, ogni volta che io posso contestualizzare un’informazione, una qualsiasi informazione geograficamente, posso geo-localizzare, come diremmo adesso, un’informazione, uso una mappa. Ogni volta che, invece, la mia informazione contiene dei numeri, cerco di trasferire questi numeri in un grafico, che non sia la solita torta, che le persone hanno difficoltà a capire, ma un grafico a barre molto molto semplice. Quindi devo anche vedere a cosa rispondono le mie domande, per esempio se la domanda è appunto “Dove?”, mappa. Se la domanda è “Con chi?”, ci sono dei bellissimi grafici di network che si possono usare. Quindi devo sempre capire un po’ cosa dico, come lo dico, e quel come lo dico lo traduco con l’immagine corrispondente, che può anche essere un’immagine di solo testo.</p><p><br></p><p>Stefano: Certo. Guarda, io arrivo dal mondo dell’editoria, e in effetti il mondo dell’editoria si è accorto, è stato tra i primi a misurare l’impatto della rete nel fatto che le persone leggono sempre meno e un po’ tutti abbiamo visto oramai quanti giornali, ma anche guardando la tv, si stiano sempre di più riempiendo di questi grafici, di queste info-grafiche, che consentono appunto alle persone di avere, di raccogliere informazioni, magari poche anche, però, di farle arrivare in un modo più diretto. Tu parlavi prima di questioni legate anche proprio alla fisiologia, cioè alla capacità delle persone, la nostra capacità, quando siamo editori, di raccogliere delle informazioni. E qui, ecco, anche su questo mi piacerebbe che ci aiutassi ancora ad avere qualche spunto, perché poi tutti ci siamo annoiati a delle presentazioni, e come si fa ad andare al punto, arrivare a dire la cosa giusta senza esagerare, senza dare troppe informazioni?</p><p><br></p><p>Cristina: Beh, sicuramente quello...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-parlare-di-vino-in-pubblico-senza-annoiare-con-cristina-rigutto]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1106</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 05 Nov 2015 11:21:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/5d114e57-ed4c-443b-8665-5ca33c748211/wineinternet-22cristinarigutto-mixdown.mp3" length="51112883" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>35:29</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>22</itunes:episode><podcast:episode>22</podcast:episode><itunes:summary>
Tutti ci siamo innamorati di un vino prima di averlo assaggiato, per come ce lo hanno raccontato. E tutti, invece, ci siamo altre volte annoiati davanti ad una presentazione o durante una degustazione, un evento, una fiera e non abbiamo approfondito la conoscenza di un produttore o di un vino ma anche di un professionista perché quell’esperienza di ascolto non ci ha preso, non ci ha impressionato, e magari addirittura abbiamo avuto un’impressione poco positiva. La domanda allora è: come posso raccontarmi in pubblico, raccontare il mio vino o la mia cantina senza annoiare, conquistando le persone che mi ascoltano? Cosa devo dire? A cosa devo stare attento?

In questa puntata chiacchieriamo con Cristina Rigutto a proposito di come parlare di vino in pubblico. Come parlare in pubblico, anzi, al pubblico, di noi e del nostro vino, della nostra attività, senza correre il rischio di annoiare o non essere efficaci. Economista di formazione, Cristina lavora nel settore della comunicazione aziendale da tre decenni con una attenzione particolare allo sviluppo tecnologico e ai mercati. Si occupa di http://www.mediatrainers.net/ (formazione aziendale) e post-laurea e ed ha ampliato il campo di studio e di lavoro proprio della comunicazione in pubblico, visiva e scientifica. Ha scritto anche dei libri ma è molto più conosciuta per il blog http://www.tuttoslide.com/ (TuttoSlide).

 
Qui di seguito la completa trascrizione della conversazione audio a cura di http://Fiverr.com (Fiverr.com) .
 
 Tutti ci siamo innamorati di un vino prima di averlo assaggiato, come ci siamo innamorati di una persona prima di averla davvero conosciuta: è bastata magari una presentazione giusta, alcune parole, il tono, le informazioni che abbiamo ricevuto da questa persona. E tutti, invece, ci siamo altre volte annoiati davanti ad una presentazione o durante una degustazione, un evento, una fiera e non abbiamo approfondito la conoscenza di un produttore o di un vino perché quell’esperienza di ascolto non ci ha preso, non ci ha impressionato, e magari addirittura è stata un’impressione poco positiva.
Ecco, oggi a Wine Internet Marketing vorrei parlare della comunicazione del vino in pubblico: come posso raccontare in pubblico il mio vino o la mia cantina? Come posso preparare il discorso per una presentazione? Come posso comunicare durante una degustazione o davanti ad un gruppo di potenziali clienti, ristoratori, importatori, oppure via appassionati, appunto, in occasione di qualche evento, fiera, o semplicemente durante una visita in cantina. Ecco, sono occasioni che tutti i produttori incontrano nel corso del proprio lavoro, e direi che oggi abbiamo un’occasione interessante per ascoltare alcuni consigli che riguardano la comunicazione in pubblico, perché a Wine Internet Marketing oggi c’è con noi Cristina Rigutto, che è un’esperta di comunicazione in pubblico, di comunicazione visiva e scientifica.
Benvenuta, Cristina.
Cristina: Grazie a te, Stefano.
Stefano: Ok, io conosco Cristina da molti anni, la ricordo quando alla IULM, già diversi anni fa, si cominciavano ad approfondire alcuni temi legati alla comunicazione e alle nuove tecnologie, che poi è un aspetto che Cristina ha, appunto, approfondito nel corso dei suoi studi e del suo lavoro sulla comunicazione. E sul tema direi che oggi ci può davvero aiutare, perché Cristina, poi correggimi se sbaglio, non hai esperienze particolari nel mondo del vino, ma Cristina si occupa di comunicazione scientifica e quindi ha esperienza di tutte le tematiche che riguardano la comunicazione anche della salute, che si tratti di cibo o impatto sull’ambiente ...</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Vino, rispondere ai commenti negativi online: cose da fare e da non fare – con Slawka G. Scarso</title><itunes:title>Vino, rispondere ai commenti negativi online: cose da fare e da non fare – con Slawka G. Scarso</itunes:title><description><![CDATA[<blockquote>In questa puntata di Wine Internet Marketing Podcast chiacchieriamo con Slawka G. Scarso a proposito di cosa fare e cosa non fare con i commenti negativi online. Cosa fare con le persone che scrivono e commentano a proposito del nostro vino, di noi e dei nostri servizi?&nbsp;Che intervengono sul nostro sito internet, nei blog o sui social network, che parlano di noi su Facebook, Tripadvisor o in qualsiasi altro posto su internet?</blockquote><p><strong>Slawka G. Scarso</strong> è da oltre dieci anni nella comunicazione dell’enogastronomia. Consulente e docente, tiene lezioni di marketing del vino e del turismo enogastronomico in diverse università. Sommelier AIS, è autrice in rete del blog&nbsp;<a href="http://www.marketingdelvino.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">http://www.marketingdelvino.it/</a> e in libreria di diversi manuali tra cui il nuovo <em>Marketing del gusto</em> per LSWR scritto a quattro mani con Luciana Squadrilli.</p><p><br></p><p><em>La seguente trascrizione dell’intera conversazione audio è stata realizzata con </em><a href="https://www.fiverr.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Fiverr.com</em></a></p><p><br></p><p>In questa puntata di Wine Internet Marketing Podcast, chiacchieriamo con Slawka G. Scarso, a proposito di cosa fare e cosa non fare con le persone che ci criticano, che parlano di noi, del nostro vino, della nostra attività, in rete e sui social network.</p><p>Stefano: Le persone parlano in rete dei vini, delle aziende, danno giudizi, criticano, elogiano e se non sei in rete parlano comunque di te e della tua azienda e probabilmente sarà anche più difficile tenere traccia di queste conversazioni e se non hai un blog, una pagina Facebook, un account Twitter o un’altra piattaforma sociale. Come comportarsi, insomma, con queste persone, che parlano di noi in rete? Come comportarsi, quando vengono sulla nostra pagina Facebook o sul nostro sito, magari ad elogiare, ma in qualche caso anche a criticare. Magari anche su Tripadvisor, a parlar male di un’esperienza nella nostra cantina. Gli rispondiamo e li rimandiamo a stendere oppure no, forse un attimo pensiamo a quello che sta succedendo e a come reagire.</p><p><br></p><p><br></p><p>Allora, oggi, a Wine Internet Marketing sono molto contento di conversare con Slawka Scarso. Perché Slawka è da oltre dieci anni che si occupa di comunicazione nel settore dell’enogastronomia e so che ci può aiutare bene su questo tema, appunto ad individuare qualche nodo e qualche consiglio.</p><p><br></p><p><br></p><p>Benvenuta, Slawka.</p><p><br></p><p><br></p><p>Slawka: Ciao Stefano, grazie mille dell’invito.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Allora Slawka, dicevo, da oltre dieci anni nella comunicazione dell’enogastronomia, docente, tieni lezioni di Marketing del vino e del turismo enogastronomico in diverse università, la LUISS, a Salerno, a Pisa, a Fondazione Mach, a San Michele all’Adige, sei sommelier AIS e sommelier dell’olio, in rete in molti ti conoscono, sei stata tra i primi, se non il primo caso, di blog che si è occupato di marketing del vino e sei anche molto presente in libreria, hai un bel manuale del marketing del vino del 2013 che sta per riuscire adesso, in una nuova edizione, che poi ci racconterai magari. Ecco, sta per riuscire il tuo libro sul marketing del vino, mi dicevi, prossimamente?</p><p><br></p><p><br></p><p>Slawka: Allora, adesso stiamo andando in ristampa con <em>Marketing del vino</em>, mentre nei prossimi giorni uscirà <em>Marketing del gusto</em>, che è un manuale che ho scritto con Luciana Squadrilli, una collega, quindi un lavoro a quattro mani in cui, sulla falsa riga di Marketing del vino, abbiamo cercato di dare dei consigli pratici, in questo caso non più alle aziende vitivinicole, ma sia ai produttori di prodotti tipici dell’agroalimentare che ai ristoratori. Quindi parliamo, diciamo, dalle basi del marketing, passando per i social network, fino all’organizzazione degli eventi,...]]></description><content:encoded><![CDATA[<blockquote>In questa puntata di Wine Internet Marketing Podcast chiacchieriamo con Slawka G. Scarso a proposito di cosa fare e cosa non fare con i commenti negativi online. Cosa fare con le persone che scrivono e commentano a proposito del nostro vino, di noi e dei nostri servizi?&nbsp;Che intervengono sul nostro sito internet, nei blog o sui social network, che parlano di noi su Facebook, Tripadvisor o in qualsiasi altro posto su internet?</blockquote><p><strong>Slawka G. Scarso</strong> è da oltre dieci anni nella comunicazione dell’enogastronomia. Consulente e docente, tiene lezioni di marketing del vino e del turismo enogastronomico in diverse università. Sommelier AIS, è autrice in rete del blog&nbsp;<a href="http://www.marketingdelvino.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">http://www.marketingdelvino.it/</a> e in libreria di diversi manuali tra cui il nuovo <em>Marketing del gusto</em> per LSWR scritto a quattro mani con Luciana Squadrilli.</p><p><br></p><p><em>La seguente trascrizione dell’intera conversazione audio è stata realizzata con </em><a href="https://www.fiverr.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><em>Fiverr.com</em></a></p><p><br></p><p>In questa puntata di Wine Internet Marketing Podcast, chiacchieriamo con Slawka G. Scarso, a proposito di cosa fare e cosa non fare con le persone che ci criticano, che parlano di noi, del nostro vino, della nostra attività, in rete e sui social network.</p><p>Stefano: Le persone parlano in rete dei vini, delle aziende, danno giudizi, criticano, elogiano e se non sei in rete parlano comunque di te e della tua azienda e probabilmente sarà anche più difficile tenere traccia di queste conversazioni e se non hai un blog, una pagina Facebook, un account Twitter o un’altra piattaforma sociale. Come comportarsi, insomma, con queste persone, che parlano di noi in rete? Come comportarsi, quando vengono sulla nostra pagina Facebook o sul nostro sito, magari ad elogiare, ma in qualche caso anche a criticare. Magari anche su Tripadvisor, a parlar male di un’esperienza nella nostra cantina. Gli rispondiamo e li rimandiamo a stendere oppure no, forse un attimo pensiamo a quello che sta succedendo e a come reagire.</p><p><br></p><p><br></p><p>Allora, oggi, a Wine Internet Marketing sono molto contento di conversare con Slawka Scarso. Perché Slawka è da oltre dieci anni che si occupa di comunicazione nel settore dell’enogastronomia e so che ci può aiutare bene su questo tema, appunto ad individuare qualche nodo e qualche consiglio.</p><p><br></p><p><br></p><p>Benvenuta, Slawka.</p><p><br></p><p><br></p><p>Slawka: Ciao Stefano, grazie mille dell’invito.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Allora Slawka, dicevo, da oltre dieci anni nella comunicazione dell’enogastronomia, docente, tieni lezioni di Marketing del vino e del turismo enogastronomico in diverse università, la LUISS, a Salerno, a Pisa, a Fondazione Mach, a San Michele all’Adige, sei sommelier AIS e sommelier dell’olio, in rete in molti ti conoscono, sei stata tra i primi, se non il primo caso, di blog che si è occupato di marketing del vino e sei anche molto presente in libreria, hai un bel manuale del marketing del vino del 2013 che sta per riuscire adesso, in una nuova edizione, che poi ci racconterai magari. Ecco, sta per riuscire il tuo libro sul marketing del vino, mi dicevi, prossimamente?</p><p><br></p><p><br></p><p>Slawka: Allora, adesso stiamo andando in ristampa con <em>Marketing del vino</em>, mentre nei prossimi giorni uscirà <em>Marketing del gusto</em>, che è un manuale che ho scritto con Luciana Squadrilli, una collega, quindi un lavoro a quattro mani in cui, sulla falsa riga di Marketing del vino, abbiamo cercato di dare dei consigli pratici, in questo caso non più alle aziende vitivinicole, ma sia ai produttori di prodotti tipici dell’agroalimentare che ai ristoratori. Quindi parliamo, diciamo, dalle basi del marketing, passando per i social network, fino all’organizzazione degli eventi, sempre con casi pratici, esempi concreti e strumenti, insomma. Questo è un po’ il taglio che mi piace dare quando scrivo e che condivide con me anche Luciana Squadrilli.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo, che è il taglio che piace anche qui, a noi di Wine Internet Marketing. In effetti, il tuo primo manuale è molto interessante, direi che forse è il manuale più strutturato in questo modo così sia passando dalle strategie, ai casi e agli strumenti in Italia. Io, tra l’altro, ho anche il tuo bel libro che mi sono portato, che mi è stato di guida a Roma sul vino a Roma, edito per Castelvecchi, che consiglio a tutti di mettersi in tasca, per scoprire dei buoni posti dove assaggiare il vino.</p><p><br></p><p><br></p><p>Senti, Slawka, parliamo del tema che ho provato ad introdurre sulla gestione e la moderazione dei commenti. Io ti ho incontrato recentemente a Fondazione Mach. Tra l’altro apro una parentesi: 6 Novembre, Fondazione Mach, c’è una bella giornata sulle risorse Mach, l’internazionalizzazione dei mercati, si parla di fabbisogni per le imprese, nuove skill da acquisire, e quella insomma, è una giornata aperta a tutti ed è piuttosto interessante, qui a Wine Internet Marketing c’è un’intervista con Massimo Bertamini, in cui già parlava di alcune di queste questioni, relative, appunto, alle nuove skill nel mondo del vino. Chiudo la parentesi, dicevo, c’eravamo incontrati lì e lì ho visto, tu parlavi a un gruppo contrito di studenti e in effetti, quando si parlava della moderazione, e di come moderare i commenti sui social network, ho visto che l’attenzione è salita e anche ci sono stati alcuni interventi anche di segno… insomma, è una questione sentita, secondo me. E quindi, lascerei a te l’apertura. Come si modera un commento in rete?</p><p><br></p><p><br></p><p>Slawka: Io partirei innanzitutto, da una grande premessa: ormai, un’azienda vitivinicola, una qualsiasi azienda, anche a prescindere dal settore, non è che deve più decidere se essere presente online o meno, ma è di fatto già presente attraverso quello che i consumatori dicono dei suoi prodotti, della sua immagine aziendale, e così via. Per questo motivo diventa essenziale monitorare quello che viene detto ed essere pronti a rispondere sia ai commenti positivi – tu dici, come si risponde a un commento negativo? Allora, lì, paradossalmente, ci si dimentica che con i commenti online si parla sempre con altre persone, cioè dall’altra parte del computer c’è una persona, e così come noi normalmente non dovremmo rispondere di getto e reagire d’impulso quando qualcuno ci fa una critica, la stessa cosa dovrebbe valere anche su internet, senza sentirsi più coraggiosi perché dall’altra parte c’è magari una distanza fisica che ha mosso la critica. Quindi, il mio consiglio è sempre innanzitutto, capire se la critica è una critica fondata, perché ci sono critiche che possono scattare dal classico “troll”, quello che viene detto, nei termini di internet, il personaggio che va lì a stuzzicare, provocare e fondamentalmente, si diverte in questa maniera…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: …che c’è sempre.</p><p><br></p><p><br></p><p>Slawka: C’è sempre. Quelli ci sono… “Don’t feed the troll”: il troll va, per quanto possibile, ignorato e bisognare di evitare di alimentare la sua passione per la polemica. Mentre, a volte, le critiche possono essere anche fondate, per quanto possano far male. Magari sul momento ci pungono, e diventano una spina nel fianco però… Nel mondo anglosassone c’è un detto, a livello di management, secondo il quale “Every feedback is a gift”, quindi “ogni feedback è un dono”, e quindi diventa importante, può anche darsi che una critica, se è fondata, può essere utile. Allora, la prima cosa che consiglio io è innanzitutto di monitorare quello che dicono gli altri di noi, e questo si fa in modi diversi a seconda dei mezzi, nel senso: su Facebook, normalmente se un’azienda è presente con una fanpage, va taggata. La stessa cosa anche su Twitter, poi consiglio sempre di mettersi un Google Alert, che è una funzione gratuita, che ci permette di ricevere una notifica via e-mail da Google ogni volta che il motore di ricerca indicizza una pagina in cui si parla di noi, e questo ci permette, innanzitutto, di avere immediatamente l’informazione, dopodichè bisogna valutare, appunto, se è una critica fondata o se è infondata. Se la critica è fondata, la cortesia è sempre una regola essenziale, ma anche se è infondata, in realtà, perché bisogna ricordarsi di una cosa di cui in troppi non si ricordano: la risposta che noi diamo come azienda a una critica, verrà letta non soltanto dal diretto interessato, ma anche dagli altri nostri consumatori. E questo è importantissimo, perché, l’altro giorno ho scritto un pezzo anche su TripAdvisor, per Vinix, e anche lì evidenziavo questo aspetto: l’utente medio di TripAdvisor va a leggere le recensioni, ne legge più di una e si basa nel suo formulario un’opinione sulla struttura anche sulla base di come il ristoratore o l’albergatore ha risposto ai commenti. Allora, ricordarsi di questo elemento vuol dire prestare maggiore attenzione a essere cortesi e completi nella propria risposta. Una situazione di scontento in un cliente si può anche trasformare in un cliente soddisfatto, se si ha la capacità di reagire in maniera non istintiva o impulsiva, ma in maniera costruttiva, anche se magari la critica era poco fondata.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo, concordo molto con te. Nel senso che io ho guidato per anni il sito e i social network del mio giornale, e c’era sempre la difficoltà di tenere a freno i giornalisti quando venivano magari ripresi da qualcuno su Facebook, soprattutto, rispetto ad una notizia che avrebbero voluto rispondere appunto, anche mandare a stendere l’interlocutore che faceva un commento, o magari metteva in dubbio o la sua buona fede o il suo buon lavoro. E la questione è esattamente quella che dici tu, che dall’altra parte ci sono persone che poi di solito non sanno davvero qual è la verità, però intanto assistono ad una conversazione, e reagire male è assolutamente controproducente. Eppure su TripAdvisor è ancora pieno di osti nei ristoranti o anche di alberghi che rispondono male e però non fanno certamente bella figura, rispetto a chi sta vedendo quella conversazione.</p><p><br></p><p><br></p><p>Ecco, è anche buona cosa non cancellare quello che si è scritto, no? Se c’è un problema…</p><p><br></p><p><br></p><p>Slawka: Sicuramente. Ci sono alcuni casi. Mi viene in mente il cornetto Algida, che, un po’ di anni fa, aveva lanciato per la festa della donna – che sono sempre quelle classiche feste che sono a rischio di essere fraintese nella comunicazione, perché appunto, magari ci possono essere le femministe che non apprezzano un certo tipo di celebrazione, e così via – praticamente avevano fatto una foto di un cornetto Algida a forma di rosa, però il gelato era di cioccolato, e sembrava un’altra cosa decisamente… E poi però la loro reazione è stata non quella di- a quel punto, il social media manager è stato inondato di critiche, il brand insomma, il social media manager ha dovuto gestire queste critiche. Purtroppo poi, quello che poi hanno fatto è stato eliminare quel post e aggiungerne un altro con una foto, molto simile, di un cornetto, anche lì, però in quel caso era rosa, e lì hanno fatto un altro errore, perché la foto l’avevano preso credo da Flickr senza dare crediti all’autore, e quindi è venuta un’altra valanga di insulti. Quindi lì bisogna essere davvero molto preparati. Bisogna agire con attenzione. Bisogna essere pronti a chiedere scusa, senza negare l’errore, quando l’errore si commette. Può capitare. È chiaro che bisogna essere attenti ad evitare argomenti tali che possano essere a rischio più di altri.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Mi viene in mente il caso di Barilla, nel chiedere scusa e poi magari di tradurre, devolgere in positivo una situazione che era nata invece in maniera negativa…</p><p><br></p><p><br></p><p>Slawka: Sì, sì, anche perché poi, fra l’altro, quel caso era partito da un’intervista radio, poi ormai sappiamo tutti quanti che i programmi hanno visibilità grazie ai podcast e sono ossessivi – tu qualche cosa la sai a riguardo – e quindi praticamente, da un’intervista a La Zanzara, dove ovviamente al solito, avevano provocato Barilla: lui, spiegando un aspetto del brand che come tradizionale, associandolo alla famiglia tradizionale, ovviamente s’era tirato dietro tutte le critiche di chi è a favore di una famiglia più evoluta rispetto al concetto passato, e ovviamente senza tener conto che magari anche all’estero soprattutto – e infatti, casualmente, il messaggio era rivolto all’estero, ci potevano essere persone. Quindi diventava una polemica: pur essendo un’intervista in italiano, è uscita fuori dai confini nazionali e quella è un’altra misura della potenzialità di internet, nel senso che grazie ai social media, grazie alla visibilità che hanno oggi i brand con internet, anche un brand che è distribuito in vari paesi può tranquillamente arrivare con la sua storia dovunque, nel bene e nel male.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Certo, e quindi dicevo: non cancellate quello che avete scritto, perché anche se rimuovete un post, magari una reazione che poi vi siete resi conto non è stata felice, ci sarà qualcuno che avrà scattato una foto, avrà fatto il cosiddetto screenshot di quella cosa, e quella cosa potrebbe continuare a circolare, magari diventerà l’arma usata contro di voi…</p><p><br></p><p><br></p><p>Slawka: Ci sono alcune persone, e io sono fra quelle talvolta, che la cosa che fanno quando vedono qualcosa che davvero stona, è fare lo screenshot, perché poi si sa che magari l’azienda prova a cancellarlo e intanto uno si tiene la prova. Prima ancora che un’azienda cancelli un post, c’è già stato qualcuno che ha fatto uno screenshot.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: E poi ci sono i troll, per esempio, tu me lo confermerai, ma ci sono anche persone che magari hanno bisogno di visibilità, e quindi molto spesso non sappiamo, nel mondo del vino stanno proliferando un numero di blogger, persone che scrivono, e in genere molti hanno bisogno anche di trovare, magari, un punto di vista critico, o più critico, e quindi vanno anche a cercare. Noi sappiamo già che nel mondo dell’informazione in genere funziona, per cui, appunto la notizia dove c’è una critica funziona più di una notizia positiva. E quindi c’è qualcuno che magari quella cosa la va anche a ricercare, e dobbiamo sempre pensare che potrebbe tendere una trappola a un’azienda e quindi potrebbe essere una cosa buona.</p><p><br></p><p><br></p><p>Senti, stiamo capendo che – tu prima dicevi anche del discorso delle foto, affatto banale. A quanti è successo di prendere delle foto senza i crediti? Nel senso che molte aziende hanno magari una pagina Facebook, ma non si possono pubblicare tutte le foto che si trovano su internet. Internet è gratuito, nel senso che tutti ci accediamo liberamente, ma poi ci sono persone che hanno i diritti su quelle immagini e quindi, soprattutto se poi siamo un’azienda, potrebbe essere pericoloso usarle senza aver capito…</p><p><br></p><p><br></p><p>Slawka: Guarda, io ragiono in questi termini: se io pubblico qualcosa sul mio blog e comunque sia, anche sul mio blog io vado sempre su Flickr e vado a vedere le immagini che hanno i cosiddetti “Creative Commons rights” e quindi sono immagini che girano più liberamente di quelle con il copyright, dando sempre i giusti crediti e così via…</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Vuoi spiegarla meglio questa cosa? Nel senso che è molto interessante, quindi ci sono immagini che possiamo utilizzare citando, no?</p><p><br></p><p><br></p><p>Slawka: Sì sì, Flickr permette di mettere come filtro una ricerca di foto che corrispondono ai cosiddetti Creative Commons, che è un concetto di diritto d’autore parallelo a quello del classico – che si è sviluppato proprio grazie al web – in cui l’autore della foto può rendere disponibile l’immagine, nel livello più base, solo dicendo chi è l’autore; in livelli più complessi, può indicare che la foto non può essere usata a fini commerciali, oppure che non può essere modificata. Però, andando a prendere foto in questo modo, si riesce a rispettare i diritti di tutti quanti, però al tempo stesso ad avere l’immagine giusta. Ora, detto questo, credo pure che un’azienda che lavora in maniera corretta debba tenere da parte anche un po’ di budget per acquistare delle foto professionali.</p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: Senti, quindi abbiamo capito che è un mestiere che sta diventando sempre più importante nelle aziende del vino… A questo punto si pone il problema, però: chi è che deve fare questo mestiere? Nel senso che, soprattutto nei primi anni o ancora in certe situazioni, e questo tipo di lavoro viene fatto esternamente dall’azienda. Ci sono agenzie o persone che, appunto, pubblicano, moderano i commenti, o pubblicano cose per conto dell’azienda. In alcuni casi, invece, l’azienda magari, se non assunto, ha formato del suo personale e gli fa fare anche questo tipo di lavoro. Tu cosa consigli di solito?</p><p><br></p><p><br></p><p>Slawka: Allora, sicuramente dipende dalla dimensione aziendale, nel senso che un’azienda già di una buona dimensione dovrebbe prendere qualcuno che sia in grado di occuparsi della comunicazione. Il che vuol dire che, anche se è una risorsa interna, bisogna assolutamente investire comunque in formazione di questa risorsa, che non è che soltanto perché uno ha già il profilo su Facebook, non è che poi questo voglia dire che poi sappia anche gestire una pagina aziendale, no? Quindi se l’azienda decide, per motivi di budget, di sfruttare una risorsa interna, è bene che allora investa comunque nella formazione di questa risorsa, altrimenti sicuramente, l’altra opzione è quella di usare un consulente, anche perché poi un consulente che riesca a raccontare per conto dell’azienda, l’azienda stessa. Questo funziona quando già parliamo di un’azienda che ha una certa dimensione: se l’azienda è la classica azienda a conduzione familiare, in cui il produttore fa un po’ tutto e si divide fra vigneto, cantina ma anche la promozione stessa del vino, perchè è lui che va alle fiere e così via, allora in quel caso, quello che io consiglio sempre è fare il modo che sia il produttore stesso che gestisca questi contenuti online perché è vero che porta via tempo, però al tempo stesso è il produttore che è la prima persona che, più di tutti, è in grado di raccontarsi, quando si tratta di dimensioni così piccole. Quindi per queste aziende, io, anche come consulente, consiglio più farsi un corso o un seminario approfondito, anche ad hoc, piuttosto che prendersi un consulente esterno che diventa una risorsa troppo costosa per un’azienda di piccole dimensioni. </p><p><br></p><p><br></p><p>Stefano: C’è un altro aspetto, che non so se condividi, che riguarda il flusso di lavoro. Nel senso che, la questione è che poi, di fatto, la persona che pubblica è quella che in quel momento è la faccia dell’azienda. Certo, ci può essere un profilo aziendale, ma appunto, ci deve essere un contatto molto diretto e molto veloce, molto spesso, tra le persone, tra chi pubblica e la proprietà dell’azienda o, a seconda della dimensione, chi decide qual è l’esposizione e la comunicazione aziendale. Se no si fa come Matteo Bisol, lui di Venissa, che mi raccontava, io pubblico soltanto foto su Instagram e così non scrivo parole, in genere ci sono meno problemi… spesso sulle parole si possono provocare, ci possono essere malintesi… con le foto non ho questo problema.</p><p><br></p><p><br></p><p>Slawka: No, anzi. Tra l’altro le foto sono perfette per un pubblico internazionale, quindi quello è un vantaggio. Allora, un altro consiglio che posso dare, proprio perché il tempo è poco, va benissimo che la scelta di Bisol di scegliere un solo social network e decidi di essere presente maggiormente su...]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/vino-rispondere-ai-commenti-negativi-online-cose-da-fare-e-da-non-fare-con-slawka-g-scarso]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1066</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Tue, 27 Oct 2015 13:40:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/a07a6cf0-05f0-4c51-8b98-4ad3a3a998df/wineinternet-21-slawkascarso-mixdown.mp3" length="38048374" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>26:16</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>21</itunes:episode><podcast:episode>21</podcast:episode><itunes:summary>In questa puntata di Wine Internet Marketing Podcast chiacchieriamo con Slawka G. Scarso a proposito di cosa fare e cosa non fare con i commenti negativi online. Cosa fare con le persone che scrivono e commentano a proposito del nostro vino, di noi e dei nostri servizi? Che intervengono sul nostro sito internet, nei blog o sui social network, che parlano di noi su Facebook, Tripadvisor o in qualsiasi altro posto su internet?
Slawka G. Scarso è da oltre dieci anni nella comunicazione dell’enogastronomia. Consulente e docente, tiene lezioni di marketing del vino e del turismo enogastronomico in diverse università. Sommelier AIS, è autrice in rete del blog http://www.marketingdelvino.it/ (http://www.marketingdelvino.it/) e in libreria di diversi manuali tra cui il nuovo Marketing del gusto per LSWR scritto a quattro mani con Luciana Squadrilli.
La seguente trascrizione dell&amp;#8217;intera conversazione audio è stata realizzata con https://www.fiverr.com/ (Fiverr.com)

In questa puntata di Wine Internet Marketing Podcast, chiacchieriamo con Slawka G. Scarso, a proposito di cosa fare e cosa non fare con le persone che ci criticano, che parlano di noi, del nostro vino, della nostra attività, in rete e sui social network.
Stefano: Le persone parlano in rete dei vini, delle aziende, danno giudizi, criticano, elogiano e se non sei in rete parlano comunque di te e della tua azienda e probabilmente sarà anche più difficile tenere traccia di queste conversazioni e se non hai un blog, una pagina Facebook, un account Twitter o un’altra piattaforma sociale. Come comportarsi, insomma, con queste persone, che parlano di noi in rete? Come comportarsi, quando vengono sulla nostra pagina Facebook o sul nostro sito, magari ad elogiare, ma in qualche caso anche a criticare. Magari anche su Tripadvisor, a parlar male di un’esperienza nella nostra cantina. Gli rispondiamo e li rimandiamo a stendere oppure no, forse un attimo pensiamo a quello che sta succedendo e a come reagire.
Allora, oggi, a Wine Internet Marketing sono molto contento di conversare con Slawka Scarso. Perché Slawka è da oltre dieci anni che si occupa di comunicazione nel settore dell’enogastronomia e so che ci può aiutare bene su questo tema, appunto ad individuare qualche nodo e qualche consiglio.
Benvenuta, Slawka.
Slawka: Ciao Stefano, grazie mille dell’invito.
Stefano: Allora Slawka, dicevo, da oltre dieci anni nella comunicazione dell’enogastronomia, docente, tieni lezioni di Marketing del vino e del turismo enogastronomico in diverse università, la LUISS, a Salerno, a Pisa, a Fondazione Mach, a San Michele all’Adige, sei sommelier AIS e sommelier dell’olio, in rete in molti ti conoscono, sei stata tra i primi, se non il primo caso, di blog che si è occupato di marketing del vino e sei anche molto presente in libreria, hai un bel manuale del marketing del vino del 2013 che sta per riuscire adesso, in una nuova edizione, che poi ci racconterai magari. Ecco, sta per riuscire il tuo libro sul marketing del vino, mi dicevi, prossimamente?
Slawka: Allora, adesso stiamo andando in ristampa con Marketing del vino, mentre nei prossimi giorni uscirà Marketing del gusto, che è un manuale che ho scritto con Luciana Squadrilli, una collega, quindi un lavoro a quattro mani in cui, sulla falsa riga di Marketing del vino, abbiamo cercato di dare dei consigli pratici, in questo caso non più alle aziende vitivinicole, ma sia ai produttori di prodotti tipici dell’agroalimentare che ai ristoratori. Quindi parliamo, diciamo, dalle basi del marketing, passando per i social network, fino all’organizzazione degli eventi, sempre con casi pratici, esempi concreti e strumenti, insomma. Questo è un po’ il taglio che mi piace dare quando scrivo e che condivide con me anche Luciana Squadrilli.
Stefano: Certo,</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come vendere il vino in Cina senza Google e Facebook – con Emanuele Vitali di East Media</title><itunes:title>Come vendere il vino in Cina senza Google e Facebook – con Emanuele Vitali di East Media</itunes:title><description><![CDATA[<p>Mettiamo che sei proprietario di un marchio di vino. Che consideri la Cina come il mercato della crescita nel prossimo decennio. E che pensi anche di avere una buona offerta, un look distintivo un prezzo giusto. Ma che mi dici di WeChat? Sai che 600 milioni di utenti usano <strong>WeChat in Cina come uno showroom preacquisto anche del vino?</strong> E lì che l’opinione del coetaneo, collega e amico&nbsp;è determinante a far prendere la decisione di acquisto ed è lì che l’acquisto avverrà un attimo dopo attraverso lo smartphone.</p><p>Riprendendo alcune recenti considerazioni di <a href="http://www.wineintelligence.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Wine Intelligence</strong></a>&nbsp;vorrei parlare di <strong>marketing del vino attraverso i canali digitali in Cina con qualche accenno al resto dell’Asia</strong>. Perché se in questi mesi di <strong>Expo</strong> si è fatto un gran parlare di vino italiano in Cina, e se si continuano a moltiplicare i report e le previsioni su quel mercato nonché le occasioni di incontro tra produttori italiani e imprenditori cinesi, non sempre si considerano le peculiarità del mondo digitale cinese e la sua rilevanza per&nbsp;fare marketing e per vendere il vino in Cina. Un mondo in cui non esiste Google, Facebook o Twitter o Instragram.</p><p>Questa settimana converso con<strong> </strong><a href="https://it.linkedin.com/in/emanuelevitali1" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Emanuele Vitali</strong></a><strong> </strong>di East Media. Avevo avuto il piacere di introdurre Emanuele ad un convegno sul vino digitale ad Asti e avevo apprezzato la chiarezza della sua esposizione.</p><p><br></p><blockquote>A Pechino se scrivi su internet l’indirizzo del tuo sito<em>&nbsp;‘.it’</em> non è scontato che sia raggiungibile. Il mondo internet in Cina è totalmente diverso. Google è bannato,&nbsp;Facebook è bannato, Twitter è bannato e anche Instagram è bannato dal dicembre scorso dopo le rivolte di Hong Kong. Ma ci sono 650 milioni di persone che usano internet per comprare. Per esempio c’è&nbsp;WeChat, dove trovi l’amico con cui chatti, l’azienda che segui, l’e-commerce per comprare e l’assistenza post vendita.</blockquote><p><br></p><p>Emanuele Vitali, da sempre nei settori del marketing e dell’Internazionalizzazione, ha lavorato presso ICE, agenzia per la promozione all’estero delle imprese italiane, presso una fiduciaria svizzera, e presso Adidas Italia prima di fondare la Marco Polo Trade società di consulenza per aziende italiane in Asia ed <a href="http://www.east-media.net/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>East Media</strong></a>, specializzata appunto nel Digital Marketing in Russia ed Asia. Ha interessanti esperienze con cantine del Garda e del Franciacorta.</p><p><br></p><p>Ecco 9 cose&nbsp;emerse nella conversazione che puoi ascoltare in audio nella puntata numero 20 di Wine Internet Marketing Podcast:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Non esiste Google e i siti internet preparati per Google non sono raggiungibili.</li><li><br></li><li>Il mondo internet in Cina è totalmente diverso. Le persone hanno avuto accesso alla rete <strong>non da computer ma da smartphone e dispositivi mobili</strong>. <strong>Non ci sono Google e Facebook</strong>, per ragioni politiche e sociali si sono sviluppate altre piattaforme.</li><li><br></li><li><strong>A Pechino se scrivi su internet il tuo sito non è scontato che sia raggiungibile</strong>. C’è una forte barriera d’ingresso. I siti devono essere registrati con una visura camerale. E Google è bannato nei fatti, per aprire una sua pagina ci vogliono 5 minuti e nessuno lo usa. <a href="http://www.baidu.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Baidu</strong></a> è invece <strong>è il principale motore di ricerca cinese, ha il 98% delle ricerche totali.</strong></li><li><br></li><li>Anche facebook è bloccato.</li><li><br></li><li><strong>Facebook è bannato, Twitter è bannato e anche...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Mettiamo che sei proprietario di un marchio di vino. Che consideri la Cina come il mercato della crescita nel prossimo decennio. E che pensi anche di avere una buona offerta, un look distintivo un prezzo giusto. Ma che mi dici di WeChat? Sai che 600 milioni di utenti usano <strong>WeChat in Cina come uno showroom preacquisto anche del vino?</strong> E lì che l’opinione del coetaneo, collega e amico&nbsp;è determinante a far prendere la decisione di acquisto ed è lì che l’acquisto avverrà un attimo dopo attraverso lo smartphone.</p><p>Riprendendo alcune recenti considerazioni di <a href="http://www.wineintelligence.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Wine Intelligence</strong></a>&nbsp;vorrei parlare di <strong>marketing del vino attraverso i canali digitali in Cina con qualche accenno al resto dell’Asia</strong>. Perché se in questi mesi di <strong>Expo</strong> si è fatto un gran parlare di vino italiano in Cina, e se si continuano a moltiplicare i report e le previsioni su quel mercato nonché le occasioni di incontro tra produttori italiani e imprenditori cinesi, non sempre si considerano le peculiarità del mondo digitale cinese e la sua rilevanza per&nbsp;fare marketing e per vendere il vino in Cina. Un mondo in cui non esiste Google, Facebook o Twitter o Instragram.</p><p>Questa settimana converso con<strong> </strong><a href="https://it.linkedin.com/in/emanuelevitali1" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Emanuele Vitali</strong></a><strong> </strong>di East Media. Avevo avuto il piacere di introdurre Emanuele ad un convegno sul vino digitale ad Asti e avevo apprezzato la chiarezza della sua esposizione.</p><p><br></p><blockquote>A Pechino se scrivi su internet l’indirizzo del tuo sito<em>&nbsp;‘.it’</em> non è scontato che sia raggiungibile. Il mondo internet in Cina è totalmente diverso. Google è bannato,&nbsp;Facebook è bannato, Twitter è bannato e anche Instagram è bannato dal dicembre scorso dopo le rivolte di Hong Kong. Ma ci sono 650 milioni di persone che usano internet per comprare. Per esempio c’è&nbsp;WeChat, dove trovi l’amico con cui chatti, l’azienda che segui, l’e-commerce per comprare e l’assistenza post vendita.</blockquote><p><br></p><p>Emanuele Vitali, da sempre nei settori del marketing e dell’Internazionalizzazione, ha lavorato presso ICE, agenzia per la promozione all’estero delle imprese italiane, presso una fiduciaria svizzera, e presso Adidas Italia prima di fondare la Marco Polo Trade società di consulenza per aziende italiane in Asia ed <a href="http://www.east-media.net/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>East Media</strong></a>, specializzata appunto nel Digital Marketing in Russia ed Asia. Ha interessanti esperienze con cantine del Garda e del Franciacorta.</p><p><br></p><p>Ecco 9 cose&nbsp;emerse nella conversazione che puoi ascoltare in audio nella puntata numero 20 di Wine Internet Marketing Podcast:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Non esiste Google e i siti internet preparati per Google non sono raggiungibili.</li><li><br></li><li>Il mondo internet in Cina è totalmente diverso. Le persone hanno avuto accesso alla rete <strong>non da computer ma da smartphone e dispositivi mobili</strong>. <strong>Non ci sono Google e Facebook</strong>, per ragioni politiche e sociali si sono sviluppate altre piattaforme.</li><li><br></li><li><strong>A Pechino se scrivi su internet il tuo sito non è scontato che sia raggiungibile</strong>. C’è una forte barriera d’ingresso. I siti devono essere registrati con una visura camerale. E Google è bannato nei fatti, per aprire una sua pagina ci vogliono 5 minuti e nessuno lo usa. <a href="http://www.baidu.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Baidu</strong></a> è invece <strong>è il principale motore di ricerca cinese, ha il 98% delle ricerche totali.</strong></li><li><br></li><li>Anche facebook è bloccato.</li><li><br></li><li><strong>Facebook è bannato, Twitter è bannato e anche Instagram è bannato</strong> dal dicembre scorso dopo le rivolte di Hong Kong. Ci sono altri social network molto utilizzati. La dimensione collettiva è molto forte nella società cinese,&nbsp;è molto importante quello che dicono amici e colleghi, ci si fa molto influenzare.</li><li><br></li><li>Oggi sono 650 milioni di utenti connessi, la metà della popolazione cinese. Ma entro il 2018 saranno l’80%.</li><li><br></li><li><strong>Gli utenti digitali in Cina sono 650 milioni. Ad oggi la penetrazione è solo 47%</strong> ma il governo ha pianificato – e quindi si sa che accadrà – che<strong> entro il 2018 ci sarà una penetrazione 80%</strong>. Nella fascia costiera, a&nbsp;Shanghai, Pechino e Shenzhen, già oggi non ci sono problemi ma le grandi opportunità anche per il vino sono di poter raggiungere anche le zone interne. Via mobile accedono alla rete l’ 85% delle persone connesse.</li><li><br></li><li>Il posto più frequentato di internet in Cina: WeChat.</li><li><br></li><li>Noi lo usiamo come chat. Lì c’è un uso molto spinto da parte dei consumatori e delle aziende: si condividono post e fotografie ma anche l’azienda può inviare messaggi e newsleetter alle persone.</li><li><br></li><li><strong>Su </strong><a href="http://www.wechat.com/it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>WeChat </strong></a><strong>trovi l’amico con cui chatti, l’azienda che segui, l’ecommerce e il customer care</strong> che parla direttamente con consumatori. L’e-commerce integrato dentro la piattaforma. Una volta che hai una carta di credito vai nel tuo profilo fai acquisti con grande velocità e semplicità.</li><li><br></li><li>La predisposizione all’utilizzo dei consumatori della rete anche per l’e-commerce è molto forte.</li><li><br></li><li><strong>La persona alto spendente è molto più giovane</strong> di quelle a cui siamo abituati. L’amministratore di una holding ha 30-35 anni, è abituato ad usare internet da sempre e questo si riflette anche sull’e-commerce, per esempio<strong> sulle piattaforme di Alibaba come </strong><a href="https://www.tmall.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Tmall</strong></a><strong> e&nbsp;</strong><a href="https://www.taobao.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Taobao</strong></a>. L’asiatico vive in megalopoli enormi, Pechino è un’area grande come metà Lombardia. Hanno spostamenti lunghi e poco tempo e la rete ottimizza tutte le loro attività.</li><li><br></li><li>In Cina credono alla pubblicità.</li><li><br></li><li>Secondo il China Internet Network Information Center 1 utente su 2 di fida degli annunci su internet. <strong>Qui in Italia e in Occidente in generale abbiamo sviluppato una forte resistenza alle pubblicità come consumatori, là è diverso</strong>.</li><li><br></li><li>Il marketing è un fattore critico per lo sviluppo del business con i distributori in Cina.</li><li><br></li><li>Anche all’Expo ho visto molti incontri tra imprenditori italiani e cinesi. Il cinese non sa se il tuo prodotto è buono o no. E’ molto importante quello che gli racconti. Ma quando lui torna in Cina e nessuno conosce là il tuo vino né la tua società è difficile sviluppare il business. <strong>Gli affari fra italiani e cinesi hanno questo limite: spesso si fa un ordine di vino e poi la cosa finisce lì.</strong> I francesi fanno un supporto al distributore cinese con la logistica, con il marketing e la comunicazione. Per l’imprenditore cinese questo modo di lavorare insieme è molto importante.</li><li><br></li><li>Il Google Russo è Yandex&nbsp;e per la comunicazione digitale in Russia ci sono nuove barriere.</li><li><br></li><li>Google facebook sono piattaforme americane e l’utente ha sviluppato una sorta di&nbsp;avversione.</li><li><br></li><li><strong>In Russia ci sono&nbsp;</strong><a href="https://www.yandex.ru/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Yandex</strong></a> e <a href="https://vk.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>VKontakte</strong></a>&nbsp;al posto di Google e facebook anche se in alcune zone come l’Ucraina Google è più forte. In Russia bisogna essere ricercabili su Google.ru e su Yandex. Però il governo sta spingendo i siti ad avere i database in Russia e quindi c’è un inasprimento delle barriere d’ingresso.</li><li><br></li><li>In Giappone c’è Line, in Corea c’è Kakao.</li><li><br></li><li>Il Giappone è un mercato maturo. Anche li megalopoli con tanti led e pubblicità che poi ritrovi sul web attraverso il tuo telefonino. In Corea ci sono 50 milioni di abitanti e una società fortemente digitalizzata. Amano l’Italia e l’<em>italian style</em>, seguono la moda, ma non conoscono i brand, e questo è un aspetto ancora sottovalutato dall’imprenditoria italiana. Per quanto riguarda le piattaforme in <strong>Giappone hanno </strong><a href="http://line.me/en/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Line</strong></a><strong>, in Corea </strong><a href="http://www.kakao.com/talk" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Kakao</strong></a>. Sono piattaforme più ricche di quelle a cui siamo abituati. Tu chatti, trovi il prodotto, le informazioni, e compri. E’ tutto più veloce, più digitale, più semplice.</li></ol><br/>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-vendere-il-vino-in-cina-senza-google-e-facebook-con-emanuele-vitali-di-east-media]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=1031</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 16 Oct 2015 14:46:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/baf608b1-4645-460b-b84a-208e5208e97d/wineinternet-20-emanuelevitali-eastmedia-mixdown.mp3" length="32608940" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>22:30</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>20</itunes:episode><podcast:episode>20</podcast:episode><itunes:summary>Mettiamo che sei proprietario di un marchio di vino. Che consideri la Cina come il mercato della crescita nel prossimo decennio. E che pensi anche di avere una buona offerta, un look distintivo un prezzo giusto. Ma che mi dici di WeChat? Sai che 600 milioni di utenti usano WeChat in Cina come uno showroom preacquisto anche del vino? E lì che l&amp;#8217;opinione del coetaneo, collega e amico è determinante a far prendere la decisione di acquisto ed è lì che l&amp;#8217;acquisto avverrà un attimo dopo attraverso lo smartphone.
Riprendendo alcune recenti considerazioni di http://www.wineintelligence.com/ (Wine Intelligence) vorrei parlare di marketing del vino attraverso i canali digitali in Cina con qualche accenno al resto dell&amp;#8217;Asia. Perché se in questi mesi di Expo si è fatto un gran parlare di vino italiano in Cina, e se si continuano a moltiplicare i report e le previsioni su quel mercato nonché le occasioni di incontro tra produttori italiani e imprenditori cinesi, non sempre si considerano le peculiarità del mondo digitale cinese e la sua rilevanza per fare marketing e per vendere il vino in Cina. Un mondo in cui non esiste Google, Facebook o Twitter o Instragram.
Questa settimana converso con https://it.linkedin.com/in/emanuelevitali1 (Emanuele Vitali) di East Media. Avevo avuto il piacere di introdurre Emanuele ad un convegno sul vino digitale ad Asti e avevo apprezzato la chiarezza della sua esposizione.
A Pechino se scrivi su internet l&amp;#8217;indirizzo del tuo sito &amp;#8216;.it&amp;#8217; non è scontato che sia raggiungibile. Il mondo internet in Cina è totalmente diverso. Google è bannato, Facebook è bannato, Twitter è bannato e anche Instagram è bannato dal dicembre scorso dopo le rivolte di Hong Kong. Ma ci sono 650 milioni di persone che usano internet per comprare. Per esempio c&amp;#8217;è WeChat, dove trovi l’amico con cui chatti, l’azienda che segui, l’e-commerce per comprare e l&amp;#8217;assistenza post vendita.
Emanuele Vitali, da sempre nei settori del marketing e dell’Internazionalizzazione, ha lavorato presso ICE, agenzia per la promozione all&amp;#8217;estero delle imprese italiane, presso una fiduciaria svizzera, e presso Adidas Italia prima di fondare la Marco Polo Trade società di consulenza per aziende italiane in Asia ed http://www.east-media.net/ (East Media), specializzata appunto nel Digital Marketing in Russia ed Asia. Ha interessanti esperienze con cantine del Garda e del Franciacorta.
Ecco 9 cose emerse nella conversazione che puoi ascoltare in audio nella puntata numero 20 di Wine Internet Marketing Podcast:

* Non esiste Google e i siti internet preparati per Google non sono raggiungibili.
Il mondo internet in Cina è totalmente diverso. Le persone hanno avuto accesso alla rete non da computer ma da smartphone e dispositivi mobili. Non ci sono Google e Facebook, per ragioni politiche e sociali si sono sviluppate altre piattaforme.
A Pechino se scrivi su internet il tuo sito non è scontato che sia raggiungibile. C&amp;#8217;è una forte barriera d&amp;#8217;ingresso. I siti devono essere registrati con una visura camerale. E Google è bannato nei fatti, per aprire una sua pagina ci vogliono 5 minuti e nessuno lo usa. http://www.baidu.com/ (Baidu) è invece è il principale motore di ricerca cinese, ha il 98% delle ricerche totali.
* Anche facebook è bloccato.
Facebook è bannato, Twitter è bannato e anche Instagram è bannato dal dicembre scorso dopo le rivolte di Hong Kong. Ci sono altri social network molto utilizzati. La dimensione collettiva è molto forte nella società cinese, è molto importante quello che dicono amici e colleghi, ci si fa molto influenzare.
* Oggi sono 650 milioni di utenti connessi, la metà della popolazione cinese.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Otto cose che non dovrebbero più stupire i produttori – con Elisabetta Tosi di VinoPigro e per la Digital Wine Conference 2015</title><itunes:title>Otto cose che non dovrebbero più stupire i produttori – con Elisabetta Tosi di VinoPigro e per la Digital Wine Conference 2015</itunes:title><description><![CDATA[<p>Dal 23 al 25 ottobre 2015 in Bulgaria, a Plovdiv, si tiene l’ottava edizione del <a href="http://2015.dwcc.co/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Digital Wine Communications Conference</strong></a> che raccoglie professionisti e winelovers provenienti da diversi backgrounds. Nato nel 2008 in Spagna, La Rioja, come un appuntamento per Wine Bloggers si è sviluppato con una serie di incontri fino a quello dello scorso anno in Svizzera a Montreux che fu aperto da Jancis Robinson, una delle persone più influenti nel vino a livello mondiale.</p><p>Tra gli ospiti si segnalano <strong>Richard Hemming</strong>, giornalista ed educator, contributor per Jancis Robinson, Financial Times, Decanter, Drink Business, e <strong>Ted Popov</strong>, direttore generale di Accolade Wines, gigante del vino globale con sedi in Nord America, Gran Bretagna Sud Africa, Australia, New Zealand and Asia. Ci sono conferenze, masterclass, tavole rotonde e naturalmente degustazioni.</p><p><br></p><p>Ma quali sono i temi più discussi nella comunicazione e nel marketing del vino? <strong>Quali indicazioni arrivano per le aziende del vino?</strong></p><p><br></p><p>Ne ho parlato nell’ultima puntata di Wine Internet Marketing podcast con <strong>Elisabetta Tosi</strong> che è speaker e media partner dell’evento. Di stanza a Verona da oltre venti anni, giornalista del vino, è nota anche per il suo blog <a href="http://vinopigro.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>“Vinopigro – il blog di Lizzy”</strong>,</a> come autrice, educator dei Vini della Valpolicella e come consulente insieme a Giampiero Nadali con il brand&nbsp;<a href="http://fermentidigitali.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Fermenti Digitali</strong></a>.</p><p><br></p><p>Nella conversazione che puoi ascoltare in formato audio in alto muoviamo dall’importante momento di network di<em> wine communicators</em> e trattiamo di alcuni temi ricorrenti nel marketing del vino. Qui ho selezionato alcuni<strong>&nbsp;</strong>spunti,<strong> otto&nbsp;cose che proprio non dovrebbero più stupire i produttori di vino</strong>.</p><p><br></p><blockquote>Forse dovrei smettere di stupirmi dello stupore dei produttori. Alle fiere del vino, soprattutto con i produttori italiani, noto la meraviglia quando dico che la gente parla di loro in rete, su Instagram, sulle applicazioni, altrove. E’ incredibile il numero di occasioni che si stanno perdendo i produttori di vino.</blockquote><p><br></p><ol><li><br></li><li>Consumatori del vino e tecnologia.</li><li><br></li><li>Oggi il consumatore del vino è una persona con un bicchiere in una mano e nell’altra lo smartphone con cui cerca informazioni, fa foto, condivide sui social network. All’estero c’è una grande attenzione alla comprensione dei nuovi touch point tecnologici con i consumatori del vino. Qui cosa vedi?</li><li><br></li><li>“Forse dovrei smettere di stupirmi dello stupore dei produttore. Alle fiere del vino, soprattutto con i produttori italiani, noto la sua meraviglia quando dico che si parla di loro in rete. Recentemente, assaggiando un pinot nero, ho riferito al produttore che avevo visto che dei consumatori su Delectable, una applicazione per il vino, attribuirgli&nbsp;più di 90 punti. Lui ha sbarrato gli occhi e mi ha detto:<em> e lei come lo sa?</em> Sulla rete si parla dei produttori e i produttori non lo sanno. E’ incredibile il numero di occasioni che si stanno perdendo. Io lo dico sempre ai produttori: <strong>smettila di rivolgerti agli intermediari: i consumatori li stanno saltando e cercano un contatto diretto con i produttori di vino: </strong>se non lo fai tu lo farà qualcun altro al tuo posto”.</li><li><br></li><li>Produttori&nbsp;e consumatori di vino sul web.</li><li><br></li><li>Ammettiamo che il produttore sia convinto. Che abbia deciso di stare in rete. Su internet&nbsp;si possono fare tante cose, e se non si ha una strategia si può anche sbagliare, buttare i soldi o far danni come]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Dal 23 al 25 ottobre 2015 in Bulgaria, a Plovdiv, si tiene l’ottava edizione del <a href="http://2015.dwcc.co/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Digital Wine Communications Conference</strong></a> che raccoglie professionisti e winelovers provenienti da diversi backgrounds. Nato nel 2008 in Spagna, La Rioja, come un appuntamento per Wine Bloggers si è sviluppato con una serie di incontri fino a quello dello scorso anno in Svizzera a Montreux che fu aperto da Jancis Robinson, una delle persone più influenti nel vino a livello mondiale.</p><p>Tra gli ospiti si segnalano <strong>Richard Hemming</strong>, giornalista ed educator, contributor per Jancis Robinson, Financial Times, Decanter, Drink Business, e <strong>Ted Popov</strong>, direttore generale di Accolade Wines, gigante del vino globale con sedi in Nord America, Gran Bretagna Sud Africa, Australia, New Zealand and Asia. Ci sono conferenze, masterclass, tavole rotonde e naturalmente degustazioni.</p><p><br></p><p>Ma quali sono i temi più discussi nella comunicazione e nel marketing del vino? <strong>Quali indicazioni arrivano per le aziende del vino?</strong></p><p><br></p><p>Ne ho parlato nell’ultima puntata di Wine Internet Marketing podcast con <strong>Elisabetta Tosi</strong> che è speaker e media partner dell’evento. Di stanza a Verona da oltre venti anni, giornalista del vino, è nota anche per il suo blog <a href="http://vinopigro.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>“Vinopigro – il blog di Lizzy”</strong>,</a> come autrice, educator dei Vini della Valpolicella e come consulente insieme a Giampiero Nadali con il brand&nbsp;<a href="http://fermentidigitali.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Fermenti Digitali</strong></a>.</p><p><br></p><p>Nella conversazione che puoi ascoltare in formato audio in alto muoviamo dall’importante momento di network di<em> wine communicators</em> e trattiamo di alcuni temi ricorrenti nel marketing del vino. Qui ho selezionato alcuni<strong>&nbsp;</strong>spunti,<strong> otto&nbsp;cose che proprio non dovrebbero più stupire i produttori di vino</strong>.</p><p><br></p><blockquote>Forse dovrei smettere di stupirmi dello stupore dei produttori. Alle fiere del vino, soprattutto con i produttori italiani, noto la meraviglia quando dico che la gente parla di loro in rete, su Instagram, sulle applicazioni, altrove. E’ incredibile il numero di occasioni che si stanno perdendo i produttori di vino.</blockquote><p><br></p><ol><li><br></li><li>Consumatori del vino e tecnologia.</li><li><br></li><li>Oggi il consumatore del vino è una persona con un bicchiere in una mano e nell’altra lo smartphone con cui cerca informazioni, fa foto, condivide sui social network. All’estero c’è una grande attenzione alla comprensione dei nuovi touch point tecnologici con i consumatori del vino. Qui cosa vedi?</li><li><br></li><li>“Forse dovrei smettere di stupirmi dello stupore dei produttore. Alle fiere del vino, soprattutto con i produttori italiani, noto la sua meraviglia quando dico che si parla di loro in rete. Recentemente, assaggiando un pinot nero, ho riferito al produttore che avevo visto che dei consumatori su Delectable, una applicazione per il vino, attribuirgli&nbsp;più di 90 punti. Lui ha sbarrato gli occhi e mi ha detto:<em> e lei come lo sa?</em> Sulla rete si parla dei produttori e i produttori non lo sanno. E’ incredibile il numero di occasioni che si stanno perdendo. Io lo dico sempre ai produttori: <strong>smettila di rivolgerti agli intermediari: i consumatori li stanno saltando e cercano un contatto diretto con i produttori di vino: </strong>se non lo fai tu lo farà qualcun altro al tuo posto”.</li><li><br></li><li>Produttori&nbsp;e consumatori di vino sul web.</li><li><br></li><li>Ammettiamo che il produttore sia convinto. Che abbia deciso di stare in rete. Su internet&nbsp;si possono fare tante cose, e se non si ha una strategia si può anche sbagliare, buttare i soldi o far danni come <a href="http://wineinternetmarketing.it/perche-le-aziende-del-vino-devono-stare-molto-attente-al-web-con-enrico-chiavacci/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">ricorda</a> Enrico Chiavacci di Antinori parlando qui a Wine Internet Marketing. Da dove si comincia?</li><li><br></li><li>“Si parte da un esame di coscienza. Il proprietario deve parlare con i suoi collaboratori, se ne ha. E rispondere ad alcune domande. Chi sono? Quale è il mio messaggio? In cosa mi distinguo? Chi voglio cercare? Chi è il mio consumatore? <strong>Avere a disposizione il web significa avere una cassetta degli attrezzi. Non bisogna usarli tutti ma solo quelli più adatti al produttore</strong>&nbsp;e che consentono di ricevere dei feedback dai consumatori. Bisogna dedicare del tempo ma io non consiglio mai di delegare le attività sul web”.</li><li><br></li><li>Produttori e clienti del vino&nbsp;sul web.</li><li><br></li><li>Sempre più il processo di acquisto si sta spostando in rete. Le decisioni si formano sempre più lì, anche quelle dei clienti.</li><li><br></li><li><strong>“Gli importatori ormai valutano le cantine sulla loro capacità di usare le nuove tecnologie.</strong> Fanno una prima scrematura, capiscono chi è aperto al mercato. Il mantra <em>Se il vino buono si vende da solo</em> è “una cavolata”, eppure ci sono ancora produttori che hanno questo atteggiamento”.</li><li><br></li><li>Nuove generazioni di produttori e nuovo marketing del vino.</li><li><br></li><li>Le ultime generazioni nelle aziende del vino sono sempre più sensibili a internet e al marketing sul web.</li><li><br></li><li><strong>“La situazione cambia però solo dove le vecchie generazioni si fanno da parte.</strong> Il libretto degli assegni ce l’hanno in mano le generazioni precedenti e, a meno che i giovani non glielo strappino di mano o decidano di farsi una azienda per conto proprio, il cambiamento di rotta non è così sensibile”.</li><li><br></li><li>Come parlare ai&nbsp;consumatori più giovani.</li><li><br></li><li>La demografia dei consumi sta cambiando e sta crescendo quello della fascia 18–34 anni. Si fa un gran parlare di <em>millennials</em>, persone nate con la tecnologia in tasca. Ci si chiede quale sia il giusto modo di intercettarli.</li><li><br></li><li>“<strong>Il vino non è roba da giovanissimi.</strong> Occorre una certa maturità personale, culturale ed economica. Un diciottenne, a meno di casi eccezionali, cerca la gratuità delle informazioni sul vino e la moda del momento. Oltre i venticinque anni c’è un livello culturale diverso e si spera anche un potere di spesa diverso. In ogni caso bisogna <strong>pensare al linguaggio più adatto ma bisogna stare anche attenti a non banalizzare il messaggio”.</strong></li><li><br></li><li>Vino e donne.</li><li><br></li><li>Nell’ultima Digital Wine Communications Conference, Felicity Carter, Editor-in-Chief di <em>Meininger’s Wine Business International,</em> si è chiesta se i Wine makers davvero conoscono le donne come consumatrici. Tu cosa ne pensi?&nbsp;<strong>Sta crescendo&nbsp;molto l’attenzione al target femminile e del resto le donne sono anche buone compratrici del vino</strong> (ascolta la <a href="http://wineinternetmarketing.it/donne-che-comprano-il-vino-online-come-se-fosse-un-vestito-con-federica-beneventi/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">conversazione </a>con Federica Beneventi di <em>vente-privee</em>).</li><li><br></li><li>“Se una donna ama i profumi ama il vino. Ma cercare di intercettare il pubblico femminile costruendo ad hoc un vino, un’etichetta, un packaging lo trovo molto markettaro, banale. La “femminilizzazione” del vino è un tema che non mi appassiona”.</li><li><br></li><li>Produttori di vino ed enoturismo.</li><li><br></li><li>Sempre più persone visitano le cantine e le aziende produttrici stanno scoprendo che può essere una parte importante del proprio business. (vedi&nbsp;<a href="http://wineinternetmarketing.it/come-portare-15mila-persone-in-cantina-in-un-anno-con-francesca-planeta/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">questa puntata</a>&nbsp;con Federica Planeta) Tu Elisabetta hai scritto un manuale per l’enoturista. Che prospettive ha il fenomeno?</li><li><br></li><li>&nbsp;“E’ il grande tema su cui si dovrà concentrare più attenzione e investimenti nei prossimi anni. Quando porto una persona dentro la mia azienda posso conquistare un cliente . <strong>La cosa più importante è che con il turista in cantina il vino lo vendo con margini che non si possono fare altrimenti.</strong> E’ la porta per la vendita diretta. Cosa fare per cominciare? Fare un check-up spietato della propria azienda, trovare la propria identità, anche rispetto al vicino, e saper essere accoglienti”.</li><li><br></li><li>I produttori del vino&nbsp;e il futuro.</li><li><br></li><li>Siamo sommersi da report, proiezioni, trend. Tu&nbsp;cosa vedi nel futuro del vino?</li><li><br></li><li>“<strong>Nel futuro vedo&nbsp;aziende del vino che sono state capaci di mettersi a fianco del consumatore</strong>. Il consumatore che si fida dell’azienda e ne diventa un alfiere.&nbsp;Il futuro del vino è sempre più tra produttore e consumatore finale. La rivoluzione dei nuovi media è questa. Vedo aziende&nbsp;capaci di sviluppare questa relazione con i consumatori e vedo aziende che non sono capaci e rischiano di fermarsi”.</li></ol><br/><p><br></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/otto-cose-che-non-dovrebbero-piu-stupire-i-produttori-con-elisabetta-tosi-di-vinopigro-e-per-la-digital-wine-conference-2015]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=973</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 09 Oct 2015 16:10:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/96a3eba2-b061-46a2-baf2-348ebee0d605/wineinternet-19-elisabettatosi-vinopigro-okmixdown.mp3" length="56464397" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>39:05</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>19</itunes:episode><podcast:episode>19</podcast:episode><itunes:summary>Dal 23 al 25 ottobre 2015 in Bulgaria, a Plovdiv, si tiene l’ottava edizione del http://2015.dwcc.co/ (Digital Wine Communications Conference) che raccoglie professionisti e winelovers provenienti da diversi backgrounds. Nato nel 2008 in Spagna, La Rioja, come un appuntamento per Wine Bloggers si è sviluppato con una serie di incontri fino a quello dello scorso anno in Svizzera a Montreux che fu aperto da Jancis Robinson, una delle persone più influenti nel vino a livello mondiale.
Tra gli ospiti si segnalano Richard Hemming, giornalista ed educator, contributor per Jancis Robinson, Financial Times, Decanter, Drink Business, e Ted Popov, direttore generale di Accolade Wines, gigante del vino globale con sedi in Nord America, Gran Bretagna Sud Africa, Australia, New Zealand and Asia. Ci sono conferenze, masterclass, tavole rotonde e naturalmente degustazioni.
Ma quali sono i temi più discussi nella comunicazione e nel marketing del vino? Quali indicazioni arrivano per le aziende del vino?
Ne ho parlato nell&amp;#8217;ultima puntata di Wine Internet Marketing podcast con Elisabetta Tosi che è speaker e media partner dell’evento. Di stanza a Verona da oltre venti anni, giornalista del vino, è nota anche per il suo blog http://vinopigro.it/ (“Vinopigro – il blog di Lizzy&amp;#8221;,) come autrice, educator dei Vini della Valpolicella e come consulente insieme a Giampiero Nadali con il brand http://fermentidigitali.com/ (Fermenti Digitali).
Nella conversazione che puoi ascoltare in formato audio in alto muoviamo dall’importante momento di network di wine communicators e trattiamo di alcuni temi ricorrenti nel marketing del vino. Qui ho selezionato alcuni spunti, otto cose che proprio non dovrebbero più stupire i produttori di vino.
Forse dovrei smettere di stupirmi dello stupore dei produttori. Alle fiere del vino, soprattutto con i produttori italiani, noto la meraviglia quando dico che la gente parla di loro in rete, su Instagram, sulle applicazioni, altrove. E&amp;#8217; incredibile il numero di occasioni che si stanno perdendo i produttori di vino.

* Consumatori del vino e tecnologia.
Oggi il consumatore del vino è una persona con un bicchiere in una mano e nell’altra lo smartphone con cui cerca informazioni, fa foto, condivide sui social network. All’estero c’è una grande attenzione alla comprensione dei nuovi touch point tecnologici con i consumatori del vino. Qui cosa vedi?
“Forse dovrei smettere di stupirmi dello stupore dei produttore. Alle fiere del vino, soprattutto con i produttori italiani, noto la sua meraviglia quando dico che si parla di loro in rete. Recentemente, assaggiando un pinot nero, ho riferito al produttore che avevo visto che dei consumatori su Delectable, una applicazione per il vino, attribuirgli più di 90 punti. Lui ha sbarrato gli occhi e mi ha detto: e lei come lo sa? Sulla rete si parla dei produttori e i produttori non lo sanno. E’ incredibile il numero di occasioni che si stanno perdendo. Io lo dico sempre ai produttori: smettila di rivolgerti agli intermediari: i consumatori li stanno saltando e cercano un contatto diretto con i produttori di vino: se non lo fai tu lo farà qualcun altro al tuo posto”.
* Produttori e consumatori di vino sul web.
Ammettiamo che il produttore sia convinto. Che abbia deciso di stare in rete. Su internet si possono fare tante cose, e se non si ha una strategia si può anche sbagliare, buttare i soldi o far danni come http://wineinternetmarketing.it/perche-le-aziende-del-vino-devono-stare-molto-attente-al-web-con-enrico-chiavacci/ (ricorda) Enrico Chiavacci di Antinori parlando qui a Wine Internet Marketing. Da dove si comincia?
“Si parte da un esame di coscienza.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Perché potresti fare meno fiere del vino ma fare meglio – con Daniele Gozzi di Wine Intelligence</title><itunes:title>Perché potresti fare meno fiere del vino ma fare meglio – con Daniele Gozzi di Wine Intelligence</itunes:title><description><![CDATA[<p>Sentiamo spesso dire che innovare è la chiave di volta per l’Italia. Che le aziende del Made in Italy in modo particolare devono cambiare per incontrare i cambiamenti dei mercati globali, uscire dalla crisi e crescere. <strong>Così anche il vino italiano deve innovare. Ma cosa significa davvero?</strong></p><p>Se il Made in Italy del vino gode di appeal sui mercati globali&nbsp;si potrebbe pensare che abbiamo solo un problema di risorse: risorse che mancano per fare più fiere, più comunicazione, più attività commerciale . E che quindi molte piccole e medie aziende con mezzi&nbsp;limitati non possono vendere di più e meglio il proprio vino. Ma è proprio così? <strong>E’ davvero solo un problema di più risorse?</strong> Oppure importa anche il come si usano le risorse?</p><p><br></p><p>Ne ho parlato con <a href="https://www.linkedin.com/pub/daniele-gozzi/45/363/ab" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Daniele Gozzi</strong></a> di <a href="http://www.wineintelligence.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Wine Intelligence</strong></a>. Daniele è toscano di Siena, classe 84, ha lavorato nel marketing in aziende di Chianti e Franciacorta. Da un paio di anni è Londra come analista presso Wine Intelligence, organizzazione di riferimento per ricerche di mercato e consulenze strategiche nel settore del vino.</p><p><br></p><blockquote>Il brand Italia del vino non se la passa male e sappiamo che gode di una buona eredità, di un credito, di un immaginario positivo legato al saper fare e allo stile di vita. Ma i mercati stranno cambiando, da tempo. Mentre prima guardavamo solo a quello che facevano i francesi oggi dobbiamo guardare ad Australia, Sud Africa, Argentina, Cina. Cosa bisogna assolutamente fare? Restare connessi ai mercati, ai consumatori e ai trend per gestire le risorse in modo più strategico.</blockquote><p><br></p><p>Ecco alcuni punti di cui sentirai parlare nella conversazione con Daniele Gozzi.</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Al momento <strong>Usa, Germania, Giappone, Uk e Svizzera</strong> sono i mercati più attrattivi per l’azienda che esporta.</li><li><br></li><li><br></li><li>Negli <strong>Stati Uniti</strong> il 40% della popolazione consuma vino una volta al mese, sono 90 milioni di persone. Uno su tre ha comprato vino italiano ultimi 6 mesi e 1 persona su 5 ha comprato vino italiano la scorsa settimana. <strong>Il trend negli USA è positivo in quantità e in valore</strong> nel breve e nel lungo termine: ci sono ancora spazi.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>In Germania</strong> il 62% consuma vino almeno 1 volta al mese, sono 28 milioni di consumatori abituali, trend leggermente negativo ma brand Italia è il più forte del mercato. Il 45% dei consumatori, quasi 1 su 2, ha acquistato vino italiano negli ultimi 6 mesi. <strong>Trend leggermente negativo ma il brand Italia è il primo</strong> in assoluto.</li><li><br></li><li><br></li><li>Sulla <strong>Cina</strong> si leggono dati anche contrastanti. Indagini su abitanti in aree urbane del ceto medio dicono che il 40% di consumatori consuma vino importato 2 volte anno, sono 38 milioni di consumatori. <strong>Il trend Italia è leggermente negativo ma 1 consumatore su 3 ha comprato vino italiano negli ultimi 6 mesi</strong>. E’ un paese che non può non essere preso in considareazione.</li><li><br></li><li><br></li><li>E’ possibile <strong>prevedere quello che succederà sullo scaffale al vino</strong>. Un’azienda può testare un’etichetta, vedere le performance su attrattività del packaging, aspettative di prezzo e previsioni di acquisto in rapporto a dei competitor.</li><li><br></li><li><br></li><li>E’ utile indagare la penetrazione in un mercato, conoscere i motivi di acquisto di trade e consumatori, tracciare un profilo preciso del consumatore che ci interessa e su quel profilo <strong>decidere la strategia su cui concentrare le risorse</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Molte aziende fanno ancora attività di...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Sentiamo spesso dire che innovare è la chiave di volta per l’Italia. Che le aziende del Made in Italy in modo particolare devono cambiare per incontrare i cambiamenti dei mercati globali, uscire dalla crisi e crescere. <strong>Così anche il vino italiano deve innovare. Ma cosa significa davvero?</strong></p><p>Se il Made in Italy del vino gode di appeal sui mercati globali&nbsp;si potrebbe pensare che abbiamo solo un problema di risorse: risorse che mancano per fare più fiere, più comunicazione, più attività commerciale . E che quindi molte piccole e medie aziende con mezzi&nbsp;limitati non possono vendere di più e meglio il proprio vino. Ma è proprio così? <strong>E’ davvero solo un problema di più risorse?</strong> Oppure importa anche il come si usano le risorse?</p><p><br></p><p>Ne ho parlato con <a href="https://www.linkedin.com/pub/daniele-gozzi/45/363/ab" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Daniele Gozzi</strong></a> di <a href="http://www.wineintelligence.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Wine Intelligence</strong></a>. Daniele è toscano di Siena, classe 84, ha lavorato nel marketing in aziende di Chianti e Franciacorta. Da un paio di anni è Londra come analista presso Wine Intelligence, organizzazione di riferimento per ricerche di mercato e consulenze strategiche nel settore del vino.</p><p><br></p><blockquote>Il brand Italia del vino non se la passa male e sappiamo che gode di una buona eredità, di un credito, di un immaginario positivo legato al saper fare e allo stile di vita. Ma i mercati stranno cambiando, da tempo. Mentre prima guardavamo solo a quello che facevano i francesi oggi dobbiamo guardare ad Australia, Sud Africa, Argentina, Cina. Cosa bisogna assolutamente fare? Restare connessi ai mercati, ai consumatori e ai trend per gestire le risorse in modo più strategico.</blockquote><p><br></p><p>Ecco alcuni punti di cui sentirai parlare nella conversazione con Daniele Gozzi.</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Al momento <strong>Usa, Germania, Giappone, Uk e Svizzera</strong> sono i mercati più attrattivi per l’azienda che esporta.</li><li><br></li><li><br></li><li>Negli <strong>Stati Uniti</strong> il 40% della popolazione consuma vino una volta al mese, sono 90 milioni di persone. Uno su tre ha comprato vino italiano ultimi 6 mesi e 1 persona su 5 ha comprato vino italiano la scorsa settimana. <strong>Il trend negli USA è positivo in quantità e in valore</strong> nel breve e nel lungo termine: ci sono ancora spazi.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>In Germania</strong> il 62% consuma vino almeno 1 volta al mese, sono 28 milioni di consumatori abituali, trend leggermente negativo ma brand Italia è il più forte del mercato. Il 45% dei consumatori, quasi 1 su 2, ha acquistato vino italiano negli ultimi 6 mesi. <strong>Trend leggermente negativo ma il brand Italia è il primo</strong> in assoluto.</li><li><br></li><li><br></li><li>Sulla <strong>Cina</strong> si leggono dati anche contrastanti. Indagini su abitanti in aree urbane del ceto medio dicono che il 40% di consumatori consuma vino importato 2 volte anno, sono 38 milioni di consumatori. <strong>Il trend Italia è leggermente negativo ma 1 consumatore su 3 ha comprato vino italiano negli ultimi 6 mesi</strong>. E’ un paese che non può non essere preso in considareazione.</li><li><br></li><li><br></li><li>E’ possibile <strong>prevedere quello che succederà sullo scaffale al vino</strong>. Un’azienda può testare un’etichetta, vedere le performance su attrattività del packaging, aspettative di prezzo e previsioni di acquisto in rapporto a dei competitor.</li><li><br></li><li><br></li><li>E’ utile indagare la penetrazione in un mercato, conoscere i motivi di acquisto di trade e consumatori, tracciare un profilo preciso del consumatore che ci interessa e su quel profilo <strong>decidere la strategia su cui concentrare le risorse</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Molte aziende fanno ancora attività di promozione del vino che ancora danno risultati ma non sono più il miglior modo di spendere i soldi. Si tratta di restare connessi ai mercati, ai consumatori e ai canali per gestire le risorse in modo più strategico. Per esempio <strong>le fiere del vino: vanno bene ma magari sarebbe bene farne meno e farle meglio</strong>, parlare in modo adeguato alle persone giuste**** .</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Le piccole aziende piccole e medie non devono usare la scusa di essere piccole</strong>. Possono unirsi e fare sistema per attività di scopo collettivo, per esempio sulle richieste dei fondi OCM. Molto possono fare i consorzi (Wine Intelligence segnala il caso di <a href="http://www.winesofchile.org/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Wines of Chile</a>).&nbsp;E’ fondamentale essere connessi con mercati e consumatori e capire quali sono i trrnd sfruttando i nuovi canali.</li><li><br></li><li>A Londra spopolano i <strong>supper club</strong>, gruppi di persone che non si conoscono e si ritrovano a cena a casa di un organizzatore. E’ diventato <strong>un nuovo canale per produttori di wine and food</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Il web e i social network sono imprescindibili per il mondo del vino. Ma oggi è diventato fondamentale capire i consumatori, i comportamenti di acquito e i touch point con i consumatori. Ci sono canali sempre più innovativi. Come <strong>Drink,</strong> un’applicazione in cui fai una foto col tuo smartphone a una bottiglia mentre sei a cena e la compri in un minuto.</li><li><br></li><li><br></li><li>Le persone cercano infomazioni sui vini italiani non solo sui siti locali. Non è un buon biglietto da visita avere il sito non in lingua o aggiornato a un evento del 2013. Le aziende e le organizzazione devono lavorare sui contenuti, non nascondere dai social media e non trascurare i canali di vendita online. Ci possono essere eccezioni ma occorre comunicare: <strong>“Non vendo il vino online perché…”</strong></li><li><br></li><li><br></li><li>La <strong>Cina</strong>, diventerà <strong>in 10/15 anni il primo produttore ed esportatore</strong> e farà leva sulle moltissime comunità cinesi diffuse nel mondo. Altri soggetti che si stanno muovendo bene sono <strong>Australia, Cile e Sud Africa</strong>.</li><li><br></li></ol><br/><p>Ascolta tutta la conversazione nella puntata di Wine Internet Marketing.</p><p><br></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/perche-potresti-fare-meno-fiere-del-vino-ma-fare-meglio-con-daniele-gozzi-di-wine-intelligence]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=937</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 02 Oct 2015 12:11:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/de2a8f1e-4835-48e5-8a07-a91a1c7f220f/wineinternet-18-danielegozzi-wineintelligence-mixdown.mp3" length="41147348" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>28:27</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>18</itunes:episode><podcast:episode>18</podcast:episode><itunes:summary>Sentiamo spesso dire che innovare è la chiave di volta per l’Italia. Che le aziende del Made in Italy in modo particolare devono cambiare per incontrare i cambiamenti dei mercati globali, uscire dalla crisi e crescere. Così anche il vino italiano deve innovare. Ma cosa significa davvero?
Se il Made in Italy del vino gode di appeal sui mercati globali si potrebbe pensare che abbiamo solo un problema di risorse: risorse che mancano per fare più fiere, più comunicazione, più attività commerciale . E che quindi molte piccole e medie aziende con mezzi limitati non possono vendere di più e meglio il proprio vino. Ma è proprio così? E’ davvero solo un problema di più risorse? Oppure importa anche il come si usano le risorse?
Ne ho parlato con https://www.linkedin.com/pub/daniele-gozzi/45/363/ab (Daniele Gozzi) di http://www.wineintelligence.com/ (Wine Intelligence). Daniele è toscano di Siena, classe 84, ha lavorato nel marketing in aziende di Chianti e Franciacorta. Da un paio di anni è Londra come analista presso Wine Intelligence, organizzazione di riferimento per ricerche di mercato e consulenze strategiche nel settore del vino.
Il brand Italia del vino non se la passa male e sappiamo che gode di una buona eredità, di un credito, di un immaginario positivo legato al saper fare e allo stile di vita. Ma i mercati stranno cambiando, da tempo. Mentre prima guardavamo solo a quello che facevano i francesi oggi dobbiamo guardare ad Australia, Sud Africa, Argentina, Cina. Cosa bisogna assolutamente fare? Restare connessi ai mercati, ai consumatori e ai trend per gestire le risorse in modo più strategico.
Ecco alcuni punti di cui sentirai parlare nella conversazione con Daniele Gozzi.

* Al momento Usa, Germania, Giappone, Uk e Svizzera sono i mercati più attrattivi per l&amp;#8217;azienda che esporta.
* Negli Stati Uniti il 40% della popolazione consuma vino una volta al mese, sono 90 milioni di persone. Uno su tre ha comprato vino italiano ultimi 6 mesi e 1 persona su 5 ha comprato vino italiano la scorsa settimana. Il trend negli USA è positivo in quantità e in valore nel breve e nel lungo termine: ci sono ancora spazi.
* In Germania il 62% consuma vino almeno 1 volta al mese, sono 28 milioni di consumatori abituali, trend leggermente negativo ma brand Italia è il più forte del mercato. Il 45% dei consumatori, quasi 1 su 2, ha acquistato vino italiano negli ultimi 6 mesi. Trend leggermente negativo ma il brand Italia è il primo in assoluto.
* Sulla Cina si leggono dati anche contrastanti. Indagini su abitanti in aree urbane del ceto medio dicono che il 40% di consumatori consuma vino importato 2 volte anno, sono 38 milioni di consumatori. Il trend Italia è leggermente negativo ma 1 consumatore su 3 ha comprato vino italiano negli ultimi 6 mesi. E’ un paese che non può non essere preso in considareazione.
* E’ possibile prevedere quello che succederà sullo scaffale al vino. Un’azienda può testare un’etichetta, vedere le performance su attrattività del packaging, aspettative di prezzo e previsioni di acquisto in rapporto a dei competitor.
* E’ utile indagare la penetrazione in un mercato, conoscere i motivi di acquisto di trade e consumatori, tracciare un profilo preciso del consumatore che ci interessa e su quel profilo decidere la strategia su cui concentrare le risorse.
* Molte aziende fanno ancora attività di promozione del vino che ancora danno risultati ma non sono più il miglior modo di spendere i soldi. Si tratta di restare connessi ai mercati, ai consumatori e ai canali per gestire le risorse in modo più strategico. Per esempio le fiere del vino: vanno bene ma magari sarebbe bene farne meno e farle meglio, parlare in modo adeguato alle persone giuste**** .
* Le piccole aziende piccole e medie non devono usare la scusa di essere piccole....</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come vendere il vino all’enoturista americano – con Sergio Ceccherini di Scenic Wine Tours in Tuscany</title><itunes:title>Come vendere il vino all’enoturista americano – con Sergio Ceccherini di Scenic Wine Tours in Tuscany</itunes:title><description><![CDATA[<p><strong>L’enoturismo è una delle cose più belle</strong> che sta accadendo da alcuni anni al vino e al nostro vino in particolare.</p><p><strong>Ci sono sempre più persone che visitano i territori di produzione del vino e le cantine</strong>, che vogliono degustare il vino, incontrare i produttori, godere della bellezza delle vigne, avere una esperienza genuina legata alla terra, ai sapori, al lavoro dell’uomo.</p><p>In Italia il fenomeno&nbsp;nel&nbsp;2013 è valso un giro d’affari tra i 4 e i 5 miliardi di euro. Ci sono purtroppo anche ombre perché il potenziale sarebbe ben altro (come spiega il&nbsp;<a href="http://www.cittadelvino.it/articolo.php?id=NDg2" rel="noopener noreferrer" target="_blank">XII&nbsp;Rapporto della&nbsp;Città del Vino</a>).&nbsp;La questione è complessa e chiama in causa le politiche centrali, le infrastrutture, la capacità di posizionarsi delle nostre destinazioni nel processo di acquisto dei turisti. Debolezze&nbsp;perlopiù condivise con il turismo tout court, campo in cui l’Italia dovrebbe essere campione mondiale vista la qualità e la diffusione del patrimonio culturale, artistico ed enogastronomico e che invece la vede costantemente retrocedere nella classifica delle destinazioni più gettonate. Ci torneremo sopra a Wine Internet Marketing.</p><p>Quello che sappiamo è che l’enoturismo<strong> è un trend in continua crescita e che la maggior parte di questi enoturisti sono stranieri</strong>&nbsp;(1 milione di visitatori stranieri nel 2012 su un totale di 1 milione e 250 mila presenze turistiche totali).<strong>&nbsp;</strong>&nbsp;Molti produttori hanno da tempo trasformato il flusso in business attraverso le degustazioni, la ricettività, la ristorazione. E altri soggetti stanno nascendo per rispondere a questa domanda. Planeta, per esempio, porta 15mila persone all’anno in cantina: lo ha raccontato <a href="http://wineinternetmarketing.it/come-portare-15mila-persone-in-cantina-in-un-anno-con-francesca-planeta/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">qui</a> a Wine Internet Marketing.</p><p><br></p><p>Come comportarsi allora con queste persone perlopiù straniere che arrivano in cantina? Cosa cercano? Oltre a sapere parlare la lingua inglese&nbsp;<strong>cosa è importante sapere del loro modo di viaggiare per conquistare un enoturista americano e&nbsp;vendere il&nbsp;vino alla fine di una visita?</strong></p><p><br></p><p>Ne parliamo con<strong> Sergio Ceccherini</strong>&nbsp;che da oltre dieci anni accompagna i turisti soprattutto americani in Toscana, nel Chianti. A giudicare dalle recensioni su Tripadvisor (l’azienda di Sergio è <a href="http://www.scenicwinetoursintuscany.com/tuscanwinetourguide/index.htm" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Scenic wine tours in Tuscany</a>) risponde alle loro esigenze bene se è vero che ha 100 recensioni da 5 stelle, il massimo del gradimento sul noto portale legato al turismo.</p><p><br></p><blockquote>Per l’americano il vino è un drink. L’americano medio beve il vino da solo, magari a casa davanti a un film in tv la sera. Bisogna fargli capire che lo può bere anche a pasto. Semplici&nbsp;stuzzichini salati durante una degustazione aiuterebbero a vendere più vino”.</blockquote><p><br></p><p>Ecco alcuni punti che sono puoi ascoltare nella chiacchierata con Sergio.</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Il tipico americano che fa un&nbsp;wine tour in Italia <strong>sa molto poco del nostro vino</strong>. Ma è curioso.</li><li><br></li><li><br></li><li>Con gli americani serve <strong>un approccio molto immediato</strong>, molto chiaro e diretto.</li><li><br></li><li><br></li><li>Sono abituati a tour del vino molto veloci ma quando capiscono che una visita in una cantina italiana è più lenta lo accettano e poi lo apprezzano molto. <strong>Negli Stati Uniti i wine tours sono diventati molto commerciali.</strong></li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Di una azienda non gli interessano le storie</strong>. “Vogliono sapere come si fa il vino, quale è...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’enoturismo è una delle cose più belle</strong> che sta accadendo da alcuni anni al vino e al nostro vino in particolare.</p><p><strong>Ci sono sempre più persone che visitano i territori di produzione del vino e le cantine</strong>, che vogliono degustare il vino, incontrare i produttori, godere della bellezza delle vigne, avere una esperienza genuina legata alla terra, ai sapori, al lavoro dell’uomo.</p><p>In Italia il fenomeno&nbsp;nel&nbsp;2013 è valso un giro d’affari tra i 4 e i 5 miliardi di euro. Ci sono purtroppo anche ombre perché il potenziale sarebbe ben altro (come spiega il&nbsp;<a href="http://www.cittadelvino.it/articolo.php?id=NDg2" rel="noopener noreferrer" target="_blank">XII&nbsp;Rapporto della&nbsp;Città del Vino</a>).&nbsp;La questione è complessa e chiama in causa le politiche centrali, le infrastrutture, la capacità di posizionarsi delle nostre destinazioni nel processo di acquisto dei turisti. Debolezze&nbsp;perlopiù condivise con il turismo tout court, campo in cui l’Italia dovrebbe essere campione mondiale vista la qualità e la diffusione del patrimonio culturale, artistico ed enogastronomico e che invece la vede costantemente retrocedere nella classifica delle destinazioni più gettonate. Ci torneremo sopra a Wine Internet Marketing.</p><p>Quello che sappiamo è che l’enoturismo<strong> è un trend in continua crescita e che la maggior parte di questi enoturisti sono stranieri</strong>&nbsp;(1 milione di visitatori stranieri nel 2012 su un totale di 1 milione e 250 mila presenze turistiche totali).<strong>&nbsp;</strong>&nbsp;Molti produttori hanno da tempo trasformato il flusso in business attraverso le degustazioni, la ricettività, la ristorazione. E altri soggetti stanno nascendo per rispondere a questa domanda. Planeta, per esempio, porta 15mila persone all’anno in cantina: lo ha raccontato <a href="http://wineinternetmarketing.it/come-portare-15mila-persone-in-cantina-in-un-anno-con-francesca-planeta/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">qui</a> a Wine Internet Marketing.</p><p><br></p><p>Come comportarsi allora con queste persone perlopiù straniere che arrivano in cantina? Cosa cercano? Oltre a sapere parlare la lingua inglese&nbsp;<strong>cosa è importante sapere del loro modo di viaggiare per conquistare un enoturista americano e&nbsp;vendere il&nbsp;vino alla fine di una visita?</strong></p><p><br></p><p>Ne parliamo con<strong> Sergio Ceccherini</strong>&nbsp;che da oltre dieci anni accompagna i turisti soprattutto americani in Toscana, nel Chianti. A giudicare dalle recensioni su Tripadvisor (l’azienda di Sergio è <a href="http://www.scenicwinetoursintuscany.com/tuscanwinetourguide/index.htm" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Scenic wine tours in Tuscany</a>) risponde alle loro esigenze bene se è vero che ha 100 recensioni da 5 stelle, il massimo del gradimento sul noto portale legato al turismo.</p><p><br></p><blockquote>Per l’americano il vino è un drink. L’americano medio beve il vino da solo, magari a casa davanti a un film in tv la sera. Bisogna fargli capire che lo può bere anche a pasto. Semplici&nbsp;stuzzichini salati durante una degustazione aiuterebbero a vendere più vino”.</blockquote><p><br></p><p>Ecco alcuni punti che sono puoi ascoltare nella chiacchierata con Sergio.</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Il tipico americano che fa un&nbsp;wine tour in Italia <strong>sa molto poco del nostro vino</strong>. Ma è curioso.</li><li><br></li><li><br></li><li>Con gli americani serve <strong>un approccio molto immediato</strong>, molto chiaro e diretto.</li><li><br></li><li><br></li><li>Sono abituati a tour del vino molto veloci ma quando capiscono che una visita in una cantina italiana è più lenta lo accettano e poi lo apprezzano molto. <strong>Negli Stati Uniti i wine tours sono diventati molto commerciali.</strong></li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Di una azienda non gli interessano le storie</strong>. “Vogliono sapere come si fa il vino, quale è la filosofia dell’azienda, cose molto pratiche”.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Per l’americano il vino è un drink</strong>. “L’americano medio beve il vino da solo, magari a casa davanti a un film in tv la sera. Non è affatto scontato il bere durante il pasto”. Per questo aiuterebbe molto fargli&nbsp;capire che il nostro vino non solo è ottimo e che l’abbinamento giusto è con i nostri piatti ma che anche loro possono berlo a pasto. “Semplici&nbsp;stuzzichini salati durante una degustazione aiuterebbero a vendere più vino”.</li><li><br></li><li><br></li><li>Le cantine devono essere attrezzate e, alla fine di una visita, a <strong>gestire velocemente l’ordine e poi la spedizione del vino</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Sarebbe opportuna una&nbsp;<strong>maggior comunicazione con i soggetti che gestiscono altre offerte turistiche</strong>, culturali, artistiche ed enogastronomiche di un territorio.</li><li><br></li><li><br></li><li>Mediamente un enoturista americano che passa una settimana in Italia<strong> dedica al vino una giornata della sua vacanza</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Certamente il vino deve essere buono. <strong>Ma il primo requisito per avere successo con un turista americano è l’accoglienza</strong>.&nbsp;Qualcuno in Italia invece non ha la sensibilità giusta nei rapporti col pubblico. La cordialità, il sorriso, il lasciare da parte i problemi ed essere disponibili è fondamentale. Sono persone che hanno pagato tanti soldi per arrivare fino a noi. “Il tipo di accoglienza è più importante del vino che si produce”.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Offrire l’accesso wifi a internet</strong>. “Ci sono turisti che durante una visita hanno spesso il naso nell’iphone”. La possibilità di connettersi per trovare informazioni o condividere una fotografia online sui social network non è solo un servizio ma è contribuisce alla promozione del vino, di un territorio, di un’azienda. Anche perché spesso in collina la copertura della rete via cellulare non è assicurata.</li><li><br></li></ol><br/><p>Tu che ne pensi? Hai a che fare nel tuo lavoro con gli enoturisti americani? Ascolta l’intera intervista a Sergio Ceccherini e racconta la tua esperienza.</p><p><br></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-vendere-il-vino-allenoturista-americano-con-sergio-ceccherini-di-scenic-wine-tours-in-tuscany]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=892</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 25 Sep 2015 05:55:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/0ac8e451-e5e8-4f6f-a61f-21d8b2c10b84/wineinternet-16-sergioceccherini-scenicwinetours-mixdown.mp3" length="42891855" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>29:41</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>17</itunes:episode><podcast:episode>17</podcast:episode><itunes:summary>L&amp;#8217;enoturismo è una delle cose più belle che sta accadendo da alcuni anni al vino e al nostro vino in particolare.
Ci sono sempre più persone che visitano i territori di produzione del vino e le cantine, che vogliono degustare il vino, incontrare i produttori, godere della bellezza delle vigne, avere una esperienza genuina legata alla terra, ai sapori, al lavoro dell&amp;#8217;uomo.
In Italia il fenomeno nel 2013 è valso un giro d’affari tra i 4 e i 5 miliardi di euro. Ci sono purtroppo anche ombre perché il potenziale sarebbe ben altro (come spiega il http://www.cittadelvino.it/articolo.php?id=NDg2 (XII Rapporto della Città del Vino)). La questione è complessa e chiama in causa le politiche centrali, le infrastrutture, la capacità di posizionarsi delle nostre destinazioni nel processo di acquisto dei turisti. Debolezze perlopiù condivise con il turismo tout court, campo in cui l&amp;#8217;Italia dovrebbe essere campione mondiale vista la qualità e la diffusione del patrimonio culturale, artistico ed enogastronomico e che invece la vede costantemente retrocedere nella classifica delle destin﻿https://www.cialisweb.tw/ (犀利士)
azioni più gettonate. Ci torneremo sopra a Wine Internet Marketing.
Quello che sappiamo è che l&amp;#8217;enoturismo è un trend in continua crescita e che la maggior parte di questi enoturisti sono stranieri (1 milione di visitatori stranieri nel 2012 su un totale di 1 milione e 250 mila presenze turistiche totali).  Molti produttori hanno da tempo trasformato il flusso in business attraverso le degustazioni, la ricettività, la ristorazione. E altri soggetti stanno nascendo per rispondere a questa domanda. Planeta, per esempio, porta 15mila persone all&amp;#8217;anno in cantina: lo ha raccontato http://wineinternetmarketing.it/come-portare-15mila-persone-in-cantina-in-un-anno-con-francesca-planeta/ (qui) a Wine Internet Marketing.
Come comportarsi allora con queste persone perlopiù straniere che arrivano in cantina? Cosa cercano? Oltre a sapere parlare la lingua inglese cosa è importante sapere del loro modo di viaggiare per conquistare un enoturista americano e vendere il vino alla fine di una visita?
Ne parliamo con Sergio Ceccherini che da oltre dieci anni accompagna i turisti soprattutto americani in Toscana, nel Chianti. A giudicare dalle recensioni su Tripadvisor (l&amp;#8217;azienda di Sergio è http://www.scenicwinetoursintuscany.com/tuscanwinetourguide/index.htm (Scenic wine tours in Tuscany)) risponde alle loro esigenze bene se è vero che ha 100 recensioni da 5 stelle, il massimo del gradimento sul noto portale legato al turismo.
Per l&amp;#8217;americano il vino è un drink. L&amp;#8217;americano medio beve il vino da solo, magari a casa davanti a un film in tv la sera. Bisogna fargli capire che lo può bere anche a pasto. Semplici stuzzichini salati durante una degustazione aiuterebbero a vendere più vino&amp;#8221;.
Ecco alcuni punti che sono puoi ascoltare nella chiacchierata con Sergio.

* Il tipico americano che fa un wine tour in Italia sa molto poco del nostro vino. Ma è curioso.
* Con gli americani serve un approccio molto immediato, molto chiaro e diretto.
* Sono abituati a tour del vino molto veloci ma quando capiscono che una visita in una cantina italiana è più lenta lo accettano e poi lo apprezzano molto. Negli Stati Uniti i wine tours sono diventati molto commerciali.
* Di una azienda non gli interessano le storie. &amp;#8220;Vogliono sapere come si fa il vino, quale è la filosofia dell&amp;#8217;azienda, cose molto pratiche&amp;#8221;.
* Per l&amp;#8217;americano il vino è un drink. &amp;#8220;L&amp;#8217;americano medio beve il vino da solo, magari a casa davanti a un film in tv la sera. Non è affatto scontato il bere durante il pasto&amp;#8221;...</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come fare marketing del vino con le fotografie del cellulare – con Matteo Bisol di Venissa</title><itunes:title>Come fare marketing del vino con le fotografie del cellulare – con Matteo Bisol di Venissa</itunes:title><description><![CDATA[<p>Quale è l’attività di marketing del vino online che un piccolo produttore può fare da solo?</p><p><strong>Molti piccoli produttori</strong> hanno compreso le potenzialità della rete e vorrebbero cominciare su internet <strong>ma non possono permettersi, o non vogliono, fare investimenti in persone</strong> che lavorano su questo (che scrivono e postano, che fanno grafiche o fotografie professionali, che tengono relazioni sui social network). E del resto <strong>non possono nemmeno immaginare di allungare la propria giornata – che è già tutta dedicata al vino</strong>, alla vigna, alla cantina – in nuove attività molto dispendiose in termini di tempo.</p><p><br></p><p>Per <strong>Matteo Bisol</strong> non ci sono dubbi.</p><p><br></p><blockquote>Le fotografie scattate e condivise online su Instagram, da solo col mio cellulare, sono efficaci, mi rubano poco tempo e mi danno risultati provati nell’attrarre persone nella mia tenuta.</blockquote><p><br></p><p>Bisol è nome&nbsp;riferimento&nbsp;del Prosecco Superiore, la Docg di Conegliano – Valdobbiadene. I Bisol fanno vino dal 1542 e oggi l’azienda conta&nbsp;20 poderi nelle aree più vocate con un mercato in 67 paesi mondiali.</p><p><br></p><p>Figlio&nbsp;di Gianluca Bisol, Matteo è </p><p><strong>un&nbsp;esponente di quella nuova generazione del vino che sta portando in maniera naturale le aziende&nbsp;su internet</strong>. Ed è&nbsp;anche direttore di <a href="http://venissa.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Venissa</strong></a>, l’ultima sfida della famiglia&nbsp;che a Venezia produce un vino particolarissimo con&nbsp;un vitigno perduto, la Dorona, con una tenuta che raccoglie anche&nbsp;un’osteria, un ristorante e un resort. Qui la&nbsp;pagina <a href="https://instagram.com/venissa_tenuta/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Instagram</strong></a>&nbsp;e quella <a href="https://www.facebook.com/venissa.venezia?v=wall&amp;ref=ts" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Facebook</strong></a> di Venissa.</p><p><br></p><p>Ecco <strong>10&nbsp;spunti</strong>&nbsp;che puoi ascoltare nella chiacchierata con&nbsp;Matteo Bisol a proposito del <strong>fare marketing del vino online</strong> soprattutto <strong>con le immagini e le fotografie</strong>:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li><strong>Tutti i produttori sono circondati da bellezza</strong> e da un mondo che le persone sognano. Questa è una grande fortuna. Per chi vive in una grande città vedere colline, vigneti, albe e tramonti nella natura o una cantina, un tavolo semplice con un bicchiere di vino e due fette di salame per esempio è un grande valore.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Usare le immagini per comunicare è il metodo più veloce</strong>. La giornata di un piccolo produttore è sempre corta e questa è la cosa per me è più facile: fare una foto e condividerla piuttosto che scrivere o fotografare.&nbsp;Ho il cellulare sempre dietro. Ovunque. Nella mia tenuta, in vigna in cantina, al ristorante, durante un evento fuori sede.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Si possono utilizzare anche le foto degli altri</strong>. Io utilizzo le foto degli ospiti che ci vengono a visitare. Stimolo gli ospiti a usare un # in modo che poi possa ritrovare quelle immagini. Proponiamo anche dei tour per le persone che sono appassionate di fotografia . Facciamo concorsi fotografici con fotografi professionisti.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>“Instagram è il mio social network preferito”</strong>. Capisco che altri posano preferire facebook o twitter. Ogni produttore ha una propria attitudine.</li><li><br></li><li><br></li><li>Si possono anche usare<strong> i video e non è detto che sia più costoso di altri investimenti</strong>. E’ possibile raccontare&nbsp;la bellezza e la storia che sta dietro il prodotto con il produttore che racconta. Si fan vedere le colline, la realtà aziendale, le persone che ci lavorano. Sono investimenti importanti ma se confrontiamo il...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Quale è l’attività di marketing del vino online che un piccolo produttore può fare da solo?</p><p><strong>Molti piccoli produttori</strong> hanno compreso le potenzialità della rete e vorrebbero cominciare su internet <strong>ma non possono permettersi, o non vogliono, fare investimenti in persone</strong> che lavorano su questo (che scrivono e postano, che fanno grafiche o fotografie professionali, che tengono relazioni sui social network). E del resto <strong>non possono nemmeno immaginare di allungare la propria giornata – che è già tutta dedicata al vino</strong>, alla vigna, alla cantina – in nuove attività molto dispendiose in termini di tempo.</p><p><br></p><p>Per <strong>Matteo Bisol</strong> non ci sono dubbi.</p><p><br></p><blockquote>Le fotografie scattate e condivise online su Instagram, da solo col mio cellulare, sono efficaci, mi rubano poco tempo e mi danno risultati provati nell’attrarre persone nella mia tenuta.</blockquote><p><br></p><p>Bisol è nome&nbsp;riferimento&nbsp;del Prosecco Superiore, la Docg di Conegliano – Valdobbiadene. I Bisol fanno vino dal 1542 e oggi l’azienda conta&nbsp;20 poderi nelle aree più vocate con un mercato in 67 paesi mondiali.</p><p><br></p><p>Figlio&nbsp;di Gianluca Bisol, Matteo è </p><p><strong>un&nbsp;esponente di quella nuova generazione del vino che sta portando in maniera naturale le aziende&nbsp;su internet</strong>. Ed è&nbsp;anche direttore di <a href="http://venissa.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Venissa</strong></a>, l’ultima sfida della famiglia&nbsp;che a Venezia produce un vino particolarissimo con&nbsp;un vitigno perduto, la Dorona, con una tenuta che raccoglie anche&nbsp;un’osteria, un ristorante e un resort. Qui la&nbsp;pagina <a href="https://instagram.com/venissa_tenuta/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Instagram</strong></a>&nbsp;e quella <a href="https://www.facebook.com/venissa.venezia?v=wall&amp;ref=ts" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Facebook</strong></a> di Venissa.</p><p><br></p><p>Ecco <strong>10&nbsp;spunti</strong>&nbsp;che puoi ascoltare nella chiacchierata con&nbsp;Matteo Bisol a proposito del <strong>fare marketing del vino online</strong> soprattutto <strong>con le immagini e le fotografie</strong>:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li><strong>Tutti i produttori sono circondati da bellezza</strong> e da un mondo che le persone sognano. Questa è una grande fortuna. Per chi vive in una grande città vedere colline, vigneti, albe e tramonti nella natura o una cantina, un tavolo semplice con un bicchiere di vino e due fette di salame per esempio è un grande valore.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Usare le immagini per comunicare è il metodo più veloce</strong>. La giornata di un piccolo produttore è sempre corta e questa è la cosa per me è più facile: fare una foto e condividerla piuttosto che scrivere o fotografare.&nbsp;Ho il cellulare sempre dietro. Ovunque. Nella mia tenuta, in vigna in cantina, al ristorante, durante un evento fuori sede.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Si possono utilizzare anche le foto degli altri</strong>. Io utilizzo le foto degli ospiti che ci vengono a visitare. Stimolo gli ospiti a usare un # in modo che poi possa ritrovare quelle immagini. Proponiamo anche dei tour per le persone che sono appassionate di fotografia . Facciamo concorsi fotografici con fotografi professionisti.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>“Instagram è il mio social network preferito”</strong>. Capisco che altri posano preferire facebook o twitter. Ogni produttore ha una propria attitudine.</li><li><br></li><li><br></li><li>Si possono anche usare<strong> i video e non è detto che sia più costoso di altri investimenti</strong>. E’ possibile raccontare&nbsp;la bellezza e la storia che sta dietro il prodotto con il produttore che racconta. Si fan vedere le colline, la realtà aziendale, le persone che ci lavorano. Sono investimenti importanti ma se confrontiamo il costo di visione di un video con il costo per visione di un depliant allora diventa conveniente. Si parla di 6 centesimi di euro a visione.</li><li><br></li><li><br></li><li>Ci sono altre attività convenienti. Per l’accoglienza stiamo usando anche pagine e offerte su&nbsp;<strong>Tripadvisor o Winerist</strong>&nbsp;con cui riusciamo ad <strong>avere prenotazioni dirette nelle camere senza avere intermediazioni,</strong> come quella di Booking.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>“Faccio tutto da solo sulla parte foto”</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Gestire un social network benissimo è molto costoso in termini tempo e risorse. Per una azienda piccola, a meno che non si abbiano strategie di vendita diretta del vino o del prodotto comunque&nbsp;molto precise, è complicato essere perfetti su internet. Però&nbsp;anche senza essere perfetti è possibile per un piccolo produttore di vino&nbsp;<strong>usare i social network e farli&nbsp;diventare una abitudine senza dedicare troppo tempo per avere risultati</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Misurare i risultati è difficile. <strong>La mia misurazione personale</strong> avviene quando qualcuno viene alla tenuta, al ristorante o in osteria e mi dice “Vi seguo su Instagram, siete bravi”. Me lo dicono in tanti e di frequente dunque capisco che quel tempo a fare fotografie e un tempo ben speso.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Il rischio d’uso delle foto sui social network è molto basso</strong>. Spesso con le parole o con un commento sbagliato o affrettato si può anche avere qualche problema. Con le immagini non si corre questo rischio.</li><li><br></li></ol><br/><p>Ora a te.</p><p><br></p><p>Per&nbsp;Matteo Bisol le&nbsp;immagini sono efficaci, sono veloci da produrre e condividere online. E, ammesso di avere elaborato una strategia online, le immagini possono essere la cosa più adatta con cui un piccolo produttore può cominciare a fare marketing del vino online. Puoi&nbsp;ascoltare l’intera l’intervista audio a Matteo.</p><p><br></p><p>Tu cosa ne pensi? Usi le immagini per promuovere il tuo vino online?</p><p><br></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-fare-marketing-del-vino-con-le-fotografie-del-cellulare-con-matteo-bisol-di-venissa]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=854</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 18 Sep 2015 11:20:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/dff74ea2-d8ce-4dda-97fc-a22ee2887785/wineinternet-15-matteobisol-venissa-mixdown.mp3" length="46324790" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>32:05</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>16</itunes:episode><podcast:episode>16</podcast:episode><itunes:summary>Quale è l’attività di marketing del vino online che un piccolo produttore può fare da solo?
Molti piccoli produttori hanno compreso le potenzialità della rete e vorrebbero cominciare su internet ma non possono permettersi, o non vogliono, fare investimenti in persone che lavorano su questo (che scrivono e postano, che fanno grafiche o fotografie professionali, che tengono relazioni sui social network). E del resto non possono nemmeno immaginare di allungare la propria giornata &amp;#8211; che è già tutta dedicata al vino, alla vigna, alla cantina &amp;#8211; in nuove attività molto dispendiose in termini di tempo.
Per Matteo Bisol non ci sono dubbi.
Le fotografie scattate e condivise online su Instagram, da solo col mio cellulare, sono efficaci, mi rubano poco tempo e mi danno risultati provati nell’attrarre persone nella mia tenuta.
Bisol è nome riferimento del Prosecco Superiore, la Docg di Conegliano &amp;#8211; Valdobbiadene. I Bisol fanno vino dal 1542 e oggi l’azienda conta 20 poderi nelle aree più vocate con un mercato in 67 paesi mondiali.
Figlio di Gianluca Bisol, Matteo è un esponente di quella nuova generazione del vino che sta portando in maniera naturale le aziende su internet. Ed è anche direttore di http://venissa.it/ (Venissa), l’ultima sfida della famiglia che a Venezia produce un vino particolarissimo con un vitigno perduto, la Dorona, con una tenuta che raccoglie anche un&amp;#8217;osteria, un ristorante e un resort. Qui la pagina https://instagram.com/venissa_tenuta/ (Instagram) e quella https://www.facebook.com/venissa.venezia?v=wallandref=ts (Facebook) di Venissa.
Ecco 10 spunti che puoi ascoltare nella chiacchierata con Matteo Bisol a proposito del fare marketing del vino online soprattutto con le immagini e le fotografie:

* Tutti i produttori sono circondati da bellezza e da un mondo che le persone sognano. Questa è una grande fortuna. Per chi vive in una grande città vedere colline, vigneti, albe e tramonti nella natura o una cantina, un tavolo semplice con un bicchiere di vino e due fette di salame per esempio è un grande valore.
* Usare le immagini per comunicare è il metodo più veloce. La giornata di un piccolo produttore è sempre corta e questa è la cosa per me è più facile: fare una foto e condividerla piuttosto che scrivere o fotografare. Ho il cellulare sempre dietro. Ovunque. Nella mia tenuta, in vigna in cantina, al ristorante, durante un evento fuori sede.
* Si possono utilizzare anche le foto degli altri. Io utilizzo le foto degli ospiti che ci vengono a visitare. Stimolo gli ospiti a usare un # in modo che poi possa ritrovare quelle immagini. Proponiamo anche dei tour per le persone che sono appassionate di fotografia . Facciamo concorsi fotografici con fotografi professionisti.
* &amp;#8220;Instagram è il mio social network preferito&amp;#8221;. Capisco che altri posano preferire facebook o twitter. Ogni produttore ha una propria attitudine.
* Si possono anche usare i video e non è detto che sia più costoso di altri investimenti. E&amp;#8217; possibile raccontare la bellezza e la storia che sta dietro il prodotto con il produttore che racconta. Si fan vedere le colline, la realtà aziendale, le persone che ci lavorano. Sono investimenti importanti ma se confrontiamo il costo di visione di un video con il costo per visione di un depliant allora diventa conveniente. Si parla di 6 centesimi di euro a visione.
* Ci sono altre attività convenienti. Per l&amp;#8217;accoglienza stiamo usando anche pagine e offerte su Tripadvisor o Winerist con cui riusciamo ad avere prenotazioni dirette nelle camere senza avere intermediazioni, come quella di Booking.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Dieci consigli per raccontare il vino ai consumatori senza usare le note di degustazione – con Umberto Gambino del Tg2 Rai</title><itunes:title>Dieci consigli per raccontare il vino ai consumatori senza usare le note di degustazione – con Umberto Gambino del Tg2 Rai</itunes:title><description><![CDATA[<p>La stragrande maggioranza dei consumatori di vino <strong>non è un sommelier, non è un enologo o un tecnico</strong>, non comprende le note di degustazione, non conosce i vitigni, le provenienze, i metodi di vinificazione.</p><p><strong>Come si racconta un vino a questo grande bacino di consumatori</strong> senza usare il linguaggio tecnico del settore? Con quali storie, parole, immagini? Per migliorare la nostra comunicazione utile e non sbagliare come occorre&nbsp;rivolgersi ai giornalisti che devono parlare appunto a questo pubblico di non iniziati?</p><p><br></p><p>Ecco cosa ne pensa&nbsp;<a href="http://www.wining.it/umberto-gambino-2/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Umberto Gambino</strong></a>, giornalista RAI e grande esperto di vini.</p><p><br></p><blockquote>C’è un modo radical-chic e astratto di parlare di vino in cui usiamo le note di degustazione: faremo un discorso per pochi e allontaneremo il potenziale consumatore. Bisogna aiutare le persone ad essere consapevoli di cosa bevono: parliamo meno del vino sotto il profilo tecnico e più di quello che c’è dietro.</blockquote><p><br></p><p>Gambino lavora&nbsp;in RAI al&nbsp;TG2 da vent’anni ma è anche sommelier master class AIS, giurato in concorsi enologici nazionali ed internazionali, coordinatore regionale della guida <em>Vinibuoni d’Italia</em> Touring e fondatore del web magazine di reportage sull’enogastronomia<strong> </strong><a href="http://www.wining.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Wining.it</strong></a>.</p><p><br></p><p>Ascoltando l’intervista&nbsp;audio a Gambino&nbsp;potrai approfondire&nbsp;dieci cose da fare o da sapere sul <strong>raccontare il vino senza usare le note di degustazione</strong>. Tra l’altro:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li><strong>Raccontare chi fa il vino, la sua storia, perché ha deciso di farlo e come lo fa</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Farsi un bagno di umiltà</strong>: in Italia esistono solo 4-5 guru e tutti gli altri sono comunicatori del vino proprio o altrui: mettersi al servizio di chi si ha&nbsp;davanti, di chi legge o ascolta.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Una&nbsp;collezione di premi non è una notizia.</strong> La riscoperta di un vitigno autoctono, il ritorno alla coltivazione della vigna in un’area, un vino mai prodotto prima: queste sono notizie.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Non mandare email e comunicati stampa&nbsp;a tappeto</strong> a 100 giornalisti raccolti tra blogger, giornalisti stampa, giornalisti tv. Non serve a niente. Differenziare la comunicazione a seconda del tipo di media a cui è rivolta.</li><li><br></li><li><br></li><li>Alle&nbsp;<strong>conferenze stampa</strong> portare le persone giuste, <strong>non cominciare con una parata di presidenti di consorzio</strong> e politici, assicurarsi di avere i produttori di vino giusti, quelli che davvero lavorano in cantina.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Il “vino-vip” non è interessante da comunicare</strong>.&nbsp;Ci sono persone che hanno tanta liquidità da parte e per moda o capriccio comprano una&nbsp;tenuta, hanno il migliore enologo e pretendono di fare subito grandi vini. Ma quale è la storia? Hanno mai raccolto&nbsp;un grappolo d’va? Cosa fanno in cantina?</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Il web&nbsp;è oggi il mezzo di comunicazione più importante</strong>. Molti hanno un sito internet <strong>ma il 90% dei produttori non usa bene internet</strong>. Ci sono siti abbandonati o che hanno cambiato indirizzo, non aggiornati, schede dei vini vecchie, vini che intanto hanno cambiato nome, email&nbsp;fuori uso…</li><li><br></li><li><br></li><li>Sapersi raccontare anche sul web non è da tutti.&nbsp;<strong>Ci sono aziende che hanno assi nella manica nei “produttori- personaggi”, per gli altri è più difficile.</strong></li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Comunicare di più con le immagini su Instagram e Facebook ma attenti a non...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>La stragrande maggioranza dei consumatori di vino <strong>non è un sommelier, non è un enologo o un tecnico</strong>, non comprende le note di degustazione, non conosce i vitigni, le provenienze, i metodi di vinificazione.</p><p><strong>Come si racconta un vino a questo grande bacino di consumatori</strong> senza usare il linguaggio tecnico del settore? Con quali storie, parole, immagini? Per migliorare la nostra comunicazione utile e non sbagliare come occorre&nbsp;rivolgersi ai giornalisti che devono parlare appunto a questo pubblico di non iniziati?</p><p><br></p><p>Ecco cosa ne pensa&nbsp;<a href="http://www.wining.it/umberto-gambino-2/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Umberto Gambino</strong></a>, giornalista RAI e grande esperto di vini.</p><p><br></p><blockquote>C’è un modo radical-chic e astratto di parlare di vino in cui usiamo le note di degustazione: faremo un discorso per pochi e allontaneremo il potenziale consumatore. Bisogna aiutare le persone ad essere consapevoli di cosa bevono: parliamo meno del vino sotto il profilo tecnico e più di quello che c’è dietro.</blockquote><p><br></p><p>Gambino lavora&nbsp;in RAI al&nbsp;TG2 da vent’anni ma è anche sommelier master class AIS, giurato in concorsi enologici nazionali ed internazionali, coordinatore regionale della guida <em>Vinibuoni d’Italia</em> Touring e fondatore del web magazine di reportage sull’enogastronomia<strong> </strong><a href="http://www.wining.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Wining.it</strong></a>.</p><p><br></p><p>Ascoltando l’intervista&nbsp;audio a Gambino&nbsp;potrai approfondire&nbsp;dieci cose da fare o da sapere sul <strong>raccontare il vino senza usare le note di degustazione</strong>. Tra l’altro:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li><strong>Raccontare chi fa il vino, la sua storia, perché ha deciso di farlo e come lo fa</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Farsi un bagno di umiltà</strong>: in Italia esistono solo 4-5 guru e tutti gli altri sono comunicatori del vino proprio o altrui: mettersi al servizio di chi si ha&nbsp;davanti, di chi legge o ascolta.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Una&nbsp;collezione di premi non è una notizia.</strong> La riscoperta di un vitigno autoctono, il ritorno alla coltivazione della vigna in un’area, un vino mai prodotto prima: queste sono notizie.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Non mandare email e comunicati stampa&nbsp;a tappeto</strong> a 100 giornalisti raccolti tra blogger, giornalisti stampa, giornalisti tv. Non serve a niente. Differenziare la comunicazione a seconda del tipo di media a cui è rivolta.</li><li><br></li><li><br></li><li>Alle&nbsp;<strong>conferenze stampa</strong> portare le persone giuste, <strong>non cominciare con una parata di presidenti di consorzio</strong> e politici, assicurarsi di avere i produttori di vino giusti, quelli che davvero lavorano in cantina.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Il “vino-vip” non è interessante da comunicare</strong>.&nbsp;Ci sono persone che hanno tanta liquidità da parte e per moda o capriccio comprano una&nbsp;tenuta, hanno il migliore enologo e pretendono di fare subito grandi vini. Ma quale è la storia? Hanno mai raccolto&nbsp;un grappolo d’va? Cosa fanno in cantina?</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Il web&nbsp;è oggi il mezzo di comunicazione più importante</strong>. Molti hanno un sito internet <strong>ma il 90% dei produttori non usa bene internet</strong>. Ci sono siti abbandonati o che hanno cambiato indirizzo, non aggiornati, schede dei vini vecchie, vini che intanto hanno cambiato nome, email&nbsp;fuori uso…</li><li><br></li><li><br></li><li>Sapersi raccontare anche sul web non è da tutti.&nbsp;<strong>Ci sono aziende che hanno assi nella manica nei “produttori- personaggi”, per gli altri è più difficile.</strong></li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Comunicare di più con le immagini su Instagram e Facebook ma attenti a non omologarsi</strong>:&nbsp;le colline, le vigne, le bottiglie sono un po’ tutte uguali.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Avviso ai comunicatori: non parlare mai male di un vino</strong>. Giornalisti, blogger o&nbsp;appassionati: mai affrontare in modo snob il mondo del vino. Abbiate rispetto per il lavoro e per la fragilità di questo mondo.</li><li><br></li></ol><br/><p>Tu come racconti un vino? Quale linguaggio usi per&nbsp;comunicare, fare marketing o vendere un&nbsp;vino? Ti capita di avere problemi con la persona che hai davanti, con quello che è in grado di capire del vino o della storia&nbsp;che devi raccontare?</p><p><br></p><p>Ascolta l’intervista audio di Umberto Gambino e fammi sapere che ne pensi.</p><p><br></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/dieci-consigli-per-raccontare-il-vino-ai-consumatori-senza-usare-le-note-di-degustazione-con-umberto-gambino-del-tg2-rai]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=813</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Tue, 08 Sep 2015 19:11:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/b2189882-45c9-4b67-9ccc-994cfa85b6da/wineinternet-14-umbertogambino-raitg2-mixdown.mp3" length="63606797" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>44:04</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>15</itunes:episode><podcast:episode>15</podcast:episode><itunes:summary>La stragrande maggioranza dei consumatori di vino non è un sommelier, non è un enologo o un tecnico, non comprende le note di degustazione, non conosce i vitigni, le provenienze, i metodi di vinificazione.
Come si racconta un vino a questo grande bacino di consumatori senza usare il linguaggio tecnico del settore? Con quali storie, parole, immagini? Per migliorare la nostra comunicazione utile e non sbagliare come occorre rivolgersi ai giornalisti che devono parlare appunto a questo pubblico di non iniziati?
Ecco cosa ne pensa http://www.wining.it/umberto-gambino-2/ (Umberto Gambino), giornalista RAI e grande esperto di vini.
C&amp;#8217;è un modo radical-chic e astratto di parlare di vino in cui usiamo le note di degustazione: faremo un discorso per pochi e allontaneremo il potenziale consumatore. Bisogna aiutare le persone ad essere consapevoli di cosa bevono: parliamo meno del vino sotto il profilo tecnico e più di quello che c&amp;#8217;è dietro.
Gambino lavora in RAI al TG2 da vent’anni ma è anche sommelier master class AIS, giurato in concorsi enologici nazionali ed internazionali, coordinatore regionale della guida Vinibuoni d’Italia Touring e fondatore del web magazine di reportage sull’enogastronomia http://www.wining.it/ (Wining.it).
Ascoltando l&amp;#8217;intervista audio a Gambino potrai approfondire dieci cose da fare o da sapere sul raccontare il vino senza usare le note di degustazione. Tra l&amp;#8217;altro:

* Raccontare chi fa il vino, la sua storia, perché ha deciso di farlo e come lo fa.
* Farsi un bagno di umiltà: in Italia esistono solo 4-5 guru e tutti gli altri sono comunicatori del vino proprio o altrui: mettersi al servizio di chi si ha davanti, di chi legge o ascolta.
* Una collezione di premi non è una notizia. La riscoperta di un vitigno autoctono, il ritorno alla coltivazione della vigna in un&amp;#8217;area, un vino mai prodotto prima: queste sono notizie.
* Non mandare email e comunicati stampa a tappeto a 100 giornalisti raccolti tra blogger, giornalisti stampa, giornalisti tv. Non serve a niente. Differenziare la comunicazione a seconda del tipo di media a cui è rivolta.
* Alle conferenze stampa portare le persone giuste, non cominciare con una parata di presidenti di consorzio e politici, assicurarsi di avere i produttori di vino giusti, quelli che davvero lavorano in cantina.
* Il &amp;#8220;vino-vip&amp;#8221; non è interessante da comunicare. Ci sono persone che hanno tanta liquidità da parte e per moda o capriccio comprano una tenuta, hanno il migliore enologo e pretendono di fare subito grandi vini. Ma quale è la storia? Hanno mai raccolto un grappolo d&amp;#8217;va? Cosa fanno in cantina?
* Il web è oggi il mezzo di comunicazione più importante. Molti hanno un sito internet ma il 90% dei produttori non usa bene internet. Ci sono siti abbandonati o che hanno cambiato indirizzo, non aggiornati, schede dei vini vecchie, vini che intanto hanno cambiato nome, email fuori uso&amp;#8230;
* Sapersi raccontare anche sul web non è da tutti. Ci sono aziende che hanno assi nella manica nei &amp;#8220;produttori- personaggi&amp;#8221;, per gli altri è più difficile.
* Comunicare di più con le immagini su Instagram e Facebook ma attenti a non omologarsi: le colline, le vigne, le bottiglie sono un po’ tutte uguali.
* Avviso ai comunicatori: non parlare mai male di un vino. Giornalisti, blogger o appassionati: mai affrontare in modo snob il mondo del vino. Abbiate rispetto per il lavoro e per la fragilità di questo mondo.

Tu come racconti un vino? Quale linguaggio usi per comunicare, fare marketing o vendere un vino? Ti capita di avere problemi con la persona che hai davanti, con quello che è in grado di capire del vino o dell...</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Due nuove competenze di successo per il vino – con Massimo Bertamini di Fondazione Mach</title><itunes:title>Due nuove competenze di successo per il vino – con Massimo Bertamini di Fondazione Mach</itunes:title><description><![CDATA[<p><strong>La crisi del settore&nbsp;del vino è anche&nbsp;crisi delle competenze.</strong>&nbsp;Continuare a ripetere lo stesso lavoro, con le stesse competenze e nello stesso modo, mentre il mercato è stato cambiato appunto dalla crisi, è il rischio maggiore in cui si può incorrere come imprenditore o professionista di un settore. L’ho visto con l’editoria e lo sto vedendo nel vino.</p><p>Si dice che la crisi stia passando e che il vino italiano abbia buone opportunità, che alcuni condizioni economiche sono diventate favorevoli. Ma come si integrano le tradizionali competenze con quelle nuove, richieste appunto dal mercato cambiato dalla crisi? <strong>Quali sono le competenze aggiornate per chi lavora nel mondo del vino?</strong> &nbsp;Chi sta&nbsp;soffrendo di più una carenza di competenze a fronte delle nuove sfide?</p><p><br></p><p><a href="http://www.fmach.it/CIF/Il-Centro/Organizzazione/Dipartimento-Istruzione-Post-Secondaria-e-Universitaria/Bertamini-Massimo" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Massimo Bertamini</strong></a>, coordinatore del Dipartimento istruzione post secondaria e universitaria della Fondazione Mach non ha dubbi.</p><p><br></p><blockquote>Adesso che il dollaro ci aiuta e che alcuni mercati internazionali stanno crescendo occorre saper cogliere le opportunità. Non possiamo star fermi. Dove è il problema più grande? Nelle figure che devono gestire direttamente l’azienda e farla uscire dalla stagnazione. Accade spesso nelle piccole aziende che fanno grande qualità del vino ma sono carenti nelle&nbsp;competenze manageriali.</blockquote><p><br></p><p><a href="http://www.fmach.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Fondazione Mach</strong></a> a San Michele all’Adige (Trento) è uno dei riferimenti – in Italia e non solo – per ricerca, formazione e trasferimento tecnologico in enologia e viticoltura. Un’organizzazione che risale al 1874 ed è fondazione dal 2005, conta oggi circa 700 dipendenti e nel 2015 ha 1200 studenti iscritti ai vari corsi.</p><p><br></p><p>Nell’intervista a&nbsp;Bertamini, che puoi ascoltare in questo post, si parla tra l’altro di:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Cosa si intende per <strong>competenza nel settore del vino</strong>: capacità di affrontare un problema o un’opportunità con informazioni non sempre sufficienti, sapere dove trovare informazioni che non si hanno attraverso una rete di contatti e saper sperimentare.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Quali tipi di competenze</strong> si possono avere nel settore del vino e quale differenza esiste tra un <strong>enotecnico</strong> (un “enotecnico 2.0”) e un <strong>enologo</strong>: il primo è necessariamente operativo, ci mette le mani, affronta i problemi in prima persona.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come si integrano, per esempio <strong>nella vendemmia, la formazione accademica e la pratica</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Sempre di più nel settore del vino arrivano<strong> lavoratori e studenti da altri percorsi</strong>, con competenze pregresse e non necessariamente dalle aziende del campo ma magari con alle spalle un percorso universitario o post universitario da facoltà come Economia e commercio o Scienza della comunicazione. E questo è ovviamente un bene ma la complessità e lo specifico del mondo del vino impone che si debbano integrare le competenze acquisite con aspetti specifici del settore, culturali, tradizionali, legati ai territori.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché <strong>la questione delle competenze è strettamente legata alla crisi del settore</strong>, da quella di iperproduzione del 2004 a quella economica poi, e perché adesso occorre cogliere l’opportunità di uscire dalla crisi.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché tra le nuove&nbsp;competenze di successo per il vino c’è&nbsp;il&nbsp;<strong>Wine Export Manager</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché <strong>il problema più grave è quello manageriale che riguarda le...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>La crisi del settore&nbsp;del vino è anche&nbsp;crisi delle competenze.</strong>&nbsp;Continuare a ripetere lo stesso lavoro, con le stesse competenze e nello stesso modo, mentre il mercato è stato cambiato appunto dalla crisi, è il rischio maggiore in cui si può incorrere come imprenditore o professionista di un settore. L’ho visto con l’editoria e lo sto vedendo nel vino.</p><p>Si dice che la crisi stia passando e che il vino italiano abbia buone opportunità, che alcuni condizioni economiche sono diventate favorevoli. Ma come si integrano le tradizionali competenze con quelle nuove, richieste appunto dal mercato cambiato dalla crisi? <strong>Quali sono le competenze aggiornate per chi lavora nel mondo del vino?</strong> &nbsp;Chi sta&nbsp;soffrendo di più una carenza di competenze a fronte delle nuove sfide?</p><p><br></p><p><a href="http://www.fmach.it/CIF/Il-Centro/Organizzazione/Dipartimento-Istruzione-Post-Secondaria-e-Universitaria/Bertamini-Massimo" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Massimo Bertamini</strong></a>, coordinatore del Dipartimento istruzione post secondaria e universitaria della Fondazione Mach non ha dubbi.</p><p><br></p><blockquote>Adesso che il dollaro ci aiuta e che alcuni mercati internazionali stanno crescendo occorre saper cogliere le opportunità. Non possiamo star fermi. Dove è il problema più grande? Nelle figure che devono gestire direttamente l’azienda e farla uscire dalla stagnazione. Accade spesso nelle piccole aziende che fanno grande qualità del vino ma sono carenti nelle&nbsp;competenze manageriali.</blockquote><p><br></p><p><a href="http://www.fmach.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Fondazione Mach</strong></a> a San Michele all’Adige (Trento) è uno dei riferimenti – in Italia e non solo – per ricerca, formazione e trasferimento tecnologico in enologia e viticoltura. Un’organizzazione che risale al 1874 ed è fondazione dal 2005, conta oggi circa 700 dipendenti e nel 2015 ha 1200 studenti iscritti ai vari corsi.</p><p><br></p><p>Nell’intervista a&nbsp;Bertamini, che puoi ascoltare in questo post, si parla tra l’altro di:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Cosa si intende per <strong>competenza nel settore del vino</strong>: capacità di affrontare un problema o un’opportunità con informazioni non sempre sufficienti, sapere dove trovare informazioni che non si hanno attraverso una rete di contatti e saper sperimentare.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Quali tipi di competenze</strong> si possono avere nel settore del vino e quale differenza esiste tra un <strong>enotecnico</strong> (un “enotecnico 2.0”) e un <strong>enologo</strong>: il primo è necessariamente operativo, ci mette le mani, affronta i problemi in prima persona.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come si integrano, per esempio <strong>nella vendemmia, la formazione accademica e la pratica</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Sempre di più nel settore del vino arrivano<strong> lavoratori e studenti da altri percorsi</strong>, con competenze pregresse e non necessariamente dalle aziende del campo ma magari con alle spalle un percorso universitario o post universitario da facoltà come Economia e commercio o Scienza della comunicazione. E questo è ovviamente un bene ma la complessità e lo specifico del mondo del vino impone che si debbano integrare le competenze acquisite con aspetti specifici del settore, culturali, tradizionali, legati ai territori.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché <strong>la questione delle competenze è strettamente legata alla crisi del settore</strong>, da quella di iperproduzione del 2004 a quella economica poi, e perché adesso occorre cogliere l’opportunità di uscire dalla crisi.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché tra le nuove&nbsp;competenze di successo per il vino c’è&nbsp;il&nbsp;<strong>Wine Export Manager</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché <strong>il problema più grave è quello manageriale che riguarda le figure che devono gestire</strong> direttamente l’azienda e farle uscire dalla stagnazione. Accade spesso nelle piccole aziende che fanno grande qualità ma sono carenti nella capacità di amministrare: anche un piccolo business è diventato più complesso.</li><li><br></li></ol><br/><p>Ascolta l’intervista a Massimo Bertamini.</p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/due-nuove-competenze-di-successo-per-il-vino-con-massimo-bertamini-di-fondazione-mach]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=785</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 04 Sep 2015 10:42:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/02152829-014c-45b4-a2f9-9367fc741eec/wineinternet-13-massimobertamini-fmach-mixdown.mp3" length="52243865" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>36:12</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>14</itunes:episode><podcast:episode>14</podcast:episode><itunes:summary>La crisi del settore del vino è anche crisi delle competenze. Continuare a ripetere lo stesso lavoro, con le stesse competenze e nello stesso modo, mentre il mercato è stato cambiato appunto dalla crisi, è il rischio maggiore in cui si può incorrere come imprenditore o professionista di un settore. L&amp;#8217;ho visto con l&amp;#8217;editoria e lo sto vedendo nel vino.
Si dice che la crisi stia passando e che il vino italiano abbia buone opportunità, che alcuni condizioni economiche sono diventate favorevoli. Ma come si integrano le tradizionali competenze con quelle nuove, richieste appunto dal mercato cambiato dalla crisi? Quali sono le competenze aggiornate per chi lavora nel mondo del vino?  Chi sta soffrendo di più una carenza di competenze a fronte delle nuove sfide?
http://www.fmach.it/CIF/Il-Centro/Organizzazione/Dipartimento-Istruzione-Post-Secondaria-e-Universitaria/Bertamini-Massimo (Massimo Bertamini), coordinatore del Dipartimento istruzione post secondaria e universitaria della Fondazione Mach non ha dubbi.
Adesso che il dollaro ci aiuta e che alcuni mercati internazionali stanno crescendo occorre saper cogliere le opportunità. Non possiamo star fermi. Dove è il problema più grande? Nelle figure che devono gestire direttamente l’azienda e farla uscire dalla stagnazione. Accade spesso nelle piccole aziende che fanno grande qualità del vino ma sono carenti nelle competenze manageriali.
http://www.fmach.it/ (Fondazione Mach) a San Michele all&amp;#8217;Adige (Trento) è uno dei riferimenti &amp;#8211; in Italia e non solo &amp;#8211; per ricerca, formazione e trasferimento tecnologico in enologia e viticoltura. Un’organizzazione che risale al 1874 ed è fondazione dal 2005, conta oggi circa 700 dipendenti e nel 2015 ha 1200 studenti iscritti ai vari corsi.
Nell&amp;#8217;intervista a Bertamini, che puoi ascoltare in questo post, si parla tra l’altro di:

* Cosa si intende per competenza nel settore del vino: capacità di affrontare un problema o un&amp;#8217;opportunità con informazioni non sempre sufficienti, sapere dove trovare informazioni che non si hanno attraverso una rete di contatti e saper sperimentare.
* Quali tipi di competenze si possono avere nel settore del vino e quale differenza esiste tra un enotecnico (un &amp;#8220;enotecnico 2.0&amp;#8221;) e un enologo: il primo è necessariamente operativo, ci mette le mani, affronta i problemi in prima persona.
* Come si integrano, per esempio nella vendemmia, la formazione accademica e la pratica.
* Sempre di più nel settore del vino arrivano lavoratori e studenti da altri percorsi, con competenze pregresse e non necessariamente dalle aziende del campo ma magari con alle spalle un percorso universitario o post universitario da facoltà come Economia e commercio o Scienza della comunicazione. E questo è ovviamente un bene ma la complessità e lo specifico del mondo del vino impone che si debbano integrare le competenze acquisite con aspetti specifici del settore, culturali, tradizionali, legati ai territori.
* Perché la questione delle competenze è strettamente legata alla crisi del settore, da quella di iperproduzione del 2004 a quella economica poi, e perché adesso occorre cogliere l&amp;#8217;opportunità di uscire dalla crisi.
* Perché tra le nuove competenze di successo per il vino c&amp;#8217;è il Wine Export Manager.
* Perché il problema più grave è quello manageriale che riguarda le figure che devono gestire direttamente l’azienda e farle uscire dalla stagnazione. Accade spesso nelle piccole aziende che fanno grande qualità ma sono carenti nella capacità di amministrare: anche un piccolo business è diventato più complesso.

Ascolta l&amp;#8217;intervista a Massimo Bertamini.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come comprare e vendere il vino con i gruppi di acquisto online – con Filippo Ronco di Vinix</title><itunes:title>Come comprare e vendere il vino con i gruppi di acquisto online – con Filippo Ronco di Vinix</itunes:title><description><![CDATA[<p>Come si compra il vino oggi? E come si vende il vino oggi? Quali nuovi modi stanno emergendo?</p><p>Internet ha pesantemente impattato sul processo di conoscenza e di acquisto del vino. Con social network ed e-commerce (l’acquisto diretto online) ha anche ridato smalto al fenomeno dei gruppi di acquisto sviluppando un social-commerce, un tipo di “acquisto sociale”.</p><p><br></p><p>E’ il&nbsp;<strong>“social commerce del vino”</strong>. Un acquisto dal basso in cui non sono le aziende a proporre i vini ai clienti ma sono i consumatori, che&nbsp;attraverso la rete riescono ad aggregarsi intorno ad alcune preferenze di marchi e prodotti<strong>,</strong>&nbsp;a fare proposte di acquisto ai produttori spuntando <strong>sconti e prezzi di favore</strong>.</p><p><br></p><p>Ne ho parlato con&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/filipporonco" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Filippo Ronco</strong></a>, genovese di Chiavari. Ronco è uno dei più noti imprenditori italiani del vino in rete. Da oltre 15 anni&nbsp;lega nelle sue iniziative “web, vino e persone”. Si va dal portale&nbsp;TigullioVino alla pubblicità di VinoClic&nbsp;fino alla fiera&nbsp;TerroirVino. Ronco parla a Wine Internet Marketing della sua esperienza di&nbsp;<a href="https://www.vinix.com/shop/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Vinix Grassroots</strong></a><strong>,&nbsp;</strong>di come funzionano i <strong>gruppi di acquisto del vino</strong> attraverso internet.</p><p><br></p><blockquote>Sono le persone che usano internet e comprano il vino online. Se fossi un operatore tradizionale invece di prendermela con questa novità mi chiederei: che cosa posso fare io&nbsp;per sfruttare&nbsp;il web?</blockquote><p><br></p><p>Tra le cose che ascolterai nell’intervista a Filippo Ronco:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Perché <strong>un social network del vino diventa un e-commerce</strong>: un social commerce del vino.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>A quale prezzo e con quale sconto</strong> il&nbsp;consumatore può comprare il vino con&nbsp;un gruppo di acquisto su internet.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come funziona <strong>una cordata per acquistare vino</strong>: chi la lancia, come partecipare.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come si comportano <strong>i partecipanti di una community di un sito che vende direttamente vino con internet</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché un&nbsp;produttore e un’azienda con&nbsp;questi canali oltre a vendere il vino&nbsp;può <strong>fidelizzare i consumatori</strong>.</li><li><br></li><li>Perché<strong> internet sta disintermediando la distribuzione e la vendita tradizionale del vino</strong> e perché anche gli operatori della filiera potrebbero usare questi nuovi canali.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché per il consumatore<strong> non&nbsp;c’è più una grande differenza tra comprare il vino in enoteca e comprare online</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché <strong>un’enoteca dovrebbe diventare sempre più un luogo sociale e di mescita.</strong></li><li><br></li></ol><br/><p>Tu che ne pensi? Hai mai comprato o venduto il vino online? Ascolta l’intervista a Filippo Ronco.</p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Come si compra il vino oggi? E come si vende il vino oggi? Quali nuovi modi stanno emergendo?</p><p>Internet ha pesantemente impattato sul processo di conoscenza e di acquisto del vino. Con social network ed e-commerce (l’acquisto diretto online) ha anche ridato smalto al fenomeno dei gruppi di acquisto sviluppando un social-commerce, un tipo di “acquisto sociale”.</p><p><br></p><p>E’ il&nbsp;<strong>“social commerce del vino”</strong>. Un acquisto dal basso in cui non sono le aziende a proporre i vini ai clienti ma sono i consumatori, che&nbsp;attraverso la rete riescono ad aggregarsi intorno ad alcune preferenze di marchi e prodotti<strong>,</strong>&nbsp;a fare proposte di acquisto ai produttori spuntando <strong>sconti e prezzi di favore</strong>.</p><p><br></p><p>Ne ho parlato con&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/in/filipporonco" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Filippo Ronco</strong></a>, genovese di Chiavari. Ronco è uno dei più noti imprenditori italiani del vino in rete. Da oltre 15 anni&nbsp;lega nelle sue iniziative “web, vino e persone”. Si va dal portale&nbsp;TigullioVino alla pubblicità di VinoClic&nbsp;fino alla fiera&nbsp;TerroirVino. Ronco parla a Wine Internet Marketing della sua esperienza di&nbsp;<a href="https://www.vinix.com/shop/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Vinix Grassroots</strong></a><strong>,&nbsp;</strong>di come funzionano i <strong>gruppi di acquisto del vino</strong> attraverso internet.</p><p><br></p><blockquote>Sono le persone che usano internet e comprano il vino online. Se fossi un operatore tradizionale invece di prendermela con questa novità mi chiederei: che cosa posso fare io&nbsp;per sfruttare&nbsp;il web?</blockquote><p><br></p><p>Tra le cose che ascolterai nell’intervista a Filippo Ronco:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Perché <strong>un social network del vino diventa un e-commerce</strong>: un social commerce del vino.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>A quale prezzo e con quale sconto</strong> il&nbsp;consumatore può comprare il vino con&nbsp;un gruppo di acquisto su internet.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come funziona <strong>una cordata per acquistare vino</strong>: chi la lancia, come partecipare.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come si comportano <strong>i partecipanti di una community di un sito che vende direttamente vino con internet</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché un&nbsp;produttore e un’azienda con&nbsp;questi canali oltre a vendere il vino&nbsp;può <strong>fidelizzare i consumatori</strong>.</li><li><br></li><li>Perché<strong> internet sta disintermediando la distribuzione e la vendita tradizionale del vino</strong> e perché anche gli operatori della filiera potrebbero usare questi nuovi canali.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché per il consumatore<strong> non&nbsp;c’è più una grande differenza tra comprare il vino in enoteca e comprare online</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché <strong>un’enoteca dovrebbe diventare sempre più un luogo sociale e di mescita.</strong></li><li><br></li></ol><br/><p>Tu che ne pensi? Hai mai comprato o venduto il vino online? Ascolta l’intervista a Filippo Ronco.</p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-comprare-e-vendere-il-vino-con-i-gruppi-di-acquisto-online-con-filippo-ronco-di-vinix]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=664</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 28 Aug 2015 05:05:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/c2dba80c-13c0-4b34-a216-70046cbd2ed5/wineinternet-12-filipporonco-vinix-mixdown.mp3" length="53541073" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>37:08</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>13</itunes:episode><podcast:episode>13</podcast:episode><itunes:summary>Come si compra il vino oggi? E come si vende il vino oggi? Quali nuovi modi stanno emergendo?
Internet ha pesantemente impattato sul processo di conoscenza e di acquisto del vino. Con social network ed e-commerce (l&amp;#8217;acquisto diretto online) ha anche ridato smalto al fenomeno dei gruppi di acquisto sviluppando un social-commerce, un tipo di &amp;#8220;acquisto sociale&amp;#8221;.
E&amp;#8217; il &amp;#8220;social commerce del vino&amp;#8221;. Un acquisto dal basso in cui non sono le aziende a proporre i vini ai clienti ma sono i consumatori, che attraverso la rete riescono ad aggregarsi intorno ad alcune preferenze di marchi e prodotti, a fare proposte di acquisto ai produttori spuntando sconti e prezzi di favore.
Ne ho parlato con https://www.linkedin.com/in/filipporonco (Filippo Ronco), genovese di Chiavari. Ronco è uno dei più noti imprenditori italiani del vino in rete. Da oltre 15 anni lega nelle sue iniziative &amp;#8220;web, vino e persone&amp;#8221;. Si va dal portale TigullioVino alla pubblicità di VinoClic fino alla fiera TerroirVino. Ronco parla a Wine Internet Marketing della sua esperienza di https://www.vinix.com/shop/ (Vinix Grassroots), di come funzionano i gruppi di acquisto del vino attraverso internet.
Sono le persone che usano internet e comprano il vino online. Se fossi un operatore tradizionale invece di prendermela con questa novità mi chiederei: che cosa posso fare io per sfruttare il web?
Tra le cose che ascolterai nell&amp;#8217;intervista a Filippo Ronco:

* Perché un social network del vino diventa un e-commerce: un social commerce del vino.
* A quale prezzo e con quale sconto il consumatore può comprare il vino con un gruppo di acquisto su internet.
* Come funziona una cordata per acquistare vino: chi la lancia, come partecipare.
* Come si comportano i partecipanti di una community di un sito che vende direttamente vino con internet.
* Perché un produttore e﻿https://www.cialisweb.tw/ (犀利士)
 un&amp;#8217;azienda con questi canali oltre a vendere il vino può fidelizzare i consumatori.
* Perché internet sta disintermediando la distribuzione e la vendita tradizionale del vino e perché anche gli operatori della filiera potrebbero usare questi nuovi canali.
* Perché per il consumatore non c&amp;#8217;è più una grande differenza tra comprare il vino in enoteca e comprare online.
* Perché un&amp;#8217;enoteca dovrebbe diventare sempre più un luogo sociale e di mescita.

Tu che ne pensi? Hai mai comprato o venduto il vino online? Ascolta l&amp;#8217;intervista a Filippo Ronco.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come portare 15mila persone in cantina in un anno – con Francesca Planeta</title><itunes:title>Come portare 15mila persone in cantina in un anno – con Francesca Planeta</itunes:title><description><![CDATA[<p><strong>Che cosa è una cantina?</strong> Ok, dirai: la cantina è il luogo in cui si produce, si conserva e si fa evolvere il vino. E’ l’azienda produttrice del vino.&nbsp;In effetti a lungo è stata essenzialmente questo. <strong>Un luogo di produzione, spesso segreto, nascosto</strong>, magari misterioso e accessibile, solo in alcuni casi ad amici od operatori del vino.</p><p>Ma oggi – non da oggi – la cantina non è più solo questo e il termine italiano di senso comune – col suo carico di segretezza buia e di scarso appeal verso l’esterno – mal si adatta alle nuove intenzioni dei produttori e alla forza attrattiva che questi luoghi esercitano su appassionati vecchi e nuovi del vino e su turisti alla ricerca di eccellenza sui territori.</p><p><br></p><p>Una cantina – una winery potremmo dire per toglierci dall’impiccio nostrano – non è solo un luogo di produzione <strong>ma anche di comunicazione, di vendita e di accoglienza (visite e degustazioni, ristorazione, foresteria)</strong> con attività legate all’enoturismo che assumono dimensioni sempre più significative anche sotto il profilo economico per il produttore di vino.</p><p><br></p><p>In questo ambito appare significativa l’esperienza di <a href="http://www.planeta.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Planeta</strong></a>.</p><p><br></p><p>L’azienda siciliana – circa 380 ettari di vigna, 2.3 milioni di bottiglie prodotte col 60% di collocazione all’estero (soprattutto Usa, Germania, Svizzera, Inghilterra, Giappone) – ha impostato gran parte del suo progetto di marketing e comunicazione sulle diverse cantine sparse nella regione e su una precoce attività online. <strong>Sei wineries che diventano le tappe di un viaggio</strong> tra vitigni autoctoni e internazionali nei territori più vocati della viticultura siciliana: dalla zona di Agrigento e Menfi a Ovest fino ad est, a Vittoria, a Noto e all’Etna.</p><p><br></p><p><strong>Francesca Planeta</strong>, che gestisce l’azienda di famiglia con i cugini Alessio e Santi Planeta ed è responsabile del marketing, spiega a Wine Internet Marketing come è nato e che risultati sta avendo questo lavoro.</p><p><br></p><blockquote>Non esiste tavolo di degustazione al mondo che possa avere lo stesso impatto di un’esperienza di un consumatore in&nbsp;cantina. Aprire le cantine è stato fondamentale, prima per i clienti e poi per i consumatori.</blockquote><p><br></p><p>Ecco alcuni spunti che&nbsp;Francesca Planeta tratta nell’intervista che puoi&nbsp;ascoltare in calce a questo articolo:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>La grande <strong>sfida di raccontare all’estero un territorio</strong> come la Sicilia con le sue peculiarità e i suoi vitigni. Raccontare una Sicilia diversa, una Sicilia non negativa.</li><li><br></li><li><br></li><li>Trasformare le piccole cantine in altrettante <strong>boutique wineries</strong>, piccole tenute con vigneti, cantina, attività enoturistica, visita, degustazione.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché, quando ancora non esisteva Youtube, Planeta aveva cominciato a fare<strong> video della vendemmia</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>L’esigenza degli ultimi anni e del futuro di <strong>comunicare sempre più al consumatore che alla filiera</strong>. “Se il consumatore arriva al ristorante e quando apre la carta dei vini riconosce il marchio diventa tutto più facile anche per la forza vendita”.</li><li><br></li><li><br></li><li>“Perché <strong>non vogliamo fare l’e-commerce direttamente</strong> e stiamo pensando a nuove forme che non entrino in concorrenza con la forza vendita tradizionale”.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché una azienda del vino deve <strong>raccontarsi con la cucina</strong>. Come nasce il progetto su internet “<a href="http://www.planetacucinasicilia.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Cucina di Casa Planeta</a>“. Dal libro sulla tradizione della cucina di Planeta e delle zone in cui ci sono le cantine al concorso fotografico che si...]]></description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Che cosa è una cantina?</strong> Ok, dirai: la cantina è il luogo in cui si produce, si conserva e si fa evolvere il vino. E’ l’azienda produttrice del vino.&nbsp;In effetti a lungo è stata essenzialmente questo. <strong>Un luogo di produzione, spesso segreto, nascosto</strong>, magari misterioso e accessibile, solo in alcuni casi ad amici od operatori del vino.</p><p>Ma oggi – non da oggi – la cantina non è più solo questo e il termine italiano di senso comune – col suo carico di segretezza buia e di scarso appeal verso l’esterno – mal si adatta alle nuove intenzioni dei produttori e alla forza attrattiva che questi luoghi esercitano su appassionati vecchi e nuovi del vino e su turisti alla ricerca di eccellenza sui territori.</p><p><br></p><p>Una cantina – una winery potremmo dire per toglierci dall’impiccio nostrano – non è solo un luogo di produzione <strong>ma anche di comunicazione, di vendita e di accoglienza (visite e degustazioni, ristorazione, foresteria)</strong> con attività legate all’enoturismo che assumono dimensioni sempre più significative anche sotto il profilo economico per il produttore di vino.</p><p><br></p><p>In questo ambito appare significativa l’esperienza di <a href="http://www.planeta.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Planeta</strong></a>.</p><p><br></p><p>L’azienda siciliana – circa 380 ettari di vigna, 2.3 milioni di bottiglie prodotte col 60% di collocazione all’estero (soprattutto Usa, Germania, Svizzera, Inghilterra, Giappone) – ha impostato gran parte del suo progetto di marketing e comunicazione sulle diverse cantine sparse nella regione e su una precoce attività online. <strong>Sei wineries che diventano le tappe di un viaggio</strong> tra vitigni autoctoni e internazionali nei territori più vocati della viticultura siciliana: dalla zona di Agrigento e Menfi a Ovest fino ad est, a Vittoria, a Noto e all’Etna.</p><p><br></p><p><strong>Francesca Planeta</strong>, che gestisce l’azienda di famiglia con i cugini Alessio e Santi Planeta ed è responsabile del marketing, spiega a Wine Internet Marketing come è nato e che risultati sta avendo questo lavoro.</p><p><br></p><blockquote>Non esiste tavolo di degustazione al mondo che possa avere lo stesso impatto di un’esperienza di un consumatore in&nbsp;cantina. Aprire le cantine è stato fondamentale, prima per i clienti e poi per i consumatori.</blockquote><p><br></p><p>Ecco alcuni spunti che&nbsp;Francesca Planeta tratta nell’intervista che puoi&nbsp;ascoltare in calce a questo articolo:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>La grande <strong>sfida di raccontare all’estero un territorio</strong> come la Sicilia con le sue peculiarità e i suoi vitigni. Raccontare una Sicilia diversa, una Sicilia non negativa.</li><li><br></li><li><br></li><li>Trasformare le piccole cantine in altrettante <strong>boutique wineries</strong>, piccole tenute con vigneti, cantina, attività enoturistica, visita, degustazione.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché, quando ancora non esisteva Youtube, Planeta aveva cominciato a fare<strong> video della vendemmia</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>L’esigenza degli ultimi anni e del futuro di <strong>comunicare sempre più al consumatore che alla filiera</strong>. “Se il consumatore arriva al ristorante e quando apre la carta dei vini riconosce il marchio diventa tutto più facile anche per la forza vendita”.</li><li><br></li><li><br></li><li>“Perché <strong>non vogliamo fare l’e-commerce direttamente</strong> e stiamo pensando a nuove forme che non entrino in concorrenza con la forza vendita tradizionale”.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché una azienda del vino deve <strong>raccontarsi con la cucina</strong>. Come nasce il progetto su internet “<a href="http://www.planetacucinasicilia.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Cucina di Casa Planeta</a>“. Dal libro sulla tradizione della cucina di Planeta e delle zone in cui ci sono le cantine al concorso fotografico che si chiude il 30 settembre. L’importanza di raggiungere anche le donne e chi non è necessariamente appassionato di vino. “Noi dobbiamo parlare a tutti, ai grandi professionisti come alla casalinga”.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come la tradizionale ospitalità di una famiglia siciliana&nbsp;numerosa&nbsp;è diventata <strong>un business che porta 15 mila persone all’anno in cantina.</strong>&nbsp;“Ci è voluto del tempo: attività culturali, d’arte, per famiglie, non solo riguardanti il vino”.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>La Foresteria</strong>&nbsp;<a href="http://www.planetaestate.it" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Planeta Estate</a> con 14 stanze a Menfi&nbsp;con annesso <strong>ristorante</strong>.</li><li><br></li></ol><br/><p>Ascolta l’intervista a Francesca Planeta.</p><p><br></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-portare-15mila-persone-in-cantina-in-un-anno-con-francesca-planeta]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=608</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 21 Aug 2015 05:07:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/7ad3e452-68a9-41e3-8f2d-87358fad782d/11-francescaplaneta-planeta-mixdown.mp3" length="52371465" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>36:19</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>12</itunes:episode><podcast:episode>12</podcast:episode><itunes:summary>Che cosa è una cantina? Ok, dirai: la cantina è il luogo in cui si produce, si conserva e si fa evolvere il vino. E’ l’azienda produttrice del vino. In effetti a lungo è stata essenzialmente questo. Un luogo di produzione, spesso segreto, nascosto, magari misterioso e accessibile, solo in alcuni casi ad amici od operatori del vino.
Ma oggi &amp;#8211; non da oggi &amp;#8211; la cantina non è più solo questo e il termine italiano di senso comune &amp;#8211; col suo carico di segretezza buia e di scarso appeal verso l&amp;#8217;esterno &amp;#8211; mal si adatta alle nuove intenzioni dei produttori e alla forza attrattiva che questi luoghi esercitano su appassionati vecchi e nuovi del vino e su turisti alla ricerca di eccellenza sui territori.
Una cantina &amp;#8211; una winery potremmo dire per toglierci dall’impiccio nostrano &amp;#8211; non è solo un luogo di produzione ma anche di comunicazione, di vendita e di accoglienza (visite e degustazioni, ristorazione, foresteria) con attività legate all&amp;#8217;enoturismo che assumono dimensioni sempre più significative anche sotto il profilo economico per il produttore di vino.
In questo ambito appare significativa l’esperienza di http://www.planeta.it (Planeta).
L’azienda siciliana &amp;#8211; circa 380 ettari di vigna, 2.3 milioni di bottiglie prodotte col 60% di collocazione all’estero (soprattutto Usa, Germania, Svizzera, Inghilterra, Giappone) &amp;#8211; ha impostato gran parte del suo progetto di marketing e comunicazione sulle diverse cantine sparse nella regione e su una precoce attività online. Sei wineries che diventano le tappe di un viaggio tra vitigni autoctoni e internazionali nei territori più vocati della viticultura siciliana: dalla zona di Agrigento e Menfi a Ovest fino ad est, a Vittoria, a Noto e all’Etna.
Francesca Planeta, che gestisce l&amp;#8217;azienda di famiglia con i cugini Alessio e Santi Planeta ed è responsabile del marketing, spiega a Wine Internet Marketing come è nato e che risultati sta avendo questo lavoro.
Non esiste tavolo di degustazione al mondo che possa avere lo stesso impatto di un’esperienza di un consumatore in cantina. Aprire le cantine è stato fondamentale, prima per i clienti e poi per i consumatori.
Ecco alcuni spunti che Francesca Planeta tratta nell&amp;#8217;intervista che puoi ascoltare in calce a questo articolo:

* La grande sfida di raccontare all’estero un territorio come la Sicilia con le sue peculiarità e i suoi vitigni. Raccontare una Sicilia diversa, una Sicilia non negativa.
* Trasformare le piccole cantine in altrettante boutique wineries, piccole tenute con vigneti, cantina, attività enoturistica, visita, degustazione.
* Perché, quando ancora non esisteva Youtube, Planeta aveva cominciato a fare video della vendemmia.
* L’esigenza degli ultimi anni e del futuro di comunicare sempre più al consumatore che alla filiera. &amp;#8220;Se il consumatore arriva al ristorante e quando apre la carta dei vini riconosce il marchio diventa tutto più facile anche per la forza vendita&amp;#8221;.
* &amp;#8220;Perché non vogliamo fare l’e-commerce direttamente e stiamo pensando a nuove forme che non entrino in concorrenza con la forza vendita tradizionale&amp;#8221;.
* Perché una azienda del vino deve raccontarsi con la cucina. Come nasce il progetto su internet &amp;#8220;http://www.planetacucinasicilia.it (Cucina di Casa Planeta)&amp;#8220;. Dal libro sulla tradizione della cucina di Planeta e delle zone in cui ci sono le cantine al concorso fotografico che si chiude il 30 settembre. L&amp;#8217;importanza di raggiungere anche le donne e chi non è necessariamente appassionato di vino. &amp;#8220;Noi dobbiamo parlare a tutti, ai grandi professionisti come alla casalinga&amp;#8221;.
* Come la tradizionale ospitalità di una famiglia siciliana numerosa è diventata un business che porta 15 mila persone all&amp;#8217;anno in ...</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come vendere vino italiano negli Stati Uniti – con Gabriele D’Errico di Winebow</title><itunes:title>Come vendere vino italiano negli Stati Uniti – con Gabriele D’Errico di Winebow</itunes:title><description><![CDATA[<p>In Italia beviamo meno, lo sappiamo. Negli Stati Uniti invece, sbocco tradizionale per il nostro vino, la domanda cresce e le prospettive per il vino italiano sono molto interessanti. Per questo c’è grande interesse per il mercato USA. Ma cosa sta davvero succedendo,&nbsp;quali sono i vini italiani di successo e quali sono i trend, come si entra&nbsp;in un mercato maturo e così competitivo?</p><p>Ne ho parlato con <a href="https://www.linkedin.com/pub/gabriele-d-errico/55/68/88" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Gabriele d’Errico</a>, che è italiano e conosce molto bene quel mercato perché è Italian Market Specialist in Florida per il <a href="http://www.thewinebowgroup.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Winebow group</a>. Gabriele ci aiuta a capire come vendere vino italiano negli Stati Uniti.</p><p><br></p><blockquote>La domanda e la curiosità per il vino italiano di qualità sta crescendo. Importare il vino italiano in Usa non è diffcile, altra questione è venderlo. Un consiglio ai produttori? Trovatevi un brand ambassador&nbsp;in USA.</blockquote><p><br></p><p>Nell’intervista a Gabriele D’Errico si&nbsp;parla tra l’altro di:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Gli americani hanno <strong>un grosso amore e rispetto per l’Italia</strong> che si riflette sul nostro cibo, sulla moda, sul vino.</li><li><br></li><li><br></li><li>Gli americani in Usa <strong>si stanno stufando dei soliti vitigni internazionali</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Negli ultimi 2-3 anni in Usa i consumatori cercano la qualità</strong> del vino italiano. Ci sono gruppi di consumatori molto curiosi di cose nuove, gruppi di amici che si ritrovano,&nbsp;fanno <em>blind tasting</em>, sono più curiosi dei consumatori italiani.</li><li><br></li><li><br></li><li>La Francia ha un problema sul mercato americano legato al <strong>prezzo</strong> del suo vino.</li><li><br></li><li><br></li><li>Il consumatore americano<strong>&nbsp;non riconosce il brand ma il tipo di vino</strong>. Per esempio:&nbsp;Amarone, Barolo, Brunello, Pinot grigio, Prosecco, Montepulciano d’Abruzzo.</li><li><br></li><li><br></li><li>La ragione per cui <strong>il pinot grigio è uno dei vini italiani più venduti in Usa</strong> e il problema della dimensione aziendale.</li><li><br></li><li><br></li><li>Un errore tipico. La competizione&nbsp;è feroce ma<strong> non&nbsp;giocare sul prezzo col ribasso della qualità</strong>. L’errore che hanno fatto i&nbsp;tedeschi con il Riesling, abbassando prezzo, fino a 7 dollari, ma anche la qualità rendendo poi difficile la collocazione dei prodotti più tipici. Anche il Chianti Classico ha avuto questo tipo di problema e oggi ci sono oscillazioni tra 15 e 30 dollari.</li><li><br></li><li><br></li><li>Un&nbsp;consiglio per un produttore: affidarsi a importatore nazionale o piccoli importatori per ogni Stato.&nbsp;Il vero problema è la costruzione del brand. <strong>E’ fondamentale un brand ambassador.</strong> I manager di ristoranti e rivenditori&nbsp;importanti vogliono conoscere e avere relazioni frequenti. Anche il produttore deve fare la sua parte.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come <strong>sta cambiando l’organizzazione del mercato del vino</strong> in Usa tra leggi ereditate&nbsp;dal proibizionismo e la regola dei tre livelli che ormai non vale più – il <em>The three-tier system </em>(importatore / distributore e rivenditore non possono essere la stessa persona). Il caso di Total Wine, catena retail nella zona sud est Usa.</li><li><br></li><li><br></li><li>Le <strong>opportunità di&nbsp;lavorare nella vendita</strong> del vino italiano in Usa.</li><li><br></li></ol><br/><p>Ascolta l’intervista a Gabriele D’Errico.</p><p><br></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>In Italia beviamo meno, lo sappiamo. Negli Stati Uniti invece, sbocco tradizionale per il nostro vino, la domanda cresce e le prospettive per il vino italiano sono molto interessanti. Per questo c’è grande interesse per il mercato USA. Ma cosa sta davvero succedendo,&nbsp;quali sono i vini italiani di successo e quali sono i trend, come si entra&nbsp;in un mercato maturo e così competitivo?</p><p>Ne ho parlato con <a href="https://www.linkedin.com/pub/gabriele-d-errico/55/68/88" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Gabriele d’Errico</a>, che è italiano e conosce molto bene quel mercato perché è Italian Market Specialist in Florida per il <a href="http://www.thewinebowgroup.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Winebow group</a>. Gabriele ci aiuta a capire come vendere vino italiano negli Stati Uniti.</p><p><br></p><blockquote>La domanda e la curiosità per il vino italiano di qualità sta crescendo. Importare il vino italiano in Usa non è diffcile, altra questione è venderlo. Un consiglio ai produttori? Trovatevi un brand ambassador&nbsp;in USA.</blockquote><p><br></p><p>Nell’intervista a Gabriele D’Errico si&nbsp;parla tra l’altro di:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Gli americani hanno <strong>un grosso amore e rispetto per l’Italia</strong> che si riflette sul nostro cibo, sulla moda, sul vino.</li><li><br></li><li><br></li><li>Gli americani in Usa <strong>si stanno stufando dei soliti vitigni internazionali</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Negli ultimi 2-3 anni in Usa i consumatori cercano la qualità</strong> del vino italiano. Ci sono gruppi di consumatori molto curiosi di cose nuove, gruppi di amici che si ritrovano,&nbsp;fanno <em>blind tasting</em>, sono più curiosi dei consumatori italiani.</li><li><br></li><li><br></li><li>La Francia ha un problema sul mercato americano legato al <strong>prezzo</strong> del suo vino.</li><li><br></li><li><br></li><li>Il consumatore americano<strong>&nbsp;non riconosce il brand ma il tipo di vino</strong>. Per esempio:&nbsp;Amarone, Barolo, Brunello, Pinot grigio, Prosecco, Montepulciano d’Abruzzo.</li><li><br></li><li><br></li><li>La ragione per cui <strong>il pinot grigio è uno dei vini italiani più venduti in Usa</strong> e il problema della dimensione aziendale.</li><li><br></li><li><br></li><li>Un errore tipico. La competizione&nbsp;è feroce ma<strong> non&nbsp;giocare sul prezzo col ribasso della qualità</strong>. L’errore che hanno fatto i&nbsp;tedeschi con il Riesling, abbassando prezzo, fino a 7 dollari, ma anche la qualità rendendo poi difficile la collocazione dei prodotti più tipici. Anche il Chianti Classico ha avuto questo tipo di problema e oggi ci sono oscillazioni tra 15 e 30 dollari.</li><li><br></li><li><br></li><li>Un&nbsp;consiglio per un produttore: affidarsi a importatore nazionale o piccoli importatori per ogni Stato.&nbsp;Il vero problema è la costruzione del brand. <strong>E’ fondamentale un brand ambassador.</strong> I manager di ristoranti e rivenditori&nbsp;importanti vogliono conoscere e avere relazioni frequenti. Anche il produttore deve fare la sua parte.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come <strong>sta cambiando l’organizzazione del mercato del vino</strong> in Usa tra leggi ereditate&nbsp;dal proibizionismo e la regola dei tre livelli che ormai non vale più – il <em>The three-tier system </em>(importatore / distributore e rivenditore non possono essere la stessa persona). Il caso di Total Wine, catena retail nella zona sud est Usa.</li><li><br></li><li><br></li><li>Le <strong>opportunità di&nbsp;lavorare nella vendita</strong> del vino italiano in Usa.</li><li><br></li></ol><br/><p>Ascolta l’intervista a Gabriele D’Errico.</p><p><br></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-vendere-vino-italiano-negli-stati-uniti-con-gabriele-derrico-di-winebow]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=737</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 14 Aug 2015 09:43:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/14072765-59aa-4384-9120-773d891905c5/wineinternet-9-marcocampedelliok-mixdown.mp3" length="44763717" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>31:03</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>11</itunes:episode><podcast:episode>11</podcast:episode><itunes:summary>In Italia beviamo meno, lo sappiamo. Negli Stati Uniti invece, sbocco tradizionale per il nostro vino, la domanda cresce e le prospettive per il vino italiano sono molto interessanti. Per questo c&amp;#8217;è grande interesse per il mercato USA. Ma cosa sta davvero succedendo, quali sono i vini italiani di successo e quali sono i trend, come si entra in un mercato maturo e così competitivo?
Ne ho parlato con https://www.linkedin.com/pub/gabriele-d-errico/55/68/88 (Gabriele d’Errico), che è italiano e conosce molto bene quel mercato perché è Italian Market Specialist in Florida per il http://www.thewinebowgroup.com/ (Winebow group). Gabriele ci aiuta a capire come vendere vino italiano negli Stati Uniti.
La domanda e la curiosità per il vino italiano di qualità sta crescendo. Importare il vino italiano in Usa non è diffcile, altra questione è venderlo. Un consiglio ai produttori? Trovatevi un brand ambassador in USA.
Nell&amp;#8217;intervista a Gabriele D&amp;#8217;Errico si parla tra l&amp;#8217;altro di:

* Gli americani hanno un grosso amore e rispetto per l’Italia che si riflette sul nostro cibo, sulla moda, sul vino.
* Gli americani in Usa si stanno stufando dei soliti vitigni internazionali.
* Negli ultimi 2-3 anni in Usa i consumatori cercano la qualità del vino italiano. Ci sono gruppi di consumatori molto curiosi di cose nuove, gruppi di amici che si ritrovano, fanno blind tasting, sono più curiosi dei consumatori italiani.
* La Francia ha un problema sul mercato americano legato al prezzo del suo vino.
* Il consumatore americano non riconosce il brand ma il tipo di vino. Per esempio: Amarone, Barolo, Brunello, Pinot grigio, Prosecco, Montepulciano d&amp;#8217;Abruzzo.
* La ragione per cui il pinot grigio è uno dei vini italiani più venduti in Usa e il problema della dimensione aziendale.
* Un errore tipico. La competizione è feroce ma non giocare sul prezzo col ribasso della qualità. L&amp;#8217;errore che hanno fatto i tedeschi con il Riesling, abbassando prezzo, fino a 7 dollari, ma anche la qualità rendendo poi difficile la collocazione dei prodotti più tipici. Anche il Chianti Classico ha avuto questo tipo di problema e oggi ci sono oscillazioni tra 15 e 30 dollari.
* Un consiglio per un produttore: affidarsi a importatore nazionale o piccoli importatori per ogni Stato. Il vero problema è la costruzione del brand. E’ fondamentale un brand ambassador. I manager di ristoranti e rivenditori importanti vogliono conoscere e avere relazioni frequenti. Anche il produttore deve fare la sua parte.
* Come sta cambiando l&amp;#8217;organizzazione del mercato del vino in Usa tra leggi ereditate dal proibizionismo e la regola dei tre livelli che ormai non vale più &amp;#8211; il The three-tier system (importatore / distributore e rivenditore non possono essere la stessa persona). Il caso di Total Wine, catena retail nella zona sud est Usa.
* Le opportunità di lavorare nella vendita del vino italiano in Usa.

Ascolta l&amp;#8217;intervista a Gabriele D&amp;#8217;Errico.
 </itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come fare un’etichetta efficace per vendere il vino – con Marco Campedelli</title><itunes:title>Come fare un’etichetta efficace per vendere il vino – con Marco Campedelli</itunes:title><description><![CDATA[<p>Quanto sono importanti il segno, la grafica, la tipografia e l’immagine per vendere e comunicare il vino? Come creare l’etichetta “giusta” per una bottiglia? E’ utile usare Pinterest, Instagram e gli altri social network che si concentrano sulle immagini per il marketing del vino?</p><blockquote>Come creare una&nbsp;comunicazione visuale per il vino, per le etichette come per il web?</blockquote><p><br></p><p>Ne parliamo con <a href="http://marcocampedelli.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Marco Campedelli</strong></a>, grafico, artista e calligrafo che vive e lavora a Verona. Marco ha curato diversi progetti nel settore del vino, per Istituto di San Michele all’Adige, Ancilla, Vinosia, Vignaioli del Morellino di Scansano, Cantina Ronca, Tenute Ugolini e Gruppo La Vis.</p><p><br></p><p><strong>Ascoltando l’intervista</strong>&nbsp;di Marco Campedelli scoprirai, tra l’altro:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>In che modo <strong>il segno, le lettere, la tipografia</strong>&nbsp;sono tanto importanti per vendere il vino.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quale è <strong>l’etichetta “giusta”</strong> per il mercato internazionale.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché <strong>Pinterest, Instagram e altri social network</strong> visuali sono gioie e dolori per il marketing del vino.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché occorre stare attenti al <strong>plagio</strong> nella realizzazione di etichette.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quali sono i problemi che si incontrano nella realizzazione delle etichette <strong>nel rapporto con clienti, produttori di vino e cantine e con le tipografie</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Cosa sono le&nbsp;<strong>infografiche</strong> e in che modo si possono usare&nbsp;nel marketing del vino.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Carta, lamine, collarini, capsule, carte veline, packaging</strong>: dove va a finire la grafica oltreché sulle etichette.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quali <strong>competenze</strong> deve avere un grafico per lavorare nel settore del vino.</li><li><br></li></ol><br/><p>Ascolta l’intervista di Marco Campedelli in alto in questa pagina oppure sottoscrivi il podcast per ascoltare con lo smartphone.</p><p><br></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Quanto sono importanti il segno, la grafica, la tipografia e l’immagine per vendere e comunicare il vino? Come creare l’etichetta “giusta” per una bottiglia? E’ utile usare Pinterest, Instagram e gli altri social network che si concentrano sulle immagini per il marketing del vino?</p><blockquote>Come creare una&nbsp;comunicazione visuale per il vino, per le etichette come per il web?</blockquote><p><br></p><p>Ne parliamo con <a href="http://marcocampedelli.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Marco Campedelli</strong></a>, grafico, artista e calligrafo che vive e lavora a Verona. Marco ha curato diversi progetti nel settore del vino, per Istituto di San Michele all’Adige, Ancilla, Vinosia, Vignaioli del Morellino di Scansano, Cantina Ronca, Tenute Ugolini e Gruppo La Vis.</p><p><br></p><p><strong>Ascoltando l’intervista</strong>&nbsp;di Marco Campedelli scoprirai, tra l’altro:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>In che modo <strong>il segno, le lettere, la tipografia</strong>&nbsp;sono tanto importanti per vendere il vino.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quale è <strong>l’etichetta “giusta”</strong> per il mercato internazionale.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché <strong>Pinterest, Instagram e altri social network</strong> visuali sono gioie e dolori per il marketing del vino.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché occorre stare attenti al <strong>plagio</strong> nella realizzazione di etichette.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quali sono i problemi che si incontrano nella realizzazione delle etichette <strong>nel rapporto con clienti, produttori di vino e cantine e con le tipografie</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Cosa sono le&nbsp;<strong>infografiche</strong> e in che modo si possono usare&nbsp;nel marketing del vino.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Carta, lamine, collarini, capsule, carte veline, packaging</strong>: dove va a finire la grafica oltreché sulle etichette.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quali <strong>competenze</strong> deve avere un grafico per lavorare nel settore del vino.</li><li><br></li></ol><br/><p>Ascolta l’intervista di Marco Campedelli in alto in questa pagina oppure sottoscrivi il podcast per ascoltare con lo smartphone.</p><p><br></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-fare-unetichetta-efficace-per-vendere-il-vino-con-marco-campedelli]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=548</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 07 Aug 2015 06:10:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/43f4c61c-1e86-4aaa-9beb-d8e22c2da23d/wineinternet-9-marcocampedelliok-mixdown.mp3" length="44763717" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>31:03</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>10</itunes:episode><podcast:episode>10</podcast:episode><itunes:summary>Quanto sono importanti il segno, la grafica, la tipografia e l’immagine per vendere e comunicare il vino? Come creare l’etichetta “giusta” per una bottiglia? E’ utile usare Pinterest, Instagram e gli altri social network che si concentrano sulle immagini per il marketing del vino?
Come creare una comunicazione visuale per il vino, per le etichette come per il web?
Ne parliamo con http://marcocampedelli.it/ (Marco Campedelli), grafico, artista e calligrafo che vive e lavora a Verona. Marco ha curato diversi progetti nel settore del vino, per Istituto di San Michele all’Adige, Ancilla, Vinosia, Vignaioli del Morellino di Scansano, Cantina Ronca, Tenute Ugolini e Gruppo La Vis.
Ascoltando l’intervista di Marco Campedelli scoprirai, tra l’altro:

* In che modo il segno, le lettere, la tipografia sono tanto importanti per vendere il vino.
* Quale è l&amp;#8217;etichetta &amp;#8220;giusta&amp;#8221; per il mercato internazionale.
* Perché Pinterest, Instagram e altri social network visuali sono gioie e dolori per il marketing del vino.
* Perché occorre stare attenti al plagio nella realizzazione di etichette.
* Quali sono i problemi che si incontrano nella realizzazione delle etichette nel rapporto con clienti, produttori di vino e cantine e con le tipografie.
* Cosa sono le infografiche e in che modo si possono usare nel marketing del vino.
* Carta, lamine, collarini, capsule, carte veline, packaging: dove va a finire la grafica oltreché sulle etichette.
* Quali competenze deve avere un grafico per lavorare nel settore del vino.

Ascolta l’intervista di Marco Campedelli in alto in questa pagina oppure sottoscrivi il podcast per ascoltare con lo smartphone.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come comunicare meglio e a costi contenuti con consumatori, ristoratori ed enoteche – con Francesco Domini di Feudi di San Gregorio</title><itunes:title>Come comunicare meglio e a costi contenuti con consumatori, ristoratori ed enoteche – con Francesco Domini di Feudi di San Gregorio</itunes:title><description><![CDATA[<p>Conoscere meglio il proprio consumatore e comunicare in modo diretto con lui e con tutta la filiera, con intermediari vari e con ristori ed enotecari.&nbsp;Cambiare i tradizionali sistemi di comunicazione e contenere i costi.</p><blockquote>Per <a href="https://www.linkedin.com/pub/francesco-domini/9/b3a/36" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Francesco Domini</a>, direttore generale di Feudi di San Gregorio, non ci sono dubbi.&nbsp;E’ questa la sfida che aziende medie e grandi del vino hanno di fronte nei prossimi anni per competere e crescere nel mercato.</blockquote><p><a href="http://www.feudi.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Feudi di San Gregorio</strong></a> è una delle realtà più significative della nostra enologia. Prossima al suo trentesimo compleanno – è nata nel 1986 – l’azienda di Sorbo Serpico (Avellino) guidata da Antonio Capaldo ha costruito il suo successo sulla valorizzazione dei vitigni tipici campani: l’Aglianico, il Greco di Tufo, il Fiano d’Avellino, la Falangina. Oggi produce 3.8 milioni di bottiglie, ha un centinaio di dipendenti e fattura 23 milioni di euro con mercati in Italia (65%) e Usa, Germania, Giappone e Russia.</p><p><br></p><p>Francesco Domini scoprirai, tra l’altro:</p><ol><li><br></li><li>Perché <strong>i nuovi canali per comunicare il vino&nbsp;diventano strategici e convenienti</strong> per un&nbsp;produttore.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come<strong> la cantina è diventata un luogo di comunicazione formidabile</strong> anche per consumatori e winelover oltreché per i professionisti e per la filiera di vendita del vino.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quale atteggiamento hanno <strong>i consumatori del vino verso le novità</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché, come fa Feudi di San Gregorio,&nbsp;un produttore di vino deve&nbsp;sviluppare <strong>uno stretto rapporto con l’arte</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Un consiglio e un ammonimento</strong> per chi vuole lavorare nella comunicazione e nel marketing del vino online.</li><li><br></li></ol><br/><p>Ascolta l’intervista a Francesco Domini.</p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Conoscere meglio il proprio consumatore e comunicare in modo diretto con lui e con tutta la filiera, con intermediari vari e con ristori ed enotecari.&nbsp;Cambiare i tradizionali sistemi di comunicazione e contenere i costi.</p><blockquote>Per <a href="https://www.linkedin.com/pub/francesco-domini/9/b3a/36" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Francesco Domini</a>, direttore generale di Feudi di San Gregorio, non ci sono dubbi.&nbsp;E’ questa la sfida che aziende medie e grandi del vino hanno di fronte nei prossimi anni per competere e crescere nel mercato.</blockquote><p><a href="http://www.feudi.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Feudi di San Gregorio</strong></a> è una delle realtà più significative della nostra enologia. Prossima al suo trentesimo compleanno – è nata nel 1986 – l’azienda di Sorbo Serpico (Avellino) guidata da Antonio Capaldo ha costruito il suo successo sulla valorizzazione dei vitigni tipici campani: l’Aglianico, il Greco di Tufo, il Fiano d’Avellino, la Falangina. Oggi produce 3.8 milioni di bottiglie, ha un centinaio di dipendenti e fattura 23 milioni di euro con mercati in Italia (65%) e Usa, Germania, Giappone e Russia.</p><p><br></p><p>Francesco Domini scoprirai, tra l’altro:</p><ol><li><br></li><li>Perché <strong>i nuovi canali per comunicare il vino&nbsp;diventano strategici e convenienti</strong> per un&nbsp;produttore.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come<strong> la cantina è diventata un luogo di comunicazione formidabile</strong> anche per consumatori e winelover oltreché per i professionisti e per la filiera di vendita del vino.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quale atteggiamento hanno <strong>i consumatori del vino verso le novità</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché, come fa Feudi di San Gregorio,&nbsp;un produttore di vino deve&nbsp;sviluppare <strong>uno stretto rapporto con l’arte</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Un consiglio e un ammonimento</strong> per chi vuole lavorare nella comunicazione e nel marketing del vino online.</li><li><br></li></ol><br/><p>Ascolta l’intervista a Francesco Domini.</p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-comunicare-meglio-e-a-costi-contenuti-con-consumatori-ristoratori-ed-enoteche-con-francesco-domini-di-feudi-di-san-gregorio]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=550</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 31 Jul 2015 05:00:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/7bfef0e4-4bdf-43d4-be4e-f568a13b64df/wineinternet-8-francescodomini-feudi-mixdown.mp3" length="46291149" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>32:07</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>9</itunes:episode><podcast:episode>9</podcast:episode><itunes:summary>Conoscere meglio il proprio consumatore e comunicare in modo diretto con lui e con tutta la filiera, con intermediari vari e con ristori ed enotecari. Cambiare i tradizionali sistemi di comunicazione e contenere i costi.
Per https://www.linkedin.com/pub/francesco-domini/9/b3a/36 (Francesco Domini), direttore generale di Feudi di San Gregorio, non ci sono dubbi. E’ questa la sfida che aziende medie e grandi del vino hanno di fronte nei prossimi anni per competere e crescere nel mercato.
http://www.feudi.it/ (Feudi di San Gregorio) è una delle realtà più significative della nostra enologia. Prossima al suo trentesimo compleanno &amp;#8211; è nata nel 1986 &amp;#8211; l’azienda di Sorbo Serpico (Avellino) guidata da Antonio Capaldo ha costruito il suo successo sulla valorizzazione dei vitigni tipici campani: l’Aglianico, il Greco di Tufo, il Fiano d&amp;#8217;Avellino, la Falangina. Oggi produce 3.8 milioni di bottiglie, ha un centinaio di dipendenti e fattura 23 milioni di euro con mercati in Italia (65%) e Usa, Germania, Giappone e Russia.
Ascoltando l’intervista di ﻿https://www.cialisweb.tw/ (犀利士)
Francesco Domini scoprirai, tra l’altro:

* Perché i nuovi canali per comunicare il vino diventano strategici e convenienti per un produttore.
* Come la cantina è diventata un luogo di comunicazione formidabile anche per consumatori e winelover oltreché per i professionisti e per la filiera di vendita del vino.
* Quale atteggiamento hanno i consumatori del vino verso le novità.
* Perché, come fa Feudi di San Gregorio, un produttore di vino deve sviluppare uno stretto rapporto con l&amp;#8217;arte.
* Un consiglio e un ammonimento per chi vuole lavorare nella comunicazione e nel marketing del vino online.

Ascolta l&amp;#8217;intervista a Francesco Domini.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Quali informazioni sul mercato possono essere utili per fare marketing del vino? – con Tiziana Sarnari, Ismea</title><itunes:title>Quali informazioni sul mercato possono essere utili per fare marketing del vino? – con Tiziana Sarnari, Ismea</itunes:title><description><![CDATA[<p><strong>Quali informazioni relative al&nbsp;mercato possono essere utili a chi lavora nel settore del vino?</strong> Sappiamo che il vino italiano è leader nel mercato internazionale, che si scambiano&nbsp;100 milioni di ettolitri all’anno, che l’Italia è il secondo produttore mondiale, è primo esportatore in volume insediato ora dalla Spagna ed è secondo in valore dietro la Francia. Ma come sta andando davvero il mercato, cosa dobbiamo sapere del nostro business?</p><p><a href="https://www.linkedin.com/pub/tiziana-sarnari/51/972/146" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Tiziana Sarnari</strong></a><strong>, analista di mercato di </strong><a href="http://www.ismea.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Ismea</strong></a><strong> nel settore vino</strong>, ha stilato l’ultimo report dell’Istituto dei Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, relativo all’inizio del 2015. (Aggiornamento 27/7: qui trovi anche il <a href="http://Il punto sul mercato dei vini comuni @IsmeaServizi @TSarnari http://www.ismeaservizi.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5918" rel="noopener noreferrer" target="_blank">report sul mercato del vini comuni</a>). Nell’intervista&nbsp;le chiedo&nbsp;non tanto&nbsp;di aggiornarci sullo scenario economico del settore ma di aiutarci soprattutto a capire, al di là dei numeri, come sta cambiando il mercato.</p><p><br></p><blockquote>Quali indicazioni possiamo trarre per il marketing del vino, chi sale e chi scende, perché, quali trend ci sono, quali problemi e opportunità si stanno mettendo in evidenza per grandi e piccoli produttori?</blockquote><p>Nell’intervista, Tiziana Sarnari fornisce diversi spunti e spiega, tra l’altro:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Come sta andando <strong>l’export del vino italiano</strong>.&nbsp;Perché la Spagna sta diventando tanto forte sull’esportazione del vino e di quale tipo di prodotto si tratta.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quale è il tipo di <strong>vino italiano che più sta crescendo</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come è <strong>cambiato il modo di consumare il vino in Italia</strong>. Perché i vini da tavola stanno soffrendo.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come stanno andando i prezzi dei vini Italiani e perché i vini italiani hanno un problema di posizionamento sul fronte dei prezzi.</li><li><br></li><li><br></li><li>Se è proprio vero che<strong> la qualità del vino paga</strong> e in che termini?</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Cosa sta succedendo ai piccoli e medi produttori</strong> nel mercato del vino che cambia: chi cresce e chi fatica.</li><li><br></li><li><br></li><li>Mercati tradizionali e nuovi mercati. <strong>Usa, Germania, Svizzera o Cina, Russia, Asia?</strong> Dove davvero crescerà a breve il mercato del vino italiano.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quale è<strong> il problema del vino italiano in Cina</strong>. Perché la Francia è inarrivabile e quali sono i reali concorrenti in Cina.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come stanno andando <strong>i concorrenti emergenti del vino italiano</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come sta cambiando <strong>l’acquisto da parte dei buyer e la distribuzione del vino</strong>.</li><li><br></li></ol><br/><p>Ascolta l’intervista di Tiziana Sarnari!</p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quali informazioni relative al&nbsp;mercato possono essere utili a chi lavora nel settore del vino?</strong> Sappiamo che il vino italiano è leader nel mercato internazionale, che si scambiano&nbsp;100 milioni di ettolitri all’anno, che l’Italia è il secondo produttore mondiale, è primo esportatore in volume insediato ora dalla Spagna ed è secondo in valore dietro la Francia. Ma come sta andando davvero il mercato, cosa dobbiamo sapere del nostro business?</p><p><a href="https://www.linkedin.com/pub/tiziana-sarnari/51/972/146" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Tiziana Sarnari</strong></a><strong>, analista di mercato di </strong><a href="http://www.ismea.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Ismea</strong></a><strong> nel settore vino</strong>, ha stilato l’ultimo report dell’Istituto dei Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, relativo all’inizio del 2015. (Aggiornamento 27/7: qui trovi anche il <a href="http://Il punto sul mercato dei vini comuni @IsmeaServizi @TSarnari http://www.ismeaservizi.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5918" rel="noopener noreferrer" target="_blank">report sul mercato del vini comuni</a>). Nell’intervista&nbsp;le chiedo&nbsp;non tanto&nbsp;di aggiornarci sullo scenario economico del settore ma di aiutarci soprattutto a capire, al di là dei numeri, come sta cambiando il mercato.</p><p><br></p><blockquote>Quali indicazioni possiamo trarre per il marketing del vino, chi sale e chi scende, perché, quali trend ci sono, quali problemi e opportunità si stanno mettendo in evidenza per grandi e piccoli produttori?</blockquote><p>Nell’intervista, Tiziana Sarnari fornisce diversi spunti e spiega, tra l’altro:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Come sta andando <strong>l’export del vino italiano</strong>.&nbsp;Perché la Spagna sta diventando tanto forte sull’esportazione del vino e di quale tipo di prodotto si tratta.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quale è il tipo di <strong>vino italiano che più sta crescendo</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come è <strong>cambiato il modo di consumare il vino in Italia</strong>. Perché i vini da tavola stanno soffrendo.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come stanno andando i prezzi dei vini Italiani e perché i vini italiani hanno un problema di posizionamento sul fronte dei prezzi.</li><li><br></li><li><br></li><li>Se è proprio vero che<strong> la qualità del vino paga</strong> e in che termini?</li><li><br></li><li><br></li><li><strong>Cosa sta succedendo ai piccoli e medi produttori</strong> nel mercato del vino che cambia: chi cresce e chi fatica.</li><li><br></li><li><br></li><li>Mercati tradizionali e nuovi mercati. <strong>Usa, Germania, Svizzera o Cina, Russia, Asia?</strong> Dove davvero crescerà a breve il mercato del vino italiano.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quale è<strong> il problema del vino italiano in Cina</strong>. Perché la Francia è inarrivabile e quali sono i reali concorrenti in Cina.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come stanno andando <strong>i concorrenti emergenti del vino italiano</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come sta cambiando <strong>l’acquisto da parte dei buyer e la distribuzione del vino</strong>.</li><li><br></li></ol><br/><p>Ascolta l’intervista di Tiziana Sarnari!</p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/quali-informazioni-sul-mercato-possono-essere-utili-per-fare-marketing-del-vino-con-tiziana-sarnari-ismea]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=504</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 24 Jul 2015 09:51:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/03670c1b-d15b-44b9-a226-769585c11e72/wineinternet-7-tizianasarnari-ismea-mixdown.mp3" length="45948352" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>31:53</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>8</itunes:episode><podcast:episode>8</podcast:episode><itunes:summary>Quali informazioni relative al mercato possono essere utili a chi lavora nel settore del vino? Sappiamo che il vino italiano è leader nel mercato internazionale, che si scambiano 100 milioni di ettolitri all&amp;#8217;anno, che l&amp;#8217;Italia è il secondo produttore mondiale, è primo esportatore in volume insediato ora dalla Spagna ed è secondo in valore dietro la Francia. Ma come sta andando davvero il mercato, cosa dobbiamo sapere del nostro business?
https://www.linkedin.com/pub/tiziana-sarnari/51/972/146 (Tiziana Sarnari), analista di mercato di http://www.ismea.it/ (Ismea) nel settore vino, ha stilato l&amp;#8217;ultimo report dell&amp;#8217;Istituto dei Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, relativo all&amp;#8217;inizio del 2015. (Aggiornamento 27/7: qui trovi anche il http://Il punto sul mercato dei vini comuni @IsmeaServizi @TSarnari http://www.ismeaservizi.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5918 (report sul mercato del vini comuni)). Nell&amp;#8217;intervista le chiedo non tanto di aggiornarci sullo scenario economico del settore ma di aiutarci soprattutto a capire, al di là dei numeri, come sta cambiando il mercato.
Quali indicazioni possiamo trarre per il marketing del vino, chi sale e chi scende, perché, quali trend ci sono, quali problemi ﻿https://www.cialisweb.tw/ (犀利士)
e opportunità si stanno mettendo in evidenza per grandi e piccoli produttori?
Nell&amp;#8217;intervista, Tiziana Sarnari fornisce diversi spunti e spiega, tra l&amp;#8217;altro:

* Come sta andando l&amp;#8217;export del vino italiano. Perché la Spagna sta diventando tanto forte sull&amp;#8217;esportazione del vino e di quale tipo di prodotto si tratta.
* Quale è il tipo di vino italiano che più sta crescendo.
* Come è cambiato il modo di consumare il vino in Italia. Perché i vini da tavola stanno soffrendo.
* Come stanno andando i prezzi dei vini Italiani e perché i vini italiani hanno un problema di posizionamento sul fronte dei prezzi.
* Se è proprio vero che la qualità del vino paga e in che termini?
* Cosa sta succedendo ai piccoli e medi produttori nel mercato del vino che cambia: chi cresce e chi fatica.
* Mercati tradizionali e nuovi mercati. Usa, Germania, Svizzera o Cina, Russia, Asia? Dove davvero crescerà a breve il mercato del vino italiano.
* Quale è il problema del vino italiano in Cina. Perché la Francia è inarrivabile e quali sono i reali concorrenti in Cina.
* Come stanno andando i concorrenti emergenti del vino italiano.
* Come sta cambiando l&amp;#8217;acquisto da parte dei buyer e la distribuzione del vino.

Ascolta l&amp;#8217;intervista di Tiziana Sarnari!</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come sapere se le persone sceglieranno, o meno, una bottiglia – con Vincenzo Russo, Iulm</title><itunes:title>Come sapere se le persone sceglieranno, o meno, una bottiglia – con Vincenzo Russo, Iulm</itunes:title><description><![CDATA[<p><strong>Perché scegliamo quella bottiglia in mezzo a tante?</strong> Che idea ci facciamo o ci siamo fatti di un vino di cui non conosciamo granché? <strong>Cosa succede quando siamo davanti un’etichetta, un sito internet, un marchio?</strong>&nbsp;Che tipo di condizioni determinano i nostri&nbsp;comportamenti di consumatori del vino?</p><p>L’idea di un’economia fatta di consumatori guidati dalla ragione è da tempo sorpassata. Solo una piccola parte dei comportamenti di consumo è guidata dalla ragione.</p><p><br></p><p><strong>Sono invece soprattutto le emozioni e il piacere a guidare i consumi</strong> e tutta una serie di informazioni inconsapevoli che entrano nel processo di acquisto di cui abbiamo sempre saputo poco o niente e che sfuggono alle tradizionali ricerche e analisi di mercato.</p><p>La cosa straordinaria è che oggi possiamo&nbsp;misurare le emozioni, catalogarle e dargli un voto.</p><p><br></p><blockquote>Oggi possiamo&nbsp;sapere cosa accade nel nostro cervello quando beviamo un bicchiere di vino o siamo davanti a un’etichetta.&nbsp;Non ci credete?</blockquote><p><br></p><p>Ne parliamo con <a href="http://www.psicologiadeiconsumi.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Vincenzo Russo</strong></a>, docente di <strong>psicologia dei consumi e neuromarketing</strong> alla <strong>Iulm di Milano</strong> che porta avanti <a href="http://www.psicologiadeiconsumi.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>studi ed esperimenti</strong></a><strong>&nbsp;con aziende e marchi nel mondo del vino</strong>&nbsp;come il&nbsp;Consorzio Prosecco Valdobbiadene e Donnafugata, Allegrini, Fontanafredda, La Marca, Cantine Due Palme.</p><p><br></p><p>In questa intervista scoprirai, tra l’altro:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Perché <strong>i consumatori non solo razionali</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché <strong>in pochi possono scegliere razionalmente un vino</strong> e perché sono decisive soprattutto le emozioni</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché<strong> i consumatori mentono</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Cosa succede quando <strong>si fa assaggiare lo stesso vino</strong> da due bottiglie diverse d<strong>icendo che uno costa 5 e l’altro 45 dollari.</strong></li><li><br></li><li><br></li><li>Cosa è successo <strong>al Vinitaly quando si è fatto un esperimento con 4 vini: due buoni, uno pessimo e uno che era acqua colorata</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come si fa a <strong>misurare le emozioni di una persona</strong> mentre sta bevendo un vino.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quali sono <strong>le parole che il mondo del vino usa accanto a&nbsp;“emozione”</strong></li><li><br></li><li><br></li><li>Quali sono <strong>le condizioni che influenzano un consumatore davanti a una&nbsp;bottiglia</strong> di vino.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quali sono <strong>gli strumenti e le tecniche di neuromarketing per il vino</strong>, quanto costano e quale è la cosa a cui bisogna stare attenti nell’approccio</li><li><br></li></ol><br/><p><strong>Ascolta l’intervista&nbsp;a Vincenzo Russo</strong> e scopri tutte le&nbsp;informazioni e i consigli!</p><p><br></p><p><br></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Perché scegliamo quella bottiglia in mezzo a tante?</strong> Che idea ci facciamo o ci siamo fatti di un vino di cui non conosciamo granché? <strong>Cosa succede quando siamo davanti un’etichetta, un sito internet, un marchio?</strong>&nbsp;Che tipo di condizioni determinano i nostri&nbsp;comportamenti di consumatori del vino?</p><p>L’idea di un’economia fatta di consumatori guidati dalla ragione è da tempo sorpassata. Solo una piccola parte dei comportamenti di consumo è guidata dalla ragione.</p><p><br></p><p><strong>Sono invece soprattutto le emozioni e il piacere a guidare i consumi</strong> e tutta una serie di informazioni inconsapevoli che entrano nel processo di acquisto di cui abbiamo sempre saputo poco o niente e che sfuggono alle tradizionali ricerche e analisi di mercato.</p><p>La cosa straordinaria è che oggi possiamo&nbsp;misurare le emozioni, catalogarle e dargli un voto.</p><p><br></p><blockquote>Oggi possiamo&nbsp;sapere cosa accade nel nostro cervello quando beviamo un bicchiere di vino o siamo davanti a un’etichetta.&nbsp;Non ci credete?</blockquote><p><br></p><p>Ne parliamo con <a href="http://www.psicologiadeiconsumi.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Vincenzo Russo</strong></a>, docente di <strong>psicologia dei consumi e neuromarketing</strong> alla <strong>Iulm di Milano</strong> che porta avanti <a href="http://www.psicologiadeiconsumi.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>studi ed esperimenti</strong></a><strong>&nbsp;con aziende e marchi nel mondo del vino</strong>&nbsp;come il&nbsp;Consorzio Prosecco Valdobbiadene e Donnafugata, Allegrini, Fontanafredda, La Marca, Cantine Due Palme.</p><p><br></p><p>In questa intervista scoprirai, tra l’altro:</p><p><br></p><ol><li><br></li><li>Perché <strong>i consumatori non solo razionali</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché <strong>in pochi possono scegliere razionalmente un vino</strong> e perché sono decisive soprattutto le emozioni</li><li><br></li><li><br></li><li>Perché<strong> i consumatori mentono</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Cosa succede quando <strong>si fa assaggiare lo stesso vino</strong> da due bottiglie diverse d<strong>icendo che uno costa 5 e l’altro 45 dollari.</strong></li><li><br></li><li><br></li><li>Cosa è successo <strong>al Vinitaly quando si è fatto un esperimento con 4 vini: due buoni, uno pessimo e uno che era acqua colorata</strong>.</li><li><br></li><li><br></li><li>Come si fa a <strong>misurare le emozioni di una persona</strong> mentre sta bevendo un vino.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quali sono <strong>le parole che il mondo del vino usa accanto a&nbsp;“emozione”</strong></li><li><br></li><li><br></li><li>Quali sono <strong>le condizioni che influenzano un consumatore davanti a una&nbsp;bottiglia</strong> di vino.</li><li><br></li><li><br></li><li>Quali sono <strong>gli strumenti e le tecniche di neuromarketing per il vino</strong>, quanto costano e quale è la cosa a cui bisogna stare attenti nell’approccio</li><li><br></li></ol><br/><p><strong>Ascolta l’intervista&nbsp;a Vincenzo Russo</strong> e scopri tutte le&nbsp;informazioni e i consigli!</p><p><br></p><p><br></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-sapere-se-le-persone-sceglieranno-o-meno-una-bottiglia-con-vincenzo-russo-iulm]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=476</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 17 Jul 2015 10:00:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/b69b99cd-c7ae-47dc-8c5e-df41127f5fd8/wineinternet-6-vincenzorusso-iulm-mixdown.mp3" length="37462782" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>25:59</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>7</itunes:episode><podcast:episode>7</podcast:episode><itunes:summary>Perché scegliamo quella bottiglia in mezzo a tante? Che idea ci facciamo o ci siamo fatti di un vino di cui non conosciamo granché? Cosa succede quando siamo davanti un’etichetta, un sito internet, un marchio? Che tipo di condizioni determinano i nostri comportamenti di consumatori del vino?
L’idea di un’economia fatta di consumatori guidati dalla ragione è da tempo sorpassata. Solo una piccola parte dei comportamenti di consumo è guidata dalla ragione.
Sono invece soprattutto le emozioni e il piacere a guidare i consumi e tutta una serie di informazioni inconsapevoli che entrano nel processo di acquisto di cui abbiamo sempre saputo poco o niente e che sfuggono alle tradizionali ricerche e analisi di mercato.
La cosa straordinaria è che oggi possiamo misurare le emozioni, catalogarle e dargli un voto.
Oggi possiamo sapere cosa accade nel nostro cervello quando beviamo un bicchiere di vino o siamo davanti a un&amp;#8217;etichetta. Non ci credete?
Ne parliamo con http://www.psicologiadeiconsumi.it/ (Vincenzo Russo), docente di psicologia dei consumi e neuromarketing alla Iulm di Milano che porta avanti http://www.psicologiadeiconsumi.it/ (studi ed esperimenti) con aziende e marchi nel mondo del vino come il Consorzio Prosecco Valdobbiadene e Donnafugata, Allegrini, Fontanafredda, La Marca, Cantine Due Palme.
In questa intervista scoprirai, tra l’altro:

* Perché i consumatori non solo razionali.
* Perché in pochi possono scegliere razionalmente un vino e perché sono decisive soprattutto le emozioni
* Perché i consumatori mentono.
* Cosa succede quando si fa assaggiare lo stesso vino da due bottiglie diverse dicendo che uno costa 5 e l’altro 45 dollari.
* Cosa è successo al Vinitaly quando si è fatto un esperimento con 4 vini: due buoni, uno pessimo e uno che era acqua colorata.
* Come si fa a misurare le emozioni di una persona mentre sta bevendo un vino.
* Quali sono le parole che il mondo del vino usa accanto a “emozione&amp;#8221;
* Quali sono le condizioni che influenzano un consumatore davanti a una bottiglia di vino.
* Quali sono gli strumenti e le tecniche di neuromarketing per il vino, quanto costano e quale è la cosa a cui bisogna stare attenti nell&amp;#8217;approccio

Ascolta l’intervista a Vincenzo Russo e scopri tutte le informazioni e i consigli!
Clicca sulla freccetta sotto il titolo per Ascoltare o Scaricala se preferisci cliccando su “Download” sempre sotto il titolo o ancora leggi http://wineinternetmarketing.it/come-ascoltare/ (come ascoltare) con Iphone, Blackberry o Android.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come fare il 60% del fatturato usando twitter e social network – con Gianluca Morino di Cascina Garitina</title><itunes:title>Come fare il 60% del fatturato usando twitter e social network – con Gianluca Morino di Cascina Garitina</itunes:title><description><![CDATA[<p>Ci siamo sempre occupati con grande cura del prodotto: il vino.&nbsp;Ci siamo occupati un po’ meno di venderlo. Soprattutto le aziende piccole e medie&nbsp;– la grande parte del nostro sistema vino, presidio della varietà e spesso dell’eccellenza qualitativa del nostro patrimonio – hanno investito e continuano&nbsp;a investire gran parte dell’attenzione nella progettazione e nella produzione del vino.</p><p>Ma in un mondo&nbsp;in cui il marketing e la capacità relazione sono sempre più fattori di successo si può essere, o diventare, “vignaiolo e comunicatore”? Si può con una mano portare avanti una storia magari secolare continuando ad impegnarsi al massimo nella produzione del proprio vino e con l’altra mano sfruttare i nuovi canali di comunicazione e i social network vedendo crescere la propria soddisfazione, il proprio valore, le proprie vendite.</p><p><br></p><p>Per <strong>Gianluca Morino</strong> di <a href="http://www.cascinagaritina.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Cascina Garitina</a>, uno degli alfieri della Barbera d’Asti e del Nizza e uno dei migliori esempi di “vignaiolo-comunicatore”, campione su twitter, la risposta&nbsp;è scontata.</p><p><br></p><blockquote>Dai social network arriva il 60% del mio fatturato e ho un +120% di visite in cantina.</blockquote><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Come si fa con <strong>twitter</strong> a <strong>trovare importatori</strong> dall’altra parte del mondo.</p><p><br></p><p><br></p><p>Perché l’uso dei social network genera <strong>un grande vantaggio</strong> e può diventare un valore del nostro vino, decisivo <strong>verso distributori, ristoratori e clienti finali</strong>, in Italia e all’estero.</p><p><br></p><p><br></p><p>Come è possibile <strong>fare queste cose da solo, continuando a cimare, coltivare, vendemmiare</strong>, ….</p><p><br></p><p><br></p><p>Perché <strong>sui social network è sbagliato parlare soprattutto del proprio vino</strong> e di che cosa invece bisogna parlare per essere efficaci.</p><p><br></p><p><br></p><p>Come è possibile<strong> usare Facebook in modo diverso</strong>, per esempio sul territorio e “nei paesi ex Unione Sovietica”.</p><p><br></p><p><br></p><p><strong>Come usano Instagram i turisti stranieri</strong> che visitano le cantine in Italia e perché è tanto importante postare fotografie.</p><p><br></p><p><br></p><p>Perché<strong> i vignaioli non devono temere non devono temere i commenti delle persone</strong> sui social network e devono invece con orgoglio comunicare chi sono e quello che stanno facendo.</p><p><br></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo sempre occupati con grande cura del prodotto: il vino.&nbsp;Ci siamo occupati un po’ meno di venderlo. Soprattutto le aziende piccole e medie&nbsp;– la grande parte del nostro sistema vino, presidio della varietà e spesso dell’eccellenza qualitativa del nostro patrimonio – hanno investito e continuano&nbsp;a investire gran parte dell’attenzione nella progettazione e nella produzione del vino.</p><p>Ma in un mondo&nbsp;in cui il marketing e la capacità relazione sono sempre più fattori di successo si può essere, o diventare, “vignaiolo e comunicatore”? Si può con una mano portare avanti una storia magari secolare continuando ad impegnarsi al massimo nella produzione del proprio vino e con l’altra mano sfruttare i nuovi canali di comunicazione e i social network vedendo crescere la propria soddisfazione, il proprio valore, le proprie vendite.</p><p><br></p><p>Per <strong>Gianluca Morino</strong> di <a href="http://www.cascinagaritina.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Cascina Garitina</a>, uno degli alfieri della Barbera d’Asti e del Nizza e uno dei migliori esempi di “vignaiolo-comunicatore”, campione su twitter, la risposta&nbsp;è scontata.</p><p><br></p><blockquote>Dai social network arriva il 60% del mio fatturato e ho un +120% di visite in cantina.</blockquote><p><br></p><p><br></p><p><br></p><p>Come si fa con <strong>twitter</strong> a <strong>trovare importatori</strong> dall’altra parte del mondo.</p><p><br></p><p><br></p><p>Perché l’uso dei social network genera <strong>un grande vantaggio</strong> e può diventare un valore del nostro vino, decisivo <strong>verso distributori, ristoratori e clienti finali</strong>, in Italia e all’estero.</p><p><br></p><p><br></p><p>Come è possibile <strong>fare queste cose da solo, continuando a cimare, coltivare, vendemmiare</strong>, ….</p><p><br></p><p><br></p><p>Perché <strong>sui social network è sbagliato parlare soprattutto del proprio vino</strong> e di che cosa invece bisogna parlare per essere efficaci.</p><p><br></p><p><br></p><p>Come è possibile<strong> usare Facebook in modo diverso</strong>, per esempio sul territorio e “nei paesi ex Unione Sovietica”.</p><p><br></p><p><br></p><p><strong>Come usano Instagram i turisti stranieri</strong> che visitano le cantine in Italia e perché è tanto importante postare fotografie.</p><p><br></p><p><br></p><p>Perché<strong> i vignaioli non devono temere non devono temere i commenti delle persone</strong> sui social network e devono invece con orgoglio comunicare chi sono e quello che stanno facendo.</p><p><br></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-fare-il-60-del-fatturato-usando-twitter-e-social-network-con-gianluca-morino-di-cascina-garitina]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=457</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 10 Jul 2015 10:22:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/7909d1e6-2511-4162-8e2d-49c9f18a7ab9/wineinternet-5-gianlucamorino-cascinagaritina-mixdown.mp3" length="63509362" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>44:05</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>6</itunes:episode><podcast:episode>6</podcast:episode><itunes:summary>Ci siamo sempre occupati con grande cura del prodotto: il vino. Ci siamo occupati un po&amp;#8217; meno di venderlo. Soprattutto le aziende piccole e medie &amp;#8211; la grande parte del nostro sistema vino, presidio della varietà e spesso dell’eccellenza qualitativa del nostro patrimonio &amp;#8211; hanno investito e continuano a investire gran parte dell’attenzione nella progettazione e nella produzione del vino.
Ma in un mondo in cui il marketing e la capacità relazione sono sempre più fattori di successo si può essere, o diventare, &amp;#8220;vignaiolo e comunicatore&amp;#8221;? Si può con una mano portare avanti una storia magari secolare continuando ad impegnarsi al massimo nella produzione del proprio vino e con l’altra mano sfruttare i nuovi canali di comunicazione e i social network vedendo crescere la propria soddisfazione, il proprio valore, le proprie vendite.
Per Gianluca Morino di http://www.cascinagaritina.com/ (Cascina Garitina), uno degli alfieri della Barbera d’Asti e del Nizza e uno dei migliori esempi di &amp;#8220;vignaiolo-comunicatore&amp;#8221;, campione su twitter, la risposta è scontata.
Dai social network arriva il 60% del mio fatturato e ho un +120% di visite in cantina.
https://s3-eu-west-1.amazonaws.com/wineinternet/5_gianlucamorino_cascinagaritina_mixdown.mp3 (Ascoltando) questa intervista, tra l’altro, imparerai:

* Come si fa con twitter a trovare importatori dall’altra parte del mondo.
* Perché l’uso dei social network genera un grande vantaggio e può diventare un valore del nostro vino, decisivo verso distributori, ristoratori e clienti finali, in Italia e all&amp;#8217;estero.
* Come è possibile fare queste cose da solo, continuando a cimare, coltivare, vendemmiare, ….
* Perché sui social network è sbagliato parlare soprattutto del proprio vino e di che cosa invece bisogna parlare per essere efficaci.
* Come è possibile usare Facebook in modo diverso, per esempio sul territorio e &amp;#8220;nei paesi ex Unione Sovietica&amp;#8221;.
* Come usano Instagram i turisti stranieri che visitano le cantine in Italia e perché è tanto importante postare fotografie.
* Perché i vignaioli non devono temere non devono temere i commenti delle persone sui social network e devono invece con orgoglio comunicare chi sono e quello che stanno facendo.

https://s3-eu-west-1.amazonaws.com/wineinternet/5_gianlucamorino_cascinagaritina_mixdown.mp3 (Ascolta l’intervista) a Gianluca Morino e scopri molte altre informazioni e consigli!
Clicca sulla freccetta sotto il titolo per Ascoltare o Scarica se preferisci cliccando su &amp;#8220;Download&amp;#8221; sempre sotto il titolo o ancora leggi http://wineinternetmarketing.it/come-ascoltare/ (come ascoltare) con Iphone, Blackberry o Android.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come scoprire chi e come sta parlando di un vino su internet – con Paolo Errico di Maxfone</title><itunes:title>Come scoprire chi e come sta parlando di un vino su internet – con Paolo Errico di Maxfone</itunes:title><description><![CDATA[<p>Quando ci penso continuo ogni volta a meravigliarmi.&nbsp;Come&nbsp;giornalista e direttore di contenuti digitali che ha prima lavorato con la carta, l’idea che la rete ci offre strumenti non solo per comunicare con le&nbsp;persone ma anche per ascoltare le persone continua ad entusiasmarmi. E questa è una cosa che prima di internet, con tutti gli altri mezzi di comunicazione, di fatto non esisteva.</p><p>Delle&nbsp;conseguenze e delle opportunità di questo contesto per il mercato del vino&nbsp;parliamo con&nbsp;<strong>Paolo Errico</strong>&nbsp;– di <a href="http://www.maxfone.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Maxfone</a> e <a href="http://www.socialmeteranalysis.it/category/wine/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Social Meter</a>&nbsp;– che si occupa proprio di analisi e monitoraggio del web spesso con aziende del vino.</p><p><strong>Ascoltando&nbsp;questa intervista scoprirai, tra l’altro:</strong></p><p>Perché <strong>prima di comunicare bisogna ascoltare</strong> e quale è il ciclo complessivo del lavoro di comunicazione.</p><p><br></p><p><br></p><p>Come funziona<strong> il processo di brand, la reputazione, e di acquisto del vino sul&nbsp;web</strong>.</p><p>Perché e come <strong>Google sta costringendo i produttori a diventare degli editori</strong>, a pubblicare contenuti rilevanti per la rete.</p><p><strong>Quali canali e quali piazze</strong> possono interessare a seconda del profilo dei consumatori e dei Paesi del mercato.</p><p>Cosa possiamo <strong>sapere di quello che dicono i consumatori del vino</strong> nelle loro conversazioni sui social network?</p><p><br></p><p>Un consiglio per <strong>una semplice cosa che può far viaggiare il&nbsp;vino in rete</strong>.</p><p>Perché<strong> i dati sono diventati tanto importanti per chi si occupa del vino</strong> e perché&nbsp;anche un piccolo produttore oggi può accedere a queste informazioni</p><p>Quali sono <strong>le parole che tutti usano nella comunicazione del vino</strong> e perché quelle parole potrebbero non essere adatte per raggiungere i consumatori che interessano.</p><p>Perché <strong>i produttori e le persone del settore&nbsp;(i professionisti, buyer, i brand manager,….) dovrebbero diventare dei brand</strong> in rete. Con qualche esempio su Twitter e Linkedin.</p><p>Perché la rete sta spaccando i monopoli e <strong>perché il mercato del vino anche b2b sta diventando sempre più digitale</strong>.</p><p><br></p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Quando ci penso continuo ogni volta a meravigliarmi.&nbsp;Come&nbsp;giornalista e direttore di contenuti digitali che ha prima lavorato con la carta, l’idea che la rete ci offre strumenti non solo per comunicare con le&nbsp;persone ma anche per ascoltare le persone continua ad entusiasmarmi. E questa è una cosa che prima di internet, con tutti gli altri mezzi di comunicazione, di fatto non esisteva.</p><p>Delle&nbsp;conseguenze e delle opportunità di questo contesto per il mercato del vino&nbsp;parliamo con&nbsp;<strong>Paolo Errico</strong>&nbsp;– di <a href="http://www.maxfone.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Maxfone</a> e <a href="http://www.socialmeteranalysis.it/category/wine/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Social Meter</a>&nbsp;– che si occupa proprio di analisi e monitoraggio del web spesso con aziende del vino.</p><p><strong>Ascoltando&nbsp;questa intervista scoprirai, tra l’altro:</strong></p><p>Perché <strong>prima di comunicare bisogna ascoltare</strong> e quale è il ciclo complessivo del lavoro di comunicazione.</p><p><br></p><p><br></p><p>Come funziona<strong> il processo di brand, la reputazione, e di acquisto del vino sul&nbsp;web</strong>.</p><p>Perché e come <strong>Google sta costringendo i produttori a diventare degli editori</strong>, a pubblicare contenuti rilevanti per la rete.</p><p><strong>Quali canali e quali piazze</strong> possono interessare a seconda del profilo dei consumatori e dei Paesi del mercato.</p><p>Cosa possiamo <strong>sapere di quello che dicono i consumatori del vino</strong> nelle loro conversazioni sui social network?</p><p><br></p><p>Un consiglio per <strong>una semplice cosa che può far viaggiare il&nbsp;vino in rete</strong>.</p><p>Perché<strong> i dati sono diventati tanto importanti per chi si occupa del vino</strong> e perché&nbsp;anche un piccolo produttore oggi può accedere a queste informazioni</p><p>Quali sono <strong>le parole che tutti usano nella comunicazione del vino</strong> e perché quelle parole potrebbero non essere adatte per raggiungere i consumatori che interessano.</p><p>Perché <strong>i produttori e le persone del settore&nbsp;(i professionisti, buyer, i brand manager,….) dovrebbero diventare dei brand</strong> in rete. Con qualche esempio su Twitter e Linkedin.</p><p>Perché la rete sta spaccando i monopoli e <strong>perché il mercato del vino anche b2b sta diventando sempre più digitale</strong>.</p><p><br></p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-scoprire-chi-e-come-sta-parlando-di-un-vino-su-internet-con-paolo-errico-di-maxfone]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=347</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Fri, 03 Jul 2015 10:00:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/07e2876a-717e-45e4-ad9f-e0e9d9cf966a/wineinternet-4-paoloerrico-maxphone-mixdown.mp3" length="61090368" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>42:24</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>5</itunes:episode><podcast:episode>5</podcast:episode><itunes:summary>Quando ci penso continuo ogni volta a meravigliarmi. Come giornalista e direttore di contenuti digitali che ha prima lavorato con la carta, l&amp;#8217;idea che la rete ci offre strumenti non solo per comunicare con le persone ma anche per ascoltare le persone continua ad entusiasmarmi. E questa è una cosa che prima di internet, con tutti gli altri mezzi di comunicazione, di fatto non esisteva.
Delle conseguenze e delle opportunità di questo contesto per il mercato del vino parliamo con Paolo Errico &amp;#8211; di http://www.maxfone.it/ (Maxfone) e http://www.socialmeteranalysis.it/category/wine/ (Social Meter) &amp;#8211; che si occupa proprio di analisi e monitoraggio del web spesso con aziende del vino.
Ascoltando questa intervista scoprirai, tra l&amp;#8217;altro:

* Perché prima di comunicare bisogna ascoltare e quale è il ciclo complessivo del lavoro di comunicazione.
* Come funziona il processo di brand, la reputazione, e di acquisto del vino sul web.
* Perché e come Google sta costringendo i produttori a diventare degli editori, a pubblicare contenuti rilevanti per la rete.
* Quali canali e quali piazze possono interessare a seconda del profilo dei consumatori e dei Paesi del mercato.
* Cosa possiamo sapere di quello che dicono i consumatori del vino nelle loro conversazioni sui social network?
* Un consiglio per una semplice cosa che può far viaggiare il vino in rete.
* Perché i dati sono diventati tanto importanti per chi si occupa del vino e perché anche un piccolo produttore oggi può accedere a queste informazioni.
* Quali sono le parole che tutti usano nella comunicazione del vino e perché quelle parole potrebbero non essere adatte per raggiungere i consumatori che interessano.
* Perché i produttori e le persone del settore (i professionisti, buyer, i brand manager,&amp;#8230;.) dovrebbero diventare dei brand in rete. Con qualche esempio su Twitter e Linkedin.
* Perché la rete sta spaccando i monopoli e perché il mercato del vino anche b2b sta diventando sempre più digitale.

Molto altro&amp;#8230; Ascolta l&amp;#8217;intervista, clicca sulla freccia sotto il titolo!</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Ecco perché le aziende del vino devono stare attente al web – con Enrico Chiavacci di Antinori</title><itunes:title>Ecco perché le aziende del vino devono stare attente al web – con Enrico Chiavacci di Antinori</itunes:title><description><![CDATA[<p>“Io non credo che il vino sia prontissimo al web. Faccio un discorso generale poi dipende dalle aziende, dalle persone, dalla confidenza delle persone con gli strumenti. Il web è iperdinamico. Occorre stare molto attenti, farsi aiutare dai giovani, avere in azienda persone adatte e aprirsi, essere pronti a parlare con tutti. E’ un mondo incredibile. E soprattutto avere una filosofia di quello che si comunica. Altrimenti è tutto inutile, si fa una grande confusione, si misurano i “like” e non serve a niente. Si rischia anche di far male al prodotto”.</p><blockquote>Avere una filosofia di quello che si comunica. Altrimenti è tutto inutile. Si rischia anche di far male al proprio vino.</blockquote><p><br></p><p>Con noi oggi c’è <strong>Enrico Chiavacci</strong>, direttore Marketing di <a href="http://www.antinori.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Marchesi Antinori</a>, gigante dell’enologia italiana con una famiglia che produce vino da ben 26 generazioni.</p><p><br></p><p>Nel corso dell’intervista ascolterai:</p><p>Perché anche se il vino è buono non è detto che i clienti torneranno sempre.</p><p>Cosa è <strong>il marketing relazionale</strong> e quali sono i passaggi di questo approccio.</p><p>Quale è <strong>la principale leva che si deve attivare</strong> nella comunicazione del vino.</p><p><br></p><p>Come <strong>sta cambiando il modo di comprare il vino</strong> e come si informa il consumatore.</p><p>Quali sono i<strong> posti giusti dove fare la comunicazione</strong> del vino.</p><p>Perché raccontare <strong>la storia di un vino è il valore aggiunto</strong> non solo per i consumatori ma anche per la ristorazione, in Italia e all’estero.</p><p><br></p><p>Quali sono l<strong>e cinque “P” del vino</strong>.</p><p>Perché i rapporti con la forza vendita condizionano le opportunità dell’<strong>ecommerce</strong>.</p><p>Come <strong>la cantina si sta aprendo</strong> ad appassionati e wine lovers.</p><p>Un consiglio per <strong>chi vuole lavorare nella comunicazione del vino</strong>.</p><p>Ascolta l’intervista a Enrico Chiavacci.</p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>“Io non credo che il vino sia prontissimo al web. Faccio un discorso generale poi dipende dalle aziende, dalle persone, dalla confidenza delle persone con gli strumenti. Il web è iperdinamico. Occorre stare molto attenti, farsi aiutare dai giovani, avere in azienda persone adatte e aprirsi, essere pronti a parlare con tutti. E’ un mondo incredibile. E soprattutto avere una filosofia di quello che si comunica. Altrimenti è tutto inutile, si fa una grande confusione, si misurano i “like” e non serve a niente. Si rischia anche di far male al prodotto”.</p><blockquote>Avere una filosofia di quello che si comunica. Altrimenti è tutto inutile. Si rischia anche di far male al proprio vino.</blockquote><p><br></p><p>Con noi oggi c’è <strong>Enrico Chiavacci</strong>, direttore Marketing di <a href="http://www.antinori.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Marchesi Antinori</a>, gigante dell’enologia italiana con una famiglia che produce vino da ben 26 generazioni.</p><p><br></p><p>Nel corso dell’intervista ascolterai:</p><p>Perché anche se il vino è buono non è detto che i clienti torneranno sempre.</p><p>Cosa è <strong>il marketing relazionale</strong> e quali sono i passaggi di questo approccio.</p><p>Quale è <strong>la principale leva che si deve attivare</strong> nella comunicazione del vino.</p><p><br></p><p>Come <strong>sta cambiando il modo di comprare il vino</strong> e come si informa il consumatore.</p><p>Quali sono i<strong> posti giusti dove fare la comunicazione</strong> del vino.</p><p>Perché raccontare <strong>la storia di un vino è il valore aggiunto</strong> non solo per i consumatori ma anche per la ristorazione, in Italia e all’estero.</p><p><br></p><p>Quali sono l<strong>e cinque “P” del vino</strong>.</p><p>Perché i rapporti con la forza vendita condizionano le opportunità dell’<strong>ecommerce</strong>.</p><p>Come <strong>la cantina si sta aprendo</strong> ad appassionati e wine lovers.</p><p>Un consiglio per <strong>chi vuole lavorare nella comunicazione del vino</strong>.</p><p>Ascolta l’intervista a Enrico Chiavacci.</p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/ecco-perche-le-aziende-del-vino-devono-stare-attente-al-web-con-enrico-chiavacci-di-antinori]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=288</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 25 Jun 2015 00:24:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/0f6dea18-7421-47c3-a1cb-22df65dc6f26/wineinternet-3-chiavacci-produttore-mixdown.mp3" length="45099137" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>31:18</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>4</itunes:episode><podcast:episode>4</podcast:episode><itunes:summary>&amp;#8220;Io non credo che il vino sia prontissimo al web. Faccio un discorso generale poi dipende dalle aziende, dalle persone, dalla confidenza delle persone con gli strumenti. Il web è iperdinamico. Occorre stare molto attenti, farsi aiutare dai giovani, avere in azienda persone adatte e aprirsi, essere pronti a parlare con tutti. E&amp;#8217; un mondo incredibile. E soprattutto avere una filosofia di quello che si comunica. Altrimenti è tutto inutile, si fa una grande confusione, si misurano i &amp;#8220;like&amp;#8221; e non serve a niente. Si rischia anche di far male al prodotto&amp;#8221;.
Avere una filosofia di quello che si comunica. Altrimenti è tutto inutile. Si rischia anche di far male al proprio vino.
Con noi oggi c’è Enrico Chiavacci, direttore Marketing di http://www.antinori.it/ (Marchesi Antinori), gigante dell’enologia italiana con una famiglia che produce vino da ben 26 generazioni.
Nel corso dell&amp;#8217;intervista ascolterai:

* Perché anche se il vino è buono non è detto che i clienti torneranno sempre.
* Cosa è il marketing relazionale e quali sono i passaggi di questo approccio.
* Quale è la principale leva che si deve attivare nella comunicazione del vino.
* Perché qualche volta le aziende del vino son﻿https://www.cialisweb.tw/ (犀利士)
o spaventate dai blogger e dai nuovi influenti della rete.
* Come sta cambiando il modo di comprare il vino e come si informa il consumatore.
* Quali sono i posti giusti dove fare la comunicazione del vino.
* Perché raccontare la storia di un vino è il valore aggiunto non solo per i consumatori ma anche per la ristorazione, in Italia e all&amp;#8217;estero.
* Quali sono le cinque &amp;#8220;P&amp;#8221; del vino.
* Perché i rapporti con la forza vendita condizionano le opportunità dell&amp;#8217;ecommerce.
* Come la cantina si sta aprendo ad appassionati e wine lovers.
* Un consiglio per chi vuole lavorare nella comunicazione del vino.

Ascolta l&amp;#8217;intervista a Enrico Chiavacci.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Così le donne comprano il vino: online, come se fosse un vestito – con Federica Beneventi di vente-privee</title><itunes:title>Così le donne comprano il vino: online, come se fosse un vestito – con Federica Beneventi di vente-privee</itunes:title><description><![CDATA[<p>L’e-commerce è un tema che si sta guadagnando molta attenzione nel mondo del vino.</p><p>In Italia il settore si sta aprendo a questo mercato con produttori che vendono direttamente e con portali verticali che si occupano di vendita online del vino. Noi parliamo di e-commerce del vino con <a href="https://www.linkedin.com/pub/federica-beneventi/0/435/671" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Federica Beneventi</strong>,</a> communication e pr manager Italia di <a href="https://secure.it.vente-privee.com/registration/signup2?CountryCode=IT&amp;partnerid=11883&amp;xtor=SEC-1118-GOO----[{keyword}]&amp;gclid=Cj0KEQjwkv-rBRDwoMLav-2l9KIBEiQAUTkDUz2m3KvzbaseG2GEFQGybGAuP1uKsNtjsNUgyIWbJ3YaAqwQ8P8HAQ" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vente-privee</a>.</p><p><strong>vente-privee</strong> è presente in otto Paesi europei, ha 24 milioni di soci e nel 2014 ha venduto 4 milioni di bottiglie di vino online collaborando con 300 aziende produttrici. E’ il primo portale per la vendita online del vino in Francia ed è arrivato a vendere 18mila bottiglie in 3 giorni in Italia. Il 45% di questi acquisti (il 39% in Italia) è fatto da donne. Il carrello medio per il vino si attesta intorno a 80-90 euro con picchi che sfiorano i 100 euro da smartphone. Oggi la piattaforma&nbsp;ha un nuovo magazzino in Borgogna, grande 10mila mq e in grado di movimentare un flusso di 10 mila pezzi al giorno.</p><p><br></p><blockquote>La piattaforma di vente-privee ha venduto online 4 milioni di bottiglie di vino nel 2014. Quasi la metà di quegli acquisti è fatta da donne.</blockquote><p><br></p><p>Ascoltando questa intervista imparerai, tra l’altro:</p><p>Perché un’azienda che produce vino dovrebbe <strong>vendere online</strong>.</p><p>Quali sono i <strong>veri vantaggi nel vendere il vino online</strong>.</p><p>Quali sono<strong> le difficoltà che si incontrano</strong> e le condizioni per farlo.</p><p>Come funzionano le <strong>flash-sales del vino</strong>.</p><p>Quale profilo hanno <strong>gli acquirenti del vino su internet</strong>&nbsp;e come si comportano.</p><p>Come <strong>le donne acquistano il vino sul web</strong>.</p><p>Quali tipologia di vini sono<strong> i vini più venduti online</strong>.</p><p>Ascolta l’intervista a Federica Beneventi.</p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>L’e-commerce è un tema che si sta guadagnando molta attenzione nel mondo del vino.</p><p>In Italia il settore si sta aprendo a questo mercato con produttori che vendono direttamente e con portali verticali che si occupano di vendita online del vino. Noi parliamo di e-commerce del vino con <a href="https://www.linkedin.com/pub/federica-beneventi/0/435/671" rel="noopener noreferrer" target="_blank"><strong>Federica Beneventi</strong>,</a> communication e pr manager Italia di <a href="https://secure.it.vente-privee.com/registration/signup2?CountryCode=IT&amp;partnerid=11883&amp;xtor=SEC-1118-GOO----[{keyword}]&amp;gclid=Cj0KEQjwkv-rBRDwoMLav-2l9KIBEiQAUTkDUz2m3KvzbaseG2GEFQGybGAuP1uKsNtjsNUgyIWbJ3YaAqwQ8P8HAQ" rel="noopener noreferrer" target="_blank">vente-privee</a>.</p><p><strong>vente-privee</strong> è presente in otto Paesi europei, ha 24 milioni di soci e nel 2014 ha venduto 4 milioni di bottiglie di vino online collaborando con 300 aziende produttrici. E’ il primo portale per la vendita online del vino in Francia ed è arrivato a vendere 18mila bottiglie in 3 giorni in Italia. Il 45% di questi acquisti (il 39% in Italia) è fatto da donne. Il carrello medio per il vino si attesta intorno a 80-90 euro con picchi che sfiorano i 100 euro da smartphone. Oggi la piattaforma&nbsp;ha un nuovo magazzino in Borgogna, grande 10mila mq e in grado di movimentare un flusso di 10 mila pezzi al giorno.</p><p><br></p><blockquote>La piattaforma di vente-privee ha venduto online 4 milioni di bottiglie di vino nel 2014. Quasi la metà di quegli acquisti è fatta da donne.</blockquote><p><br></p><p>Ascoltando questa intervista imparerai, tra l’altro:</p><p>Perché un’azienda che produce vino dovrebbe <strong>vendere online</strong>.</p><p>Quali sono i <strong>veri vantaggi nel vendere il vino online</strong>.</p><p>Quali sono<strong> le difficoltà che si incontrano</strong> e le condizioni per farlo.</p><p>Come funzionano le <strong>flash-sales del vino</strong>.</p><p>Quale profilo hanno <strong>gli acquirenti del vino su internet</strong>&nbsp;e come si comportano.</p><p>Come <strong>le donne acquistano il vino sul web</strong>.</p><p>Quali tipologia di vini sono<strong> i vini più venduti online</strong>.</p><p>Ascolta l’intervista a Federica Beneventi.</p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/cosi-le-donne-comprano-il-vino-online-come-se-fosse-un-vestito-con-federica-beneventi-di-vente-privee]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=357</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Thu, 18 Jun 2015 15:39:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/4a2d11e6-5a0d-4bad-8270-3298f8a663be/wineinternet-5-beneventifederica-venteprive-mixdown.mp3" length="47077444" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>32:40</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>3</itunes:episode><podcast:episode>3</podcast:episode><itunes:summary>L’e-commerce è un tema che si sta guadagnando molta attenzione nel mondo del vino.
In Italia il settore si sta aprendo a questo mercato con produttori che vendono direttamente e con portali verticali che si occupano di vendita online del vino. Noi parliamo di e-commerce del vino con https://www.linkedin.com/pub/federica-beneventi/0/435/671 (Federica Beneventi,) communication e pr manager Italia di https://secure.it.vente-privee.com/registration/signup2?CountryCode=ITandpartnerid=11883andxtor=SEC-1118-GOO----[{keyword}]andgclid=Cj0KEQjwkv-rBRDwoMLav-2l9KIBEiQAUTkDUz2m3KvzbaseG2GEFQGybGAuP1uKsNtjsNUgyIWbJ3YaAqwQ8P8HAQ (vente-privee).
vente-privee è presente in otto Paesi europei, ha 24 milioni di soci e nel 2014 ha venduto 4 milioni di bottiglie di vino online collaborando con 300 aziende produttrici. E&amp;#8217; il primo portale per la vendita online del vino in Francia ed è arrivato a vendere 18mila bottiglie in 3 giorni in Italia. Il 45% di questi acquisti (il 39% in Italia) è fatto da donne. Il carrello medio per il vino si attesta intorno a 80-90 euro con picchi che sfiorano i 100 euro da smartphone. Oggi la piattaforma ha un nuovo magazzino in Borgogna, grande 10mila mq e in grado di movimentare un flusso di 10 mila pezzi al giorno.
La piattaforma di vente-privee ha venduto online 4 milioni di bottiglie di vino nel 2014. Quasi la metà di quegli acquisti è fatta da donne.
Ascoltando questa intervista imparerai, tra l&amp;#8217;altro:

* Perché un&amp;#8217;azienda che produce vino dovrebbe vendere online.
* Quali sono i veri vantaggi nel vendere il vino online.
* Quali sono le difficoltà che si incontrano e le condizioni per farlo.
* Come funzionano le flash-sales del vino.
* Quale profilo hanno gli acquirenti del vino su internet e come si comportano.
* Come le donne acquistano il vino sul web.
* Quali tipologia di vini sono i vini più venduti online.

Ascolta l&amp;#8217;intervista a Federica Beneventi.</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Come fa un sommelier a diventare influente col web – con Andrea Gori</title><itunes:title>Come fa un sommelier a diventare influente col web – con Andrea Gori</itunes:title><description><![CDATA[<p>Come ha fatto un sommelier con la passione del computer a diventare una delle persone più influenti nel mondo del vino italiano con il web? <strong>Andrea Gori, Burde</strong> – sommelier, oste a Firenze nella trattoria di famiglia (<a href="http://www.vinodaburde.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Da Burde</a>), giornalista e blogger, organizzatore di eventi, ambassadeur du champagne per l’Italia e molto altro – condivide la sua esperienza con la comunità di Wine Internet Marketing.</p><p>In questa intervista scoprirai:</p><p><br></p><p><strong>Perché l’e-commerce sta diventando importante</strong> per il vino.</p><p>Perché<strong> “minerale” potrebbe essere una parola pericolosa</strong> da usare per comunicare il vino.</p><p>Cosa vogliono sapere <strong>i consumatori quando devono ordinare una bottiglia al tavolo di un ristorante</strong>.</p><p>Come <strong>rapportarsi ai blogger del vino</strong>.</p><p>Perché <strong>una trattoria che vuole puntare sul vino</strong> ha dedicato tanto tempo a internet.</p><p>Perché e come <strong>un enologo dovrebbe frequentare la rete e il web per aumentare influenza sul web e dare slancio alla sua carriera.</strong></p><p>Perché <strong>vendere vino farebbe bene a chi scrive di vino</strong>.</p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>Come ha fatto un sommelier con la passione del computer a diventare una delle persone più influenti nel mondo del vino italiano con il web? <strong>Andrea Gori, Burde</strong> – sommelier, oste a Firenze nella trattoria di famiglia (<a href="http://www.vinodaburde.com/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Da Burde</a>), giornalista e blogger, organizzatore di eventi, ambassadeur du champagne per l’Italia e molto altro – condivide la sua esperienza con la comunità di Wine Internet Marketing.</p><p>In questa intervista scoprirai:</p><p><br></p><p><strong>Perché l’e-commerce sta diventando importante</strong> per il vino.</p><p>Perché<strong> “minerale” potrebbe essere una parola pericolosa</strong> da usare per comunicare il vino.</p><p>Cosa vogliono sapere <strong>i consumatori quando devono ordinare una bottiglia al tavolo di un ristorante</strong>.</p><p>Come <strong>rapportarsi ai blogger del vino</strong>.</p><p>Perché <strong>una trattoria che vuole puntare sul vino</strong> ha dedicato tanto tempo a internet.</p><p>Perché e come <strong>un enologo dovrebbe frequentare la rete e il web per aumentare influenza sul web e dare slancio alla sua carriera.</strong></p><p>Perché <strong>vendere vino farebbe bene a chi scrive di vino</strong>.</p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/come-fa-un-sommelier-a-diventare-influente-col-web-con-andrea-gori]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=279</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Wed, 10 Jun 2015 23:00:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/1526e827-d673-4a6a-99ec-7fa8b8a0974f/wineinternet-andreagori-sommelier-moxdown-ok.mp3" length="49907371" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>34:39</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>2</itunes:episode><podcast:episode>2</podcast:episode><itunes:summary>Come ha fatto un sommelier con la passione del computer a diventare una delle persone più influenti nel mondo del vino italiano con il web? Andrea Gori, Burde &amp;#8211; sommelier, oste a Firenze nella trattoria di famiglia (http://www.vinodaburde.com/ (Da Burde)), giornalista e blogger, organizzatore di eventi, ambassadeur du champagne per l&amp;#8217;Italia e molto altro &amp;#8211; condivide la sua esperienza con la comunità di Wine Internet Marketing.
In questa intervista scoprirai:

* Perché l&amp;#8217;e-commerce sta diventando importante per il vino.
* Perché &amp;#8220;minerale&amp;#8221; potrebbe essere una parola pericolosa da usare per comunicare il vino.
* Cosa vogliono sapere i consumatori quando devono ordinare una bottiglia al tavolo di un ristorante.
* Come rapportarsi ai blogger del vino.
* Perché una trattoria che vuole puntare sul vino ha dedicato tanto tempo a internet.
* Perché e come un enologo dovrebbe frequentare la rete e il web per aumentare influenza sul web e dare slancio alla sua carriera.
* Perché vendere vino farebbe bene a chi scrive di vino.
</itunes:summary><itunes:author>Wine Hub</itunes:author></item><item><title>Perché spesso la comunicazione del vino è pesante: gli errori da non fare – con Raffaele Boscaini di Masi</title><itunes:title>Perché spesso la comunicazione del vino è pesante: gli errori da non fare – con Raffaele Boscaini di Masi</itunes:title><description><![CDATA[<p>“Trovo la comunicazione del vino sempre un po’ pesante. Soprattutto quando non dobbiamo parlare ai soliti interlocutori preparati. Come sul web. Il risultato che abbiamo è potenzialmente negativo”.</p><blockquote>Così spaventiamo il consumatore con termini difficili o con concetti che diamo per scontati ma che scontati non sono affatto.</blockquote><p>Chiacchieriamo con <strong>Raffaele Boscaini</strong>, direttore marketing e coordinatore del gruppo tecnico di <a href="http://www.masi.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Masi</a>, settima generazione della famiglia di riferimento dell’enologia veronese.</p><p>In questa intervista imparerai, tra l’altro:</p><ol><li>Quale è <strong>la principale difficoltà nel cominciare a comunicare sul web</strong>&nbsp;e fare marketing del vino online per un produttore di vino.</li><li>Perché una azienda del vino ha un <strong>programma editoriale</strong> su internet.</li><li>Come sta funzionando<strong> il commercio elettronico</strong> per i produttori.</li><li>Come considerare <strong>gli <em>influencers</em> della rete, i soggetti che hanno seguito online</strong>.</li><li>Perché<strong><em> l’italian lifestyle</em> può aiutare il vino italiano</strong> all’estero e quali sono le cose che bisogna spiegare agli stranieri.</li><li>Perché <strong>la varietà del patrimonio vitivinicolo italiano</strong> è un valore e insieme un problema.</li><li><strong>Su cosa ciascuno deve concentrare la propria comunicazione del vino</strong> rispetto a quello che si è sempre fatto nelle generazioni precedenti.</li></ol><br/><p>Ascolta l’intervista a Raffaele Boscaini</p>]]></description><content:encoded><![CDATA[<p>“Trovo la comunicazione del vino sempre un po’ pesante. Soprattutto quando non dobbiamo parlare ai soliti interlocutori preparati. Come sul web. Il risultato che abbiamo è potenzialmente negativo”.</p><blockquote>Così spaventiamo il consumatore con termini difficili o con concetti che diamo per scontati ma che scontati non sono affatto.</blockquote><p>Chiacchieriamo con <strong>Raffaele Boscaini</strong>, direttore marketing e coordinatore del gruppo tecnico di <a href="http://www.masi.it/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">Masi</a>, settima generazione della famiglia di riferimento dell’enologia veronese.</p><p>In questa intervista imparerai, tra l’altro:</p><ol><li>Quale è <strong>la principale difficoltà nel cominciare a comunicare sul web</strong>&nbsp;e fare marketing del vino online per un produttore di vino.</li><li>Perché una azienda del vino ha un <strong>programma editoriale</strong> su internet.</li><li>Come sta funzionando<strong> il commercio elettronico</strong> per i produttori.</li><li>Come considerare <strong>gli <em>influencers</em> della rete, i soggetti che hanno seguito online</strong>.</li><li>Perché<strong><em> l’italian lifestyle</em> può aiutare il vino italiano</strong> all’estero e quali sono le cose che bisogna spiegare agli stranieri.</li><li>Perché <strong>la varietà del patrimonio vitivinicolo italiano</strong> è un valore e insieme un problema.</li><li><strong>Su cosa ciascuno deve concentrare la propria comunicazione del vino</strong> rispetto a quello che si è sempre fatto nelle generazioni precedenti.</li></ol><br/><p>Ascolta l’intervista a Raffaele Boscaini</p>]]></content:encoded><link><![CDATA[https://winehubpodcast.it/episode/perche-spesso-la-comunicazione-del-vino-e-pesante-gli-errori-da-non-fare-con-raffaele-boscaini-di-masi]]></link><guid isPermaLink="false">http://wineinternetmarketing.it/?p=286</guid><itunes:image href="https://artwork.captivate.fm/f9777a41-3bdf-48f6-836e-2b08ad05c5b7/aFHLus8w5DA9COlmhA1v4WUV.jpg"/><dc:creator><![CDATA[Wine Hub]]></dc:creator><pubDate>Wed, 03 Jun 2015 23:49:00 +0100</pubDate><enclosure url="https://podcasts.captivate.fm/media/3b6001e9-1523-47bb-9b63-5f7075386da9/wineinternet-1-raffaleboscaini-produttore-mixdown.mp3" length="35208092" type="audio/mpeg"/><itunes:duration>24:26</itunes:duration><itunes:explicit>false</itunes:explicit><itunes:episodeType>full</itunes:episodeType><itunes:episode>1</itunes:episode><podcast:episode>1</podcast:episode><itunes:summary>&amp;#8220;Trovo la comunicazione del vin﻿https://www.cialisweb.tw/ (犀利士)
o sempre un po&amp;#8217; pesante. Soprattutto quando non dobbiamo parlare ai soliti interlocutori preparati. Come sul web. Il risultato che abbiamo è potenzialmente negativo&amp;#8221;.
Così spaventiamo il consumatore con termini difficili o con concetti che diamo per scontati ma che scontati non sono affatto.
Chiacchieriamo con Raffaele Boscaini, direttore marketing e coordinatore del gruppo tecnico di http://www.masi.it/ (Masi), settima generazione della famiglia di riferimento dell’enologia veronese.
In questa intervista imparerai, tra l&amp;#8217;altro:

* Quale è la principale difficoltà nel cominciare a comunicare sul web e fare marketing del vino online per un produttore di vino.
* Perché una azienda del vino ha un programma editoriale su internet.
* Come sta funzionando il commercio elettronico per i produttori.
* Come considerare gli influencers della rete, i soggetti che hanno seguito online.
* Perché l&amp;#8217;italian lifestyle può aiutare il vino italiano all&amp;#8217;estero e quali sono le cose che bisogna spiegare agli stranieri.
* Perché la varietà del patrimonio vitivinicolo italiano è un valore e insieme un problema.
* Su cosa ciascuno deve concentrare la propria comunicazione del vino rispetto a quello che si è sempre fatto nelle generazioni precedenti.

Ascolta l&amp;#8217;intervista a Raffaele Boscaini﻿https://www.cialisweb.tw/ (犀利士)
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